Opuscolo che contiene la raccolta di cento anacreontiche/Diversi soggetti

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Diversi soggetti

../Vizj ../Indice IncludiIntestazione 10 settembre 2016 100% Da definire

Vizj Indice
[p. 35 modifica]

DIVERSI SOGGETTI

62.

ringraziamento a dio nel levarsi da letto.


Ti ringrazio, o Dio beato,
     Che mi hai fatto risvegliare;
     Sempre intendo venerare
     Ogni tua volontà.
Nel dì poi che già ne scorre
     Tu mi assista in tutte l'ore,
     Perchè possa insiem col core
     Anche l’anima salvar.

[p. 36 modifica]


63.

ringraziamento alla provvidenza nel sedersi a tavola.


Provvidenza Tu che adorni
     Questa Mensa a noi ben cara
     Allontana cura amara
     Dal giocondo desinar.
Grati noi ai tuoi bei doni,
     Non facciam che ognor pregarti,
     A non mai dimenticarti,
     Di Noi fidi tuoi Amator.


64.

ringraziamento a dio nell'andare a letto.


Ti ringrazio, o sommo Iddio
     Che nel giorno già caduto
     Tu mi hai ritenuto
     Frai mortal del Mondo ancor.
Nella notte che ne sorge
     Non niegarmi tua assistenza,
     Onde io possa a preferenza
     Tuoi dettami secondar.

[p. 37 modifica]


65.

la civilta'.


Civiltà Tu sei la Diva,
     Che per man l'uom conducesti
     Per gli oscuri secol mesti
     Fino al dì del bel saper.
Un Altare l’uom ti deve
     Pei favori a Lui prestati;
     Con preghier, che abbandonati
     Non ti piaccia mai lasciar.


66.

il genio.


Genio è il padre di sapienza,
     Che non serba mai misura,
     Che non teme mai censura,
     È Portento quant’Ei fa.
Uom meschin appen tu arrivi
     A mirar quant’Ei maneggia,
     Ti accalappia, signoreggia;
     Corto l'Orbe per lui è.

[p. 38 modifica]


67.

la vittoria.


La Vittoria è Dea superba,
     Che disprezza ogni consiglio,
     Perchè fuori è dal periglio,
     Perchè fronte inghirlandò.
Se Fortuna, o maggior Senno
     Fan risorgere l’Oppresso,
     La vedrete senza nesso
     Da balorda svolazzar


68.

la pace.


È la Pace quel che arreca
     Tutto il Ben d’ogni natura
     Scienze, Arti, Agricoltura
     Prosperar tu vedi ognor.
Imeneo con calde faci
     Avvicin l'uom’ alla donna;
     Popol cresce, e 'l Mondo abbonna
     Di piacer, beltà, e virtù.

[p. 39 modifica]


69.

la simpatia.


Simpatia è quella forza,
     Che si sente, e non si vede;
     Di esser nata, ciascun crede,
     Per la uman prosperità.
Questa forza vien sentita
     Dall’acciar, dal semovente
     Gioja, bussola valente
     Inventò da tal virtù.


70.

l’amabilita’.


Amabiltà tuaFonte/commento: Pagina:Ingarrica - Opuscolo che contiene la raccolta di cento anacreontiche, 1834.djvu/57 dolcezza
     Chi non sente, chi non vede!
     Riverenze fa col piede,
     Chi apprezza il tuo trattar.
Se in Uom Pubblico tu sei
     Fortunato è quel Petente;
     Se per questo torto sente
     Dispiacer gli dà a metà.

[p. 40 modifica]


71.

l’eleganza.


Elegante è chi forbisce
     Lingua, atti ed ogni opra,
     Onde il lucido si scopra
     Di quanto hassi ad osservar.
L’elegante insiem col bello
     Debbe stare in unione,
     Per aver quel guiderdone
     Che l'uom spinse ad operar.


72.

il giuramento.


Lo Giurar è chiamar Dio
     Testimon de’ detti suoi;
     Sta attento che non puoi
     Alterar la Verità.
Se il Giudice del Foro
     Non ti legge in fondo al core;
     Vi è però quel Dio d’onore,
     Che se menti, punirà.

[p. 41 modifica]


73.

la giustizia.


La Giustizia, e Religione
     Vanno sempre in compagnia;
     E ciascun vuol che non sia
     Oltraggiata Umanità.
Se capriccio, o deferenza
     Il contrario detteranno;
     I lor fulmini cadranno
     Per punirne l'Autor.


74.

la gioventu’.


Gioventù in Te confida
     L’Uom di Stato, il Padre, il Re
     Per veder co’ tuoi sudori
     Gonservata Pace, e Fe.
Se coll’Armi il Tron sostieni
     Se con Toga il Dritto reggi
     Se Tiara vesti e fregi,
     Tutto in Te riponsi ognor.

[p. 42 modifica]


75.

la vecchiezza.


La Vecchiezza è veneranda
     Per Prudenza e per Consiglio;
     Chi ritrovas’ in periglio
     Debbe questa consultar.
Tanti Re, tanti Potenti
     Si trovaro giù dal Trono;
     Perché avari di far dono
     Di lor core al suo saper.


76.

la bellezza.


La Bellezza venne al Mondo
     Per capriccio di Natura,
     E chi ha bella figura,
     Non si debbe insuperbir.
Tanti esempj vi sono,
     In cui il bel tutt’ ad un tratto
     Ne scomparve dal contatto,
     ViFonte/commento: Pagina:Ingarrica - Opuscolo che contiene la raccolta di cento anacreontiche, 1834.djvu/57 lasciò deformità.

[p. 43 modifica]


77.

l’allegria.


L’Allegria nasce in petto
     Di chi sente pace, e vita:
     Vien dal riso favorita,
     Quando l’uom l’avverte in sen.
E in ver che allor si sente
     Il piacer dell’esistenza,
     Che t’invita a lauta mensa,
     Che ti fa sentire amor.


78.

l’amore.


Amor, dono prezioso!
     Che il Fattor concesse al Mondo
     Esso or crea, or gitta al fondo:
     Per Amore il Mondo va.
L’uom poi preso dall’Amore
     E ’l trastul di questo Dio,
     Chi il fa buon, il fa pur rio
     A sua piena volontà.

[p. 44 modifica]


79.

il matrimonio.


Matrimonio, dolce nodo,
     Stabilito a dar contento
     A due cuor che eternamente
     Si giuraro ajuto, e fè.
Tale stato rende l’uomo
     Il Signor di sua famiglia;
     Clori Vota, Clor consiglia
     Per la prole prosperar.


80.

la ricchezza.


La Ricchezza è suor di Pace,
     E con Essa l’uomo onora
     Arti, Scienze, e Virtù ancora,
     Che addivien maggior di Se.
É allor che l’uom già crede
     Che il perdono sia seguito
     Di sue colpe, e fallo avito,
     E si stempra in Carità.

[p. 45 modifica]


81.

la poverta’.


Povertade l’uomo abbatte
     In un modo sì potente,
     Che non vita, cuore, e mente
     Sente più; luce non ha.
Vien deriso, vien schernito
     Da ogni uom, da ogni gente;
     Ciò ch’è buon pur malamente
     Vien tenuto, a suo martir.


82.

la vita.


È la Vita quel bel tempo
     Che all’uom concesse Iddio
     Per godere, o figliuol mio,
     Di ogni uman felicità.
Se condotta non soddisfa
     La sua Santa Volontade
     Sta a veder, che in veritade
     Paga il fio del suo mancar.

[p. 46 modifica]


83.

la morte.


È la Morte la nemica
     Dei bei giorni preziosi,
     Che fruisce l’uom voglioso
     Di Terren felicità.
Tal nemica a tradimento
     Eseguisce il suo capriccio;
     E per togliersi d’impiccio
     Colla falce in testa da.


84.

la veglia.


Veglia l'uom, che alla fatica
     Stempra i dì, le notti, e gli anni
     Sì al sapere aguzza i vanni
     Sì soddisfa il suo desir.
Sì i Mestier, le Scienze, e l’Arti
     Son venute a quel splendore.
     Che con gioja e con stupore
     Miriamo ai nostri dì.

[p. 47 modifica]


85.

ilFonte/commento: Pagina:Ingarrica - Opuscolo che contiene la raccolta di cento anacreontiche, 1834.djvu/57 sonno.


Sonno amico dei mortali,
     Che assopisci alma e core
     Fa che senta il tuo valore,
     Pur l'indocile Amator.
Sonno e Amor sempre in contrasto
     Da che nacque il Sol fecondo;
     FinchéFonte/commento: Pagina:Ingarrica - Opuscolo che contiene la raccolta di cento anacreontiche, 1834.djvu/57 il Mondo sarà Mondo
     Questa guerra durerà.


86.

la speranza.


La Speranza l’Uom rincora
     A soffrir la sorte irata,
     Che nel mese, o in giornata
     Puossi in buona tramutar.
Quanti odj e vendette
     Allontan da mente umana!
     L'Amicizia non fu strana
     A chi sperar si adattò.

[p. 48 modifica]


87.

il sole.


É il Sol l'Astro maggiore
     Ver di chi la Terra gira;
     La sua luce da che spira,
     Giunge a Noi per consolar.
Questo Astro benedetto
     Ci arricchisce, ci dà vita;
     Sappi pur che ancor lo Scita
     Lo ritien per Deità.


88.

la luna.


É la Luna Astro secondo
     Della Terra, cui si avvolge,
     Che la luce a noi ne porge
     Nella notte per favor.
Oltre a ciò quest’Astro agisce
     Sulla Terra, men che il Sole;
     Se guardiam le acque sole
     Mostreran tal verità.

[p. 49 modifica]


89.

le stelle.


Son le Stelle ancor tant’ Astri
     Sparse in su nel Firmamento
     E si vuol con fondamento
     Che altri Sol fosser ancor.
Ciò dimostra la grandezza
     Di quel Dio Onnipotente;
     T’inginocchia, e riverente
     Vè cos'è la Umanità!


90.

l’ecclissi.


Ecclissi è quando s’incontra
     Fra il Sol la Lun sovente
     O fra Lun la Ter movente
     E scuror ne vien qua giù.
Questo fatto sì innocente
     Una volta fe timore,
     Si credea che Dio in livore
     Stasse colla Umanità.

[p. 50 modifica]


91.

ilFonte/commento: Pagina:Ingarrica - Opuscolo che contiene la raccolta di cento anacreontiche, 1834.djvu/57 vento.


É il Vento l’aria in moto
     Che ne manda la Natura
     Quando il ben, quando sciagura
     Viene all’uomo ad arrecar.
La sua forza no non cape
     Nel saper di umana mente,
     Fa stupore ad ogni gente,
     Che la vuole misurar.


92.

la primavera.


Primavera è in ver quel tempo,
     In cui il fior spunta alla rosa
     Grata è l'aria, ed odorosa
     La campagna se ne sta.
Tutto è amor, tutt' è allegria,
     L’animal si mette in gioco
     Fa sentirsi allor quel foco,
     Che fa il Mondo popolar.

[p. 51 modifica]


93.

l’esta’.


È Estade quando manca
     Nel respir quel fresco amato,
     Quando il sol, astro beato,
     Fa sentir più il suo valor.
Per sfugir l’uom il calore
     Ne ricorre al bagno, al gelo:
     Spiega tutto il suo gran zelo
     Per salute conservar.


94.

l’autunno.


L’Autunno hassi allora
     Che Natur tutta vestita
     All’uom porge doni, e vita
     Pei bisogni soddisfar.
La Natur pare superba
     Del guernir che Dio gli rese;
     Per cui vuol che buone spese
     Faccia ad Essa Agricoltor.

[p. 52 modifica]


95.

l’inverno.


É l’Inverno l’aria priva
     Del calor, che lo rattempra;
     Giova all'Uom, per quanto sembra,
     Per ben farlo digerìr.
Da Natura in tal frattempo
     Dorme in pace, e in sen lavora
     Per dar fuora quanto indora
     La campagna, e l’orto ancor.


96.

la fortuna.


La Fortuna ognor ridente
     Si dimostra a quel soggetto,
     Che virtù non sente in petto,
     Che Natura umiliò.
Bizzarrìa se qualche volta
     Riunisce il merto, e ’l core
     Ne risente allor favore,
     La languente Umanità.

[p. 53 modifica]


97.

lo scherzo.


Lo Scherzar è cosa grata
     Perchè l’alma mette in brio;
     Ma sta attento, figliuol mio,
     Che scherzar si dee saper.
Scherzerai su cose oneste,
     Senza offendere giammai:
     Allor gusto sentirai
     Del tuo puro divertir.


98.

l’elogio.


Elogiar si debbe in prima
     Il Gran Dio, e i Santi suoi
     Far’ elogj anche puoi
     Al Cultor della Virtù.
Se elogiar vorrai qualcuno
     Dì il ver, se è pur presente:
     Tu sei Vil se incontinente;
     E Superbo quel sarà.

[p. 54 modifica]


99.

ringraziamento per un dono.


Al tuo Dono, o mio Signore,
     Qual compenso poss’ offrire;
     Mia etade fa sol dire
     Mille-grazie, o Signor.


100.

il saluto.


     Ti Saluto, o Gentiluomo,
     Per averti rincontrato;
     Il tuo piè sia salvato
     Dall’intrigo ingannator.