Storia della rivoluzione di Roma (vol. III)/Capitolo VI - parte II

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo VI - parte II

../Capitolo VI - parte I ../Capitolo VII IncludiIntestazione 24 settembre 2020 75% Da definire

Capitolo VI - parte I Capitolo VII

[p. 191 modifica]


CAPITOLO VI. [Parte seconda]

[Anno 1849].


Atti pubblici e disposizioni governative in Roma dal 29 gennaio all’8 febbraio 1849. — Il generale Zucchi posto in istato d’accusa. — Convocazione dell’assemblea costituente il 5 febbraio. — Impazienze del Garibaldi, il quale avrebbe voluto proclamare ipso facto la repubblica. — Seduta celebre della sera dell’8. — Proclamazione della decadenza del papato dal governo temporale dello stato romano, e della repubblica. — Nomi e risposte date dai deputati al loro appello. — Votazione.


Incominciamo questa 2ª parte del VI capitolo colla enunciazione delle leggi ed altre disposizioni governative che in sugli ultimi di gennaio e in sui primi di febbraio ebber luogo, e terminarono colla proclamazione della repubblica. Epoca di grave momento fu quella, perchè segnò il conseguimento della meta inevitabile cui andò a parare la rivoluzione romana iniziata la sera del 17 luglio 1846, auspice e fomentatrice la giovine Italia, sussidiata e rinvigorita dall’ambizione del Piemonte.

Diremo pertanto che il 29 di gennaio promulgaronsi due decreti, uno dei quali sull’abolizione delle disposizioni fiduciarie, e l’altro sull’arresto personale per debiti pecuniarî.1

Il giorno 30 incominciò a pubblicarsi il Monitore romano in sostituzione della Gazzetta di Roma.

Lo stesso giorno poi la commissione provvisoria di governo non rifuggiva di porre in istato di accusa il [p. 192 modifica]generale Zucchi con atto sottoscritto da tutti e sei i membri che componevanla. Eccone le precise parole:

«La Commissione provvisoria di governo pone il generale Carlo Zucchi in istato d’accusa, ed ordina alle autorità tutte dello stato, e a qualsivoglia altra persona, che in qualunque luogo del territorio egli si presentasse, venga tosto arrestato e tradotto in Roma dinnanzi al tribunale competente.»2

E così per le stesse esorbitanze d’idee veniva pugnalato il Rossi, bruciato in effigie Massimo d’Azeglio in Livorno, esecrato e maledetto il Gioberti, e posto in istato di accusa il generale Zucchi, che furon quattro campioni famosi nel movimento italiano. E questa è storia.

Di che poi fosse reo il Zucchi vorremmo saperlo. Forse il suo delitto fu quello di essere rimasto fedele al suo padre, che come cattolico era il papa, ed al sovrano di Roma che lo scelse per suo ministro, e quindi coll’atto del 27 novembre lo creò uno dei sette che costituir dovevano la Giunta provvisoria di governo. La condotta del Zucchi fu coerente ai principi d’onore che animar devono tutti, ma i soldati in ispecie. E se era delitto nel Zucchi l’obbedire al papa, lasciamo che ognun giudichi quanto fossero ipocrite quelle assicurazioni di volersi riconciliare con questo. Si puniva, come reo di fellonia, chi al pontefice obbediva e non aveva mai preso parte col governo usurpatore.

La verità è che si voleva impiantare la repubblica, e agli occhi di chi questo voleva, era delitto ogni parola, ogni atto che ne attraversasse il disegno. Al punto in cui eran le cose alla fine di gennaio, le disposizioni per la repubblica eran già prese, le elezioni si conoscevano, e non mancava se non una settimana alla sua attuazione. Ad assicurare quindi anche un valido appoggio per parte della milizia, si fece venire in Roma il primo reggimento [p. 193 modifica]di fanteria leggera, comandato dai due repubblicani Masi e Roselli. Esso fece il suo ingresso in Roma il giorno 31, ed il giorno seguente entrava pure la prima legione romana.3

Il Monitore poi del 31 gennaio ci annunziò la sentenza emanata contro i soldati ammutinati il 19, dei quali parecchi furon condannati ai lavori forzati in vita, altri a 20 anni, altri a 15, altri a 5; ed a taluno venne lasciato il processo aperto.4

Lo stesso giorno 31 gennaio veniva diretta una nota, la quale non iscarseggiava di falsità e d’ipocrisia, dal ministro delle relazioni estere monsignor Muzzarelli a tutti i rappresentanti delle legazioni estere in Roma ed ai rappresentanti romani all’estero, nella quale si lagnava che il sovrano di Roma, che aveva preso al soldo del suo stato alcuni reggimenti svizzeri, li avesse richiamati a Gaeta da Bologna, ed eglino avesser cercato di obbedirgli. In quella nota poi diceva che la città intiera si preparava ad opporsi col ferro e col fuoco alla partenza di que’ reggimenti, e che tutto ivi annunciava strage, macello, ed effusione immensa di sangue fraterno e cittadino.5

Quanto ai rappresentanti delle legazioni estere in Roma, non sapremmo quali potessero essere, perchè trovavansi tutti a Gaeta. In Roma restò soltanto qualche console pei passaporti, ed i consoli quando vi sono i ministri accreditati non hanno reppresentanza veruna. I ministri vi erano, ma in quel momento Roma non li accoglieva.

Ma le ansietà e le pene del Muzzarelli furon di breve durata, perchè già fin dal 28 i circoli di Bologna avean fatto di tutto per costringere il generale De Latour a rimanere, e questi scriveva il 29 al preside di Bologna Berti [p. 194 modifica]Pichat una lettera, giunta in Roma celeremente, nella quale dicevagli che la brigata sotto i suoi ordini non sarebbe più partita, come già narrammo nel capitolo V di questo volume.

Fu sollecito allora il Muzzarelli di tergere le lacrime fatte versare ai rappresentanti delle legazioni estere in Roma, annunziando loro il 1° febbraio la lieta risoluzione del generale svizzero; e prendendo lena e coraggio, il Muzzarelli accompagnava il suo annunzio con queste espressioni: «l’Europa dovrà convincersi, che non è lo spirito di pochi faziosi, ma il voto unanime delle popolazioni, che non acconsente a ricader vittima di dispotismo, e d’inutili e stolte mene retrograde.»6

Allietaronsene tutti gli aderenti al governo, ed il circolo popolare romano mediante un indirizzo se ne congratulava co’ Bolognesi.7

Prima di parlare della convocazione dell’assemblea costituente e della proclamazione della repubblica, colla quale termineremo il presente capitolo, continueremo a denunciare gli altri atti o disposizioni governative ch’ebber luogo incominciando dal 1° di febbraio e furono i seguenti.

Il 1° febbraio fu pubblicato il regolamento sottoscritto da Sterbini per la organizzazione del ministero del commercio e de’ lavori pubblici.8

Il 3 detto si pubblicarono il regolamento per la mobilizzazione della guardia civica9 e quello sull’ordinamento de’ municipi, in data del 31 di gennaio.10

Il 3 febbraio la commissione provvisoria di governo emanò con altro decreto alcune disposizioni di legge civile che dall’epoca del medesimo dovevano aver luogo per [p. 195 modifica]supplire alla mancanza di un codice compiuto in materia civile.

Ecco il preambolo del decreto che riportiamo sembrandoci importante:

« Vista l’urgenza;

» Considerando che la compilazione compiuta del codice civile non può essere affrettata senza compromettere la maturità e perfezione che deve qualificare nell’epoca attuale un’opera vasta, profonda, piena di ardui problemi da sciogliere, la quale altronde il primo fondamento del ben essere di ciascun individuo, dell’ordine e della prosperità di ogni società;

» Che frattanto era necessario di provvedere senza dilazione in questo non breve intervallo con alcune delle principali, più sostanziali e più importanti riforme, all’inconveniente di conservare ancora per un tempo più o meno lungo l’antica legislazione con tutte quelle lagune, quegli anacronismi, e quelle perplessità che sempre disastrose riescono, più che mai intollerabili nell’avanzamento delle moderne società contro l’armonia delle altre istituzioni, e colla rivoluzione politica dei grandi principi; Ha decretato e decreta ec.»11

Il giorno 5 di febbraio fu pubblicata un’ordinanza sulla vaccinazione in data del 1.°12 E monsignor Muzzarelli ministro delle relazioni esterne, inviava una circolare ai rappresentanti romani all’estero per partecipare l’apertura dell’assemblea costituente.13 E la commissione municipale provvisoria ordinava la restituzione dei pegni inferiori a baiocchi 50 per festeggiare l’apertura anzidetta.14

Certamente che il vedere come per procurarsi dei festeggiatori alla Costituente si ricorresse ai poveri cenciosi, costretti a far pegni inferiori a baiocchi 50, non [p. 196 modifica]somministra un’idea vantaggiosa nè della qualità nè della quantità degli individui alla medesima favorevoli. Per cattivarsi poi altra parte della popolazione si abolivano lo stesso giorno con decreto le tasse di cancelleria, il registro ai rescritti di segnatura, e si diminuivano tanto le spese di registro dei documenti privati quanto gli emolumenti ai cursori.15

Il giorno 8 poi pubblicavasi dal prefetto di polizia Livio Mariani quella celebre ordinanza sui divertimenti del carnevale, la quale sia per le caricature, sia per la gonfiezza dello stile, eccitò la ilarità di tutti gli uomini di buon senso.16 Il governo ne permise la inserzione nel foglio officiale del giorno 10.

Riporteremo per darne un saggio il secondo paragrafo di quell’atto, che diceva così:

«In tal circostanza è mio dovere di ricordarvi essere espressamente vietata la delazione delle armi anche lecite, per cui niuno nella via del Corso, nei festini, e nelle altre strade della capitale potrà portare le suddette armi, o qualunque altro istrumento atto ad offendere. E se sono vietate le armi lecite, quale attenzione non si deve portare sulle armi che possono nascondersi sotto gli abiti? Il portar le armi nascoste è il segno di un animo corrotto, o proclive a corrompersi è un mettersi in pericolo di perdere onore e vita: quest’uso fu specialmente uno scheranismo lasciatoci per eredità funesta dai Spagnoli, che nei due secoli XYI e XVII occuparono le belle contrade di Milano e di Napoli; e discendenti di Regolo e di Fabricio, e i nipoti di Cola di Rienzo e di Stefano Porcari, non debbono usar costumi pericolosi, che possono esser distruttivi di ogni virtù cittadina, e vietati dalle leggi.»

[p. 197 modifica] Questo è in parte il ridicolo bando di Livio Mariani, doppiamente ridicolo in quanto che il popolo romano, più educato forse degli altri popoli, non ha avuto mai di bisogno per esser savio e tranquillo nei giorni del carnevale nè di evocazione di ombre gloriose, nè di fervorini, nè di bandi, nè di minaccie, e la sua condotta è stata sempre non che regolare, proverbialmente esemplare.

Venendo ora a parlare dell’apertura dell’assemblea costituente e della cerimonia che la precedette, rammenteremo che il giorno 5 febbraio secondo l’annunzio della commissione provvisoria municipale per le elezioni, riunivasi il festivo corteggio nella sala de’ Conservatori in Campidoglio. Alle 10 ½ recaronsi tutti nella chiesa d’Ara—Coeli per ascoltare la messa. Que’ frati però avendo ricusato di prender parte alla cerimonia religiosa, supplì un tal sacerdote Giovannetti cappellano dell’armata, intonando il Veni Creator Spiritus.17

Finita la cerimonia religiosa, il corteggio scese pel Campidoglio, prese la via del Corso, e quindi voltando alla fontanella di Borghese, e passando per san Luigi de’ Francesi, si recò alla Cancelleria.

Ecco l’ordine del corteggio:

Un drappello di dragoni a cavallo.
Uno di carabinieri,
Un plotone di zappatori civici,
Il concerto de’ carabinieri,
Il comandante del primo battaglione a cavallo,
Quattro plotoni civici,
Le bandiere regionarie fiancheggiate da’ civici e vigili,
Il concerto de’ vigili,
La bandiera italiana,
I famigli del comune, in gran tenuta,
La commissione municipale,
I rappresentanti del popolo, [p. 198 modifica]
Lo stato maggiore e gli ufficiali della civica e di ogni arma,
La rappresentanza dei circoli colle loro insegne e bandiere,
Il concerto nazionale e i cantori,
Il battaglione universitario,
Il concerto dei dragoni,
La guardia e l’artiglieria civiche,
Il battaglione la Speranza,
Il concerto e gli zappatori della prima legione,
Il reggimento dei volontari,
I carabinieri a piedi, i finanzieri, ec. 18

         Pervenuto il corteggio alla piazza della Cancelleria i rappresentanti salirono nella sala dei dibattimenti.

Giunto quindi il ministero, il ministro Armellini lesse il suo discorso di apertura, col quale rassegnava nelle mani della Costituente i poteri della commissione provvisoria di governo, e dava un esatto discarico dei lavori intrapresi e condotti a termine da’ vari dicasteri. Il suo discorso venne fortemente applaudito. Disse fra le altre cose, che sulle rovine dell’Italia dei Cesari e su quelle dell’Italia de’ papi sorger doveva l’edificio dell’Italia del popolo.

All’appello nominativo risposero 107 deputati presenti. Altri, non essendo stati chiamati, reclamarono, s’inscrissero nella nota, e furono in tutto 140.

Il Canino all’appello nominale rispose con un Viva la repubblica.

Il Garibaldi poi impaziente di proclamarla, disse: «Qui sono tutti i rappresentanti della nazione; per conseguenza forinole, cerimonie più o meno credo siano lo stesso; ma lo stabilire quale dovrà essere il governo credo sia desiderio non solamente della popolazione romana, ma dell’Italia tutta.»

[p. 199 modifica]E a qualche osservazione del presidente rispose: «La Costituente potrà organizzare le secondarie misure. Oggi la questione vitale è questione di principio; e qui mi pare che ritardare un minuto sia un delitto, perchè oggi la terza parte della nazione italiana è schiava. Esalano de’ sospiri e dei lamenti da milioni di fratelli italiani. E noi stiamo qui a discutere di forme? Fermamente io credo che dopo aver cessato l’altro sistema di governo, quello più conveniente oggi a Roma sia la repubblica (applausi misti a qualche piccolo segno di disapprovazione). I discendenti degli antichi Romani, i Romani di oggi forse non sono capaci di essere repubblicani? Dopo che in questo recinto ha sonato presso qualcuno acre la parola di repubblica, io ripeto Viva la repubblica

Parlò il Bonaparte, parlò lo Sterbini, parlò il Tranquilli. Questi disse: «O si osservino le forme, o sono io il primo ad uscire da questa sala.»

Il discorso del Garibaldi, ne rivelava il carattere risoluto e impetuoso. Egli di forme non voleva sentire parlare. Amante frenetico di libertà, giungeva a tale, che per impiantare quella foggiata a suo modo, non si avvedeva che affogava la libertà degli altri, e così facendo convertivasi in tiranno.

Il Monitore credette fare una menzione speciale dello essere stati presenti alla prima seduta dell’assemblea costituente e di averne accompagnato il corteggio alla Cancelleria, il console degli Stati Uniti di America in Roma Brown, ed il console dello stesso paese in Ancona Frecman, preconizzando da ciò il riconoscimento per parte degli Stati Uniti del governo esistente in Roma.

Povera Roma! se per tutti i rappresentanti dell’estere nazioni non avevi altro da poter citare! . . .

E quanto al riconoscimento presunto degli Stati Uniti, fu grande sciocchezza il dargli peso, imperocchè tutti i riconoscimenti del mondo di un governo di fatto, se questo non ha forza di reggersi da se, non servono a nulla!

[p. 200 modifica]I rappresentanti veri di tutte le varie potenze europee v’erano, ma stavano in Gaeta: ciò solo dice da qual parte fossero la considerazione e il rispetto ad onta delle spavalderie garibaldine.19

L’assemblea del giorno 7 non si occupò che della verifica dei poteri e della scelta del presidente che cadde nella persona dell’avvocato Giuseppe Galletti, ed il giorno 8 di febbraio fu destinato per discutere e decidere la forma di governo da darsi allo stato pontificio.

La discussione fu lunga e memoranda, perchè vi preser parte le celebrità o almeno gli uomini più importanti di que’ tempi. I discorsi più notevoli per combattere la istantanea proclamazione della repubblica furono quelli del pesarese Mamiani e del bolognese Audinot. In favore della repubblica però pronunziaronsi strenuamente lo Sterbini, il Masi, il Bonaparte, il Gabussi, il Saffi, il Rusconi, il Vinciguerra, l’Agostini, il Monghini, e il Filopanti, professore di Bologna, le cui proposizioni, scartate quelle del Mamiani e dell’Audinot, ottenner la prevalenza.

Ebbe quindi luogo l’appello nominale sull’insieme della legge. I votanti erano 142. Maggioranza assoluta 72.

Furono per l’accettazione ossia per il si N.° 120
Per il no assoluto, come al seguente elenco » 9
Voto di Audinot, contro l’assieme della legge, motivato come si dirà in appresso
» 1
Per il no motivato, indicato col si astiene » 12

Torna il numero dei deputati presenti N.° 142
Ai quali aggiunti gli assenti ch’erano » 35

Si ha il N.° 177

E a tanti ammontava la lista nominativa dei deputati estratta dagli atti dell’assemblea.

[p. 201 modifica] I deputati che votarono per il no furono:

Ballanti Panfilo N.° 1
De Rossi Pasquale professore » 1
Mamiani » 1
Ercolani » 1
Cristofori » 1
Fasci » 1
De Simoni » 1
Trevisani » 1
Tranquilli » 1

Come si è accennato di sopra N.° 9


È bene poi di avvertire che i deputati i quali dettero il no motivato, con la formula si astiene, dichiararono di votare pel si quanto al primo, secondo e quarto articolo, pel no quanto al terzo. Da ciò risulterebbe che eglino eran d’accordo circa al decadimento del papa dal potere temporale, ma che non approvavano la forma di governo, ossia la repubblica.

Il decreto che fu approvato (ossiano le proposizioni del deputato Filopanti) e che pubblicossi nel Monitore romano, era così concepito:


« Assemblea Costituente romana.

» decreto fondamentale.


» Art. l.° Il papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello stato romano.

» Art. 2.° Il pontefice romano avrà tutte le guarentigie necessarie per la indipendenza nell’esercizio della sua potestà spirituale. [p. 202 modifica]» Art. 3.° La forma del governo dello stato romano sarà la democrazia pura, e prenderà il glorioso nome di Repubblica romana.

» Art. 4.° La Repubblica romana avrà col resto d’Italia le relazioni che esige la nazionalità comune.»

» 9 febbraio 1849, un’ora del mattino.

» Il Presidente
» G. Galletti


» I Segretari Bracket left 4.png Giovanni Pennacchi
Ariodante Fabretti
Antonio Zambianchi
Quirico Filopanti Barilli.20


Le proposizioni del deputato Audinot, che messe ai voti non ne riportarono che 27 favorevoli e tutti gli altri contrarî, furono le seguenti:

«1° L’assemblea dichiara per sempre impossibile il governo papale ed ogni altro governo quando non riconosca la base e l’origine della propria autorità nel voto espresso dalla sovranità nazionale.

» 2* L’assemblea convoca pel 1° marzo in Roma la Costituente italiana.

» 3° L’assemblea rimette alla Costituente italiana il definire la forma politica del governo romano.

• 4° L’assemblea dichiara che se il 1° marzo la Costituente italiana non sarà riunita in Roma, l’assemblea romana procederà sola a regolare il reggimento dello stato romano.

» 5° L’assemblea nomina un potere esecutivo che sarà suo braccio e con lei governerà lo stato.

» 6° L’assemblea romana, con apposito manifesto ai popoli italiani, convocherà la Costituente italiana e farà conoscere ai medesimi tutti i motivi d’incompatibilità [p. 203 modifica]del potere sacerdotale, e la situazione attuale dello stato romano.»21

Ora daremo la nota di tutti i votanti, e la enunciazione dei loro voti:

N. 1 Gabussi si N. 36 Guglielmi si
» 2 Montecchi si » 37 Vinciguerra si
» 3 Ballanti Panfilo no » 38 Turrisiani si
» 4 Farricelli si astiene » 39 Marcocci si
» 5 Sturbinetti si » 40 Kambo si
» 6 Armellini si » 41 Angelini si
» 7 Sterbini si » 42 Caporioni si
» 8 Muzzarelli (Applau- dito vivamente) si » 43 Giannelli si
» 44 Pennacchi si
» 9 Galletti si » 45 Cansacchi si
» 10 Scifoni si » 46 Coletti si
» 11 Campello si » 47 Sacripante si
» 12 De Rossi no » 48 Pileri si
» 13 Calandrelli si » 49 Pontani si
» 14 Mariani Livio si » 50 Tronchet è assente
» 15 Bonaparte si » 51 Zampi si
» 16 Agostini si » 52 Cerquetti si
» 17 Lolli è assente » 53 Montanari si
» 18 Coccanari si » 54 Bosi si
» 19 Benaducci si » 55 Palmieri si
» 20 Marini si » 56 Santarelli si
» 21 Cocchi si » 57 Allò si
» 22 Bufalini si » 58 Cenni è assente
» 23 Sediari si » 59 Garibaldi si
» 24 Accorai si » 60 Govoni si
» 25 Fabretti si » 61 Masi si
» 26 Salvatori Braccio si » 62 Politi si
» 27 Galeotti si » 63 Guiccioli si
» 28 Cartoni si » 64 Mordani si
» 29 Senesi si » 65 Mattioli è assente
» 30 Tantini si » 66 Caldesi Vincenzo si
» 31 Monti Coriolano si » 67 Manzoni si
» 32 Calai è assente » 63 Faella si
» 33 Leggeri si » 69 Lazzarini è assente
» 34 Diamanti si » 70 Angeli si
» 35 Salvatori Luigi di Frosinone si » 71 Pasi si
» 72 Caldesi Lodovico si

[p. 204 modifica]

» 73 Bertoni si » 116 Filopanti si
» 74 Monghini si » 117 Berti Pichat è assente
» 75 Camerata si » 113
Audinot rispose: non avendo votato la accettazione del 3° art. perchè comprende una determinazione fondamentale che nelle attuali circostanze a mio avviso, è pericolosa all’Italia; per essere coerente a me stesso e alla mia coscienza voto contro l' assieme della legge.
» 76 Pulini si astiene
» 77 Baldi si astiene
» 78 Tassetti si
» 79 Utili si
» 80 Onofri si astiene
» 81 Mazzoleni si
» 82 Colocci si astiene
» 83 Cesari si astiene
» 84 Beretta si astiene
» 85 Ciani si
» 86 Sabatini si
» 87 Saffi si
» 83 Saragoni si
» 89 Zambiancbi si
» 90 Allocatelii si » 119 Savelli si
» 91 Ripa si » 120 Collina si
» 92 Serpieri si » 121 Berti è assente
» 93 Gajani si » 122 Andreini si
» 94 Beltrami si » 123 Ercolani no
» 95 Orsini si » 124 Cassarini è assente
» 96 Torricelli si » 125 Cristofori no
» 97 Ferrari si » 126 Zambeccari si
» 98 Pianciani si » 127 Pianosi si
» 99 Mariani Antonio si » 128 Brentazzoli è assente
» 100 Mamiani no » 129 Carpi si astiene
» 101 Froncini si » 130 Rossi è assente
» 102 Marioni si » 131 Savini si
» 103 Ugolini assente » 132 Pedrini è assente
» 104 Donati si » 133 Giacomelli è assente
» 105 Salvadori Antonio si » 134 Barili si
» 106 Salvatori Luigi di Senigallia si » 135 Bignami è assente
» 136 Rusconi si
» 107 Corboli è assente » 137 Bovi è assente
» 103 Zacchi si » 138 Floridi si
» 109 Paolinelli si » 139 Luciani si
» 110 Cattabeni Andrea è assente » 140 Ferrajoli si
» 111 Ravogli si astiene » 141 Baldini si
» 112 Bartolucci si » 142 Polidori si
» 113 Cattabeni Vincenzo è assente » 143 Marini si
» 114 Bernabei si » 144 Battistini si
» 115 Rusconi si » 145 Vincentini si

[p. 205 modifica]

» 146 Maffei si » 162 Prosperi è assente
» 147 Simeoni è assente » 163 Pironi è assente
» 148 Fasci no » 164 Pescantini è assente
» 149 Novelli è assente » 165 Bagni è assente
» 150 Pascoli si » 166 Anau è assente
» 151 De Simoni no » 167 Costabili è assente
» 152 Tornaboni si » 163 Gherardi è assente
» 153 Laurantoni si astiene » 169 Caroli è assente
» 154 Salvatori Giovanni Francesco è assente » 170 Cavalieri Ducati si
» 171 Stecchi Cavalieri è assente
» 155 Minncci si » 172 Grillenzoni è assente
» 156 Gennari si » 173 Tranquilli no
» 157 Monti Benedetto è assente » 174 Moretti si astiene
» 158 Prosperi è assente » 175 Vecchi si
» 159 Trevisani no » 176 Sforza si
» 160 Spada si » 177 Panichi è assente
» 161 Mayer è assente


Terminata che fu la votazione, il presidente disse: «Il decreto rimane approvato con cento venti voti: nove deputati per il no assoluto, e quattordici con voto motivato. Io mi permetterò di rileggere questo decreto, di promulgarlo a nome di questa assemblea rappresentante il popolo: questo decreto che fissa un’era solenne, che stabilisce un diritto del popolo, che stabilisce un principio prima di questo momento tanto sospirato in Italia, ma non incarnato giammai.» (Legge il decreto).

La votazione da noi riferita si è estratta dalla pagina 21 degli atti del'Assemblea costituente romana; e siccome i deputati di cui si registrano i nomi, erano 177, e le risposte furono quali le abbiam riportate nel ristretto, così reputiamo di poter sostenere la nostra distribuzione, e di rilevare l’errore di un voto nell’annunzio del presidente. Esso annunciò che

N.° 120 erano stati pel si
» 9 pel no assoluto
» 14 pel voto motivato

N.° 143 ; aggiungendovi
» 35 assenti, risulterebbero

N.° 178 nomi, mentre la lista non ne porta che 177.

[p. 206 modifica] La differenza procede da un voto motivato di più, annunciato dal presidente che ne indicò 14, mentre dagli atti dell’assemblea ne risultano 13.

Egli è meritevole, ci sembra, di osservazione (in proposito delle parole pronunziate dal Galletti nell’annunciare il cambiamento del governo e la decadenza del papato) quell’aver detto che la votazione accaduta stabiliva un principio tanto sospirato in Italia ma non incarnato giammai; in quanto che si confessa il concetto di avere finalmente ottenuto ciò che si desiderava dai rivoluzionari italiani, e non già per forza di circostanze o per impellente necessità, ma perchè era un piano preconcertato da lunga mano, al quale si era lavorato senza interruzione, e che finalmente si era portato a compimento.

E chi pronunziava tali parole era quel Galletti cospiratore fin dal 1844, perdonato dal Santo Padre nel 1846, chiamato quindi a ricoprire offici importantissimi nel 1848; e che, a dimostrare al Santo Padre la sua riconoscenza, fra i singulti del pentimento giuravagli fede e attaccamento pel sangue de’ suoi figli.

Il Santo Padre, nel partire da Roma la sera del 24 novembre 1848, lasciò raccomandati al Galletti i palazzi pontifici, le persone addette, e più la quiete e l’ordine nella intera città; e il Galletti in benemerenza e da suddito fedele corrispose come dianzi si è raccontato.

Con ciò diamo termine alla seconda parte del capitolo VI.





Note

  1. Vedi il Monitore romano, n. 1.
  2. Vedi il Monitore del 30 gennaio, n. 1. — Vedi la Pallade del 31, n. 459.
  3. Vedi la Guardia nazionale del 2 febbraio, pag. 38. — Vedi la Pallade del 1° detto.
  4. Vedi Monitore del 31 gennaio, pag. 6. Vedi Documenti, n. 33 del vol. VIII.
  5. Vedi Monitore del 31 gennaio, pag. 6.
  6. Vedi Monitore del 1 febbraio, pag. 15.
  7. Vedi Epoca del 7. — Vedi Documenti, vol. VIII, n. 49 A.
  8. Vedi Monitore del 1 febbraio, dalla pag. 11 alla pag. 15.
  9. Vedi Monitore del 3, pag. 21.
  10. Vedi Supplemento al n. 4 del Monitore.
  11. Vedi Monitore del 6 febbraio, prima pagina.
  12. Vedi Monitore del 5, pag. 25.
  13. Vedi Monitore del 6, pag. 32.
  14. Vedi Monitore del 5, pag. 25. — Vedi Documenti, vol. VIII, n. 50.
  15. Vedi Monitore del 6, pag. 32.
  16. Vedi Atti officiali, n. 133 — Vedi Bollettino ddle leggi del governo provvisorio, pag. 362 ed il Monitore del 10.
  17. Vedi Sommario, n. 67. — Vedi Documenti, vol. VIII, n. 58. - Vedi Pallade, n. 463.
  18. Vedi Documenti, vol. VIII, n. 51. — Vedi Monitore, n. 9, pag. 43. Vedi l’Epoca, n. 264, — Vedi il Costituzionale, 5 febbraio.
  19. Vedi Monitore del 9.
  20. Vedi Monitore del 10. — Vedi gli atti dell' Assemblea costituente romana, dalla pag. 9 alla pag. 22.
  21. Vedi gli atti dell’Assemblea costituente romana, pag. 20.