Il Marchese di Roccaverdina/Capitolo XXVII

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Capitolo XXVI Capitolo XXVIII
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XXVII.


Non aveva saputo dirle niente, cioè soltanto poche parole stentatamente scherzose che dovevano rassicurarla pel tono con cui le aveva pronunciate e che invece la turbarono di più.

Era rimasto turbatissimo anche lui. Gli pareva che la marchesa, accettando in casa loro quel ragazzo, vi introducesse qualche cosa di più che un malaugurio, un germe di fatalità; e pensava al modo con cui impedire che questo avvenisse, senza che ella potesse sospettare l’opera di lui.

— Ma, infine, tutto ciò non era puerile?

Fece una scrollata di spalle. E per mostrare alla marchesa che egli non era uomo da lasciarsi dominare da un’ubbia, il giorno dopo, sul punto di partire per Margitello, le diceva:

— Dovreste ordinare una piccola livrea per quel ragazzo; calzoni e giacchettina di panno scuro, [p. 299 modifica]filettati di giallo, colore dei Roccaverdina, con berretto gallonato.

— Oh!

— Al tempo del nonno, i nostri servitori dovevano vestire così. Mamma Grazia sa dove si trova qualcuna di quelle vecchie livree tarlate e i cappelloni di feltro a soffietto.

— Altri tempi, altri usi.

— Volete che me n’occupi io?

— No; lo manderemo in campagna. Il boaro di Poggiogrande mi diceva appunto la settimana scorsa, che aveva bisogno di un ragazzo.

— Forse sarà meglio pel ragazzo.

— E per noi — soggiunse la marchesa, con lieve accento di tristezza.

Il marchese, in piedi, sorbiva lentamente il caffè, mentre la marchesa, seduta vicino al tavolinetto, agitava, pensosa, col cucchiaino lo zucchero in fondo alla tazza che le fumava davanti.

— Temevo di trovarvi già partito per Margitello, — disse il cavalier Pergola entrando all’improvviso. — Scusate, cugina. Capperi! Mattiniera! Vi credevo ancora a letto. Buon giorno. Una tazza di caffè? Volentieri; non l’ho preso in casa mia per la fretta di venire qui.

— Che cosa è accaduto? — domandò il marchese.

— L’amico.... quello della Sottoprefettura mi ha [p. 300 modifica]scritto. Siete il primo nella terna; il colpo è riuscito!...

— È inutile; io non voglio essere sindaco!

— Come? Dopo tutto quel che abbiamo fatto?

— Che me n’importa? Sbrigatevela tra voi. Io ho i miei affari. Ho troppe cose a cui badare.

— Il marchese ha ragione, cugino.

— Mah!... Ci siamo compromessi. Si è compromesso anche lui.... In ogni caso, basterà dare il nome, circondarsi di assessori di fiducia.

— Ho appena fiducia in me stesso — rispose il marchese.

— Questa non se l’aspettava nessuno! Riflettete bene, cugino!

— Quando ho detto no, è no!... Volete venire a Margitello? Oggi imbottiamo il vino bianco.... Poco, ma tutto d’uva sceltissima.

— Attenderò di assaggiarlo a suo tempo!

E il marchese era partito lasciando là il cavaliere che bestemmiava internamente, per rispetto della cugina.

— Ci abbandona così, nelle peste! Dovreste persuaderlo voi — egli disse, rivolgendosi alla marchesa e giungendo le mani in atto di preghiera. — Le donne fanno miracoli, se vogliono.

— Lo avete sentito: “Quando ho detto di no, è no!„ E poi.... Lo conoscete meglio di me.

— Pur troppo, è un Roccaverdina.... Preso un [p. 301 modifica]dirizzone, non c’è verso di stornarnelo. Bisogna lasciarlo stancare. Ora è tutto oli e vini; non gli si può ragionare d’altro. Probabilmente, tra un anno o due, butterà per aria macchine, botti, coppi! Con quella donna — ve ne parlo perchè è cosa già passata da un pezzo — ha fatto pure così. Sembrava che, dopo dieci anni, dovesse commettere la corbelleria di sposarla.... e un bel giorno la dà in moglie a Rocco Criscione.... Gliel’ha data lui, gliel’ha imposta quasi.... Rocco non poteva dirgli di no; si sarebbe fatto squartare pel suo padrone.... Era sua moglie e non era sua moglie, dicevano le male lingue.... E quando Rocco fu ammazzato, tutti credevano: Ora la Solmo ritorna al padrone. Che!... Ve l’ho nominata per questo; non potete essere gelosa. Se mai, ora, dalle macchine e dalla Società Agricola.... In quanto a donne, egli è uscito di razza. Tutti i Roccaverdina sono stati famosi donnaioli: il marchese grande, il padre del cugino, anche vecchio.... È vero che, dopo, aveva la scusa della paralisi della moglie.... Povera zia! Bocconi amari ne ha inghiottiti parecchi.... Ed era bellissima.... L’avete conosciuta? No, non potete averla conosciuta. E per le elezioni comunali? Un altro dirizzone; ma si è stancato sùbito.... Fate il miracolo, cugina! Dobbiamo abbandonare il Comune in mano a certa gentaccia? Che penseranno? Che il marchese di Roccaverdina ha avuto paura! Non è vero; ma così [p. 302 modifica]penseranno e lo diranno!... Mi mordo le mani!... Bella figura facciamo col Sottoprefetto! Egli lo ha proposto, sicuro che il marchese avrebbe accettato la nomina. Abbiamo lavorato tanto! Fate il miracolo!...

Ah, ella avrebbe voluto fare ben altro miracolo! Ma si sentiva impotente. E lo diceva quello stesso giorno alla sua mamma che insisteva presso di lei:

— Che hai dunque? Che ti accade?

— Forse ho sbagliato, mamma!

— Perchè?

— Mi sento sola sola, mamma!

— Che intendi dire?

— Ci siamo illusi, egli ed io. Il suo cuore è chiuso per me. Ha preso me come avrebbe preso qualunque altra.... Può darsi che il torto sia mio.... Non avrei dovuto entrare in questa casa.... C’è ancora il fantasma dell’altra. Lo sento, lo veggo....

— Ma che cosa senti? Che cosa vedi?

— Niente! Non so.... Eppure sono certa di non ingannarmi.

— Vergine benedetta! Che gusto tormentarsi così!

— Ah, mamma! Non avrei voluto parlartene per non angustiarti. Ma il cuore mi si schianterebbe se non potessi sfogarmi. Lasciami sfogare.... Mi ero rassegnata, da anni. Tu non hai saputo mai nulla fino a pochi mesi fa. Avevi dolori assai più grandi del mio; perchè avrei dovuto confidartelo? E quando, [p. 303 modifica]tutt’a un tratto, quel che sembrava stoltezza sperare mi si presentò dinanzi come possibile, te ne rammenti? io esitai, a lungo esitai, temendo quel che, pur troppo, è avvenuto! Sì, mamma. Tra me e lui sta sempre quell’altra — ricordo vivo...! Non m’inganno. Sono forse una persona, sono un cuore qui?... Sono un mobile.

— Che aberrazione, figlia mia! C’è un malinteso tra voi; dovreste spiegarvi. Marito e moglie debbono fare così, altrimenti le cose s’ingrandiscono. Ognuno immagina che sotto ci sia qualche cosa di grave.... E non c’è nulla!

— E se c’è peggio di quel che uno sospetta?

— Non può essere. Dopo sei soli mesi! Il marchese ha cento cose per la testa. Gli affari assorbono, dànno tanti pensieri. Tu rimani a fantasticare, a roderti il fegato.... Che vuoi che ne sappia lui? Come pretendi che indovini?

— Gliel’ho detto: — Antonio, non mi sento amata da voi! — Gliel’ho detto singhiozzando....

— Ebbene?

— Si è messo a ridere, mi ha risposto scherzando, ma rideva male, scherzava a stento.

— Ti è sembrato. Ha ragione. Gli uomini non possono intendere certe cose di noi donne, che non hanno importanza per loro. E intanto tu ti logori la salute; tu non ti accorgi che deperisci di giorno in giorno. Sei pallida.... Non sei mai stata così. Che [p. 304 modifica]credevi, sposando? Di non dover avere nessuna croce? È un carattere strano; sopportalo come è. Ho sopportato peggio io! Ho fatto la volontà del Signore, mi sono rassegnata sempre; lo hai visto! Di che sei gelosa?

— Del suo silenzio, mamma!

— Il marchese non è espansivo; è fatto così. Vorresti rifarlo?

— Che so? Certe volte rimane assorto, col viso scuro scuro; e allora, quando si riscote, mi guarda con occhi smarriti, quasi avesse paura che io indovinassi. E se gli domando: — Che pensate? — risponde, sfuggendomi: — Niente! Niente!

— E sarà niente davvero. Vuoi che gliene parli io? Che gliene faccia parlare dalla baronessa?

— No. Può darsi che io abbia torto.

— Hai torto certamente.

— Sì, sì, mamma, ho torto; lo comprendo. Non affliggerti per me!

Andando via, il marchese le aveva detto: — Tornerò presto questa sera. — Ma era già un’ora di notte, e la marchesa, affacciata al terrazzino a pian terreno allato al porticino d’entrata, cominciava a impensierirsi del ritardo.

Si atterrì vedendo arrivare soltanto Titta a cavallo d’una mula.

— Il marchese?

— Non è niente, eccellenza. [p. 305 modifica]

Titta, saltato giù da cavallo, legata la mula a uno degli anelli di ferro confitti a posta nel muro ai due lati del portoncino, si affrettava ad entrare. Ella gli corse incontro nell’anticamera.

— Stia tranquilla, voscenza. È accaduto...

— Il marchese sta male?

— No, eccellenza. Devo andare dal pretore e dai carabinieri.... Si è impiccato uno a Margitello: compare Santi Dimauro.

— Oh, Dio!... Perchè? Come?

— È venuto a impiccarsi nel suo fondo venduto al marchese due anni fa. L’aveva detto tante volte: “Verrò a morirvi un giorno o l’altro!„ E finalmente il disgraziato ha mantenuto la parola. Si era pentito di aver venduto quel fondo.... Di tanto in tanto lo trovavano là, nella carraia, coi gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani. — Che fate qui, compare Santi? — Guardo la mia terra, che non è più mia! — Avete preso un sacco di quattrini! — Sì, ma io vorrei la mia terra!

— Perchè l’ha venduta?

— Oh! Egli soleva raccontare una storia lunga. Pel processo di Rocco Criscione.... L’aveva col marchese, che non c’entrava.... Il giudice istruttore.... sa, voscenza; quando si fa un processo si raccolgono tutte le voci.... E siccome il giudice istruttore.... Una storia lunga!... Ma era venuto lui stesso a dire al marchese: — Voscenza vuole quel pezzo di terra? [p. 306 modifica]Se lo prenda. — Era proprio nel cuore di Margitello, e di tratto in tratto il vecchio alterava il limite.... I contadini quando possono rubare un palmo di terreno, non hanno scrupoli. Compare Rocco, buon’anima, non era omo da lasciarlo fare, nell’interesse del padrone. — E il marchese non ne troverà un altro eguale, eccellenza! — Il vecchio si era dunque presentato dal marchese: — Voscenza vuole quel pezzo di terra? E se lo prenda! — Poi il vecchio si era pentito. Veniva a piangere là, quasi ci avesse un morto... Che colpa n’aveva il padrone? E ora, per fargli dispetto, si è impiccato a un albero.... Chi se n’era accorto? Spenzolava davanti la casetta.... Le mule della carrozza - gli animali hanno il fiuto meglio di noi cristiani - non volevano andare nè avanti nè indietro. Io guardo attorno per vedere di che cosa s’impaurissero le povere bestie... Ah, Madonna santa! Salto giù di cassetta, scende di carrozza anche il marchese, tutti e due più pallidi del morto. Non lo dimenticherò finchè campo!... Pavonazzo, con gli occhi e la lingua di fuori.... Lo tocco; era freddo!... Allora siamo tornati a Margitello.... Il marchese, sturbato, non poteva parlare.... Ha dovuto buttarsi sul letto. Ora sta meglio.... E mi ha mandato per avvertire voscenza. Devo andare dal pretore e dai carabinieri.... Il morto è là, che spenzola ancora.... Ha voluto dannarsi!

La marchesa era stata ad ascoltare senza [p. 307 modifica]interromperlo, corsa da brividi per tutta la persona, quasi avesse davanti il corpo del vecchio contadino col viso pavonazzo, con gli occhi e la lingua di fuori, che dondolava dal ramo dell’albero a cui disperatamente era andato a impiccarsi.

— Il Signore lo avrà perdonato! — ella disse commossa. — Ma il marchese però non è tornato? Ditemi la verità, Titta: sta male?

— Eccellenza, no! Aspetta la giustizia coi carabinieri e i manovali che dovranno portar via il morto.... Mi ha mandato a posta.... E se voscenza permette....

La marchesa quella notte ebbe paura di dormire sola in camera sua. Disse a mamma Grazia:

— Recitiamo un rosario in suffragio del disgraziato.

A metà del rosario, mamma Grazia era già addormentata su la poltrona dove la marchesa l’aveva fatta sedere; ed ella si buttò sul letto vestita, certa di non chiudere occhio, con nel cuore un’inesplicabile angoscia, un invincibile presentimento di tristissimi casi che sarebbero sopravvenuti, presto o tardi, per cattiva influenza di quel morto.