Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino/Libro I/Iscrizioni lapidarie, colle quali si comprova il Governo Civile di Larino Vecchio co i proprj Magistrati in forma di una perfetta Repubblica

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro I
Capitolo IX
Iscrizioni lapidarie, colle quali si comprova il Governo Civile di Larino Vecchio co i proprj Magistrati in forma di una perfetta Repubblica

../Della condizione di Larino, e de' Popoli Frentani dal tempo della Guerra Italica sino al tempo di Giulio Cesare ../Luogo preciso, in cui veniva situato Larino a tempo della Repubblica, e dell'Imperio Romano, ove del Pretorio, delle Terme, de' diversi Fonti, e altri Edifizj civili IncludiIntestazione 9 aprile 2009 75% Storia

Libro I
Capitolo IX
Iscrizioni lapidarie, colle quali si comprova il Governo Civile di Larino Vecchio co i proprj Magistrati in forma di una perfetta Repubblica
Libro I - Della condizione di Larino, e de' Popoli Frentani dal tempo della Guerra Italica sino al tempo di Giulio Cesare Libro I - Luogo preciso, in cui veniva situato Larino a tempo della Repubblica, e dell'Imperio Romano, ove del Pretorio, delle Terme, de' diversi Fonti, e altri Edifizj civili


   1. IN parlarsi nel precedente Cap.VIII, della condizione di Larino, e che egli si governasse in forma di una perfetta Repubblica co i suoi Ordini, divisi in Decurioni, Cavalieri, e Plebe, ed altri Magistrati necessarj per detto effetto ; oltre a Cicerone, testimonio contemporaneo, e altri insigni Scrittori, si allegano in comprova di questo sentimento alcune Lapidarie Iscrizioni, che con tutta la voragine del tempo, si sono ritrovate in Larino, e altrove ; e avendo stimato, che avrebbero portato confusione, se si fussero trascritte ne’ luoghi, ne’ quali si fa menzione di esse nel precedente Cap.VIII., quindi si trascrivono qui con qualche picciola nota.

I.

T. VIBBIO T. F. OV . . . 
CLEMENTI. AEDILI 
IIII. VIR. I. D. ET. IIII. VIR. QVINQ, 
BABIAE. M. F. PRISCAE. VIBBI. CLEMENTIS. 
T. VIBBIO. T. F. CRV. PRISCO. AED. IIII. I, D. Q. 
ET. lili. VIR. Q., PATRONO MVNICIPJ 
HIS. D. D. FVNVS. ET. STATVAS. DECREVER. 

   2. Questa prima Iscrizione fu ritrovata nell’anno 1741. in una lapide nel luogo chiamato Olivola, che nel Secolo XII. si abitava, ed al presente si ritrova distrutto. Si parla di questo luogo nel lib.4. di queste nostre Memorie cap.18., ove de’ Casali distrutti di Casacalenda.

   3. Contiene la suddetta Iscrizione un decreto fatto da’ Decurioni, o siano Senatori nel Senato Larinese, con cui si ordina doversi fare il funerale, ed erigersi le Statue, come si pratticava in que’ tempi co i Personaggi benemeriti della Repubblica, a Tito Vibbio Clemente Edile Quarto-Viro Juri Dicundo, e Quarto-Viro Quinquennale, figlio di Tito, che si ritrovava ascritto nella Tribù Oufentina, come pure a Bibia Prisca figlia di Marco, Moglie del medesimo Tito Vibbio Clemente; ed a Tito Vibbio Prisco Edile Quarto-Viro Juri Dicundo Questore, e Quarto-Viro Quinquennale Patrono del Municipio, figlio dell’stesso Tito, numerato egli nella Tribù Crustumina, che era diversa dalla Tribù Oufentina, cui era ascritto Tito Vibbio suo Padre.

   4. Si conghiettura appartenere quella Iscrizione a’ tempi della Repubblica, non prima però della Guerra Italica ; mentre non prima, ma dopo di essa ottennero i Larinati il suffragio ne’ Comiz; colla Cittadinanza Romana, e per conseguenza con questo dritto ottennero i Larinesi il jus di venire ascritti alle Tribu : Si conghiettura anche appartenere la detta Iscrizione a’ tempi, che la Repubblica era in fiore : e ciò dalla qualità del suo stile, e dal numero, e condizione de’ Magistrati esercitati da Tito Vibbio Padre, e da Tito Vibbio suo figlio.

   5. Quanto alla Tribù diversa è quella, cui era ascritto Tito Vibbio Padre, cioè li Oufentina dalla Crustumina, alla quale era ascritto Tito Vibbio figlio: questa diversità non reca conghiettura sconvenvole ; poiché era in libertà di ciascuna ascriversi a quella Tribù, che gli fusse stato di maggior piacere ; tantoché si vedono Cittadini della stessa Colonia, o Municipi dello stesso Municipio, che ognuno in ciò seguiva il proprio sentimento ; e in questa Iscrizione abbiamo, che il Padre Tito Vibbio fu ascritto alla Oufentina, e Tito Vibbio figlio alla Tribu Crustumina. Thomas Reiner. Auct. Class.2. num.24. pag.260. Non enim a Tribu Patriam colligere licet, quod fecit Holstenius, cura Tribus, inquam, relata Colonia, vel Civitas non ita adfecerit Cives, ut ejusdem Tribus omnes esse necesse sit.

I I.

DIS.  MANIB. SAC. 
T. TIBILIV S. T. F. POMP T. 
PRIMITIVVS
VETERA N. CO H. VII.
PRAETORIAE PATRON.
MVNI C. LARI N. D. S.
FECIT SIBI SVISQ^
L. D. D. D.

   6. Contiene la suddetta Iscrizione sepolcrale una memoria, la quale fa vedere come Tito Tibilio Primitivo figlio di Tito ascritto nella Tribù Pontina, Veterano della settima Coorte, o sia Compagnia Pretoriana, e Patrono del Municipio di Larino, fabbricasse per sé, e suoi il Sepolcro nel luogo a lui conceduto con decreto del Senato ; e principia la detta Iscrizione Dis Minibus, parole, che si usavano nelle Lapide degli antichi Romani, i quali riponevano i Dei Mani, cioè le Anime de’ Morti nel numero de’ Dei, come si è detto nel cap.6. num.21.

   7. Fu ella ritrovata in una lapida sepolcrale posta nel giardino de’ Signori di Torre Maggiore, Terra della Diocesi di S. Severo, che sta nel confine di questa nostra di Larino ; e presso il chiarissimo Muratori nella Classe de’ Municipj, e delle Colonie, Thesaur. Antiq. Inscript. pag.1111. num.6., al quale fu trasmessa dal più volte lodato Abate Pietro Polidoro ; si suppone registrata nelle Scritture di Virgilio Capriolo ; si riferisce anche questa Iscrizione da Pirro Ligonio, Marquardo Gudio : quivi però si leggono alcune variazioni. Nel sesto verso si legge LVCRINI. D. senza la lettera S . Così pure si legge nel volume, il cui titolo : Antiqua Inscriptiones quum Graecae, tum Latinae, olim a Marquardo Gudio collectae, nuper a Joanne Koolio digestae hortatu, consilioque Joannis Georgii Graevii, nunc a Francisco Hesselio editae, cum adnotationibus eorum Leovardiae 1731. pag.184. num.8. ma nell’Indice, in cui si notano i nomi delle Regioni, de’ Popoli, e delle Città, posto in fine al verso LVCRINI. D. si corregge l’errore dello Scrittore, come siegue : Lucrinum, quod jampridem ejectum est e Pomponii Mela libro de Situ Orbis, secundo hic legi pro LARINO demiror D. Daunium, sicut mihi videtur, significat : Dauni enim, inquit Mela Pomponius, Tifernum amnem, Cliterniam, Larinum, Teanum Oppida, Montemque Garganum, videlicet, habent.

   8. In fatti non abbiamo in Italia Terra, o Città alcuna, che abbia il nome di Lucrino, ma bensì un Lago posto nella Campagna Felice ; quindi giudicò l’Annotatore, che si dovesse leggere Larino in luogo di Lucrino, tanto maggiormente, che Torre Maggiore, dove fu trovata la lapida, sta in quelle vicinanze de’ Larinati. La spiega bensì della lettera D., che egli fa per Daunio alla distesa, non può aver luogo, ma deve leggersi nella maniera, che di sopra si è spiegato : così si legge presso gli eruditi Frentani presa dall’originale, che si conservava duecent’anni sono in Larino, dove così si dice : MVNICIP. LARIN. D. S. interpetrandosi D. S. De Suo ; così appunto si osserva questa Iscrizione nella Biblioteca Barbarina qui in Roma : quindi anche si vede l’altro abbaglio, che prendono altri, volendo interpetrare D. S. quasi che dica Daunia Superiore ; mentre non abbiamo luogo alcuno, che si ritrovi nella Daunia con questo nome di Lucrino ; ma che questo sia un Lago, posto nella Campagna Felice, come sopra.

   9. Fa vedere poi quefta Iscrizione, che ella fusse del tempo del Romano Imperio, e non prima; facendosi nella medesima menzione delle Coorti, o siano Compagnie Pretoriane, con dirsi, che Tito Tibilio fusse Veterano della settima Coorte ; posciaché non prima, ma dopo la Guerra Attica, Augusto Imperadore per cautela della di lui pedona, e per isfuggire que’ inconvenienti, che accaddero a Giulio Cesare, suo Padre, stabilì un Presidio di diecimila Uomini, sotto nome di Pretoriani, che fussero da vicino, e sempre pronti a dargli soccorso, e lo distribuì in dieci Coorti, o siano Compagnie, come dice Dio. Stiol. lib.53. pag.384., e ne fa testimonianza Svetonio Tranquillo nella sua Vita ; e Tito Tibilio Primitivo, figlio di Tito, di cui si parla in detta seconda Iscrizione, stava ascritto alla Tribù Pomptina, ed era Veterano della settima Coorte, o sia fu Compagnia Pretoriana, colla qualità di Patrono del Municipio di Larino.

III. 

C. PACCIO•  C•  F•  C o R•
PRISCO• AED• II• VIRO 
QVINQ• I•  D• PATRONO 
COLONIA  E  VENAFRO 
COELIA•   M•  F•  TERTVLLA 
TESTAMEN•
PONI                             IVSSIT
L. D• D• D•

   10. Questa Menzione è stata ritrovata i 24. Gennaro dell’anno 1744. nel Piano dell’antico Spedale del Monastero de’ Canonici Regolari di S. Antonio Abate, che chiamano, da altri detto Viennense, e propriamente nelle nuove Vigne, che si stanno piantando da D. Orazio de Stephanis Canonico Larinate, iscavandosi quel terreno, che sta verso la parte Settentrionale de’ considerabili vestigj del Pretorio, o sia del Palazzo, che fu del Senato dell’antica distrutta Città di Larino.

   11. Ella è una delle più stimate, che appartengono a questa Città, e riguarda Cajo Paccio Prisco, figlio di Cajo, ascritto alla Tribù Cornelia, Edile, cioè Sopraintendente delle pubbliche fabbriche, a i pesi, e misure, a i giuochi pubblici della Città, Duum-Viro, cioè uno del Magistrato de’ due, Quinquennale, cioè che si eleggeva ogni cinque anni, quanto appunto durava l’officio degli Eletti, ed applicati alla giudicatura delle Cause Municipali, Patrono, o sia Protettore della Colonia di Venafro, non già del nostro Venifro, Bonefro, o Venefro, luogo di questa Diocesi, ma di Venafro, Città ben nota della Campagna Felice. Celia Tertulla figlia di Marco ebbe cura di porre ad esso questa memoria in vigore del di lui testamento. E perché questa stessa memoria occupava il luogo pubblico, ove per onore dì Paccio fu stabilito, lo stesso luogo, o sito gli fu concesso, e dato per particolar decreto de’ Decurioni, che erano quelli, che componevano il prim’Ordine del Magistrato, o sia Senato di Larino, come sopra, e così dimostrano le quattro ultime lettere di esse, che sono L.D.D.D. cioè Locus Decurionum Decreto Datus.

   12. Presentemente si vede collocata questa lapida nella facciata dell’Episcopio dalla parte della Piazza di ordine di Monsignor Tria, Giuniore Vescovo attuale nostro Nipote colla seguente altra Iscrizione posta sotto di essa.

VETVSTISSIMAM INSCRIPTIONEM
IN PLANITIE S. ANTONII ABBATIS
PROPE VETERIS RVDERA PRAETORII
DIRVTAE VRBIS LARINATVM 
VIII. CAL. FEBRVARII AN. DÑI. MDCCXLIV. 
- EFFOSSAM 
I. A. TRIA IVNIOR 
EPISCOPVS 
HVC TRANSFERRI CVRAVIT.
 

IV. 

C: RAIO•   M• F• 
CAPITONI•
PRAEF•  FABR•  AED•
IIII• VIR• I• D•-
ITER• IIII• VIR• QUIN•
MVNICIP• ET•- 
INCOL•. 

   13. Questa memoria sepolcrale è stata ritrovata a Gennaro dell’anno 1744. dentro il sito della Città vecchia, propriamente in una Vigna del Sign. D. Scipione di Sangro, Duca di Casacalenda, Signore di Latino in iscavarsi il terreno per piantarvi Vigne, in una lapida, fabbricata al presente nelle pareti del Palazzo Baronale, che corrisponde in detta Piazza di Larino.

   14. Sembra, che ella sia stata posta a tempo della Repubblica Romana da’ Cittadini Municipali, ed abitanti di questa Città di Larino a Cajo Rajo Capitone, Prefetto de’ Fabri, Edile, del Magistrato de’ quattro, destinati ad amministrare la giustizia, e per la seconda volta uno de’ quattro del Magistrato Quinquennalizio al governo delle cose pubbliche della stessa Città.