Rime (Cavalcanti)/La genealogia dei manoscritti

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La genealogia dei manoscritti

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Guido Cavalcanti - Rime (XIII secolo)
La genealogia dei manoscritti
Le Rime originali ed apocrife Le Rime di Guido Cavalcanti
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LA GENEALOGIA DEI MANOSCRITTI


LE CANZONI.


La canzone filosofica d’amore, ritenuta per lungo tempo come l’opera più perfetta di Guido Cavalcanti, fu riprodotta in un numero larghissimo di codici, i quali esamineremo primi fra i non pochi manoscritti oggi rimastici, che portano rime di Guido. Questa canzone è data completamente da quarantasette codici1, due dei quali la riproducono due volte2: più due codici3 che non conservano che l’esposizione di Egidio Colonna. La larga fama della canzone e la sua difficoltà d’interpetrazione furono causa di molti commenti4 che vi si fecero, dei quali noi terremo conto soltanto per quello ch’essi poterono modificare del testo originale per facilitare l’interpetrazione: massimamente quindi dei commenti del Colonna, di Dino del Garbo e del Verino, poichè tutti i commenti posteriori si servirono più o meno delle riduzioni dei commentatori primi5.

Il verso 44 della canzone distingue i codici in una prima grande divisione: che, essendo il verso difficile ad intendere, si produssero profonde varianti: delle quali due principali: [p. 35 modifica]Cap¹, Mq, Mn, Ml, Mk, Mh, Mg, M’a, M’b, Lk, Lp, Vc, dànno:


                         fuor di natura di misura torna


tutti gli altri, salvo leggiere varianti, dànno:


                         ch’oltre misura di natura torna.

Dal primo gruppo si possono staccare i codici che portano il nome del Verino secondo6, Mn, Ml, Mk, ai quali dobbiamo aggiungere Lp, che non serba il nome del commentatore, ma si unisce al gruppo per le sue varianti in modo assoluto. Si dovrebbe ritenere fra questi mss. come testimone più sicuro dell’opera del Verino l’autografo (Mn), ma esso nel primo verso del commiato si stacca da gli altri tre7, i quali danno una lezione identica a la lezione data da tutti gli altri codici di questo primo gruppo, formato su la variante del v. 44. Mn è tutto pieno di note e correzioni ed attesta il lavoro preparatorio del commentatore, mentre gli altri, specialmente Ml, ci sono testimoni della lezione che il Verino adottò definitivamente nella sua lezione del 15 settembre 1566: onde si può credere che il commentatore, avendo a mano codici di lezione diversa da quella del gruppo a cui si attenne, dubitasse fra le due lezioni ed in fine scegliesse quella del gruppo che più gli era servito di guida.

Ma per istabilire quale fu l’opera dell’interpetre dobbiamo ricercare quale fu il codice, su cui Francesco Vieri intraprese l’opera sua. Certo fu uno dei codici che abbiamo raccolto nel primo gruppo, dei quali si hanno gruppi minori, onde:

Mg sta con Mh, contenendo ambedue la canzone ed il sonetto: «Io vidi li occhi dove amor si mise» - e portando lezioni speciali:

Mq sta con Lk8 per questa canzone e per l’attribuzione al Cavalcanti della canzone in lode dell’imperatore: «Virtù che ’l ciel movesti a sì bel punto». — Nessuno però di questi gruppi minori fu origine del Verino, [p. 36 modifica]perchè, pur essendo tutti ad esso anteriori per l’età, ne differiscono per alcune lezioni importantissime9 e nelle differenze la forma assunta dal Verino appare più pura, perchè controllata da codici del gruppo avverso per la divisione del verso 44.

Resterebbero M’a, M’ b, Vc10, Cap¹, dei quali dobbiamo escludere i due primi per la variante del v. 511 del tutto arbitraria, pur essendo Ma del maggio 1509 e quindi anteriore ad Mn. L’esame delle varianti di Ve porta a conclusioni simili. Questo codice, unico nel gruppo, porta al v. 65: ben aude in forma, - mentre gli altri dànno: ben aude forma - e serba continue traccie di correzioni, nelle quali è palese lo studio di ridurre la lezione arbitraria originale più simile a la lezione data dalla maggioranza dei codici12, tranne in un unico luogo, ove anzi è modificata13. Si potrebbe credere che queste correzioni fossero opera del Colocci stesso e dovremmo quindi ammettere che il codice fosse completo, come oggi lo abbiamo, prima del 1537 od al massimo prima del 1549, anno in cui morì il Colocci: nel qual caso non si saprebbe come spiegare una revisione del Verino su questo codice, che con ogni probabilità non si mosse da Roma prima di entrare nella Vaticana e dopo essere uscito da le mani del suo ordinatore. Se poi si ammette che le correzioni, e forse anche la prima trascrizione della canzone, sieno state fatte dopo la morte del Colocci e sieno opera di ignoti, a minor ragione si potrà credere che prima del 1566 il Verino potesse averle sott’occhio, onde servirsene per la sua interpetrazione, non poten[p. 37 modifica]dosi anche spiegare come egli abbia tenuto conto delle correzioni soltanto e mai della prima lezione, la quale egli, come erudito, doveva stimare al suo giusto valore.

Resterebbe quindi ultimo Cap¹, il quale è il più antico di questo gruppo. Non grandi differenze esistono fra Vc e Cap¹; ma Vc si avvicina a Cap¹ più che tutto nelle correzioni, le quali hanno un valore molto relativo, rappresentanti cioè di una mano erudita del sec. XVI: onde Vc resta nella sua origine a rappresentare già una inquinazione della lezione più pura e più genuina data da Cap¹. Confrontando quindi a parte le lezioni di Ver e Cap¹ si vedrà che in Ver si manifesta una correzione continua, ora legittima, ora arbitraria: il che non verrà a provare che precisamente su Cap¹ sia stata condotta la lezione di Ver; ma soltanto che Cap¹ è per noi il rappresentante più prossimo di un cod. x originario di Ver. Le correzioni infatti di Ver o sono mutazioni che attestano un’epoca più erudita di classicismo14 fra la formazione sua e quella di Cap¹, o sono abbandoni di scritture più antiche volgari15 e di forme glottologiche primitive16, o finalmente correzioni dei luoghi dove il significato più difficilmente si desumeva17. Queste ultime in parte sono suggerite da l’uso comune degli altri cdd., in parte sono opera dell’interpetre stesso18 là dove Ver appare diverso da tutti gli altri mss., in parte sono rammende di errori evidenti 19 di Cap¹, onde anche su tal guida si può stabilire in quali luoghi Cap¹ sia difettoso.

Escludendo quindi definitivamente Vc20, noi abbiamo fino ad ora potuto stabilire che Cap 1 rappresenta (salvo i suoi errori evidenti) il più antico e più puro esemplare di questo gruppo, che il Verino si servì di un esemplare simile [p. 38 modifica]a Cap¹ più che agli altri codici tutti e che inoltre il Verino in qualche luogo corresse arbitrariamente, come appare evidentemente al verso 53.

Mq ed Lk portano varianti specialissime ed arbitrarie21, che li fanno secondari a Cap¹ ed a Vc, il quale però si avvicina ad essi nella lezione del citato v. 34. Mq è senza dubbio l’origine di Lk, oltre che per la già esposta contenenza, per il confronto del v. 4922. Lk discese da Mq, il quale aveva aggiunto errori suoi a la lezione primitiva rappresentata da Vc, i quali errori si ripercossero poi in Lk.

Così pure facilmente si dimostra come è malamente inquinata la lezione di Mg, Mh23 e l’esame degli errori porta ad ammettere che Mg discende da Mh, il quale ebbe varie origini e di cui non possiamo stabilire il codice originale. Alcuni errori provengono certo dal copista24, altra volta25 la lezione s’avvicina a quella del commento di Egidio Colonna, la quale generalmente s’unisce a l’altro gruppo maggiore, altrove le lezioni sono pari a quelle di altri mss. totalmente dissimili da questo gruppo26. Mg ed Mh rappresentano quindi contaminazioni di origine diversa.

M’a, M’b restano pure a parte. La lezione del primo verso sembrerebbe esser guida ad una relazione fra M’b e Vc27: ma tutto il resto della lezione [p. 39 modifica]esclude questa ipotesi, rimanendo Vc soltanto come testimonio di una lettura più remota di quella di M’b. Alcuni errori evidenti28 riuniscono M’a ad M’b e li staccano da tutti gli altri: però non si può ammettere nessuna discendenza diletta di M’a da M’b o viceversa, perchè trovansi in M’b errori che non si ritrovano in M’a ed in M’a errori che non si ripercotono in M’b29: inoltre la composizione dei due codici e la differenza evidente del citato primo verso portano a concludere ch’essi ebbero una unica fonte originale parallela a Cap¹, ma meno corretta.

L’ultimo ostacolo verrebbe da un’apparente uguaglianza di Lp con Vc nel v. 930, la quale le altre varianti31 dimostrano del tutto casuale. Lp è non solo cronologicamente posteriore a la formazione del Verino, ma s’avvicina anche per le varianti più ad Ml, Mk che ad Mn, ossia a lievi modificazioni del testo più che al testo stesso: esso quindi rappresenta un discendente, non un ascendente di Ver. Dato il più originale Cap¹ il gruppo sarà così disposto:


chiamando x un ipotetico autografo od apografo: , i due codici ipotetici non lontani da Cap¹, ma meno corretti, da cui scesero i due gruppi secondari, e [p. 40 modifica]ponendo Mg, Mh, che danno lezione contaminata, fra questo gruppo ed un altro, che ora devesi ricercare.

Passiamo quindi a la ricerca di altri raggruppamenti movendo da lo stesso v. 44, che raccoglie insieme tutti gli altri codici. Le varianti di Mg ed Mh nei versi 9 e 10 trovano una eguaglianza in Rg, Ri, Ld, Mb, Ba, i quali verrebbero a formare un gruppo ben distinto da gli altri e di cui risentì l’influenza il gruppo Mg, Mh. Il confronto delle varianti di questi cinque mss. porta a stabilire che Ba presenta una lezione evidentemente più arcaica32 che gli altri, sebbene anche Rg conservi alcune forme, che attestano una sua origine ben remota33. Ma Rg non può aver dato origine ad altri codici del suo gruppo, perchè ha varianti specialissime34, che non discesero in altri codici di questa famiglia.

Uguale resultato si ottiene esaminando la lezione di Ri35, mentre invece Ld non presenta alcuna sua variante speciale. Mb in tutta la lezione, salvo un caso particolare36, dimostra d’essere una remota interpetrazione di una fonte parallela a Ba e per il verso 5237 dichiara nettamente la sua relazione con Ri e, poi che Mb non presenta le stranezze date da Ri nei versi citati, riterremo Mb rappresentante più puro delle origini di Ri. Non però origine diretta, che la scrittura per disteso di Ri attesta una sua maggiore antichità di origini che non sia in Mb, quantunque Mb nella lezione abbia cura d’essere più fedele a l’originale. Distesa è pure la scrittura di Ba; ma, pur potendo ammettere un passaggio diretto da Ba a gli altri tre mss. scritti per disteso (Rg, Ri, Ld), per la loro composizione dobbiamo ritenere che la fonte primiera fu soltanto parallela a Ba. La discendenza diretta di Ri da Mb è anche negata da alcune varianti38. Nè pure si deve ammettere che Ld rappresenti l’origine di Rg, perchè nel v. 12 Rg presenta la sigla paleografica, un P tagliato da un angolo sull’asta, rappresentante di quel - per - che si trova in Ba, mentre. Ld legge: poi. Naturalmente invece Ri [p. 41 modifica]sciolse in poi la sigla paleografica, un P tagliato a metà dell’asta, di Mb. D’altra parte Ld per il v. 34 ha strette relazioni con l’originale di Mb, di cui sciolse la sigla paleografica39: mentre lo stesso Ld appare, per tutte le sue varianti, un riammodernamento40 del suo esemplare, che esso però trasmise con maggior rispetto, che non abbiano avuto Ri, Mb per il loro41. Questi esemplari, che furono origine dei codici in esame, furono molto vicini; forse fu un unico codice, meglio rappresentato da Ld che da Mb, Ri: il quale Ld fu probabilmente opera di persona dotta del sec. XV, che sciolse i raddoppiamenti e tolse altre forme arcaiche, cercando però di rispettare il significato, a differenza di Mb, che appare menato da un copista diligente nella trascrizione materiale42, incurante di comprendere quanto scriveva, il quale in un sol luogo corresse, mutando (v. 2b) in «risponde» il «risprende» dato da Rg, Ri, Ld, che non è che una facile mutazione del «respiende» di Ba. Pur avendo queste differenze fra loro, Rg, Ri, Ld, Mb, sono uniti per alcune lezioni, da cui resta escluso Ba43: ma queste varianti non sono che manifesti inquinamenti della lezione più pura, che è in Ba. Onde porremo:

[p. 42 modifica]ove rappresenta quell’unione maggiore44 di Ld, Mb, Ri in confronto di Rg, pur rimanendo essi dipendenti da una prima fonte comune. Questo confronto serve anche a stabilire quali sieno evidenti errori45 di Ba ed a formare con ciò la più pura tradizione, da cui venne l’intero gruppo.

La contenenza generale dei mss. Ca, Cap², Lc, La, Lb, Ma, Pa, Par¹, porta ad unirli tutti in un solo gruppo. Di Ma, Pa, Par¹, ci si sbriga presto, perchè Ma non è che una copia tarda di Lb, di cui ha soltanto invertito l’ordine, omettendo la spiegazione di questa canzone fatta da Jacopo Mini: Pa e Par¹ non sono che copie46 della raccolta aragonese, meglio conservataci da Lc: e poi che il Magnifico la raccolse, noi potremo facilmente stabilire che, essendo Lc uguale nel numero delle rime del nostro e nell’ordine a Ca47, l’opera del Medici si limitò per il Cavalcanti a trarre tutte le rime unite da un codice che, se non era Ca, a questo era parallelo, esercitando in minima parte la sua critica di selezione. L’esame poi delle varianti trae a stabilire quanto provenga da la mano rammendatrice del raccoglitore.

La ha contenenza uguale ad Lc meno due sonetti e due ballate48.

Lb sarebbe uguale ad La, ma per avere i due sonetti mancanti in La, si avvicina più ad Lc e, pur mantenendo l’ordine interno nei gruppi delle rime, inverte l’ordine esterno dei gruppi49 e, per una profonda variante nel primo verso di un sonetto50, si unisce ad La e non ad Lc.

Cap², che si unisce ad Lb in questa variante, ha l’ordine di La ed il contenuto di Lb: si deve quindi ritenere che Cap² ed Lb provengano da quella fonte istessa, da cui discese La, fonte parallela a quella da cui venne Lc: ma Lb invertì l’ordine dell’esemplare ed La omise i due sonetti. Cap² sarebbe il testimonio più puro di questo codice originale parallelo ad Lc. Questa maggior purezza di [p. 43 modifica]Cap² è anche provata da la sua grafia generale e da alcune varianti51, per le quali esso si unisce più ad La, Lb che ad Lc, segnandone in parte anche la trasformazione52.

Le ha anche relazioni con M’f, Pb e C53, dei quali sono fra loro in intima [p. 44 modifica]relazione Pb e C come appare da le varianti54, dovendosi però escludere che Pb sia copia di C55. Parrebbe piuttosto che C derivasse da Pb56, quantunque Pb sia meno ricco di C. Pb è codice interrotto, che forse rappresenta un antico codice mutilo, ma che certamente non è mutilo per sè stesso, perchè termina con due pagine bianche e si dimostra perciò con ogni probabilità mutilo volontariamente. Esso ci dà quella parte che è comune ed identica in M’f e Ce, e quindi sarebbe il rappresentante incompleto dell’originale completo, da cui discese C, poco differente, sebbene un po’ più corrotto, dell’originale di M’f57. Questo confronto porterà così a stabilire tanto gli errori di Pb e C quanto gli errori di M’f58, rimanendo fra loro una notevolissima parte comune59.

Abbiamo detto che con questi tre codici ha relazione60 Lc più che non abbiano La, Lb, Cap²; noi distinguiamo però in Lc quella parte che è evidentemente [p. 45 modifica]opera critica del suo grande raccoglitore61. E poichè la contenenza dei tre Laurenziani e del Capitolare è molto simile a Ca sarà dal confronto di tutti questi codici, che verrà una guida per una relativa classificazione. Lc appare tosto più conservatore62 relativamente a l’antico Ca ed è seguito in ciò da M’f, rappresentante più autorevole del suo gruppo: e talvolta è più fedele M’f63, talvolta Lc64. Le differenze presentate da M’f si dimostrano non errori arbitrari, ma frutti di una continua opera dilucidativa65, onde si deve ammettere che il menante dell’originale del gruppo fosse persona colta, che modificava il senso ove lo credeva inquinato e manteneva del resto quanto più poteva dell’antica lezione. Lc non fu invece così modificato e rimane più vicino a Ca serbando però traccia di un generatore comune66 con La, Lb, Cap². Questo ipotetico generatore delle due lezioni corresse in qualche parte quello che era guasto in Ca67, ma guastò anche altrove68 e modificò69. E poi che vi è una già vista unione di Lc con il gruppo di M’f nel senso che M’f aggiunge altre varianti sue a quello che è in Lc, noi riterremo che il gruppo di M’f discenda da un originale70 poco diverso da Lc e quindi in relazione con La, Lb, Cap². Rimane ancora da spiegare il riscontro che è nel v. 17 fra: La - dyaphan — e Lc - dua fan, riscontro che non può essere casuale. L’unione già mostrata fra La ed Lb trova conferma in un riscontro simile71: noi dobbiamo quindi ammettere una copia scrupolosa in La di questa forma - y - originaria del codice - origine dei tre Laurenziani, la quale y uscì in u erroneamente due volte, una in Lb e l’altra in Lc. Non si può ammettere infatti nè che Lb sia origine di La, nè che Lc discenda da La per la sua maggior fedeltà a le lezioni più antiche: questa [p. 46 modifica]y quindi fu certamente in quella fonte comune, che è meglio rappresentata da Lc e Cap². Riducendo ora queste conclusioni graficamente si ottiene:

Arrivati a tali conclusioni cerchiamone una conferma in un altro verso profondamente mutato nei vari codici: il verso 66. Del quale si hanno tre lezioni principali, salvo gli arbìtri dei mss. speciali:


                         perchè lo mena chi da lui procede


data da: Ba, Rg, Mb, Ri, Ld, Mm, Ce, Lb², Ma², Lh, Rh, M’c, Mf, Rb, Rf, Lc, Pd, Ln, Cd, Mart, Rm, Par².


                         da quel li mena che da lui procede


data da: Ca, La, Lb, Lc, Cap², Pa, Par¹, Ma, M’f, Pb, C, Rl, Lm, Mc.


                         dunquelli e meno che da lui procede


data da: Cap¹, Mn, Ml, Mk, Mh, Mg, Lp, M’a, M’b, Vc, Mq, Lk, Cb.

Dal primo gruppo abbiamo già distinto i seguaci di Ba, (Rg, Mb, Ri, Ld): dal secondo i seguaci di Ca (La, Lb, Lc, Cap², Pa, Par¹, Ma, M’f, Pb, C) e dal terzo i seguaci di Cap¹, che compongono tutto il gruppo eccettuato Cb. E poi che si attendeva al gruppo di Ca prendiamo in esame quei codici che, pur essendo con questo, non furono ancora classificati, cioè Rl, Lm, Mc, dei quali [p. 47 modifica]finora sappiamo che si uniscono a Ca nel verso 66 e sono i soli che gli si uniscono: ciò dimostra quindi una già notevole uguaglianza. Lm presenta alcune lezioni72 che lo fanno escludere dalla paternità dei codici a noi noti, lezioni che si dimostrano o come tentativi di correzione per ricavare un significato più facile là dove il menante non sapeva comprendere il suo esemplare o talvolta come correzioni metriche73. Esso presenta una unione più stretta74 con Mc che con Rl, il quale ultimo neppure può aver dato origine ad alcun altro codice75. Mc rappresenta senza alcun dubbio l’origine di Lm, poi che esso riporta l’originale da cui vennero alcune cattive lezioni76 in Lm: rappresenta, ma non è l’origine diretta77. Questa origine si deve riconoscere in Ca come appare da la conservata mutilazione del v. 5978, in cui Mc è più fedele, mentre Rl, Lm tentano di correggere il verso mancante e per significato e per misura. Questi codici sono più uniti a Ca79, che non gli altri [p. 48 modifica]già esaminati e pure in relazione con Ca: nè vale contro questa affermazione il fatto che Rl in una variante si avvicina al gruppo: La, Lb, etc.80 più che a Ca. Strana è l’unione dei tre codici nel v. 7 e notevole81, perchè doveva dar origine ad una differente interpetrazione, discendendo la scrittura originale male divisa nei tre discendenti. Onde si deve ammettere un primo discendente da Ca, che portasse la scrittura «raggione» discesa poi con errata divisione da una parte nel generatore di Rl con l’aggiunta di altre varianti, e da l’altra nel generatore di Mc, Lm, rappresentatoci nella sua quasi assoluta purezza da Mc. Questo ultimo generatore aveva modificato il primo verso sopra un’altra tradizione. Quindi completeremo graficamente le relazioni di Ca così:

La tradizione, a cui nel primo verso s’unisce il gruppo Lm, Mc, è accettata nel commento di Dino del Garbo, rappresentato dai codici: Ce, Mm, Lh, Lb², Ma², Rh82. Notiamo subito che precisamente in questo primo verso83 Rh si stacca dal gruppo, ma come eccezione, perchè non pochi luoghi comuni stringono tutti questi [p. 49 modifica] codici e li rendono differenti da gli altri gruppi84. È palese che Lb² discende da Mm 85 e si può quindi escluderlo da la discussione per la ricerca del codice più notevole e con lui Ma², suo fedele seguace. Rh, che ha relazioni più che tutto con Lh86 non può essere nè discendente nè ascendente diretto87 di alcun altro, nè Lh può essere generatore di Rh88. Se poi si esamina il testo89 del commento di D. del Garbo, si vede che esso ci è rappresentato, più che da gli altri, da Mm e Ce90 e come Ce dimostri la discendenza graduale a le lezioni speciali del commentatore91: ma non possa essere l’originale del commento stesso92. Rh non ha nome di com[p. 50 modifica]mentatore ed il suo affine Lh lo sbaglia, serbando però le parole della rubrica genuina; onde, con l’aiuto della cronologia dei due codici93, si può stabilire con ogni probabilità che Rh rappresenta una correzione posteriore di Lh, anche perchè Lh è qualche volta più unito ad Mm94, ed Lh non è che una contaminazione con il commento del Colonna95. Ce rappresenta allora le prime formazioni del testo, il quale servì poi al commentatore che aggiunse qualche cosa di suo nel commentare. Questa parte arbitraria rimase quando la lezione fu conformata al commento (Mm): quindi a la forma pura succedettero le contaminazioni di Rh ed Lh. Ossia si avrà graficamente:

Siamo con ciò arrivati ad esaminare codici che si univano per il v. 66 con il gruppo di Ba, ma che se ne staccano per il v. 2896 per unirsi invece al gruppo Cap¹: con essi stanno altri codici non ancora esaminati: Rf, Lc, Par², Rm, Ln, Cd, Mf, Mart, mentre due ultimi codici: M’e, Pd97 per lo stesso v. 28 rimangono con il gruppo di Ba. [p. 51 modifica]

L’unione di Rf, Lc, Rm, Par² è data senz’altro da la contenenza quasi identica nei quattro codici98. Di ciò troviamo una conferma nelle varianti99. Così pure Cd sembra unirsi ad Ln100, ma la grafia evidentemente arcaica di Cd ci fa credere ch’esso sia testimonio di un cattivo codice più che tutto quasi indecifrabile, da cui riammodernando venne anche Ln, il quale, più curante del significato che non sia Cd, rimette a quando versi assolutamente arbitrari101, comprendendo però in un luogo102 il suo originale meglio che non faccia Cd. Gli errori palesi di Cd103 lo escludono da la paternità di Ln.

Tutto questo gruppo, ottenuto con la guida del v. 28, sembrerebbe un gruppo [p. 52 modifica]di contaminati, partecipando esso ai grappi già stabiliti e diversi fra loro. E ad esso si deve unire anche M’e, perchè la sua variante uguale a Ba nel v. 28 perde di importanza di fronte al rimanente della lezione, che lo raggruppa con codici104 del gruppo ora in esame. Da qualsiasi paternità dobbiamo escludere il gruppo Rf, Le, Rm, Par² per la mancanza dei vv. 68, 69 ed Rb105 per le sue varianti arbitrarie, non riprodotte in alcun altro codice, così come dobbiamo escludere Ln106. Abbiamo quindi come più intatti Mart, Mf, M’e: ma, mancando Mf dei vv. 8, 9, rimangono Mart, M’e ed il codice rappresentato malamente da Cd, come più originali almeno in apparenza. Nel primo verso nessuno di questi porta quel «deggia» che è caratteristico di Garb. e nessuno ha nel v. 4 quel «sicche chil» che è di Rg, Ri, Ld, Mb, discendenti diretti di Ba: ma con Ba si uniscono al v. 5 nell’«undio» contro Garbed al») unito ad Mf. Certo una ipotetica forma originale «et al presente» poteva facilmente mutarsi in «ond al» che è la lezione assunta dal Colonna: ma relativamente a ciò noi riscontriamo alcune uguaglianze e differenze che hanno un significato speciale.

Si ha:
Mart       Rb, Ln, Cd       Ri, Ld, Mb       Ba, M’e, Le, Rf, Rm, Par² Rg
ond a          onde al               ond al                          ondio al

in cui «ond al» dei tre cdd. seguaci di Ba appare come una semplificazione di quell’«ond io al» conservato da Rg, Ba, che poteva sembrare troppo turgido per l’armonia metrica. Relativamente poi a gli altri si vede come da una forma più semplice nel più antico Mart. si scenda per i secondi cronologicamente (Rb, etc.) ad una forma più composta, fino ad una forma pienissima (M’e Lc, etc.) in codici che appartengono ai secoli XV e XVI, mentre Mf che è della prima metà del Sec. XV esce in quel «et al» che non può essere modificazione dell’«undio al» di Ba107. [p. 53 modifica]

Con ciò noi saremmo venuti a fissare qualche discendenza: cioè Mart sarebbe a capo, in secondo posto verrebbe Rb con la fonte di Ln, Cd ed in fine, con relazioni più o meno prossime, le fonti di M’e, Le, Rf, Rm, Par². Al v. 9 Ba ed il suo gruppo danno: «mostrare» mentre Garb, Rb, Mart, M’e, Le, Rf, Rm, Par², Ln, Cd108 sono concordi nel darci un: «provare» per cui si uniscono ai gruppi di Ca e Cap¹. Questa unione dimostra che: «ed al» del v. 4 in Garb, Mf ha origine diversa da l’«et dal» dei discendenti di Ca, ossia sarebbe una corruzione di quel «ond a» che sta in Mart, e fu malamente interpetrato: la qual forma rivela origine comune con l’«undio al» di Ba, a cui s’arrivò a traverso l’«ond al» dato da alcuni codici. Questi, che sembrano contaminati, vengono a formare così una squadra vera separata da le altre, divisa in gradi diversi di uguaglianza e di differenza e la contaminazione (se tale è veramente) deve essere opera di eruditi, perchè mai un copista semplice riunisce lezioni di diversa origine nella sua copia: onde il trovare tra questi cdd. il nome di un commentatore, Dino del Garbo, può far dubitare che la contaminazione venga da lui. Ma la variante del primo verso dei commenti non ha riscontro, come si vide, negli altri codici, onde quello che appare di primo strato in Mart non può essere opera di Dino. E si tratta veramente di contaminazione o questa tradizione nuova è più genuina delle altre, come quella che partecipa di esse e ne rivela le mende? La risposta verrà da l’esame completo delle varianti.

Nel v. 10 abbiamo tre lezioni generali,109 che non danno però risultati definitivi, perchè si è già dimostrato che Lh, Rh rappresentano una contaminazione di Garb, rappresentato meglio da Mm, mentre Ce rappresenta la prima forma, su cui il commento si svolse. Ammettendo una lezione originale «la ove posa» che poteva essere evitata per l’iato, facilmente si spiegano le correzioni: «là dove» — «là dove si». Ma nel v. 11 le divisioni si fanno più nette: Mart, Garb, Cd, Ln, Rb, Me portano: «qual è»: Mf, Rf, Le, Rm, Par, 2 unendosi ai gruppi Ca e Cap¹, danno: «qual sia». Ciò dimostra la tendenza di questi ultimi ad avvicinarsi ad altri gruppi e come, da una base comune, Ba con i suoi si staccasse per il v. 10 e come Garb si unisca veramente a Mart, Rb, M’e. Se il v. 12 li fonde tutti insieme110, il v. 19 muta un poco le relazioni unendo Garb, M’e, a Mf, Le, Rf, etc.; ma è una variante ben lieve, facilmente corretta o sbagliata, che si riduce al semplice mutamento da: da a ed a. Stringe le relazioni fra Mart ed M’e il v. 24 per l’uso caratteristico in ambedue di «posanza» per «possanza». Così unendosi e dividendosi questi codici continuano per tutta la canzone: onde sintetizzando noi possiamo stabilire una prima uguaglianza (v. 66) di tutti questi mss. con Ba: poi altre uguaglianze più ristrette, che raggruppano in[p. 54 modifica]sieme i gruppi già formati: Garb - Lc, Rf, Mf111, Rm, Par² — Cd, Ln, — con Rb, M’e, Mart. Dei quali Rb attesterebbe una lontana origine oscurissima comune con Cd, Ln,112 in costante relazione con Mart, al quale fanno capo anche gli altri gruppi. Ed M’e è pure unito fortemente a Mart, anzi talvolta113 sembra segnare il passaggio da Mart a Garb, Le, Mf, Rf, Rm, Par², mentre in molti altri luoghi già visti concorda con Mart. A quest’ultimo, di lezione evidentemente più primitiva114, s’avvicina anche Mf,115 attestando una fonte più pura anche se vicina a quella di Le, Rf, Rm, Par². Riunendo ora i primi risultati con questi ultimi, porremo uno specchio generale116 dei cdd., in cui ogni codice è più che tutto rappresentante di una tendenza particolare nelle lezioni: [p. 55 modifica]

Tavola dei manoscritti contenenti la canzone filosofica.

[p. 56 modifica]

Abbiamo così fissati i quattro codici che più schiettamente rappresentano quattro tradizioni remote del sec. XIV nella lettura della canzone; ma essi non hanno un valore assoluto dovendo essere purificati di tutta quella parte che è o arbitrio o costume individuale: arbitrio nel significato, costume nell’ortografia. Saranno criticamente accettabili quelle lezioni che abbiano a loro garanzia almeno tre di questi codici: pur anche da le varie lezioni si potrebbe venire ad una più stretta risultanza critica fra i quattro cdd. maggiori.

Osservando i versi di più profonda mutazione, si hanno queste relazioni:


                    v. 5 - Ca, Cap¹                      Mart, Ba
                    » 11 -    »    »                              »      »
                    » 19 -    »    »                              »      »
                    » 24 - Ca simile a Mart       Ba, Cap¹
                    » 28 - Ca simile a Ba           Mart, Cap¹
                    » 37 - Ca, Cap¹                     Mar, Ba
                    » 53 -    »    »                              »      »
                    » 66 -    »    »                              »      »

Ad una regola generale di uguaglianza, Ca uguale Cap¹, Mart uguale a Ba, non si oppongono che due casi nei vv. 24 e 28. Per il v. 24 la differenza è:

Ca - pesanza — Mart - posanza — Ba, Cap¹ - possanza.

Cominciava già nel sec. XIV a decadere la forma «pesanza», onde può essere venuta occasionalmente in Ba e Cap¹ la correzione: «possanza» tanto più che essi presentano larghe traccie117 di influenze correttive.

Per il v. 28 la cosa è più grave. Abbiamo:

                             Ca - si che non po la gire simiglianza
                         Mart - si che non puote largir semelianza
                         Cap¹ - si che non puote largir amiglianza
                             Ba - perchè non pote la ire simiglianza

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Ca, Mart, Cap¹ sono concordi nel «si che» contro il «perchè» di Ba. Fatta l’ipotesi che un codice unico generatore di Mart e Ba fosse uguale in questo verso a Ca, salvo la mutazione di po in puote, pote, era naturale che il menante di Ba trovasse più giusta la lezione «perchè» la quale veniva a spiegare l’asserto del verso precedente:

                         non è diletto, ma consideranza,


esiste cioè già una variante d’interpetrazione fra Ca e Ba. Questo stesso verso veniva racconciato con un «largir» facile sostituzione di «la gir» come appare da l’essersi questa sostituzione compiuta anche in Cap¹, il quale non può averlo desunto da Mart, essendo uguale per altre sei varianti profonde a Ca.

Nei due gruppi apparirà più puro quello che avrà garantita la propria lezione dal gruppo avverso e, poichè abbiamo veduto Ba dividersi nei versi citati da tutti gli altri, dobbiamo crederlo maggiormente inquinato che non sia Mart, il quale, risolto il v. 28, non presenta alcun altro profondo mutamento, ma soltanto modalità individuali118 che tutt’al più serviranno a rifiutare la discendenza diretta. Ba invece mostra di essere disceso da un codice simile a Mart, aggiungendo le sue modificazioni.119 Ca sta a Cap¹ come Mart sta a Ba: anzi Ca è più poderosamente intatto di fronte ad un fratello più degenere.120 Si avrà quindi:


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Io credo si debba tener conto anche dei due codici inferiori per ottenere una lezione quanto più pura, appoggiandola su Ca e Mart, mentre Cap¹ e Ba servono di ragguaglio a completare la purezza delle origini. E non credo invece opportuno il ricercare più oltre quale sia il dominante fra Ca e Mart con un metodo sperimentale, cercando cioè quale dei due codici maggiormente concilia le tradizioni avverse: si verrebbe ad un risultato forzato, ni n potendosi ammettere che alcun codice sia così assolutamente puro da imporsi a tutti gli altri. Si dovranno piuttosto discutere a mano a mano le varie lezioni nel confronto più importante di Mart, Ca e nel confronto secondario di Ba, Cap¹.

Noi dovremmo anche stabilire la specialità ortografica di questi codici per poter dubitare di tutto ciò, che si dimostra uso puramente ortografico ed individuale, tenendo conto massimamente di quella ortografia della fine del dugento che il Vat. 3793 usa nella trascrizione del «trattato di ben servire»; la quale, pur non accettando interamente le ardite conclusioni del Salvadori121, deve essere considerata di altissimo valore, come ben disse il prof. Raina122, come quella che ci attesta una mano colta della seconda metà del Sec. XIII123.

Fin d’ora possiamo stabilire in Ba, come in quello che più chiaramente le dimostra, alcune specialità glottologiche che lo rendono meno puro: tale la tendenza a sciogliere e tonica in ie, tendenza molto rara negli altri124: a sciogliere u tonica in uo125, mentre Ca è quasi completamente estraneo a simili uscite. Il che dimostra chiaramente la minore originalità di Ba.126. [p. 59 modifica]

Nella seconda canzone127 abbiamo ancora alcuni gruppi ch’erano dati da la prima, ma anche abbiamo un codice non ancora classificato: Mc. Il gruppo di Ca si mantiene intatto e ad esso si unisce Lk che non è accompagnato da Mq come nella prima canzone, ma dimostra di essere proveniente da due origini perchè questa canzone trovasi con una ballata molte carte dopo la prima. Il nuovo codice Me mostra una discendenza diretta da M’a, il quale con M’b rimane fedele a Cap¹. Rb è sempre unito a Mart e sempre meno puro, ma anche è in relazione con Cap¹, perchè com’esso manca di un verso128.

M’e sembra abbandonare del tutto il suo gruppo per unirsi a Ca: ma ciò non ha grande valore, dato che le varianti fra Mart e Ca non sono assolutamente profonde. M’e quindi ed Rb presentano origini di contaminazione. Rimangono primari ancora Ca e Mart, dovendosi però notare che Ca appare meno anziano e meno fedele di Mart per la lezione e per l’ortografia.

Di questo troveremo qualche prova maggiore nelle ballate. Lk, che ne porta una129, non si allontana nè pur per essa molto dal gruppo di Ca che conserva anche la unione con i suoi gruppi tranne con x5 il quale ha relazioni evidenti con UBa, che per altre rime è unito a Va. Da la ballata «Fresca rosa novella» si vede come UBa non possa provenire direttamente da Va, essendo in qualche luogo più fedele a Pe, codice antichissimo, che e per la giusta attribuzione della ballata a Guido e per la purezza della lezione acquista una massima autorità. Esiste però fra questi due codici Va, UBa una relazione intima, che si manifesta in una tendenza riammodernatrice. Si deve tosto notare che Ca130 resta, per tutte le rime contenute da Va, testimone di una tradizione un po’ diversa da questo, onde spesso si completano a vicenda. Ca ha nelle ballate un ordine notevole se lo si confronta con l’ordine che esse hanno nella tavola del libro Reale, dataci dal Colocci:


               Libro Reale - 1, 2, 3, 4, 5, 6, - Canz. Canz. 7, 8, 9.
                                Ca -              6, 4, 5, - Canz. Canz. 7, 8, 9, 2, 3, 1


il quale ordine non è in Va, mancante di varie di queste ballate, onde si deve ritenere l’origine di Ca anche remotamente diversa da quella di Va. [p. 60 modifica]

Fra le ballate acquista una grande importanza critica la ball.:

                         Era in pensier d’amor quando trovai

In essa Cap¹, Mart portano la strofa che è terza in Ca come quinta e questa strofa manca in Rb, ed osservando il contenuto ed il senso della ballata, si deve ritenere primitivo l’ordine di Mart e Cap¹ contrariamente a quanto fece il prof. Ercole.

Nella seconda strofa è detto infatti131:

                         disse l’una che rise:
                         guarda come conquise
                         forza d’amor costui.

Perchè nella strofa seguente il Poeta avrebbe scritto:

                         Molto cortesemente mi rispose
                         quella che di me prima aveva riso. — ?

A che rispondeva la foresetta? forse a le prime parole della prima strofa? No, perchè quelle parole avevano soltanto fatto sì che le foresette si volgessero e l’una dicesse le prime parole. D’altra parte perchè il poeta l’avrebbe precisata:

                         quella che di me prima aveva riso


se era quella precisamente che aveva allora finito di parlare? Nè può essere l’altra, poi che essa è detta:

                         l’altra pietosa, piena di mercede.
                         fatta di gioco in figura d’amore,


parole che hanno una perfetta corrispondenza con il principio:

                         l’una cantava: e’ piove
                         gioco d’amore in noi.

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Bene invece la strofa viene riportata come quinta: perchè già l’altra «fatta di gioco in figura d’amore» ha chiesto al poeta se egli ricorda gli occhi che lo ferirono: cui il poeta risponde che si innamorò di Mandetta in Tolosa. Allora l’una, che di lui prima aveva riso, lo consiglia di raccomandarsi ad Amore, il che il poeta fa nel commiato, che a questa strofa viene così a seguire immediatamente. Mart quindi, che per la prima canzone s’è mostrato più integro di Cap¹, prende una notevole importanza, sebbene la sua lezione, precisamente per il confronto di Cap¹, si dimostri malamente trattata dal copista.

Un codice non ancora esaminato, Pc, in questa ballata sta fra Ca e Cap¹, come secondario e simile ad Mb. Per la ballata:

                         Perch’io no spero di tornar giamai


le autorità notevoli di Va, Cap¹, Ca, si schierano ciascuna per sè per lievi differenze, modificazioni della lezione più arcaica che è in Mart. Fra i secondari UBa sta con il gruppo M’f, Pb, C, come appare anche da l’ordine delle ballate, e con essi si schiera in una delle discendenze di Ca. Le ballate del resto non servono che a confermare le relazioni fissate con la guida della prima canzone.

Alcuni altri codici non caddero ancora in esame. Fra questi Md che contiene un solo sonetto e presenta una lezione troppo diversa da tutti gli altri per poter, con sì breve materia, assegnargli un posto preciso: Mi pure con un solo sonetto in relazione a Cap¹: Mr codice che acquista una certa autorità per la sua indipendenza, perchè, contenendo tre sonetti, per uno si uguaglia a Ca e per gli altri due s’avvicina e pur si stacca da Va dimostrandosi esso pure di lezione notevolmente originale. Codice pure di grande importanza per gli undici sonetti che contiene è Ms che, pur presentando lezioni diverse e chiaramente inquinate quando è in relazione con A, rimanendone però sempre più puro, altra volta si dimostra di una purezza incontestabile. Per esempio nel sonetto:

                         Beltà di donne di piagente core


mantiene unico una variante data da Li, quel codice Laurenziano-Rediano che deve essere ritenuto come guida unica a la pura ricostruzione del sonetto; e nel sonetto:

                         Perchè non furo a me li occhi dispenti


con A dà nell’ultimo verso l’unica lezione sensata; e nel sonetto:

                         O donna mia non vedestu colui


sta contro tutti i secondari con i mss. autorevoli Mr, Va, Cap¹, Ms. Esso quindi non è codice secondario e, spogliato delle varianti individuali arbitrarie, è testimonianza [p. 62 modifica]notevole di lezioni primitive. Abbiam visto in relazione con questo il ms. A che è anche in relazione per vari sonetti con il nodo Ma, M’b i quali si raggruppano con Cap¹: ma A presenta varianti stranissime dovute più che tutto ad una evidente cattiva lettura dell’esemplare. Certo è che A, per le rime contenute anche in Ms, devesi riconoscere discendente da un codice simile a questo, se non come una cattiva copia diretta di alcune rime dello stesso Ms: a ciò s’opporrebbe però l’avere i due codici contenenza diversa.

Pf, Pg, Ph sono codici contenenti ciascuno un solo sonetto.

Del primo si è già parlato trattando del sonetto:

                         Morte gentil remedio dei cattivi.

Il secondo si unisce al gruppo già fissato di M’f, che è gruppo secondario: il terzo si fonde con il gruppo Mg, Mh e si unisce più ad Mh, che è meno puro di Mg: è quindi pur esso di autorità molto scarsa. Anche Rc si raggruppa generalmente al nesso di M’f fuor che per il sonetto:

                         L’anima mia vilmente è sbigotita


ove ha relazione con quel gruppo M’a, M’b, che è in costante discendenza da Cap¹: pur essendo di varia origine così partecipa sempre di lezioni derivate.

Rd posteriore al 1479 si fonde ne’ suoi due sonetti con quella parte di UBa che abbiam visto in relazione con Cc, i quali insieme sono dipendenti da le discendenze di Ca (x¹).

Ai gruppi secondari di Ca si unisce pure Lf nel solo sonetto ch’esso contiene e Vb per un frammento di ballata e tre sonetti e Bb per un suo unico sonetto.

Rc, che pure ha un solo sonetto, appartenendo al sec. XIV acquista una notevole importanza rappresentando una tradizione diversa da l’autorevolissimo Va.

UBc invece non è che codice secondario che ha quest’ordine di rime di facile ragguaglio:

                              UBc - 1, 2, 3, 4, 5, 6.
                                M’f - 5, 6, 1, 2, 3, 4.
                                   C - 2, 1, 3, 4, 5, 6.


e l’esame delle varianti non fa che confermare la relazione della contenenza: sta quindi con M’f fra i seguaci secondari di Ca.

Non restano così che due questioni: quella del cod. Cb. e quella della tradizione Bartoliniana, rappresentata da UBb, M’c, Berg, Nap, Cors, a la quale non può essere estraneo Ra, che com’essa ricorda il nome del Brevio e del Bembo. Cb è diviso in due parti. La prima parte corrisponde a l’ed. Giun[p. 63 modifica]tina del 1527 e ne è una copia: la seconda è in relazione quasi totale con i discendenti di Ca meno correzioni parziali, che non si devon ritenere che frutto degli studi comparativi del suo colto compilatore, il Cittadini: ricostruendo quindi con l'appoggio di Cb la Giuntina nelle sue origini, si trova che essa per le ballate dipende da una fonte simile ad Lc e a questi gruppi secondari a Ca s'unisce pure in molti dei sonetti; ma per il gruppo dei primi sette sonetti sta con le tradizioni di M'a, M'b. Della questione Bartoliniana i risultati mi sono comunicati dalla cortesia squisita del prof. Michele Barbi 132 che ne fece uno studio profondo. Egli potè provare che UBb ed i simili a lui non sono copie complete della raccolta Bartoliniana di rime antiche e che il ms. Bartolini, il codice Rezzi ed il cod. Alessandri sono uno stesso codice oggi smarrito 133. Da la raccolta Bartolini deriva per la massima parte anche il cod. Ash. 479, che nulla contiene di Guido, e da questo, ed in parte direttamente dal Bartoliniano, quasi tutte le aggiunte che il Borghini aveva fatto ad un esemplare dell'edizione Giuntina, esemplare smarrito da cui perù derivarono l' Ash. 763 ed Ra. Per noi quindi non avrebbe valore critico che quel primo codice smarrito, il quale non contiene una sola delle rime stampate nella prima Giuntina e serba traccia di uno spirito critico, che sceglie fra le rime inedite quelle sole che sono confermate da l'autorità di codici primari. Sappiamo per testimonianza del Fiacchi (Scelta di rime antiche) che il codice Alessandri conteneva venticinque componimenti di Guido, tra cui quel sonetto


Una figura della donna mia


che non è dato che da Va ed UBa. Se noi però uniamo insieme i componimenti di Ra e Ubb, discendenti parziali, non ne abbiamo che un numero di venti. Si sa che il Bembo 134 conobbe i due codici Va e Ca che si completano a vicenda ed a completare il numero, secondo l'unione di questi due codici, mancano cinque sonetti ed una ballata. La ballata fu esclusa perchè di attribuzione incerta: sarebbero quindi quei cinque sonetti il completamento del codice Alessandri. Io non getto con ciò che una ipotesi, non avendo bastanti ragioni critiche per affermarlo definitivamente 135. Restano quindi per le varie rime manoscritti di autorità primaria : Mart, Ca, Va, Cap1 , Ms, Li, Re, Pe, Pf. [p. 64 modifica]

Delle stampe posteriori a la Giuntina compilò un buon specchietto il prof. Ercole: onde io mi limiterò a parlare di quelle sole, in cui credo il precedente editore abbia lasciato qualche lacuna di osservazione e che contengono rime inedite.

La Bella mano di Giusto de’ Conti Romano Senatore - Patisson, Parigi 1515, nell’appendice contiene «rime antiche di diversi» raccolte dal Corbinelli.

Vi sono stampati sei sonetti prima inediti. Bene osservarono l'Arnone e l’Ercole che essi sono nell’ordine dato da Cc, ma non s’accorsero che è anche l’ordine di quell’ultima parte di UBa che abbiamo visto unirsi a Cc. L’Ercole però credette che il Corbinelli li togliesse da Par1, copia, com’egli disse, della raccolta Aragonese: ed ammise anzi che da Pa li traesse Cc. Sostenne il Casini136 che Cc è scritto da varie mani del sec. XVI. Il codice infatti è composto di vari fascicoli, onde esso sarebbe miscellaneo. Ma per le varianti questa edizione è più che tutto fedele a Rd che abbiamo visto rappresentare una delle origini del gruppo UBa, Cc: onde si dovrebbe credere che il Corbinelli traesse i suoi sonetti da una fonte più originale che non sieno UBa e Cc. L’uguaglianza che trasse in errore l’Ercole sta soltanto nell’essere questo gruppo non lontano da la tradizione medicea nella discendenza da Ca.

Quale fu dunque il codice da cui il Corbinelli trasse le rime? Ernesto Lamma137 affermò che UBa appartenne a l’Amadei e che a lui si riferisce una nota che ne stabilirebbe l’origine da un libro antichissimo appartenente a Gian Giorgio Trissino. Dato ciò e poi che il Raina 138 stabilì le relazioni continue fra il Trissino ed il Corbinelli si può credere che da quell'antico esemplare il Corbinelli traesse i sonetti. UBa bensì consiste di vari fascicoli di varie mani e la nota dell’Amadei non può riferirsi che al fascicoletto che la porta e ne assegna la data al 1600; ma pure le rime di UBa parallele a Cc appartengono al sec. XVII.

Il Serassi nella publicazione delle sue rime antiche139 precisò di averle tratte da un codice ch’era copia mista di tre codici preziosi posseduti uno dal Bembo, l’altro dal Brevio, il terzo da Carlo di Tommaso Strozzi. Sarebbe quindi probabilmente quello stesso codice Bartolini o Alessandri o Rezzi perchè le varianti corrispondono in parte ad U Bb, in parte ad Ra.

Il Cicciaporci ricorda un codice Lucchesini da cui trasse il sonetto:


Beltà di donna di piagente core


che doveva essere un estratto del Laurenziano-Rediano 9. (Li).

Questo però non si trova certo fra i codici esaminati da me, perchè esso, come appare da l’edizione del Cicciaporci, portava in quel sonetto la variante «plagente» [p. 65 modifica]per «saccente» che unicamente è data da lo stesso Li. Avrebbe per noi poca importanza perchè copia di un codice che ha di Guido un solo sonetto. Giustamente affermò l’Ercole che l’Allacci trasse da Ba il sonetto:


O donna mia non vedestu colui


ma errò nel dire che lo stesso editore trasse invece da Va il sonetto:


Veder poteste quando vi scontrai


il quale pure fu tratto da Ba: chè la lezione è perennemente uguale, tranne alcune correzioni di forme ortografiche specialissime del codice e qualche lettura imperfetta, che si verifica pure nel primo sonetto come: «arzieri» per «arcieri» — «fuzendo» per «fugiendo» e quindi per la rima: «plazendo».




Note

  1. La, Lb, Lc, Ld, Le, Lh, Lk, Lm, Ln, Lp, Ma, Mb, Mc, Mf, Mg, Mh, Mk, Ml, Mm, Mn, Mg, Rb, Rf, Rh, Rg, Ri, Rl, Rm, M’a, M’b, M’e, M’f, Ca, Cb, Cd, Ce, Pa, Pb, Pd, Cap¹, Cap², Par¹, Par², Ba, Vc, C, Mart.
  2. Lb, Ma, che noi chiameremo Lb², Ma².
  3. Mo, Mp.
  4. Ne fece un largo studio comparativo il Pasqualigo (Alighieri, Ann. III) negando con argomenti molto discutibili l’esistenza dei primi commenti di Egidio Colonna e di Dino del Garbo. Egli assume una lezione repugnante a qualsiasi profonda indagine critica dei mss. più puri.
  5. Si vede chiaramente da la tavola comparativa del Pasqualigo: op. cit.
  6. In Mn, che è mss. autografo, si ha: «Le chiose di ms. Franc. Verini nipote ord.° accademico fiorentino da leggersi piacendo a Dio questo anno 1566 di settembre al consolato di ms. Leonardo Salviati». — Si può quindi ritenere che Mn rappresenti il lavoro preparatorio e sia antecedente al 1566. Ml invece, che è una raccolta esclusiva di opere del Verino, appare posteriore : «.... si espone la canzone di Guido Cavalcanti, letta publicamente nell’Accademia di Firenze questo dì XV di settembre 1566 nel consolato di ms. Leonardo Salviati».
  7. Tu puoi sicuramente gir, canzone. —       Mn con il gruppo avverso.
    Canzon mia, tu puoi gir sicuramente. — Ml, Mk, Lp con il gruppo simigliante.

  8. Lk altrove si stacca da Mq portando la ballata: «Poi che di doglia etc.» e la canzone: «Io non pensava che lo cor già mai» che non sono in Mq: ma, essendo Lk facilmente dimostrabile discendente di Mq, la differenza non ha valore se non in quanto rappresenta una aggiunta fatta più tardi dal raccoglitore di Lk.
  9. Esempi: v. 12 - l’essenza poi e ciascun movimento. — Ver.
                                   l’essenza poi e ciascun suo movimento. — Mg, Mh.
                        v. 34 - discerne male in cui è vizio amico. — Ver.
                                    discende male in cui è vizio amico. — Mg. Lk.
  10. Rappresenta una copia del Vat. 3793 fatta fare dal Colocci, la cui biblioteca andò dispersa durante il sacco di Roma nel 1537 (cfr. De Nolhac - La biblioteque de F. Orsini). — Affermò il prof. Ercole che la canzone del Cavalcanti vi si trova nella seconda parte. Essa invece è a f. 2 ed il nome del nostro non appare negli indici. Parrebbe quindi ch’essa fosse stata aggiunta più tardi, non essendo nemmeno compresa fra le rime del Vat. 3793.
    Il codice appare compilato da due mani: ma ciò non ha grande valore per noi, perchè la prima mano riappare fra le ultime carte e, ciò che più vale, la seconda mano si trova in un indice che è in principio. Le due mani furono dunque contemporanee e, se pur si deve ammettere che le prime carte, aventi traccia di una numeratura antica fino ad 80, sieno un fascicolo aggiunto a parte alla copia del Vat. 3793, è certo che esso entrò ben presto a far parte dell’organismo attuale del codice.
  11.           ed al presente conoscente chero. — Ver.
              ed al presente chi no ’l sente chero. — M’a, M’b.

  12. v. 1 - pur ch’io — correzione interlineare - cui — corretto in margine - perchio.
     » 8 - sanza           - corretto interlinearmente - senza.
     » 12 - a ciascun   -       »                      »              - e ciascun.
     » 16 - formato     -       »                      »              - fermato.
     » 34 - discende    -       »                      »              - discerne.
     » 42 - et simil      -       »                      »              - a simil.
     » 55 - trovarmi    -       »                      »              - trovarvi.
  13. Al v. 9 - provare - corretto in margine in - mostrare.
  14. huom per om, l’uso dell’h nelle forme del presente indicativo del verbo avere, il mantenimento dell’u tonica in sua per soa, l’uso del ph per f: ed anche: obscuritate per oscuritate, potentia per potenza, sapere per savere, coperto per coverto, etc. Vedi a tale proposito: N. Caix - Le origini della lingua italiana.
  15. Così lo scioglimento di alcuni raddoppiamenti: e sì per essi, e se per esse. Queste forme raddoppiate sono usatissime nei 61 sonetti del Vat. 3793.
  16. Il dittongamento di e, o toniche: per es.: - niega, viene, mantiene, huom, muove - mentre in Cap¹: - nega, vene, mantene, hom, etc. - Così pure per le forme arcaiche: canoscente, canoscenza - l’uso di conoscente, conoscenza: e l’ammissione dell’iato regolarmente evitato nelle prime età, per es.: possibile intelletto per possibilentelletto, la intenzione per lantenzione, fusse impedita per fossinpedita, che in per chen. Vedi pure: Caix - op. cit.
  17. Esempi: v. 5 - ed al presente                    per - ed a presente
                     » 25 - perchè la qualitate               »    perchè da qualitate
                     » 28 - si chei non puote                 »    si che non puote
                     » 53 - om che no ’l prova               »    om che lo prova
                     » 60 - non già selvagge le beltà    »    non già selvagge la beltà
                     » 66 - dunque egli è meno             »    dunquelli meno
                     » 69 - dice degno in fede               »    dico degno in fede etc.
  18. I già citati versi: 25, 53, 69.
  19. Esempi:
    v. 10 - Cap¹: possa                                          - Ver: posa
     » 38 -   »     oppita                                          -    »    opposita
    » 40 -  »     non po dire hom ch’agia vita -   »    per sorte non può dire huom ch’aggia vita.
  20. Anche per il v. 24, ove Mn mantiene l’evidentemente originale: pesanza di Cap¹, e Vc porta il possanza, facile rammendamento accolto da quasi tutti i codici di ambedue i gruppi, non esclusi Ml, Mk mss. secondari del Verino. Il possanza era di ben più facile interpetrazione.
  21. Esempi: v. 9 - non talento.
                      » 10 - la dove e chi la afare.
                      » 20 - d’almo costume.
                      » 39 - da ben perfetto.
                      » 46 - muove cantando.
                      » 65 - ben auda.
  22. Mg: chui lo valor . . . . lo valore lo più si trova.
    Lk: chui . . . . . . . . . . . . . lo valor lo più si trova.
    Gli altri tutti: che ’n gente di valor lo più si trova.
  23. Esempi: v. 3 - onde al presente.
                       » 9 - di voler mostrare.
                       » 10 - la dove nascie.
                                   la dove nassa - Mg.
                       » 11 - e quale è sua potenza.
                                   e quanta è sua potenza - Mg.
                       » 12 - ciascun suo sentimento.
                       » 19 - creato da sensato nome.
                       » 31 - ma che senta dico.
                       » 38 - non però che oposito naturai sia.
                       » 46 - collo riso in pianto.
                       » 52 - destando sera.
                       » 53 - huom che ’l prova.
                       » 55 - per trovarvi locho.
                                   per trovarvi giocho - Mh.
                       » 62 - chom segue merto
                       » 66 - dunque lo mena, etc.
  24. Versi: 11, 46. 62.
  25. Verso 3.
  26. Versi: 9, 10.
  27. M’b - Vc: perchui voglio dire, corretto interlinearmente: chio - Lezione di Mq, Lk: M’a - perchio.
  28. Vedi il citato v. 5 e v. 16 - sì fornito come.
                                          » 27 - non ha diletto m’ha consideranza.
  29. Errori di M’a: v. 12 - poi sa ciascun suo.
                                   » 36 - si forse la virtù.
                                   » 69 - dico degno in sede.
                                   » 71 - ne puoi gir sicuramente.
    Errori di M’b:      »   4 - poss’al ver sentire.
                                   » 55 - e non si tiri.
                                   » 61 - per tenere experto.
                                   » 68 - asciso messo oscuro.
  30. Lp porta «mostrare» corretto in «provare» e Vc porta in margine «mostrare». Si pensi però con quanta facilità potevasi sostituire l’un vocabolo a l’altro pur senza la guida d’alcun codice.
  31. Lp si unisce invece a Ver nel v. 25 «la qualitate» e nei citati vv. 53, 60, 66, 69. D’altra parte Lp non può essere originale diretto d’alcun codice per la sua variante assolutamente unica al v. 47 «e la paura con paura storna» per «e la figura con paura . . . etc.»
  32. In generale ciò appare per quelle stesse leggi che abbiam visto atte a stabilire una maggiore purezza in Cap¹ che negli altri codici del suo gruppo. Queste forme saranno più innanzi partitamente esaminate.
  33. Forme più che tutto di raddoppiamento. Esempi:
                                   v.   2 - chessovente è fero.
                                   »   3 - sicche chil nega.
                                   » 31 - ma chessi sente, etc.
  34. Esempi: v. 18 - a far dimora.
                        » 19 - in sensato nome.
                        » 20 - dal mal costume.
                        » 52 - destandose rato.
                        » 54 - perch’altrui.
                        » 62 - spirito ch’è giunto.
                        » 70 - fuor da costui, etc.
  35. Esempi: v. 23 - loco e dimorante.
                        » 45 - poi non s’adorna di riso mai.
                        » 47 - con paura strema.
                        » 65 - ben aulde.
  36. Verso 46: Mb - cangiando cholriso — gli altri - cholor riso.
  37. Mb: destandosi la qal — Ri: destandose la qual — gli altri: destandose tra la qual...
  38. Esempi: v. 37 - atta la contraria via.
                        » 62 - lom segue merto... ed il citato v. 36
  39. Mb: disve, in cui l’s è paleograficamente attraversata da un’asta obliqua. — Ld: diserve — Ri: diserne.
  40. Sarebbero i soliti scioglimenti di raddoppiamenti, le mancate evitazioni dell’iato e simili.
  41. Infatti si è già visto che Ld non presenta alcuna di quelle varianti specialissime, che sono errori evidenti, e che abbiamo già viste numerose in Mb ed Ri.
  42. Contrariamente ad Ld mantiene i raddoppiamenti, evita l’iato etc.
  43. Esempi: v. 4 - sì che chi ’l nega.
                     » 17 - d’una scuritade.
                     » 26 - risprende in sè.
                     » 31 - ma che si sente dico.
                     » 37 - aita la contraria via - Ba: - è ita a la...
                     » 40 - per forte non può dir.
                     » 55 - e non s’aggiri.
                     » 58 - lo piacer più certo.
                     » 60 - le biltà son dardi.
                     « 62 - huon segue merto.
                     » 72 - t’ho sì ornata.
  44. Esempi:». 5 - ond al presente — Rg: ondio al — Ba: undio al.
                     » 14 - lo può mostrare — Rg: il può mostrare.
                     » 34 - diserve male — Rg: dicierne — Ba: discerne, etc.
  45. Esempi: v. 3 - e sì altiero.
                     »   4 - possia il ver.
                     » 65 - chi ben aode.
                     » 66 - perchel mena de chi da lui procede.
                     » 68 - mezzo scuro lucitade.
                     » 73 - ch a sai lodata.
  46. Pa ommette una ballata ed un sonetto. Quanto a Par¹, giustamente osserva il Renier nella recensione della citata opera dell’Ercole (Gior, stor. della lett. it., Vol. VI, pag. 402) che esso non è una vera copia di Lc, ma è in fine mutato d’ordine. Vedi anche: T. Casini: Antiche rime bolognesi, p. XIV.
  47. Meno il sonetto a Guittone: - «Da più a uno face un sol legismo» - e la corrispondenza con Guido di Lapo Uberti, Nuccio Sanese, Gianni Alfani e Cino da Pistoia.
  48. I sonetti: «Amore e monna Lagia e Guido ed io» — «Se vedi amore assai ti prego, Dante» - e le ballate da l’Ercole ritenute apocrife: - «Io vidi donne con la donna mia» - «Sol per pietà ti prego, giovinezza».
  49. La, Lb, Cap² dànno: «Chi potrebbe mai credere, Nerone...» — gli altri tutti: «Novella ti so dire, odi, Nerone...».
  50. Mette cioè prima i sonetti, poi le ballate e poi le canzoni, mentre gli altri hanno prima le ballate e fra queste le due canzoni e poi i sonetti.
  51. Esempi: v. 5 - ed al presente              — Lc - et dal presente.
                       » 53 - che no’l pruova           —  » - che lo prova.
                       » 65 - in forma non si vede —  » - forma non si vede.
                       » 72 - t’ho sì ornata              —  » - t’ho si adornata etc.
  52. Si desume per es. dal:
    v. 42 - Lc - et simil                                        — Cap² - essimil — La, Lb - a simil.
     » 48 -» - di lui - correzione interlineare: lei —   »   - di lei —   »   »   - di lei.
  53. L’esame più superficiale di questi tre cdd. (vedi: descrizione) porta ad unirli in un solo gruppo: ma la lezione, che è costantemente eguale per le ballate, differenzia nei sonetti. La canzone presente sta fra le ballate. Raccolta più ampia è C, nel quale le rime, che precedono le rime di Guido, portano il nome del Guinicelli, il che ha riscontro in Pb, che è un fascicoletto che contiene quasi esclusivamente rime del nostro. M’f invece appare una raccolta condotta con regolarità ed avente forse varie origini, poi che essa contiene la Vita Nova che manca in Pb e C. In esso le rime di Guido seguono quelle di Dante. Per questo la relazione sembra più stretta fra Pb e C che non con M’f: ma M’f ha la ballata «Ero in penser d’amor quand’i’ trovai» dopo la canzone «Io non pensava che lo cor giamai» ed il contrario è in C, mentre Pb ha: ballata, canzone e ballata, interrotta quest’ultima dopo pochi versi. Non si può quindi ammettere che M’f prendesse la ballata dopo la canzone da Pb, perchè ivi è interrotta, ma piuttosto che l’originale di tutti i tre codici portasse due volte la detta ballata, la quale C copiò nel primo posto ed M’f nel secondo. Nega però questa ipotesi il fatto che la seconda copia della ballata in Pb differisce per la lezione da la prima e da C, M’f (esempi: diceva per cantava, foco per gioco) onde si deve soltanto ammettere che M’f avente uguali origini con la prima copia di Pb e con C, mutò l’ordine e Pb ne ebbe da altre origini la copia seconda. M’f porta, invece delle rubriche copiose di Pb, C, il solo nome: Guido, in fianco a le rime: sembrerebbe quindi un ms. dettato per un conoscitore dell’antica lirica italiana. Dopo i pochi versi della ballata Pb si chiude: gli altri due continuano con alcuni sonetti in quest’ordine:
    M’f - 1, 2, 3, 4, 5, 6
    C    - 4, 3, 5, 6, 1, 2
    con evidente rassomiglianza. E possiamo dividere i sonetti così: 1 e 2 uguali perfettamente nei due cdd.: 5 e 6 differenti, i quali poi che rimangono così uniti a due a due rivelerebbero origini diverse. Degli altri due il 4 differisce, il 3 è uguale. Non si può ammettere che questa formazione d’ordine sia casuale, tanto più se si osserva che le differenze pur nei sonetti 5 e 6 non sono gravi. Nel 5 vi è una costante uguaglianza ortografica: nel verso 10 C dà - per mezzo gli occhi - ed M’f - dentro da gli occhi - ove si può facilmente credere ad una correzione da parte del copista di C per evitare la ripetizione di M’f - «dentro da gli occhi passò dentro al core». Nel 6 pure l’ostacolo è minimo: alegranza in C, alegrezza in M’f, mentre tutti gli altri hanno l raddoppiato. Ma nel 4 le difficoltà sembrano insormontabili. Abbiamo:
              v. 4 - M’f: en altro modo          — C: ch’en altra guisa.
               » 8 -   »   l’anima mia dolente — » l’anima trista per voler.
               » 9 -   »   e poi sostenne           — » ma poi ristette.
               » 11 -   »  che porta dentro       — » che porse dentro.
               » 13 -   »   che volean morire    — » che credean morire.
    Nel primo e quarto caso M’f è solo, onde possiamo ammettere una cattiva trascrizione del cod. originale. Negli altri casi l’eccezione è data da C, simile in queste varianti a Cb, (vedi: descrizione). Esaminando la seconda parte di Cb si ha: sonetti: a, b, 4, 5, 2 - tratti da un antico libro a mano posseduto da Francesco Sadoleto. Degli ultimi tre sonetti (b è dato da C prima e manca in M’f) due differiscono da M’f e rassomigliano a C (4-5). Nella terza delle varianti esposte C non ha riscontro che in Cb. Il Pelaez (op. cit.) afferma che il copista di C è molto diligente, ma si trovò forse a ricopiare un testo talvolta inintelligibile: inoltre C ha traccie dello stemma mediceo: quindi con molta probabilità potè essere a mano del compilatore di Cb, il senese Cittadini. Per ciò si verrebbe a concludere che per le rime di Guido M’f derivò da un ms. parallelo a l’originale di C, non da lo stesso originale: che la precisione della scrittura nella sua fonte permise al menante di M’f di rimanere più fedele che non il menante di C, il quale in parte, cosi com’è, rappresenterebbe la tradizione del Sadoleto. Si vedrà anche nell’esame generale come M’f sia più fedele al suo gruppo.
  54. Esempi: v. 17 - diaphan lume - e la mancanza in ambedue i cdd. C, Pb del v. 25.
  55. Per il v. 69 ove si trova: C - fuor d’ogni dice degno in fede.
                                                Pb - fuor d’ogni fraudo dice degno in fede,
    non potendosi ammettere che Pb copiando C correggesse precisamente secondo la lezione più accettata.
  56. Osservando il v. 48 si vede che C addotta la lezione di Pb come è corretto, contrariamente a la prima lezione che pur trova riscontro in M’f
                        M’f - ancor di lui vedrai.
                         Pb - ancor di lui vedrai - corretto in margine - di lei.
                         C - ancor di lei vedrai.
    Ammettendo quindi un originale comune si deve credere che Pb ricopiasse fedelmente errore e correzione e C la sola correzione. La lezione originale era certo - lui - come appare in M’f.
  57. Vedi il citato verso 17: M’f: diaphan da lume — Pb, C - diaphan lume.
  58. Gli errori dei primi si son visti già. Per M’f si veggano:
                        v. 27 - non da diletto.
                         » 37 - la qual aiuta la contraria via.
                         » 49 - con gente di valor.
                         » 55 - per trovarmi gioco.
                         » 69 - cioè degno in fede.
  59. Esempi: v. 3 - che si chiama amore.
                        » 5 - et dal principio.
                        » 12 - el natural suo movimento.
                        » 29 - ma ben da quella viene.
                        » 49 - che ’n gente da valor spesso si trova, etc.
  60. Esempi: v. 42 - et simil può valer.
                        » 48 - di lui — correzione interlineare - lei — Lc (vedi gli altri: nota 3).
                        » 53 - huora che lo prova.
                        » 64 - compreso bianco.
                        » 72 - ch’io t’ho si adornata.
  61. v. 28 - costome per la rima interna ed al v. 24 - pesanza — ritornando a la purezza originale, mentre gli altri hanno tutti - possanza.
  62. Esempi: v. 26 - Ca, Lc, M’f: resplende — La, Lb, Cap²: risplende (vedi: Caix, op. cit.)
    v. 48 - Ca, M’f: di lui — Lc: di lui - corr. interl. - lei — La, Lb, Cap¹: di lei.
     » 53 - Ca, Lc, M’f: che lo prova                              —   »    »    »    che nol prova.
     » 64 -    »    »    »    compriso (:viso)                            —   »    »    »    compreso.
     » 72 -    »    »    »    sì adornata                                    —   »    »    »    sì ornata (a danno del verso).
  63. v. 49 - Ca, M’f: che gente — Lc, La, Lb, Cap²: che ’n gente.
  64. v. 24 - Ca, Lc: pesanza — La, Lb, Cap, M’f: possanza.
  65. Basti osservare gli esempi già arrecati della lezione speciale di questo gruppo per convincersi dell’asserto.
  66. Esempi:
    v. 28 - Lc, La, Lb, Cap², M’ f: puote là gir                   — Ca: po’ la gire.
     » 38 -   »    »    »     »     »    naturale opposto           —   »    opposta natural.
     » 60 -   »    »    »     »     »    selvaggio la biltà suo      —   »    selvagge le beltà son.
     » 66 -   »    »    »     »     »    da quel li mena che da lui —   »    da queli meno che dallui.
  67. v - 59 - Ca: non po’ coverto stare sì giunto — gli altri: non può coverto star quand’è sì giunto. — Così si esclude anche la provenienza diretta di questi cdd. da Ca. Vedi anche il citato v. 66.
  68. Basta esaminare ad esempio il citato v. 60.
  69. Si vegga il citato v. 28.
  70. Si viene così ad imaginare un codice perduto che fu parallelo a Ca ed un po’ più corrotto (x4) il quale diede origine a due gruppi — (La, Lb, Cap²) — (Lc, x5), in cui x³ è l’originale di M’f, Pb, C.
  71. E al verso 59 ove per il - sy giunto — di La, Lb trascrive - su giunto.
  72. L’ommissione del verso 52 e le seguenti varianti:
                                                 v. 5 - conoscente ch’io ero.
                                                 » 6 - no spero ch’un di basso core.
                                                 » 26 - perpetuo effetto.
                                                 » 28 - non può là gir sua simiglianza.
                                                 » 30 - perchè perfezion si pon tale.
                                                 » 35 - di sua possanza segue.
                                                 » 39 - da buon profetto.
                                                 » 44 - contra misura.
                                                 » 51 - con formato loco.
                                                 » 57 - professione et sguardo.
                                                 » 59 - coverto mai star si gunto.
                                                 » 67 - debbe esser diviso.
  73. Vedi il citato v. 28 ed i vv. 33 - per ragion poi vale.
                                                      58 - che fa parere lo piacer suo certo.
  74. Esempi: v. 1 - che io deggia dire.
                        » 2 - et di presente.
                        » 10 - dovei posa.
                        » 12 - l’essenza poi et ciascun movimento.
                        » 37 - eujta la contraria via - Mc — e vita alla... - Lm.
                        » 45 - s’addorna di riposo.
  75. Esempi: v. 5 - ’n dal presente.
                        » 13 - al piacimento.
                        » 16 - si fermato come.
                        » 38 - naturale opposta.
                        » 54 - perch’a lui si ritiri.
                        » 62 - con se con merto.
    e la mancanza dei vv. 48 e 49.
  76. Vedi il citato v. 37 ed il v. 55 - Mc: ’lgioco — Lm: loco.
  77. Vedi i vv. 9 - Mc: dover provare — Lm: voler provare.
                    » 42 -   »    s’oblia              —   »    l’oblia.
                    » 69 -   »    dico degno       —   »    dice degno.
    Non si può infatti ammettere che occasionalmente Lm, ricopiando Mc, ritornasse a le lezioni più accreditate.
  78. Ca: choverto star sì giunto — Mc: choverto star sì gunto.
    Rl: sì star coverto giunto — Lm: coverto mai star si gunto.
  79. Vedi il v. 60 - Ca, Lm, Afe, RI: selvagge le beltà son dardo.
                                              gli altri: selvaggio la beltà suo dardo.
  80. Ca, Mc, Lm: opposta natural — Rl: naturale opposta — La, Lb, etc.: natural opposto. Rl quindi rappresenterebbe la prima mutazione di Ca, da cui vennero le altre modificazioni.
  81. «a tal raggio ne» invece che «a tal ragione».
  82. Come si è già detto Lb², Ma² indicano la seconda copia della canzone nei mss. Lb, Ma. Mentre Ce, Lb², Ma², Mm portano il nome dell’opera di D. del Garbo nel volgarizzamento di Jacopo Mangiatroia, Lh dà il nome di Egidio Colonna. Esso però differisce nella lezione da tutti gli altri commenti del Colonna e porta nella rubrica (vedi: descrizione) le stesse parole che servono di prefazione ai commenti di D. del Garbo volgarizzato dal Mangiatroia: si deve quindi ritenere arbitraria l’attribuzione del commento a frate Egidio. Anche le varianti parziali lo uniscono ai commenti di D. del Garbo (vedi più sotto la nota).
  83. La differenza sta in questo. Questi codici leggono: «che io deggia dire» - mentre tutti gli altri danno: «perch’io voglio dire» - Ce porta: «perchè io deggia dire». Il trovare questa variante in Mc. Lm di origine parallela a Ca e quindi probabilmente del sec. XIV, quando sappiamo che Dino del Garbo morì nel 1327 (Villani: Cronica, X, cap. 41) ed anche il Mangiatroia visse in quel secolo (A. Zeno: Note alla Eloquenza italiana del Fontanini, vol. 2°, p. 4, Parma, 1804) e l’osservare che poi i codici del commento si staccano da Me, Lm, ci traggono al dubbio che questi due codici rappresentino la prima formazione del deggia nel primo verso, mutazione accettata dal commentatore, sebbene egli si servisse per la massima parte di una lezione originariamente lontana da Mc, Lm. Si noti poi anche che in Mm, Ce, Lh, abbiamo le strofe sparse nel commento, mentre in Lb², Ma², sono raccolte prima che cominci l’interpetrazione, il che (essendo Lb², Ma², raccolte esclusive di rime di Guido) dimostrerà che in Mm, Ce, Lh, è l’origine di questa parte di Lb², Ma², parte aggiunta a quella che i due cdd. tolsero dal gruppo di Ca. Se si osservi poi che Ce porta: «perch’io deggia dire» e non: «che io deggia dire» degli altri commenti, più simile in ciò a la prima lezione, si dovrà vedere in Ce il primo passo nella lezione di D. del Garbo, perchè data la prima mutazione «deggia», era naturale mettere: «che io» quando il «perch’io» aveva significato causale, come appare dal più chiaro «per cui» dato da altri mss. Ciò quindi esclude la prima ipotesi che in Mc, Lm si debba cercare l’origine di questo mutamento, portando essi: «che io deggia».
  84. Esempi: v. 34 - cui è vinto amico.
                        » 39 - da buon proposto.
                        » 58 - lo piacere incerto.
                        » 62 - non segue merto.
                        » 64 - complesso bianco.
                        » 69 - dice degna in fede.
  85. Vedi le varianti: v. 10 - la ove si posa.
                                     » 34 - di cui è vinto amico.
                                     » 42 - a questo può valer.
                                     » 51 - non fermato loco.
                                     » 52 - destandosi ella.
                                     » 68 - luce raude.
                                   » 69 - Mm: degnā fede — risolto da Lb²: degna fede, mentre gli altri dànno: degna ’n fede.
  86. Vedi i vv. 10 - la ove possa.
                     » 37 - la quale aita.
                     » 51 - Rh: in infermato — Lh: in un fermato.
                     » 52 - destandosi ira etc.
  87. La discendenza è esclusa dal mantenere Rh il «voglia» per il «deggia» del primo verso: la ascendenza da i vv. 14 - il fa mostrare.
                                   » 17 - de far dallume.
                                   » 33 - ragion si vale.
                                   » 54 - e non si trova.
                                   » 58 - il bel piacer incerto.
                                   » 60 - selvaggi in la beltà suoi.
                                   » 67 - di fuor del suo color esser diviso.
                                   » 69 - dice al tutto in fede.
                                   » 73 - assai laldata.
  88. Esempi: il citato v. 1 e vv. 53 - huom che nol prova.
                                                 » 68 - luce rande
                                                 » 69 - dice dengna in fede.
                                                 » 74 - sì adornata — Rh: sì ornata.
  89. Vedi: Pasqualigo, op. cit.
  90. Esempi: v. 52 - destandosi ella — v. 51 - Mm: non fermato loco.
  91. Esempi: v. 1 citato e discusso e:
              v. 10 - Ce: la ove posa        — Mm: la ove si posa — Lh: la dove possa.
               » 14 -    »   il po’ mostrare — »   il può mostrare, con gli altri.
               » 51 -    »   non infermato — »   non formato
               » 60 -    »   selvaggie la beltà suo dardo — Mm: selvaggio la beltà etc.
  92. Vedi v. 5 - ed al principio.
  93. Lh porta la data: 28 dicembre 1433 — ed Rh invece la data del 1460 (vedi: descrizione).
  94. Vedi v. 60 - Mm, Lh: selvaggio la beltà suo dardo — Rh: selvaggi in la beltà suoi...
                 »   68 -    »    luce raude — Lh: luce rande            — »    luce rade.
  95. Oltre che dal citato v. 52 si vede dal v. 51:
               comm. Colonna: in un formato — comm. Garb.: non fermato.
    Lh ha la via di mezzo: in un fermato.
  96. Di cui abbiamo tre lezioni:

                        si che non pò là gir simiglianza,

    data dal gruppo intero di Ca.

                        si che non puote largir simiglianza,

    data dal gruppo di Cap¹ — gruppo di Garb. e: Rf, Lc, Par², Rm, Ln, Cd, Mf, Mart.

                        perchè non pote là ir simiglianza,

    data dal gruppo di Ba più: M’e, Pd.

  97. Vedi: descrizione dei codici. — Pd non è che una copia di M’e.
  98. Vedi: descrizione dei mss. Pur essendo la contenenza quasi del tutto uguale, l’ordine invece è mutato. Rm porta la canzone, adespota ed anepigrafa, prima nella sua raccolta: gli altri invece la danno tutti al Cavalcanti. La contenenza di Rm corrisponde a quella parte che in Rf va da c. 115b a c. 149b, parte trascritta da la seconda delle tre mani che compilarono il codice. Rf raccoglie insieme le rime di Dante sparse in Rm e mette in fine rubricata la canzone di Guido che è prima in Rm. Par², Le, pur contenendo circa le stesse cose dei due primi, sono in maggior relazione tra loro e per l’ordine delle opere e per l’aggiunta del libro di Gualtieri che manca negli altri due. Par² poi aggiunge anche il libro di Cato. Credo inutile al nostro scopo ricercare una discendenza fra questi codici: basta l’averli insieme riuniti, perchè essi tengono un posto ben poco importante per la ricostruzione del testo della canzone. Le opere ad essi comuni sono: Canzoni di Bindo Bonichi, la canzone di Guido, le allegorie con le Metamorfosi di Giovanni del Vergilio, epistole di Luigi Marsili, di Cola di Rienzi, di Morbosiano. — Sono poi comuni ad Rf, Rm, Le, le rime di Dante, di Lapo Gianni, Ventura Monaci, Forese Donati, Stoppa de’ Bostichi, Giovanni di Lambertuccio Frescobaldi. Par² sembra più che tutto una raccolta d’opere filosofiche ed ascetiche. (Vedi anche le opere cit.: - S. Morpurgo: I mmss. riccardiani. — Cataloghi della Nazionale di Parigi del Marsand e del Mazzatinti).
  99. Esempi: v. 5 - ond’io al presente.
                      » 18 - da marte viene e fa dismora.
                      » 19 - ed assensato nome.
                      » 34 - discernere male in cui.
                      » 60 - le biltà suo tardo.
    e la mancanza dei vv. 68, 69.
  100. Esempi: v. 7 - di tal ragione.
                      » 11 - e quale è sua virtute.
                      » 19 - Cd: elle creato de sensato — Ln:. egli è creato da sensato.
                      » 20 - reprende in sè.
                      » 31 - Cd, ma che sentente — Ln: ma che s’intende.
                      » 51 - non in fermato loco.
                      » 58 - parere luom piacere
                      » 65 - Cd: e chi bene ha di forma — Ln: e chi a ben di forma.
  101. Esempi: v. 52 - invescando desiri guai mandan foco.
                      » 55 - ne seguir per trovar letitia o gioco.
                      » 68 - a si somiso obschuro luce rade.
  102. v. 69 - Cd: fuor d’ogni strade dicean — Ln - fuor d’ogni frande dicen.
  103. Esempi: v. 17 - dua fan de lume una oscuritate.
                      » 18 - da morte viene e fa d’una hora.
                      » 45 - non s’adorna dire peso mai.
                      » 51 - comermo non infermato.
                      » 52 - destando sita la qual.
                      » 54 - ne se noma perchè a lui.
                      » 68 - asciso mezo et saro luce rade.
  104. Con: Le, Rf, Rm, Par² per i vv. 5, 17, 19, 31, 37, 39, 51, 60 — con: Ln, Cd, per i vv. n, 27, 34.
    Questi codici tutti si riuniscono poi con Rb contro Ba nei vv. 9, 10, 35, i quali versi stabiliscono fra loro un nesso più ristretto che non fra tutti gli altri.
  105. Mancano i vv. 62, 63: vedi i vv. 9 - già un talento.
                                                            » 18 - d’amor ci viene.
                                                            » 28 - non puote le gier simiglianza.
                                                            » 34 - dicievi male.
                                                            » 38 - non perchè sia opposta naturale.
                                                            » 39 - che d’alcune perfetto torte.
                                                            » 40 - uom ch’aggia vota.
                                                            » 41 - che stabilita natura signoria.
                                                            » 61 - che tal volere nocere per lo suo sperto.
                                                            » 69 - fuori del core, etc.
  106. Basta esaminare le varianti già citate.
  107. Non deve meravigliare questo vario metodo critico per i vari codici, perchè i copisti, che troppe volte volevano lasciar traccia dell’opera loro, ora semplificavano ed ora inturgidivano la lezione esemplare.
  108. Il verso manca in Mf.
  109. la dove posa - gruppi di Ca e Cap¹: Rf, Mf, Rb, M’e, Cd, Le, Ln, Rm, Rh, Lh, Par².
    la dove nasce - Ba e seguaci.
    la ove si posa - Mart, Mm.
    la ove posa - Ce.
  110. L’esenza e poi ciascun.
  111. Per l’unione dei vv. 11 - e qual sia sua virtute.
                                       » 38 - non che opposito natural sia.
                                       » 39 - da ben perfetto.
                                       » 52 - destandosi ella.
                                       » 54 - e non si mova perch’allui.
                                       » 66 - perche lo meno chi dallei, etc.
  112. Più che altro per il v. 52 - Cd: destando sita — Rb: destando sitto.
  113. Vedi v. 60 - Mart: selvaggio le beltà sun — M’e: selvaggio la beltà suo — gli altri: selvaggia la beltà suo.
  114. Si vegga più innanzi il confronto di Mart con i codici primitivi e la guida al testo critico.
  115. Si osservino i vv. 51 - en non fermato.
                                  » 53 - Mart: nol po lom che nol - Mf: nol po chonch nol.
  116. Manca Cb il quale io credo aver dimostrato copia pedissequa della edizione Giuntina e che non ha alcuna importanza critica, essendo opera del Cittadini su la lezione di una stampa già modificata ai criteri di una età già tarda.
  117. Si riscontrano in quei luoghi, in cui si vede la ricerca di una maggiore chiarezza, la quale dà lezioni opposte a gli altri tre codici. Per Cap¹ i versi:
                             44 - fuor di natura di misura torna.
                             59 - non può coverto star quand’è sorgiunto.
                             66 - dunquelli meno che da lei procede.
                             71 - Canzon mia tu puoi gir sicuramente.
    e per Ba i vv. 9 - di voler mostrare.
                        » 10 - la ove nassce.
                        » 38 - non che opposito natural sia.
                        » 39 - ma quanto che da ben perfetto torto è.
                        » 51 - e vol chom miri in un formato luoco.
  118. Tali i vv. 10 - la ove si posa.
                     » 11 - sua posenza.
                     » 23 - loco e dimostranza.
                     » 46 - color riposo e pianto.
                     » 52 - la qual mena foco.
                     » 59 - quando se gionto.
                     » 68 - asciso mozo et scuro.
                     » 72 - la vi te piace.
  119. Vv. 5 - Mart: ond a                                    — Ba: ond’io al
          » 11 -    »     e qual e                                  — »    e quale e
          » 17 -    »     da lume                                 — »    dal lume
          » 37 -    »     ita a la                                  — »    eita a la
          » 38 -    »     non perchè oposto              — »    non che oposito
          » 40 -    »     caggia                                   — »    ch abbia
          » 51 -    »     en non fermato                  — »    in un formato (contro tutti gli altri)
          » 54 -    »     ne mova già però ka         — »    e non se mova perch’a
          » 66 -    »     perchè li mena che da lui — »    perche l mena de chi da lui.
  120. Vedi i vv. già citati e la ricostruzione del testo.
  121. Op. cit.
  122. «De vulgari eloquentia» testo critico. Edito da la Società Dantesca Italiana.
  123. Terremo a guida costante il lavoro bellissimo del compianto prof. N. Caix su le origini della lingua italiana.
  124. Mart, Cap¹, Ca: prega — Ba: priega.
                                      fero — fiero,
                                      altero — altiero,
                                      nega — niega.
                                      vene — Ba, Cap¹: viene,
                                      ven — Ba, Mart: vien.
                                      mantene — mantiene,
                                      gente — gienti.
                                      segue — sieguc.
    e per la stessa tendenza:
                                      trage — traggie.
                                      possa — possia.
                                      mezo — meggio.
                                      resplende — respiende.
                                      selvage — selvaggie.
  125. Mart, Cap¹, Ca: cor, for, move, trova, nova, loco, foco, prova.
                        Ba: cuor, fuor, muove, truova, nuova, luoco, fuoco, pruova.
    Ba conserva l’u originale qualche volta:

    Mart: ond — Ra: und

    e per uguaglianza:

    Ca, Cap¹, Mart: coverto — Ba: cuverto

    mentre ci dà: soa, so, toa - per: sua, suo, tua - e per simiglianza: perpetoale, aode.

  126. N. Caix: op. cit.
  127. Data dai cdd.: Ca, La, Lb, Lc, Ma, Pa, M’f, Pb, C, Cb, Cap¹, Cap2, M’a, M’b, Lk, Mart, Me, Rb, M’e. — Seconda nell’edizione dell’Ercole, da cui traggo la numeratura d’ordine. È la canzone: Io non sperava che lo cor giamai.
  128. Il verso 52.
  129. Ballata: «Poi che di doglia cor conven ch’io porti».
  130. Il Caix (op. cit.) provò che nella generalità Ca proviene in parte da fonte comune a Pe, che Pe risente di una tradizione lucchese, che Va discende pure in parte da Pe, il copista del quale sembrerebbe pistoiese. A questi si dovrebbero quindi riportare alcune specialità come: presto, auselli. Sembranza è forma più letteraria su sembianza popolare per avversione a bl: però: biasmato per blasmato in Ca. Mirabol di Ca è forma più tarda di mirabil di Pe, Va, UBa.
  131. Si osservi il testo dell’intera ballata.
  132. Vedi l'opera recentemente pubblicata in proposito: I codici Bartoliniani — Bologna - Zanichelli.
  133. Oggi da poco scoperto. Vedi: A. F. Massera - «Di un importante ms. di rime antiche volgari» - Rivista delle Biblioteche e degli Archivi, XI, 4-6.
  134. Cian: op. cit.
  135. Tutta questa questione è risoluta da la scoperta del Massera. — Pur troppo sono nella impossibilità di esaminare questo nuovo codice, alla vigilia della publicazione di questa mia opera, perchè condannato dal Ministero dell'Istruzione gratuitamente all'esilio da ogni centro di studi e di erudizione. Sono però convinto che questo codice non deve avere per le rime di Guido importanza originale. Ad ogni modo sarò pronto a publicare un supplemento a questa mia opera quando lo trovi necessario per la retta lezione delle rime. (Lovere - Febbraio, 1902).
  136. Op. cit. Le rime Bolognesi.
  137. Giorn. Stor., XX, 154 - Vedi anche: Giorn. Stor., XXIV. 200-1.
  138. Op. cit.
  139. Poesie di alcuni antichi toscani - Roma, Benedetto Francesi, 1774. — Il raccoglitore dà notizie del codice, da cui trae le rime, nella lettera dedicatoria all’ab. Baldassare de’ Martini in data di: Roma 16 giugno 1774.