Il flauto nel bosco/Il tesoro

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Il tesoro

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Il cane impiccato I due
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Il tesoro.

Non era nelle abitudilii del nobile don Vissenti di aver compassione del prossimo, c specialmente del prossimo povero e bisognoso, tanto più che a cpiesta categoria oramai apparteneva anche lui e poco aveva con che manifestare il generoso sentimento, eppure quando seppe che un antico servo della sua famiglia moriva solo, abbandonato come un cane, in un vecchio pagliaio, decise di andare a vederlo. E pensò anzi di portargli qualche cosa.

«Che cosa farebbe piacere a me, se mi trovassi nel suo stalo?» si domandò; e scambiando alquanto lo stato in cui si Iròvava lui con quello del moribondo, pensò a una bottiglia di vino.

*

Il vecchio però, sebbene moribondo, non s’illuse un momento, tanto più che non beveva vino. [p. 152 modifica]

E sebbene una sete angosciosa gli attaccasse la lingua al palato e gli screpolasse le labbra amare, respinse la bottiglia che il nobile visitatore, chino su di lui gli accostava al viso.

— Acqua, acqua — rantolò.

Don Vissenti si guardò intorno: c’era una brocca, accanto al giaciglio, ma vuota, coperta di mosche assetate. La prese e andò a domandare un po’ d’acqua ai più vicini di casa, rimproverandoli dello stato di abbandono in cui giaceva il vecchio.

— E vosté perché non se n’è curato prima? — disse una donna, la più anziana, dandogli a malincuore l’acqua di cui nel paese quell’estate c’era una terribile scarsità.

— Io l’ho saputo solo oggi — egli rimbeccò, dignitoso — e subito sono venuto e gli ho portato vino, e non acqua.

— E io è da un mese che lo assisto, e non ho fatto sapere a nessuno quello che la mia miseria mi permette di dargli.

Anche un po’ per ripicchio contro questa donna alla quale poteva mancar tutto ma non la lingua, don Vissenti cominciò ad assistere il moribondo. [p. 153 modifica]

Del resto egli era un uomo che faceva sempre le cose sul serio, tenace, freddo, puntiglioso e pieno di dignità, come un po’ lo erano tutti in quell’arido paesetto di pianura. Il padre di don Vissenti, diceva la tradizione, non aveva mai una sola volta scherzato in vita sua, tanto che quando morì e andò all’inferno e il diavolo cominciò a rivoltarlo col suo tridente, disse, offeso e dignitoso:

— Oh, piano, piano con gli scherzi.

Il moribondo però aveva ben conosciuto questo suo antico padrone e conosceva bene don Vissenti; e non si commoveva. Sapeva che qualche cosa don Vissenti voleva, altrimenti non si sarebbe degnato di venir ad assistere un mendicante; e a sua volta, istintivamente, anche perché ne aveva assoluto bisogno, profittava delle buone disposizioni dell’altro.

A dir la verità, in breve ne sentì tale giovamento che cominciò a riprendere coscienza e a turbarsi.

Egli giaceva completamente vestito di stracci, sopra un sacco di paglia, e tanto questo quanto il suo corpo puzzavano peggio che s’egli fosse morto da otto giorni. [p. 154 modifica]

Ebbene, don Vissenti, ch’era un uomo ancora vigoroso sebbene eccessivamente grasso, lo aveva sollevato, spogliato, pulito e rivestito d’una sola camicia, e infine trasportato su un altro sacco sul quale aveva steso alla meglio un lenzuolo ripiegato in due e deposto un guanciale. E aveva ripulito intorno, scacciando alquanto le spaventevoli mosche che si posavano sul malato come vampiri. E lo sollevava per i suoi bisogni, e sopratutto gli dava da bere.

Acqua, acqua; il vecchio non domandava altro, non aveva bisogno d’altro; e vaneggiando parlava sempre di una fontana sui monti, una sorgente d’acqua fresca intorno alla quale arrancava senza riuscire a metterci bocca.

L’acqua pesante e calda che don Vissenti gli porgeva, non faceva che accrescere l’arsura acida del suo palato; e più che per il dolore cupo che gli pesava sul ventre gonfio, egli desiderava morire per non sentir più questa sete implacabile.

Nel paese intanto s’era sparsa la voce che don Vissenti assisteva il vecchio, e un po’ per il buon esempio, un po’ per curiosità, qualche sfaccendato andava nel pagliaio e portava qualche elemosina. [p. 155 modifica]

Queste visite irritavano e ingelosivano don Vissenti.

Una sera venne anche un suo parente e portò entro un fazzoletto insanguinato una corda, cioè una treccia fatta con budella di agnello; era ubriaco, e non sapeva bene quel che si facesse; tuttavia don Vissenti si sdegnò furiosamente.

— E vattene — disse respingendo il dono inopportuno e con esso il donatore tentennante; — non vedi che ha bisogno del viatico più che della tua corda puzzolente? E impiccati con essa, se non sai altro che fare!

— O Vissenti! — esclamò l’uomo, offeso mortalmente. — Faresti meglio tu a impiccarti, che a star qui ad insultare la memoria di tuo padre.

Don Vissenti impallidì di rabbia, ma si riprese e ritornò dignitoso.

— Che intendi di dire con queste parole?

— Che lo sanno tutti, in paese, perché sei qui. E lo sa anche lui, lui, lui, quello lì. Lo sa, che non sei qui ad assisterlo per carità, ma per carpirgli il segreto... il segreto della brocca di denari seppellita da tuo padre in sua presenza... dei denari che tuo padre non volle lasciare a te perché ti odiava, e aveva ragione... aveva ragione...

Don Vissenti sogghignava, ma dentro tremava di sdegno. [p. 156 modifica]

— Perché non doveva lasciarli a me, i denari, mio padre? Forse dubitava quello che tu dubiti di tuo figlio, che non sia tuo?

— Vattene, vattene! — insisteva l’ubriaco. — Aveva ragione, tuo padre, di odiarti, perché lo maltrattavi, perché sei un pazzo maligno; e fece bene a mangiarsi tutto, prima di morire, e a lasciarti solo l’illusione della brocca, e l’illusione che quest’imbecille non ne abbia profittato per scrupolo, per non peccare...

— Ecco perché muore fra i pidocchi, come morrai tu. Ben gli sta — disse don Vissenti: e rideva, rideva.

Ma quando il parente se ne fu andato, col suo involto coperto di mosche, egli si fece sanguigno e nero come quell’involto.

— Sentito avete? — domandò al vecchio, sollevando il fazzoletto col quale gli riparava il viso dalle mosche; e poiché non riceveva risposta, e quel viso con gli occhi chiusi e le labbra bianche pareva quello di un morto, proseguì anelante:

— Tutti dunque lo sanno, vedete. Mio padre mi odiava, sì, ma non c’è ragione che mi odiate voi. Che male vi ho fatto? Potevo perseguitarvi, costringervi a parlare, [p. 157 modifica]e invece vi ho lasciato tranquillo, anche perché — aggiunse come fra sé, abbassando la voce — non avevo bisogno, ed ero superbo. Ma adesso invecchio, adesso la miseria sta per cavalcarmi... e tutti mi disprezzano perché son povero, tutti mi odiano come mi odiava lui. Sarà una mia fissazione, ma è così. E voi siete davanti a Dio, adesso, e anche lui a quest’ora mi avrà ben perdonato. Ditemi dunque dov’è la brocca. I denari, prima di morire, mio padre li aveva di certo, perché aveva venduto le terre e la casa. Dove li ha messi? Voi lo sapete, e voi dovete dirmelo.

— Mi dia da bere — gemette il vecchio; e quando ebbe bevuto, fece uno sforzo per parlare.

— Se ne vada, don Vissenti. Qui perde il suo tempo, e io l’ho trattenuto inutilmente. La brocca non esiste, e suo padre ha venduto la terra e le case per amore del prossimo, per pagare i debiti e i servi e lasciar lei povero, sì, ma onorato. Se ne vada, se ne vada — non cessò di ripetere, ricadendo sul giaciglio. E fu preso da un’agitazione nervosa che non lo abbandonò se non quando don Vissenti promise di andarsene. [p. 158 modifica]

E quando fu a casa, anche don Vissenti fu preso da un’agitazione nervosa simile a quella del vecchio. Anzi gli sembrava che questi gli avesse attaccato il suo male; si voltava e rivoltava nel letto, e il letto era duro come un sacco di paglia; e una sete amara gli intossicava la bocca.

Provò a bere, ma sputò l’acqua calda e piena di bollicine; poi si mise a ridere, goffamente, come dopo il battibecco col parente ubriaco.

— E tu credevi di far opera di carità dando da bere questo veleno a quel disgraziato? — disse a voce alta, imitando il modo di parlare del parente. — Va, va all’inferno.

Si vestì ed uscì. Era una notte di luna, chiara come un bel giorno chiaro. Cammina, cammina, egli si trovò nello stradone, verso una valletta ch’era il solo luogo un po’ fresco dei dintorni, e dove appunto la gente del paese andava ad attingere l’acqua a una scarsa sorgente.

Quel terreno una volta apparteneva alla sua famiglia, e laggiù appunto egli credeva che il padre avesse sepolto il tesoro. [p. 159 modifica]

Cammina cammina, incontrò un ragazzo scalzo con due piccole brocche d’acqua luccicanti alla luna.

— Mi dai da bere? — domandò, e fu sorpreso e intenerito dal gesto silenzioso col quale il ragazzo gli porse senz’altro una delle brocche.

L’acqua era freschissima, ed egli bevette pensando al vecchio che moriva di sete.

— Mi vendi questa brocca? — domandò, e il ragazzo fece un gesto quasi di derisione.

— E se la prenda così: non vendo acqua, io.

Rifecero la strada assieme, fino al pagliaio, dove don Vissenti rientrò lasciando la porta aperta.

Al chiaro di luna vide che il vecchio si agitava di nuovo, spasimando.

— Acqua... acqua...

Lo sollevò subito e lo fece bere dalla brocchetta. E la brocchetta tremò contro la bocca del moribondo, e pareva tremasse da sé, per qualche cosa di misterioso che accadeva in quell’attimo; per la gioia del vecchio che sentiva di essere finalmente assistito per pietà e beveva alla fontana dei suoi sogni, ma sopratutto per la gioia di don Vissenti che sentiva di aver ritrovato il tesoro sepolto dal padre. [p. 160 modifica]