Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/36

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30 la vita di catullo.

la vita. Costoro costituiscono la classe più valorosa e più nobile degli artisti, i veri apostoli della bellezza, il sacerdozio militante dell’arte.


III.


Catullo non appartiene a nessuna di queste tre classi descritte. La vita della gran capitale, a prima vista, l’inebriò. Non avea mai tanto preso sul serio l’arte sua da stimarla una missione; non facea tanto caso della vita da credere che valesse la pena di prolungarla a prezzo di privazioni e di sagrificii; l’arte e la vita erano per lui una cosa sola: un’ebrezza.

Le amicizie più o meno illustri non gli mancarono. Manlio, a cui era stato raccomandato, ebbe cura di presentarlo alla gran società; il poeta vi entrò come a casa sua.1 Cicerone lo protesse e lo amò, e fu poi ricambiato da versi pieni di modestia e di venustà,2 ch’ebbero a riuscire assai grati a quel vanissimo ed eloquentissimo di tutti i Romani, che scriveva un poema per celebrare le sue gesta. Fu intimo di Licinio Calvo3 e di Cinna,4 che la somiglianza degli studii e dei costumi gli rese tosto familiari; amico di C. Rufo,5 di Verannio,6 di Fabullo,7 di Alfeno,8 parte dei quali di lì a poco

  1. Ad Manl., Carm. LXVII.
  2. Ad M. Tull., Carm. L.
  3. Carm. XIV, LII e XCVI.
  4. Carm. X, CXV e CXIII.
  5. Carm. LIX e LXXVII.
  6. Carm. IX e XXVII.
  7. Carm. XIII.
  8. Carm. XXX.