Una porta d'Italia col Tedesco per portiere/Deutscher Verband

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«Deutscher Verband»

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«DEUTSCHER VERBAND»

[p. 48 modifica] [p. 49 modifica] Vi sono nomi che a furia di ripetizione raggiungono una grande notorietà prima che si sappia bene che cosa rappresentino. Molta gente deve essere curiosa di conoscere in che consista questo famoso Deutscher Verband sul quale ha finito di imperniarsi tutta la politica alto-atesina. Com’è sorto? Cosa vuole? Che fa? Cerchiamo di rispondere.

Cominciamo col ricordare le condizioni dell'Alto Adige al nostro arrivo. Si pretende che la Storia abbia l’abitudine di ripetersi ma è difficile immaginare che essa possa nel corso dei secoli riprodurre le circostanze favorevoli alla dominazione nostra in terra conquistata quali ne aveva preparate per noi nell’Alto Adige. Che un paese vincitore strappi al vinto dei territorii è affare di tutte le epoche, ma è più raro che il paese vinto sparisca come per magia, che di colpo rimangano distrutte tutte le possibilità e le velleità di un ricongiungimento, che al posto dello stato sconfitto resti un pietoso embrione implorante il favore di [p. 50 modifica] farsi annettere a sua volta da un vicino. La popolazione dell’Alto Adige era portata a noi dalla necessità di vivere, non potendo trovare che in noi l’appoggio indispensabile di una forza statale, ed era portata a noi dal suo disciplinato rispetto verso il potere sovrano. Non ci conosceva e non ci amava, ma prostrata, dissanguata, affamata, sbalordita, amava ancor meno i suoi vecchi capi che l’avevano condotta alla catastrofe. Che cosa abbiamo fatto noi? Siamo arrivati, e alla vecchia oligarchia anti-italiana che occupava tutte le cariche, messa al potere dall’Austria, abbiamo detto come Mac-Mahon al leggendario negro di St. Cyr: Continuez! Continuez!...

Essa ha continuato. In qualche luogo, al primo momento aveva elevato degli italiani reduci dall’internamento, i perseguitati della vigilia, alle cariche municipali, facendone dei parafulmini. Ma il tempo era al buono costante. In tutta fretta i parafulmini vennero buttati giù. Per mostrarci imparziali verso i tedeschi eravamo parziali contro di noi. Pareva ingiusto e inutile favorire gl’italiani, che comunque trattati non potevano disitalianizzarsi. Questi venivano trascurati, abbandonati, e per conseguenza discreditati. Un feticismo bizzarro e tutto nostrano della libertà ci spingeva a circondare di benevolenza e rispetto l’avversione e l’odio dei nemici più palesi, nei quali vedevamo dei patrioti irredenti oppressi dall’invasore. Cercavamo di farci perdonare da loro tutto il male che [p. 51 modifica] ci avevano fatto. Siamo riusciti a dimostrare luminosamente che c’è un vantaggio positivo a non essere italiani quassù. La vecchia amministrazione austriaca si è sentita cosi sicura che otto mesi dopo l’occupazione italiana ha pensato che era tempo di fondarsi un governo suo, visto che non ce n’era nessun altro.

Era tempo di dare un coordinamento, una direttiva unica all’azione delle autorità locali, dei maestri, dei parroci, dei partiti, della stampa. Occorreva insomma un Comitato di salute... tedesca. La organizzazione è il forte delle genti teutoniche. Nel giugno del 1919 i capi dei due massimi partiti austriaci, il clericale, che è il più potente, e il liberale (l’uno bigotto dell’ex-dinastia, l’altro bigotto del pangermanesimo), cominciarono a stringere un’intesa. I due partiti, i cui affari erano in completo fallimento per tutto meno che su questo lembo d’Italia, decisero di fondersi sotto ad un comitato dirigente che assunse il nome di Deutscher Verband. La straordinaria istituzione prese vita nel luglio. Ecco il suo patto costituzionale:

«1° Il Deutscher Verband parteciperà alle discussioni degli enti rappresentativi solo con la riserva di non riconoscere l’annessione del Tirolo. — 2° La attività del Verband si estende a tutti i territori tedeschi del Tirolo Meridionale (compresa la zona mistilingue e i comuni tedeschi del distretto di Cles e Cavalese) e al territorio ladino. [p. 52 modifica] « — 3° Il Verband si professa democratico repubblicano in Italia e aspira alla più estesa autonomia del Tirolo Meridionale unito in un proprio distretto amministrativo. — 4° Il Verband favorirà il carattere nazionale tedesco del Tirolo Meridionale in ogni campo. — 5° Nei riguardi religiosi esso tende all’estensione della diocesi di Bressanone anche alla porzione tedesca del vescovato di Trento. — 6° Nella attività politica, economica e culturale i due partiti s’impegnano a mantenere lo statu quo in tutte le questioni che li dividono. — 7° L’attività del Verband si estende a tutti gli interessi nazionali; alla politica statale e provinciale e alle questioni generali della regione. — 8° In questo campo si cercherà l’intesa anche con altri partiti e si regolerà la campagna della stampa in modo da evitare quanto potrebbe portare uno screzio nel Verband

Come vedete, è una presa di possesso. Tutto entra nella competenza del Deutscher Verband; tutto esso controlla, regola, dispone, senza poteri legali ma con la tacita potenza della disciplina e della organizzazione. Il Verband, costituiti i suoi uffici, assunse la sovrintendenza morale sulle amministrazioni e iniziò una attiva corrispondenza con tutti i municipi e con tutti gli enti locali (una corrispondenza così estesa, normale e regolare che ad un certo momento il Verband credè di avere diritto alla franchigia come un vero governo). il Governo, quello vero, ha trovato che in tutto questo non c’era niente da dire. [p. 53 modifica]

Ma il partito clericale e quello liberale non erano i soli partiti della vecchia Austria. Ce n’era un terzo, che non era entrato nel Verband perchè accusava gli altri due di essere i responsabili della guerra, di avere per follia imperialista e pangermanica provocato la catastrofe dell’Europa; ce n’era un terzo che in forza di queste sue idee aveva trionfato in tutti i paesi germanici, da Berlino a Vienna, dal Mar del Nord al Brennero (escluso): era il partito social-democratico, il quale in un regime di vera libertà avrebbe spazzato via i suoi nemici, che erano pure i nostri, anche dall’Alto Adige. Ma noi abbiamo consolidato i poteri dei suoi avversari, i quali lo hanno contenuto e paralizzato. Col risultato, fra l’altro, che solo nell’Alto Adige il popolo ignora ancora la verità sulle origini della guerra uscita dagli archivi segreti di Vienna, scrupolosamente taciuta dalla stampa altoatesina, e può lasciarsi dire che la colpa della guerra è dell’Italia. I partiti dell’Alto Adige non ci riguardavano, erano affari interni d’un altro paese, non pesavano nelle combinazioni di Montecitorio.

Andiamo avanti. I tedeschi non sono soltanto organizzatori, sono anche pratici. Il Deutscher Verband non si è presentato a noi come rivoluzionario, anzi, nel mese di agosto ha cancellato dalla sua costituzione quelle parole «repubblicano in Italia» che potevano ostacolare i suoi rapporti con il Governo. Il Verband si è fissato un programma positivo, quello di non lasciare sfuggire più [p. 54 modifica] il potere dalle mani dei suoi aderenti. Per arrivarvi occorreva il nostro volonteroso concorso. Mercè nostra l’Alto Adige dovrebbe raggiungere un’autonomia così completa da non riserbare all’Italia che il sacro diritto di pagare le spese, un’autonomia che gli permetta di rimanere inalterato, puro da ogni penetrazione, contatto o influenza italiani, in una quiete paziente e prospera, aspettando il momento (quello di una sconfitta dell’Italia, dice l’on. Toggenburg) di potersi staccare al sud e attaccarsi al nord, qualora al nord sorga qualche cosa a cui valga la pena di attaccarsi. Qualche cosa che per ora non c’è. Non essendoci, nel frattempo, è preferibile trarre dall’Italia tutti i profitti possibili.

I tedeschi non sono soltanto pratici, sono anche psicologi, per quanto si dica di no, o lo sono diventati a furia di errori. Hanno capito benissimo la nostra mentalità ufficiale. Con noi l’essenziale è che non vi siano disordini, che non si faccia chiasso, che non sorgano incidenti clamorosi i quali reclamino, Dio guardi, qualche decisione. Purché non ci sia rumore ci si mette d’accordo. Il Verband, che tiene tutto nelle sue mani, che si è munito di regolare procura di tutti i comuni per discutere la autonomia, è divenuto un intermediario generale, necessario e semplificatore, col quale trattiamo tutto e contrattiamo tutto, dalle questioni scolastiche al programma della festa del Sacro Cuore. Non c'è più bisogno di moltiplicare i contatti con gli [p. 55 modifica] organismi amministrativi: i signori del Deutscher Verband sono là per questo, tanto a Roma quanto a Bolzano. Ci si dichiarano nostri nemici nelle finalità (sono così lontane!), non transigono sul terreno politico (le opinioni sono sacre!), ma si pongono a nostra disposizione per aiutarci a sollevare le condizioni economiche del Paese, a ristabilire la prosperità del popolo, a sbrigare gli affari ordinari. Brava gente. A quattr’occhi sono corretti, deferenti, tengono a provarci che il loro irredentismo illuminato è collaborazionista. Possiamo domandare di meglio? Stabilito chiaramente e nettamente che aspettano l’inevitabile giorno in cui l’Italia se ne andrà, poiché c’è ancora della strada da fare insieme convengono di farla nel migliore accordo possibile. Nemici preziosi. Con loro non occorrerebbe più nemmeno un Commissario generale: basterebbe un console. Ci abituano all’autonomia.

Questa è, per dir così, la politica estera del Deutscher Verband. Ma c’è poi la politica interna. È tutt’altra cosa. All’interno il Verband è di una anti-italianità vigorosa, vigilante, intransigente, feroce. Continua la guerra. Ha le mani libere e nulla trascura per chiudere la strada ad ogni nostra qualsiasi influenza. Predica il boicotaggio alla scuola italiana; suscita l’ostilità contro di noi in ogni campo e sotto tutte le forme, nega la vittoria, nega la forza, nega la scienza, nega i sacrifici dell’Italia. Per accendere il sentimento popolare contro l’« [p. 56 modifica] invasore» bisognava inventare una patria lacerata da invocare; era troppo pericoloso parlare d’Austria e si è immaginata una patria germanica, di stampo bavarese, assolutamente nuova per i tirolesi che hanno conservato la tradizione dell’odio alla Baviera contro la quale il loro eroe Andrea Hofer prese le armi. Non importa, ci vuole una passione nazionalista che acciechi perchè non si veda che cosa siamo. E ci vuole sopra tutto per noi, sentimentali e patrioti, per commoverci, per paralizzarci, per sfruttare i nostri stessi principi, quelli che i tedeschi hanno sempre calpestato, negato, combattuto e deriso finche non li hanno raccolti per farne armi contro il nostro diritto...

Ecco che cos’è il Deutscher Verband. Una paradossale organizzazione straniera, dalla doppia faccia, che regge una provincia d’Italia con le idee dell’Austria e le parole delle sue vittime.