Compendio del trattato teorico e pratico sopra la coltivazione della vite/Parte I/I

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Parte I - Capitolo I

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Parte I Parte I - II

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CAPITOLO PRIMO.


Del Clima e del Suolo.


I pregiudizj più nocivi alla coltivazione della vite sono quelli, che tendono in maniera diretta ad opporsi alla propagazione di quel piccolo numero di principj, che può solo far avanzare una parte cotanto importante, qual’è l’oenologia.

Tra i generalmente più diffusi devesi collocare l’opinione, che le terre secche siano più proprie alla coltivazione della vite, e che le terre anche sterili siano quelle, che lor convengono d’avantaggio, e su cui devesi preferibilmente piantare.

Errori così marcati, ed altrettanti dello stesso genere, tendono maggiormente a perpetuarsi perchè sono più stabiliti presso quella classe laboriosa, che [p. 14 modifica]sembra trasmetterli ai suoi figli, come un bene ereditario.

Tocca ai vignajuoli coltivatori l’onorevole incarico di distruggere principj così erronei, opponendo a siffatte massime false, lezioni di una pratica sicura, e fondata sopra la teoria.

Quale può essere lo scopo, che si propone, o che deve proporsi queir infelice vignajuolo, che per un anno intiero prodigalizza tutte le di lui cure alla vite, se non è quello di ottenere del vino, e del vino di buona qualità? Ch'egli non iscordi mai, che la sola coltivazione può dare alla sua pianta la quantità di suco necessario per trovarsi in equilibrio col calore atmosferico, equilibrio senza il quale non è sperabile lo sviluppo di quel principj essenziali, che sono causa di ogni fermentazione vinosa.

Se la pianta non contiene una quantità abbastanza grande di suco, gli effetti del calore influiscono sù essa in maniera, che gli riesce funesta: le sue foglie languide, secche, provano che la vegetazione è interrotta, e che non resta altra speranza per il suo frutto, che rimane allora nel medesimo stato. Non sarebbe lo stesso, se il suco divenisse troppo abbondante, e non si trovasse più in armonia col calore. Non avrebbe la forza bastante per condurre i nuovi getti allo stato legnoso, non potrebbe più moderare l’azione di quel fluido poco elaborato, il quale, annunciandosi con una brillante vegetazione, non produrrebbe in abbondanza, che frutti degenerati.

La uva non avendo potuto pervenire a quello stato di maturità, che dà luogo alla formazione [p. 15 modifica]del mucoso dolce, e mucoso zuccherino, non fermenterà mai, che in dna maniera imperfetta, e non darà altro vino, che di una cattiva qualità. La vite, come tutte le altre piante, à bisogno di sostanze nutrienti, che riceve col mezzo delle sue foglie, e delle sue radici, dall’aria, dalla terra, e da’ diversi concimi, i cui suchi si appropria decomponendoli per dar sorgente a’ differenti fluidi, i quali sono necessarj alla sua vegetazione. Sebbene la terra non sembri dare un asilo alle radici, che per fare solida la pianta, sostenerla in direzione più o meno verticale, garantirla dalle ingiurie de’ venti, essa le offre ancora altre risorse, che le sono di una più grande importanza. Mentre dove troverebbe quella benefica umidità, che succhia colle sue radici, per servirsi nei suoi bisogni, e che gli diviene tanto necessaria, senza la quale gli è impossibile prosperare? Questa è una verità conosciuta in molti paesi, dove si ripara alla siccità del suolo con canali d’irrigazione, situati appiedi della vite, e che sono destinali a procurarle l’umidità.

Se fosse bisogno di altre prove, non ne troveremmo forse delle riflessibili nelle principali vigne di Francia, le quali situate sulle coste che circondano grandi fiumi, sembrano avvertirci, che quella porzione è una delle cause necessarie alla loro celebrità?

Infatti non abbiamo dalle rive del Rhône1, e [p. 16 modifica]dell’Yonne i vini tanto rinomati de l’Hermitage, dei Côte Ròtie, del Condrien, della Chenette? E i fiumi la Marne, la Seine, la Garonne, la Loire, non scorrono forse appiedi delle più belle vigne di Francia?

Questa posizione può qualche volta farsi pericolosa, poichè le viti, che non fossero molto elevate, o che fossero al livello della terra avrebbero tutto a temere dal trovarsi inviluppate in un'atmosfera umida. Il freddo o il vento può in questo caso determinare il gelo, come arriva sovente al levar del sole, che percuotendo i germogli, distrugge in un istante le più belle speranze.

Bisogna egualmente cercare terreni lungi dalle sorgenti di acque slagnanti, dalle chiuse di siepi vive, dai boschi, dai ginestrieri, dalle macchie, dagli alberi alti, che con effetti diversi possono rendere funesta la loro vicinanza alle viti. Anche gli alberi sparsi sono nocivi, perchè si oppongono alla libera circolazione del vento, che preserva le viti dal gelo, facendo cadere la piccola goccia di rugiada, o di pioggia, che inviluppa il germoglio.

[p. 17 modifica]Ànno inoltre il disavvantaggio di privare la pianta dei raggi del sole, e di levarle i succhi nutrienti, la cui perdita non possono riparare. Ò veduto in qualche contrada della Basse-Bourgogne i vignajuoli slegare interamente la vite, lasciarla ondeggiare a seconda del vento: con questo semplice mezzo l’ànno garantita spesso dal gelo.

Se le terre secche, come l’abbiamo provato, non possono convenire alla vite, le terre sterili non le sono meno sfavorevoli: mentre ammettendo, che possa col mezzo delle sue radici, o delle sue foglie, succhiare dall’aria, o dalla terra l’umidità di cui abbisogna, chi le procurerà gli altri principj, che le sono necessari, per originare quei composti nuovi, senza i quali l’umidità, che assorbe, non può esserle di alcun soccorso? Sebbene non si pianti ordinariamente la vite in terre forti, qual è l’agricoltore, che non l’abbia veduta prosperare in terreni, dove sino allora non si era seminato che grano?

L’Anjou, e qualche altro paese ci provano, che la vite non ha degenerato in terre forti, che somministrano cionullostante vini di buona qualità.

Se tutti i terreni potessero indistintamente convenire alla vite, il coltivatore vignajuolo non ai darebbe la pena di cercare i siti, che giudica più o meno favorevoli, sia perla loro natura, sia per la posizione delle montagne, dei fiumi, delle foreste, la di cui influenza più o meno grande tende sempre ad aumentare il calore, e procurare alla vite una temperatura più elevata.

Non considerando le terre sotto il rapporto delle sostanze, che possono somministrare per la [p. 18 modifica]nutrizione de’ vegetabili; esse esercitano niente meno sopra di loro un’azione rimarcabile. Infatti sono formate di strati più o meno sparsi di sabbia, di argilla, di pietre calcari, che trattenendo le acque piovane, o lasciandole scappare troppo facilmente, conducono alla pianta l’umidità necessaria, o ne la priva totalmente, e possono a seconda del loro calore, e della loro natura, riflettere, o assorbire i raggi solari, dei quali elleno sono più, o meno conduttrici.

Non e più permesso dubitare della grande influenza degli strati inferiori di terra sopra i vegetabili coltivati alla superficie, quando una moltitudine di fatti, la cui autenticità non puossi rivocare in dubbio, viene maggiormente in conferma di questa opinione.

«La piccola vigna di Morachet è situata nel vicinato di Poligny, e distinta in tre parti, sotto la denominazione di Morachet, di chevalier Morachet, e terzo Morachet. Ciascuna di queste parti non è divisa che da un sentiere: d’altronde esse formano un insieme esposto egualmente per tutti i punti: la stessa natura di terreno, quanto allo strato superiore: la stessa specie di vile: la stessa maniera di coltivazione: la stessa epoca di vendemmia: la stessa cura, ed eguali processi nella fabbrica de’ vini. Giudichiamo ora, dal prezzo dei raccolti, la differenza delle loro qualità. Quando una qualità di vino del primo Morachet si vende 1200 franchi, la stessa misura raccolta sul chevalier ne costa 800, e quella del terzo, 400 soltanto». Il vino della Romanée si vende sino 800 franchi, ogni 240 bottiglie, allorchè l’altro di Richebourg, che non è separato che da un sentiere, non si vende più che 200 franchi. [p. 19 modifica]Quanto ai ripari, è impossibile non riguardarli come attivissimi nell’indurre le differenti temperature, che si rimarcano nei climi di alcune vigne, la vicinanza dei quali non lascia supporre altre cause.

Tutti conoscono i vini di Perpignan, di Colioure, di Rivesaltes, situate nell’avanti chiamato Roussillion. L’uva arriva a un tal grado di maturità, e contiene una tale quantità di principio zuccherino, che se ne fanno a piacere dei vini di liquore. Il dipartimento dell’Ariège, compreso nel così detto paese de Toin, è contiguo a quello dei Pirenei, e il vino che si raccoglie, ben lungi di essere vino da liquore, non è nemmeno un vino ordinario. A quali cause attribuire qualità si diverse nei prodotti di due territorj così vicini, se non alla base del terreno, e ai ripari, la cui posizione è tanto diversa per queste due contrade?

La situazione delle viti disposte all’Est può presentare gravi inconvenienti, soprattutto nei paesi soggetti alle nebbie: non possono convenire se non che in alcune contrade meridionali, che per l’elevazione della loro temperatura, e qualche circostanza locale, sembrano temere meno gli effetti distruttori de’ primi raggi del sole. Verso il Nord, l’aspetto del mezzo-giorno pare dovesi preferire: poichè in questa posizione le viti non hanno niente da temere dal sole, il quale prima di arrivarle, ha già dissipato gran parte della rugiada, che copriva i germogli.

Le località non permettono sempre al coltivatore vignaiuolo di scegliere il terreno, che vuole piantale a vigna. Le colline a dolce pendio, a sommità rotonda; o terminata in piano, sono più facili a [p. 20 modifica]coltivare, e non danno mai luogo a sgrottamenti: conseguentemente esse devono meritare la preferenza. Vengono in seguito le costiere, il cui pendio più o meno rapido offre per tutto nelle coltivazione le ineguaglianze che si rimarcano sul terreno. L’azione delle procelle levando alle parli superiori tutto quello strato di terra vegetabile, che attornava la pianta, la lascia in un tale stato di privazione, che il suo stelo sradicato, i suoi sarmenti corti e fragili, in parte spogliati di foglie, annunciano quanto basta, che la sterilità del suolo non può convenirle.

Sebbene gl’inconvenienti, che presenta la base della montagna, siano di opposta natura, non sono perciò meno pericolosi. I ceppi sepolti sotto quegli strati di terra, che le grandi piogge ànno staccati dalla sommità, colla brillante apparenza, che presentano le loro foglie, e i loro steli, non danno che cattiva uva, marciosa sempre prima di essere arrivata all’epoca della maturità. Il mezzo della collina è dunque la posizione più favorevole: là non si deve temere l’abbondanza nociva della base, e lo spoglio totale della sommità. Il sole vi agisce in modo più efficace sull’uva, la cui qualità è ben diversa da quella delle altre estremità. «Si osserva che se il vino del basso della montagna, che si nomina chiuso Vougeot vale 300 franchi alla botte, quello del mezzo si vende 900 franchi, e quello dell’alto solamente 600 franchi.»

Sarebbe impossibile indicare qui quale sia lo strato superiore di terra il più proprio alla vite: varia all’infinito secondo la natura del clima: tutte le ipotesi, che si potrebbero avanzare su questo proposito, non essendo che gratuite supposizioni, sarebbero piuttosto nocive, che vantaggiose. [p. 21 modifica]Al mezzogiorno, sulle terre vulcaniche in mezzo alla selce, e alle sabbie granite, meschiate con terra vegetabile, ed un poco di argilla, si trovano le migliori viti. Nel centro della Francia, in mezzo ai rottami di rupi calcaree, e di schisti sembrano prosperare.

I terreni del Nord, ai quali si dà la preferenza, sono sabbie argillose, riunite a pietra calcare. I rottami di selce, e di quarzo, che si trovano sul suolo delle vigne più rinomate, producono il doppio effetto di dar calore, ed opporsi alla dissipazione dell’umido. Il miglior modo per giudicare della qualità di un suolo, e della temperatura del clima, è quella di stimarlo dalle produzioni vegetabili, che somministra. La presenza de' fieni, dei mandolaj, delle noci, che producono buoni frutti, senza essere innestati, indicherà con certezza all’agricoltore vignajuolo, che la plaga su cui crescono, sarà favorevolissima alla coltivazione della vite.

Rozier nella sua memoria coronata dall’accademia di Marseille dà, rapporto a’ terreni proprj a produrre del buon vino, alcune considerazioni generali, che sembrano dedotte dalle numerose sue osservazioni.

«La forte traspirazione della vite, e il di lei assorbimento veemente indicano il suolo che le conviene. Per questa ragione una terra composta di sabbia, di ghiaja, di selce, di rupi marcite è eccellente per la sua coltivazione: la terra sabbionosa produce un vino delicato; la rupe rotta un vino forte, generoso, e di qualità superiore. La terra forte, fredda, compatta, [p. 22 modifica]umida, che il sole indurisce, nuoce essenzialmente alla qualità del vino. La plaga più vantaggiosa è quella di una costiera, che tende dall’oriente al mezzo-giorno, e su cui il sole scaglia i suoi raggi il più lungamente possibile. Le costiere vicine al mare ed ai fiumi sono da preferirsi a tutte. La parte inferiore è meno vantaggiosa della superiore, ed ambedue non valgono la parte media.»

Note

  1. Ò stimato bene conservare i nomi proprj, de’ dipartimenti, fiumi, città, luoghi ec. come nell’originale, per un modo di eguaglianza, dacchè non sempre ànno questi in italiano quelli che vi corrispondano. I nomi proprj sono spesso uno degli scogli de’ traduttori. Non lo furono niente meno per me quelli relativi anche alla parte agraria, e segnatamente i pochi, che risguardano l’insettologia. Confesso essermi rapportato per i primi alla dotta decisione dei miei amici, signori ab. Miotti ab. Greatti, e Bottari, e per gli altri all’Enciclopadia. (Il traduttore.)