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William Hogarth/Samuel Davenport, Gin Lane, ristampa del 1880.

Scarica in formato ePub Crystal Clear app kdict.png  Meditazioni sulla economia politica 75%.svg  di Pietro Verri (1771)

Il numero de' venditori sarà sempre maggiore in una nazione a misura che le fortune saranno distribuite con maggiore uguaglianza, e sopra un maggior numero. Vediamo in fatti che ne' paesi ove la sproporzjone delle ricchezze ci presenta il compassionevole contrasto della nuda affamata plebe, che dalle strade rimira l'orgoglioso fasto di alcuni pochi rigurgitanti di comodi e ricchezze, ivi scarsissimi sono i venditori di ogni merce tanto indigena che straniera, molti sono al paragone i compratori, e i prezzi talmente alti che pochissima esportazione posson fare agli esteri; l'annua riproduzione è ridotta stentatamente al necessario, la terra, su cui passeggiano uomini o avviliti o oppressori, mostra la sua faccia sterile e infeconda, tutto languisce e dorme aspettando o un Legislatore che voglia e possa, e sappia (combinazione fortunatissima!), o l'estremità dei mali, i quali sono i più funesti, ma forse gli unici precettori che persuadono con intima convinzione quale sia la strada della verità. Quando le ricchezze della nazione sono costipate nelle mani di pochi, da quei pochi debbe il popolo ricevere l'alimento, e que' pochi venditori dispotici del prezzo obbligheranno la plebe a una stentata dipendenza. I pochi magnati, arbitri d'ingojare colle loro ricchezze ogni classe di merce cagioneranno in questo Stato frequenti monipolj e frequenti carestie artificiali. Nessuna abbondanza, nessuna libertà civile troverassi presso di quella nazione; il Commercio vi sarà sconosciuto e l'agricoltura vi sarà negletta.

(Cap. VI, Viziosa distribuzione delle ricchezze)

 
Pietro Verri.

Pietro Verri (Milano, 12 dicembre 1728 – Ornago, 28 giugno 1797)

Nasce a Milano il 12 dicembre 1728 da Gabriele, magistrato e politico conservatore, e da Barbara Dati, membro della nobiltà milanese. Intrapresa la carriera militare, compì in seguito studi di economia a Vienna.

Per quanto riguarda l'ambito economico, negli Elementi del Commercio (1769) e nella sua più grande opera economica Discorso sulla economia politica (1771), enunciò (anche, per primo, in forma matematica) le leggi di domanda e offerta, spiegò il ruolo della moneta come "merce universale", appoggiò il libero scambio e sostenne che l'equilibrio nella bilancia dei pagamenti è assicurato da aggiustamenti del prodotto interno lordo (quantità) e non del tasso di cambio (prezzo). Di conseguenza, può essere visto come precursore di Adam Smith, del marginalismo e persino di John Maynard Keynes; altri però notano come assuma atteggiamenti di difesa del concetto di proprietà privata e del mercantilismo. Egli ritiene che solo la libera concorrenza tra eguali possa distribuire la proprietà privata: tuttavia pare favorevole principalmente alla piccola proprietà, per evitare il risorgere delle disuguaglianze. (Da Wikipedia)



 
...nell'Ottocento scoppiò una disputa sulla definizione del commercio? E che alcuni lo intendevano come mero trasporto di merci, altri come operazioni di acquisto finalizzate alla rivendita, e altri ancora con nessuno dei due?
 
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