Breve dissertazione contra gli errori de moderni increduli/Parte Prima/Capitolo 3

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Capitolo 3

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CAP. III.


Dell’Esistenza di un Dio Indipendente, Prima Cagione di tutte le cose, ed Infinito in tutte le perfezioni.


LAsciando dunque da parte questo Vano Sistema di Spinoza, e l’altro già antecedentemente confutato della materia eterna ed increata; e posto per certo, come abbiamo provato di sovra, per 1. che un essere non può avere la sua esistenza dal nulla, perchè il nulla non può niente: Per 2. che niuna cosa può dar l’essere a sestessa, perchè esisterebbe prima d’essere, dandosi l’essere quando non ancora esiste: Per 3. che tutte le cose prodotte, ancorché si fingano infinite, non possono esistere senza una Prima Cagione producente, perch’essendo tutte dipendenti, per necessità hanno dovuto procedere da un Primo Principio indipendente. E vedendo [p. 32 modifica]all’incontro tante cose già prodotte in questo Mondo, dobbiamo necessariamente confessare, che vi sia un Dio Prima Cagione, e Creatore del tutto.

Si aggiunge a tutto ciò l’interno lume impresso negli Uomini dalla stessa Natura, per cui ci si manifesta l’Esistenza di Dio. Or questo lume naturale si prova dal vedere, che tutte le Nazioni han riconosciuta una Divinità Suprema, e l’hanno adorata. E se mai taluno l’ha negata in qualche tempo, in cui stava più immerso nelle passioni, e ne’ vizj, poi l’ha creduta in un’altro; Mentiuntur (dicea Seneca) qui dicunt se non sentire Deum. Or questa idea di Dio chi altri mai poteva imprimerla così universalmente agli Uomini, se non Dio stesso? Forse l’inclinazione al piacere? Nò certo perchè l’amor proprio più tosto doveva indurre l’Uomo a credere che non vi fosse alcun suo Superiore, il quale gl’impedisse di servirsi della propria libertà a suo [p. 33 modifica]talento. Forse un certo panico timore del male che possa avvenirgli? Ma come l’Uomo può temere un Dio, ae prima non si forma l’idea di questo Dio? Chi mai potrebbe temere de’ fulmini, se non avesse di essi l’idea? Sicché l’idea di Dio precedè necessariamente il timore; E l’Uomo conobbe Dio, prima di temerlo,

Forse l’idea di Dio ci è stata impressa dall’Educazione, come scioccamente dicono alcuni? Ma quì va la stessa risposta, che l’Educazione non potè propagare l’idea di Dio, avanti che questa idea non vi fosse nel Mondo. Se poi dicessero, che questa idea fu ab æterno, ed ab æterno propagata coll’Educazione, bisognarebbe ch’essi prima provassero questo falso supposto, che gli Uomini fossero ab æterno. Oltrechè, se gli Uomini fossero stati ab æterno, come mai ab æterno poteano avere questa idea (falsa già, come dicono gl’Increduli) d’un Dio Creatore e Signore del tutto? Se poi dicessero, [p. 34 modifica]che tale idea fu introdotta nel tempo; rispondiamo che ella o cominciò coll’Uomo, o dopo di esso. Se coll’Uomo; dunque il suo Creatore è stato quello che gl’impresse nell’Anima questa idea di Sè stesso. Se dopo del primo Uomo, ci dicano quando nacque la sudetta idea? o almeno dimostrino quando non v’era? Chi poi non vede, quanto differisca l’Educazione dalla Natura. I sentimenti dell’Educazione si mutano secondo l’etadi, e le Monarchie: ma i dettami della Natura son permanenti e perpetui, com’è appunto l’idea di Dio, regnata in tutte l’età, e Monarchie anche de’ Barbari. Concedo che l’Educazione può pregiudicare alla qualità dell’adorazione che deve esibirsi a Dio, dopo che l’ignoranza de’ Genitori, e l’Autorità de’ Regnanti abbia introdotta qualche falsa Religione, come i Giapponesi adorano Amida, ed altri Idolatri che hanno adorato il Sole; Ma l’impressione dell’Esistenza [p. 35 modifica]d’un Dio, perchè non è stata insegnata dagli Uomini, ma inserita dalla Natura, da lei stessa ci viene, avvisata e persuasa. Se dunque dalla stessa Natura, la quale nihil agit frustra, ci è stata stampata nell’Anima l’idea di Dio, a qual fine la Natura ce l’ha falsamente impressa, ed ha voluto ingannarci? E perchè più presto non ci ha impresso, che tutto è stato fatto dal caso come dicea Democrito? O pure che ’l Mondo è stato ab æterno, come dicono altri, se in verità tutto si è operato a caso, o il tutto sussiste ab æterno, ed in fatti non vi è questo Dio Creatore del tutto?

Forse l’idea dì Dio è stata inserita dalla Politica de’ Principi, come sognano altri, per mantenere i Sudditi in timore, affinché così stiano in pace, e sieno ubbidienti alle leggi? Se dunque un tale inganno tanto conduce alla pace comune, e ad evitare i disordini, quando anche non vi fosse Iddio, dovressimo noi desiderar che vi [p. 36 modifica]fosse. Ma è cosa troppo, strana il voler dire che l’Uomo nato alla Società sia stato talmente destituto d’ajuti a poter conservare un commercio regolato, che abbia avuto bisogno d’inganni, per contenersi nel suo dovere! Inoltre, chi mai potrà persuaderci che l’idea dell’Esistenza di Dio sia stato un’inganno ritrovato dalla Politica, se prima non ci dinoti il tempo in cui nacque il Principe che inventò questa favola? E per ultimo chi mai porrà credere, che uno o pochi Monarchi abbiano potuto aver la forza di far credere a tutto un Genere umano un’invenzione di tal sorta, con privarlo della sua libertà, senz altro fondamento che della loro Autorità? La sola Autorità priva di ragione non avrebbe certamente potuto mai persuadere così costantemente per vera un’impostura a tutti gli Uomini, tra’ quali vi sono (e sempre vi sono stati) tanti Savj e Prudenti, che dalla ragione vengono illuminati e [p. 37 modifica]E’vero che il Politeismo per l’ignoranza de’Popoli, e per la corruzion de’ costumi inondò per molto tempo la maggior parte della Terra; ma non tutta, poiché’ più milioni d’Ebrei (e come vogliono alcuni, anche i Cinesi per due mila anni) adorarono un solo Dio. Nondimeno già si sa, che quell’empio culto cominciò dalla Torre di Babilonia, dove il primo Imperatore fu per la prima volta adorato per Dio. Di più si sà, che’l Politeismo non ebbe durata: dopo la nascita del Cristianesimo egli perdè il credito; ed al presente solamente regna, dove regna l’ignoranza unita col vizio; ond’egli è abbracciato solo da chi ama; di vivere ingannato. Di pi si sà, che la credenza di più Dei regnava prima nel solo Volgo, il quale come gregge di pecore seguita il costume, ma non già nelle persone sagge: I Filosofi, come Socrate, Platone, Tullio, Seneca, ed i Poeti deridevano la moltiplicità de’ Deim benché [p. 38 modifica]nell’esterno fingessero di venerargli, per non esser rimproverati dal Volgo. Anzi ne secondo Tertulliano lo stesso Volgo ne’ casi di spavento si volgeva ad invocare, non più Dei, ma uno solo: segno che un solo la Natura glie n’additava per vero Dio. Per ultimo non osta al nostro assunto, che i Pagani adorassero più Dei: i Popoli, se non fossero stati, persuasi dalla Natura dell’Esistenza d’un vero Dio, non avrebbero adorati i falsi. Quel ch’è certo si è, che l’Esistenza d’una Divinità è stata creduta da tutti gli Uomini.

Or se sarebbe sciocchezza il negare che vi sia stata un’Alessandro, un Nerone, con tutto che ciò non sia noto che alla minor parte degli Uomini; qual temerità farà il negare l’Esistenza di Dio, ch’è nota a tutto il Genere umano? Ma l’esistenza di Alessandro, di Nerone è stata veduta cogli occhi, e l’Esistenza di Dio nò. Dunque (rispondo) la pruova de’ [p. 39 modifica]sensi vale più di quella della ragione? E se vogliono pruova sensibile dell’Esistenza di Dio, eccola nell’Esodo al Capo 19. dov’Egli si fe vedere in forma di fuoco, e fe sentir la sua voce da tre milioni di persone. Eccola benanche nella fabbrica del Mondo: per mezzo di questo, non potendo Dio apparirci in persona, Egli ci manifesta la sua Esistenza. Ogn’insetto più vile, ogni erba del campo è certamente con maggior sapienza formata, che qualunque macchina fatta dall’arte umana. Or se la struttura d’una Capanna ci convince, che fu fatta da una Mano intendente, non dovrem confessare che la gran fabbrica di questo Mondo fu formata da una somma Sapienza, e somma Potenza? Sicché, se gl’Increduli han perduta la luce per conoscere l’Esistenza di Dio, come la conoscono tutte le Nazioni, si persuadano non esser ciò argomento che non vi sia Dio, ma che la loro ignoranza è un giusto castigo della [p. 40 modifica]loro dissolutezza, ed ostinazione, in aver voluto immergersi nel fango de’ vizj a dispetto de’ lumi Divini, che gli esortavano a fuggirli.

Non può dunque negarsi che vi sia un Dio Prima cagione e Creatore del tutto. E se Dio è Prima Cagione del tutto, è ancora Immenso, e presente a tutto in ogni luogo, ed in ogni tempo; perché essendo Egli Prima Cagione di tutte le cose, non solo ha dovuto crearle, ma deve ancora continuamente ed attualmente lor comunicare l’essere per conservarle; poiché la conservazione è una continua creazione, come dicono comunemente i Teologi; altrimenti tutte le creature finirebbero d’essere. Di più, s’è Prima Cagione, dobbiamo ancora confessarlo sommamente Intelligente; altrimenti non avrebbe potuto comunicare all’Uomo l’intelligenza che l’Uomo possiede, non potendo essere nell’effetto alcuna perfezione, la quale non sia prima nella Causa. Oltreché [p. 41 modifica]l’ordine di tutte le parti di questo Mondo ben fan conoscere ch’è stato disposto da una Mente d’infinita sapienza, mentre gli Uomini con tutta la loro arte ed ingegno non possono giungere a fare ciò che fa la Natura. Chi mai è giunto a formare un fiore che odora, una formica che cammina, un ape che vola?

Di più, se Dio è Prima Cagione, è anche Indipendente; e s’Egli è Indipendente, è ancora Eterno, giacché non potendo essère stato dal nulla, nè avendo avuto l’essere da altri, nè potendo esser distrutto da altra potenza superiore, perchè Egli è Onnipotente, necessariamente deve essere Eterno senza principio, e fenza fine. Di più, se è Indipendente, e da sè, è ancora Infinito in tutte le perfezioni, poiché non ha potuto esservi chi gli abbia posta limitazione; Sicché Egli è d’infinita Sapienza, d’infinita Potenza, d’infinita Bontà, d’infinita Giustizia. E se è Infinito, ed ha [p. 42 modifica]tutte le perfezioni, è necessariamente Uno, perchè se vi fossero più Dei, niun di loro farebbe in tutto perfetto, mentre la perfezione dell’uno mancarebbe all’altro: sicchè niun di loro avrebbe infinita potenza, giacché non potrebbe l’uno distruggere ciò ch’e dispone l’altro: nè infinita sapienza, non sapendo l’uno quel che pensa l’altro. In somma essendo Dio Bene Infinito, è Incomprensibile. Quindi ognun vede, quanto sia grande l’ingiustizia che gli fanno coloro, i quali perchè non possono giungere a comprenderlo, lo negano. Questo Dio, dicono alcuni sciaurati, come vogliamo crederlo, se non l’arriviamo la comprendere? Oh Dio, e come mai le nostre menti che sono così limitate e finite, possono comprendere un Bene Infinito! Non arriviamo noi a comprendere neppur la Natura di un moschino, o d’un fiore, e poi vogliamo comprendere un Dio! Se noi lo comprendessimo, o non sarebbe Dio [p. 43 modifica]quel Bene Infinito qual’è, o noi saressimo Dio.

Sì che v’è Dio. Est Deus in Israel. E mentre al presente quest’infelici ed ingrati Increduli non vogliono soggettarsi alle di Lui sante leggi, e perciò lo negano, ben lo riconosceranno, allorché saran giunti all’Eternità, dove l’avranno Punitore eterno così delle loro scelleraggini, come della loro ingiusta Incredulità.