Trattato di mescalzia

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Filippo Scacco

1603 T Indice:Fiaschi.djvu Equitazione letteratura Trattato di mescalzia Intestazione 30 gennaio 2012 100% Equitazione

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INFERMITÀ



CHE


SOGLIONO MOLESTARE


I CAVALLI


Fiaschi malattie p143.jpg


Legenda

A sinistra In basso A destra In alto


1 Mal de lingua
2 Barboncello
3 Antipetto
4 Capelletti
5 Curb.
6 Schinella
7 Galle.
8 Meccole.
9 Riccioli.
10 Formella.
11 Chiovardo.
12 Dasolato.
13 Incastellato.
14 Spenocchia.
15 Inchiodatura.
16 Mal dell’asimo.


17 Specie d’inchiodatura.
18 Rimpressione.
19 Mal di fico.
20 Sedola.
21 Falso quarto.
22 Serpentine.
23 Contana.
24 Rappe.
25 Lupa.
26 Incordatura.
27 Anguinaglia.
28 Botta di grasselle.
29 Corbo.
30 Sparagno.


46 Mal del dosso.
45 Polmoncello.
44 Costana.
43 Pedocchio.
42 Scabia.
41 Cascapelli.
40 Langiò.
39 Capelletti.
38 Vesigoni.
37 Rappe.
36 Reste.
35 Giardoni.
34 Crepazzi.
33 Canchero.
32 Fistola.
31 Traverse.


60 Tio seco.
59 Palatina.
58 Lampasco.
57 Vermo volatico.
56 Raffredato
55 Ciamorro.
54 Capo storno.
53 Mal di panno.
52 Vagalle.
51 Viuole.
50 Strangaglioni.
49 Lucerdo.
48 Guideresco.
47 Mal di corno.

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RIMEDI APPLICATI

ALLE INFERMITÀ

CHE I CAVALLI PATISCONO.


1 Al mal de lingua.

SE non è bisogno tagliare, medica con mele rosso, & medolla di porco salato, tanto de l’uno, come de l’altro, con un poco di calce viva, & altrettanto di pepe pisto, & fa ogni cosa bollire insieme, & ungi due volte il giorno.

2 Al Barboncello.

Tira molto ben su dal palato le barbole con un ferro sottile, infocato, & aguzzo, & poi pianamente le tagli con le forbici presso quanto sia possibile al palato.

3 Al antipetto.

Cavagli sangue dalle vene solite; dall’una parte, & dall’altra del petto, poi li poni sotto il petto congrui, & atti seconi, o lacci, movendoli bene due volte il dì, come del verme, facendoli portare per quindeci giorni.

4 Alli cappelletti.

Fa come i spavani dove comincia. Radi prima, poi togli il più tenero de l’absentio, appio, palatara, & brancaorsina, pista ogni cosa insieme, con tanta songia di porco vecchia, & cuoci tutto insieme, & metti sopra.

5 Alla curba.

Taglia la pelle per lungo quanto è la curba, poi poni una pezza di lino in vino caldo, & spargevi verderamo sopra, & ponila a questo modo sopra la tagliatura, sin che sia sano, ancora molto vale il nodo, come si dirà de la giarda.

6 Alla schinella

Da spesse, & conveniente cotture di fuoco sopra le spinole, per lungo, & traverso, secondo che parrà più espediente, poi cura le cotture come si dirà di sotto delle giarde, & avvertisci, che il fuoco, è la cura di tutte l’infermità.

7 Alle galle

Tiene il cavallo, che le galle di mattina, & di sera in acqua fredda, e velocissima un gran pezzo insino a’ ginocchi, per fin che le galle si restringono, poi li farai presso la giontura conveniente cotture per diritto, & traverso, & fa come della giarda.

8 Alle maceole

Daragli il fuoco cinque fiate con ferri larghi da tutte due le parti, ma se sarà nella parte dinanzi sotto il ginocchio, dalli il fuoco a traverso una botta dell’altra, & curalo, come le altre botte di fuoco.

9 Alle ricciole

Taglia via, & radevi attorno, il che fatto metti sopra calce cruda polverizata, [p. 142 modifica]& fa questo ogni giorno, & non lasciar bagnare fin che non sia risanata, & prohibisci il fuoco quando sono nel piede nervoso.

10 Alla formella.

Togli radice di malvaveschi, radice di gigli, & radice di tasso barbasso, pista ogni cosa insieme con tanta songia che basti, poi le fa cuocere insieme, & poni suso a modo di empiastro, mutando spesso, ma radi prima il luoco come i spavani.

11 Al chiovardo

Togli pepe, agli, foglie di cauli, & sungia di porco vecchia, che in pochi dì ò la mutsrà, ò amazzarà il chiovardo, & io l’hò provato, & trovatolo vero.

12 Al desolato.

Taglia d’intorno la sola del piede di sotto l’unghia, poi rivolta la suola, & estirperai della parte di fuori, & lascia uscire da per se, & poi fa una stoppata con bianco de ovo, ponendone assai, & liga ben tutto il pie, & dopo i due dì lava con aceto forte alquanto caldo, empi di sale, & tartaro e stoppa.

13 Al incastellato.

Togli crusca, & menela in aceto fortissimo, mischia sevo di caprone, & poni al fuoco a bollire, movendolo sempre, fin che divenga spesso, & poni sopra la giontura caldo, & ligali con una pezza, mutando due volte il dì, & vale.

14 Alla spanocchia

Non trar sangue, ma medica con unguento, cioè incorpora fichi di Barbaria, & calcina viva, songia vecchia, libra una di ciascuna, fior di hisoppo onze quattro, & metti sopra.

15 Alla inchiodatura

Se il tuo cavallo è offeso dissolale l’unghia, & taglia intorno, poi empi di stoppa bagnata in bianco de ovo, poi cura con sale pisto, & aceto fortissimo, ò polvere di gala, ò mortella, ò lentisco come ti piace.

16 Al mal dell'asino

Levane li peli, poi pone farina ben mescolata, & cotta con songia, & fa cosi due dì, mutando ogni giorno due volte, poi poni su calce viva, & sapone, e sevo per tre dì, mutando ogni dì due volte, lava con aceto caldo, & ponevi sopra herba caprinella, fin che sia sano.

17 Alla spezie d'inchiodatura

Scopri il luoco, & lava con aceto, poi fà bollir sale pisto in vaso picciolo, & havendo bene bollito leval dal fuoco, & metti quattro volte tanta trementina, & metti caldo in la chiodatura, & raffreddita metti su polvere di zolfo vivo, & sopra stoppa.

18 Alla riprensione

Cava con la picilla rosnetta la estremità dell’ongia innanzi che la vena maestra si rompa, & lascia uscire sangue, poi empi la piaga di sale minuto, & sopra stoppa infusa in aceto, legatela bene, che non possa dislegare.

19 Al mal del fico.

Taglia l’unghia ch’è appresso la piaga tanto profunda che si faccia uno [p. 143 modifica]sparto conveniente, fra la sola del pie, & ficca ben stretto una sponga marina con una pezza, tal che quel che resta se torna.

20 Alla sedola

Taglia l’unghia di sopra la rosnetta fin al vivo, & curavi fin al vivo, ò volendo mortificarla con polvere di asfodili, ò con altre polvere, poi fa cuocere insieme polvere d’olibano, mastice, sevo di caprone, & cera, tanto di uno quanto dell’altro, & fane unguento, & ungi due volte il dì fin che si salda, ungendo fin la pastora.

21 Al falso quarto

Lava il pie, & radi intorno al luoco, e tocca con il dito, & se gli dole sarà maturo, allhora aprilo con un ferro pongente, & lascia uscire la putredine, e poi piglia sterco di cavallo, oglio, vino, sale, & aceto, & insalda suso in modo d’impiastro, e il terzo dì dislegarlo, e guarda non sia prede, ò stecchi.

22 Alle serpentine

Tiragli sangue de li piedi, & pungeli la vena della gamba di fuori, ò di dentro, e non dove esce l’ungia, ben si die sotto l’ungia rasparvi, poi lava con vino, & distempra sugo di acacia gialla, & acqua, di sorte che sia come un miele, & ungeli, ò pistar sungia, e pece liquida.

23 Alla contana.

Radi il luoco gonfio, poi togli absentio, palatara, brancaursina, & il più tenero delle frondi, tutte queste herbe tanto di uno come dell’altro, & pestale con songia di porco vecchia, & falle bollire in un vaso, & metti mele, & oglio di lino, & farina di grano movendo fin che sia cotto, & metti suso.

24 Alle rappe.

Pela il loco, poi lava con acqua calda, che sia cotta in alba, semola, & sevo di castrone, & quelle cose decote tien suso ligate fino la mattina, & tolte via, ungi quel luoco con unguento fatto di sevo di castrone, eccetto non vi fosse termentina.

25 Alla lupa.

Taglia d’ogni intorno, estirpalo da la radice, poi taglia il luoco della piaga, che pende, accioche non vi posa niente di putrefattione, nel resto poi fa come si è detto di sopra nel polmoncello.

26 All'incordatura

Togli aceto fortissimo, e creta bianca pista, e moveli tanto insieme, che sia come pasta molle, mischiandosi sale ben pisto, & con questa pasta ungine sufficientemente tutti i testicoli, ritornando due o tre volte il dì a porve.

27 All'Anguinaglia.

Anguinaglia è specie di botta de grasselle; Però togli sale ben pisto, & spargliele sopra l’intestino; & riponegliele alquanto dentro, poi togli lardo fatto a modo di sopposta, & ponglielo dentro, & sopra li poni malva cotta, fin che sia sano. [p. 144 modifica]

28 Alla botta di grasselle.

Togli radici di malvavisco ben cotta, e pista la scorcia, & ponine sopra il luoco due, o tre, o quattro volte, poi habbi semenze di senapi pista, & radice di malva cruda ben mischiata con polvere di sterco di bue cotto, & aceto, & poni sopra.

29 Al corbo.

Tosto che vedi offeso il nervo, che comincia in la testa del garretto, & va appresso i piedi, da il fuoco in quella gonfiatura del nervo per longo, e per traverso con spesse & convenienti linee, poi fa come è detto de la giarda, metti sterco di bue caldo per tre dì. poi li ungi con oglio caldo, & poni cenere calda.

30 Al sparagagno.

Tosto che vedi infiarsi sopra il garretto di dentro, allaccia la cosa di dentro in alto, & dagli una punta di lancetta, e lascia uscire tanto che puole sangue, poi subito dà punture di fuoco sopra li tumori de spavani per lungo, & traverso, & medica come la giarda.

31 Alle traverse.

Piglia un ferro tondo, & dalli fuoco alle estremità, perche questa cottura non augumentarà, anzi mancherà. Un’altro rimedio, togli termentina oncie otto, cera bianca oncie quattro, & poneli in vaso stagnato con meza penta di vino bianco.

32 Alla fistola.

Apri la fistola, & dalli il fuoco, cuocila con la medicina che si fa di calcina viva, fin che le brozze caschi, perche purgata presto si riempie di carne, ma se la fistola fosse profonda adopera ferri lunghi e medicala.

33 Al canchero.

Prendi sugo di radice di asfodelli oncie sette, calcina viva oncie tre, & pestale insieme, arsenico polverizato oncie due, poi metti le dette cose in un vaso di terra serrato di sopra, & cuoci al fuoco tanto, che deventi polvere, & metti suso, ma lava prima con aceto.

34 Alli crepazzi.

Piglia fuligine oncie cinque, verderame oncie tre, oro pimento oncie una, pistali bene, e giongeli alquanto mele liquido, e poneli al fuoco, mischiandovi calcina viva, & mena bene insieme al fuoco, & ongi due volte al dì caldo.

35 Alli giardoni.

Quando la giarda fusse nel garretto, dalli il fuoco nel meggio del tumore, ò giarda, & per lungo e largo, & fatto questo togli sterco bovino fresco, menato con oglio caldo, & poni una volta sopra le cotture, & ancora fa come è detto delli cappelletti.

36 Alle reste.

Incorpora oncia una di cenere calda, oncia una di calcina viva, cosi vino, e mele, & avanti che induriscano metti sopra il male, poi che sia stato aperto, & cosi continuarai se sarà il male novo, & se è vecchio dalli il fuoco, & curalo come de gli altri.

37 Alle rappe.

Pela il luoco, e lava con acqua calda cotta, poi piglia nalba, semola, sevo di castrone, cera nova, termentina, e gomma arabica egualmente mescolati, & con [p. 145 modifica]detto unguento caldo ungi due volte il dì, lavando sempre avanti col vino caldo, & così continua fin che sarà guarito, & non lasciar bagnare.

38 Alli vesigoni.

Taglia la pelle nel mezzo, e di sotto poi (salvo se il tumore mancasse) muovi con una brocca di legno l’humore che è tra la pelle, e spremi forte fuora, et taglia la pelle sotto il tumore, e metti un ferro caldo, et in capo di sette dì fa il medesimo.

39 Alli capelletti.

Radi i peli sopra il male, e togli radici di malvavisco ben cotta, e pista la scorza, poni sopra tre ò quattro volte, piglia semenza di senapi pista, e radice di malva ben minuzata, e polve di sterco bovino cotta, tutto miscia insieme con aceto, e poni sul male tre ò quattro volte il dì.

40 Al'angiò.

Fa un capitello il più forte, che poi, poi bagna molto bene stoppa, & desicala, rebagna nel capitello, & reponila sul male, & continua con questa cura tre ò quattro dì, ribagnando tre ò quattro volte il dì, & guarirà perfettamente.

41 Al cascapeli.

Taglia in longo nella estremità verso le natiche, infino al quarto nodo dell’osso, che è nella coda, e cavane fuora con uno ferro l’osso baruola, & gettalo via, poi poni sale per tutta la fissura, & con ferro caldo tocca il sale, fa come è detto per la coda.

42 Alla scabia.

Togli un poco di solfo d’incenso maschio di nitro di tartaro, scorze di frascio, vitriolo, verderame, eleboro bianco, negro meloteragno, & tutte queste cose mescola insieme con rossi d’ova allesse, oglio commune, & fa bollire, & ungelo.

43 Al mal del pedocchio.

Recipe more crude, & origo da cavalli, con radice di morari, & fa bollire, poi fa con detta acqua lavare, & se detto male fusse rotto, piglia sangue di drago, & succo di porri, sale, pece, oglio, & sungia vecchia di porco.

44 Alla costana.

Piglia qualche altra pellicula tanto longa quanto le rene; ma radi prima il pelo, & piglia bollarminio, galbano, armoniago, sangue di drago, & di cavallo fresco, & pece greca, mastici, oldano, & pista tutto insieme, & incorpora con chiara d’ovo, & farina di formento, & metti suso.

45 Al polmoncello.

Togli un serpe, tagliali la testa, e la coda, del resto fa pezzetti piccoli, & poneli nel spedo a rostire sopra le brase sin che il grasso comincia a liquefarsi, allhora ponilo su il polmoncello & non altrove.

46 Al mal del dosso.

Togli tre parte di letame, ò sterco di caprone, & una di farina di grano, ò segala, & sia il fiore, & mischiale bene insieme, & falle cuocere alquanto, poi ne poni tepido sopra il male, & è perfetto.

47 Al mal del corno.

Pista bene cauli salvatichi ò domestichi verdi, con la songia vecchia di porco, [p. 146 modifica]& poni sopra il male, poi cavalca il cavallo, accioche la medicina entri nel male per alcuni giorni, & guarirà.

48 Al guideresco.

Taglia con il ferro atto, & cavane tutta la marcia, & fa una stoppata con bianco de ovo, & lava poi con vino tiepido, & ongi con sevo di ogni animale.

49 Al lucerdo.

Piglia un ferro come subia aguccio affocato, e sbusa, & scuotali la carne per longo, & traverso di ogni banda del collo appresso il corpo in cinque luochi, & tra una cottura, & l’altra sia tre dita, & metti cordella per quindeci giorni.

50 Alli strangoglioni.

Tosto che vedrai crescere li strangoglioni, pungeli sotto la gola i secconi, ò lacci la mattina & la sera, poi copri la testa con una coperta di lino, & ungi spesso di butiro tutta la gola, & specialmente il male.

51 Alle viuole.

Recipe il ferro lancietta, & taglia per longo, & stirpale affatto, & piglia lino bagnato in chiara d’ovo, lascia per tre giorni, di poi medica come di verme.

52 Alle ungelle.

Alza ben questa ungia con ago di avorio, & tagiala attorno con un ferro, o con la forfice. Un’altro rimedio. Polveriza una luverta verde, insieme con polvere di arsenico, & poni suso, & copri benissimo.

53 Al mal del panno.

Togli ossa di seppa, & sale gemma, tanto de l’uno, quanto dell’altro, & spolverizali sottilmente, poi buttane dentro all’occhio con un canello due volte al dì, & più come a te piace.

54 Al capostorno.

Legata stretta in punta d’un bastone, & unta poi di sappone saracinesco, porgliela dentro le narici quanto poi legieri.

55 Al ciamorro.

Togli una libra di fieno greco, fallo bollire in acqua fin che si aprino, & crepino, poi con l’acqua di questa decotione mischia con una ò due libre di farina di grano, dandogli a bevere due volte al giorno, non dandoli altro, mentre è possibile, cavandonela più tosto, come si è detto.

56 Al raffreddato.

Piglia auro pimento, e solfo, e ponilo in su i carboni accesi, & fa andare il fumo nelle narice del cavallo, che gli humori congelati nel cerebro si dissolveranno, e potranno uscirne fuora.

57 Al verme volatico.

Cavagli sangue dalle vene commune di amendue le tempie, poi li poni i lacci sotto la gola, & cosi del aiutarsi, & menare de’ lacci, come del maneggiare, & cavalcare, & stare in luoco freddo, & fargli un cauterio profondo, & una stoppata con bianco di ovo, & lascia tre dì in la stalla il cavallo.

58 Al lambasco.

Habbi una falcetta, che sia acuta, scaldala bene, poi taglia il tumore delli

[p. 147 modifica]due primi solchi, già detti, cavandone quanto più la falcetta taglierà, se il male fusse novo, allhora si può cavar sangue con lancetta del terzo solco fra li denti.

59 Alla palatina.

Frega ben il palato, poi ongi con mele bollito, con cepolla, & con caso arostito. Un’altro rimedio, scarnavi bene con un ferro sottilissimo, a tale che l’humore grosso esca liberamente fuori, & non si manchi de gl’infrascritti rimedij della lavanda.

60 Al tiro seco.

Togli mel rosso, & medolla di carne di porco, di calce viva, & altretanto di pepe pisto, & fa ogni cosa bollire insieme, menandolo sino che ritorni come unguento, del quale poni due volte il dì sopra la piaga.

PER OGNI ENFIAGIONE, PUR CHE

non sia di materia calda.

Piglia cera, pegola, ragia colfonia, armoniaco oncie sei di ciascuna, songia di porco oncie doi, salnitro, calcina viva, scalogne, sterco di colombo oncie una di ciascuna, oglio di cedro oncie sei, acqua e mirra liquida poco, & incorpora insieme, & ponile sopra.

Per il cavallo che ha il male dell'orzuolo, e che casca dal mal caduco, overo dalla brutta, e che non può caminare, overo levarsi in piedi.

Coglierai foglie di fichi salvatichi, e le pistarai con diligentia, & le gittarai in acqua tiepida, poi colerai, & con un corno gli darai da bevere due ò tre volte, e poi con violentia lo farai caminare, 6 cosi sanerà.

Alla febbre cosa approbatissima.

Per forza bisogna salassar il cavallo che ha la febre, e dargli bever questa compositione Gentiana onze sei, semenze di apio onze sei, ruta un manipulo, & metti in una pignatta di terra a bollire con acqua, tanto che scemi il terzo, & quanto la vederai diventar negra, sappi, che il rimedio è cotto, di questa decotione pigliane onze sette e mezza, e con un corno dagli a bevere.

Ontione che allevia il dolore e molestia della febre.

Piglia oglio de iride oncie quattro, sugo de panace oncie una, oglio di laurino oncie quattro, oglio gleucino oncie quattro e mezza, castorio oncie quattro, hisopo oncie quattro, songia libre una, & oncie una, ascenso, mezza onza, & poni le dette cose insieme, & ongilo cosa approbatissima.

Alla tosse pigliata per viaggio.

Dissolvi in vino tanto laserpicio, quanto è una nocella, & questo un dì solamente con un corno gettalo in gola all’animale, e butiro.

Alla tosse, & al bolso.

Pesta aglio, & siderite, & vetriolo herba, e con songia vecchia fa bocconi, li quali per tre dì darai all’animale, bagnandoli in mele e butiro.

Al mal del bolso.

Fa pilule di levamento di formento, col quale si fa levare il pane, con vin [p. 148 modifica]cotto, e falle inghiottire all’animale, tanti giorni che si sani, ne ti scorderai quando gli darai bevere, mescolarci farina ne l’acqua.

Rimedio al sfredimento de' cavalli.

Fa bollire ruta e mastici, con un poco de olio, e mele, & aggiongevi pevere, & li darai a bevere cosa provata.

Un'altro rimedio al sfredito.

Dagli a bevere sangue di porco caldo.

Alle ferite delle spalle.

Pesta galla de Soria, & incorpora con mele, e mettil su la ferita, & vedrai che tosto si sanerà.

Alle ferite de' nervi.

Piglia cera libra una, oglio onze otto, verderame onze tre, pece cotta libre una, polvere d’incenso onze tre, aceto quanto basti, l’incenso, & il verderame dissolverai con l’aceto, poi mescolerai l’altre cose, & ungerai la ferita.

A dolor de' nervi.

Torai cera libra una, storace altretanto, verderame tanto, propoli libra una e mezza, cera bianca altretanto, pomelle di lauro libre quattro e mezza, & il tutto incorpora insieme, & ongi li detti nervi.

Per le ferite della schena.

Fa polvere di scorze di ostreghe, e mettila sopra il luoco, overo scorze di granciporo brusciato e polverizato.

Del bianco che nasce ne gli occhi.

Torai salnitro con mira, e mel ottimo, e finocchio pesto, tamisato, e mescolato insieme, & ponili sopra per alquanti giorni, & si sanerà.

Composition per mal de gli occhi.

Piglia spigonardo drame dua, zafarano drame una, farina d’amito drame dua, melle ottimo quanto basta, & incorpora insieme, ponilo sopra, & si sanarà presto.

A morsicature di cani rabbiosi.

Torai sterco di capra, salmora vecchia di Ciefali onze sei per ciascuna, noce numero trentasei, ogni cosa incorpora, & ponile sopra per sino, che guarisca.

A ogni infiammagione che venisse al cavallo.

Torai terra cimolia di Candia, olio buono, aceto, polvere d’incenso onze quattro, scalogne, lumache peste, fa de ogni cosa empiastro, e metti sul luogo, e se sarà inverno fa che sia caldo, e se è state fa che sia freddo.

Rimedio, che mai non si rompe l'unghie al Cavallo.

Levato che haverai l’animale da l’herba, piglia dattoli, e levatogli l’ossa empie di biacca, poi fa che l’inghiottisca, questo farai di stagione, in stagione, e così si conserverà sano.

Alla chiara mata.

Torai farina de orobi, mescola con vino, o mele, & poni sopra il male spesse volte; over torai feccia d’oglio, & fa bollire in vino austero, & fomenta il loco. Anco la fava franta, & sterco porcino meschiato con vino, nel qual sia bollito scorza di pome granato giova facendo empiastro. [p. 149 modifica]

QUALITA DE'I STALLONI,
& di cavalli.


I Cavalli che debbano essere boni stalloni, così vogliano. Ne gli occhi non sia bianchezza alcuna, siano presti al montare, non deboli, fugasi quelli che hanno le vene groppate attorno i testicoli, perche sono inutili, come anco quelli c’hanno se non un testicolo, sia generoso, & di cinque anni, & sarà buono per fin’alli quindeci anni. Poi habbia le conditioni d’un bello cavallo; & prima sia di grande statura: di bello capo: habbia la faccia grande: le mascelle, labra & gli occhi ne piccoli ne concavi: le narici larghe: l’orecchie non pendenti, ma picciole: il collo largho, non curto: il petto carnoso, largo, & muscoloso: le spalle grande: le parti di sotto le spalle, & sopra i ginocchi grosse, carnose, robuste, & distanti: il dosso grande, la schena larga, & non piegata in su; ma in essa una retta linea sottile: il ventre non molto eminente: i fianchi piccioli: le coste larghe: la croppa, ne il culo sia aguzzo: la coda picciola, ma densa: le coscie carnose, & appresso l’una a l’altra: i testicoli uguali, & grandi: i ginocchi grandi: le gambe rotondi: li stinchi mediocri, ma assute, nervose, & d’un colore: la parte fra il stinco & piede ne alta ne bassa: il piede non piegato: l’ungia grassa: il mantello lucente, & alquanto morello: & nella faccia un bianco, e buono segno, ma il nero è benissimo: non habbia il ventre canuto. Et questo sarà le conditioni del stallone. I cavalli c’hanno gli occhi di vario colore, presto perdono la vista, ma se haveranno il muso, o la faccia, overo attorno gli occhi di bianco, in più lungo tempo per natura vengano vecchi.

Non ostante tutte le sopradette cose, & rimedij sopradetti; si mostrarà in questo capitolo, un bellissimo, & nuovo modo da conservare i cavalli, & sanarli da ogni grande infermità; & questo sarà con grandissima ragione, & vera esperienza. Il modo adunque di conservare li cavalli nell’inverno sarà questo, cioè tenerli in stalla, & darli a mangiare fieno, paglia, & biava, & darli bere due volte il giorno acqua, che non sia molto fredda; ma bisogna avertire che nelle stalle dove stanno cavalli non vi fusse pecore, percioche dove stanno pecore & cavalli insieme, li cavalli diventano ciechi. La primavera si salassano sotto la lengua, & se gli fanno beveroni d’acqua e farina, & se gli dà a mangiare herba fresca. La state se gli dà a mangiare paglia, & spelta, scorzo di meloni con semola, & se gli dà a bere acqua fresca e chiara. L’autunno se gli dà fieno, orzo, & semola; & questo è quanto alla conversatione secondo il vitto. Quanto al curarli nell’infermità, dico, che quando hanno alcuna infermità interiore, over piaghe alle gambe; il rimedio sarà, il darli una drama di precipitato mescolato con semola, & questo li sanarà con grandissima prestezza, & questo è gran secreto appresso il mondo, & quando havessero broze, ò piaghe untarle con unguento di litargirio crudo, & con tal ordine si vedrà miracoli in materia di cavalli; cose non mai più udite al mondo.

IL FINE.