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Gian Domenico Romagnosi.

Gian Domenico Romagnosi (Salsomaggiore Terme, 11 dicembre 1761 – Milano, 8 giugno 1835)

Figlio di Bernardino e Marianna Trompelli, studia dal 1775 nel Collegio Alberoni di Piacenza e nel 1782 si iscrive nell’Università di Parma, dove si laurea in giurisprudenza nel 1786. Per breve tempo esercita la professione notarile, nel 1789 fa parte della Società letteraria di Piacenza, nel 1790 fa parte dell'Accademia degli Ortolani, nel 1791 è pretore della città di Trento.

Nella Collezione degli articoli di economia politica e statistica civile si trova espressa la fiducia nella sviluppo capitalistico e nella libera concorrenza economica, difesa contro le tesi del Sismondi che vede nello sviluppo industriale una spaventosa sofferenza in parecchie classi della popolazione. Per Romagnosi, i poteri pubblici devono far rispettare le corrette regole della libertà di concorrenza, cosa che non avviene in Inghilterra dove ora si favorisce il popolo contro i mercanti, ora i possidenti e i mercanti contro il popolo e intanto si applica ancora il protezionismo; è inoltre un paese in cui non si applica il diritto romano, fonte di equità civile e la mentalità empirica degli inglesi non consente loro di prevedere ma solo di constatare i fatti.

In altri articoli polemizza col Saint-Simon, dottrinario che ostacola la libera concorrenza, assegna ogni ramo d’industria a guisa di privilegio personale, favorisce il popolo miserabile contro i produttori e abolire il diritto di eredità. L’uomo, secondo Saint–Simon, dovrebbe sempre progredire lavorando con una indefinita vista e senza stimolo, ma per Romagnosi, voler far progredire l’industria e il commercio col togliere la possidenza è come voler far crescere i rami col distruggere il tronco. Per Romagnosi la proprietà ha un carattere naturale e poiché la natura è la base di ogni società, negare la proprietà significa distruggere ogni possibilità di convivenza civile. (Da Wikipedia)


 
...il conte Pietro Verri sosteneva che tassi d'interesse contenuti potessero costituire un vantaggio per l'economia di un paese? E che, già allora, lotterie e giochi d'azzardo gestite dallo stato venivano viste come dei veri e propri tributi a danno delle classi più povere?
 
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