L'edera (dramma)/Atto I/Scena VI

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Scena VI

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SCENA SESTA.

Prete Virdis, e Detti.



Prete Virdis

vecchio, grasso e rosso in viso, entra sbuffando e agitando con la mano sinistra un gran fazzoletto di colore, mentre con due dita della destra benedice piuttosto goffamente.

In nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo!... Che caldo!

Donna Rachele.

Ha voluto far la salita per onorarci... Si accomodi.

Prete Virdis.

Dovere mio!... Chi non rende omaggio ai Decherchi?

Don Simone.

Grazie, Don Virdis!... La sua amicizia ci è preziosa!

Donna Rachele.

Ma si accomodi...

gli porge una sedia. —

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Prete Virdis si avvicina al lettuccio, e saluta Zio Zua poi va a sedere, salutando con cenni del capo Paulu e l’Ospite. — Continua a sbuffare e ad agitare il fazzoletto.

Prete Virdis.

Hai fatto buon viaggio, Paulu?... Mi pare di riconoscere quest’ospite.

Paulu

picchiando con la mano, sopra la spalla di Ballore.

È il mio amico Ballore Spanu di Orune.

Prete Virdis.

Ah, ricordo!

a Ballore.

E come si va a Orune?... Sempre abili e svelti, eh? gli Orunesi!... E il vostro parroco?

ad Annesa, che gli versa da bere.

Oh, brava!... È vino di Oliena?

guarda il bicchiere colmo contro luce: poi gusta il vino a centellini, con voluttà.

E brava, Annesa!... Ma in chiesa non ti si vede, no?

Annesa non risponde; ma assume un’aria sdegnosa.

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Donna Rachele.

Ha tanto da fare!

Ballore

fissando Annesa.

Prima il dovere... e poi la chiesa.

Prete Virdis

alterandosi.

Che! Che! Che!... Anche le donne moresche... anche le affricane... fanno il loro dovere, e poi vanno in chiesa!

Don Simone.

Come va la festa. Don Virdis?

Prete Virdis.

Benone!... I cinquanta promotori, e altri cento pastori, hanno mandato una pecora e una misura di frumento a testa.

Paulu

a Ballore.

Il vino... non si calcola!... Scorre a torrenti!

Ballore.

E perciò, spesso, succede qualche piccolo guajo!

Prete Virdis.

Ti sbagli, fratello caro!... Noi non abbiamo il sangue caldo, come gli Orunesi! [p. 35 modifica]

Ballore

punto.

Eh, via!... Il sangue bolle nelle vene di tutti, don Virdis.... e non è, poi, un paese pieno di Santi... il vostro!

Prete Virdis.

A Orune, però, di Santi non ce n’è nemmeno uno...

ridendo goffamente.

Lo dice anche la canzone... Ah! ah!

declama.

«Da Orune, i Santi son fuggiti via,
«Perchè mai vi trovaron compagnia!»

Don Simone ride: — Rosa, dalla cucina, batte le mani.

Rosa.

I fuochi!... I fuochi!... Nonno Simone, si va a vedere?

Prete Virdis

invitando Ballore e Paulu.

Andiamo!

tutti si alzano: — movimento generale. — Prete Virdis, Rosa e Don Simone escono, i primi dalla comune: — seguono Ballore e Paulu. — Mentre Donna Rachele segue la corrente, Annesa che viene dalla cucina la ferma.

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Annesa.

C’è di là un altro ospite... certo Melchiorre Obinu di Aritzu, venditore di briglie... Dice che è figlioccio di Pasquale Sole, l’amico di Don Simone... Io lo mando pe’ fatti suoi!... Vada all’osteria!

Donna Rachele.

Sei matta?... Quando mai i Decherchi hanno rifiutato ospitalità?

Annesa

origliando alla cucina.

Mi pare che rientri anche Gantine.

Donna Rachele.

Digli che faccia compagnia all’ospite... e dà loro da mangiare e da bere.

esce, dalla comune.

Zio Zua

sogghignando.

Sicuro!... È della famiglia anche lui!

Annesa

irosa; ma supplichevole.

Ma, Zio Zua, tacete una buona volta!... Non fate altro che insultare!

Zio Zua.

Insulto, perchè ripeto quello che tutti [p. 37 modifica]dicono?!... Orsù, tira la tenda, che io non veda più nessuno!... Non posso riposare nè di giorno, nè di notte!

Annesa.

Ora, vi darò la medicina... e dormirete tranquillo.

versa una pozione di una boccetta, e l’offre da bere al Vecchio.

Zio Zua

tossendo e facendo le boccacce. Non la voglio!... È succo d’euforbia... amaro come l’anima tua!

Annesa.

Bevete, uomo di Dio!... Altrimenti, vi tornerà l’accesso!

Zio Zua.

Magari, non è vero?... Così creperei più presto!

Annesa

impazientita.

Maledetto il peccato!

contenendosi.

Non fatemi perdere il tempo così!

Zio Zua.

Ti preme di farmela bere, perchè è velenosa.. [p. 38 modifica]Lo so, sai, che c’è dentro l’oppio!... Con la scusa di farmi dormire, mi avvelenate lentamente.

Annesa.

Se non la volete, lasciatela... e tossite!... Tossite pure!

Zio Zua

tossendo.

Dà qui... e possano avvelenarti anche l’acqua santa!

beve la pozione; e a poco a poco gli si calma la tosse. —

Annesa tira a metà la tenda; ma in modo che si vede sempre il Vecchio, il quale si addormenta. — Si odono colpi di petardi. — Annesa si fa triste e pensierosa.