Delle notti/Ventunesima Notte

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Ventunesima Notte

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Edward Young - Delle notti (1745)
Traduzione dall'inglese di Giuseppe Bottoni (1770)
Ventunesima Notte
Ventesima Notte Ventiduesima Notte
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XXI. N O T T E.


I Cieli . Pluralità dei Mondi .


ARGOMENTO.



Col più Jiobile vigore di poetica fantasia spie-* gasi in questo Canto il ricévuto sistema de 9 Pianeti abitati , e la pressoché infinita moltiplicazione degli esseri capaci di lodare ld~* dio, e diretti da varj ordini della sua Provvidenza: proponendosi sotto leggiadrissiine immagini quanto la schiarila Fisica ha congetturato su questa celebre ipotesi, e traer*dosene nuovi argomenti per ammirare ia grandezza di Dio

 
Olì quanto è grande Iddio ! Quanto è possente
L'esser, che penetrar 'fa della luce
1j opache masse de 7 celesti globi ,
Che il tutto luminoso un dì compose
5Della Natura, e che qual ricca gemma
Del suo trono alla base appese il mondo !
Che spazio immenso! Da una fissa stella »
Lascia un peso cader : e quanti mai
Secoli scorreran pria* eh* egli giunga
10A questa terra ! Ove comincia adunque
Edilizio sì vasto, ed ove ha fine?
Ove sorgono mai l'ultime mura,
Che del nulla radendo i cupi abissi,
Chiudono in sen degli esseri il soggiorna?
15Dello spazio a qual punto il piè ritenne
Il Creator, e del suo piano a' segni
Die fine, e la sua lance alfin depose?
E qual è il loco, che alle cose tutte
Già create precede , in cui , cessando
20Di pesar mondi, e misurar gli spazj
Dell'infinito, ei la colónna altera

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Alzò, ch’i; meta alle create cose?
Agli spirti celesti in Quello ei disse:
10 qui m 9 arresto, e questo io pongo adesso
25Termine alV opra mia . Del mio volere
Ogni pane eseguii . Tutto è compiuto
Quanto volli crear. Spirti, che avete
Dono cV intelligenza, esseri a cui
Aura infusi vitale esseri privi
30-D* ogni senso, che in moto io posi, o volli
In riposo costante: a me, che sono •
L’unico vostro autor, inni cantate.
O notte, il cui splendor placido e puro
Sol di luce gentil lumeggia il quadro
35Dell’universo: o tu, che a noi dischiudi
Dell’emisfero nostro ogni tesoro
Coir argentea tua chiave, e fai che vegga
L’uomo un mondo novelj che a* nostri sguardi
Svegli quegl’infiniti ardenti globi,
40Che nel giorno celò l’astro geloso
Del meriggio Signor: non puoi svelarmi
Nell’ultima distanza il Re possente,
Che innanzi al trono suo queste sì altere
Maraviglie spiegò? Lo cerca il mio
45Cigliò smarrito nel tuo sen profondo,
Come limpido rio cerca e sospira
Cerva, che il cacciator stanca ridusse
In deserto spazioso . Ah possa un raggio
Del magnifico Dio, .che l’alma adora,
50Scorgere almen! Deh dimmi, o notte amica y
Ov’ei tien la sua carte, ove fiammeggia
11 suo trono di fuoco? Ah tu lo sai,
Che vicina gli sei» A me fan noto
Pagine sacre, che il tuo velo oscuro
55Il suo fulgido trono al ciglio asconde»
V ha tra le stelle, che ti fan corona,
Di cui taluna ha così vasto il giro,
Così rapido il voi, che nel suo corso
In quel Nume s’incontri? O voi d’Atlante
60Figlie, e vói stelle, che d’Arturo il carro

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Igneo traete, e tu, lucido Orione,
Di più vive pupille in ciel dotato,
E voi,, che Tuoni sull’ocean smarrito
Astri amici guidate, e che dal seno
65Delle tempeste il riducete in porto,
Ditemi voi per qual sentiero il corso
Debbo spiegar per discuoprir la reggia
Di chi Tesser mi die; ma invan le notti
10 veglio, invan co’ voti miei le stanco
70Perchè svelino a me del lor Monarca
11 segreto, che mai tradir non sanilo.
1/ universo, ch’io miro, è P opra sola,
Ch’egli produsse? Ovver da me lontano
Lospazio fecondò sol con un soffio?
75Tratto ha forse dal nulla altri infiniti
Mondi, e se stesso pose in mezzo ad essi
Come Sole centrai, che co? suoi raggi
Tutti gP investe benché varj, e tutti
Ondeggianti li mira a se d’intorno
80Coni’ atomi- ravvolti entro il gran fiume
Della sua luce, e che ridotti vede
.Alla prima del nulla oscura notte,
S’egli n’arresta i luminosi ordigni?
Svegliasi nel mio sen desìo di giungere
85Degli esseri alla meta * Ergermi io voglio
Di sfera in sfera, e la raggiante scala
Scorrer, che mi presenta «rada notte.
Questa s’abbassa al Tuoni perdi’ ei v’ascenda
Io non ho più dubbiezze, io m’abbandono
90Al mio pensier. SulPali sue di fuoco
M’ergo, e da questa terra ora mi lancio
Come da segno, onde il mio voi si parte
Come veloce ascendo! E come angusta
Miro la terra, che da me va lungi!
95La luna io trapassai, gli azzurri veli
Io già tocco del ciel, già li trascorro,
Ed entro poi ne’ più remoti spazj.
L’astronomico ciglio ancor qua giunge
E qua s’arresta il suo veder, che in cielo

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100Tubo niaraviglioso ancor più estende. l "
Chiedo ad ogni pianeta, in cui m’iaoontro,
Arrestando il mio voi, chi gli diè moto,
Chi splendente lo f e? Dal vasto anello
Di Saturno, ove mille a questa eguali
105Terre sarieno al ciglio afifat ignote,
Coli’ audace cometa ancor più ardito
Spiego il mio volo, e giungo alnn con lei
Tra que’ primarj, e maestosi soli,
Ch’ardon di propria luce, infondon vita
110Air universo tutto * Ed or che miro?
Immenso vuota, ove ogni passo incontra
Infuocate sorgenti, e globi asiai
Più vasti ancor, da cui vengon segnate
Orbite più sublimi. Ancor m’inoltro.
115È senza dubbio queito il primo ingresso
Del palagio, che in cielo abita LI Nume. •
Folle, che dissi? Una magion più eccelsa
Occupa quegli: io son sul suolo ancora .
Ma dove siede mai l’alto Architetto,
120Che fabbrica si altera erse per nido
D’un insetto, dell’uoin? Dunque s’arresti
Adesso il passo, e respiriamo alquanto, .
S’arrestarsi qui puote uman pensiero .
Ove son’io?. Dov’è la terra? E dove,
125O Sol, sei tu? Quanto ristretto è il cerchio
Da te segnato! Io sulla vetta estrema
I>ella natura or sono. Il ciglio mio
Tutta la signoreggia. A mille a mille
Io veggio tratti in giro e cieli-, e mondi
130Sotto al mio pie quai luminosi punti .
Ma segiunii sì lungi, e lidi io premo
Così nuovi per me; può nel mio seno
Tacer la brama di saper quai genti
Sien cittadine di region sì varia
135Da quella ch’io lasciai? Nè so che a questa
Approdasse finora altro vivente.
 „ O voi, che siete dal mio tristo albergo
In tal distanza, che del Sole stesso

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n Al più rapido raggio un secol fora
140,, Pòco per traversarla: errante io vado
„ Lungi dall’elemento, u 1 vidi il giorno
„ Cercando oggetti nuovi, e maraviglie 1
„ Finora ignote ali’uom* Qual parte è questa
„ Del regno immenso di quel Dio, che il tutto
145„ Alle sue leggi ha servo? Eterei spirti,
9, O motigli qui sono? E voi, che presso
„ A’ felici soggiorni i dì traete,
„ Forse colonia fin dal ciel discesa,
,„ Qredervi io deggio? Ma sia pur la vostra
150„ Natura qual si vuol 5 vita ben varia
„ Dalla vita dell’uom menar dovete, . ...
3, Altro linguaggio aver, altri pensieri.
„ Qua»to varjie son mai l’opre deb Nume?
„ Ma, ditemi, quai son le vostre idee?
1553, Trono ha qui la ragion? Regno assoluto
Gode, o si fanno a lef ribelli i sensi?
3, Se muore il suo splendore, i passi vostri
„ Altra face dirige? Ancora in questi
„ Felici regni il secol d’oro ha vita?
160„ Gli avi vostri sèrbar loro innocenza?
5, È questo il vostro fisso ultimo albergo?
9, E se in altro cangiate, in questo tratti t
3, Siete viventi, od a morir costretti?
„ E qual morte v’assai, se morte impera?
165„ Conoscete che sia morbo, e dolore?
„ Che sia Torrida guerra? Or ch’io vi pirlo
,, Dell’Europa costei lacera il serio:
„ (Ha tal nome tra noi picciolo campo,
„ Ove da folli i Re pugnano insieme. )
170„ Noi mondo, ch’io lasciai, la morte impone
„ Alla crapula usar le sorde lime
,, Di lunga etade, e quella falce, e l’asta
„ Che natura le die, più non adopra,
„ Che per ferirci ornai troppo son lente .
175„ U arte d* esterminar volle che i Rei
„ Sempre avessero in cura, e più vittorie
A lei dan questi dei suo ferro atroce*

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„ Creder potreste mai, che sulla terra
Tal Re ti fu, che veder volle estinto
1803, Il suo gregge, a cui pria tolse ogni bene 7
9, E òhe di cento e cento suoi vassalli)
Il sangue bevve in un convito solo?
Quei, che a morte vi danna, è in trono assiso?
„ Il furor d’annientar tra voi fa i Numi?
18551 O più gloria goder crede quel Duce,
Che più sangue versò? Ma forse ignoti
„ A voi son duolo, e morte j etere puro
„ Forse vi forma, e di più scelti pregi,
9, Vi fu prodigo il Cielo, e qual vi piace
190„ Nello spazio spiegate il voi, non carchi
„ Dal peso material, scevri di colpa.
Quanto lungi è dal vostro il foto umano! ■
5, Schiavo infelice è P uom di fango vile,
5, Che l’alma uccide, ed è quest’uom formato
1959, Di due sostanze, che son sempre in guerra.
Ma voi dell’uomo, o della terra udiste
£ Giammai parlari È questa terra il loco,
„ Ove racchiusi son del mondo i folli..
„ Stupida in quella è la ragione, e veste
200„ Le sembianze talor della follìa.
9, Quanto strana è per voi simile istoria,
9, Perchè ignoto v* è Tuoni! Dell’esistenza
„ Del germe uman tra voi rumor non giunse?
„ Questi non rasentò campi felici
205„ 0 d’Enoch, o d’Elia l’ignoto cocchio?
„ E Luciferi), allor che dall’olimpo
„ Precipitò, che forse urtò cadendo
5, La sfera vostra, non macchiò il candore
„ Degli eterei cristalli, in cui vivete,
210„ Nè il vostro globo almen coprì passando
3, Coli’ immensa ombra stia di breve ecclissi?
S’errato io vo moltiplicando i mondi
È sublime Terror; questo sostiene
Un’alta verità, questo ha per base
215La grandezza del Nume. E chi fia mai,
Ch’error lo provi? E limitar chi ardisca

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Di Dia l’onnipotenza l E fi a, che l’aomo
Più posta immaginar, eli e Dio produrre?
Un atomo crear, creare un monda
220È la stessa per lui. S’ei dice: Sieno:
Nascono al cenno sua mille universi •
Non condannare il mia fervido volo,
Fredda censor . Ah queste idee mi lascia,
Che mi rendon maggior, m’accendon l’alma *
225Immergersi non puote il mia pensiero
Senza fremer d’drror nel solitaria
Muta regna del nulla j ei si compiace
Di ristringerlo sempre, e por più luogi
I segni ali 1 esistenza, e crede allora
230Più gloriosa trihuto offrire al Nume.
Fiancheggia ancor l’esperienza stessa
Quest’ipotesi mia. 1/ ottiche lenti
Al ciglio uman, che ne stupì, svelaro
Esseri quasi d’invisibil mole,
235Che sarien sempre all’uom rimasi ignoti»
Ne tien dietro il pensier con passo eguale
Alla ragion, che li dimostra, e vede*»
Corrispondenti son tra loro i due
Termini del creato, e sono eguali.
240Di scender troppa a piccolezza estrema,
Od a somma grandezza ergere il volo,
No, non tema il pensier 7 s’error commetta
Di mancanza sarà, non mai d’eccesso.
Grande che pub sembrar, se Dia si mira?
245Artefice stupendo, ergersi puote,
E discender quest’alma a suo talenta *
In quella, che tu porgi immensa idea
Senza che il centro abbandonar ne possa *
Io sono è il nome tuo. Signor tu sei
250D’ogni esistenza, ed il creato -un niente
Per te riinan: per te non è che velo
Ondeggiante così come nel gìorna
Ondeggia l’atmosfera in faccia al sole»
Dimmi, Lorenzo ( or senta in me più fervida
255II mio pensier, che nell’immenso vortice

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D’onnipotenza più s’aggira, e infuocasi )
Essere non potria questo universo
Della natura tutta entro la mappa
Ciò ch’è l’anglica terra al globo intero?,
260Un luminoso punto affatto ignote,
Ed invisibil quasi entro P immenso
Cerchio dell’esistenza? Isola angusta >
Glie spazj inconcepibili, e deserti
Separano da regni assai più vasti,
265I cui popoli son del Nume a’ raggi
Più prossimi, hanno in seno alme, che il cielo
più propizio mirò, che in un istante
Son feconde di pregi, e son perfette:
Perchè quella virtù, che in lor s’annida,
270Non ha d’uopo, che giunca il tardo autunno
Di quell’età, che necessaria è all’uomo?
Ma che? Mati si stau gli esseri tutti,
Che interrogai finor? Nè fia che sorga
Dal sen della natura alcuna voce,
275Che alle ricerche mie risponda? E quale
Esser risponder può, se il mio pensiero
Credere ardì, che un mondo solo è poco?
Ma perchè in questi abissi in van m’aggiro?
Rivolgi il passo, o temerario errante
280Spirto, confessa i segni all’uomo imposti,
Nè ti Jagnar, che sicn troppo ristretti*
Forse un tutto completo in ciò che abbraccia
L’uom col ciglio non vede? AlTuom non basta
Que’ gran regni goder, che il. sole aggiorna?
285f Qual gloria il sol possiede? In quale’ immenso
Cerchio del trono suo tutto di fuoco
Questo dell’aria incomparabil Prence
Versa a torrenti i suoi fulgidi raggi
Con si rapido moto, e in tal distanza,
290Quanta correrne a voi puote il pensiero,
E con eterna fiamma egli nudrisce
I soggetti pianeti? Assai sovrasta - — •
Alla città, che fabbricò del Nilo
II fier tiranno, la solar cittade,

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295E distruggerla sol può chi l’eresse . .
Perchè aggirarsi vuol l’uman pensiero
Ove col suo splendor non giunge il Sole?
Basta per Tuoni, che un sol portento apprenda
Basta per Tuoni, che un infinito scorra, *
300E un cielo sol da meditar gli basti.
Dotti del mondo, e voi della natura
Rigidi osservatori, e voi che Torme
Calcate di Newton genj sublimi,
Scopriste ancor colui, che’ del creato
305La sommità rimira in bassa valle?
L’orbe trovaste ancor delT Esser sommo,
Del Sole universal, che sempre trae
A se gli esseri tutti? Ancor vedeste
Quai satelliti in ciel gli fan corona,
310Quali stelle al mattili pfestangli omaggio?
Ogni scienza rigetto: a lui mi guidi
Sacra religione. Un’alma fida
Alla virtù, che il suo fattore adora,
È quel dotto che il vede, e non ha. d’uopo
315Che lo guidi a quel Nume angelo, o stella
Un rispettoso amor penetra dove
Giunger non puote una ragion superba,
E va dritto a ferir l’eteree porte
Folle il saggio divien, quando sul globo
320Di natura i misteri intender vuole,
O delT esser divino entro l’abisso,
flh’è più profondo ancor, osa inoltrarsi.
Per apprender assai, per fare acquisto
Di scienza vasta Tuoni non vide il giorno:
325Per ammirar, per adorare ei nacque.
Ogni astro è tempio, ove il dovuto omaggic
Riceve Iddio., ed in ogni astro io vidi
L’are fumare, e verso il trono eccelso
Ergersi vidi i lor profumi, e intesi
330Le sfere .risuonar delle sue lodi .
Nulla e profano alT universo in seno,
E sacro luogo è la natura intera.
Come il nume stellato in cielo infiamma

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Il polo tutto co 1 -suoi raggi ardenti,
335Schiusi tutti i pensier dell’alma mia,
E con prodiga destra ogni tesoro
Che in Parnasso si trova in ciel versai
Nè la mia musa or. sa, se maraviglia
Sentir debba maggior per ciò che finse,
340O pel vero die vide . Indietro adesso
Volgiamo il ciglio,, <*d in un guardo solo
Ritorniamo a mirar tutti gli oggetti,
Che ne’ campi notturni io già trascorsi
Con qual trasporto Tuoni, che li raccoglie
345Tutti nel suo pensier, confuso, e al suolo
Per rispetto cachilo, esclamar debbe:
M Quai di mondi ammassati immensi gruppi
Di risplendenti globi or’è sì folto
„ Stuolo d’abitatori! Oh quai sistemi
350Quai vie! Qual genitore! E qual famigliai
A un fragile mortai, che ardì finora
Qnesta del tuo poter languida immaga
Pingere, o Padre universa!, perdona.