Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano/Capo I

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Capo I. Viaggio al Lago Maggiore. Da Milano a Gallarate

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VIAGGIO

AL LAGO MAGGIORE.


CAPO I.

Da Milano a Gallarate.


Per andare da Milano a Gallarate si esce ugualmente da Porta Tanaglia, a cui mette la decretata contrada della Moscua, e dal così detto Portello del Castello, benchè Castello più non vi sia, costeggiando le ruine di questo, ed attraversando il Foro Bonaparte sino al grand’Arco, che si va costruendo colla massima magnificenza, sul disegno del sig. cavaliere Cagnola membro dell’Istituto r., e dal quale incomincia la grande via del Sempione, di cui parlerassi. La vicinanza dell’abitazione fa scegliere la via, ed ambedue s’incontrano al ponte dell’Archetto, detto anche della Mossa, pel sottocorrente rivo. Fra l’una e l’altra era compreso il gran parco dei Visconti, che nel Castello abitavano, e si veggono ancora i vestigi del muro che lo cingeva.

Dopo tre miglia di viaggio, fra campagne coltivate alla sinistra e prati alla destra, si giunge presso alla chiesa di Garegnano (Carinianum), altre volte convento di Certosini, fondato dall’arcivescovo e signor di Milano [p. 2 modifica] Giovanni Visconti. Il curioso entrerà nella chiesa ancora ben conservata, e vi ammirerà le belle pitture a fresco di Daniele Crespi, nelle quali la vivezza dei colori e l’esattezza del disegno sono congiunte alla forza dell’espressione ed alla saggezza della composizione. L’ammiratore del Cantor di Laura si volgerà a sinistra, ove alla distanza di ben tre miglia sta il casolare d’Inverna, o d’Inferna, nel quale soggiornò per qualche tempo il Petrarca, chiamando quel luogo Linternum in memoria della villa di Scipione. Ora è ben difficile il determinarne con precisione la casa.

Non tarderà ad incontrare un di que’ cavi, che noi diciamo fontanili, ove sorgono polle d’acqua, la quale per un declivio quasi insensibile tanto si fa percorrere, che trovasi a livello de’ prati che va ad irrigare. Le leggi per le quali nessun proprietario può opporsi al passaggio dell’acqua altrui ne’ proprj campi, purchè ne abbia compenso al danno, hanno apportato un vantaggio grandissimo all’agricoltura nostra. Farà questa osservazione il viaggiatore agronomo, che, inoltre, mirando i prati irrigatorj, ne vedrà alcuni disposti nel modo che diciamo di marcita (che forse qui cominciarono, giacchè il villaggio chiamasi Caregnano Marcida) e se viaggierà anche nel fitto inverno, vedrà con maraviglia verdeggiarvi l’erba lussureggiante. Questa [p. 3 modifica] maniera di prati è ignota altrove. Un’irrigazione incessante copre sempre il prato, tutto ben livellato, d’un sottil velo d’acqua corrente; e questa, mentre nutre le radici delle erbe, difende il suolo dal gelo, a meno che l’inverno non sia d’un rigor eccessivo. L’artifizio sta nel distribuire l’acqua con tale economia, che dopo d’aver servito ad innaffiarne una parte, raccolgasi e dirigasi ad innaffiar l’altra per mezzo di ben disposti canaletti.

Un paese triste e spopolato è il primo che incontrasi, detto la Cassina del Pero. O sia per le risaie che ivi si sono introdotte, o sia perchè uliginoso è per sè stesso quel fondo, o perchè mal sane ne sono le acque, debol salute godono qui i contadini.

Siccome le risaie non sono comuni, e son forse queste le sole che incontransi nel Viaggio ai tre Laghi, piacerà allo straniero, abitatore di freddo clima o di paese asciutto, l’osservarle. Dipendon esse interamente dalla irrigazione; ma ben diversa è questa da quella de’ prati. Si ara la risaia e si semina in primavera, e cogliesi il riso in autunno. La pianticella nasce e cresce nell’acqua, se non che più d’una volta s’asciuga il campo per liberare il riso dalle cattive erbe che il soffocano. Si distribuisce la risaia in tanti campicelli per mezzo d’arginetti, e s’irriga [p. 4 modifica] incessantemente. È vietato il coltivar riso se non oltre cinque miglia dalla città.

In un’aria più sana e sotto un bel cielo è posto Ro (Raude), grosso e ben popolato borgo. Merita qui d’esser veduto il bel tempio, disegno di Pellegrino Tibaldi, ma in qualche parte alterato.

Volgendo a destra, prima di giungere alla chiesa, si è nella strada che conduce a Leinate, distante due miglia e mezzo, villa veramente magnifica di S. E. il sig. Duca Litta. Il curioso, che amasse vederla, non molto allungherebbe la via, andando poi da Leinate all’osteria della Zancona. I giuochi d’acqua, i boschi, le ricche serre, i giardini, le limoniere, il parco, la fabbrica del musaico, i bei gruppi, e le statue anche antiche, fra le quali un bel busto di Laocoonte, sarebbongli compenso al tempo in ciò impiegato. Da Leinate, chi fosse diretto a Varese, potrebbe andare a prendere la nuova strada a Saronno; ma se ama la pittura, passerà da Caronno a vedere nella chiesa della Purificazione di Nostra Signora i belli a fresco di Ambrogio Luino, fratello di Bernardino, rappresentanti alcuni tratti principali della storia della medesima.

Ma proseguendo il cammino sulla strada provinciale, vede la Burbera, villa altre volte Pecchi ed ora Serbelloni, e non tarda ad [p. 5 modifica] arrivare alla mentovata Zancona: indi a non molto v’è il Bettolino, osteria ancor più frequentata, in vicinanza di Nerviano, grosso borgo, che si lascia alla sinistra.

Il primo paese che incontrasi è San Lorenzo, indi San Vittore, piccioli villaggi, e quindi Legnarello, villaggio poco distante dal borgo di Legnano, posto alla sinistra sull’Olona, come il sono Nerviano e Parabiago. In Legnano merita d’esser veduta la chiesa parrocchiale, che credesi disegno di Bramante, ove nel coro ammiransi le belle pitture del Lanino. V’è ancora qualche resto del palazzo di Ottone Visconti, arcivescovo e primo signore di Milano.

Da Legnarello alla Castellanza vedesi a sinistra l’Olona summentovata. Questo fiume, che sebbene meschino d’acque e d’alveo angusto, pure dà il nome al primo dipartimento del Regno Italico, nasce sopra Varese, e riceve le acque de’ monti posti all’ovest e al sud del lago di Lugano, per le quali è pur talora minaccioso e devastatore: ma tant’acqua se n’estrae, che non può esso nello stato ordinario nè meno giungere alla capitale, a cui indirizza il suo corso. Al di sotto d’essa però ricomincia l’alveo suo, ove raccolgonsi gli scoli de’ terreni irrigati, e tanta copia d’acqua vi si raduna, che sen va in Po per una foce maestosa al di sotto di [p. 6 modifica] Corte Olona, piacevol soggiorno un tempo de re d’Italia.

Alla Castellanza, piccola terra ove è una comoda osteria, si tragitta il fiume, che comincia a qui avere l’alveo profondo, e si sale sull’opposta sponda in un’ampia pianura, ed indi a poco giugnesi ad altra osteria, detta la Cassina delle Corde, o del buon Gesù. Nell’una o nell’altra fermansi i vetturini per cibo e per riposo. Alla seconda è unita la posta.

A Busto Arsiccio può estendere il suo passeggio chi si ferma alla Cassina delle Corde pel rinfresco de’ cavalli. Oltre le molte manifatture di cotone, merita d’esser veduta la Rotonda dedicata a M. V. per le pitture di Crespi e di Gaudenzio Ferrario, e più pel disegno di Bramante.

Intanto il curioso, se può salire in alto, esamina il piano, e lo vede in gran parte incolto e sgombro. È questa la Brughiera di Gallarate, coltivata soltanto presso ai borghi, e alquanto lungo la strada: ma mercè le saviissime leggi che hanno fatti vendere i beni comunali, è sperabile che la coltivazione, se non a campagne, almeno a boschi, s’andrà sempre più estendendo. I mali delle guerra hanno arrestato il corso al dissodamento delle brughiere; ma la stabilità delle cose ne farà sentire i vantaggi, e ripigliare i lavori.

La siccità è la cagion principale per cui [p. 7 modifica] resta incolto questo vastissimo tratto di terreno, che pur non è la sola brughiera della Lombardia nostra. Vuolsi che siasi tentato di portarvi altre volte l’acqua del Ticino, mediante un canale che cominciasse sotto Somma, al luogo detto il pan-perduto; e si veggono di fatti ancora chiari vestigj d’un cavo fatto accanto all’alveo del fiume in quei contorni. Altri progetti vi son tuttavia d’irrigare quel vasto distretto, derivando le acque dal lago stesso ad Angera, o con quelle del lago di Lugano, dandogli un emissario meridionale presso a Porto di Morcotte; ma chi ha misurata l’altezza di questo lago vi trova molta difficoltà, per la navigazione almeno. Di ciò riparlerò in appresso, e darò alla fine del libro la misura dell’altezza de’ nostri laghi e de’ nostri monti.

Egli è su questa brughiera, ma più verso il Ticino, fra Rosate e Somma, che i nostri astronomi hanno misurata sul meridiano una base di tese 5130, sulla quale hanno formati e derivati tutti i triangoli che servirono a fissare i punti sulla gran Carta della Lombardia.

Quasi sei miglia di cammino fannosi per un’ottima strada senza incontrare abitazione d’uomini, se nonchè a sinistra vedesi il mentovato borgo di Busto Arsiccio, e a destra vedrebbesi Oligiate-Olona (considerevol [p. 8 modifica] borgo un tempo, che servia d’antemurale a quei di Castel-Seprio e d’altre terre), e de’ bei palazzi in riva all’Olona, se non fosse da quel lato ingombro il terreno dalla coltivazione.

L’osservatore della natura che in tutte le sponde corrose, dopo qualche piede di terra vegetale formatavisi per la scomposizione delle piante, troverà strati di ciottoli fluitati ad ogni profondità, e che di sassolini vedrà coperta non solo la brughiera, ma le stesse ben coltivate campagne, chiederà, donde mai tanti ciottoli vennero e tante arene? Basteragli guardare i sassi medesimi, e s’accorgerà che vennero da’ monti circostanti: e vedendo che sebbene sieno per la maggior parte selce, quarzo e granito, pure sono quasi tutti rotondati, ne argomenterà che lunga strada abbiano rotolando percorsa. Può anch’essere che rotondati si sieno, non in un fiume, a cui difficilmente un alveo può attribuirsi largo quanto dagli Appennini distano le Alpi, ma bensì sulle sponde del mare, che suole a ciottoli, su e giù dimenandoli, corroder gli angoli, e ridurli a palle; e sicuramente il mare tutto il piano occupava, e i monti stessi, come vedremo quando di questi avremo a parlare.

Gallarate, che alcuno vuol derivato da Gallorum Area, è un borgo assai ricco, ed [p. 9 modifica] una specie di emporio per tutti quei contorni. Il torrente Arno, che col suo nome rammenta gli Etruschi e che gli passa vicino, apporta sovente alle sue campagne de’ considerevoli danni.

Da Milano a Ro ||
 Posta 1. ¼
Da Ro alla Cassina delle Corde ||
 1. ½
Dalla Cassina delle Corde a Varese ||
 2.     
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 a Sesto 2.