Considerazioni sulla importanza militare e commerciale della ferrovia direttissima Bologna-Firenze/Capitolo 4/Varianti

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B).Varianti per Barberino.

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Capitolo 4 - Direttissime Capitolo 4 - Convenienza

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B). Varianti per Barberino.

§ IV. Giustificazioni. — Riassunte così le principali condizioni dei progetti proposti dagli ingegneri Zannoni e Protche, dobbiamo osservare che gli egregi autori da bel principio furono ambedue guidati nei loro studi dal concetto che la nuova linea dovesse dall’Appennino scendere direttamente verso Firenze. In seguito, il primo portò la sua linea a levante, il secondo a ponente, non perchè sia stato riconosciuto erroneo il concetto da cui partirono, ma unicamente perchè: l’Ing.Zannoni credette di vedere nell’appalto deliberatosi del tronco Vaglia-Firenze, della ferrovia Faenza-Firenze, un ostacolo insormontabile alla variante da introdursi in tale tratto di strada per completare la sua linea; ed il Comm. Protche trovò che la discesa dall’Appennino verso Firenze avrebbe presentato «lavori di grandissima mole e non minori di quelli della discesa di San Mommè sopra Pistoia, e che a levante del Bisenzio non si poteva passare dal versante Mediterraneo al versante [p. 55 modifica]Adriatico senza trovare due Appennini,» o per meglio dire senza incontrare una notevole contropendenza fra l’Arno e la Sieve.

Questa contropendenza era in ultima analisi l’ostacolo principale che si opponeva all’attuazione dell’unanime desiderio di condurre la Direttissima addirittura a Firenze.

Ora possiamo domandare: se questa contropendenza potesse sopprimersi, ottenendo un tracciato più breve, meno costoso ed anche meno diffìcile di quello indicato dal Comm. Protche, non sarebbe conveniente di ritornare al concetto primitivo di condurre la Direttissima addirittura a Firenze, affinchè il movimento di transito, che è il maggiore, abbia minori vincoli di soste e di coincidenze, e possa effettuarsi quasi tutto d’un flato fra Bologna e Firenze?

Ecco il problema che si affaccia alla mente di chi osserva i gravi inconvenienti a cui darebbero luogo, sia la Direttissima per Prato, come quella per Pontassieve, e che abbiamo tentato di risolvere colle varianti per Barberino alle linee indicate.

Queste varianti si compongono d’un primo tronco d’accesso all’Appennino, passando per Barberino, comune ai vari tracciati delle medesime, a partire dalla stazione di Firenze (P. C.) fino a raggiungere la Stura presso Casaglia, e degli allacciamenti di detto tronco alle linee Protche e Zannoni per i monti Citerna e la Futa.

§ V. Tronco comune per Barberino. — Il tracciato del tronco d’accesso all’Appennino (fig. 14) partendo in salita del 12 per mille dall’ingresso verso Bologna della stazione di Porta alla Croce (presso la già Porta Pinti chilom. 1, H), valica il Mugnone, sorpassa le vie urbane che incontra, e, dopo aver descritto un semicerchio sui colli di Montughi, ritorna in vai di Mugnone presso il Pino.

Da questo punto il tracciato si mantiene sulla destra del torrente suddetto, prima sulle salde roccie di Monte Rinaldi e poi al piede della falda, fino a raggiungere, al di là del fosso di Basciano, il Rio di Sant’Andrea o del Mugnonello, ove incomincia la galleria da aprirsi sotto Pratolino per passare nella valle del Carza.

Questa galleria, che trova presso l’imbocco e negli influenti del Carza notevoli depressioni che rendono agevole, rimpianto di numerosi pozzi, risulta della lunghezza di M. 7,750, ossia di circa M. 800 più breve della galleria di Ronco sulla succursale dei Giovi (fig. 15), ed in analoghe condizioni per la profondità dei pozzi e per la lunghezza dei nuclei principali.

Giunta in tal modo alla stazione di Vaglia, da impiantarsi presso lo sbocco della galleria sul ciglio destro del Carza, la nuova linea passa a contatto della ferrovia Faentina (chilom. 21, G) poco prima di attraversare il torrente accennato presso Tagliaferro. Da questo punto il tracciato procede in orizzontale fasciando i colli che fiancheggiano la strada Bolognese fino a raggiungere la Sieve presso Campiano.

Rimane così soppressa la tanto temuta contropendenza fra la Sieve e Pratolino, o, per dir meglio, resta scemata al punto da non costituire più un vizio altimetrico della via; poiché l’altezza perduta è minore di quella che corre fra le stazioni di S. Maria Novella e di Porta alla Croce a Firenze.

I saldi colli su cui poserebbe tale tratto di strada, fra Tagliaferro e Campiano, sono a ripide falde in alcuni tratti rocciosi, e tagliati a guisa di dentiera nei pressi di Cafaggiolo da valloncini di poca larghezza.

II profilo risultante dal tracciato indicato è però suscettibile di notevoli miglio[p. 56 modifica]ramenti quando, facendo una corda-molle piu sentita fra Vaglia e Campiano, si porti la ferrovia al piede dei colli indicati sulla sinistra della strada Bolognese. Questa variante permetterebbe di rendere il tracciato della Faentina comune a quello della nuova linea per circa 3 chilometri da Vaglia verso S. Piero.

A Campiano la Sieve è ancora molto depressa, e fiancheggiata da un esteso piano; ma quivi per l’appunto i contrafforti laterali, avanzandosi l’un verso l’altro fino a lambire col loro piede il ciglio del fiume, formano una stretta che agevola la traversata della valle per poter continuare la salita fino al piede dell Appennino senza ricorrere a sviluppi artificiali. Questi contrafforti, adiacenti al ponte attuale di Campiano formano le spalle naturali di un viadotto alto 30 metri, e di facile esecuzione, poichè la roccia apparisce stratificata quasi a fior di terra.

Oltrepassata cosi la Sieve, e poscia il Tavaiano e la Calecchia, suoi prossimi influenti, ove cadono altre due opere importanti, la linea raggiunge la valle della Stura nei pressi di Barberino. Formata quivi l’orizzontale per la stazione, la ferrovia prosegue in salita verso l’Appennino, dapprima sulle falde scoscese, ma stratificate e solidissime, per cui si svolge la strada Provinciale in precedenza di S. Gavino, poi al piede della falda di Montecarelli, fino a raggiungere il ciglio sinistro della Stura presso il Mulino di Casaglia (chilom. 39, F).

In questo punto termina il tronco d’accesso all’Appennino, comune a tutte le varianti, avente la lunghezza di 39 chilometri a partire dall’asse della stazione di Porta la Croce.

Le opere principali allo scoperto sono cinque solamente: tre viadotti per le traversate della Sieve, del Tavaiano e della Calecchia; e due ponti, uno sul Mugnone e l’altro sul Carza.

Le gallerie minori sono pochissime, e parecchie di esse sono procurate artificialmente per non recar danno ai fondi attraversati e lasciare inalterate e libere le comunicazioni sulle vie ordinarie. La nuova galleria di Pratolino non ha bisogno di spiegazioni geologiche, attesa la sua ubicazione che la conduce ad attraversare terreni migliori di quelli in cui si sta perforando l’omonima galleria della ferrovia Faentina.

La pendenza massima del tronco Firenze-Casaglia è del 12 per mille, ed il raggio delle curve non inferiore a M. 400. Nel tunnel di Pratolino si è stabilito una livelletta sensibilmente inferiore al 12 per mille ed a quella adottata per la galleria dei Giovi. Occorrendo, tale livelletta può ancora diminuirsi allungando insensibilmente la galleria verso il Carza, senza peggiorarne le condizioni d’esecuzione, e migliorando le livellette sul tratto successivo. Conviene però osservare come la resistenza al movimento dei treni sia attenuata dall’andamento rettilineo del binario, dalla ventilazione favorevole determinata dai pozzi e dal dislivello degl’imbocchi, e venga notevolmente diminuita dalla minor resistenza dell’aria, quando si faccia la galleria a doppio binario.

Le stazioni che s’incontrano sono: il Pino, S. Andrea, Vaglia, Campiano e Barberino.

Le stazioni del Pino e di S. Andrea sono poste in pendenza per non allungare con viziosi sviluppi il percorso Bologna-Firenze, a danno del movimento di transito, potendo il servizio locale disimpegnarsi su binari di scarto per le merci, e sugli [p. 57 modifica] stessi binari di corsa pei viaggiatori, come si pratica a Corbezzi ed a Vaioni, sulla Porrettana, in condizioni altimetriche assai più svantaggiose.

La stazione del Pino torna comoda per le numerose ville che coprono le creste dei colli vicini, pei villaggi la Pietra, la Loggia, la Lastra, Trespiano, nonché per le importanti cave di pietra di Monte Rinaldi.

La stazione di S. Andrea potrebbe vantaggiosamente tener le veci di quella in progetto alle Caldine, per la ferrovia Faentina, eliminando il bisogno di una costosissima variante, richiesta dalle Autorità militari, colla quale si verrebbe a peggiorare notevolmente le condizioni altimetriche di detta ferrovia.

La nuova stazione di Vaglia viene ad essere di più facile accesso, meno elevata e più vicina a Firenze (di circa 3 chilometri) dell’omonima stazione prevista sulla Faentina, e torna comodissima per tutta la valle del Carza.

Infine le stazioni di Campiano e Barberino raccolgono tutto il traffico dell’alto Mugello, ed hanno un’importanza che a nessuno può sfuggire; poiché le provenienze da quelle località, che non avrebbero alcun interesse di giovarsi della ferrovia Faentina per i loro rapporti con Firenze, sono assicurate interamente alla nuova linea, e rimangono avvicinate a Bologna di circa 60 chilometri rispetto alla via per Faenza.

Questo fatto ha una speciale importanza non solo per l’alto Mugello, ma per tutta la vai di Sieve; poiché è chiaro che non è a Mezzodì, ma al Nord, che questa importante regione potrà esportare con maggior convenienza i suoi prodotti, e procurarsi quelli che non ha.

§ VI. Variante per la Futa. — Dal Mulino di Casaglia, ove termina l’indicato tronco d’accesso all’Appennino (chilometri 39 F, fig. 14) due vie si offrono per andare a Bologna: l'una per la Futa ed il Santerno, che può raggiungere la Direttissima Zannoni nei pressi di Firenzuola o di Canida; l’altra per Citerna ed il Gambellato, che può collegarsi al tracciato Protche in val di Setta.

La variante per la Futa che si allaccia alla linea Zannoni (ed è la superiore segnata in linee piene sul profilo F A, eh. 39 - eh. 56, fig. 14) richiede una galleria (di M. 6850) la quale sarebbe appena qualche centinaio di metri più lunga di quella di Marianopoli (fig. 13), testé forata sulla linea Catania-Palermo, ed in condizioni assai più favorevoli per l’escavazione ed esercizio dei pozzi principali.

Lo sbocco della galleria trovasi sulla sponda sinistra del Santerno, ove si procura una orizzontale per la stazione di Castro S. Martino. Da questo punto la linea, ripiegandosi, abbandona il Santerno, e, risalendo, raggiunge presso Collina l’orizzontale destinata alla stazione di Firenzuola. Un’ultima e breve tratta in salita conduce la variante, attraverso il contrafforte le Valli ed il Rio Diaterna, ad innestarsi nel mezzo della galleria di Canida alla linea Zannoni, dopo un percorso di chilom. 56,433 da Firenze (P. C.).

La pendenza di questa linea nel tronco successivo fino a Bologna, indicata nel progetto Zannoni col limite massimo del 14,80 per mille, è riducibile, limitando a M. 400 l’ampio raggio (1000 M.) delle curve, al 14 per mille con uno sviluppo di chilom. 40,970 dall’asse della stazione di Bologna. Perciò la Direttissima per la Futa tracciata a curve di raggio non inferiore a M. 400, verrebbe a risultare fra le stazioni di Bologna e Firenze (P. C.) della lunghezza di circa chilom. 97 (fig. 3) colla salita massima del 14 per mille da Bologna verso Firenze e del 12 solamente nel senso inverso. [p. 58 modifica]Devesi però osservare che, in seguito a recenti studi, l’ing. Zannoni ritiene possibile anche sul versante bolognese lo sviluppo della linea colla pendenza massima del 12 per mille, accrescendone la lunghezza di soli M. 2700; e così la Direttissima per la Futa verrebbe a svolgersi nelle condizioni di pendenza e di sviluppo supposte nei precedenti capitoli; cioè col limite del 12 per mille nelle pendenze; di M. 400 pel raggio delle curve; e di chilom. 100 per la lunghezza dell intera linea.

In quanto alla natura dei terreni attraversati dalla variante per la Futa, basterà osservare che essa valica l’Appennino nella località indicata dallo Stephenson per la linea d’Imola, che egli preferiva alla Porrettana ed alla Faentina.

§ VII. Variante bassa per Citerna. — Ci rimane a parlare delle varianti per Citerna alla linea Protche distinte coi nomi di Variante bassa e Variante alta per la diversa elevazione del punto culminante.

La Variante bassa (chilom. 39-56. F E D, flg. 12 e 14) partendo dal termine del tronco sopra descritto, comune a tutte le varianti, procura sulla sinistra della Stura l’orizzontale occorrente per la stazione di Casaglia; poscia varcato il torrente, s’introduce in galleria sotto il monte Citerna, salendo col 5 per mille fino al punto culminante (E) posto a M. 412 sul mare in corrispondenza al pozzo di Castagnolo. Quivi incomincia la discesa dell’8 per mille fino a raggiungere il tracciato Protche, presso il Mulino Cà d’Onofrio nella val di Setta, in corrispondenza all’imbocco della grande galleria di Montepiano posto a M. 320 sul mare.

La Galleria Bassa di Citerna, che in tal modo si ottiene per la traversata dell’Appennino fra le valli della Stura e del Setta, risulta lunga M. 16,350, ossia più corta di M. 1430 della galleria di Montepiano prevista nel progetto Protche, ed è di gran lunga preferibile a questa per le migliori condizioni del profilo del terreno e per la disposizione delle livellette: (V. nella fig. 12 il profilo della galleria di Montepiano indicato con linee a tratti).

Per quanto si riferisce alle difficoltà che può presentare l’esecuzione della galleria, ed alla natura dei terreni attraversati, riferiamo le parole usate dal Comm. Protche, parlando della sua galleria di Montepiano, le quali sono applicabili anche a quella per Citerna. L’autore incominciando dalla prima tratta, a partire dal Mulino Cà d’Onofrio, scrive: «Non vi può essere dubbio quanto all’attuabilità di quel principio di galleria, perchè nelle sponde dei fossi che sboccano dalla parte Est del Setta, nei pressi del Molino di Cà d’Onofrio, si vedono, anche ad un livello molto superiore al fondo del fiume, traccie manifeste di stratificazione. Ben presto poi, avanzando verso Sud, la galleria si sarà abbassata a tale livello che non darà più nemmeno da pensare sulla stabilita dei terreni. Le filtrazioni poi non saranno da temere ad onta della vicinanza del Setta, perchè si potrà fare in modo da essere abbastanza lontani dal fiume, quando si giungerà a parità di livello col suo fondo, e perchè poscia la stessa profondità della galleria sotto l’indicato fondo sarà garanzia sufficiente. E si voglia di piu considerare la facilità di poter regolare preliminarmente ogni cosa nel modo più sicuro, coll’appoggio di opportuni scandagli trattati mediante pozzi di piccola sezione armati in legno.»

«La parte superiore dell’Appennino sarà certamente formata, come all’altro restante della linea Bologna-Pistoia, di strati di schisto compatto o di strati alternati di macigno e di schisto, e quei terreni non richiedono grossi rivestimenti di muratura e nemmeno arco rovescio.» [p. 59 modifica]Risultando dalle parole riportate che la prima parte della galleria, di chilom. 6,650, dal Mulino Cà d’Onofrio ai pressi di Badia, è quella in cui si devono temere le maggiori filtrazioni tanto nei pozzi che nel sotterraneo, è chiaro che, considerate le analoghe condizioni di ubicazione delle gallerie di Montepiano e di Citerna, in questa, per la favorevole disposizione delle livellette, i pozzi potranno essere numerosi e poco profondi, e quando anche venga meno il loro sussidio, l’esecuzione dei lavori sarà sempre possibile e relativamente facile dall’imbocco; ciò che non può dirsi per la galleria di Montepiano avuto riguardo alla sfavorevole disposizione delle livellette.

Assai più sfavorevoli sono le condizioni della galleria Protche nella seconda parte, della lunghezza di chilometri 11,130, da Badia verso S. Quirico; poiché tale tratto deve scavarsi interamente a foro cieco con un solo attacco in condizioni regolari, trovandosi all’altro estremo il pozzo Badia profondo 130 metri, col quale si avrebbe un attacco in contropendenza. Di più questo pozzo, avuto riguardo alla sua grande importanza, non è certamente nelle migliori condizioni desiderabili rispetto alle filtrazioni, se si osserva che trovasi presso la confluenza del Gambellato e del Setta al piede degli Appennini.

Invece la seconda tratta della galleria di Citerna, dai pressi di Badia allo sbocco di Casaglia, che misura la lunghezza di soli M. 9700, è interamente perforabile a pozzi di profondità regolare e, oltre alla favorevole disposizione delle livellette, presenta un nucleo a foro cieco della lunghezza di soli M. 3500, riducibile notevolmente quando si ripieghi alquanto il tracciato, o quando si vogliano applicare pozzi della profondità ammessa per le gallerie di Marianopoli (lìg. 13) e del Borgallo (fig. 10).

L’importanza di tali osservazioni apparirà più evidente se si riflette che la disposizione della galleria di Citerna, colle livellette in salita dagl’imbocchi verso il centro, è quella seguita in tutte le grandi gallerie a foro cieco eseguite sinora; laddove il sistema ad una sola livelletta (per cui un solo imbocco trovasi in condizioni regolari) proposto per la galleria di Montepiano rappresenta l’eccezione alla regola stabilita dai grandi trafori Alpini (Cenisio, Gottardo ed Arlberg), eccezione tanto più pericolosa in quanto che nell’Appennino non si può sperare che la perforazione meccanica dia i buoni risultati ottenuti nelle roccie alpine, e le filtrazioni d’acqua, le emanazioni gassose irrespirabili e la minore solidità del terreno contribuiranno pur troppo a moltiplicare le difficoltà.

Nel caso in questione dobbiamo ancora osservare, che le imponenti frane da cui fu sconvolto il letto del Setta sovrastante alla prima parte della galleria non permettono di valutare la profondità a cui può trovarsi il terreno impermeabile. Perciò, se in seguito ai saggi che verranno praticati, si riconoscesse la convenienza di allontanare la galleria dal fiume, di tal maniera che i pozzi risultassero eccessivamente profondi, si correrebbe il rischio di dover scavare a foro cieco una gran parte della tratta, di galleria ora prevista a pozzi, e se ciò malgrado le filtrazioni non si potessero evitare e neanche vincere senza gravissime spese, potrebbe essere sconvolto tutto il piano tecnico ed economico architettato per lo svolgimento dei lavori.

§ VIII. Variante alta per Citerna. — Incertezze di tal natura in un’opera così importante, quantunque forse possano dileguarsi con opportuni saggi, ci fanno ritenere che se da Badia si potesse discendere a S. Quirico senza incontrare la [p. 60 modifica] pendenza del 15 circa per mille (Ved. la retta M N, flg. 12), il Comm. Protche avrebbe le mille volte preferito di innalzarsi maggiormente colla sua linea in vai di Setta, piuttostochè adottare un tunnel come quello proposto.

E siccome, col tracciato per Citerna, l’impossibilità di elevare il punto culminante della traversata non esiste, noi crediamo preferibile il concetto altimetrico da cui partì primieramente il Comm. Protche, allorché si proponeva di portare l’imbocco della sua galleria in val di Setta all’altezza di 400 a 500 metri, e di ottenere un tronco indipendente verso Firenze senza discendere nel depresso Bisenzio.

Tale partito è nel nostro caso il migliore; poiché, fissata a Badia l’origine della galleria dell’Appennino, questa risulta assai più facile e più breve per Citerna, che non per Montepiano (fig. 11). Di più il tracciato per Citerna permette la discesa sul versante tirreno con andamento regolare, percorrendo una delle più fertili e ricche contrade sotto-appennine che vanti l’Italia; laddove passando per Montepiano il Protche era costretto a ricorrere all’artificiale ripiego di una discesa tortuosa e costosa come quella di S. Mommè, per luoghi senza vita e senza interesse.

Il nuovo tracciato a cui si allude, e che corrisponde altimetricamente all’ideale primitivo dell’Ing. Protche, è quello indicato dalla Variante Alta per Citerna, (fig. 11 e 14) la quale ha comune colla Variante Bassa la tratta da Casaglia al pozzo di Castagnolo (chilometri 39-45, F E), ossia il nucleo principale della galleria di Citerna.

Questo nucleo è in condizioni migliori della galleria del Borgallo (fig. 10), sulla linea Parma-Spezia, per la considerevole minor profondità dei pozzi principali, cosa che parrà più evidente quando si rifletta che quest’ultima galleria si sta scavando a foro cieco, rinunciando all’aiuto dei pozzi previsti, perchè troppo profondi.

A partire dal pozzo di Castagnolo, la Variante Alta si piega a sinistra verso il Gambellato, e continuando a salire giunge a Badia, ove trovasi lo sbocco della Galleria Alta di Citerna ed il punto culminante della traversata a M. 430 sul mare.

La località di Badia si presta egregiamente all’impianto d’una stazione importante per l’esercizio della linea, e per raccogliere il traffico delle valli che in quel punto si riuniscono; il quale traffico non ha e non potrà avere colla Direttissima Protche (segnata con linee a tratti sulla fig. 11), un’uscita conveniente verso l’Adriatico, poiché le frane della val di Setta superiormente al Molino Cà d’Onofrio saranno sempre di grave ostacolo alla viabilità ordinaria.

Dalla stazione indicata cominciando la discesa sul versante adriatico, l’innesto della Variante Alta colla linea Protche può effettuarsi (trascurando il maggiore sviluppo dovuto alle sinuosità della valle) presso il Pian di Setta (cb. 63, C, fig. 11) colla pendenza del 14 per mille (inferiore a quella del 15 prevista primitivamente dal Protche) protratta per soli otto chilometri. Ma evidentemente non conviene sconvolgere l’economia dell’esercizio su tutta la linea per un malinteso risparmio nelle spese d’impianto; e la soluzione preferibile sarà quella che si ottiene effettuando la discesa della valle del Setta col 12 per mille, partendo da Badia, fino a raggiungere la linea Protche presso Vado (al chilometro 74, B, trascurando il maggior sviluppo corrispondente alle sinuosità della vallata).

Con questa disposizione, il piano stradale della variante risulta sempre più alto delle acque del Setta senza ricorrere a sviluppi artificiali. [p. 61 modifica]Tale tracciato, è vero, richiederà di portare la strada a mezza costa sulla falda orientale della vallata, ciò che non sarà increscevole pel tratto a valle del Molino Cà d’Onofrio in cui il Protche è obbligato a tenere il piano stradale «ad un livello abbastanza alto per la strettezza del letto del fiume» e lo sarà meno ancora nel tratto successivo presso Vado, ove la falda presenta ampie e regolari curve direttrici senza depressioni notevoli. La natura dei terreni su cui deve impiantarsi tale tratto di strada è ottima, come apparisce dalla relazione Protche, il quale trova buoni i terreni sulla falda orientale del Setta, rocciose le sporgenze da attraversarsi in galleria e pochi i fossi da valicare.

Nella tratta della Variante Alta compresa tra il Molino Cà d’Onofrio ed il Rio Pian del Voglio, ove le potenti frane che dal versante occidentale scendono a sconvolgere il letto del Setta obbligano a tenere la linea in sotterraneo, la possibilità di questo è dimostrata dallo stesso Comm. Protche: poichè egli scrive che i terreni nella sponda orientale sono stratificati, «sicchè vi è da ammettere che se il terreno superiore sarà suscettibile di qualche scoscendimento, quello inferiore sarà tuttavia fermo e sodo. Perciò la galleria, o le brevi gallerie occorrenti in tale tratta di strada, avendo il piano stradale assai più elevato delle acque del Setta, ed essendo la falda sovrastante priva di filtrazioni (per quanto se ne può giudicare dalla superficie), potranno con grande facilità ed economia perforarsi per mezzo di finestre favorevolmente disposte.

«Dopo il Rio del Pian del Voglio, e fino sotto la Badia Vecchia, scrive il Comm. Protche, poco prima della confluenza del Gambellato in Setta, il terreno si potrebbe prestare alla costruzione a cielo aperto di una ferrovia, di pendenza poco superiore al 0,012,» e si raggiungerebbe perciò senza ostacoli la stazione di Badia posta all’imboccatura della galleria di Citerna, ove poi «incomincia, per terminare a San Quirico, il massiccio centrale dell’Appennino, e non v’è più mezzo di pensare a tracciare una ferrovia a cielo aperto che risponda alle condizioni della questione.»

Dopo averci in tal modo servito di guida per tracciare la Variante Alta, il Comm. Protche ci offre anche il mezzo di giustificarne l’opportunità; poiché parlando della Variante da Bologna a Vado, alla sua linea, egli scrive: «tale variante abbrevierebbe la linea di 4 chilometri, ma necessiterebbe una contropendenza, perchè Pianoro è di oltre trenta metri più alto di Vado, ed esigerebbe una galleria quasi continua fra Savena e Setta.... Ho voluto però accennare a tale variante, perchè vagheggiata da alcuni una linea indipendente a partire dalla stazione di Bologna.»

Con queste parole il Comm. Protche ci fa comprendere che la sua ripugnanza per la variante suddetta deriva unicamente dalla contropendenza indicata, che diventa più grave perchè cadente in galleria. Ora la Variante Alta di Citerna, avendo per effetto di rialzare di circa 30 metri la nuova linea rispetto a quella Protche nella tratta a valle del Molino Cà d’Onofrio, permette non solo di sopprimere la temuta contropendenza e di rendere più dolce la discesa della valle del Setta, ma benanco di abbreviare notevolmente la galleria occorrente per la traversata del contrafforte interposto fra Savena e Setta, laonde rimangono completamente eliminate le difficoltà presunte.

In conclusione, la Variante Alta sostituisce alla galleria di Montepiano (lunga 17,780 metri) le gallerie di Citerna e di Pratolino complessivamente meno lunghe [p. 62 modifica] (M. 10,100 + 7,550 = M. 17,650), e la cui esecuzione, in ragione di tempo, di spesa e di difficoltà, non ammette confronto colla galleria di Montepiano, come non si può stabilire un parallelo fra le gallerie del Cenisio, del Gottardo e dell’Arlberg colle gallerie costruite nell’Appennino.

Inoltre dobbiamo osservare che l’immenso vantaggio indicato si ottiene per mezzo di una linea indipendente, che attraversa le più fertili e ricche contrade subappennine che vanti l’Italia, e che abbrevia sensibilmente rispetto alla linea Protche, il percorso Bologna-Firenze.

§ IX. Deduzioni. — Colle varianti indicate abbiamo eliminato i più gravi ostacoli che si presentavano all’attuazione della direttissima Bologna-Firenze; cioè la contropendenza dalla Sieve a Pratolino, che s’incontrava colla linea Zannoni, e la grande galleria di Montepiano, inseparabile dalla linea Protche.

Ora, nello stesso modo che l’ing. Zannoni non è alieno dall’accettare l'idea di venire a Firenze direttamente con una linea che permetta di sopprimere la contropendenza indicata, tantochè si occupò nuovamente della questione sotto tale aspetto; così dobbiamo ammettere che anche il comm. Protche non si sarebbe allontanato dal concetto semplice ed eminentemente strategico di una linea indipendente che avesse avuto il suo imbocco in val di Savena ed il suo sbocco in val di Mugnone, se, oltre all’Appennino principale, non avesse trovato sulla via altri due Appennini, l’uno fra Savena e Setta, l’altro fra la Sieve e Firenze.

Quando questi Appennini, come avviene colle proposte varianti, possano sparire senza lasciar traccie di sè nelle condizioni altimetriche della via; quando la galleria di Vado si riduca ad un nonnulla, e quelle di Citerna e Pratolino, sommate assieme, siano meno lunghe di quella di Montepiano, e molto ma molto meno costose; quando a chi non piacesse la via di Citerna si possa offrire quella della Futa, e lungo il percorso s’incontrino sempre le più fertili e ricche contrade Appenniniche; quando, in altre parole, la Direttissima non sia più che una ferrovia appenninica analoga alle altre in via di esecuzione, anzi con molte difficoltà di meno, e col vantaggio d’una potenzialità illimitata, di un’importanza militare e commerciale immensa; perchè non dobbiamo proclamarne ai quattro venti la necessità, anzi l’urgenza, e farla entrare trionfante in prima linea fra le altre pronte ad attuarsi?

§ X. Paralleli grafici. — A confermare maggiormente queste idee, per la parte riferentesi alle Varianti per Barberino, crediamo opportuno richiamare l’attenzione del lettore sopra le indicazioni grafiche riportate nella tavola allegata a questo scritto.

Dalla fig. 1 apparisce come tutte le principali traversate dell’Appennino in esercizio ed in costruzione siano vincolate a pendenze variabili dal 22 al 36 per mille, eccezione fatta per la succursale dei Giovi che, avendo la pendenza del 16 per mille, è pur sempre meno facile al transito e assai meno potente della Direttissima per Barberino.

Nella fig. 2 si osservano i profili delle linee Protche e Zannoni, e quelli delle relative varianti per Barberino disposti in modo da avere l’origine comune delle progressive sull’asse del fabbricato viaggiatori alla stazione di Firenze (Porta alla Croce). La maggior pendenza e la contropendenza che vincolano la Direttissima Zannoni, il maggior sviluppo ed il gran tunnel che accompagnano la Direttissima Protche, sono elementi d’inferiorità non dubbi rispetto alle varianti proposte. [p. 63 modifica]Collo stesso sistema nella fig. 3 sono disposti i profili delle due Direttissime per Barberino, e quelli delle linee concorrenti (la Porrettana e la Faentina) da Firenze a Bologna, dai quali apparisce la superiorità delle prime per le pendenze e pegli sviluppi. Questi si apprezzano egualmente osservando nelle figure 4 e 4bis la disposizione dei vari tracciati rispetto alla retta condotta fra le stazioni estreme.

Si avverte che, adottando per la linea di Citerna la variante Bologna-Vado e per la linea della Futa le varianti recentemente studiate dal comm. Zannoni, la lunghezza della Direttissima per Barberino risulterebbe di circa 100 chilometri, tanto per la Futa come per Citerna, e la pendenza massima non superiore al 12 per mille.

Le figure 5, 6, 7, 8 e 9 rappresentano un parallelo grafico fra le opere principali delle Varianti e quelle analoghe in costruzione per conto dello Stato.

Il profilo del tronco Rivarolo-Mignanego sulla succursale dei Giovi (fig. 5), e quello del tratto Vaglia-Barberino, su cui cadono le opere d’arte principali delle Varianti (fig. 6), dimostrano le più favorevoli condizioni del terreno sui contrafforti del Mugello rispetto a quelle dell’Appennino ligure.

Per le gallerie principali il confronto fu già fatto esaminando le figure 10, 11, 12, 13 e 14; ed è confermato pienamente e con maggior evidenza dai diagrammi sulla distribuzione e profondità dei pozzi, espressi nelle figure 7, 8 e 9, prendendo come piano delle ascisse lo stesso piano delle gallerie, supposto orizzontale.

Dobbiamo però aggiungere che le gallerie delle Varianti cadono nella zona appenninica già esperimentata colle opere eseguite sulla ferrovia Porrettana, e con quelle in corso di esecuzione sulla Faentina, nella quale zona vi è da sperare, come è ammesso dai Comm. Giordano e Protche, che la natura dei terreni da attraversarsi sia ottima. Perciò, attesa la favorevole ubicazione e disposizione delle gallerie suaccennate, le difficoltà da vincersi non saranno grandi, e la durata del lavoro, come pure le spese di costruzione non presenteranno le dolorose incertezze che accompagnano in generale l’esecuzione delle grandi opere.

§ XI. Raffronti economici. — Ora ci resterebbe a fare un parallelo economico fra le varie Direttissime da Bologna a Firenze; ma cogli incerti elementi che offrono gli studi fatti sinora non si potrebbero esporre delle cifre attendibili.

Nondimeno, avendo il Comm. Protche accennato alla spesa di 80 milioni per la sua linea Sasso-Prato, ed alla somma di 45 milioni per la Direttissima Zannoni, da Bologna fino a raggiungere la Faentina sulla destra della Sieve presso S. Piero, si potrà egualmente valutare l’importanza relativa del costo dei vari tracciati, la qual cosa è molto interessante nel caso in questione.

Premetteremo che il Comm. Protche, nel fissare le cifre suindicate, partì per la sua linea da elementi certi di ubicazione e di sviluppo; mentre riteneva che i vantaggi della linea Zannoni, «sia per pendenze, sia per lunghezze, non potranno certamente realizzarsi.» A tale apprezzamento il Comm. Protche fu forse condotto dalla persuasione che il punto culminante di questa linea fosse a M. 500 sul mare fra il Santerno e la Sieve, laddove detto punto si trova a M. 568 fra l’Idice e la Diaterna.

Partendo da tali erronee premesse il Comm. Protche era condotto a ritenere che «non vi è ingegnere sperimentato che non intenda a priori le immense difficoltà che presenterebbe la costruzione di una tale ferrovia, specialmente con la pendenza limite [p. 64 modifica] di 0,015 alla quale lo Zannoni intenderebbe di tenersi, se non la sua quasi impossibilità...» Invece nel valutare il costo della linea Sasso-Prato il Comm. Protche partendo da elementi più positivi, e dall’ipotesi che la medesima è di facile costruzione nel Setta, che il Bisenzio si presta benissimo all’impianto di una ferrovia, e che i terreni attraversati dalla grande galleria di Montepiano «non richiedono grossi rivestimenti e neanche arco rovescio» doveva naturalmente essere condotto a determinare un preventivo relativamente meno elevato.

Ciò premesso, conviene ammettere che i 45 milioni suaccennati non si riferiscono alla linea Zannoni, ma ad una ferrovia ipotetica condotta da Bologna alla Sieve, passando per Canida e Firenzuola, nelle più sfavorevoli condizioni possibili; cioè ad una ferrovia avente, com’egli scrive, «tutt’al più 23 chilometri di costruzione facile alle due estremità» e pel rimanente sviluppo «due grandi gallerie ed altri numerosi e costosi lavori.»

Cosi stando le cose, si può ritenere che la somma indicata sia sufficiente per costruire qualsiasi linea che da Bologna debba raggiungere la Sieve passando pel Santerno all’altitudine di M. 500, quando tale linea non presenti, nella parte non comune colla linea Zannoni, le immense difficoltà di questa. Fra simili ferrovie si potrà certamente comprendere la linea Zannoni, per la tratta da Bologna alla Sieve presso Campiano, quale risulterà colla variante proposta. E siccome da questo punto a Firenze la Direttissima misura appena 27 chilometri, i quali non costeranno certamente i 35 milioni mancanti per raggiungere gli 80 occorrenti per la linea Protche (poiché il tronco Borgo S. Lorenzo-Firenze1 della Faentina che percorre le stesse valli costerà solamente una quindicina di milioni, per una lunghezza di 34 chilom.), ne segue che la maggiore spesa richiesta dalla linea Protche rispetto alla Direttissima per la Futa non sarà insignificante.

Con più ragione ciò deve potersi dire della linea Protche: poiché, da Sasso a Firenze, quando sia deviata colla Variante Alta di Citerna, essa richiede (rispetto al tracciato per la Futa) una minor lunghezza di nuova linea da costruire, una sola grande galleria fra Bologna e la Sieve, e percorre la valle del Setta che lo stesso Comm. Protche intendeva rimontare fin sopra Badia, la quale perciò non dovrebbe presentare le immense difficoltà della linea Zannoni.

Ora, se si tien conto dei diversi criteri da cui partì il Comm. Protche nel determinare le somme esposte, e delle maggiori eventualità che corrono le spese impreviste, in un’opera importante come la galleria di Montepiano2, rispetto alle opere delle Varianti; se si computano gli interessi del capitale morto durante il maggior tempo occorrente per l’esecuzione della linea Protche, e le conseguenti perdite per minori [p. 65 modifica] utili di esercizio, rispetto alle Varianti proposte: non vi è dubbio che il maggior costo della prima sarà piuttosto rilevante.

  1. Il tronco d’accesso all’Appennino della ferrovia Faentina da Firenze a Borgo S. Lorenzo della lunghezza di chilometri 34 che si svolgono in gran parte su contrafforti scoscesi ed accidentati, conta 25 opere d’arte speciali, una cinquantina di muraglioni, molte ed importanti deviazioni di torrenti e strade, e 9 gallerie della lunghezza complessiva di quasi 7 chilometri. Fra queste è compresa quella di Pratolino, lunga M. 3466, che deve scavarsi a foro cieco, ed in massima parte dall'imbocco meridionale a cui sono applicate le perforatrici.
  2. La galleria dell’Arlberg della lunghezza di soli chilometri 10,266, scavata a foro cieco dai due imbocchi colle livellette favorevolmente disposte in salita verso il centro, fu prevista del costo di circa 4 mila lire al metro. Ma la Revue des deux Monde del 1° Agosto 1884, pag. 630, ci fa sapere che «un crédit additionel de 14,250,000 francs a été demandé le 6 Décembre 1873, à la chambre des représentans par le ministre des finances d’Autriche au nom du ministre du commerce. Ce surplus de depenses est necessité par le coût imprévu du soutènement du tunnel.»