Elettra (D'Annunzio)/Al Re giovine

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Al Re Giovine

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A Dante Alla memoria di Narciso e di Pilade Bronzetti


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AL RE GIOVINE.

NELLA gran bandiera
che agitarono i vènti marini
a poppa della nave guerriera
tutt’armata di ferro gigante
5contra i ferrei destini,
nella gran bandiera
di battaglia e di tempesta
avvolgi il tuo padre esangue,
coprigli la bianca testa,
10consacragli il petto forte
con quella croce raggiante,
o tu, della purpurea sorte
erede, che navigavi il Mare,
Giovine, che assunto dalla Morte
15fosti re nel Mare!

Avvolgi il tuo padre
nell’insegna che attese la gloria
sopra le acque così lungamente;
componilo sul carro scemato
20del bronzo possente;
dàgli a scorta mute squadre
che in arme sognino la vittoria
pel sangue non vendicato
sul deserto ardente;

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25nella luce dell’Urbe fatale,
nel silenzio delle scorte
e del tuo dolor regale,
accompagna il tuo padre clemente,
o tu che chiamato dalla Morte
30venisti dal Mare.

Accompagna il padre
alla tomba ove già l’avo dorme,
nel tempio sublime
che alzò su colonne
35di granito la forza di Roma.
La romba degli inni austeri
come un turbine all’ultime cime
rapisca i tuoi pensieri
nuovi, oltre la tomba, oltre l’altare.
40E i grandi pensieri
ti facciano insonne; e Roma
e la sua Fortuna dalla chioma
terribile ti facciano insonne,
Giovine, che assunto dalla Morte
45fosti re nel Mare.

Tu non dormirai
se il tuo cuore è degno che lo morda
l’avvoltore violento;

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tu non dormirai
50se de’ tuoi nervi indurati
attorca tu la corda
per l’arco che t’è innanzi lento;
tu non dormirai
se tu oda la voce dell’Urbe,
55sepolcrale e marina,
non voce di volubili turbe
ma d’immutabili fati,
ma dell’anima eterna latina,
o tu che chiamato dalla Morte
60venisti dal Mare.

Tu non dormirai
se degni sieno i tuoi occhi
di contemplar l’orizzonte
che il Quirinal discopre
65al dominatore;
tu non dormirai
se le tue mani sien pronte
alle lotte ed all’opre,
alla spada ed al martello,
70a foggiar per la tua fronte
un’altra corona di ferro
col ferro d’un altro Salvatore
sopra l’incudine d’un altare,

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Giovine, che assunto dalla Morte
75fosti re nel Mare.

Non dormimmo noi
nella notte solenne
quando passò per l’ombra
d’Italia il funereo convoglio
80che portava il buono infranto cuore.
Non dormimmo. Ascoltammo gli eroi
favellare nella notte ingombra.
Ascoltammo il fragore
dei carri nel vento d’estate.
85Tremammo. Più del cordoglio
poterono le speranze alate.
Per l’ombra era un fremito di penne.
Lampeggiavano i monti e le coste.
Gravido di vita e di morte
90anelava il Mare.

Tremammo di forza
chiusa e di volontà raccolta;
fummo ebri d’un sogno virile.
Sentimmo nei polsi robusti
95ardere la febbre civile.
Sentimmo nel suolo profondo
rivivere gli iddii vetusti.

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Ebri di presagi augusti,
vedemmo ancóra sul mondo
100splendere il latin sangue gentile.
Ascoltammo gli indigeti eroi
favellare nella notte ingombra.
Seguimmo nell’ombra
infinita il volo della Morte
105lungo il patrio Mare.

E dicemmo: “Passa
lungo il patrio Mare,
Maestà della Morte!
Alza gli spirti; fa palpitare
110il popolo che veglia
nella notte balenante.
Genova ti saluta
sul suo golfo magnifica e forte,
coronata di baleni.
115La Spezia ti saluta,
in vista dell’Alpe, austera e forte,
coronata di baleni.
Salutano il tuo passare
le due madri delle navi, o Morte,
120veglianti sul Mare.

Più grande saluto

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avesti tu mai?
Ma, giunta alla mèta, tu avrai
il saluto del Sole e di Roma.
125E il nuovo destino, segnato
dal sangue regio, avrà nella nuova
luce principio solenne.»
Per l’ombra era un fremito di penne.
Lampeggiavano i monti e le coste.
130E dicemmo: «O Italia, o Italia,
non ti vedremo noi su l’alba,
per questo buon sangue che ti giova,
per la divina prova
di questa sacrificale morte,
135rifiorir nel Mare?„

E dicemmo: “O Italia,
Italia sonnolente,
alfine ti svegli
tu dal tuo sonno vile?
140Ahi sì lungamente
sotto il sole giaciuta
con l’obbrobrio senile,
tra le mani dei vegli
scaltri che t’han polluta
145che di te han fatto strame
docile all’ignavia loro

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e d’ogni tuo nobile alloro
una verga per batter la fame,
non senti l’odor della morte?
150Oh nuova sul Mare!„

Così noi dicemmo,
questo sognammo ascoltando
il fragore dei carri nel vento
d’estate per la funebre notte
155recanti alla tomba il re spento,
al silenzio di Roma, alla pace.
Questo pregò sotto il firmamento
ingombro la nostra ansia seguace.
Or chi sarà l’eroe che attendiamo,
160il pastor della stirpe ferace?
Tendi l’arco, accendi la face,
o tu che chiamato dalla Morte
venisti dal Mare,
Giovine, che assunto dalla Morte
165fosti re nel Mare!

T’elesse il Destino
all’alta impresa combattuta.
Guai se tu gli manchi!
È perigliosa l’ora.
170Ma tu sai che il periglio

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è la cintura pe’ fianchi
dell’eroe. Dal sangue vermiglio
fa che nasca un’aurora!
La fortuna d’Italia
175prese l’ali sul campo
d’una battaglia perduta.
Ricòrdati d’un altro padre
partito per un più triste esiglio,
Giovine, che assunto dalla Morte
180fosti re nel Mare.

T’elesse il Destino.
Ricòrdati del figliuol vinto
che cavalcò quel giorno
tra la Sesia e il Ticino
185verso il bianco maresciallo.
Rifiorìa l’itala primavera
tra i dolci fiumi; e il re sardo
scese dal suo cavallo
per segnare il duro patto.
190Tutto fu nemico intorno.
Egli disse al suo cuore gagliardo:
“Sopporta, o cuore, e spera!„
Ricòrdati di quel ritorno
tu che chiamato dalla Morte
195venisti dal Mare.

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Egli volle Roma,
egli ebbe il Campidoglio,
egli ha pace nel Tempio romano.
Che vorrai tu sul tuo soglio?
200Quale altura è il tuo segno?
Miri tu lontano?
È largo quanto il tuo orgoglio
il gesto della tua mano?
Sai tu come sia bello il tuo regno?
205Conosci tu le sue sorgenti
innumerevoli e la forza
nuova o antica delle sue correnti?
Ami tu il suo divino mare,
Giovine, che assunto dalla Morte
210fosti re nel Mare?

T’elesse il Destino
all’alta impresa audace.
Tendi l’arco, accendi la face,
colpisci, illumina, eroe latino!
215Venera il lauro, esalta il forte!
Apri alla nostra virtù le porte
dei dominii futuri!
Ché, se il danno e la vergogna duri,
quando l’ora sia venuta,
220tra i ribelli vedrai da vicino

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anche colui che oggi ti saluta,
o tu che chiamato dalla Morte
venisti dal Mare,
Giovine, che assunto dalla Morte
225fosti re nel Mare.