Prometeo legato/Prologo

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Prologo

../Personaggi ../Prometeo IncludiIntestazione 30 aprile 2016 50% Teatro

Personaggi Prometeo

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PROLOGO


Si avanzano Potere e Forza, tenendo stretto Prometeo. Li segue Efesto. Sostano dinanzi ad una scabra erta rupe.


potere


Agli estremi confini eccoci giunti
già della terra, in un deserto impervio
tramite de la Scizia. Ed ora, Efesto,
compier tu devi gli ordini che il padre
a te commise: a queste rupi eccelse
entro catene adamantine stringere
quest’empio, in ceppi che non mai si frangano:
ch’esso il tuo fiore, il folgorio del fuoco
padre d’ogni arte, t’involò, lo diede
ai mortali. Ai Celesti ora la pena
paghi di questa frodolenza, e apprenda
a rispettar la signoria di Giove,
a desister dal troppo amor degli uomini.

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efesto


Forza, Potere, gli ordini di Giove
già compiuti per voi furono; e nulla
piú vi trattiene. Ma legare a forza
su questo abisso procelloso un Nume
ch’è del mio sangue, non mi regge il cuore.
E forza è pure che mi regga. Gli ordini
trasandare del padre, è dura prova.
Oh di Tèmide giusta audace figlio,
malgrado tuo, malgrado mio, con bronzei
ceppi, che niuno a scioglier valga, a queste
cime deserte io ti configgerò,
dove né voce udrai, né forma d’ uomo
vedrai: del sole arso a la fiamma rutila,
tramuterai de la tua cute il fiore:
a tuo sollievo asconderà la notte
con lo stellato suo manto la luce,
ed ecco il sole dissipa di nuovo
la mattutina brina. E col suo peso
il mal presente ognor ti crucierà:
ché non ancor chi ti soccorra è nato.
Dell’amor pei mortali è questo il frutto.
Poiché senza temer l’ira dei Numi,
Nume tu stesso, indebiti favori
agli umani largisti. Ora, in compenso,
vegliar dovrai questa dogliosa rupe,
senza mai sonno, in piè, senza mai flettere
le tue ginocchia, e cento ululi e gemiti
invano leverai: ché il cuor di Giove

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nessuna prece lo commuove; ed aspro
è ciascun che di fresco ebbe il potere.

potere


Ehi, nel compianto indugi? E’ vano! Il Nume
infestissimo ai Numi non aborri
che il privilegio tuo concesse agli uomini?

efesto


Parentela, amicizia, han gran potere!

potere


Certo. Ma trasgredir del padre gli ordini
si può ? Non hai maggior tema di questo?

efesto


Spietato sempre e tracotante sei!

potere


Che medela è il compianto? Or vana pena
non ti dare per ciò che nulla giova!

efesto


Oh magisterio mio troppo odïoso!

potere


Tu l’odî? E perché mai?... Di queste pene,
in verità, nessuna colpa ha l’arte.

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efesto


Pur, quest’arte l’avesse altri in retaggio!

potere


Gravoso è tutto, tranne aver dei Superi
l’impero; e niuno, tranne Giove, è libero.

efesto


Ne Ho qui le prove. E nulla ho da ribattere.

potere


Spàcciati, dunque, avvolgilo di ceppi,
ché nell’indugio non ti scorga il padre.

efesto


Scorger gli anelli puoi nelle mie mani.

potere


Con vigore e con forza ai polsi strettolo,
picchia il martello, ed alla rupe inchiodalo.

efesto


Compiuta è l’opra, e non caduta in fallo.

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potere


Batti di piú, non allentare, stringi:
anche d’impervie strade il passo ei trova.

efesto


Questo braccio è saldato, e niun lo scioglie.

potere


Saldo configgi l’altro, ora: ed apprenda
quanto egli a Giove di scaltrezza cede.

efesto


Niuno, tranne costui, potria riprendermi.

potere


Da parte a parte, in sen, di ferreo cuneo
la fiera punta forte ora conficcagli.

efesto


Ahimè ! Dei mali tuoi gemo, Promèteo!

potere


Indugi ancora? Sui nemici piangi
di Giove? Oh!, che su te non debba piangere!

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efesto


Guarda, orrendo a mirare uno spettacolo!

potere


Veggo costui patir ciò ch'egli merita.
Gittagli intorno ai fianchi ora i legami.

efesto


Lo debbo far. Ma tu non dar troppi ordini!

potere


Ordinerò, t’incalzerò per giunta:
scendi giú, forte ora le gambe accerchiagli.

efesto


Fatto è ancor questo. E fu travaglio breve.

potere


Dei ceppi i chiodi saldo ora ribatti:
severo è quegli che la pena infligge.

efesto


Simile al viso tuo suona la voce.

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potere


Sii pur tenero, tu. Ma la protervia,
l'ira, l'asprezza mia, non rampognarmi.

efesto


Andiam: ché tutto di catene è cinto.

potere


Si volge a Promèteo.


Superbisci ora qui. Trafuga ai Numi
i loro doni, ed offrili agli efimeri.
Allevïare in che ti posson gli uomini
or dalle pene? I Dèmoni, Promèteo
ti chiamarono a torto: hai tu bisogno
d'un preveggente a uscir da questo intrico.

Efesto, Potere e Forza ti allontanano.