Novellette ed esempi morali (Bernardino da Siena)/La maldicenza

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La maldicenza

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Contro l'avarizia e l'usura Commiato
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LA MALDICENZA


I.


Sai, quando una donna ha detto male d’un’altra, sai, quando ella dice: “Io ho udito cosí e cosí della tale, per lo tal modo e per lo tale.” Che farà costei a cui tu l’hai detto? Ella el dirà [p. 147 modifica]anco lei, e dirà per altro modo che tu non dici tu. Ché ella dirà: “Elli si dice della tale cosí e cosí.” La prima disse in singulare, e costei v’agiogne il prulare. E la terza ch’avrà udito, v’agiognarà anco peggio, ch’ella dirà: “Io ho udito cosí e cosí della tale da piú persone, e dicesi che ella è gravida del tale.” E l’altra agiognarà anco peggio, ché dicie: “La tale ha parturito un figliuolo al tale.” E l’altra dirà anco peggio, ché dirà: “Ella ha fatti parecchi figliuoli altrui,” e ognuno ha agionto qualche cosa. O maledetta lingua, guarda quello che tu hai fatto co le parole tue; ché hai fatti fare tanti peccati, che è una cosa da non credarlo! Mira di quant’anime tu se’ cagione di far pèrdare! Mira quanti corpi tu hai messo a pericolo! E però quando tu odi uno male, fa’ che mai tu non l’acresca, ma sempre lo scema tanto, che se tu puoi, che nulla non se ne truovi.


II.


O fanciulli, sapete a che cosa s’assomiglia la mala lingua? Alli ucertelli. Sapete come fanno? Sempre dicono: sí, sí, sí, sí. Cosí fanno molti maladetti detrattori, i quali vanno ponendo queste infamie. E so’ molti di questi tali che pare che ingrassino, o, sai, quando ànno a dire d’uno prete o d’una monaca. E come ne ingrassano! “Sí e sí; e sí udii; e sí e sí viddi.” Sai che ti dico? A casa del diavolo ne vai. Io ti dico che ben che tu il sappi, elli ti conviene avere molta cautela a palesarlo mai. [p. 148 modifica]

Questo tale che palesa la magagna occulta, è simile allo scarafaggio. Lo scarafaggio ha questa natura, che non è prima lo sterco in terra, ch’io non so che messaggeri elli ha, che di subito elli el sa, e come elli el sa, subito v’è su, e in uno punto elli ha fatta una pallottola di feccia, e con essa si diletta. Simile, dico, fa il detrattore. Elli si diletta e fa la pallottola di feccia; che mai non si diletta, se non di udire e di rapportare disonestà e vergogna. Vedi tu come fa lo scarafaggio? Lo scarafaggio non usa mai altra mercanzia ché di feccia elli fa la sua balla, e ponsi col capo basso o colle gambe in alto e all’adietro con essa, e tanto camina in questo modo a l’adietro, ch’elli si conduce alla fossa, e cade lui e la balla di feccia in quella fossa, e poi se la mangia. Cosí dico che fa il detrattore: elli si diletta in questa mercanzia putridosa e fetente; e similmente fa come lo scarafaggio, che fa la pallotta, e va a l’indietro, ed infine cade nella fossa lui e la feccia. E questo è perché elli non sa fare niuno altro esercizio, né mai usa altra mercanzia. O fanciulli, quando voi udite uno che dica male d’un altro, chiamatelo scarafaggio.


III.


Doh! hai tu veduto la mosca cavallina che s’appone in su l’orecchia, o voliamo dire del tafano che s’appone al dietro, al dietro, e si pone e pògne? Come ha pònto, cosí fa ingrassare. Cosí fa propriamente il detrattore che pògne e agrava col detrarre, e sai dove a appone? Aponsi [p. 149 modifica]dietro, e non dinanzi. Simile ti domando ancora: hai tu veduti de’ cani coll’orecchie longhe? Sempre la mosca se li pone in su quelle orecchie, ’l cane scuote e ella si leva e poi vi si ripone; e elli scuote, ella vi si ripone; e tanto fa cosí che ella il morde, tanto che ne fa uscire el sangue. Cosí fa propriamente el detrattore; tanto si pone in sull’orecchie a mòrdare, che ne fa uscire el sangue, e quello suchia.


IV.


Chi mi detrae, mi manda in su, e chi mi loda, mi manda in giú. E perché io so’ andato gran pezzo attorno, io ho udito di me quello che se n’è detto. Quand’io so’ voluto andare da uno luogo a un altro, elli si dice in quello luogo dove io voglio ire: “O, o, o! Che è? Che è? O, o! Frate Bernardino viene;” e tale è che ne dice bene, e tale ne dice male. E se io truovo uno che ne dice bene di me, elli son cento che ne dicono male. E non è niuna cosa che facci temere me piú di me, che uno dica bene di me; e io cognosco quello che io so’. E io so’ meglio quello che io so’, che non sa colui che mi loda; imperoché io bazico sempre con meco, e so l’opere mie; e perché io mi cognosco, sempre temo. Unde piú mi fa utile chi mi biasima, che chi mi loda. Cosí diceva santo Francesco: “Meglio mi fa chi mi biasima, che chi mi loda; imperoché chi mi biasima mi manda in su, e chi mi loda mi manda in giú,”


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V.


Doh! io non vorrei se non per una cosa avere denari. — O che ne vorresti fare? Spendarestili in limosine per maritare fanciulle? — No. — Per utile di chiese? — No. — Per prigioni? — No. — O che ne faresti? — Io li darei tutti a chi mi volesse detrarre, io dico per mio utile. Doh! dimmi, chi credi tu che mi facesse piú utile all’anima mia, o uno che mi lodasse, o uno che mi detraesse? Fa’ ragione che tanta differenzia è dall’uno all’altro, quanto da uno che mi tirasse di qui in terra, e che un altro mi tenesse. Ma dimmi: se tu se’ dall’uno tirato in giú e dall’altro tenuto, io m’attaccarei piú ratto a chi mi tenesse, che a chi mi tirasse o mi spignesse a terra. E cosí mi credo che fareste ognuno di voi. Simile, dico, mi fa chi mi detrae.


VI.


Sai che ti convien fare? Fa’ come io ti dirò, e piglia questo essemplo. Uno va in mare, e so’ in una nave padri e figliuoli, la moglie, fratelli, famègli; e essendo cosí in mare, elli viene una fortuna tanto grande, che percuote questa nave a uno scoglio. La nave si fiaca tutta: subito ognuno s’ingegna di campare; chi rimane in sur uno legno, e chi in sur una tavola. Sòvi de’ fanciulli piccoli, sòvi de’ grandi di cinque anni, di dieci, di venti anni; e cosí ognuno s’aita in ciò che può. Saràvi uno fanciullo che dirà al padre: “O padre mio, aitami; che se tu non m’aiti, io affogarò: aitami, ch’io non posso piú.” E ’l padre [p. 151 modifica]credo che rispondarebbe: “Figliuolo, aitati tu, ch’i’ ho tanta fatica d’aitare me, che mi basta: imperoché il padre cognoscie che se elli va a badare d’aitare el figliuolo, elli morrà l’uno e l’altro. E però piglia essemplo: non volere usare questa temerità; non mirare tanto i fatti altrui. Doh, udisti tu mai che niuno arricchisse per fare i fatti altrui? Non io; e però dico: fa’ e’ fatti tuoi. E l’uomo savio, non che egli dica male de’ fatti altrui, ma poco parla pure de’ suoi. E sempre colui che è uomo naturale e dritto, cerca di corrègiare i suoi vizi, e non procura troppo i fatti altrui.

Gregorio dà uno essemplo del detrattore molto bello, e dice che elli è simile a colui il quale ha uno monte di polvare, e ’l vento li viene incontra, e elli tiene li occhi inverso la polvare, per modo ch’ella gli entra nelli occhi che li s’empie li occhi di polvare, che non mira se none a quel monte, e non procura il fatto suo, e poi non può veder bene né i fatti suoi né gli altrui.


VII.


Si possono assimigliare [i detrattori] a’ cani che stanno alla becaria, che quando veggono venirvi un cane forestiere, tutti vanno a lui, e annasanlo, e al naso cognoscono che non è de’ loro. Come l’hanno conosciuto, subito cominciano a ringhiare e mostrare i denti; e come si comincia a baiare, tutti i cani li corrono adosso, e chi il morde di qua e chi di là, tanto che tutto lo stracciano; e cosí il cacciano via dicendo: “tu non se’ de’ [p. 152 modifica]nostri.” Non fanno cosí quando vi va uno dei loro; che come l’annasano, li fanno carezze, conoscendo che elli è de’ loro compagni detrattori, e fra loro pare che dicano: “costui è de’ nostri.” E benché non sia conosciuto da tutti, quello che ’l cognosce, dicie: “va’, sta’ qua, ché tu se’ de’ nostri, e fa’ quello che tu debbi fare.”


VIII.


O donne, rompeste mai la quaresima? Mangiaste mai della carne o il vénardi o il sabbato o la vigilia del dí comandato dalla Chiesa? Dice colei: “No, sallo Iddio; non mai ne mangiai.” Tu menti per la gola, ché tu n’hai mangiata assai volte e hàla mangiata cruda per la crudeltà tua. — Hai detratto? — Sí — E chi detraesti? — Fu uno uomo. — Un uomo hai mangiato. — O, io detrassi un prete. — Un prete hai mangiato. — O, io detrassi un vescovo. — Uno vescovo hai mangiato. — Detrassi un cardinale. — Un cardinale hai mangiato. — El papa detrassi. — El papa hai devorato. Simile, tu monica; la monica hai mangiata; e tu la tua vicina; la vicina hai divorata.


IX.


L’atto del detrattore sempre va occulto e con belli modi. Sai come elli fa quando uno detrattore vorrà detrarre? Elli prima sospirarà e chinarà l’occhio in terra, e dimostrarà che elli el dica mal volentieri. E quando egli parlarà, dimostrarrà che ’l muova uno buon zelo, co la lagrimetta; e [p. 153 modifica]colui che lo sta a udire e vedere, li parrà che elli sia tutto buono, e elli è tutto cattivo dentro. Sai come costui sta? Come sta una magagna, la quale è cuperta di sopra, sai; cosí costui è inorpellato di sopra; e la mente semplice non sa piú là: crede quello che ella vede di fuore; e quando elli parlarà, e elli dice: “Oh! io l’ho tenuto segreto già cotanto tempo, e nol volsi mai dire a persona. Ora io nol posso tenere piú; e se non fusse ch’io l’ho udito da altri, io non l’avrei mai detto. Poi che si sa da altri, e diconlo, io el posso ben dire, io.”


X.


E sappi che questo è uno vizio che chiunche l’ha li pute la bocca. E imparate voi, donne, e anco voi, uomini; ché la puzza di questi cotali si può assimigliare alla puzza de’ pozzi; che vedi il pozzo che pute da la bocca sua, cosí è di costoro: la puzza loro è nella bocca loro. E però fa’ che ogni volta che tu odi di questi cotali che parli male d’altrui, subito come tu l’odi, turati il naso, e fa’ cosí e di’: “O, elli ci pute!” Se elli seguita pure col suo dire, e tu seguita col tuo dire, e voltati in là, e di’: “O, elli ci pute forte!” tirandoti un poco adietro. E cosí fate voi, o fanciulli: tenete a mente che quando voi udite niuno che dica male di persone, subito vi turate il naso e dite: “O, elli ci pute!” E se voi farete cosí, ma’ non vi putirà di niuna cosa cattiva. E voglio che voi sapiate che, perché ellino putano, che è vero quando ellino si ritruovano fra loro, non [p. 154 modifica]pute a loro di loro medesimi. Vuoi vedere la ragione? Se sònno cento insieme, e tutti putano, la puzza è grande fra loro; perché ve ne giungesse uno o due, non lo’ pare a loro che vi sia piú puza che prima; imperò che ellino puzzano tanto a loro di loro medesimi, che ellino non sentono la puzza d’altri. Questi tali uomini si posson assimigliare al riccio il quale naturalmente puzza; io non dico il riccio della castagna; io dico di quel riccio che si gitta sopra l’uva, il quale ha le penne cosí pontate, che tanto s’involle sopra all’uva, che tutto se n’empie, e cosí se ne la porta via. Il quale riccio si dice che cosí li pute il fiato di sotto, come quello di sopra.


XI.


Costoro i quali vanno cosí detraendo e volendo occultare loro medesimi, si possono adsimigliare alla ranochia. Sai come fa la ranochia? La ranochia fa: qua, qua, qua, qua. Io vi so’ già ito quando elleno dicono pure: qua, qua; e gionto ch’io so’ alla fossa dove elle so’, e come io so’ ine, subito elleno fugono sotto, e niuna fa piú motto. Cosí fa lo infamatore; ché quando elli vuole infamare, elli usa quello dire: qua, qua, qua. Colui che si sente chiamare, va là oltre: eccomi qua, che è? Non è piú nulla.


XII.


Il detrattore va con aparenzia di bene, e parla male d’altrui. Elli va sotto ombra di bello modo, mostrando di avere carità, e la malizia sta [p. 155 modifica]aguattata sotto. Sai come sta? È come una magagna, e di sopra è inorpellata; e questi cotali, quando vogliono bene occultare la malizia loro, tengono questo modo; che prima che essi parlino alcuna cosa, si mandano uno imbasciadore; e sai che imbasciadore è? Mandano uno sospiro: O, o. — Che hai, eh? Che cosa? — Oh, ho una grande malinconia! — E cominciarà e dirà: — Fratel mio, ciò ch’io dirò, io il dirò a buon fine: Iddio il sa! (E dàlli il pegno); pure io tel voglio dire: el tale ha fatto la tal cosa. Elli mi pare che il tale facci il tal male al mio parere. Elli fa sí e sí, e parmi che vogli fare cosí e cosí. — E dirà di molte e molte cose, che di tutte mentirà per la gola.