Memorie storiche della città e del territorio di Trento/Parte seconda/Capo XII

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CAPO XII.
Memorie Storiche dall’anno 1505
fino all’anno 1514.

Il Vescovo Udalrico de Liechtenstein aveva già nell’anno 1502 trovando per la grave età assai indebolita la sua salute eletto di consenso di tutto il Capitolo in suo Coadjutore cum futura successione Giorgio di Neydegk di nobile famiglia dell’Austria, Canonico di Trento e di Bressanone. Giorgio di Neydegk prese il possesso del Principato di Trento nel mese d’Ottobre del 1505. Egli ottenne l’imperial investitura del suo Principato l’anno 1507, come egli medesimo notò di sua mano in un codice esistente [p. 89 modifica]nell’Archivio del Castello del Buon-Consiglio colle seguenti parole: «Anno Domini 1507 fuit Dieta Imperii Constantie per Maximilianum Romanorum Regem celebrata, in qua Dieta Nos Georgius Episcopus Tridentinus Familie de Neydegk ex Nobilibus Austrie, antea Cancellarius prefati Regis in Austria, Stiria, Garintia, Garniola etc. Regalia nostra una cum Reverendissimo Archiepiscopo Moguntino, et Episcopo Augustensi prelato Rege in Majestate sedente solemniter per Vexilli traditionem a predicto Maximiliano Rege obtinuimus ...........»

Convien qui notare, che essendo mancato di vita l’anno 1495 l’Arciduca Sigismondo senza successione, l’Imperator Massimiliano venne al possesso del Tirolo e degli altri Stati, che appartenevano all’Arciduca Sigismondo, e riunì in se solo tutti i vasti dominj dell’Arciducale Casa d’Austria. Avendo questo Imperatore l’anno 1507 disegnato di passare con gente armata in Italia, e venendogli dai Veneziani negato il passaggio pe’ loro stati, egli risolse di aprirselo colla forza, sperando pur anche di ricuperare e torre ad essi quelle città, che una volta appartenevano all’Impero, quali erano Verona, Padova, Vicenza, Trivigi, ed altre città, tra le quali era pure Riva, Roveredo, e le altre terre della Val Lagarina appartenenti al Principato di Trento. Accesasi quindi la guerra tra l’Imperatore Massimiliano e la Repubblica veneta, [p. 90 modifica]l’Imperatore nel mese di Febbraio 1508 venne personalmente in Trento accoltovi con quell’onore, che convenivasi, dal nostro Vescovo Giorgio di Neydegk, al quale egli appoggiò tutta la cura della guerra nelle nostre parti. Gli avvenimenti in esse furono di poca importanza; ma ben più rilevanti furono dalla parte del Friuli, dove l’esercito veneto dopo aver posto in rotta quello di Massimiliano s’impadronì di Gorizia, di Trieste, e di Fiume. Malgrado di questi prosperi avvenimenti essendosi per parte de’ Veneziani fatte parole di pace o di tregua, il Vescovo di Trento scrisse al Senato veneto, che se conservava l’intenzione, che aveva esternata, per riguardo alla tregua, mandasse alcun suo ambasciatore in Trento, con cui si potesse conchiuderla. Il Senato deputò tantosto Zaccaria Contarini, perchè si portasse nel Trentino a stabilire la tregua, ch’erasi proposta, e per luogo del congresso fu scelto il Convento di Santa Maria delle Grazie posto tra Riva ed Arco. Venne infatti conchiusa questa tregua per anni tre gli 11 Giugno 1508, nella quale fu stabilito, che ciascuna parte continuasse intanto a possedere tutto ciò che possedeva presentemente, ma essendo questa tregua stata conchiusa senza comprendervi il Re di Francia Luigi XII., ch’era allora alleato co’ Veneziani, o almeno senza il suo consentimento, se ne sdegnò questi altamente contro il veneto Senato, e meditò tosto di farne vendetta nascendogli pure [p. 91 modifica]il desiderio di riunire al Ducato di Milano, ch’egli allora possedeva, le città di Brescia, Bergamo, Crema, Cremona, e Ghiara d’Adda tenute in lor potere da’ Veneti, le quali allo Stato di Milano anticamente appartenevano. Dopo le proposte, ch’egli fece fare su di ciò all’Imperatore Massimiliano, questi esacerbato per l’esito infelice della passata guerra nel Friuli aderì bentosto ai progetti del Re. Anche il Papa Giulio II. bramoso di riacquistare alla Chiesa di Roma tutto quello, che la Repubblica veneta possedeva nella Romagna, ed il Re d’Aragona bramando esso pure di ricuperare alcune piazze marittime del Regno di Napoli, ch’erano in potere de’ Veneziani, diedero prontamente a questa negoziazione tutta la mano. Fu quindi conchiusa tra di essi il dì 10 Dicembre 1508 la famosa lega di Cambrai, in cui le principali Potenze d’Europa si unirono per abbassare la troppo grande possanza della Repubblica veneta, e per ispogliarla, se fosse possibile, di quanto ella possedeva nella terra ferma in Italia. Malgrado dunque della tregua conchiusa nel Convento delle Grazie, d’Arco l’Imperator Massimiliano in seguito della lega di Cambrai scrisse al nostro Vescovo Giorgio di Neydegk una lettera, in cui dopo avergli attestata la sua riconoscenza per le sue sollecitudini e cure, e per le spese, ch’egli aveva fatte nella passata guerra, gli raccomanda di far ben custodire e fornire di presidj tutti i passi, «sintanto [p. 92 modifica]che, dic’egli, da Noi si procederà ulteriormente; il che coll’ajuto di Dio Noi faremo, tosto che sieno in pronto le cose a ciò necessarie.»

I Veneziani saputa la formidabil lega di Cambrai si svolsero con coraggio a difendersi, e ad allestire un poderoso armamento; e perchè ben vedeano, che il più pronto e forte insieme ad assalirli sarebbe stato il Re di Francia dalla parte del Milanese, unirono tutte le loro forze in quella parte di paese, che Ghiara d’Adda s’appella. Il Re di Francia giunto a Milano impaziente di combattere diede il dì 14 di Maggio 1509 battaglia a’ Veneziani, nella quale i Francesi riportarono una piena e compiuta vittoria. Le conseguenze della battaglia di Ghiara d’Adda furono fatali alla Repubblica; perchè i popoli e le città circonvicine si affrettavano ad arrendersi alle armi francesi. Pervenuta a Venezia la notizia della terribile sconfitta di Chiara d’Adda il Senato cercò prima di placare l’animo di Papa Giulio II., che aveva fulminata contro di esso una Bolla piena di scomuniche e d’interdetti, ed indi quello dell’Imperatore Massimiliano, al quale spedirono incontanente per ambasciatore Antonio Giustiniani; ma questo ambasciatore giunto in Trento prima di passare innanzi cercò di parlare col nostro Vescovo Giorgio come quello, che ben sapeasi avere una grande autorità presso Massimiliano. Il Vescovo però non volle vederlo nè ascoltarlo dicendo, [p. 93 modifica]non esser lecita alcuna comunicazione o colloquio cogli scomunicati; per lo che l’ambasciatore Giustiniani si tornò in dietro. Intanto facevansi sul Trentino grandi apparecchi militari sotto la direzione principalmente del nostro Vescovo Giorgio, a cui Cesare come l’anno innanzi aveva anche in questo appoggiata la generale sovraintendenza degli affari. L’Imperator Massimiliano intorno alla metà di Maggio s’incamminò verso il Tirolo, e giunto ad Innsbruck scrisse li 18 dello stesso mese al nostro Vescovo una seconda lettera, nella quale gli chiede, che all’armata, che sarebbe arrivata in Trento il dì primo di Giugno, egli volesse aggiungere per maggior rinforzo della medesima settecento uomini ben armati de’ suoi sudditi.

Dopo essere stata presa dal Re di Francia Peschiera tutte le terre del Lago di Garda si davano parte al Re di Francia, e parte a Massimiliano. La città di Riva vedendo il pessimo stato, in cui erano le cose de’ Veneziani, risolvette di darsi spontaneamente al Vescovo Principe di Trento suo antico signore, ed a questo fine spedì a Trento i suoi Sindaci. Il Vescovo Giorgio inviò tosto a Riva il Decano del Capitolo Antonio de Fatis facendolo scortare dalle sue genti armate affinchè s’impadronisse di quella città. Dopo alcuni colloquj co’ Comandanti veneti e co’ cittadini di Riva, che volontariamente si diedero previa la conferma de’ loro antichi privilegi [p. 94 modifica]e statuti, il Decano de Fatis entrò trionfante co’ soldati trentini in Riva. Il Senato veneto vedendo di non poter conservare ciò che possedeva in Lombardia e nelle nostre parti, diede licenza a’ Veronesi di arrendersi a Massimiliano, allorchè ne fossero richiesti. Nella permissione data a’ Veronesi di arrendersi tacitamente si inchiudevano pure Roveredo e le altre terre della Valle Lagarina, che in Venezia si consideravano come un’appartenenza del Veronese. La città di Verona il dì 31 Maggio si diede effettivamente a Massimiliano ovvero all’ambasciatore cesareo Andrea Borgo cremonese, che ritrovavasi all’armata francese, il quale venne tosto a prenderne il possesso in nome del suo Sovrano. I cittadini di Roveredo avevano già prima spediti in Trento quattro loro deputati al Vescovo Giorgio come principal ministro di Massimiliano coll’offerta di dargli la loro città a condizione, che sieno confermati tutti i loro antichi privilegi e consuetudini, e ne fecero effettivamente la dedizione, ed il giuramento prestarono di fedeltà a Massimiliano, e lo stesso poi fecero tutte le altre comunità e terre circonvicine. Nel seguente mese di Giugno l’armata cesarea, di cui era comandante supremo Giorgio di Liechtenstein, entrò in Roveredo, e ne rese il possesso, e s’incamminò poi verso Verona, Vicenza, e Padova non già per conquistarle, ma bensì per presidiarle; poichè si erano già prima spontaneamente [p. 95 modifica]arrese ai ministri cesarei. Intanto ai 12 di Giugno pervenne a Trento l’Imperatore medesimo, ed avendo quivi deliberato di mandar governatori nelle tre mentovate piazze elesse per Verona il nostro Vescovo Giorgio di Neydegk, il quale vi entrò il dì 17 dello stesso mese di Giugno. L’Imperator Massimiliano si portò poi personalmente li 19 Ottobre in Verona, ove prestato gli fu il giuramento di fedeltà. Il Moscardo storico veronese descrive la funzione fatta in questa occasione nella seguente guisa: «La mattina per tempo furono chiamati tutti li cittadini nel Palazzo di Sua Maestà: ridotti che furono nel cortile, l’Imperator con i suoi Baroni comparve sopra il Ponticello, che riguarda detto cortile, ed il Vescovo di Trento espose, che Sua Maestà aveva convocato tutti i cittadini di Verona, acciò prestassero il giuramento di fedeltà al Sacro Imperio. Fece legger la forma del giuramento a parola per parola, ed il popolo replicava le medesime. Comandò il detto Vescovo, che per segno del giuramento ciascheduno drizzasse, ed alzasse due dita; il che eseguito soggiunse: Sua Sacra Cesarea Maestà accetta tutti voi non come sudditi ma come figliuoli promettendovi la confirmazione de’ vostri Statuti e Capitoli.» Varie furono poscia le vicende della guerra tra Massimiliano e la Repubblica veneta, la quale ricuperò quasi tutte le città prima occupate dalle armi [p. 96 modifica]imperiali; ma Verona rimase in potere di Massimiliano ancora per alcuni anni governata dal nostro Vescovo Giorgio.

Nell’anno 1511 fu stipulato tra l’Imperator Massimiliano come Conte del Tirolo, e gli Stati di questa provincia, ed i due Vescovati di Trento e di Bressanone un solenne atto di confederazione perpetua chiamato dappoi comunemente tra di noi il Libello dell’undici, in cui fu stabilito e regolato il contingente ossia il numero de’ fanti, che ciascuno de’ confederati doveva fornire per la comune difesa, essendosene fissato il numero nei casi di maggiore bisogno a quello di ventimila.

Il nostro Vescovo Giorgio continuò a risiedere in Verona, ed a governare quella città e provincia come Luogotenente cesareo fino alla sua morte accaduta il 5 di Giugno 1514. Il suo corpo fu con solenne pompa trasportato in Trento, e sepolto nella Cattedrale; ma la sua morte fu generalmente compianta da’ Veronesi, de’ quali egli aveva guadagnato costantemente il rispetto e l’amore pel suo saggio governo, e per le sue virtù. Il di lui successore Bernardo Clesio nel catalogo, che abbiamo più sopra citato, de’ Vescovi di Trento conservato nell’Archivio del Castello del Buon-Consiglio lasciò intorno a lui scritte di sua mano le seguenti parole: «Iste Georgius fuit dignus Antistes .... Is Cesareus Locumtenens Veronae obiit ab omnibus amatus, et deploratus ibidem .... [p. 97 modifica]Qui et nos plurimum adamavit, et pluries ante ejus mortem nos successorem suum prædixit et desideravit.»

Dal nostro Vescovo Giorgio fu accolto colla più grande umanità il celebre Cardinale Adriano, allorchè nel suo infortunio portossi a vivere nelle nostre parti. Era con lui venuto accompagnandolo nel suo esilio Polidoro Casanico cavaliere romano, il quale morì in Riva nell’età di soli ventiquattro anni, ed al quale il Cardinale Adriano pose una lapide nella chiesa parrocchiale di Riva colla seguente iscrizione, che anche oggidì vi si legge:


Polidoro Casanico Equiti Romano Immatura
     Morte Prœrepto Card. Hadrianus M. P.

Exultat Hadrianus; tu jam Polydore quièscis,
Æternumque vales; nobis dura omnia restant.


Il Cardinal Adriano celebre per varie vicende fu benemerito della lingua latina, sopra cui scrisse, e fu riputato uno de’ primi ristoratori del buon gusto.

A Giorgio di Neydegk succedette Bernardo dell’antica e cospicua famiglia de’ Signori di Cles, di cui dovremo ora tenere lungo discorso.