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Vite di illustri Numismatici Italiani - Gian Rinaldo Carli

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Costantino Luppi

1890 Indice:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu Rivista italiana di numismatica 1890

Vite di illustri Numismatici Italiani

Gian Rinaldo Carli Intestazione 1 gennaio 2022 100% Numismatica

Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1890
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VITE

di

ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI





A Capodistria, piccola città al sud di Trieste, e capitale dell’Istria veneta, sotto il governo della Serenissima, nacque Gian Rinaldo Carli, il 9 aprile 1720.

Discendente da nobile famiglia di quella città, fu dai genitori posto a studiare i primi rudimenti letterarî in quelle civiche scuole fino ai dodici anni, indi inviato a Flambro nel Friuli presso il dotto abate Giuseppe Bini, sotto la scorta del quale attese allo studio delle scienze esatte e della [p. 300 modifica]fisica. Fornito di straordinario e versatile ingegno, in mezzo a quegli studî severi, trovò modo il Carli di applicarsi anche a quelli non meno ardui della storia e delle antichità. I monumenti del medio-evo, e del risorgimento artistico italiano furono per lui oggetto di speciali indagini. Trasferitosi poi a Padova, in quella celebre Università attese a perfezionarsi nelle matematiche, cui aggiunse lo studio della giurisprudenza, e delle lingue greca, latina ed ebraica. Chi lo avvicinava in quel suo fervore di studî, avrebbe facilmente potuto preconizzare in lui il futuro economista, l’uomo di stato, l’archeologo ed erudito insigne, emulo dei più celebrati d’Italia. Fornito com’era di solida dottrina, e di estesissima coltura, in ancora giovine età, gli furono aperte le porte dell’Accademia de’ Ricovrati. La fama sempre crescente del suo vasto sapere mosse il governo della Repubblica a chiamarlo a Venezia per insegnarvi l’astronomia e la nautica, e soprastare ai lavori di quel celebre Arsenale. — Tocchi appena i ventisette anni il Carli indirizzò al dottissimo Maffei la Dissertazione sull’uso dell’argento, che si può considerare quale importante preludio a quegli studî, che più tardi dovevano formare l’occupazione principale delle sue indagini, e in cui trovasi il germe, d’onde uscir doveva la sua opera immortale sulle zecche e monete d’Italia. La stima altissima guadagnatasi fra i dotti, gli valse la nomina di Presidente di quella stessa Accademia de’ Ricovrati, ch’ei cotanto co’ suoi scritti onorava. — Ammogliatosi nel 1747, dopo soli due anni rimase vedovo con un figlio da allevare e una grande sostanza da amministrare. Fu in questo tempo ch’egli aggiunse al proprio il nome di famiglia della defunta moglie, e chiamossi d’allora in poi Gian Rinaldo Carli-Rubbi. Le cure dell’amministrazione domestica lo tolsero alla scuola di nautica, e alla direzione dell’Arsenale, obbligandolo a restituirsi in Istria, dove recossi in compagnia dell’illustre naturalista Vitaliano Donati. In mezzo ai sopraccapi della vasta ed intricata azienda, cui dedicò la massima parte della sua energica attività, trovò ancora forza e mente da proseguire i suoi studî prediletti. Datosi alla ricerca delle antichità di quella remota regione [p. 301 modifica]italiana, scrutò i monumenti della sua patria, e tra questi fece dell’Anfiteatro di Pola l’oggetto principale delle sue dotte illustrazioni.

Ma lo studio delle monete, al quale aveva preludiato colla sua bella dissertazione sull’uso dell’argento, da allora e finchè visse, prese il sopravvento nell’animo di lui e ne diede uno splendido saggio in due pregiate dissertazioni, la prima delle quali tratta: Della origine e del commercio della moneta e dei disordini che accadono nelle alterazioni di essa; la seconda comprende le: Ricerche storiche intorno all’istituzione delle zecche d’Italia dalla decadenza dell’Impero sino al secolo XVII. Ambedue queste dissertazioni unite furono pubblicate colla data dell’Aja (Venezia), nel 1751. — Dopo questa pubblicazione, volendo sempre più approfondire, ed esaurire per quanto gli era possibile quell’argomento, fece nuove indagini, estese le sue corrispondenze, intraprese viaggi a Torino, a Milano, nella Toscana. Dopo tre anni d’indefesse ricerche, cioè nel 1764, apparve in Mantova il primo tomo dell’opera che doveva collocarlo fra i primi e più celebrati nummologi del suo tempo, col titolo: Delle monete e dell’istituzione delle zecche d’Italia, dell’antico e presente sistema d’esse e del loro intrinseco valore e rapporto con la presente moneta dalla decadenza dell’Impero fino al secolo XVII per utile delle pubbliche e private ragioni.

A questo, dopo il breve intervallo di tre anni, tenne dietro il secondo tomo stampato in Pisa nel 1757; indi la prima e la seconda parte del terzo coll’aggiunta di un’appendice, edite in Lucca nel 1760. Grandissimo fu il grido che si levò in Italia e fuori per quest’opera veramente monumentale; l’applauso dei dotti, dei giureconsulti, degli economisti, degli uomini di Stato e de’ Corpi politici ne attestarono l’alta eccellenza, e in breve volgere di tempo ne provocarono parecchie edizioni. Di poco posteriore al Muratori e all’Argelati; coetaneo al Bellini, all’Affò e allo Zanetti, il Carli colla serietà ed importanza de’ suoi scritti seppe conquistarsi un posto distinto in mezzo a quegli uomini insigni, e diventare un nuovo vanto per l’Italia. Le [p. 302 modifica]Corti più importanti della penisola ne accettarono presto i postulati, ne adottarono i principî ne’ saggi delle monete, e per stabilire i rapporti di queste. La Corte imperiale di Vienna prese i suoi risultati come base pel riscatto dei diritti di regalìa, e i governi, in cui era divisa allora l’Italia nostra, se ne servirono di regola nei giudizî su tale materia. — Un lavoro di tanta mole, non impedì al Carli di attendere contemporaneamente ad altri studî analoghi e di erudizione, poichà nel 1757 dedicò all’illustre Prof. Stellini il non meno celebrato Saggio politico ed economico della Toscana. Dopo aver parlato dell’opera immortale che concerne tanto intimamente i nostri studî, non è intenzione nostra di tessere il catalogo di tutte le altre produzioni che scaturirono dal fervido attivissimo ingegno del Carli. — Richiamato in patria dopo la morte del padre, e trovandosi padrone di vasti possessi, accoppiando alle speculazioni scientifiche un lavoro indefesso, rivolse la sua attività a ridare nuova vita allo stabilimento di manifatture di lana, pervenutogli dall’eredità della moglie. Ma le cure penose di quel commercio e l’occupazione troppo intensa e continua, gli alterarono la salute, e diedero a temere della sua vita.

A sottrarlo a quelle cure soverchianti giunse opportuno l’invito della Corte imperiale di Vienna. Giuseppe II intento a migliorare l’indirizzo degli studî, e le finanze del suo vasto impero, pensò valersi del sapere del Carli e lo nominò Presidente del Consiglio di commercio e di finanze, nonché del Consiglio della Pubblica Istruzione; ed in questo non meno che in quelli il Carli esplicò la sua energia in utili innovazioni, ed in Vienna, dove era stato chiamato dal celebre ministro Venceslao-Antonio di Kaunitz, che nel 1765 reggeva le sorti dell’impero, suscitò l’ammirazione dei dotti della Germania. — Tornato a Milano onorò l’eccelsa sua carica in conferenze sulla pubblica economia, presenziate nel 1769 dallo stesso imperatore, che gli accrebbe lo stipendio e l’insignì del titolo di Consigliere privato di Stato. Tante fatiche logorarono la sua salute e fin d’allora si sviluppò in lui il germe di quell’infermità che doveva condurlo alla tomba.

[p. 303 modifica]Sentendosi mancare le forze vitali, decise abbandonare ogni incarico per vivere tranquillamente e godersi, sciolto da quelle cure pressanti, l’agiatezza conseguita in tanti anni d’indefesso lavoro. Fu in questo tempo di relativo riposo che diede mano al compimento e alla produzione d’un gran numero di altre opere minori sopra argomenti svariatissimi che qui non giova accennare; tra le quali però non crediamo di passare sotto silenzio la raccolta che comprendeva le ricerche fatte in tempi diversi sulle antichità italiane, raccolta che rese di pubblica ragione nel 1788-91, in 5 volumi in 4°, e che riscosse le lodi dei dotti e le onoranze dell’imperatore Leopoldo II successo nel 1790 al fratello Giuseppe II. Il Carli morì il 22 febbraio 1795, e fu sepolto “nella chiesa della Madonna di Cusano presso Milano. Alla sua memoria furono poste due iscrizioni, una nell’interno, l’altra esternamente della menzionata chiesa della Madonna, riportate nell’Elogio del Carli, scritto da Luigi Bossi. Una sola di quelle iscrizioni conservasi ancora, avanti l’altare. Essa viene qui riprodotta quale fu dettata da Francesco Fontana professore di rettorica nel Collegio dei nobili:

ossa ioan. rinaldi carli
ivstinopolitani
anno mdccxcv ex test. h. s. s.
qvo pie constanter
dec. ix kal. marti. ann. agens lxxv
stvdio ervditione scriptis
et privatis et in magistratibvs
opt. de. r. p. meritvs
1.


Il Carli, che da più d’un trentennio aveva vissuto nella metropoli lombarda, fu dai milanesi considerato quale loro concittadino, e ora Milano, passato quasi un secolo dalla sua morte, in memoria dell’insigne filosofo, del grande [p. 304 modifica]statista e dell’integerrimo magistrato, ne scrisse il nome nel suo famedio tra quelli de’ più benemeriti ed illustri suoi figli.

L’intero corpo delle Opere di Gian Rinaldo Carli fu stampato in Milano, 1784-94 in 19 volumi in 8° grande.




Questi cenni sulla vita e gli scritti principali di Gian Rinaldo Carli furono tratti dai seguenti libri: Bossi L.: Elogio di Gian Rinaldo Carli; Tipaldo Emilio: Biografia degli Italiani illustri nelle scienze lettere ed arti nel secolo XVIII. Volume V; Biographie universelle ancienne et moderne. Tome sixième. Paris 1843, pag. 683-686; Corniani: I secoli della letteratura italiana; Dizionario universale storico-mitologico-geografico compilato da una società di uomini di lettere per cura del Dottor Angelo Fava. Torino 1856, pag. 389; Belgiojoso C. Emilio: Guida del Famedio nel Cimitero monumentale di Milano. Ivi 1888, pag. 74.


Note

  1. Belgiojoso Conte Emilio, Guida del Famedio nel Cimitero monumentale di Milano, pag. 74.