Azioni egregie operate in guerra/1675

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1675

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L’Infelice condotta de’ Generali Cesarei nel dirigere gli eserciti, confidati loro l’anno trascorso, persuase l’Imperatore, ad appoggiare nel General Montecuccoli il governo di quella armata, che doveva militare al Reno superiore in faccia al Maresciallo di Turena. Il Montecuccoli era mal concio di sanità. Provava tutti gl’incomodi della vecchiaja, illanguidito, ed oppresso da flussioni, le quali non gli permettevano sciolto l’uso di sua Persona a scorrere qua, e là, informarsi, osservare di presenza, visitare, regolare cogli occhi suoi le faccende militari: dare gli ordini sul campo a misura degli accidenti, che si presentassero sotto i suoi sguardi. A cagione di questi acciachi doveva prevalersi delle altrui relazioni sovente fallaci con pericolo di andar errato. Perciò versava in necessità di camminar troppo cauto, ed impotente a prendere risoluzioni animose . All’opposto il Turena quantunque avanzato assai negli anni, possedeva tutto il vigore, ed attività di un giovine robusto, indefesso, vivace, sempre a cavallo, in atto di esaminare le situazioni de’ posti, di riconoscere i minimi passi ostili, d’instruirsi di tutte le mosse nemiche, d’invigilare sull’esecuzione de’ suoi comandi, di soprantendere da sé medesimo a qualunque occorrenza, che soprastasse. Non solo le cose grandi, ma le minime voleva Egli maneggiare, perché camminassero più accertatamente. Il Turena contava sessantaquattro anni, ed il Montecuccoli sessantasei. Chi di loro fusse superiore di Soldatesche, rimane dubbioso, né in ciò si accordano gli Scrittori della vita del Turena. Chi ne dà a lui diciotto, chi venti, chi ventidue mila uomini. Ma vogliono superiore il Montecuccoli, chi di due, chi di cinque mila Soldati. Questa superiorità viene negata da’ Tedeschi, e contraddetta dal sapersi, che altri due corpi di Cesarei militavano altrove: l’uno sulla Mosella, ove concorse alla battaglia, ed espugnazione di Treviri: l’altro col General Cop contra gli Svezzesi in Pomerania; e però non sembra credibile, che contasse tanti mila Soldati. Istorico Austriaco glie ne dà ventidue mila. Altro Italiano venti mila . Teneva mille Ussari, gente però da scorrerie, non da battaglia. Il Montecuccoli fu a buon’ora in Campagna. Non così i Generali, che dovevano a lui condurre le truppe Cesaree, state in Fiandra. Eransi adagiati per tempo assai ne’ quartieri, ma non finivano di uscirne. E però il Turena ebbe agio di prevenirli: passare il Reno: mettersi alle spalle il ponte d’Argentina, perché non servisse a’ Cesarei. Con ciò potette campeggiare nel Paese Alemanno. Alcuni Scrittori fingono in capo al Montecuccoli gran disegni. Ma Egli era uomo saggio, che formava le idee a misura del suo potere, come gli dettava una matura, e consumata prudenza. Sapeva, che dal canto suo l’Alemagna era tutta aperta senza fortezze, le quali la coprissero. Quindi non doveva avventurare battaglia, se non era sicurissimo di fortunato successo. Altrimenti si esponeva a pericolo, di vedere i Francesi nelle viscere dell’Imperio, come gli aveva veduti ventisette anni fa. All’opposto la Francia aveva Brisac, Filisburg, ed altre Piazze in Alsazia per guardia di sue Frontiere. Di più un nuovo Alleato del Re Luigi, il Re di Svezia era con Lui entrato in guerra; e oltre il dare delle apprensioni grandi, divertiva le forze di parecchi Principi di Alemagna, accorsi contro di lui. Il Turena occupò Vilstet, piccola Città sul fiume di Kintzing, poche miglia distante dal ponte d’Argentina, e quivi si fortificò con trincee, ed altri ripari. Dirizzò un ponte al di sopra di questa Città in un sito, ove il Reno si divide in cinque rami. Avanzossi a riconoscere Offemburg; ma ritrovatolo provveduto di buon presidio, desistette da ogni tentativo. Il Paese tutto all’intorno è ingombrato da boschi, ed intersecato da fiumi, che impaludano qua, e là. Il Turena per custodire i suoi ponti, era obbligato a tenersi in siti bassi, ne’ quali a cagione delle acque stagnanti i suoi Soldati albergavano in mezzo a’ pantani, e pativano assai . Per lo contrario il Montecuccoli alloggiava in luoghi alti, salubri, prossimi alle montagne della Selva nera, e su’ colli d’essa. Stette per qualche tempo all’Abbazia di Scuteren, dove godeva i foraggi della Briscovia, e delle vicinanze. Poi venne al di sopra d’Offemburg sul fiume Kintzing, ove poteva stendersi alla larga nelle valli d’attorno. Gli eserciti erano vicinissimi, e le sentinelle entravano in guardia a pochissima distanza l’una dall’altre. Il Montecuccoli adoperava la Cavalleria Unghera, e parte ancora della Tedesca, per difficoltare i foraggi, correre addosso a’ Francesi, e tenerli ristretti. Gli riuscì di battere varie partite, e far de’ prigioni. La Cavalleria del Turena si ridusse a grandi angustie, non avendo ormai se non foglie, colle quali pascersi. L’impraticabilità delle strade, cagionata dalle dirottissime pioggie in una pianura tutta paludosa, rendeva malagevole, e però scarso il trasporto quotidiano de’ viveri al di lui Campo, perloché i Soldati Francesi pativano assaissimo per la penuria del vitto, per le intemperie dell’aria, e per la perversità della stagione. Gl’Istorici Francesi pretendono, che anche gli Imperiali soffrissero, per avere i Magazzini raccolti in Argentina, con la quale era loro impedita ogni comunicazione. Ma i Magazzini Cesarei non erano in Argentina, la quale appena aveva, con che vivere per sé, stante gli incomodi, e il consumo delle vettovaglie, che dopo il raccolto dell’anno passato aveva sofferta l’Alsazia dalle due armate, e massime dall’Alemanna grossissima, e acquartierata per più mesi in quelle contrade. I viveri venivano al Campo Cesareo da Friburg, dalla Svevia, dal Palatinato, da altre terre adjacenti, copiose di grani, e d’altro, per avere i quali pronti, e sicuri, il Montecuccoli non solo aveva voluto un grosso esborso di denaro dalla Camera Aulica; ma aveva collocato un corpo di truppe nel Marchesato di Baden, e lungo le strade sul fiume Entz sino a Pfortzhein sotto il Duca di Lavemburg. Dopo la metà di Luglio cessarono le pioggie. Allora il Turena compartì le sue genti, per sussistere con minore disagio in più corpi, e taluno qualche miglia distaccato dall’altro. Il Cavalier di Plessis era col suo il più inoltrato. Determinò pertanto il Montecuccoli di farlo attaccare alle spalle, e alla fronte. Ordinò al Caprara, che levasse da Friburg, e da Offemburg la maggior parte del presidio. Con esso attaccasse per di dietro il Plessis. Nello stesso tempo il Principe Carlo di Lorena lo assalirebbe in faccia la notte de’ ventitre. Due falsi attacchi formerebbe l’istesso Montecuccoli contra il grosso dell’esercito nemico. Quattro tiri di Cannone dovevano servire di segnale per assalire concordemente. La sorte propizia al Turena volle, ch’esso medesimo il giorno antecedente si avvicinasse al Plessis con quattro mila Fanti, con i Dragoni, e con altre squadre di Cavalleria. Distaccò poi una partita, per rilevare notizie. Questa all’alba s’incontrò nel Principe di Lorena, che la rovesciò, e dietro ad essa pose in disordine altre truppe del Marchese di Vaubrun, che costrinse a ritirarsi ferito, con perdita di gente. Allora il Turena fece avanzare la fanteria con gagliardi spari di fucili. Il Principe di Lorena, intesa da’ prigioni la quantità di gente, capitata colà con Cannoni, e colla persona medesima del Turena, non progredì più oltre. In questa fazione il Principe perdette pochi de’ suoi. Bensì uccise, o imprigionò da cinquecento Francesi. Il Caprara, non udito il segnale concertato, ritornò ad Offemburg.

Il Montecuccoli,. sollecito di mantenere le sue Milizie in sito abbondante di foraggio, giacché nel luogo, dove accampava, tutto era consumato, si accinse a trasportarle nel Marchesato di Baden, Paese sin allora quasi totalmente intatto. Il disegno era di collocarsi in un poste, ove le montagne si avvicinavano al Reno, e la pianura di mezzo può facilmente chiudersi con trincee ristrette, e custodirsi con poca gente. Quivi sono le terre di Bihel, e di Stolofen, quelle medesime, ove a’ tre del corrente secolo il Principe di Baden vi alzò le famose linee, così dette di Bihel, e di Stolofen, rese insuperabili finché esso fu colà. Il Montecuccoli chiamò a sé il Caprara colle di lui genti. Nel mentre poi ch’Esso andava recedendo a Bihel, vide comparirgli in faccia il Turena. Allora con estrema diligenza, e prestezza ritornò avanti contra di lui. Occupò il terreno più vantaggioso nelle vicinanze di Acheren, e di Saspac. Introdusse speditamente guarnigione rinforzata nella Chiesa di esso Saspac, attorniata da fossi, posto rilevante, e molto a proposito. Lo munì così bene, onde il Turena non giudicò conveniente l’espugnarlo subito a viva forza. V’appoggiò alcuni reggimenti per sostenerlo, e tutta l’armata schierò prontamente in ordine di battaglia. Piantò su un Colle gagliarda batteria, e ne lasciò il governo al Principe di Baden. Nel tempo medesimo comparve il General Caprara co’ suoi, che immantinente distese dietro le siepi, ed alberi lungo un fiumicello assai profondo, che li separava da’ Francesi. Il Turena salito su altra eminenza a visitare la batteria nemica, col disegno di stabilirne dirimpetto un’altra, fu colto da palla Tedesca spiccata a caso, la quale troncò un braccio del Signor di Sant’Ilario, con cui favellava, e percosse lo stesso Turena nel petto, levandogli la vita a’ 27 di Luglio. Chi de’ Francesi scrive, che lo gettasse da Cavallo, e chi vuole che il colpo, avendo perduta la forza nello spiccare il braccio al S. Ilario, percuotesse il di lui petto, e lo facesse traboccare d’avanti sull’arcione della sella.

Il Montecuccoli, preintesa la deplorabile disgrazia dell’estinto Maresciallo, perché era non meno Cavaliere di spirito grande, che Generale egregio, pianse. E a chi l’osservò spargere lagrime, soggiunse, e replicò più volte: Compiango, né potrò mai compiangere abbastanza un Personaggio, che faceva grand’onore al genere umano: un Personaggio superiore ad ogn’altro uomo. Indi favellando con enfasi, si estese in ampie lodi delle di lui grandi azioni, e del merito insigne, che lo rendeva degno di venerazione anche appresso i nemici. Così scrive il Francese Sig. di Cavagnac nelle sue memorie . Pari generosità di animo ben di rado si ammira tra’ rivali, e competitori. Grandi onori, ed elogj magnifici furono celebrati alla immortale memoria del defonto da Sua Maestà, il Re Luigi, da’ Magistrati, e da’ più celebri Oratori. Il Cadavero fu depositato nella Cappella, destinata alle Tombe de’ Sovrani, e della Famiglia Reale. Gl’Istorici Francesi, per seppellire tra’ trionfi le rimaste spoglie mortali del loro Gran Capitano, scrissero due presagj, usciti l’uno dalla di lui lingua, l’altro dalla di lui penna. Col primo dissero, che avendo il Turena osservata senza guardie una parte di certo piccolo fiume, per cui poteva facilmente insinuarsi addosso a’ Tedeschi, e combatterli con vantaggio, avesse assicurati altri Capitani confidenti, come era certo, di ottenere con una compita vittoria il frutto di quella penosa Campagna. Col secondo scrissero, come Esso il giorno avanti con lettera aveva dato parte al suo Re, come, ritirandosi gl’Imperiali, avrebbe certamente sconfitta la loro retroguardia. Questi pronostici non sembrano molto credibili, a chi noterà la prudenza del Turena, ben istruito della incertezza, che versa nell’esito de’ gran fatti d’arme. Tanto più che il Montecuccoli non era inferiore in nulla a lui. Per la Fanteria, alla riserva di alcuni valorosissimi reggimenti Inglesi al soldo Francese, quelli di Cesare potevano sperarsi superiori. La Cavalleria Alemanna, non inferiore in altre qualità aveva patito meno, e stava in forze migliori. Intorno poi a’ Generali subalterni non aveva il Montecuccoli che invidiare. Il Principe di Lorena, il Baden, il Caprara, il Dunevald, e altri più nelle molte Campagne, alle quali intervennero, fecero conoscere le loro insigni abilità, capaci di ben vincere. Se le sponde di quel piccolo fiume erano aperte in qualche sito, anche più addietro, sotto un’altura v’erano grosse guardie collocate in insidie a’ siti debiti, per cogliere in imboscate quelli, che v’entrassero. Né è vero, che i Cesarei si ritirassero. Chi pianta batterie, regolarmente parlando, non medita di recedere più addietro. Oltre di che il Montecuccoli, quando seppe che il Turena s’inoltrava, esso pure si avanzò dalle vicinanze di Bihel ad Acheren e a Saspac, facendosi forte in quella Chiesa, il che indica, che non rifiutava il combattere. Anzi, se è vero ciò, che vien scritto dallo stesso Cavagnac, a lui disse il Montecuccoli, che la battaglia sarebbe seguita sicuramente. Tutto ciò si conferma dal riflettere, che dalla morte del Turena sino al sapersi di certo nel Campo Alemanno la di lui caduta, essendo trascorse due mezze giornate, pure in tutto questo tempo niuna mossa seguì nell’esercito Tedesco, come indica lo stesso Cavagnac.

Inconsolabili i Generali Francesi per l’acerba perdita, consultarono del come regolarsi. Entrò gara, per chi dovesse comandare in Capo. Il Vaubrun più anziano di promozione era ferito. Il Conte di Lorges era Nipote dell’estinto Turena. Concordarono di comandare alternatamente, e fare la ritirata. Il Montecuccoli veniva sollecitato a combattere da’ suoi Ufficiali, avidissimi di menar le mani. Ma Egli volle attendere, che i Francesi sloggiassero. La sera de’ vent’otto Luglio lo fecero essi, per guadagnare il ponte d’Alteneim, e ripassare il Reno. La ritirata fu degna di lode. Il Conte di Lorges seppe prevalersi di tutti i posti opportuni, che incontrava, come fosse, sponde di fiumicelli, ed altro. Si combattette per varj giorni. Gl’Inglesi, e gl’Irlandesi al soldo di Francia sotto il Conte d’Harailton operarono maraviglie di valore. Anche il Cavalier di Bouflers co’ Dragoni resistette bravamente. Ciò non ostante vi lasciarono de’ gran morti, e rimasero diminuiti assai; il che può comprendersi; poiché dopo il passaggio del Reno dovettero abbandonare la Campagna, e trincerarsi, là dove prima sotto il Turena si persuadevano di vincere: lasciarono la maggior parte dell’Alsazia in potere del Montecuccoli. E quantunque accresciuti di molte truppe col gran Principe di Condé, sfuggirono sempre il fatto d’armi. Né è vero, che acquistassero Cannoni, e facessero più migliaja di prigioni. Perdettero molto bagaglio sulla strada. Vi fu ucciso il General Vaubrun con quantità considerabile di Ufficiali. Il Duca di Vandomo, allora giovinetto alla testa del reggimento di Sciampagna, fu ferito in una coscia. Tormentato dal dolore e vedendo cadere a terra Capitani, e Soldati non pochi sotto i suoi occhi per le gran salve nemiche, si tenne a lungo in piedi con coraggio, finché venne meno per grave deliquio. I Generali Cesarei Scultz, Hanant, e Dunevald non cessarono di assalirli per più giorni, e d’inferire loro della Strage. Il Montecuccoli, ottenuto il ponte di Argentina, s’impossessò di parecchi Castelli con la prigionia de’ Presidj. Colà ritrovata quantità di viveri, raccolta da’ Francesi, si mosse per dar loro battaglia. Erano comandati dal Duca di Duras altro Nipote del Turena. Ma scorgendoli chiusi tra forti ripari, si portò all’assedio di Hagenau. Dalla Fiandra con validi rinforzi era capitato il Principe di Condé, e si avanzava. Allora il Montecuccoli, sciolto l’assedio, marciò per incontrarlo. Però il Condé di nuovo si racchiuse tra due selve con alti parapetti di terra d’avanti. Il Montecuccoli, dirizzate batterie su un’altura, infestò gravemente il Campo Francese; perlocché il Principe, mandati Guastadori, che con tagli d’alberi ingombrassero le strade, recedette in sito munitissimo a Scelestat . Perdette però parte del bagaglio, e da cinquecento prigioni, nel perseguitarlo che fecero i Colonnelli Cesarei Dunevald, e Scultz. Il Montecuccoli passò all’assedio di Saverna. Ma nell’incamminarlo, giunsero lettere da Vienna che gli ordinarono di desistere. Di là si avanzò nelle vicinanze di Lauterburg, dove cominciò il blocco di Filisburgo.

L’Elettor Palatino, travagliato assai dal Presidio Francese di quella Piazza, aveva replicate gagliarde istanze, perché si espugnasse. Non potuto eseguirsi l’attacco per i gran dispareri de’ Principi di Alemagna, i quali aspiravano ad altre imprese, si pensò almeno a restringerla. Il Generale Montecuccoli, rappresentò a Vienna, che si potevano bensì conquistare Saverna, ed Hagenau, ma non già conservarsi. Gli Alemanni nell’inverno volevano quartieri larghi, e comodi, nel qual tempo, e nella Primavera seguente, prima ch’essi ne uscissero, i Francesi, pronti a campeggiare in tutte le stagioni, le avrebbono riprese, per non essere molto forti, colla prigionia de’ Presidj. Così avvenne di poi nel presente secolo, quando il Principe di Baden guerreggiò al Reno. Consigliò per tanto il Montecuccoli, come miglior partito, che si collocassero grossi corpi di qua, e di là dal Reno, per rinserrare Filisburg, di cui nell’anno venturo si poteva terminare l’oppugnazione. L’Imperatore, esaminato l’affare, vi prestò l’assenso. Allora Egli occupò le terre di Lauterburg, di Veissemburg, ed altre di quel contorno. Ordinò, che queste fussero gagliardamente fortificate contra gl’insulti de’ Francesi. Così giovarono a render impossibile qualunque soccorso a Filisburg. Il Generale Francese Signor di Rochefort, all’entrare della buona stagione, si avanzò per introdurvi vettovaglie. Il Principe Hermano di Baden, e il Generale Scultz, fatti forti a Veissemburg e contorni, gli tagliarono tutti gli accessi. Lo stesso praticò il Duca Carlo di Lorena nel tempo dell’oppugnazione praticata di poi contro a quella fortezza, e vi riuscì non ostante tutti i tentativi, messi in opera dal Duca di Lucemburg coll’esercito Francese nella ventura Campagna del