Della nobiltà et dell'eccellenza delle donne et de' gravissimi diffetti degli Huomini/Prima Parte/Della natura, & essenza del Donnesco sesso. Cap. I.I.I.
| Questo testo è completo. |
| ◄ | Prima Parte - Delle cause, dalle quali dipendono le Donne. Cap. II. | Prima Parte - Delle ragioni tratte dalle nobili operationi, & dei detti degli huomini verso le Donne. Cap. IV. | ► |
Della natura, & eß(ss)enza del Donnesco sesso.
Cap. I.I.I.
E perche se commune è la natura
Se non son le sostanze variate?
Con quel che segue, volendo ella mostrare, che si contengono sotto vna medesima spetie. ma io già non assentisco à questa opinione. ma dico, che non è inconveniente, che sotto vna medesima spetie sieno anime quanto alla lor creatione più nobili, & eccellenti dell'altre, come lasciò scritto il Maestro delle sentenze nel lib. 2. alla distintione 32. la qual cosa essendo, si come è, io direi che l'anime delle donne fossero nella lor produttione vie più nobili di quelle de gli huomini; si come da gli effetti, & dalla bellezza del corpo si può vedere. che le anime sieno tra lor diverse lo conoscono etiandio i Poeti inspirati dal furor proprio, che loro fa rivelare i più alti, & reconditi secreti della suprema Bontà, & della natura. laqual cosa mostrò Remigio Fiorentino ne' suoi sonetti con tai parole.
Tra le belle alme, ch'à far vive intese
Son di natura le belle opre, e rare
A dar vita à le membra e belle, e care
De la mia donna la più bella scese
Che le anime delle donne habbino vna eccellenza, che non hanno quelle degli huomini, lo manifesta il Guarino in alcune sue stanze dicendo.
Ne le vostre pure alme un raggio splende
Di quel Sol, che nel Cielo arde i beati,
Onde nasce l'ardor, che da voi scende
Nè così in sì bel foco ad arder nati.
Questo è quel, che v'adorna, e quel ch'accende
Le faville d'amor ne' lumi amati,
E questa è la cagion di quei sospiri
Ch'esalan gl'amorosi alti desiri.
Et non solamente il Guarino, & Remigio Fiorentino, ma tutti gli altri Poeti sono stati di questa verità capaci. Come fù Bernardino Tomitano in vn suo sonetto, nel quale egli fà manifesto, che dall'eterno Motore sono à noi alcuna volta concesse creature di anima, & di corpo più degne dicendo.
Quel che con infinito alto governo
E con immensa providenza, & arte
Sua mirabil virtute à noi comparte
Santo, saggio, divin Motore eterno,
Vi diede à questa età, perche l'interno
Vostro valor Lucretia in mille carte
Per voi rimbombi, e viva à parte, à parte
Tutto quel, ch'è di voi chiaro, e superno.
Et anchor à noi lo fece manifesto il Padre Angelo Grillo in questi versi.
Ahi chi la più bella alma
Da le più belle membra à patir sforza,
E in un sol lume ogni mio lume ammorza?
Ahi del Ciel, di natura ultima possa
Sarete adunque voi nud'ombra, & ossa?
Possono adunque l'anime del donnesco sesso essere più nobili, e più pregiate nella lor creatione di quelle de gli huomini: nondimeno, se noi vorremo ragionare secondo l'openione più commune, diremo, che tanto sono nobili le anime delle donne, come quelle de gli huomini. la quale opinione è in tutto falsa, & questo si farà à tutti manifesto, se si considrerà con animo non punto appassionato Corpo della dŏ(n)na più eccellente de' Maschi. l'altra parte, ch'è il corpo: percioche dalla eccellenza del corpo si conosce etiandio la nobiltà dell'anima, essendo egli di tal figura, & beltà ornato dalla stessa anima, quæ parat sibi tale corpus. che il corpo delle donne sia più nobile, & più degno di quello de' maschi ce lo dimostra la delicatezza, & la propria complessione, ò temperata natura sua, & la bellezza; anchor che la bellezza sia vna gratia, ò splendore resultante dall'anima, & dal corpo: percioche la beltà senza dubbio Bellezza che cosa sia. è un raggio, & un lume dell'anima, che informa quel corpo, in cui ella si ritrova, si come lasciò scritto il saggio Plotino, seguitando però in questo Platone, con tali parole. Exemplar pluchritudinis naturalis est ratio quædam in anima pulchrior, a qua profluit pulchritudo. Et Marsilio Ficino nelle sue Epistole cosi dice. Pulchritudo corporis non in vmbra materiæ, sed in luce, & gratia formæ Et che cosa è la forma del corpo, se non l'anima? ma più chiaramente ci hanno insegnato questa cosa li leggiadrissimi Poeti, che hanno mostrato, che l'anima splĕ(n)de fuori del corpo, come fanno i raggi del Sole fuori di vn purissimo vetro: & quanto è più bella la donna, tanto più affermano, che l'anima di lei rende in quel tal corpo gratia, & leggiadria. mostrò questo il Petrarca in mille luoghi, et spetialmente parlando de gli occhi, anzi de' duoi chiari soli di Madonna Laura dicendo.
Gentil mia donna, i veggio
Nel volger de' vostri occhi un dolce lume,
Che mi mostra la via, ch'al Ciel conduce.
Et Francesco Ranieri in vn suo sonetto.
Se da' begli occhi vostri, in cui si mira
Tutto il bel, che può far natura, & arte.
Et in vn'altro dice.
Alma leggiadra in sottil velo involta,
Che come in vetro chiuso auro splendevi.
Et il Tasso ne' suoi sonetti cosi manifesta questo.
Alma leggiadra, il cui splendor traluce,
Qual Sol per nubi, dal suo vago velo.
Ove egli mostra, che l'alma risplende fuori per vn leggiadro, e ben composto corpo, à quel modo, che fà il Sole da sottili nubi velato. è adunque causa, & origine l'anima della beltà del corpo, si come habbiamo dimostrato, & non solamente è l'anima cagione: ma se andiamo con l'ingegno più oltre, vedremmo, che Dio, le Stelle, il Cielo, la Natura, Amore, & gli Elementi sono di lei principio, & fonte. che dipenda dalla superna luce, la bellezza; nido delle gratie, & de gli amori, dimostrano i Platonici affermando, ch'ella è vna imagine della bellezza divina Alla bellezza concorrono tutte le cose del Mondo. dicendo. Pulchritudo externa est divinæ pulchritudinis imago. Et Dionisio Areopagita lasciò scritte queste parole. Per participationem causæ primæ omnia pulchra fiunt pro cuiq(ue) modo. Ma copiosamente à noi scoprì questo Leone Hebreo nel dialogo terzo dell'amore, affermando, che la bellezza corporea è vn'ombra, & vna imagine della bellezza incorporea, che risplende ne' corpi: percioche se questa da i corpi causata fosse, ogni corpo sarebbe bello, che è cosa falsa. adunque da superiore cagione nasce la beltà, & la maestà del corpo. onde disse Giovanni Guidiccioni.
La bella, e pura luce, che in voi splende,
Quasi imagin di Dio nel sen mi desta.
Onde come buon Platonico nominò la bellezza imagine di Dio: ma più chiaramente dimostra Claudio Tolomei, ch'ella sia vna gran parte della bellezza di Dio con queste parole.
De la beltà, che Dio larga possiede
Sì vivo raggio in voi donna riluce,
Che chi degno di quelui guarda, vede
Il vero fonte de l'eterna luce.
E fà manifesto, come ben disse Dionisio Areopagita, che la somma bellezza si scuopre nelle creature, che ne sono degne, come le donne sono. questo anchor conferma Francesco Maria Molza dicendo.
Donna nel cui splendor chiaro, e divino
Di piacere à se stesso Dio propose,
Allhor che gli Emisferi ambi dispose,
E quanto hanno d'ornato, e pellegrino.
Non creò Dio bellezza; accioche spento
Sia'l fuoco in noi, che per lei desta amore,
Et in vna Canzone lodando le bellezze dell'amata donna, & in particolar de gli occhi dice.
Son gli altri vostri honori
Miracol di natura
Questo par che da Dio proprio discenda.
Cosi etiandio disse Remigio Fiorentino ne' suoi sonetti in questo modo.
Donna l'imagin son di quel sereno,
Di quel bel, di quel vago, e quel divino,
Che sol s'infonde in noi per sua bontade.
Questo dimostra ancor Bernardo Rota dicendo.
Se de l'occhio del Ciel l'alma gran luce
Quale al rio, tale al buon giova, e risplende,
Donna gentil, s'in voi sola riluce
Tutto il bel, che in se Dio vede, e possiede.
Et il Guarino nel suo Pastor Fido dice.
O donna, ò don del Cielo,
Anzi pur di colui,
Che'l tuo leggiadro velo
Fè d'ambo creator più bel di lui.
In somma non è scrittor Platonico, ò Poeta, che non affermi, che da Dio dipendi la beltà, cosa che mostra il Petrarca nella canzone, che incomincia. Poi che per mio destino, con queste parole.
Poi che Dio, e natura, & amor volse
Locar compitamente ogni virtute
In quei bei lumi, ond'io gioioso vivo.
Le Stelle, il Cielo, e gli Elementi à prova
Tutte le lor arti, & ogni estrema cura
Poser nel vivo lume, in cui natura
Si specchia, e'l Sol, ch'altrove par non trova.
Oltre a ciò, che'l Cielo questa bellezza produca, in mille luoghi lo dimostra, & similmente il Bembo dicendo.
Mostrommi entro à lo spatio d'un bel volto,
E sotto un ragionar cortese, umile
Per farmi ogn'altro caro essere à vile
Amor, quanto può darne il Ciel, raccolto.
Che le stelle di ciò sieno cagione, lasciò scritto il Petrarca in vna sua canzone.
Il dì, che costei nacque eran le stelle,
Che producon fra noi felici effetti,
In luochi alti, & eletti.
L'una ver l'altra con amor converse.
Et il Tansillo in vna sua Canzone, che incomincia. Amor che alberghi, e vivi entro al mio petto, scopre il medesimo dicendo.
Ma quando mi conduce
La mente à penetrar l'alta virtude,
Che la bella alma chiude:
Parmi allor, che la bocca, e gl'occhi, e'l riso,
E i membri in Paradiso
Fatti per man degl'Angeli, e di Dio
Sien la minor cagion de l'ardor mio.
Chi potria mai narrar l'alte infinite
Gratie del Ciel, ch'à larga man vi denno
Alma real tutti i miglior pianeti?
Venere la beltà, Mercurio il senno,
E le parole, ch'à l'inferno udite
Quei, c'han pena maggior farien più lieti.
Che la Natura ci concorra lo dimostra il Petrarca in questo sonetto.
In qual parte del Cielo, in qual Idea
Era l'eß(ss)empio, onde Natura tolse
Quel bel viso leggiadro, in ch'ella volse
Mostrar qua giù quanto la sù potea.
Et finalmente, che Amore sia origine, & principio della bellezza, lo manifesta l'istesso Autore in questo sonetto.
Onde tolse Amor l'oro, e di qual vena
Per far due treccie bionde; e'n quali spine,
Colse le rose, e'n qual piaggia le brine
Tenere, e fresche: e diè lor polso, e lena?
Onde le perle, in ch'ei frange, & affrena
Dolci parole honeste, & pellegrine?
Onde tante bellezze, e sì divine
Di quella fronte più, che'l Ciel serena?
Da quali Angeli moß(ss)e, e da qual spera
Quel celeste cantar, che mi disface
Si che m'avanza homai da disfar poco?
Di qual sol nacque l'alma luce, altera
Di que' begli occhi, ond'io hò guerra, e pace,
Chi mi cuocono il core in ghiaccio, e'n foco?
A cagionare adunque questo ricco thesoro, & pregio della bellezza si ricercano tutte le parti del mondo più eccellenti, & nobili, come Dio, Stelle, Natura, Elementi, & Amore, che è vn ministro, che piglia da i corpi misti, & da gli altri ogni sorte di perfettione, & eccellenza. Onde il Tasso ne' suoi sonetti conclude, che nella bellezza vi sia tutto il bel del mondo con tai parole.
Bella Signora nel tuo vago volto
Si vede lo splendor del Paradiso,
Sì che qual'hora il mio pensier v'affiso
Parmi vedere il ben tutto raccolto.
Se le donne adunque sono più belle de gli huomini, che per lo più rozzi, & mal composti si vedono, chi negherà giamai, che quelle non sieno più singolari de' maschi? niuno à giudicio mio. Onde si può dire, che la bellezza nella dŏ(n)na sia vn meraviglioso spettacolo, & vn miracolo riguardevole, che mai non sia a pieno honorato, et inchinato da gli huomini. ma voglio che passiamo più ină(n)zi, & che mostriamo, che gli huomini sono obligati, & sforzati ad amar le donne, & che le donne non sono tenute à riamarli, se non per semplice cortesia: & oltre à questo voglio, che dimostriamo, Gli huomini sono sforzati di amar le Donne che la beltà delle donne sia cagione, che gli huomini, che temperati sono, s'inalzino per mezzo di quella, e delle altre creature alla cognitione, & alla contemplatione della divina Essenza. da queste cose tutte saranno pur vinti, & superati gli ostinati Tiranni delle donne, i quali ogni giorno più insolentemente calpestano le dignità loro; che la piacevolezza, & la leggiadria de' delicati volti sforzi, & costringa a lor dispetto ad amarle è cosa chiarissima, & però questo à me sarà leggierissima impresa; percioche se il bello è di sua natura amabile, overo degno di essere amato, come racconta Marsilio Ficino nel convivio di Platone Bellezza che cosa sia. con tai parole. Pulchritudo est quidam splendit humanas ad se rapiens animam, aut amabilis sua natura. Sarà necessitato l'huomo ad amar le cose belle: ma che più belle cose ornano il mondo delle donne? niuna in vero, niuna, come ben dicono tutti questi nostri contrarij, che affermano lampeggiar ne' lor leggiadri volti la gratia, e lo splendor del Paradiso, & da questa beltà sono sforzati ad amar quelle: ma non già elle sono tenute ad amar gli huomini: perche il men bello, ò il brutto, non è per sua natura degno di esser amato. ma brutti sono tutti gli huomini à comparatione dico delle donne; non sono adunque quelli degni di essere riamati da loro, se non per la sua cortese, & benigna natura; alle quali talhora par discortesia à non amar qualche poco l'huomo amante. Cessino adunque le querele, i lamenti, i sospiri, & le esclamationi de gli huomini, che vogliono al dispetto del mondo essere riamati dalle donne, chiamandole crudeli, ingrate, & empie: cosa da muover le risa, delle quali cose si veggono pieni tutti i libri Poetici. La beltà delle Dŏ(n)ne guida l'huomo alla contemplatione di Dio. Che la beltà delle donne guidi alla cognitione di Dio, & alle superne intelligenze, & dimostri la via di andare al Cielo, lo manifesta il Petrarca dicendo, che nel moto de gli occhi di Madonna Laura vedeva vn lume, che li mostrava la via del Cielo, & poi soggiunge.
E per lungo costume
Dentro la dove sol con amor seggio,
Quasi visibilmente il cor traluce,
Questa è la vista, ch'al ben far m'induce,
E che mi scorge a glorioso fine:
Questa sola dal volgo m'allontana.
Et più sotto.
Io penso se la suso,
Onde il Motore eterno delle stelle
Degnò mostrar del suo lavoro in terra
Son l'altre opre sì belle,
Aprasi la prigione, ov'io son chiuso
Dalle quali parole si comprende che diceva il Petrarca tra se, in questo modo. Se questa vnica bellezza, ch'io scopro ne' sfavillanti, & gratiosi lumi di Madonna Laura è tanto degna, & riguardevole, che deve poi essere quella, che è in Cielo? onde ciò considerando, egli desiava la morte. Et in vno suo sonetto ringratia la fortuna, e Dio, che lo hà fatto degno di veder Laura, per mezzo della quale egli s'inviava al sommo bene dicendo.
Da lei ci vien l'amoroso pensiero,
Che mentre il segui al sommo ben t'invia,
Poco prezzando quel, ch'ogn'huom desia.
Da lei vien l'animosa leggiadria,
Che al Ciel ti scorge per destro sentiero.
Et in vn'altro.
Lei ne ringratio, e'l suo alto consiglio,
Che co'l bel viso, e co' soavi sdegni
Fecemi ardendo pensar mia salute.
Et poco doppo dice.
Quel sol, che mi mostrava il camin destro
Di gire al Ciel con gloriosi passi.
Et Dante in vna sua ballata dice, che guardando il viso à Madonna diverrà beato à guisa d'Angelo.
Poi che satiar non posso gli occhi miei
Di guardare à Madonna il suo bel vi
Mirerol tanto fiso,
Ch'io diverrò beato lei guardando
A guisa d'angel, che di sua natura
Stando su in altura
Divien beato sol vedendo Dio:
Cosi eß(ss)endo humana creatura
Guardando la figura
Di questa donna, che tene il cor mio
Potria beato divenir quì io.
Et il Caro parlando con Amore in vna sua Canzone dice.
Chi ne guida qua giù, chi n'erge al Cielo?
Poi ch'ambi i nostri poli
Atra nebbia c'involi
Con queste scorte Amor di zelo, in zelo.
D'vna in altra chiarezza
Ne conduce à mirar l'eterno Sole;
Cosi mortal bellezza,
Che da lui viene, à lui par che ci deste:
Cosi lume celeste,
Che di la sù deriva, quì si cole,
Hor chi s'inalza, e chi d'alto ci scorge
Se'l nostro amato sol lume non porge.
Et in vn sonetto suo si legge.
Ben veggio come spira, e come luce,
Che con la rimembranza, e col desio
De suoi begli occhi, e del suo dolce riso
Il mio pensier tanto alto si conduce,
Che le s'appressa, e scorge nel bel viso
La chiarezza de gli Angeli, e di Dio.
O nobil Donna, ò mio lucente sole,
Scala da gir al Ciel salda, e sicura,
Sol de la vita mia dolce sostegno:
Per altro non vi diè l'alma natura
Rare virtù, bellezze uniche, e sole
Se non per arricchire il mondo indegno,
E mostrarne un disegno
De la bellezza angelica, e divina.
Et il Molza ne' suoi sonetti mostra il simile. & il Guidiccioni in vn suo bellissimo sonetto dice l'istesso. ma io ve ne porterò solamente tre rime.
E'l fa perche la mente oltre passando
D'una in altra sembianza à Dio s'unisca
Non già per van disio, com'altri crede.
Et qual è quello, cosi rozzo Poeta, che non facci apertissimo, che la beltà sia vna via, & vna strada, che vi guida à diritto camino à contemplar la divina Sapienza? (anchor che il Passi, scrivendo alla cieca, ardisca di affermare, che la beltà sia cagione d'infiniti mali) ma sempre sarà cagione di bene se però sarà guardata, come bisogna, con dritto occhio lontano da pensieri lascivi, & vani, come lasciò scritto il Petrarca.
Da volar sopra il Ciel gli havea dat'ali
Per le cose mortali,
Che son scala al Fattor, chi ben l'estima.
Io non solamente la chiamarei scala: ma io credo, ch'ella sia l'aurea catena d'Homero, la qual può sempre alzar le menti a Dio, & ella per niuna cagione può essere tirata in terra; percioche la bellezza, non essendo cosa terrena, ma divina, & celeste, sempre alza à Dio, da cui deriva; onde sono à nostro proposito questi versi del Petrarca.
D'una in l'altra bellezza
M'alzo mirando la cagion primiera.
Che cosi vuol dire. Io ascendo di bellezza, in bellezza, cioè di anello in anello, & mi fermo nella cagione primiera. il primo anello di questa nostra dorata catena, che scendendo dal Cielo, rapisce dolcemente le anime nostre, sarà la corporal bellezza, laquale mirata, & considerata con la mente per lo mezo de gli occhi esteriori, gode, & in lei mediocremente si diletta. ma poi vinta da somma dolcezza salisce al secondo anello, & mira, & vagheggia con gli occhi interni l'anima, che adorna di celesti eccellenze informa il bel corpo; ma non si fermando in questa seconda bellezza, ò anello, avida, & desiderosa di più viva beltà, quasi amorosa fiamma salisce al terzo anello, facendo vna comparatione tra le terrene bellezze, & le celesti, & s'inalza al Cielo, & quivi contempla gli angelici spiriti, & all'vltimo questa mente contemplante si affisa al gran Sole de gli Angeli, & del mondo; come à colui, che sostiene la catena; onde l'anima in lui godendo si fà felice, & beata. per hora non voglio dire altro di questa catena; ma forsi col tempo farò più lungo discorso. con queste ragioni io credo di havere chiaramente mostrato, che la beltà d'vn leggiadro volto, accompagnato da gratiosi sembianti guida ogni huomo alla cognitione del suo Fattore: ò che dono, ò che doti, ò che maggioranze sono queste delle donne: poiche con la lor bellezza può alzare le menti de gli huomini à Dio. chi potrà mai à pieno lodarti ricchissimo thesoro del mondo tutto? io confesso, che s'io havessi tante lingue, quante foglie vestono gli arbori nella ridente primavera, overo quanta arena è nella sterile, & infeconda Libia, io non potrei incominciar à dar principio alle tue lodi; percioche non solamente la beltà inalza à Dio le fredde menti; ma rende il più ostinato, & crudo cuore humile, & mansueto. che più? ò meraviglia, il rozzo orna di piacevoli costumi, il sciocco rende prudente, & saggio La beltà è stata cagione di poetare., & in somma tutti i Poeti hanno poetato mossi dalla beltà donnesca: onde il Petrarca nella Canzone, che incomincia. Quell'antico mio dolce empio Signore, dimostra, ch'ella fù cagione di ogni sua virtù dicendo.
Salito in qualche fama
Solo per me, che'l suo intelletto alzai;
Ov'alzato per se non fora mai.
Percioche per lodar le divine bellezze di Madonna Laura compose il suo Poema tanto dal mondo stimato, che se ella non l'havesse con la sua bellezza spinto à tanto honore, sarebbe stato, come dice Amore nell'istessa Canzone.
C'hor saria forse un roco
Mormorator di corte, un'huom del vulgo.
Et Speron Speroni confessa, che i Poeti hanno dalle donne la voce, & l'intelletto dicendo.
Ch'io vi veda adunar la bella schiera
Di tutte queste vostre amate Dive,
Che danno à poetar voce, e'ntelletto.
Et l'istesso hanno fatto gli altri Poeti, i quali erano tenuti à lodar, & inchiare la Donnesca beltà: & però vivono, anchor che morti. in somma vn bel volto ha vinto i più superbi, & orgogliosi Regi del mondo, & i più scientiati, & ornati di lettere, che habbino insegnato le cagioni delle cose. Onde il Tasso disse nel Torrismondo queste parole, dimostrando la maestà, & la grandezza di questo dono.
questa bellezza
Proprio ben, propria dote, e proprio dono
È delle donne ò figlia, e propria laude,
Et agguagliam, anzi vinciam con questa
Ricchi, saggi, facondi, industri, e forti,
E vittorie, e trionfi, e spoglie e palme,
Le nostre sono, e son più care, e belle,
E maggiori di quelle, onde si vanta
L'huom, che di sangue è tinto, e d'ira colmo.
O come egli hà mostrato in queste poche parole le maravigliose operationi della bellezza, che han domato non solo l'alterezza de gli huomini, ma anco de gli Dei de gli antichi. io vorrei pur alzarti, & lodarti: ma mi mancano le parole, & quanto più spiego l'ali de miei troppo arditi pensieri, tanto più ce ne restano: onde io dirò col Petrarca.
Tacer non poß(ss)o, e temo non adopre
Contrario effetto la mia lingua al core,
Che vorria far honore
A la sua donna, che dal Ciel n'ascolta,
Come poss'io, se non m'insegna Amore
Con parole mortali agguagliar l'opre
Divine.
Et ben posso dire, ch'io scemo sue lodi parlando. onde è meglio, ch'io taccia, & ch'io l'inchini, tra me stessa stupida la vaggheggi, & l'adori come il medesimo dice.
L'adoro, e inchino come cosa santa.
Concluderemo adunque, che le Donne essendo più belle de gli huomini, sieno altresi più nobili di quelli, per diverse ragioni; prima perche in vn fiorito, & delicato volto si scorge la potenza del fattore, & oltre à ciò alza le menti alla divina Bontà. ella è per sua natura amabile, et allettatrice d'ogni cuore, ancor che rigido, & aspro. & finalmente è il bello ornato, & pieno di bontà, essendo la bellezza vn raggio, & vno splendore della bontà, come dice Marsilio Ficino. Omne enim pulchrum est bonum Et cosi dice Speusippo, & Plotino. & è cosa chiara appresso d'ognuno, che rare volte vna pessima anima habita in vn gratioso, & leggiadro corpo. onde la natura, conoscendo la perfettione del sesso feminile, produce più copia di donne, che di huomini, come quella, che sempre, ò per lo più, genera in tutte le cose quello, che è migliore, & più perfetto. & però mi pare, che Aristotile contra ogni ragione, & etiandio contra la propria opinione, la qual'è, che natura operi ò sempre, ò per il più cose più perfette, voglia che, le donne sieno imperfette in comparatione de' maschi: anzi io direi che producendo la natura minor numero di maschi, che di donne, che gli huomini sieno men nobili di quello del più nobil sesso, non desiderando la natura di generar grande, & copiosa quantità. & questo basti della singolar natura del sesso femminile.
- Testi con annotazioni a lato
- Testi in cui è citato Modesta Pozzo
- Testi in cui è citato Pietro Lombardo
- Testi in cui è citato Remigio Fiorentino
- Testi in cui è citato Battista Guarino
- Testi in cui è citato Angelo Grillo
- Testi in cui è citato Plotino
- Testi in cui è citato Platone
- Testi in cui è citato Marsilio Ficino
- Testi in cui è citato Francesco Petrarca
- Testi in cui è citato Anton Francesco Raineri
- Testi in cui è citato Torquato Tasso
- Testi in cui è citato Dionigi l'Areopagita
- Testi in cui è citato Leone Ebreo
- Testi in cui è citato Giovanni Guidiccioni
- Testi in cui è citato Claudio Tolomei
- Testi in cui è citato Francesco Maria Molza
- Testi in cui è citato Celio Magno
- Testi in cui è citato Berardino Rota
- Testi in cui è citato il testo Il pastor fido
- Testi in cui è citato Pietro Bembo
- Testi in cui è citato Luigi Tansillo
- Testi in cui è citato Dante Alighieri
- Testi in cui è citato Annibale Caro
- Testi in cui è citato Bernardo Tasso
- Testi in cui è citato Giuseppe Passi
- Testi in cui è citato Omero
- Testi in cui è citato Sperone Speroni
- Testi in cui è citato Speusippo
- Testi in cui è citato Aristotele
- Testi SAL 75%