Avventure di Robinson Crusoe/77

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Fatale acquisto di nuovi schiavi che cagiona uno sbarco ostile di selvaggi nell’isola

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Daniel Defoe - Avventure di Robinson Crusoe (1719)
Traduzione dall'inglese di Gaetano Barbieri (1842)
Fatale acquisto di nuovi schiavi che cagiona uno sbarco ostile di selvaggi nell’isola
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Fatale acquisto di nuovi schiavi che cagiona uno sbarco ostile di selvaggi nell’isola.



Mi accade or descrivere una scena diversa da tutte quelle occorse per l’addietro così a me come alla nuova colonia. Ecco precisamente qual ne fu l’origine e la conseguenza.

Una mattina di buon’ora furono veduti approdare alla spiaggia cinque o sei canotti d’Indiani o Selvaggi,chiamateli come volete, nè fin qui v’era luogo a dubitare che non venissero secondo il costume per far un de’ lor soliti orrendi banchetti di prigionieri. Ma un tale avvenimento era divenuto cosa tanto ordinaria per gli Spagnuoli ed Inglesi, che non poteano più farsene caso, come avvenne a me la prima volta; tanto più perchè erano ammaestrati dall’esperienza che [p. 460]non dovevano in tali occasioni prendersi altra sollecitudine fuor quella di tenersi ben celati. In fatti, se faceano tanto di non essere veduti dai selvaggi, questi, terminata la loro operazione, se ne andavano quietamente, ignari affatto com’erano che l’isola fosse abitata. Perciò quando si davano simili sbarchi non avevano a far altro che darne per tempo la notizia alle tre divisioni della colonia, non mostrarsi, e appiattare unicamente in luogo opportuno una sentinella che gli avvertisse quando i selvaggi aveano nuovamente salpato.

Ciò senza dubbio era stato pensato ottimamente; ma questa volta sopravvenne tal disgrazia, che rese inutili tutte queste previdenze, e poco mancò non fosse cagione d’esterminio all’intera colonia. Poichè i canotti de’ selvaggi se ne furono andati, gli Spagnuoli si diedero a spiare attorno, e alcuni di loro si recarono sul luogo ove erano stati i selvaggi, per semplice curiosità di veder che cosa costoro avessero fatto. Quivi con grande stupore trovarono tre selvaggi che lasciati addietro dai compagni, dormivano della grossa su l’erba. S’immaginarono quindi, o che ingozzatisi da vere bestie dell’orrido loro pasto, si fossero così profondamente addormentati e resi incapaci di moversi, o che, avendo vagato alla ventura pe’ boschi, non avessero raggiunto a tempo d’imbarcarsi con essa il resto della brigata.

A tal vista gli Spagnuoli non rimasero meno sorpresi che imbarazzati sul modo di contenersi. Il governatore che si trovò a caso con essi, consultato su questo proposito, rispose candidamente di non saperlo nemmen lui. Se si trattava di farli schiavi, ne aveano di già abbastanza; accopparli non v’era un di loro cui questo espediente non ripugnasse. «Non potevamo intorno a ciò, mi diceva il governatore spagnuolo, nemmeno pensarci a spargere un sangue in sostanza innocente, perchè, che ingiuria aveano fatta a noi quelle povere creature? Aveano forse invase le nostre proprietà? Che motivo di doglianza ci aveano dato per torre ad essi la vita?» E qui mi piace il rendere una giustizia a quegli Spagnuoli. Che che possa dirsi delle crudeltà che quelli di lor gente hanno esercitate nel Messico e nel Perù, in nessun paese mi son mai incontrato in uomini di qualsivoglia nazione che fossero sott’ogni aspetto così modesti, temperanti, virtuosi, d’indole piacevole e cortese come que’ miei settanta Spagnuoli; di crudeltà non ce n’era il vestigio nell’indole loro: non di austerità che sentisse d’inumano; non di barbara rozzezza, non di disposizione ai rancori; e tuttavia ognun d’essi andava dotato di [p. 461]grande coraggio e valore. Questa rara placidezza di temperamento la diedero a vedere soprattutto nel sopportare con pazienza le intollerabili maniere dei tre Inglesi mascalzoni. Nel presente caso dei selvaggi immersi nel sonno la rettitudine di questa buona gente non si smentì.

Dopo essersi consigliati a vicenda, decisero su le prime di lasciar quieti que’ poveri diavoli e di pazientare, se si potea, fintantoché se ne fossero partiti. Ma il governatore, risovvenutosi che non aveano canotto, pensò che, se si lasciavano vagare per l’isola, si scoprirebbe finalmente essere questa abitata, il che sarebbe stato la ruina della colonia; dietro la quale considerazione, tornati addietro di bel nuovo, e veduto che i tre selvaggi dormivano tuttavia, risolvettero destarli e farli prigionieri: così seguì. Quei poveri sgraziati rimasero oltre ogni dire attoniti al trovarsi presi e legati, onde si rinnovellò la scena medesima delle cinque donne che temevano d’essere uccise e divorate; quella genia, a quanto sembra, si figura che tutti i popoli del mondo facciano com’essa, e si dilettino di mangiar carne umana; ma erano già liberati da questa paura quando vennero condotti via di lì.

Per lor buona sorte gli Spagnuoli non li trassero seco nel loro castello: intendo la mia abitazione appoggiata al monte. Condottili su le prime nel frascato, divenuto la grande fattoria della colonia, la principale stalla cioè delle capre da latte, il maggior campo delle semine, furono in appresso trasportati di lì all’abitazione dei due Inglesi.

Qui vennero posti al lavoro benchè, per dir vero, non avessero un gran da fare. Fosse negligenza nel custodirli, o persuasione che costoro non vedessero nel momento di potere stare meglio che così, un d’essi prese la fuga per traverso ai boschi, nè si riuscì per allora ad avere più notizia di lui.

Due o tre settimane dopo vi furono buone ragioni per credere che costui avesse trovato modo di tornare a casa sua, imbarcandosi in altri canotti di selvaggi che, sbarcati nell’isola per uno de’ lor consueti banchetti, vi si fermarono due giorni: idea che gli atterrì tutti oltre ogni dire. Ne conchiusero, e da vero non senza fondamento, che, se colui arrivava sano e salvo fra i suoi compatriotti, non avrebbe mancato di far noto ad essi come vi fossero abitanti nell’isola, e, quel che è peggio, quanto fossero e pochi e deboli di [p. 462]forze, perchè quel selvaggio, come ho osservato dianzi, non essendo stato mai condotto nella mia fortezza (e fu gran fortuna) non sapeva nè il giusto numero degli abitanti, nè dove la maggior parte vivesse, nè avea mai veduto il fuoco o udito lo sparo d’alcun moschetto; molto meno gli si erano fatti conoscere i luoghi di ritirata, siccome la nota caverna della valle, o quella che si scavarono recentemente i due Inglesi, e simili cose.

La prima prova che quest’uom fatale era andato a contar tutto, o almeno quanto poteva contare, si fu due mesi appresso la comparsa di sei canotti, i quali, carichi ognuno di sei, sette e anche dieci selvaggi, remavano alla volta della spiaggia settentrionale dell’isola che non soleano mai cercare in passato, e, un’ora dopo il levar del sole, sbarcarono ad un miglio di distanza dalla casa dei due Inglesi ov’era stato tenuto il fuggiasco.

Se tutta la colonia si fosse trovala in un luogo, come il governatore spagnuolo notava, il male non sarebbe stato sì grave, perchè un solo di que’ selvaggi non si sarebbe salvato; ma il caso era ben diverso, perchè si trattava nient’altro che di due uomini contro a cinquanta. La fortuna che ebbero questi due poveri Inglesi fu quella di aver veduti i selvaggi un’ora prima del loro sbarco, e ne fu un’altra che, essendo sbarcati in distanza d’un miglio dalla loro abitazione, ci voleva un po’ di tempo avanti che vi arrivassero. La cosa cui prima pensarono i due Inglesi si fu legare i due schiavi non fuggiti con l’altro. Di fatto aveano troppo giusto motivo di temere un tradimento. Comandarono quindi agli altri due de’ tre selvaggi venuti in compagnia delle cinque donne, e della fedeltà de’ quali, a quanto sembrava, avevano prove, di condurre e i due schiavi in ceppi e le loro mogli, e di trasportare quanto poteva essere traslocato nel ritiro che si aveano, come ne ho fatta menzione dianzi, assicurato ne’ boschi, con l’avvertenza di tener colà, avvinti i piedi e le mani sino a nuovi ordini, i due selvaggi sospetti.

In secondo luogo, veduti i selvaggi non solamente sbarcati, ma in atto d’avviarsi verso le loro case, atterrarono le palizzate entro cui erano custodite le capre domestiche e le sbandarono tutte con la speranza che vagando queste alla libera per le foreste, i selvaggi le giudicassero capre salvatiche; ma il cialtrone che li condusse era troppo scaltro e troppo bene raccontò ad essi tutte le cose affinchè senza divagarsi andassero difilato sui luoghi abitati da uomini.

[p. 463]Poichè i due poveri spaventati Inglesi ebbero in tal modo poste in sicuro le mogli e le sostanze atte ad essere trasportate, si valsero del terzo schiavo venuto con le cinque selvagge, che per un favorevole caso si trovò, per mandarlo con tutta speditezza ad avvertire gli Spagnuoli del pericolo sovrastante all’intera colonia e domandarli in aiuto. In questo mezzo, prese quante armi e munizioni potevano, si ritirarono verso la parte di bosco ove avevano messe in salvo le loro mogli, tenendosi nondimeno a tal distanza da vedere possibilmente quale via prendessero i selvaggi.

Non erano andati lontani gran che quando da un’altura poterono scernere il piccolo esercito nemico avviarsi a dirittura verso le loro case, e pochi momenti dopo ebbero lo straziante cordoglio di vedere [p. 464]in cenere e queste e tutte le cose che vi aveano lasciate: perdita gravissima per essi ed irreparabile almeno di lì a qualche tempo.

Rimasero fermi in quel posto quanto bastò per accorgersi che i selvaggi, a modo di feroci belve, sparpagliavano, dilatavano le loro devastazioni in cerca di preda per ogni dove e soprattutto delle case degli altri coloni, della cui esistenza nell’isola si capiva che erano pienamente in formati.

A tal vista i due Inglesi temettero di non essere più sicuri nella situazione che aveano presa, attesa la verisimiglianza che quelle fiere quivi ancora estendessero le scorrerie; e poichè in quel momento potevano venire in grossa masnada, giudicarono ritirarsi un miglio più in là. Così col dar tempo a costoro di disperdersi avrebbero avuto che fare con un minor numero d’assalitori alla volta: tal previdenza fu lodata dall’esito.

La seconda posizione che presero fu all’ingresso della parte più folta de’ boschi, laddove trovarono un vecchio tronco d’albero incavato ed ampio abbastanza perchè vi si appiattassero tutt’e due, come fecero, con mente di regolarsi secondo il porterebbe l’occasione. Nè andò guari che mostraronsi due selvaggi, i quali correvano appunto a quella dirittura come se fossero informati di quel nascondiglio, e avessero deliberata intenzione di andar lì ad assalirli. In poca distanza ne venivano dietro loro altri tre, poi cinque che tenevano tutti la stessa strada. Oltre a questi i due Inglesi nascosti ne videro sette o otto che correvano da un’altra banda a guisa di veri cacciatori che battano tutta la campagna cercando salvaggiume.

Qui nacque ne’ poveri nostri rifuggiti una grande perplessità sul mantenere quella posizione o fuggire; ma dopo una brevissima consulta tenuta insieme pensarono che, se lasciavano andar tanto innanzi i selvaggi, questa genìa finalmente, prima che arrivasse lo sperato soccorso degli Spagnuoli, avrebbe potuto scoprire l’ultimo lor rifugio nei boschi, nel qual caso tutto era perduto per essi. Risolvettero pertanto di star lì di piè fermo e, se avessero capito d’aver che fare con troppi per combatterli in una volta, sarebbero saliti su la cima d’un albero, di dove, fin che duravano loro le munizioni, non dubitavano di non sapersi con le loro armi da fuoco (cosa che mancava agli assalitori) difendere, quand’anche tutti i selvaggi sbarcati, che ammontavano ad un dipresso a cinquanta, fossero venuti per assaltarli.

Convenuti in ciò, la seconda loro disamina fu se dovessero far [p. 465]fuoco a dirittura su i primi due, o vero aspettare gli altri tre, in guisa di separare, atterrati i tre di mezzo, i due primi dai cinque ultimi; e a questo partito risolvettero attenersi, semprechè i due primi non gli avessero scoperti ed obbligati quindi a difendersi. Ma questi due anzi li confermarono nei loro disegno col deviare alquanto verso l’altra parte del bosco; non così i tre e gli altri cinque che correano difilato verso l’albero come se andassero a posta fatta. Veduto ciò gl’Inglesi presero di mira i primi in linea; e poichè avevano pensato di tirare uno alla volta, chi sa, così ragionarono, che non basti il primo colpo a stramazzarli? A tal fine pertanto il primo che dovea sparare, mise tre o quattro pallini nel suo moschetto e, poichè lo forniva d’un’eccellente feritoia un pertugio del tronco, prese la sua mira aspettando che i tre galantuomini fossero ad una distanza di trenta braccia dall’albero, per essere sicuro di non fallare il colpo.

Intantochè gl’Inglesi stavano in questa espettazione, e i tre selvaggi venivano innanzi, entrambi ravvisarono perfettamente in un di costoro il fuggiasco, autore di tutto il malanno, onde giurarono di far di tutto per non lasciarlo fuggire, quand’anche avessero dovuto sparare tutt’e due di seguito. lì secondo pertanto stette pronto col suo moschetto, affinchè se costui non cadeva al primo colpo, il secondo non gli mancasse. Ma il primo Inglese fu troppo buon bersagliere per fallire la mira; laonde mentre il disertore veniva un pocolino dietro all’altro, ma in linea con esso, quegli ne colse due a dirittura. L’uomo davanti vi restò in botta perchè ferito nella testa, l’altro cadde trafitto da una palla, ma non morto ancora del tutto; il terzo sofferse una scalfittura in un omero fattagli forse dalla stessa palla che attraversò il corpo del secondo. Quest’ultimo, che ebbe una paura più tremenda del male sofferto, si diede sconciamente a mugolare.

I cinque che seguivano i tre in maggior lontananza si fermarono di botto, men per essersi accorti del pericolo che atterriti dal fracasso, orrido veramente non tanto in sè stesso quanto perchè fu moltiplicato e da ogni eco che lo riportava da un luogo ad un altro, e dal sollevarsi che fecero da tutte le bande gli augelli strillando ciascuno nel metro proprio alla sua specie, come accadde allor quando sparai il primo moschetto di cui probabilmente si era udito il fragore nell’isola.

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Nondimeno, tornate di nuovo in quiete tutte le cose, nè sapendo essi che cosa questo sì fosse, vennero avranti senza prendersi altro fastidio, finchè giunsero sul luogo ove giacevano i loro compagni mal conci da vero. Qui, quelle povere creature, non s’immaginando mai di essere sotto al tiro della stessa disgrazia, si posero immediatamente a cianciare e a chiedere, com’era da supporsi, conto del fatto a quello dei tre lievemente ferito. E anche ragionevole il supporre che questi gli rispondesse attribuendo ad un lampo e ad un immediato fulmine degli Dei l’esterminio dei due e la propria ferita. Dico ragionevole, perchè è certo che non aveano veduto nessun uomo presso di loro; che non aveano mai udito in vita loro sparo di moschetti nè sentito parlarne, e neppure sospettata la possibile esistenza di veruna cosa atta ad uccidere uomini in distanza col mezzo di polvere accesa e di palle. Niuno dubiterà che, se avessero saputo [p. 467]alcun che di ciò, non sarebbero rimasti lì melensi melensi a contemplare la sorte de’ loro compagni senza avere alcuna paura per sè medesimi.

Ai nostri due uomini, com’eglino stessi me lo confessarono da poi, rincresceva il vedersi alla necessità di uccidere tante povere creature degne di sempre maggior compassione, perchè non conoscevano il pericolo in cui s’erano poste. Ciò non ostante, essendo questo il solo modo di liberarsene, e il primo de’ due Inglesi avendo già tornato a caricare la sua arma, si determinarono a far fuoco sovra essi tutt’e due in una volta, e, presa ciascuno una mira convenuta fra loro, fecero fuoco di conserva su que’ miseri, di cui quattro caddero o morti, a quanto pareva, o gravemente feriti; il quinto, benchè non ferito, stramazzò insieme con gli altri, il che lasciò credere agl’Inglesi di averli ammazzati tutti.

Tal persuasione fe’ sì che uscissero arditamente fuor del loro buco d’albero prima di avere ricaricati i moschetti, e fu un passo falso. In fatti, giunti sul luogo rimasero alquanto scompigliati all’accorgersi che degli uomini atterrati in due volte non ne erano vivi meno di quattro, e fra questi due leggermente feriti ed uno non ferito nè poco nè assai. Ciò li costrinse a far lavorare i calci de’ loro moschetti su quegli sgraziati. E primo ad essere spacciato fu il disertore che era stato la vera origine della presente sciagura; gli tenne dietro un altro, ferito solamente in un ginocchio. In somma li levarono tutti fuori di stento, eccetto soltanto l’ultimo che non avea riportate ferite di sorta alcuna, il quale, buttatosi ginocchione, si raccomandava a mani giunte e mettendo compassionevoli gemiti accompagnali da gesti, segni e parole, che nessuno certo intendea, affinchè gli fosse lasciata la vita. Mossi a pietà gl’Inglesi gli fecero cenno di sedere a piè d’un albero lì vicino, indi uno di essi con un pezzo di corda, che si trovò a caso in tasca, lo legò colle mani di dietro all’albero stesso.

Abbandonatolo ivi, si accinsero con quanta speditezza potevano ad inseguire i due selvaggi che si lasciarono andare innanzi alla prima per paura che questi, con l’aiuto anche di altri loro compagni, trovassero la strada donde si arrivava al segreto asilo dei boschi, ove gl’Inglesi avevano poste in sicuro e mogli e sostanze. Quanto a que’ due selvaggi, giunsero una volta a vederli, ma in troppa distanza; pure ebbero il conforto d’accorgersi che attraversavano una valle [p. 468]posta rimpetto al mare, strada affatto contraria a quella del ricovero che dava maggior timore a chi gl’inseguiva. Paghi per allora di ciò tornarono alla pianta ove aveano lasciato il lor prigioniero, liberato, com’essi supposero, da qualche suo compagno, perchè in vece di lui trovarono solamente i pezzi della corda che lo legò a’ piedi dell’albero.

Qui si vedevano in gravi angustie siccome prima, non sapendo nè da qual parte voltare, nè in quanta distanza, nè in qual numero fosse il nemico. Risolvettero pertanto di recarsi laddove erano le loro mogli per vedere se fosse accaduta in quel lato d’isola veruna disgrazia e per confortar queste donne, atterrite da vero anch’esse, perchè, se bene gli assalitori fossero loro compatriotti, non ne aveano minor paura, e forse più perchè conoscevano meglio il loro fare.

Quivi arrivati, s’avvidero bensì che i selvaggi erano stati nel bosco e vicinissimi alla nuova grotta, ma senza trovarla. In fatti, come si è detto, la rendeva inaccessibile la foltezza degli alberi piantatile attorno, e potea scoprirla soltanto chi avesse avuta una guida pratica del sito, aiuto che a coloro mancava. Mentre s’intertenevano ivi i due Inglesi, s’allargò loro il cuore vedendosi venire in aiuto sette Spagnuoli; perchè gli altri dieci, i loro servi, il vecchio Venerdì, intendo il padre di Venerdì, erano andati in corpo d’esercito a difendere il frascato e il grano e gli armenti che vi si custodivano, pel caso che mai i selvaggi penetrassero fin là; ma la scorreria di costoro non si dilatò a questo segno. Coi sette Spagnuoli venivano e uno dei tre selvaggi fatti prigionieri prima, come si disse, e l’altro ancora che, mani e pie legati, gl’Inglesi si aveano lasciato addietro. Ecco come sembra che la cosa fosse. Gli Spagnuoli, veduto lungo la strada l’eccidio dei sette selvaggi, sciolsero l’ottavo e lo condussero seco fin qui, ove per altro si trovò espediente di legarlo di nuovo per lo stesso principio ond’erano stati assoggettati alla medesima condizione i due compagni del selvaggio che con tanto danno della colonia aveva presa la fuga.

I prigionieri principiavano ora a divenire d’aggravio ai coloni che, avendo in oltre sì grave motivo di temere la loro fuga, furono sul punto di risolversi ad ucciderli tutti, come espediente dettato dall’imperiosa necessità di conservare sè stessi. Ma il governatore spagnuolo nol comportò, limitatosi allora ad ordinare che fossero posti fuori de’ piedi di tutti col mandarli alla mia antica caverna, e [p. 469]custodirli, e nudrirli entr’essa con due Spagnuoli di guardia. Ciò eseguito, rimasero colà mani e piè legati in tutta quella notte.

L’arrivo degli Spagnuoli infuse tanto coraggio ne’ due Inglesi, che non se la sentirono più di rimanere tuttavia inoperosi; laonde presi con sè cinque di questi Spagnuoli, armati di quattro moschetti, di una pistola e di nodosi bastoni a due punte si posero in traccia di nuovi selvaggi. Giunti primieramente al piè dell’albero ove i sette erano rimasti morti, fu facile il capire che altri selvaggi erano andati ivi dai segnali del tentativo fatto da questi per trasportare i lor morti: due di que’ cadaveri essendo lontani per un tratto di strada dagli altri, si vedea lo sforzo fatto, poi dismesso, a fine di trascinarli seco. Dal piede dell’albero il drappello di Spagnuoli ed Inglesi si trasferì alla picciola altura, donde i secondi erano rimasti a contemplare lo sciagurato incendio delle loro case, di cui con loro rammarico vedevano tuttavia il fumo; ma nemmeno qui trovarono selvaggi di sorta alcuna. Risolvettero allora di andare avanti, benchè con ogni cautela possibile, nella devastata piantagione; ma un po’ prima d’esservi arrivati, e giunti in prospetto della spiaggia del mare, videro in modo da non dubitarne tutti i selvaggi imbarcati su i loro canotti ed in procinto di salpare. Si mostrarono da prima mal contenti di esser troppo lontani da costoro per dar loro il saluto della partenza con una salva di moschetti carichi a palle; ma in fin dei conti si consolarono d’esserne liberati.

Quanto ai poveri Inglesi, or rovinati per la seconda volta, e che vedevano andato in fumo affatto il frutto delle proprie fatiche, tutti gli altri della colonia s’accordarono nell’aiutarli a riedificare le loro case e nel fornirli d’ogni cosa necessaria per sostentarsi. Fino i tre loro compatriotti che non avevano mai mostrata la menoma vocazione di farne una di bene, appena seppero la disgrazia (è a notarsi che vivendo questi più a levante, e quindi in maggior lontananza dagli altri, la seppero soltanto a cosa terminata), vennero ad offrire la loro assistenza, e veramente la prestarono amichevolmente per parecchi giorni, così per fabbricar di nuovo le case, come per quanto fu di mestieri. Per conseguenza non passò gran tempo che i due Inglesi industriosi erano tornati in gamba.

Passati due giorni ebbero un’altra soddisfazione, quella di vedere tre de’ canotti partiti costretti a tenersi costeggiando alla spiaggia, e in maggior distanza due selvaggi annegati; dond’ebbero motivo [p. 470]di pensare che, sorpresi da una burrasca lungo il cammino, alcuni di essi avessero naufragato. In fatti dalla parte di mare tenuta da essi soffiò un gagliardo vento tutta la notte.