Le donne che lavorano/XVII. Il lavoro della donna durante la guerra

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XVII. Il lavoro della donna durante la guerra

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XVII. Il lavoro della donna durante la guerra
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XVII.

Il lavoro della donna durante la guerra.

La guerra in mezzo a tutti i suoi orrori ha fatto il miracolo di rivelare a noi e al mondo la nostra forza e il nostro valore.

Se con meraviglioso ardimento i nostri giovani si slanciarono all’assalto di posizioni giudicate imprendibili e riuscirono a conquistarle; se pronti alla chiamata lasciarono la famiglia, il lavoro, gli agi della vita per correre dove il dovere e l’amore della patria li chiamava; la donna non si mostrò meno coraggiosa del suo compagno e appena scoppiala la guerra, facendo uno sforzo sovrumano per trattenere le lagrime vedendo partire gli sposi, i figli, i fratelli, per non rendere loro più crudele il momento del distacco, invece di accasciarsi nel suo dolore, [p. 195 modifica] di attendere ansiosa nell’ozio le notizie dei suoi cari che combattevano e dai quali non poteva staccare il pensiero, raccolse tutte le energie e cercò nell’ardore d’un lavoro nuovo e faticoso di assopire i palpiti del suo cuore ferito.

E si vide un miracolo nuovo svolgersi sulle terre italiane, un esercito non abituato al lavoro far prodigi di forza e di operosità. Le fortunate clic in tempo di pace avevano frequentalo la scuola delle infermiere trovarono subito il modo di esercitare la loro opera e si prestarono subito ad adoperarsi a sollievo dei feriti che arrivavano dal fronte, alzandosi all’alba per assisterli, passando le notti al capezzale di quelli che soffrivano maggiormente, sempre instancabili per lenire le sofferenze dei valorosi. Esse però erano compensale del loro sacrificio sentendosi quasi vicine alla guerra, vivendola nei discorsi dei soldati, trovando lievi le proprie fatiche nel confrontarle [p. 196 modifica] colle sofferenze di cui parlavano i feriti e gli ammalati; e raddoppiavano le cure e l’amore per recar loro sollievo e compensarli dei disagi passati.

Non parlo delle donne che supplirono i mariti, fratelli e figli nelle aziende commerciali, negli impieghi, e si assunsero responsabilità e lavori resi più difficili dall’inesperienza. Altre crearono laboratori e maestranze per dar lavoro alle operaie disoccupate e alle mogli dei richiamati e mostrarono delle altitudini che esse stesse si meravigliarono di possedere.

E il meraviglioso ufficio di notizie dove trovarono occupazione una quantità di signore e signorine! La loro opera non fu meno utile di quella delle infermiere, perchè se queste cercavano di sanare le piaghe fatte dal ferro nemico, quelle colle loro indagini, colla loro premura e il lavoro assiduo davano la speranza, il conforto alle madri, alle spose che chiedevano notizie dei loro [p. 197 modifica] cari di cui non sapevano nulla, soltanto che si trovavano in grande pericolo; ed assillate ed affrante dal dubbio e dall’incertezza imploravano di saper qualche cosa sulla sorte dei cari assenti, anche se le notizie dovessero essere sfavorevoli, tutta la verità chiedevano fuorché l’ansia dell’ignoto.

Tutte, tutte le donne vollero adoperarsi per lenire le sofferenze della guerra, una schiera di vispe fanciulle lasciarono i giochi spensierati e divennero vere mamme e sorelle pei bimbi dei richiamali e li custodirono tutto il giorno occupandosene con amore affinché le mamme potessero accudire ai loro lavori; le studentesse nelle ore libere si dedicarono a fabbricare gli scaldaranci, ed escogitarono ogni mezzo per raccogliere quattrini per varie opere sociali, e tulle le donne, giovani, vecchie e bambine, quelle che non potevano resistere alle fatiche, le impiegale le infermiere [p. 198 modifica] lavoravano la lana per mandare caldi indumenti fra le nevi ai combattenti e davano una smentita a quelli che affermano le donne moderne incapaci di far la calza; e montagne di calze, passamontagne, guanti, sciarpe, corpetti vennero mandati al fronte. Si lavorava la lana nelle case, nelle riunioni, negli uffici, negli ospedali, perchè tutti i minuti dovevano essere dedicati ai nostri prodi che davano la vita per la grandezza e sicurezza della patria.

Si potrà dire con orgoglio che alla nostra vittoria tutti avremo contribuito col curare feriti, col lavoro, colle ricchezze, con tutte le nostre forze. Poi, finita la guerra, dopo aver provato la gioia del lavoro utile, lavoreremo ancora pel bene del nostro prossimo, per la grandezza del nostro paese.

La donna italiana delle classi colte ha risposto meravigliosamente con tutta l’anima alla vita nuova formata dallo stato di guerra, ha fatto il suo dovere di cittadina; [p. 199 modifica] v’è da compiacersene, ma non dobbiamo esserne troppo orgogliose, perchè noi avevamo un ideale che ci sosteneva, noi donne delle classi più evolute ci si rendeva conto della guerra inevitabile per la pace avvenire, della necessità di sopportare qualunque sacrificio per preparare ai nostri figli una patria più grande e più rispettala; ma quella che fu veramente eroica e degna d’essere mandata ai posteri fu l’opera delle contadine. Esse avevano vissuto fin allora senza ideali giorno per giorno, lavoravano liete di veder crescersi intorno la famiglia pensando solo che non mancasse il pane e un letto ospitale, unicamente intente a preparare un pasto frugale e accogliere con un sorriso il marito quando tornava la sera dal lavoro, erano contente della vita semplice senza pensieri e senza aspirazioni; quando tutto ad un tratto videro strappare dalle loro case i mariti, i fratelli, i figli, quelli che erano tutto per loro, la [p. 200 modifica] mente che dirigeva la famiglia, le braccia che davano loro il nutrimento; videro tutto ciò senza indovinare la ragione di tanta crudeltà; poi passato il primo momento di stupore, si rialzarono e con slancio meraviglioso si diedero a fare il lavoro dei loro uomini, e smossero la terra e seminarono e curarono gli animali domestici, raddoppiarono gli sforzi per riuscire a non trascurare i bimbi e la casa e la terra, soffocando il groppo al cuore che le opprimevano per gli uomini lontani, di cui nulla sapevano; lavorando come bestie da soma, a tutto indifferenti fuorché alle notizie che troppo raramente venivano dal fronte. Il lavoro doloroso e ingrato ebbe qualche volta il suo compenso. Io vedo già disegnarsi un bel quadro. In un giorno di pace e pieno di sole ecco ritorna il marito un po zoppicante col petto fregiato da una medaglia; si guarda intorno e vede i campi coltivati e ricchi di messi, gli alberi carichi di frutti, come [p. 201 modifica] quando li aveva lavorati colle sue braccia e commosso dalla sorpresa pel nuovo miracolo si volge alla donna con un’occhiata interrogativa e vedendone il volto sparuto, la persona stanca e il sorriso buono, comprende e dice prendendola per mano:

— Tu hai fatto questo? Io che pensavo di trovare un deserto, mi hai fatto trovare l’abbondanza! Sei stata più brava di me, a te devo cedere la medaglia.

Ma essa gl’impedisce di togliersela dal petto.

— No, non voglio, questa ti appartiene, te la sei guadagnata col tuo valore; io ho ora il premio più grande. Sei ritornato, e sei stato contento di me; è più di quello che mi merito. Pur troppo tante donne hanno fatto altrettanto e inutilmente. Vedi, tutti i campi sono stati lavorali, ma, poverette, i loro nomini non ritornano più, e non provano la gioia che io sento in questo momento nel cuore. [p. 202 modifica]

٭

È un fatto che dopo la guerra che ha sconvolto tutta l’Europa molte cose saranno mutate, molti pregiudizi saranno tramontati e ci risveglieremo con un’anima nuova. La donna avrà provato la gioia del lavoro e si troverà meno frivola e più operosa, l’uomo più indulgente e più buono, e non negherà la facoltà di lavorare alla compagna, che ha lavorato per lui e per la famiglia in un momento tanto difficile.

Si potrà affermare che la guerra ha fatto fare alla causa femminile passi da gigante. Ormai la donna ha fatto conoscere al mondo quello che vale e quello che può fare e sono certa che saprà mantenere il posto conquistato.

Dopo la guerra la vita sarà più difficile; ci troveremo tutti più poveri, e molte cose saranno da riordinare, i commerci e le [p. 203 modifica] industrie da far risorgere; ci sarà lavoro per tutti, e dopo la prova che la donna ha dato luminosamente tutte le carriere le saranno aperte.

Mi auguro che la donna nuova possa rispondere all’appello, e sia persuasa che il lavoro può procurare le gioie maggiori, che solleva lo spirito, ci consola nei dolori, e distoglie la mente dai tristi pensieri al punto che non ci si accorge d’invecchiare provando la compiacenza di bastare a sé stesse, esser utili agli altri e sentirsi qualche cosa e qualcheduno sulla scena del mondo.

Insegniamo alle nostre figlie che un lavoro fatto con amore non umilia, ed è soltanto l’ozio e il parassitismo che avvilisce. Andiamo dunque avanti con coraggio, e lavoriamo tutte, per noi, per la nostra famiglia, per la patria e l’umanità.