Vulcano/Seconda sintesi

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Seconda sintesi

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Seconda sintesi

Vasta stanza che dà su una terrazza mediante una portafinestra ora chiusa da cui filtra il caldo plenilunio d’agosto. Vicino alla macchina Lucia Massadra china sul tavolo da lavoro fra lambicchi e microscopi le cui luci vivide e geometriche tagliano i vasi pieni di materiali vulcanici multicolori.

Gioia Fiore

entrando da sinistra:

Signora?

Lucia

senza voltarsi:

Dorme?

Gioia Fiore

Dorme. Ma sembra sfinito.

Lucia

senza voltarsi:

Dammi il termometro. Fra poco lo sveglierò. [p. 152 modifica]

Gioia Fiore

È meglio lasciarlo dormire. Non ha dormito le notti passate.

Lucia

Vuole ad ogni costo provare la macchina. Dice che secondo i calcoli, occorreranno ancora tre giorni. (Silenzio) Gioia, va a coricarti.

Gioia Fiore

Volevo domandarle un consiglio. Si tratta di Balzo, il mulattiere. (Silenzio) Mi ha domandata a mio padre.

Lucia

senza voltarsi:

E tuo padre?

Gioia Fiore

Ha detto di sí.

Lucia

E tu?

Gioia Fiore

Io ho paura... Gli voglio bene, ma è una canaglia! Parla con tutte le donne. Tutte gli corrono dietro...

Lucia

Ti vuol bene?

Gioia Fiore

Sí, tanto!

Lucia

Allora?... (con gesto indulgente) [p. 153 modifica]

Giovanni

dall’interno:

Lucia! Lucia! È tardi?

Lucia

No! Riposati ancora.

Giovanni

Mi alzo e vengo. Bisogna finire stanotte.

Lucia

Va, Gioia. Domani deciderai.

Gioia Fiore

uscendo:

La serata è bella. Fa caldo. La luna sale ora. C’è molto fuoco sulla montagna. Buona notte. (Esce)

Lucia

rimane in ascolto attirata da un rumore misterioso.

Eugenia

a bassa voce, sotto il balcone:

Lucia! Lucia! Lucia!

Lucia

Eugenia, sei tu? Cosa vuoi? (A Eugenia che appare fra i battenti della porta-finestra) E se Mario si sveglia?

Eugenia

Non temere, dorme, dorme, dorme, dorme! [p. 154 modifica]

Lucia

Perché parli cosí?

Eugenia

Sí, sí, io odio il suo sonno. Odio queste sue fughe in un mondo che ignoro, dove certo mi dimentica e forse mi tradisce. (Silenzio) Sono gelosa del suo sonno. Gelosa! (Silenzio) Sento che il suo sonno contiene tutto ciò che ha sacrificato per me!...

Lucia

Eugenia, calmati, calmati! E subito, subito torna giú. Se Mario si svegliasse non comprenderebbe, capisci, non comprenderebbe!... Va, va. (Eugenia esce dalla porta-finestra, affrettando il passo per non essere vista da Giovanni che entra dalla porta di sinistra.)

Giovanni

Bisogna rinforzare la base.

Lucia

Le sbarre nuove arriveranno da Catania stasera. Le porteranno domani. Fa caldo qui dentro.

Giovanni

Non aprire. E’ festa. Passano spiano e mandano maledizioni alla macchina. Vieni, tentiamo. (Si avvicinano alla macchina e rimangono curvi negli sforzi reiterati di far girare una manovella.) La manovella è dura, ma il magnete deve funzionare bene.

Si sente in lontananza una voce di donna dolce e sensuale. Subito dopo il catenaccio della porta-finestra sussulta, si muove da sé magicamente si apre lasciando passare

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un vasto sospiro azzurro che precede il Fantasma della Luna, donna esile tutta azzurra, veste e pieghe, viso e mani. Il Fantasma della Luna regge con la mano sinistra sul ventre un secchiello di metallo azzurro il cui interno è inazzurrato vivamente da una lampadina azzurra. La mano destra porta un pennello con il quale comincia a dipingere di blu l’armatura della macchina. Dopo di che esce dalla terrazza lentissimamente. La presenza del Fantasma non è stata avvertita da Giovanni né da Lucia che continuano a lavorare, con scatti d’impazienza di tanto in tanto. La porta-finestra è aperta sul plenilunio. Un passo rapido e brutale ne rompe l’incantesimo.

Serena

entra e si ferma; subito poi si appoggia alla cornice della porta-finestra:

Buona sera, signora Massadra. Buona sera, Giovanni.

Giovanni

risponde seccato:

Buona sera, Serena. Vi prego di non offendervi se io continuo a lavorare. (Si richina sulla manovella della macchina)

Lucia

alzandosi si avvicina ad Alberto Serena:

Non vi posso dar la mano perché me la sono scottata nel cratere. (Silenzio) Avete la faccia che non mi piace. Ancora la cocaina! Mostratemi le vostre mani! [p. 156 modifica]

Serena

Non tremano per la cocaina!

Lucia

Sí, sí; cocaina, alcool, ecc. Male, molto male! Cesseremo presto di essere amici.

Serena

Sono un uomo perduto...

Lucia

No! Siete semplicemente un ragazzo scapestrato.

Serena

Sono in fondo a un abisso. Senza più fede nel mio corpo benché io sia forte ancora. Le pareti della vita sono levigatissime. Come salire? Senza un punto di appoggio? Non ho più mia madre! Non esistono né madri né sorelle nel mondo! Eppure il mio sangue potrebbe questa sera incendiare tutti i boschi della Sicilia! Sono maledetto!

Lucia

Non bestemmiate! Tutti vi vogliono bene. Siete il beniamino dei catanesi. Avete ottenuto un eremo incantevole per lavorare e creare dei capolavori. Non dovreste lamentarvi!!

Serena

Sí, sí, è vero. Ma voi mi disprezzate. Avessi da voi una parola, uno sguardo, che fosse di vero affetto non di pietà! Tutti amano in questa notte beata. Io solo sono senza amore! [p. 157 modifica]

Lucia

freddamente:

Tutti lavorano, questa notte. Voi invece gironzate intorno alla villa per insidiare la mia bella amica!... (Un lontano parlottare sotto la terrazza, poi un dialogo confuso, poi un crepitio di pietre mosse, poi un silenzio)

Serena

Eugenia non potrebbe comprendermi. Vengo per voi, lo sapete.

Voce di uomo

sotto la terrazza:

Ssst. Non si sono accorti. Tutti dormivano.

Voce di donna

sotto la terrazza:

Mamma dormiva placidamente. Il cane del pastore ha abbaiato. Ora però tutti saranno svegli. Povera mamma.

Voce di uomo

sotto la terrazza:

Non pensarci. Domani saremo in alto mare.

Voci e passi si perdono nella notte. Lucia e Alberto rimangono ritti in faccia l’una all’altro nella cornice della porta-finestra aperta, mentre Giovanni tenta e ritenta di mettere in moto la macchina sforzando la manovella.

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Serena

Ma ditemi... Ditemi... Non avete dunque un cuore nel petto? Siete dunque di ghiaccio?

Lucia

Vorrei essere di ghiaccio; questa notte è soffocante. (Si avvicina a Giovanni e rimangono chini sulla manovella della macchina interamente azzurra.)

La voce di Balzo

sotto la terrazza:

Aprimi, aprimi, Gioia! Un bacio.

La voce di Gioia

Non posso aprirti! Sentirebbe la signora. Vattene. Ti voglio bene, ma vattene.

Rumore di lotta tra i battenti di, una porta che si chiude. Poi un passo veloce che si allontana. Giovanni e Lucia abbandonano la manovella, rimangono un istante accorati e pensosi, poi raggiungono Alberto Serena incuriositi dal dialogo di Gioia e Balzo.

Lucia

Buona notte, Serena! Mio marito ha la febbre, deve coricarsi!

Giovanni

Ho la testa in fiamme! [p. 159 modifica]

Serena

a malincuore esitando:

Buona notte.

Esce dalla terrazza. Giovanni e Lucia spengono le lampade e escono a sinistra. Lungo silenzio. Poi scatta nel plenilunio una serenata di chitarre e mandolini che si avvicina rapidamente. Quando le chitarre e i mandolini giungono sotto la terrazza prodigiosamente gli stantuffi della Macchina Fermalava si mettono in moto sibilando, poi accelerano il loro andirivieni con l’identico ritmo allegro distratto voluttuoso e spavaldo della serenata.

Sipario