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Giovanni Prati

Olindo Malagodi 1846 Indice:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. I, 1916 – BEIC 1901289.djvu sonetti A M... T... Intestazione 23 luglio 2020 25% Da definire

Il conte Rosso Solo alla mite rondine il suo nido fa Dio trovare
Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta VII. Dalle 'Passeggiate solitarie'
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I

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D’amori arcani sempre,
d’alti incompresi sdegni
si battono le tempre
dei desolati ingegni.
5Deh! per pietá, Maria,
non chieder da quest ani me
l’allegra poesia.
Della gioconda vita
quando il velame è scisso,
10ogni vallea fiorita
si fa un orrendo affisso,
sulle cui negre punte
le penne si disperdono
dell’aquile consunte.

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15Gioie, credenze care,
sogni del tempo verde,
tutto in quel negro mare
precipita e si perde,
e la memoria appena
20resta, crudel fantasima,
sulla deserta arena!
Con le sue mani allora
la povera Speranza
gli ultimi serti sfiora;
25e il tempo, che le avanza,
con mesto error consuma
ad eccitar la fiaccola,
che piú non si ralluma.
Allora il cor si frange,
30come giunchiglia al vento.
L’occhio s’infiamma e piange
d’immenso patimento.
Ma patimento è questo
di poche alme che sentono.
35È vana plebe il resto.
Perciò d: maraviglia
non ti colpisca mai,
s’io tengo al suol le ciglia,
mentre sorridon gai,
40fra veglie d’or lucenti,
questi eleganti eserciti
di facili viventi!
Qwand’io contemplo un viso
di donna afflitta e mesta,
45io sento il paradiso,
piú che se in mobil festa,

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col crin di rose adorno,
vegga le fatue vergini
volar gioconde intorno.
50Credimi. Il mondo tutto
è un’ara dolorosa,
dove si veste a lutto
ogni vivente cosa.
Piangere è nostro fato.
55e le rugiade piangono,
stillando, sul creato.
Come, o Maria, si chiude
cotesto viver breve!
Falangi inermi e nude
60cadiam, come la neve,
noi si superbi e ciechi;
oggi insolenti immagini,
diman liev’ombre ed echi!
Chi cade a mezzo il corso,
65chi appena incominciato;
un di nud’alpe in dorso,
un su fiorente prato.
Tutti un destili ci serra.
E un bruno stuol di leretri
70contamina la terra.
Sopr’ogni esequia estrema
mollo di pianger s’usa;
poscia il lamento scema,
quando la tomba è chiusa;
75e, nel rifar la via,
spesso il gentil superstite
crolla la testa e oblia!