I mercatanti/Atto III

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Atto III

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Atto II Appendice
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ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

Camera con burò, tavolino e bauli. Monsieur Rainmere e due Seroitori. Monsieur Rainmere va le- vando dal burò vari sacchetti di monete, e li mette in un baule, mentre due Servitori ripongono in un altro baule i di lui vestiti : tutto facendo senza parlare. Poi MADAMIGELLA Giannina.

Madamigella. Signor zio, mi è permesso?

Rainmere. Che cosa volete? (con un sacchetto in mano)

Madamigella. Vonei, se mi permettete, dirvi il mio sentimento sulla risoluzione che siete per fare.

Rainmere. La risoluzione è fatta; andiamo a Livorno. (mette il sacchetto nel baule [p. 76 modifica]

Madamigella. Partir da Venezia cosi repentinamente, parmi che sia un aflhronto al padrone di questa casa.

Rainmere. Ne ho ricevuti dei peggio. (va al burò per un sacchetto)

Madamigella. Avete parlato col signor Pancrazio?

Rainmere. Non l’ho veduto. (porta il sacchetto nel baule)

Madamigella. Vorrebbe la convenienza, che gli parlaste.

Rainmere. Andate nella vostra camera.

Madamigella. Ma signore...

Rainmere. Andate a far della vostra roba quello che qui si fa della mia. (torna al burò)

Madamigella. Mentre vi parlo, le robe mie si ripongono nei bauli. Rispetto gli ordini vostri.

Rainmere. Bene. (ripone un sacchetto nel baule)

Madamigella. Vorrei soltanto che vi compiaceste di lasciarmi dire due parole.

Rainmere. Parlate. (si ferma ad ascoltarla)

Madamigella. Bramerei sapere prima di tutto, per qual dispiacere volete allontanarvi da questa casa.

Rainmere. Mi hanno insultato.

Madamigella. Ma chi v’ha insultato ? 11 signor Pancrazio ?

Rainmere. No, il SUO figliuolo.

Madamigella. Qual colpa ha il padre nelle debolezze del figlio ?

Rainmere. Tutti sono nella medesima casa. Non soffrirei altre ingiurie senza risentimento.

Madamigella. Finalmente il signor Giacinto è giovine, merita qual- che compatimento.

Rainmere. Egli è un pazzo. (voltandosi a lei)

Madamigella. Le pazzie della gioventù si correggono.

Rainmere. Con tutta la vostra filosofia diverreste pazza peggio di lui, se io non vi provvedessi. (fa al burò)

Madamigella. Se amore si può dire pazzia, pochi saranno i savi, signor zio.

Rainmere. Non so compatirvi. (camminando con un sacchetto verso il baule)

Madamigella. Eppure voi mi dovreste compatir più di ogni altro. [p. 77 modifica]

Rainmere. Perchè? (voltandosi col sacchetto in mano)

Madamigella. Signore, vi dimando perdono.

Rainmere. Perchè? Parlate.

Madamigella. Perchè con tutta la vostra austerità, so che amate anche voi.

Rainmere. Io?

Madamigella. Si, signore, perdonatemi. Voi amate.

Rainmere. Come potete .... (corre a mettere il sacchetto nel baule ; poi toma) Come potete voi dirlo?

Madamigella. Amore non si può tenere nascosto.

Rainmere. Credete voi che io ami madamigella Beatrice?

Madamigella. Lo credo con fondamento.

Rainmere. Se io Y amassi, amerei una figliuola che merita esser amata. (va verso il barò)

Madamigella. Ed io

Rainmere. E voi amereste un pazzo. (voltandosi, poi va al barò)

Madamigella. L’amore mio sarà sempre più virtuoso del vostro. RaINMEIRE. Perchè? (voltandosi, stando al barò Mad.AMIGELLA. Perchè io amo con costanza uno che secondo voi non lo merita, e voi abbandonate per un puntiglio una persona degna dell’amor vostro.

Rainmere. Il mio abbandonamento non le fa alcuna ingiuria... (prende il sacchetto Madamigei.LA. Ma la mortifica e la fa piangere.

Rainmere. Piange madamigella Beatrice? (col sacchetto in mano si ferma)

Madamigella. Sì, fa compassione.

Rainmere. Perchè piange?

Madamigella. Per quella ragion istessa, per cui io piangerei, se lasciassi il di lei fratello.

Rainmere. Beatrice non ha per me quell’amore che voi avete per codesto discolo malcreato. (s’ incammina verso il baule)

Madamigella. Io non so che si pianga per una persona che non si ama.

Rainmere. Piange? (con tuono compassionevole [p. 78 modifica]

Madamigella. Sì ; per voi.

Rainmere. (Senza parlare va lentamente al baule, poi si volta) Pian- gerà per le disgrazie della sua casa.

Madamigella. A me ha confidato il motivo delle sue lagrime.

Rainmere. Credete che ella le versi per me?

Madamigella. Certamente.

Rainmere. Voi m’adulate. (ripone il sacchetto nel baule)

Madamigella. Eccola. La vedete? (accenna di vederla in lontano)

Rainmere. Non mi pare che pianga.

Madamigella. Ha gli occhi rossi. Il timore suol trattenere le la- grime.

Rainmere. Osservate. Ella vi chiama.

Madamigella. Mi permettete che io la faccia venir qui?

Rainmere. Cerca di voi, non cerca di me. Andate. (va al baule, voltandosi dalT altra parte)

Madamigella. Mi fa cenno che vorrebbe parlarvi.

Rainmere. Nipote, voi vi prendete spasso di me. (voltandosi)

Madamigella. Perdonatemi: non ardirei di farlo. Amica, volete me, o il signore zio?

Rainmere. (Sì volta, come per rossore.)

Madamigella. Desidererebbe parlare con voi.

Rainmere. Con me?

Madamigella. Sì, signore ; se non volete ascoltarla, unirà éuiche questo agli altri favori di uno che mostrava d’amarla.

Rainmere. Fatela venire. (va a chiudere il burò)

Madamigella. (Chi sa! S’egli avesse compassione della sorella, potrei anch’ io aver tempo di guadagnare il fratello), (da sé, parte)

Rainmere. (Chiuso il burò, va per chiudere il baule) Ehi, partite, (ai servitori, che partono) L’amo, ma non ho mèli detto d’ amarla. Queste donne conoscono troppo bene i movimenti degli occhi. (chiude il baule) Eccola. [p. 79 modifica]

SCENA II.

Beatrice e Monsieur Rainmere.

Beatrice. Monsieur. (inchinandosi)

Rainmere. Madamigella. (con bocca ridente)

Beatrice. Perdonate l’ardire.

Rainmere. Mi fate onore.

Beatrice. Son qui venuta ...

Rainmere. Perdonate. (va per due sedie)

Beatrice. (Madcimigella Giannina mi ha bene istruita, ma non so se vi riuscirò). (da sé)

Rainmere. Accomodatevi.

Beatrice. Anche voi.

Rainmere. (Con un risetto s’ inchina, e siede.)

Beatrice. Monsieur, sono venuta ad augurarvi un buon viaggio.

Rainmere. Ben obbligato. (con riverenza gioviale)

Beatrice. Possibile che ci vogliate abbandonare sì presto ?

Rainmere. Vi ho dato un incomodo di quattro mesi.

Beatrice. Vi sarete (0 annoiato.)

Rainmere. No, madamigella, io ci stava assai volontieri.

Beatrice. Ma dunque perchè partire?

Rainmere. Perdonate.

Beatrice. Forse per le leggerezze di mio fratello ?

Rainmere. Le sue leggerezze pesano molto a chi sente l’onore.

Beatrice. Mio fratello sarà la rovina di questa casa.

Rainmere. Me ne dispiace infinitamente.

Beatrice. Mio padre è fuor di se stesso.

Rainmere. Il signor Pancrazio è onest’uomo.

Beatrice. Povero vecchio ! Piange cumarzimente.

Rainmere. Me ne dispiace infinitamente.

Beatrice. Mio fratello comincia a conoscere i suoi disordini, e si vergogna di se medesimo, e piange unitéimente a suo padre.

Rainmere. Padre buono di un figliuolo cattivo. (1) Pap.: Pazienza t Vi sarete ecc. [p. 80 modifica]

Beatrice. Io poi sono la più afflitta di tutti.

Rainmere. Voi? Perchè?

Beatrice. Ho troppe cose che mi tonnentano.

Rainmere. E quali sono, madamigella?

Beatrice. Il padre.

Rainmere. Bene.

Beatrice. Il fratello.

Rainmere. Si.

Beatrice. La casa. Rain’MERE. Giustamente.

Beatrice. E un’ altra cosa, che non ardisco di dire.

Rainmere. Se non ardite dirla, crederò che non vi convenga, ne io v’importunerò per saperla.

Beatrice. Certamente sarete poco curioso di quelle cose che non vi premono.

Rainmere. Se si tratta del vostro bene, questo è quel che mi preme.

Beatrice. Eh monsieur Rainmere, voi sapete fare dei complimenti.

Rainmere. No, madamigella, non ne so fare. Amo la verità.

Beatrice. Per questo, perchè amate la verità, capisco che non vi curate di persona alcuna di questa nostra famiglia.

Rainmere. Perchè pensate questo?

Beatrice. Perchè volete partire. Perchè partendo non avete ri- guardo di rovinare una casa, d’uccidere un vecchio, e di(i)... (si cuoprt gli occhi col fazzoletto)

Rainmere. Seguitate. (con premura)

Beatrice. Perdonatemi. (2) (come sopra

SCENA III.

Faccenda e detti

Faccenda. Si può venire? (di dentro)

Rainmere. Che vuoi?

Faccenda. Perdoni; il mio padrone... La padroncina? Compatisca... (I) Pap. aggiunge: portar v/a Il cuore di una... (2) Il seguito delia scena, com’è nell’ed. Paperini, vedi in Appendice (A. III, se. III). [p. 81 modifica]

Beatrice. Che cosa vorresti dire?

Faccenda. Niente, signora ...

Rainmere. Che vuoi?

Faccenda. Il mio padrone desidera parlare a V. S., se si può ... (parlando a Beatrice)

Rainmere. Dove vi è la figliuola, può venire il padre liberzunente.

Faccenda. Benissimo. (parte)

Beatrice. Signore, io partirò. (si alza)

Rainmere. Potete restare.

Beatrice. Non ho per mio padre così poco rispetto.

Rainmere. (Buona figliuola). (da sé)

Beatrice. Vi prego (0 non interpretare sinistramente le mie parole.)

Rainmere. Io non penso male di chi mi fa l’onore di amarmi.

Beatrice. Io non ho detto di amarvi.

Rainmere. Ma lo capisco ...

Beatrice. Ecco mio padre. Vi sono serva.

Rainmere. Vostro servitore, madamigella.

Beatrice. (Ah fortuna, non m’ ingannare). (da sé; parte

SCENA IV.

Monsieur RaINMERE, poi PANCRAZIO.

Rainmere. In questa casa tutti non somigliano a madamigella Bea- trice. Ella ha delle massime ... Signor Pancrazio, vostro ser- vitore obbligato.

Pancrazio. Monsieur, compatitemi se vengo a disturbarvi.

Rainmere. Mi fate onore.

Pancrazio. Mi date licenza che sieda?

Rainmere. Sì, accomodatevi; lo farò ancor io. (siedono)

Pancrazio. Non so come principiare ...

Rainmere. Volete fumare una pipa? (1) Segue neir ed. Pap.: « non formare di me sinistro concetto. Rain. Perche questo ? Beatr. Perchè vi ho spiegato liberamente il mio cuore. Raìn. Io non penso male di chi dice d’amarmi. Beatr. Ma siete però un ingrato. Rain. No, madamigella, non lo sono. Beatr. Lo vedremo. Rain. Lo vedrete. Beatr. Ecco mio padre ecc. ». / [p. 82 modifica]

Pancrazio. Vi ringrazio. Avanti desinare non fumo, e poi non sono qui, caro amico, per conversazione, ma per discorrere con serietà. Oh cielo ! si tratta di assai, donatemi un quarto d’ora per carità.

Rainmere. Parlate quanto vi piace. Voi meritate (0 di essere ascol- tato.

Pancrazio. Monsieur, conviene levarsi la maschera, e parlare schietto. Questa mattina m’ avete promesso diecimila ducati, mi avete promesso venirmeli a scrivere nel Banco giro. V’ho atteso, ne vi ho veduto (2), I diecimila ducati che avete pro- messo fidarmi al sei per cento, ve li ho chiesti in una maniera bizzarra, senza mostrar d’ averne gran bisogno (3). Caro amico, vi parlo adesso con altro linguaggio, vi mostro le mie piaghe, vi apro il mio cuore, e mi getto nelle vostre braccia. (4) Tre let- tere di cambio, che scadono in questo giorno, mettono in pe- ricolo la mia fede, il mio credito. Tesser mio. Voi solo mi potete aiutare; sì, voi mi potete aiutare, senza vostro pericolo e senza tema di perderli, anzi con tutta la sicurezza di ricu- perare in meno di un anno il cambio ed il capitale. Vedrete il mio bilancio. Ho de’ crediti buoni, ho de’ capi vivi in ne- gozio. Sono più tosto in avvantaggio, ma sapete che non si fallisce tante volte per ritrovarsi al di sotto, ma per cagione di qualche creditore indiscreto, che senza carità vuole il de- naro nel momento istesso ch’ ei lo domanda, e precipita in tal guisa un uomo d’onore. Io sono in questo caso: vi esibisco i miei libri, il mio negozio, le chiavi de’ magazzini, e vi chiedo i diecimila ducati che promessi mi avete, per salvezza della (1) Pap. aggiunge: iene. (2) Pap. aggiunge: Venire. Segue poi nell’ed. Paperini : Ca- pisco però dalla vostra tardanza, da quello che avete detto a Facenda, e per altre cose seguite, che siete pentito, o non siete in caso di effettuare la promessa vostra. Io certamente non vi ho dato motivo di pentimento, onde parrebbe che un uomo onesto della vostra sorte mi dovesse mantener la parola ; e se alcuno di casa mia vi ha offeso, avete ben ragione di pretendere soddisfazione, ma non per questo non potrete Voi esimervi da quella fede che tra i mercanti si osserva, quando uno all’altro promette. Non crediate che sia Venuto per rimproverarvi, ne per obbligarvi al mantenimento della parola. I diecimila ducati ecc. (3) Segue nel!’ ed. Pap.: e voglio credere che non pensando che il mancarmi di parola potesse pregiudicarmi mollo, abbiate trascurato una cosa dell’ ultima delicatezza. Caro amico ecc. (4) Segue nel- I ed. Pap.: dei diecimila ducati, io ne tengo necessità ; tre lettere di cambio ecc. [p. 83 modifica] mia povera casa, per la riputazione del mio povero nome. Caro monsieur Rainmere, mio figlio, quel disgraziato di mio figlio vi ha disgustato, vi ha offeso, e se potessi scancellar col mio sangue le vostre offese, tutto ve lo darei per muovervi a com- passione. Un figlio traditore, dopo avermi consumato tanto, e avermi, si può dire, precipitato, mi priverà ancora di quel- l’unico amico, che mi restava per conforto delle mie estreme necessità? L’avrei ucciso colle mie mani, se dopo i flagelli di questa vita, non mi spaventassero quelli dell’altra. Separate, vi prego, il padre dal figlio. (’) Lasciate a me castigar quell’ingrato, e voi movetevi a pietà di un povero padre, che in voi uni- camente confida (2).

Rainmere. Datemi la vostra mano. (s’alza)

Pancrazio. Eccola. (sì prendono per la mano)

Rainmere. Giuratemi sul vostro onore di non celarmi la verità.

Pancrazio. Ve lo giuro sull’onor mio ...

Rainmere. Andiamo. Io vi voglio aiutare. (parte

SCENA V.

Pancrazio solo. Che sia (3) benedetto ! Uomo veramente d’onore. Buon amico, vero amico. Cauto sì, ma sincero. Vero merccuite, specchio de’ ga- lantuomini. Buoni per se stessi, buoni pe’ loro amici, che uni- scono perfettamente all’ onesto interesse la giustizia, la mode- razione e la carità. (parte

SCENA VI.

Camera- Giacinto e Faccenda.

Giacinto. (Con uno stile alla mano, che vuol ferirsi.)

Faccenda. Si fermi, signore ... Non faccia ... Per amor del cielo, non dia in queste disperazioni. (1) Pap. aggiunge: Odiale chi merita, amate chi vi ama. (2) Pap.: di un povero vecchio, che colle lagrime agli occhi vi prega di aiuto, di soccorso, di carità. (3) Pap.: siate. [p. 84 modifica]

Giacinto. Lasciami andare.

Faccenda. Ma che vuol fare?

Giacinto. Voglio ammazzarmi.

Faccenda. Si fermi.

Giacinto. Son disperato. (si scioglie da Faccenda)

Faccenda. Aiuto, gente.

Giacinto. Va da mio padre, e digli che sarà soddisfatto.

Faccenda. Aiuto.

SCENA VII.

Madamigella Giannina e detti.

Madamigella. Che è questo?

Giacinto. Ah madamigella, andate via per carità.

Madamigella. Oh cielo! quello stile...

Faccenda. Si vuol uccidere, signora.

Madamigella. Come! un giovine della vostra sorta?...

Giacinto. Non mi tormentate.

Madamigella. Datemi quello stile. (con autorità)

Giacinto. Vi prego ...

Madamigella. Indiscreto, incivile! Voglio quel feno.

Giacinto. Ah ! (getta il ferro, e vuol partire)

Madamigella. Fermatevi. (con autorità)

Giacinto. (Sì getta a sedere senza parlare, e si cuopre il volto col fazzoletto.)

Faccenda. Gran forza hanno le donne sopra gli uomini ! Armano e disarmano, quando vogliono. (prende lo stile di terra, e parte

SCENA VIII.


Madamigella. Giannina e Giacinto.

Madamigella. Vergogna! La disperazione è un effetto della igno- ranza. Ora principio a credere che siete pazzo davvero.

Giacinto. Ma lasciatemi stare. Le vostre parole feriscono più di uno stile.

Madamigella. Ascoltatemi. [p. 85 modifica]

Giacinto. Son qui. Non posso star in piedi. (0)

Madamigella. Posso sapere la causa della vostra disperazione?

Giacinto. Mio padre m’ha detto cose che m’hanno atterrito. Non credeva che la casa fosse in tale stato. Non credeva che i miei disordini fossero giunti a questo segno. Ho veduto le no- stre piaghe, ho veduto un povero vecchio, che m’ ha dato Tessere, per cagione mia in precipizio, in rovina, in dispera- zione; ed io ho da mirare con questi occhi il mio povero genitore fallito, spogliato, in prigione per cagion mia? Non ho cuor di soffrirlo, son disperato. (s’alza furioso)

Madamigella. Fermatevi. Aspettate ch’ io parta, e fate poi tutto quel che volete.

Giacinto. Via, partite.

Madamigella. Voglio prima parlare.

Giacinto. Parlate.

Madamigella. Sedete.

Giacinto. Tutto quel che volete. (siede)

Madamigella. Ascoltatemi.

Giacinto. Son qui.

Madamigella. Appressatevi.

Giacinto. Le parole si sentono anche in distanza. L’avete detto voi stessa.

Madamigella. Volesse il cielo, che s’ imprimessero nel vostro cuore tutte le mie parole.

Giacinto. Avete finito?

Madamigella. Non ho ancor principiato.

Giacinto. Mi vien freddo.

Madamigella. Ma caro signor Giacinto... (s’accosta a lui)

Giacinto. (Ora mi vien caldo). (da sé)

Madamigella. Questa vostra disperazione è affatto irragionevole. Se ella dipende dai dispiaceri che conoscete aver dati al vo- stro povero padre, volete aggiungere alle sue disgrazie la più dolorosa di tutte, col sagrifizio di voi medesimo? Se amate il (1) Segue nell’ed. Pap.: « Mad. Sederò ancor io. Giac. Vo lutto in sudore, si asciuga col fazzoletto. Mad. Via, piangete ? Giac. Non piango ; sudo. Mad. Non posso sapere ecc. ». [p. 86 modifica] genitore, cercate di consolcirlo ; se siete pentito d’averlo oltrag- giato, fate che il vostro pentimento medichi le sue piaghe, e non le inasprite coi vostri pazzi trasporti. Un reo che si vuol privare di vita, mostra non essere capace di pentimento, ma piuttosto fa credere, che amando le colpe, voglia morire anzi che abbandonarle. Tutti i mali hanno il loro rimedio, fuor che la morte. Le disgrazie di vostro padre non saranno poi irri- mediabili : l’ho veduto andar con mio zio nel suo studio, dopo essere stati per qualche tempo seduti insieme. Il signor Pan- crazio è uomo d’onore, è un mercante di credito ; mio zio è buon amico. Vedrete che le cose di casa vostra prenderanno miglior sistema. Rimediato a questa parte del vostro rammarico, vi resterà il rossore di essere un figlio ingrato; ma finalmente non sarete voi il solo figliuolo discolo, che abbia dissipato, speso, scialacquato e malmenati a capriccio i giorni bellissimi della gioventù. Chi invecchia nei vizi è detestabile, ma chi cade, neir età vostra fervida troppo e troppo solleticata dalle occa- sioni, è compatibile. Il momento in cui vi pentite, scancella tutte le colpe andate, e due lagrime di tenerezza, che voi versiate a’ piedi di vostro padre, compensano tutte quelle che egli ha versate per voi. Fatevi animo dunque, lasciate a noi la cura degl’ interessi, pensate solo a voi stesso, e dalla co- gnizione del male prendete regola per l’avvenire (’).

Giacinto. Madamigella. (si getta a di lei piedi)

Madamigella. Alzatevi, che non ho finito di ragionare.

Giacinto. Che mai potete (2) dire di più ?

Madamigella. Ditemi prima qual impressione abbia fatto nel vostro animo il mio ragionamento.

Giacinto. Che volete ch’ io dica ? Mi sento intenerire, sono con- vinto, sono stordito.

Madamigella. Chiederete perdono a vostro padre?

Giacinto. Sì, altro non bramo. (I) Pap.: in aooenire ; e continua: «e ringraziate il cielo che una misera donna di poco spirilo e di poco sapere sia quella che v’ illumina, vi anima e vi consola. Giac. Cara madamigella ecc. > (2) Pap.: mi potete. [p. 87 modifica]

Madamigella. Parlate più di morire? (con dolcezza)

Giacinto. No cara.

Madamigella. Cara mi dite?

Giacinto. Sì. Se mi date la vita.

Madamigella. Promettetemi di far buon uso de’ miei consigli.

Giacinto. Lo prometto, lo giuro.

Madamigella. Così mi basta.

Giacinto. Vi basta?

Madamigella. Sì, mi basta così.

Giacinto. E non mi chiedete altro?

Madamigella. Che poss’ io domandarvi di più?

Giacinto. Non mi domandate il cuore?

Madamigella. Non conviene a me ricercarlo.

Giacinto. E vero, tocca a me il darvelo; è tutto vostro.

Madamigella. Non lo accetto per ora.

Giacinto. Perchè?

Madamigella. Sul punto che io vi fo un benefizio, non esigo la ricompensa. 11 dono del vostro cuore potrebbe ora essere una mercede involontaria : pensateci. Vi lascio in libertà di disporre di voi medesimo. (parte

SCENA IX.

Giacinto solo. Sarei un barbaro, se le negassi affetto. (0 Che massime! Che discorso! Che buon amore! Ma non sono io degno di ottenerla. Suo zio non me l’accorderà (2). Mio padre non vorrà ch’ io la pren- da ; ed ella, quantunque paia che abbia per me dell’ amore, non si fiderà, non mi crederà, si scorderà di me (3). Ah, temo di ricadere nella mia nera disperazione. (parte (I) Pap. aggiunge: Povera giovine! (2) Pap. aggiunge: con giustizia. (3) II se- guito della se. IX e la $c. X, come si leggono nell’ed. Paperini, vedi in Appendice (A. III, se. VIII e IX). [p. 88 modifica]

SCENA X(i).

Camera. Pancranzio e Faccenda.

Pancrazio. Non mi parlare di mio figlio : è un ingrato.

Faccenda. Mi creda ch’ è pentito.

Pancrazio. Non sarà vero, fingerà: è uno sciagurato.

Faccenda. Che vuole di più? si voleva ammazzare.

Pancrazio. Si voleva privar di vita?

Faccenda. Signor sì, l’ ho trovato con uno stile alla mano ...

Pancrazio. Ah (2)... dove si trova?...

Faccenda. Si fermi; è arrivata madamigella Giaimina, ha fatto che getti via il ferro, e non è stato altro. L’ assicuro, signore, ch’ è pentito di cuore.

Pancrazio. Il ciel lo voglia. Caro Faccenda, dov’è? Perchè non viene dal suo povero padre, che lo ama tanto? Io stesso an- derò a ritrovarlo ...

Faccenda. Si fermi per un momento, mentre vi sono dell’ altre novità. Pancfiazio. Buone, o cattive?

Faccenda. Nella strada vi sono sette o otto persone che aspet- tano. Vi sono quei tre giovani di questa mattina con le lettere di cambio. E v’ è il medico de’ duemila ducati.

Pancrazio. Anche colui? Gli ho pur detto che venga domani.

Faccenda. Avrà inteso mormorare in piazza, ed ha anticipato. Vi è dell’ altra gente. Certe f accie toste che non conosco ; non so che dire, ho paura di qualche disgrazia.

Pancrazio. Che vi sieno de’ birri?

Faccenda. Non crederei.

Pancrazio. Qualche ministro per sequestrare?

Faccenda. Può essere. Tengo chiusa la porta della scaletta, e dico a tutti ch’ è a pranzo.

Pancrazio. In casa mia non si sono più udite di queste cose! (I) Se. XI nell’ed. Pap. (2) Pap.: Ah caro figlio ecc. [p. 89 modifica]

Faccenda. Ma che ha detto monsieur Rainmere?

Pancrazio. Siamo stati nello scrittoio insieme, ha veduto i conti, non gli ho celato nulla. Parve (0 contento, ed è andato via senza dirmi nulla.

Faccenda. Possibile che l’ abbandoni ?

Pancrazio. Non so che dire; mi raccomando al cielo, e lascio operare a lui.

Faccenda. Vuole che vada io da monsieur?

Pancrazio. Sì, caro Faccenda. Intanto anderò io da mio figlio. (va per andarsene)

Faccenda. Si fermi, che viene l’Olandese.

Pancrazio. Parti, parti.

Faccenda. Vado a dar delle parole a quei che aspettano, (parte

SCENA XI (2).

Pancrazio, poi Monsieur Rainmere con un Uomo che porta un sacchetto in ispalla.

Pancrazio. Ha un uomo con lui. Chi mai è?

Rainmere. Metti lì. (3) (Tuomo pone il sacchetto sul tavolo)

Pancrazio. Monsieur Rainmere. (con allegrezza)

Rainmere. Quelli sono seimila ducati.

Pancrazio. Seimila?...

Rainmere. E quattromila vai questa lettera. (gli dà un joglio)

Pancrazio. Che siate benedetto ! Lasciate che vi dia un bacio.

Rainmere. Bene obbligato. (si danno i due soliti bacì)

Pancrazio. Voi mi date la vita, mi date lo spirito, mi rinno- vate il sangue, che dalle mie disgrazie principiava a guastarsi.

Rainmere. Fatemi la lettera di cambio, tempo due anni, coli’ in- teresse ad uso di picizza.

Pancrazio. Subito ve la faccio.

Rainmere. L’ ho fatta io, sottoscrivetela. (gli dà una carta (I) Pap.: Paroe forse ecc. (2) Se. XII neired. Pap. (3) Segue nell’ed. Pap.: « a Panar. Che cosa sono ? con allegrezza. Rain. Vattene. V uomo parte. Pancr. Monsieur Rainmur ecc. >. [p. 90 modifica]

Pancrazio. Subito. (\>uol sottoscrìverla)

Rainmere. Leggetela. Non si negozia così.

Pancrazio. Di voi mi fido.

Rainmere. Tutti gli uomini possono far errore.

Pancrazio. Va benissimo, e la sottoscrivo, (sottoscrìve) Prendete, che siate mille volte benedetto.

Rainmere. Voi mi dovete settecento ducati.

Pancrazio. E vero.

Rainmere. E vostro figliuolo mi deve cento zecchini.

Pancrazio. Verissimo.

Rainmere. Per queste due partite mi dovete considerare un cre- ditor come gli altri.

Pancrazio. E vi pagherò prima di tutti.

Rainmere. Io poi so il mio dovere per Y incomodo di quattro mesi.

Pancrazio. Mi maraviglio. Vi ho da dare una buona nuova.

Rainmere. Consolatemi.

Pancrazio. Mio figlio è pentito d’ogni cosa. Piange, sospira, mi dimanda perdono.

Rainmere. Gli credete?

Pancrazio. Si voleva fino ammazzare.

Rainmere. Voglia il cielo che il suo pentimento non sia una dispe- razione.

Pancrazio. Caro monsieur Rainmere, sono a pregarvi di un’altra grazia. Ora lo manderò da voi a chiedere scusa del suo mal procedere, a fare un atto del suo dovere. Accettatelo, ascol- tatelo e perdonategli per amor mio.

Rainmere. Se sarà pentito davvero, l’amerò come amo suo padre. Pancr.AZIO. Ora lo sentirete. Se vi contentate, prendo questi de- nari, e vado a pagare i creditori che mi tormentano.

Rainmere. Voi siete il padrone.

Pancrazio. E vi porterò il vostro avere.

Rainmere. Non ne dubito.

Pancrazio. Io non posso portare un tal peso. Ehi, chi è di là> [p. 91 modifica]

SCENA XII (I).

Faccenda e detti.

Faccenda. Signore.

Pancrazio. Aiutami.

Faccenda. Che roba è questa?

Pancrazio. Denari.

Faccenda. Denari?

Pancrazio. Sì, caro Faccenda, andiamo a pagare.

Faccenda. Sia ringraziato il cielo. Ho tanto piacere, come se si trattasse di me stesso.

Pancrazio. Andiamo, andiamo. Non so dove mi sia per la con- solazione, (parte)

Faccenda. I denari pesano, ma i debiti pesano molto più. (parte col sacchetto)

Rainmere. Non si può far servizio di minor peso, oltre quello di prestar il denaro, quando è sicuro.

SCENA XIII (2).

Madamigella Giannina, Beatrice, monsieur Rainmere.

Madamigella. Signor zio.

Rainmere. Nipote .... Madamigella, (salutando gentilmente Beatrice)

Madamigella. Sento che non partirete più così presto. (a Rainmere Rainmee^. No, la partenza è sospesa.

Beatrice. Ed io ho sentito con giubilo, che la vostra buona ami- cizia abbia consolato mio padre.

Rainmere. L’ho fatto per lui, e l’ ho fatto ancora per voi. (ridente)

Beatrice. Per me, signore?

Madamigella. Cara amica, non ve T ho detto che mio zio vi ama ? (3) (1) Se. XIII nelled. Paper. (2) Se. XIV nelled. Pap. (3) Segue nell’ed. Pap.: « Beatr. Sentite, signore, che cosa dice madamigella Giannina? Rain. Mia nipote ece. ». [p. 92 modifica]

Rainmere. Mia nipote non suol dire delle bugie.

Beatrice. Non posso crederlo, se voi volete partire ...

Rainmere. Io non parto per ora.

Madamigella. Prima di partire potrebbe ancora sposarvi.

Beatrice. Cara amica, voi mi adulate.

Rainmere. Nipote, mi lodereste voi, se prendessi moglie?

Madamigella. Signore, vi parlerò con sincerità. Vi loderei più se non la prendeste. Ma avendovi sentito dire più volte, che volete farlo per dare un maschio alla casa, amerei che lo fa- ceste piuttosto con Beatrice che con un’ altra.

Beatrice. (Oh cara amica!) (0 (da sé)

Rainmere. L’amate molto questa vostra amica. (a madamigella Giannina)

Madamigella. Sì, l’amo assai.

Rainmere. Senza interesse?

Madamigella. Che interesse posso avere con lei?

Rainmere. Non l’amereste per ragion di suo fratello?

Madamigella. Può anche darsi.

Rainmere. Eh donne ! vi conosco.

Beatrice. Siete furbo la vostra parte.

Rainmere. Siete adorabile.

SCENA XIV (2).

Giacinto e detti.

Giacinto. Monsieur (3), vi chiedo perdono ...

Rainmere. Basta così. Arrossisco per parte vostra.

Giacinto. Ma se vi ho offeso, lasciate che vi mostri il mio pen- timento.

Rainmere. Lo voglio credere senza più.

Giacinto. Vi chiedo scusa ...

Rainmere. Non altro. Tenete. (lo bada (I) Pap.: « Oh cara amica, che siale benedetta I la bacia.». (2) Se. XV nell’ed. Paper. (3) Pap.: Monsieur Rainmur, san qui. Vi chiedo ecc. ». [p. 93 modifica]

Giacinto. (Veramente uomo di buon cuore ! Un uomo da bene !) (da sé)

Madamigella. Signor Giacinto, mi rallegro con voi.

Giacinto. Eppure, con tutto questo, non sono ancor contento.

Madamigella. Che vi manca per contentarvi?

Giacinto. Il meglio.

Madamigella. Che vuol dire?

Beatrice. Non lo capite? Gli manca una sposa.

Madamigella. Che se la trovi.

Giacinto. Per me l’avrei ritrovata; ma ella non vuole il mio cuore.

Madamigella. Ci avete bene pensato?

Giacinto. Più che ci penso, più la desidero.

Madamigella. Che dite, signor zio?

Rainmere. Questo giovine è stato cattivo. Ora si dice che sia diventato buono. Avete voi coraggio di fidarvi di lui?

Madamigella. Sì, mi fiderò, ma con una indispensabile condi- zione.

Giacinto. Qual è, signora, questa condizione?

Madamigella. Che venghiate a Livorno, e poscia in Olanda con noi, acciocché abbandonando le pratiche, le amicizie e le oc- casioni (I) che vi circondano, possiate ancora cambiar il cuore.

Giacinto. Per me vengo ancora nell’ Indie. Con una compagnia di questa sorta? Con uno zio di sì buon cuore? Mi dispia- cerà lasciar mio padre, ma quando si tratta della mia fortuna, anche mio padre sarà contento, e sono disposto a partire in questo momento, se occorre.

Madamigella. Che dite, signore zio?

Rainmere. Il pensier vostro non mi dispiace. Venga con noi ; se non riuscirà bene, lo rimanderò in Italia.

Madamigella. E se sarà mio sposo?

Rainmere. Vi caccerò in Italia con lui.

Giacinto. Non vi sarà questo pericolo. Son qui, vengo via con voi, col signor zio, colla mia cara sposa. (parte (1) Pap. aggiunge : funeste. [p. 94 modifica]

SCENA XV (1).

Mons. Rainmere, Madamigella Giannina e Beatrice.

Beatrice. Ed io resterò qui senza mio fratello ? (2)

Rainmere. No, madamigella. (ridente)

Beatrice. Ma ... dunque ...

Rainmere. Voi verrete in Olanda con noi.

Beatrice. Davvero?

Rainmere. Se vorrete...

Madamigella. Oh vena, verrà.

Beatrice. Oh verrò, verrò.

SCENA ULTIMA.

Pancrazio, Giacinto e detti.

Pancrazio. Sì figlio, fa tutto quello che vuoi.

Rainmere. Signor Pancrazio ...

Pancrazio. Mio figlio m’ha detto tutto.

Beatrice. Ma non vi avrà detto, signor padre, che io pure an- derò in Olanda con lui.

Pancrazio. Tu? come?

Beatrice. Colle nozze di monsieur Rainmere.

Pancrazio. Dici davvero?

Rainmere. Se vi contentate.

Pancrazio. Perchè non devo contentarmi? Una fortuna di questa sorta vorreste che io non l’ approvassi?

Rainmere. A vostra figlia quanto darete di dote?

Pancrazio. La dote che ha avuto sua madre, è stata sedicimila ducati. Questi li darò ancor a lei, ma con un poco di tempo.

Rainmere. Il denaro di mia nipote lo tengo io. S’ella è con- tenta dei sedicimila ducati, faremo un giro e due contratti.

Pancrazio. Ed io a lei li assicurerò sopra i miei effetti. (I) Se. XVI nell’ed. Paper. (2) Pap.: qui sconsolata? [p. 95 modifica]

Madamigella. Le disposizioni di due uomini quali voi siete, non ponno essere da me che approvate.

Giacinto. Monsieur Rainmere e mio padre sono due persone che ci amano veramente. Io sono l’ingrato, chiedo all’ uno e all’ altro perdono ...

Pancrazio. Tutto è accomodato. Figlio, lascio che tu parta. Mi strappi il cuore, ma il ciel volesse che prima d’ ora t’ avessi allontanato. Quando i figliuoli non riescono bene nella loro patria, convien farli mutar cielo. Le pratiche li rovinano, le occasioni li precipitano, e la facilità del padre che vi rimedia, dà loro il modo di far del male. Padri, specchiatevi in me: invigilate sopra la condotta de’ vostri figliuoli, poiché il troppo amore li rovina; e chi sa tenere i suoi figliuoli in dovere, in soggezione, in buona regola, è felice, è fortunato, e gode in sua vecchiezza il maggior bene, il maggior contento che dar si possa nel mondo. Fine della Commedia.

[p. 96 modifica]