Ben Hur/Libro Settimo/Capitolo V

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Capitolo V

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Libro Settimo - Capitolo IV Libro Ottavo

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CAPITOLO V.


Il terzo giorno del viaggio la compagnia si fermò sul meriggio presso il fiume Jablok dove erano accampate forse più di cento persone, la maggior parte pastori che riposavano colà con le loro bestie. Appena scesi dal cammello, un uomo si fece loro incontro con una brocca d’acqua ed un bacino, offrendo da bere; incoraggiato dalla cortesia con cui essi ricevevano tali attenzioni disse, guardando il cammello: — «Ritorno dalle rive del Giordano, dove si trovano ora molte persone, alcune provenienti dai più lontani paesi, e che viaggiano come voi, miei illustri amici, ma nessuno possiede un cammello come il vostro. Un magnifico animale. Posso domandare di che razza è?» —

Balthasar rispose, e poi andò a riposarsi, ma Ben Hur, più curioso, chiese:

— «Da qual parte del fiume si trovano queste persone?» —

— «A Bethabara.» —

— «Di solito è un guado solitario» — disse Ben Hur. — «Non comprendo come mai ora si sia fatto così importante.» —

— «Capisco» — replicò lo straniero, — «che voi pure venite da lontano e non avete udite, le buone nuove.» —

— «Quali nuove?» —

— «Un uomo è venuto dal deserto, un vero santo; dalle sue labbra escono strane parole, che attraggono chiunque le ascolti. Egli sì chiama Giovanni, il Nazareno, figlio di Zaccaria, e dice d’essere il precursore del Messìa» —

Anche Iras l’ascoltava attentamente, mentre egli continuava.

— «Si dice che Giovanni abbia passata la vita fin dalla fanciullezza in una caverna presso En Gavdi, pregando e vivendo più rigorosamente degli Esseni. Una folla si reca ad udirlo ed io pure andai con gli altri.» —

— «Tutti questi vostri amici vi sono stati?» —

— «La maggior parte vi si reca ora, e. pochi ne ritornano.» —

— «Che cosa predica?» —

[p. 427 modifica]— «Una nuova dottrina, mai fin’ora insegnata in Israele, come dicono. Egli la chiama dottrina del battesimo. I rabbini non sanno come accoglierla e noi neppure. Alcuni gli hanno domandato se egli fosse Cristo, altri se fosse Elia; ma a tutti rispose; — «Io sono la voce di uno che grida dal deserto: Appiana la via al Signore!» —

A questo punto l’uomo fu chiamato dai suoi amici, e mentre egli s’allontanava Balthasar disse con voce tremante:

— «Buon amico! Diteci se potremo trovare il predicatore, dove tu lo lasciasti.» —

— «Sì, a Bathabara.» —

— «Chi può essere questo Nazareno,» — disse Ben Hur ad Iras, — «se non l’araldo del nostro Re? —

Così facilmente egli s’era lasciato persuadere che la figlia s’interessasse più del vecchio padre al misterioso personaggio ch’egli cercava! Nondimeno il padre con un subito lampo negli occhi stanchi, s’alzò e disse:

— «Facciamo presto, non sono più stanco.» —

Essi si volsero per aiutare lo schiavo.

Poche parole furono scambiate fra i tre, quando si accamparono per la notte sotto alcune palme all’est di Ramot-Gilead.

— «Alziamoci per tempo, figlio di Hur» — disse il vecchio. Il Salvatore potrebbe arrivare, mentre noi non siamo ancora giunti.

— «Il Re non può essere lontano dal suo araldo» — sussurrò Iras scendendo dal cammello.

— «Domani vedremo.» — rispose Ben Hur baciandole le mani.

Circa la terza ora del giorno seguente, pel sentiero che essi avevano percorso costeggiando le falde del monte Gilead, fin dalla loro partenza da Armoth la compagnia giunse all’arida steppa a settentrione del fiume sacro. Il sangue di Ben Hur scorreva rapidamente nelle vene perchè egli sapeva che il guado era vicino.

— «Sii contento, buon Balthasar» — egli disse — «siamo quasi arrivati.» —

Il conduttore affrettò il passo del cammello. Presto essi poterono distinguere capanne, tende ed animali pascolanti, ed una moltitudine di persone riunite presso la riva del fiume ed un’altra sulla riva occidentale. Comprendendo che l’eremita stava predicando, si affrettarono ancor più, [p. 428 modifica]ma mentre s’avvicinavano s’accorsero che la folla incominciava a scomporsi ed a disperdersi.

Arrivavano troppo tardi!

— «Restiamo qui» — disse Ben Hur a Balthasar che si torceva le mani — «il Nazareno può venir da questa parte.» —

La folla era troppo preoccupata nella discussione di quanto aveva udito, per accorgersi dei nuovi venuti. Quando alcune centinaia di persone se ne furono andate, e già sembrava che l’occasione di vedere il Nazareno fosse perduta, essi videro avanzarsi verso di loro, poco lungi dalla riva del fiume, una persona dall’aspetto così strano, che dimenticarono tutto il resto.

L’apparenza dell’uomo era rozza e bizzarra, quasi selvaggia. Il volto era magro, smunto, del colore della pergamena. Sulle spalle e giù per la vita, cadeva a guisa di treccie un ammasso di capelli bruciati dal sole. I suoi occhi erano ardenti; tutto il fianco destro della persona era scoperto, bianco come il suo viso, ed altrettanto scarno; una camicia di pelle di cammello, ruvida come la tela delle tende Beduine, rivestiva il resto della persona sino alle ginocchia, fermata alla vita da una larga cintura pure di pelle non conciata. I suoi piedi erano nudi. Una bisaccia gli pendeva dalla cintola. — Aveva un bastone in mano, quantunque i suoi movimenti fossero svelti, decisi, e stranamente vigili; ogni tanto scacciava dagli occhi i capelli arruffati e si guardava attorno, quasi cercando qualcheduno.

La bella Egiziana osservò il figlio del deserto con sorpresa, per non dire con ribrezzo. Poi, alzando le cortine del baldacchino, essa disse a Ben Hur, che le cavalcava dappresso.

— «E’ quello l’araldo precursore del tuo Re?» —

— «E’ il Nazareno» — egli rispose, senza alzare gli occhi.

In verità, egli stesso ne fu più che disgustato. A dispetto della sua famigliarità, con gli asceti di Engaddi — i loro vestiti, la loro indifferenza a tutte le opinioni, la loro costanza nei voti che li costringevano a sopportare i più terribili dolori; la loro vita solitaria e refrattaria agli allettamenti dei loro simili, quasichè essi non appartenessero alla medesima razza, quantunque egli fosse stato avvertito di cercare un Nazareno, che descriveva sè stesso come una Voce proveniente dal Deserto — pure il sogno di Ben Hur riguardo al Re che doveva essere così [p. 429 modifica]grande, aveva talmente colorito i suoi pensieri, che egli non dubitava di trovare nel precursore qualche indizio dello splendore di colui che annunziava. Contemplando quella figura selvaggia si ricordò dei lunghi seguiti di cortigiani ch’egli era abituato a vedere nelle terme e nei corridoi imperiali di Roma, e nella sua mente accrebbe il ribrezzo e la vergogna. Sbalordito non potè che rispondere;

— «E’ un Nazareno.» —

Balthasar non si scoraggiava così. Egli sapeva che le vie di Dio non sono sempre quali gli uomini le desiderano. Egli aveva veduto il Salvatore quando era ancora bambino in una greppia: la sua fede lo aveva preparato alla rozza semplicità, che doveva circondare la Divina riapparizione.

Attese in posizione riverente, le mani incrociate sul petto e le labbra mormoranti una preghiera.

Non aspettava un Re.

In questo momento di tale interesse pei nuovi venuti, e nel quale ognuno si trovava in preda ad una emozione diversa, un altro uomo sedeva, non lontano, sopra una pietra sulla riva del fiume, pensando forse alla predica che aveva udito.

Ad un tratto si alzò e camminò lentamente lungo la spiaggia in modo da portarsi sulla via che stava percorrendo il Nazareno e da incontrarlo presso il cammello.

I due, il predicatore e lo straniero, continuarono a camminare finchè quasi si raggiunsero. Alla distanza di dieci passi il predicatore si fermò, si allontanò dagli occhi i capelli che gl’ingombravano il viso, guardò fissamente lo straniero e alzò le mani, come per dare un segnale a tutti coloro che potessero vederlo. Ciascuno si fermò in atto di ascolto. In quel profondo silenzio il bastone che il Nazareno teneva nella mano destra si alzò lentamente indicando lo straniero.

Tutti quelli che dapprima ascoltavano fissarono i loro sguardi con attenzione sul nuovo venuto. Così fecero Balthasar e Ben Hur.

L’uomo si moveva lentamente verso di loro; era di statura poco superiore alla media, magro, quasi sparuto.

I suoi movimenti erano tranquilli e studiati come quelli degli uomini che sogliono meditare a lungo sopra gravi argomenti e si adattavano bene al suo costume, consistente in un abito con larghe maniche, che gli arrivava fino alle caviglie del piede, ed una sopravveste chiamata tallith. Nella mano sinistra teneva il solito copricapo dal fiocco rosso.

[p. 430 modifica]Il colore della sua veste era giallo per la polvere e imbrattato di fango.

Facevano eccezione i fiocchi della sua cintura, azzurri e bianchi, quale la legge prescriveva ai Rabbini. I suoi sandali erano semplici.

Non aveva nè borsa, nè cintura, nè bastone. Questi dettagli furono appena osservati dai tre, attratti unicamente dalla testa e in ispecial modo dal viso dello sconosciuto, dal quale scaturiva un ineffabile fascino.

Egli stava a capo scoperto sotto il cielo sereno; i suoi capelli di un color bruno dorato, tendenti leggermente al rosso là dove erano illuminati dal sole, si partivano in mezzo al capo e scendevano in lunghe anella sopra le spalle. Sotto una fronte larga e bassa, ombreggiati da sopracciglie inarcate e brune, brillavano due grandi occhi azzurri, raddolciti da lunghissime ciglia, quali si vedono talvolta nei fanciulli, ma ben raramente, o quasi mai, negli uomini.

Era difficile determinare se le altre sue fattezze fossero piuttosto Greche che Ebraiche. La delicatezza delle nari e della bocca apparteneva piuttosto al tipo Greco; e insieme alla dolcezza dei suoi occhi, al pallore del volto, alla finezza dei capelli e della morbida barba, che scendeva ondulata sul collo, sul petto, e formava un complesso di tanta soavità e bellezza, che un soldato avrebbe riso incontrandolo, una donna si sarebbe sentita istintivamente attratta a confidare in lui, un bambino gli avrebbe tesa la piccola mano e gli avrebbe concessa tutta la fiducia della giovine anima.

L’espressione dominante i suoi lineamenti, sarebbe stata attribuita da vari osservatori nello stesso tempo, e con egual correttezza, all’intelligenza, all’amore, alla pietà o al dolore. Per dir il vero, era una compenetrazione di tutte queste qualità.

Il suo sguardo rivelava un’anima immacolata, costretta a vedere e comprendere la corruzione di quelli fra i quali passava. Ciò non ostante nessuno avrebbe nel suo volto scorta una traccia di debolezza. In ogni modo, così non avrebbero pensato coloro i quali sanno che l’amore, il dolore e la pietà sono il risultato di una forza morale capace di sopportare qualunque sofferenza, più che non lo siano le forze fisiche.

Questa è stata la potenza che ha sostenuto i martiri ed i santi.

Lentamente egli si avvicinò ai tre. Ora Ben Hur, con la lancia in mano, era degno di attirare lo sguardo d’un Re, [p. 431 modifica]pure gli occhi di colui che si avvicinava non guardavano nè lui nè la meravigliosa bellezza di Iras, ma erano fissi sul vecchio e cadente Balthasar. Il silenzio era profondo.

II Nazareno, tendendo il bastone verso di lui, gridò a voce alta.

— «Guardate l’agnello di Dio, che redimerà il mondo!» — Gli astanti, meravigliati dal gesto e dalla frase stavano ad ascoltare ciò che potesse seguire a queste strane parole che oltrepassavano la loro intelligenza. Su Balthasar esse ebbero un effetto irresistibile. Egli era venuto per vedere un’altra volta il Salvatore. La fede che gli aveva meritato tali privilegi in gioventù s’era andata confermando con gli anni, concedendo al suo sguardo una penetrazione superiore a quella dei suoi compagni, — una forza che gli permetteva di riconoscere alla sola apparenza colui ch’egli cercava. Piuttosto di chiamare questa forza un miracolo, possiamo considerarla come facoltà di un’anima che conservava ancora qualche traccia delle sue relazioni con la divinità, alla presenza della quale altre volte era stata ammessa, oppure come la giusta ricompensa di una vita di santità senza esempio in quell’epoca — una vita per sè stessa un miracolo. L’ideale della sua fede gli stava dinanzi, perfetto nel viso, nelle fattezze, nel vestito, nei movimenti, nell’età. Il suo volto spirava riconoscenza! Oh, se ora succedesse qualche cosa per svelare l’identità dello straniero! Ciò avvenne in quel momento.

Quasi per assicurare l’Egiziano che tremava, l’eremita ripetè il grido: — «Guardate l’agnello di Dio, che viene a redimere il mondo!» — Balthasar cadde in ginocchio. Per lui non v’era bisogno di spiegazioni; e, come se l’eremita lo sapesse, si rivolse a quelli che lo fissavano in atto di meraviglia e continuò:

— «Questi è Colui del quale dissi! Io non lo conoscevo, ma affinchè egli divenga manifesto ad Israele, sono venuto a battezzarlo con l’acqua. Io vidi lo Spirito discendere dal cielo sopra di lui, come una colomba. Ed io non lo conoscevo; ma colui che mi mandò a battezzare con l’acqua mi disse: — «Colui sopra il capo del quale vedrai scendere lo Spirito, è Colui che cerchi» — ed io — «vidi ed attesto...» — Egli si fermò; e, continuando ad indicare col bastone teso, lo straniero dai bianchi vestiti: — «ed io attesto che questi è il figlio di Dio!» —

— «E’ lui, è lui!» — gridò Balthasar con gli occhi pieni di lagrime. E cadde a terra svenuto.

[p. 432 modifica]Durante tutto questo tempo Ben Hur stava studiando la fisonomia dello straniero, ma con un interessamento affatto diverso dagli altri. Lo rallegravano la perfezione delle sue fattezze, la nobiltà, la tenerezza, l’umiltà e la santità della sua persona. Ma nella sua mente uno era il pensiero: — «Chi è quest’uomo? Messia o Re?» — Mai vi fu apparizione meno principesca; al solo guardare quell’aspetto calmo e benigno, l’idea della guerra e della conquista, e il desiderio del dominio gli sembravano una profanazione. — «Balthasar deve aver ragione» — mormorò fra sè — «e Simonide torto. Quest’uomo non è venuto per ripristinare il trono di Salomone; non ha nè il carattere, nè il genio di Erode, Re potrà essere, ma non di un regno più grande di Roma.» —

Dobbiamo però notare che tutto ciò non era una conclusione assoluta per Ben Hur, ma una semplice impressione; e mentre questa stava fermandosi, contemplando il meraviglioso aspetto dello straniero, la sua memoria si sforzava febbrilmente come a richiamare un ricordo passato. — «Certamente,» — egli disse fra sè — «io ho già veduto quell’uomo, ma dove e quando?» — Egli era certo che quello sguardo, così calmo, così pietoso, così dolce, si era una volta rivolto a lui, come ora raggiava sopra Balthasar. Improvvisamente, come illuminata da un subito raggio di sole, gli apparve la scena presso il pozzo di Nazareth, quando le guardie Romane lo trascinavano alla galera. A quel ricordo tutto il suo essere tremò. Quelle mani l’avevano aiutato quand’egli soffriva. Quel viso gli era, d’allora in poi, rimasto scolpito nella mente.

Nell’emozione che lo agitava, le parole del predicatore andarono perdute. Egli non udì che le ultime parole così meravigliose che ancora il mondo ne risuona:

„Questo è il figlio di Dio!“


Ben Hur balzò da cavallo per rendere omaggio al suo benefattore; ma Iras gli gridò:

— «Aiuto, figlio di Hur, aiuto, che mio padre muore!» —

Egli si fermò, si voltò indietro, e si affrettò a sorreggere il vecchio. Ella gli diede una tazza, e Ben Hur, ordinando allo schiavo di far inginocchiare il cammello, corse al fiume ad attingere acqua. Quando ritornò lo straniero era sparito.

Finalmente Balthasar riprese i sensi e stendendo le braccia, domandò debolmente:

[p. 433 modifica]— «Dov’è?» —

— «Chi?» — chiese Iras.

Un raggio di ineffabile beatitudine brillò sul viso del buon uomo, come se un suo ultimo desiderio fosse stato appagato e rispose:

— «Lui — il Redentore — il Figlio di Dio, che mi fu concesso di rivedere un’altra volta!» —

— «Credi tu che fosse il figlio di Dio?» — domandò Iras a Ben Hur a bassa voce.

— «Sono pieno di stupore; aspettiamo,» — fu tutto quanto questi rispose.

Il giorno seguente, mentre i tre stavano ad ascoltare, l’eremita che predicava egli si interruppe a metà discorso, e disse:

— «Ecco l’Agnello di Dio!» —

Seguendo la direzione della sua mano, essi videro nuovamente lo straniero. Mentre Ben Hur esaminava la figura esile e l’aspetto augusto e santo, così pieno di tristezza, una nuova idea lo invase.

— «Balthasar ha ragione, ed anche Simonide. Non può il Redentore essere anche un Re??» —

E domandò ad un suo vicino:

— «Chi è quell’uomo che cammina laggiù?» —

L’altro, con un riso beffardo, rispose:

— «E’ il figlio di un falegname di Nazaret.» —



Fine del libro settimo.