Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 3/Prologo

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Trattato - Libro 3 - Prologo

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LIBRO TERZO.



PROLOGO.

La natura universale che non manca nelle cose necessarie, nè abbonda in superflue, a tutte le cose viventi con cognizione ha dato tutto quello che ad esse è necessario, e che per se medesime non possono conseguire: ma tutte quelle cose che gli animali per le virtù loro (da essa natura però ricevute) possono conseguire, ha ordinato che mediante le operazioni loro le acquistino, e non altrimenti, come inimica dell'ozio. Per questa ragione e fondamento essendo l'uomo più perfetto corpo corruttibile e animale più nobile di tutti gli altri, per l'ingegno del quale e instrumenti suoi infinite operazioni possono seguire, quello volle creare ignudo senza vestimenti e senz'armi difensive: delle quali cose tutti gli altri animali sono dotati: solo per questa allegata ragione, perchè esso uomo ha in se l'intelletto e la ragione e la mano, la quale è chiamata organo degli organi e instrumento di tutti gli altri instrumenti. Per i quali principii ogni specie di vestimenti e d'armi ed altre sue comodità può fare ed ordinatamente componere. Adunque questa ragione fermata nel suo egeno nascimento manifestamente prova la nobiltà sua, non la miseria come molti estimano. Ma perchè al vitto e comodo suo si ricerca molte varie cose, le quali un solo uomo non è sufficiente d'operare, non per difetto d'intelletto o sapere, ma per incompatibilità del tempo, l'uomo per natura è detto dai filosofi morali e naturali animale sociabile. Fu adunque naturale e conveniente agli [p. 191 modifica]uomini in congregazione e società, e non ciascun padre di famiglia separatamente vivere. E più numero e moltitudine riducendo degli uomini in uno, fessero un’unione dove l’uno per l’altro più comodamente passare potesse il breve corso di vita sua. E quest’unione di abitazioni si chiama città o castello quando di muri è circondata per tutela d’ogni contrario; perocchè la città non è se non di cittadini uniti: onde dopo le precedenti norme pare necessario dichiarare quali parti a quelle si ricerchino per decoro, utilità e comodità degli abitanti.

Non pare in tutto superfluo addurre alcune opinioni per le quali si afferma quale sia stato il primo edificatore di città o castella, e dopo questo, a che cosa siano state assimigliate, innanzi che delle condizioni loro si determini, almeno per soddisfazione di molti curiosi di sapere quali fussero gl’inventori di ciascune arti, del numero dei quali non mi curo essere alieno. Dico adunque essere opinione di alcuni che il primo fondatore di città o castella fusse Cecrope, dal quale Cecropia fu denominata, dove poi la rocca d’Atene fu edificata; altri estimano la città di Argo essere stata prima a questa da Foroneo edificata, altri la città di Sicione. Ma gli Egizi, da questi discrepanti, affermavano Diospoli appresso di loro innanzi alle predette essere stata fondata (1). Molti altri Ebrei e Cristiani affermano Caino primo a tutti avere ordinato e composto le città (2).

Circa all’altra parte è da sapere che essendo il corpo dell’uomo meglio organizzato che alcun altro, come più perfetto, siccome più volte è detto, è cosa conveniente che qualunque edifizio ad esso si può assimigliare, ad esso si assimigli, e non solo tutta l’opera a tutto il corpo, ma ancora parte a parte, come espressamente si vede essere usato nella proporzione delle colonne, come appare nel capitolo di quelle. Questo considerando Dinocrates di Macedonia architettore, essendo all’orecchie sue pervenuto come Alessandro Magno intendeva nuova città edificare, si mosse, avendo fatto un disegno nel quale un monte, chiamato Atos, aveva comparato al corpo umano, e nella mano [p. 192 modifica]stanca aveva formato una città, e nella destra una fonte nella quale tutte le acque del predetto monte si riducevano. Il qual bisogno considerato da Alessandro, fu domandato se nel monte erano i campi dove si potesse seminare le biade per il vitto degli abitanti: e a questa domanda rispondendo il pittore di no, e che era di bisogno le vittuarie ad essa città per mare essere portate, Alessandro, come espertissimo uomo in ogni scienza, benchè il sito detestasse, assimilando quello ad un fanciullo senza latte, laudò però grandemente quella forma e similitudine del monte o città al corpo umano, avvegnachè ancora questa fosse difettiva, perchè essa città debba non di un membro, ma di tutto il corpo avere similitudine, perchè come la parte alla parte, così il tutto al tutto debba essere equiparato (3).

  1. Plinio, VII, 57.
  2. Iosephi Flavii, Antiqq. Iudaicæ, lib. I, cap. 2. Genesi IV, 17.
  3. La storiella di Dinocrate (il quale, se ogni cosa è vera, doveva avere dello strano anzichè no) accennata più o meno a dilungo da Vitruvio, Plinio, Solino, Strabone ed altri antichi, fu a sazietà ripetuta dai moderni e dall’autor nostro nella dedica a Federigo d’Urbino dell’opuscolo De architectura (v. Catalogo de’ codici, n.o V).