Della imitazione di Cristo (Cesari)/Libro III/CAPO XLIX

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XLIX. Del desiderare l’eterna vita; e quanti beni sieno promessi a’ combattenti.

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Tommaso da Kempis - Della imitazione di Cristo (1815)
Traduzione dal latino di Antonio Cesari (1815)
XLIX. Del desiderare l’eterna vita; e quanti beni sieno promessi a’ combattenti.
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CAPO XLIX.


Del desiderare l’eterna vita; e quanti beni

sieno promessi a’ combattenti.


1. Figliuolo, come tu ti senta infonder dall’alto il desiderio dell’eterna beatitudine, e sospiri d’uscir fuori [p. 236 modifica]del carcere del tuo corpo, per poter contemplare senza alternamento di notte, la mia chiarezza; allarga il tuo cuore, e con tutta avidità questa santa ispirazione ricevi. Rendi quelle grazie che puoi maggiori alla sovrana bontà, la quale teco adopera con tal degnazione, così pietosamente ti visita, con tale ardore t’accende, sì potentemente rilévati, sicchè per lo proprio tuo peso tu non ricada nelle cose terrene. Imperciocchè ciò tu non hai per alcun tuo pensiero, nè per isforzo che faccia; anzi per sola degnazione della grazia superna, e del divino favore: acciocchè tu cresca in virtù, e in maggiore umiltà, e ti disponga a’ combattimenti che soprastanno, e t’adoperi di stringerti a me con tutto l’affetto del cuore, e con acceso amore servirmi.

2. Figliuolo, spesso il fuoco arde; ma senza fumo non ascende la fiamma. E così sonoci alcuni, che si struggono di desiderio del cielo; ma non son però liberi dal solletico del carnale appetito. ed impertanto, essi non affatto, nè puramente per l’onore di Dio ne lo pregano con tanto ardore. Cotale è spesse volte anche [p. 237 modifica]il tuo desiderio, del quale tu mostri di darti soverchia pena. imperciocchè quello non può esser puro e perfetto, che di proprio amore è viziato.

3. Non domandar quello, che è tuo diletto, e tuo comodo; ma quello che è mio piacere, ed onore: essendo che, se giudichi sanamente, tu dei pur preferire al tuo desiderio, e ad ogni cosa desiderata il mio ordinamento, e a questo acconciarti. Io so che cosa tu brami, ed ho più volte sentito il tuo pianto. intendo: tu vorresti essere nella libertà de’ figliuoli di Dio: l’eterna abitazione ti piace, e ’l gaudio perfetto della patria celeste. ma egli non è ancor venuta quell’ora; anzi altro tempo riman tuttavia, tempo cioè di guerra, tempo di fatica, e di prova. Tu desideri d’esser saziato del sommo bene; ma ora tu nol puoi conseguire. Io son desso: aspetta (dice il Signore), sinattanto che venga il regno di Dio.

4. Tu dei esser ancora provato in terra, ed esercitato in molte maniere. ti sarà data alcuna volta consolazione; ma intero contento mai nò. Confortati adunque, e prendi forze, come nell’operare, così nel sofferire [p. 238 modifica]le cose alla natura contrarie. Egli ti bisogna vestire un uomo nuovo, e trasmutarti in tutt’altra persona: fa d’uopo che sovente faccia di quelle cose che non vorresti; e quelle lasci che tu vorresti. Quello che piace altrui, riuscirà a bene; quello che piace a te, non perverrà allo inteso effetto. le parole degli altri saranno ascoltate; le tue saranno avute per nulla. chiederanno altri, e riceveranno: domanderai tu e niente otterrai.

5. Andranno gli altri con lode per le bocche degli uomini: di te non si farà motto. ad altri questa, o quella cosa sara commessa; e tu non sarai giudicato buono a cosa nessuna. Di ciò la natura sentirà alcuna volta tristezza; e sarà pur gran fatto, se tu tel porti in silenzio. In queste cose, e in altrettali vuol essere sperimentato il servo fedel del Signore, com’egli sappia in tutte le cose negare, e vincer se stesso. Appena ci è cosa nel mondo, in cui tanto ti bisogni morire, siccome in questa, di vedere, e sofferire di quelle cose, che s’oppongono alla tua volontà: e allora principalmente, quando ti sia comandato farne di quelle, che a te [p. 239 modifica]sembreranno disconvenienti, e di nessuna utilità. E però che tu non ardisci resistere al comando d’un tuo maggiore (essendo tu posto in alcuna suggezione), pertanto ti par duro di camminare a posta degli altri e di partirti d’ogni tuo sentimento.

6. Ma guarda, o figliuolo, al frutto di queste fatiche, guarda al presto fine, e al premio grandissimo, e non m’avrai punto gravezza; anzi conforto fermissimo alla tua sofferenza. Imperciocchè per questa picciola soddisfazione, che ora volontariamente neghi a te stesso, tu farai sempre ogni tuo piacere nel cielo, essendo che ivi tu troverai tutto quel che tu voglia, o sappia desiderare. ivi tu avrai la possession d’ogni bene, senza paura di perderne. ivi la tua volontà, fatta una cosa con me, niente mai bramerà di straniero, niente di proprio. quivi non ci sarà alcuno che ti resista, niuno che si lamenti di te, niuno che t’impedisca, e niente che ti s’opponga; anzi tutte le cose da te bramate avrai a piacere, e tutto sazieranno il tuo affetto, e sì l’empieranno a ribocco. ivi renderò io gloria, per lo disprezzo sofferto, ivi [p. 240 modifica]vestimento di lode per la tristezza, ivi per l’ultimo posto, un seggio reale per sempre. quivi sarà messo a luce il frutto dell’obbedienza, ivi la faticosa penitenza godrà, ivi l’umile soggezione sarà coronata di gloria.

7. Or fa dunque di piegarti umilmente al servizio di tutti; nè ti dar pena, chi abbia detto ciò, e chi comandatolo: ma questo sommamente procura che, o sia egli Prelato, o più giovine, o eguale colui che ti domanda d’alcuna cosa, o t’impone, tu riceva per bene ogni cosa, e con sincero animo t’adoperi di fornirla. Cerchi altri questa, altri quella cosa; si vanti colui in quella, costui in questa; e tu nè di quel, nè di questo; ma sì ti rallegra del disprezzo di te medesimo, e del beneplacito, e dell’onor di me solo. Ciò dei tu bramare; che o per la vita, o per la morte, sia in te sempre glorificato il Signore.