Gli sposi promessi/Tomo II/Capitolo VII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Tomo II
Capitolo VII

../Capitolo VI ../Capitolo VIII IncludiIntestazione 13 febbraio 2021 100% Romanzi

Tomo II - Capitolo VI Tomo II - Capitolo VIII

[p. 261 modifica]



Cap. VII.




Come una troppa 1 di segugi, dopo aver tracciata invano una lepre, ritorna sbaldanzita 2 con le code pendenti, verso il padrone, paventosa di lui, ma pronta ad abbajare e a ringhiare per dispetto contra 3 ogni altro in cui si abbatta per via; 4 così in quella notte romorosa tornavano gli scherani con gli artigli vuoti al castello di Don Rodrigo; dove 5 convien tornare a noi pure, messa in salvo alla meglio la bella fera che quel birbone inseguiva. Don Rodrigo passeggiava inquieto, aspettando il ritorno dei suoi bravi, aprendo 6 di tempo in tempo la finestra, e guardando al lume della luna, e tendendo l’orecchio. 7 Fremeva d’impazienza, 8 che la spedizione tornasse, ma in questa impazienza misto al desiderio v’era anche 9 un po’ di terrore; perché questa era la più grossa che Don Rodrigo avesse fatta fino allora! 10 Se, allo sparire di Lucia, il rapitore fosse stato conosciuto, se la fama ne fosse giunta a Milano, 11 l’affare poteva essere serio: il governatore avrebbe potuto pubblicare un bando contra il rapitore, 12 come accadeva talvolta in simili casi, promettendo un premio a chi lo desse vivo o morto nelle mani della giustizia. Veramente Don Rodrigo 13 aveva veduto [p. 262 modifica]passeggiare14 sicuramente più d’uno colpito da un tal bando; e sapeva d’aver egli pure i mezzi di questa sicurezza; perché cinto da scherani, e temuto com’era,15 nessuno avrebbe voluto per un premio torsi un’impresa come quella di attaccarlo, e porre la vita a certissimo pericolo: pure16 un bando era almeno una seccatura forte.

Dall’altra parte pensava egli che, essendo gli offesi povera gente, nessuno si sarebbe curato di prendere impegno per essi... Ma c’era di mezzo quel benedetto frate (17 Don Rodrigo non diceva veramente — benedetto —) quel frate che era un brigante, un ficcanaso, uno che si dilettava d’impacciarsi nei fatti altrui, e che avrebbe potuto trovare appoggi, far comparire le cose... Ma anche pel frate v’erano rimedj e si poteva combatterlo con le stesse sue armi d’impegni, e di brighe.18 — Quel che importa per ora, — continuava Don Rodrigo, — è che19 il Griso faccia il suo dovere, e che questa smorfietta non mi faccia uno scandalo, che levi20 a romore21 il paese. Diavolo! Ho avuto un pensiero molto ardito; ma quel che è fatto è fatto, e non mi voglio ora ritirare, per bacco! Non voglio? non posso: coraggio, coraggio, Don Rodrigo! bisogna ammansarla con le buone. La madre?... eh quando vedrà dei bei denari lampanti... e poi osi un po’ far chiasso: vorrei vedere!... il parroco non fiaterà... ha già avuto una bella paura, ed ora sarebbe anch’egli in colpa... eh, già colui è un birbone, che farebbe di tutto per salvare la pelle... 22 Non vengono costoro?...23 Sta a vedere che si saranno ubbriacati... No no, il Griso24 non è un ragazzo, e avrà condotte le cose con giudizio:25 non è mica una bagattella... non vorrei che me la malmenasse: non è avvezzo a spedizioni di questa sorte: ha sempre avuto che fare con uomini... basta gli ho fatta una buona ammonizione. Stà... per bacco è la mia gente... — Cosí pensando, corse alla finestra, e vide i segugj venir quatti quatti, col Griso alla testa: tese l’occhio, per distinguere fra essi la lepre, ma la lepre non v’era.

— Diavolo!... diavolo! diavolo! Il Griso me ne darà conto. — [p. 263 modifica]

26Aperta ai bravi la porta dal loro compagno che vi stava a guardia, ed entrati e andati a riposare, com’era giusto, perché il riposo è dovuto alla fatica tollerata, non all’effetto ottenuto, il Griso, come portava 27la sua carica, che in quel momento nessuno degli altri gli invidiava, salì in fretta a render conto a Don Rodrigo.

«Ebbene?» disse tosto questi dispettoso. — «ebbene? signor bravo, signor capitano, signor 28spaccone...»

«È dura,» rispose il Griso con rispetto, ma 29non senza rancore, «è dura di sentir rimproveri dopo aver faticato fedelmente, 30e cercato di fare il suo dovere...»

«Ma dunque?...»

Il Griso si fece da capo, e raccontò tutti i preparativi, come la spedizione era ben condotta, e come la casa fu trovata vuota, e come sonò a stormo senza ch’egli potesse ben saperne il perché, e come si era tornati senza aver fatto nulla, ma senza aver lasciato traccia.

«Mancomale» rispose Don Rodrigo; e si posero a far congetture 31senza potersi fermare ad una che li contentasse. «Basta,» 32conchiuse Don Rodrigo: «domani piglia informazioni; sarà meglio che mandi uno dei contadini fidati, nella bettola più vicina alla Chiesa di Lucia, 33tanto che domani io 34vegga la cosa chiara.» Così congedò il Griso che andò anch’egli a 35dormire.

Dormi, 36povero Griso, dormi che tu devi 37averne bisogno. Povero Griso! Correre qua e là tutto il giorno, stare all’agguato, 38dirigere una mano di zotici mal disciplinati, pigliar sopra di te tutto il pensiero, e tanta parte della fatica; porti a rischio di aver qualche nuovo disparere con la giustizia, e di veder questa volta messo a prezzo 39il tuo capo, per rapto di donna honesta; stare al caldo e al gelo; e poi, e poi raccogliere rimbrotti. Ma tu non cominci oggi a vivere, e devi sapere che il mondo è tristo, che gli uomini sono ingrati. 40Va a riposarti, povero Griso: 41un giorno poi, quando ti porrai a letto per morire, se a letto morrai, forse questa giornata ti verrà in mente; forse il pensiero di non aver [p. 264 modifica]42potuto oggi farti onore, e di essere stato sgridato per ricompensa, sarà quello che ti darà meno di gravezza. Ma non pensare ora a questo, perché forse non dormiresti.

43All’aurora il Griso fu in campo, 44tutto desideroso di 45venire in chiaro di ciò che fosse avvenuto di Lucia, per 46soddisfare alla curiosità del padrone e alla sua propria, e per 47avvisare i mezzi di riparare alla mala riuscita del giorno antecedente. Non era la sola vanità né il dispetto che stimolavano il Griso; ma v’entrava 48la riconoscenza per Don Rodrigo, che lo aveva posto e lo teneva sotto le sue ali in salvo dalla giustizia, e che gli dava facoltà di 49camminare francamente, e di farsi temere; da questa riconoscenza era nato nel suo cuore un affetto, un attaccamento 50per Don Rodrigo, che i rimproveri e le asprezze di questo potevano affliggere, ma non distruggere; 51né rendere inoperoso. 52Scelse adunque il Griso gli uomini più opportuni a raccogliere notizie, e gli spedì attorno, ed egli stesso andò, 53per ispiare schiarimenti sui 54fatti misteriosi della notte trascorsa.

55Ma gli abitanti del villaggio, che s’erano 56trovati in quel trambusto, non ne sapevano essi stessi la cagione, e 57quello che avevano veduto non era per essi che una sorgente di curiosità, o al più un motivo di congetture o di fandonie. Quando il mattino rivelò la fuga di Lucia e di sua madre e di Fermo, 58i sospetti divennero ancor più complicati, 59e la curiosità più animata: ognuno domandava a tutti quelli in cui si abbatteva, e se ne formarono come accade molte storie, perché 60s’ignorava la vera. Quei pochi che la sapevano 61o tutta o in parte, e che avrebbero potuto soddisfare o almeno metter sulla via la curiosità degli altri, quei pochi se ne stavano zitti, e si facevano più nuovi degli [p. 265 modifica]altri. Toni fece un severo precetto a62 Gervaso e alle sue donne di non parlare, e63 fu egli stesso molto fedele a questo suo precetto, di cui sentiva l’importanza; appena uno sperimentato osservatore avrebbe potuto arguire ch’egli sapeva qualche cosa più degli altri dal poco chiedere ch’egli faceva, e dal suo ristringersi nelle spalle protestando di non saper nulla quando altri ne lo chiedeva. «Io attendo ai fatti miei,» rispondeva Toni, «che volete ch’io sappia?» Don Abbondio64 era ricorso al suo ripiego diplomatico di porsi a letto e di sviare65 i curiosi. Se ne stava egli ora cheto cheto, maladicendo la66 mala ventura, che negli ultimi suoi giorni gli faceva scontare67 quel poco di bene che aveva goduto negli anni passati, e68 rendeva inutili 69 tutte le cure della sua prudenza.70 Di tempo in tempo 71 rimbrottava Perpetua, e accagionava della sua disgrazia la cervellinaggine di quella. Ma Perpetua non penuriava di argomenti, per provare al padrone che la colpa doveva ricadere tutta sopra di lui; e il combattimento finiva per stanchezza d’ambe le parti. Questi piati però non uscivano dalle mura di Don Abbondio, perché era interesse troppo evidente d’ambe le parti di sopire l’affare e di stornare i sospetti72 dalla verità. Ma tra73 coloro che erano stati in parte testimonj ed attori di tutta quella scena ve n’era uno, a cui l’esperienza non aveva potuto ancora74 dare le profonde idee di prudenza, che il tempo e i casi avevano apprese a Toni e a Don Abbondio. Sa il cielo se il lettore si ricorda di quel garzoncello spedito da Agnese al Padre Cristoforo, e mandato da questo ad avvertire Lucia del pericolo che le75 soprastava, di quel picciolo Menico che76 era stato nelle tenebre guida dei fuggitivi. Menico il quale era pur dolente della fuga delle sue parenti ma che almeno in questa sventura77 aveva avuta la felice occasione di far qualche cosa, non78 ebbe pace finché non confidò quello che aveva fatto a dei ragazzi suoi coetanei,79 i quali venivano a contargli le congetture che avevano intese, e ai quali egli aveva da raccontare qualche cosa [p. 266 modifica]di più fondato. I ragazzi corsero a casa, e si seppe tosto che Lucia, Agnese e Fermo erano andati la notte al convento. Le congetture divennero allora un po’ più uniformi e più fondate, giacché80 tutti avevano qualche sentore della turpe caccia che Don Rodrigo dava a Lucia. 81

Gli spioni del Griso riseppero tosto con gli altri queste particolarità; e il Griso gli spedi tosto a Pescarenico per cavare più sicure notizie. I barcajoli avevano detto qualche cosa. Povera gente! avevano cooperato ad un’opera buona, e l’assoluto silenzio era un peso troppo difficile da portarsi. Si riseppe dunque che i fuggitivi82 avevano attraversato il lago, e che83 avevano continuato il loro viaggio per terra. Queste cose vennero fino agli orecchi del Griso, il quale84 potè annunziare a Don Rodrigo che poco mancava a sapere 85 su che albero l’uccello fosse andato a posarsi.86

Don Rodrigo era uscito quella mattina col Conte Attilio 87 e col solito seguito di bravi, e s’erano aggirati pei campi e per le ville con l’apparenza d’andare a caccia ma con l’intenzione di88 scoprire quello che si facesse, e di stornare i sospetti mostrandosi, o almeno di ostentare sicurezza, e d’incutere spavento. I sospetti erano già molto sparsi, e Don Rodrigo89 sotto l’apparente rispetto, e sui visi inchinati90 dei contadini, in cui si abbatteva, potè scorgere qualche cosa di misterioso che annunziava un pensiero celato di 91 cognizione e una gioja compressa per la trista riuscita del suo infame tentativo. Don Rodrigo faceva osservare quelle facce al suo compagno, e si rodeva;92 ma non ardiva, né poteva fare alcun risentimento, poiché all’oscurarsi del suo sguardo gl’inchini diventavano più umili, e gli aspetti [p. 267 modifica]più sommessi, e non vi sarebbe stato verso di appiccare una lite senza troppo scoprirsi.

Giunti a casa, i due cacciatori leggiadri trovarono il Griso che li aspettava con le notizie.93

Quand’egli ebbe fatto la sua relazione, Don Rodrigo si volse al cugino, come per chiedergli consiglio. Il Conte Attilio era uno sventato, ma l’affare era tanto serio ch’egli stesso lo era divenuto, e disse: «Se mi aveste chiesto parere quando avete cominciato a divagarvi conquesta smorfiosa,94 da buon amico vi avrei detto di levarne il pensiero, perché era la cosa 95 da cavarne poco costrutto; ma ora l’impegno è contratto, c’entra il vostro onore, e quello della parentela; ora 96 si direbbe che 97 vi siete lasciato metter paura, e che non l’avete saputa spuntare. Dal98 modo con cui vi conterrete in questa occasione dipenderà la vostra riputazione 99 e il rispetto che vi si porterà nell’avvenire.»

«Avete ragione.»

«E,» continuò il Conte Attilio, « fate pur conto sopra di me come100 sopra un buon parente ed amico: non si tratta ora più di scommesse e di101 scherzi.»

«Avete ragione. Griso, che cosa dicono questi villani?»

«Il Signor padrone può ben credere che in faccia mia nessuno avrebbe osato proferire una parola poco rispettosa; ma so che parlano, e si mostrano contenti.»

«Ah! contenti» rispose Don Rodrigo: «vedranno, vedranno. Il Podestà è tutto mio... ma102 nulladimeno ... che ne dite cugino ?... sarà bene di prevenirlo favorevolmente.»

«Certo,» rispose il Conte Attilio, «non bisogna tralasciare nessuna precauzione.»103

«E poi,» continuò Don Rodrigo, « non bisogna metterlo in impaccio.104 Siccome si parlerà della fuga di costoro,105 e la [p. 268 modifica]giustizia forse non potrà schivare di far qualche ricerca, bisognerebbe 106 trovare una storia, che spiegasse la fuga e che rivolgesse i sospetti in tutt’altra parte.»

«Si potrebbe per esempio,» disse il Conte Attilio, «sparger la voce che quel villano ha rapita la ragazza, e fargli mettere un bando, in modo che non ardisse più di comparire in paese.» __ .

«Non va male,» rispose Don Rodrigo, «ma107 ...»

«Se mi permettono questi signori,» disse umilmente il Griso, « avrei anch’ io un debole parere.»

«Sentiamo,» dissero entrambi.

«Fermo,» rispose il Griso, «è108 lavoratore di seta ;109 e questa è una gran bella cosa.»

110 «Come c’entra la seta?» domandò il Conte Attilio.

111 «I lavoratori di seta,» continuò il Griso. «non possono abbandonare il paese: è un criminale grosso. Ecco che il signor Podestà,112 quando voglia, come è giusto, servire l’illustrissima casa, potrà fare un ordine di cattura113 contra Fermo come lavoratore fuggitivo: poi si dirà che se Fermo ritorna, guai a lui; e Fermo non sarà tanto gonzo da venire a giustificarsi in prigione.»

«Ma bravo il mio Griso,» proruppe Don Rodrigo, mentre lo stesso Conte Attilio114 faceva un sorriso d’approvazione.

«Ma bravo: va che ti voglio fare ajutante del dottor Duplica. Per bacco, ch’egli non l’avrebbe trovata più115 a proposito.»

«Eh Signore,» rispose il Griso, con affettata modestia «ho avuto tanto da fare con la giustizia, che qualche cosa devo saperne.»

«Del resto,» continuò D. Rodrigo, «per quanto grande sia l’abilità legale del Griso, non voglio ch’egli balzi di scanno il116 nostro dottore. Fa ch’egli venga oggi a pranzo da me, e m’intenderò con lui. Tu intanto abbi cura di vedere il bargello e di dirgli che questa volta venga più presto del solito a ricever la mancia consueta, e che117 mi troverà di buon umore, e avrà un regalo di più...118 Così si potrà [p. 269 modifica]andare innanzi a fare tutto quello che sarà necessario... Purché la cosa non si risappia a Milano...»

«Che diavolo di paura vi nasce ora,» interruppe il Conte.

«Caro cugino, la cosa non è finita: costei la voglio ...»119

«Va bene.»

«E non so dove bisognerà andare a cercarla, e che passi bisognerà fare ... »

«E bene, a Milano hanno altro da pensare che a questi pettegolezzi. C’è la carestia, c’è il passaggio delle truppe, c’è mille diavoli. E poi quand’anche se ne parlasse a Milano, sarebbe la prima che avremmo spuntata?»

«Va bene, ma quel frate, quel frate, vedete, chi sa quali protezioni potrà120 avere; e vi assicuro che non istarà quieto finché121 ... Quel frate è il mio demonio, e ...122 non posso farlo ammazzare.»

«Il frate lo piglio sotto alla mia protezione » rispose sorridendo il Conte Attilio. «Non pensate a lui: me ne incarico io.»

«Eh se sapeste!...»

«Via, via, che ora non saprò fare stare un cappuccino. Vi dico che, se avete in me la più picciola fede, non prendiate pensiero di lui, che non ve ne potrà dare.123 Domani a sera sono a Milano; e dopo due o tre giorni udrete novelle del frate.»

«Non mi state a fare un guajo, che mi ponga in maggiore impiccio....»

«Quando vi dico di fidarvi di me, fidatevi; ma se volete, vi dirò prima il modo semplicissimo che ho pensato per torvelo d’attorno: modo tanto semplice che l’avreste immaginato anche voi, se non foste un po’ conturbato.»

Infatti Don Rodrigo124 combattuto, trainato da sentimenti diversi, e tutti rei, tutti vili, tutti faticosi, 125 era un oggetto di pietà senza stima agli occhi stessi del Griso e del Conte Attilio, e avrebbe eccitata 126 orrore e stomaco nell’animo di chiunque gli avesse meno somigliato che quei due signori. [p. 270 modifica]La passione di Don Rodrigo per Lucia, nata127 per ozio,128 irritata e cresciuta da poi dalle ripulse e dai disdegno, era diventata violenta quando conobbe un rivale. La fantasia129 ardente e feroce di D. Rodrigo, si andava allora raffigurando quella Lucia130 contegnosa, ingrugnata, severa: se l’andava raffigurando umana, soave, affabile con un altro:131 egli immaginava gli atti e le parole,132 indovinava i movimenti di quel cuore che non erano per lui, che erano per un villano: e la vanità, la stizza, la gelosia133 aumentavano in lui quella passione, che per qualche tempo riceve nuova forza da tutte le passioni che non la distruggono, o ch’ella non distrugge, da tutte quelle che possono vivere con essa.134 Tutte queste passioni lo avevano allora135 spinto ad impedire con minacce il matrimonio di Lucia, senza ch’egli avesse risoluto quel che farebbe da poi, ma per impedirlo a buon conto, perché ella non fosse d’un altro, per guadagnar tempo, per 136 isfogar in qualche modo la rabbia e l’amore, se amore si può dire quel suo.137 Quindi allorché egli riseppe dalla narrazione del Griso che Lucia e Fermo erano partiti insieme,138 i dolori della gelosia e della rabbia lo colpirono più acutamente che mai. Egli pensava qual prova Lucia aveva data di amore per Fermo e di orrore per lui, abbandonando, cosi timida, cosi inesperta, la sua casa paterna, i luoghi conosciuti, andando forse alla ventura; pensava che in quel momento essi erano in cerca d’un asilo, per essere riuniti tranquillamente, e risolveva di fare, di sagrificare ogni cosa, per impedirlo. Dall’altra parte, avvezzo bensì a non rifiutarsi mai una soddisfazione quando non gli doveva costare altro che una bricconeria, ma avvezzo a commetterne in un campo ristretto e conosciuto, si atterriva al pensiero di uscirne, di 139 dovere 140 intraprendere una ricerca difficile e pericolosa,141 per porsi poi ad una impresa chi sa quanto vasta,142 chi sa quanto difficile e pericolosa. Tanta era l’agitazione di Don Rodrigo ch’egli [p. 271 modifica]pensava in quel momento non senza terrore alle Gride contra i Tiranni. (Così chiamavano le Gride coloro che 143sopraffacevano come che fosse i deboli, 144quasi con questa espressione querula e paurosa volessero confessare l’impotenza 145di contener quelli e di difender questi.) Bene è vero che quelle gride erano per lo più inoperose, e Don Rodrigo lo sapeva per esperienza, come noi lo sappiamo ora 146dal 147trovare ad ogni nuova pubblicazione di esse 148la dichiarazione espressa che le antecedenti non avevano prodotto alcun effetto. Ma però queste gride stesse potevano essere un’arme potente, quando una mano potente le afferrasse 149contra chi le avesse 150violate; e v’era di mezzo un frate, un personaggio cioè alla influenza ed alla attività del quale nessuno poteva anticipatamente prevedere un limite; e questo frate pareva risoluto a proteggere ad ogni costo gli innocenti. 151

In questa tempesta di pensieri Don Rodrigo 152passeggiava per la stanza, facendo ad ogni momento nuove interrogazioni al Griso, e affettando sicurezza dinanzi al Conte Attilio; finalmente 153conchiuse col dire: «Per ora non c’è altro da fare che di sapere precisamente dove sono andati: tocca a te Griso; e poi, e poi... non son, chi sono se... non è vero cugino?»

«Senza dubbio,» rispose il Conte, al quale alla fine non premeva realmente in tutta questa faccenda che di far 154pensare che nello stesso caso egli 155avrebbe saputo giungere ai suoi fini senza esitazione e senza 156fallo. Così fu la 157sciolta la conferenza, e il Griso partì.

Don Rodrigo pensò che in quel giorno sarebbe stata cosa molto utile l’avere il podestà a pranso, 158per mostrare sicurezza, e per far vedere ai malevoli 159che la giustizia era per lui; e lo fece invitare, 160pregando il Conte Attilio di non disgustargli quel brav’uomo con tante contraddizioni. Venne il podestà, e il dottore; si stette allegri, si parlò ancora della marcia delle truppe, e della carestia: ma degli affari del paese, 161della campana a martello, della fuga, né una parola. [p. 272 modifica]Soltanto Don Rodrigo accennò indirettamente questa faccenda nel modo il più gentile ed ingegnoso, come si vedrà. Fece egli in modo che il podestà lodasse particolarmente il vino della tavola: cosa non difficile ad ottenersi, perché il vino era buono, e il podestà conoscitore. Allora Don Rodrigo: «Oh, signor podestà, giacché ho la buona sorte di posseder cosa di suo aggradimento mi permetterà...»

«Non mai, non mai, Signor Don Rodrigo: se avessi saputo ch’ella sarebbe venuta a questi termini,162 avrei dissimulata la mia ammirazione per questo incomparabile...»

«Bene bene, signor Podestà, ella non mi farà il torto...»

«Don Rodrigo 163 conosce la stima... »

Il Conte Attilio interruppe la gara, la quale era già realmente composta:164 Don Rodrigo parlò all’orecchio ad un servo, e il podestà, tornando poi a casa, trovò sei tarchiati contadini, che165 erano venuti a deporre nella sua cantina le grazie di Don Rodrigo.

166 Dato l’ordine segreto, Don Rodrigo 167 ritornò al discorso incominciato, benché168 sembrasse mutarlo affatto, e passare169 dal vino all’economia politica; ma chi appena osservi la serie delle sue idee, scorgerà il filo170 recondito che le tiene.

«Che dice» continuò adunque Don Rodrigo, «che dice il signor podestà di questo spatriare che fanno i nostri operai?»

«Che vuole ch’io le dica?» rispose il podestà: «è cosa da non potersi comprendere. Quanto più si moltiplicano le gride per trattenerli, tanto più se ne vanno. Non si sa capire: è una pazzia che gli ha presi: sono pecore, una va dietro all’altra.»

«Eppure,» continuò D. Rodrigo «pare che questa cosa stia molto a cuore di Sua Eccellenza.»

«Capperi! veda con che sentimento ne parla nelle gride. Ma costoro, parte per ignoranza, parte per malizia non danno retta, armano mille pretesti; ma la vera ragione si è la poca volontà di lavorare, e il disprezzo temerario delle leggi divine ed umane.» [p. 273 modifica]«Ma per buona sorte,» disse il dottor Duplica,171 a cui Don Rodrigo aveva detto non tutto ma quanto bastava a fargli172 intendere come Don Rodrigo desiderava di esser servito, «per buona sorte abbiamo un signor podestà, che non si lascerà illudere da pretesti e saprà tener mano ferma...»

«Mano ferma, signor podestà» riprese Don Rodrigo: «mano ferma; il primo che c’incappa, farne un esempio.»

«Io so,» disse con gravità misteriosa il Conte Attilio «che173 Sua Eccellenza tiene gli occhi aperti su questo sviamento degli artefici, e sulla esecuzione delle gride che lo proibiscono, perché il Conte mio zio del Consiglio segreto, qualche volta in confidenza si è spiegato con me... basta non voglio ciarlare; ma son certo che quando, tornato a Milano andrò a fare il mio dovere dal Conte mio zio, egli non lascerà di farmi mille interrogazioni... In verità174 avere dei parenti in alto è un onore, ma175 un onore un po’ pesante. Non si può parlare con loro che non vogliano ricavare qualche notizia:176 non si sa come sbrigarsene.»

«Mi raccomando ai buoni uficj del signor Conte,» disse umilmente il Podestà: «una buona parola177 trasmessa da una bocca tanto178 garbata in orecchie tanto rispettabili... »

«E' pura giustizia renduta al merito, Signor podestà: però179 se la parola ha da ottenere il suo effetto, da far colpo, sarà bene che si180 vegga qualche dimostrazione esemplare dello zelo del Signor podestà in questa materia.»

«È mio dovere, e starò sull’avviso.»

«Oh le occasioni non mancheranno,» disse il dottore;181 «perché come diceva182sapientemente il signor podestà, è una pazzia universale in costoro.» Quindi,183 prendendo l’aria grave e pensosa di chi passa dai fatti 184 ad una idea generale, continuò: «Vedano un po’ le signorie loro185 come son fatti gli uomini, e particolarmente la gente meccanica, che non sa186 riflettere. Comincia a mettersi fra gli artefici questa smania di sviarsi, di cambiar cielo. La sapienza di chi governa vede [p. 274 modifica]il male, e tosto applica il rimedio della proibizione e delle pene.187 Si può far di più? eppure costoro, presa una volta quella dirittura di andarsene a processione, proseguono ad andarsene come se nessuno avesse parlato. Come si spiega questo? Col dire che sono pazzi. Ma coi pazzi come188 bisogna fare? Castigarli.»

E’ facile supporre che con questi ragionamenti il signor podestà si trovò disposto a credere poi, o a fingere di credere, alle insinuazioni incessanti del dottor Duplica e alle deposizioni degli onorevoli suoi ministri,189 che Fermo si era spatriato in contravvenzione alle gride. Il Signor podestà non si lasciò scappare una occasione, che gli si era tanto raccomandato di afferrare, e190 nel giorno susseguente, fatte fare191 ricerche di Fermo, le quali riuscirono inutili, lo notò come fuggitivo;192 gli fece intimare alla 193 casa di ritornare, e nello stesso tempo rilasciò l’ordine di catturarlo s’egli ritornava.

Non importa di194 accordare quei due ordini: basta che con questi si ottenesse l’effetto desiderato, che era di toglier la volontà a Fermo di ritornare.

Intanto il Griso non ommetteva cura per iscoprire il covo dei fuggitivi; ed ecco come vi riuscì.195 Mandava egli esploratori qua e là per le piazze e per le taverne, per raccogliere i discorsi che potevano dar qualche lume su questo avvenimento. Colui che aveva condotto il baroccio196 dei profughi, non tacque, e di confidenze in confidenza il Griso venne a risapere, e potè riferire a Don Rodrigo: che197 i fuggitivi erano andati a Monza, che Fermo aveva proseguito il viaggio fino a Milano, che Lucia ed Agnese erano state raccomandate al guardiano dei cappuccini.198

Parve a Don Rodrigo che la matassa non fosse tanto imbrogliata com'egli aveva temuto, e che il bandolo si [p. 275 modifica]potrebbe ravviare senza troppa difficoltà. Monza non era più lontana che venti miglia:199 Fermo era separato dalle donne;200 quando si 201202 buoni alleati, senza dei quali Don Rodrigo sentiva di non poter far nulla a quattro miglia del suo castellotto, l’impresa non era disperata. V’era però ancora di mezzo un cappuccino; ma si sarebbe veduto fino a che segno egli era da temersi.

«Ora mio bravo e fedel Griso,» disse Don Rodrigo, «non bisogna metter tempo in mezzo. Ho bisogno di sapere al più presto presso a chi, in qual parte di Monza costei è andata a posarsi; e tu devi andare sul luogo a pigliarne informazioni sicure.»

«Signore...»

«Che è, Griso? non ho io parlato chiaro?»

«Signore illustrissimo... io son pronto a dar la vita pel mio padrone, ma so anche ch’ella non vuole arrischiare troppo i suoi sudditi.»

«Ebbene, non sei tu sotto la mia protezione?»

«Qui sono sicuro, qui Vossignoria illustrissima è conosciuta, e tutti mi portano rispetto; ma in Monza, s’io fossi riconosciuto... Sa Vossignoria che, non dico per vantarmi, ma sa che chi mi potesse consegnare alla giustizia,203 crederebbe di aver fatto un gran colpo?»

Don Rodrigo stette un momento sopra pensiero. È una certa consolazione per chi considera lo stato insopportabile di angoscia e di terrore, in cui 204 a quei tempi gli uomini arditi e perversi tenevano i deboli, il vedere che i perversi pure205 erano in continua angoscia, e dovevano starsi sempre, come si dice, con l’olio santo in saccoccia. Ma D. Rodrigo, dopo206 un breve silenzio, 207 fece con buone ragioni vergognare il Griso della sua pusillanimità.

«Che diavolo!» disse D. Rodrigo, «tu mi riesci ora un can da pagliajo, che non fa che abbajare sulla porta,208 guardandosi indietro se quei di casa lo209 spalleggiano, e non ardisce di allontanarsi quattro passi ? Ebbene, piglia210 con te un pajo di compagni... il Pelato, e... il Saltafossi... e [p. 276 modifica]va. lo non ho inimicizia con nessuno in Monza: chi dunque ti vorrebbe toccare ? La faccia di bravo non ti manca, e, cospetto! non incontrerai nessuno che non sia contento di211 lasciarti passare.212 Quanto alla giustizia dovresti vergognarti di avervi pensato un momento. Bisognerebbe che i birri di Monza fossero bene stanchi di vivere, per azzuffarsi con tre malandrini che vanno tranquillamente pei fatti loro.»

«Sia per non detto, illustrissimo signore: io parto immediatamente.»

«Bravo: hai amici in Monza?»

«Eh, Signore, io ho amici e nemici per tutto il mondo. 213 Sono stato in prigione con uno che214 sta per bravo dal Signor Egidio... e abbiamo fatta una amicizia da spartire colle pertiche, conosco... »

«Bene tu avrai da questi informazioni, e ajuti al caso. Una mano lava l’altra, e le due il viso. Coraggio, e prudenza: comprare e non vendere; andare e tornare.»

«Vado e torno; e se osassi...»

«Che?»

«Pregare Vossignoria illustrissima di non dire ad alcuno che il Griso ha dubitato un momento. Vede bene, ognuno nel suo mestiere ha a cuore la sua riputazione.»

«Va, va, balocco che sei: credi tu che io abbia bisogno di215 esser pregato per tenere in credito la mia gente?»

Il Griso parti coi due compagni,216 spiò, e raccolse: che Lucia era nel monastero, sotto la protezione della signora; che però217 la Signora l’aveva ricevuta per compiacere al padre guardiano; che nessuno pensava che218 altrimenti ella si sarebbe pigliata a petto questa faccenda, giacché219 Lucia non le apparteneva per nulla; che Lucia abitava nel monastero, ma fuori del chiostro; che220 si lasciava poco vedere221 e sempre di chiaro giorno; che la madre222 aveva disegnato di tornarsene a casa, lasciando Lucia cosi bene appoggiata. Tutte queste cose riferì il Griso a Don Rodrigo, il quale, lodatolo e ricompensatolo, si pose seriamente a pensare quale risoluzione fosse da prendersi. [p. 277 modifica] Tentare un ratto a forza aperta, in Monza, 223 su un terreno che egli non conosceva bene,224 in un monastero, a rischio di tirarsi addosso la signora, e tutto il suo parentado, del quale D. Rodrigo conosceva molto bene la potenza, e la ferocia in sostenere le protezioni una volta abbracciate; era impresa da non porvi nemmeno il pensiero. Pure Lucia fra pochi giorni sarebbe rimasta sola senza la madre, e a chi avesse avuta pratica del paese, aderenze, notizie225 per conoscere le occasioni e per approfittarsene, per evitar i pericoli, l'impresa poteva forse essere agevole non che possibile. Bisognava dunque ricorrere ad un alleato potente e destro, ad un uomo avvezzo a condurre a 226 termine spedizioni di questo genere; e Don Rodrigo si determinò in un pensiero, che gli era passato più volte per la mente, che non aveva mai abbandonato: il pensiero di227 raccomandare i suoi affari al Conte del Sagrato.

228«Avremmo desiderato di poter dare il vero nome di costui, giacché quello che abbiam trascritto era un soprannome; ma le nostre ricerche sono state infruttuose. Al prudentissimo nostro autore è sembrato229 di avere ecceduto 230 in libertà e in coraggio, col solo indicare con un soprannome quest’uomo. Due scrittori contemporanei, e degnissimi di fede,231 il Rivola e il Ripamonti, biografi entrambi del Cardinale Federigo Borromeo, 232 fanno menzione di quel personaggio misterioso,233 ma lo dipingono succintamente come uno dei più sicuri e234 imperturbabili scellerati che la terra abbia portato, ma non ne danno il nome, e né meno il soprannome; che noi abbiamo ricavato dal nostro manoscritto insieme con la narrazione del fatto, che glielo fece acquistare e che basterà a dare una idea del carattere di quest’uomo. Abitava egli in un castello posto al confine235 degli stati veneti, 236 sur un [p. 278 modifica]monte; e quivi 237menava una vita sciolta da ogni riguardo di legge, comandando a tutti gli abitatori del contorno, non riconoscendo superiore a sé, 238arbitro violento dei negozj altrui come di quelli nei quali era parte, 239raccettatore di tutti i banditi, di tutti i fuggitivi per delitti 240quando fossero abili a commetterne di nuovi, appaltatore di delitti per professione. La sua casa, per servirci della descrizione che ne fa il Ripamonti, era come una 241officina di 242commessioni 243d’ammazzamento: servi 244condannati nella testa e troncatori di teste: né cuoco né guattero dispensati dall’omicidio; le mani dei valletti insaguinate.

E la 245confidenza di costui, nutrita 246dal sentimento della forza e da una lunga esperienza d’impunità, era 247venuta a tanto, che dovendo egli un giorno passar vicino 248a Milano, vi entrò, senza rispetto, benché capitalmente bandito, 249cavalcò per la città coi suoi cani, e a suon di tromba 250passò sulla porta del palazzo ove abitava il governatore, e lasciò alle guardie una imbasciata di villanie da 251essergli riferita in suo nome.

Avvenne un giorno che a costui, come a protettore noto di tutte le cause spallate, si presentò un debitore svogliato di pagare, e si richiamò a lui della molestia che gli era recata 252dal suo creditore, raccontando il negozio a modo suo, e protestando ch’egli non doveva nulla, e che non aveva al mondo altra speranza che 253nella protezione onnipotente del signor Conte. Il creditore, 254un benestante d’un paese vicino, non era sul calendario del 255Conte, perché senza provocarlo giammai, né 256usargli il menomo atto di disprezzo, pure mostrava di non volere 257stare come gli altri alla suggezione 258di lui, 259come chi vive pei fatti suoi e non ha bisogno né timore di prepotenti. Al Conte 260fu molto gradita l’opportunità [p. 279 modifica]di dare una scuola a questo signore: trovò261 irrepugnabili le ragioni del debitore, lo prese nella sua protezione, chiamò un servo, e gli disse: «Accompagnerai questo poveruomo dal signor tale, a cui dirai in mio nome che non gli 262 rechi più molestia alcuna per quel debito preteso, perché io ho riconosciuto che costui non gli deve nulla: ascolterai la sua risposta: non replicherai nulla, quale ch’ella sia, e, quale ch’ella sia, tornerai tosto a riferirmela.» Il lupo e la volpe s’avviarono tosto dal creditore, al quale il lupo espose l’imbasciata, mentre la volpe stava tutta modesta a sentire. Il creditore avrebbe volentieri fatto senza un tale intromettitore;263 ma, punto dalla insolenza di quel procedere, animato 264 dal sentimento 265 della sua buona ragione, e atterrito dalla idea di comparire allora allora un vigliacco, e di perdere per sempre ogni credito, rispose ch’egli non riconosceva il signor Conte per suo giudice.266 Il lupo e la volpe partirono senza nulla replicare, e la risposta fu tosto riferita al Conte, il quale udendola disse: «benissimo.» Il primo giorno di festa la chiesa del paese, dove abitava il creditore, era ancora tutta piena di popolo che assisteva267 agli uficj divini, che il Conte si trovava sul sagrato268 alla testa di una troppa269 di bravi. Terminati gli uficj,270 i più vicini alla porta, 271 uscendo i primi272 e guardando macchinalmente sul sagrato, videro quell’esercito e quel generale,273 e ognun d’essi spaventato, senza ben sapere che cagione di timore potesse avere, si rivolsero tutti dalla parte opposta, studiando il passo quanto si poteva senza darla a gambe. Il Conte, al primo apparire di persone sulla porta,274 si era tolto dalla spalla l’archibugio, e lo teneva 275 con le due mani in apparecchio di spianarlo. Al muro esteriore della chiesa stavano appoggiati in fila molti archibugi secondo l’uso di quei tempi, nei quali gli uomini camminavano per lo più armati, ma non osavano entrar con armi nella chiesa, e le deponevano ai di fuori 276 senza custodia per ripigliarle all’uscita: tanta era la [p. 280 modifica]fede publica in quella antica semplicità ! Ma i primi che uscirono, non si curarono di pigliare le armi loro in presenza di quel drappello: anche i più 277 risoluti svignavano dritto dritto dinanzi [a] un pericolo oscuro,278 impreveduto, e che non avrebbe dato tempo a ripararsi e a porsi in difesa. I sopravvegnenti279 giungevano sbadatamente sulla soglia, e si rivolgevano ciascuno al lato che gli era più comodo per uscire, ma alla vista di quell’apparato tutti si volgevano dalla parte opposta, e la folla usciva come 280 acqua da un vaso che altri tenga281 inclinato a sbieco, che manda un filo282 solo da 283 un canto dell’apertura.284 Si affacciò finalmente alla porta con gli altri il creditore aspettato, e il Conte al vederlo gli spianò lo schioppo addosso, accennando nello stesso punto col movimento del capo agli altri di far largo. Lo sventurato, colpito dallo spavento, si pose a fuggire dall’altro lato,285 e la folla non meno; ma l’archibugio del Conte lo seguiva, cercando di coglierlo separato.286 Quegli che gli erano più lontani, s’avvidero che quell’infelice era il segno, e il suo nome fu proferito in un punto da287 cento bocche. Allora nacque al momento una gara fra quel misero, e la turba tutta compresa da quell’amore della vita,288 da quell’orrore di un pericolo impensato, che, occupando alla sprovveduta gli animi, non lascia luogo ad alcun altro più degno pensiero. Cercava egli di 289 ficcarsi e di perdersi nella folla, e la folla lo sfuggiva pur290 troppo, s’allontanava da lui per ogni parte, tanto ch’egli scorrazzava solo, di qua di là 291 in un picciolo spazio vuoto,292 cercando il nascondiglio il più vicino. Il Conte lo prese di mira in questo spazio, lo colse, e lo stese a terra. Tutto questo fu l’affare di un momento.293 La folla continuò a sbandarsi, nessuno si fermò; e il Conte, senza scomporsi, ritornò per la sua via, col suo accompagnamento. [p. 281 modifica] 294 Se quel fatto crescesse in tutto il contorno il terrore che già ognuno aveva del Conte, non è da domandare; e l’impressione295 comune di stupore e di sgomento fu tale che nessuno poteva pensare al Conte senza che il fatto non gli ricorresse al pensiero; e così296 fu associata al nome quell’idea, che tutti avevano associata alla persona. Il Conte sapeva che lo designavano con questo soprannome, ma297 lo sofferiva tranquillamente, non gli spiacendo che ognuno, avendo a parlare di lui, si ricordasse di quello ch’egli 298 sapeva fare;299 o forse che,300 avendo in qualche romanzo di quei tempi 301 veduto302 qualche303 menzione di Scipione l’Africano, o di Metello il Numidico, amasse di aver com’essi il nome dal luogo illustrato da una grande impresa.

Teneva egli dispersi o appostati assai bravi nello Stato milanese e nel veneto, e dal suo castello posto304 a cavaliere ai due confini dirigeva gli uni e gli altri, facendo ajutare o perseguitare quegli che si rifuggivano da uno Stato nell’altro, secondo l’occorrenza,305 tramutandone306 alcuno talvolta,307 quando qualche operazione lo domandasse, o anche quando alcuno avesse in uno stato commessa qualche iniquità tanto clamorosa che308 la giustizia, per averlo nelle mani, facesse sforzi straordinarj, che esigessero sforzi straordinarj per difenderlo. Allora la fuga del reo era309 una buona scusa ai ministri della giustizia310 del non far nulla contra di lui; e la cosa finiva quietamente, tanto che dopo qualche tempo311 non se ne parlava più, né meno sommessamente, e il reo ricompariva312 con faccia più tosta che mai. Questo maneggio313 serviva non poco ad agevolare tutte le operazioni del Conte, perché le si compivano tutte senza molto impaccio dei ministri della giustizia, i quali potevano sempre allegare 314 l’impossibilità di porvi un riparo. Quanto alle operazioni che il Conte eseguiva di propria mano,315 la giustizia non se ne [p. 282 modifica]mostrava accorta; ed era regola ricevuta di prudenza, che316 erano di quelle cose in cui ogni dimostrazione avrebbe prodotti più inconvenienti che317 non il dissimularle.

Le sue corrispondenze erano varie, estese, sempre crescenti. 318 Pochi erano i tiranni della città,319 e di una gran parte dello stato che non320 avessero qualche volta fatto321 capo a lui per condurre a termine qualche vendetta o qualche sopercheria rematica, massimamente se la persona da colpirsi, o il fatto da eseguirsi era nelle sue vicinanze. E non basta:322 fino ad323 alcuni principi stranieri324 tenevano comunicazione con lui,325 e a lui avevano ricorso tal volta per qualche uccisione d’importanza, e326 quando il caso lo richiedesse gli mandavano rinforzi: fatto attestato dal Ripamonti, e strano certamente per chi327 misura la328 probabilità degli avvenimenti e dei costumi329 dalla sola esperienza dei suoi tempi; ma fatto che330 cammina benissimo con331 tutto l’andamento di quel secolo. Nella sua professione d’intraprenditore di scelleratezze, era egli pieno di affabilità nel contrattare, 332 e nell’eseguire metteva ed esigeva una somma puntualità. Accoglieva con molta riserva certamente, per non333 incorrere nel pericolo al quale era sempre esposto, ma con molta piacevolezza, quelli che 334 venivano a domandare l’opera sua; deponeva con essi il sopracciglio, stipulava335 con parole spicce, ma pacate, non336 andava in furia contra chi non avesse voluto stare alle sue condizioni, ma337 rompeva pacificamente il trattato, non volendo né338 disgustare alcuno senza utilità, né atterrire coloro, i quali avevano339 per scelleragine340 più inclinazione nella volontà, che determinazione341 di coraggio. Ma stretti i patti,342colui che non gli avesse ben fedelmente serbati con lui, doveva esser bene in alto, per343 tenersi sicuro della sua vendetta.

344 Don Rodrigo conosceva il Conte non solo di fama (chi [p. 283 modifica]non lo conosceva di fama?) ma di persona, per essersi talvolta avvenuto in lui. In tutti questi incontri Don Rodrigo, sentendo la sua inferiorità, aveva deposto ogni orgoglio, e aveva cercato con345 molte espressioni di rispetto di porsi in grazia al Conte: non ch’egli pensasse allora che un giorno avrebbe cercato il suo ajuto, ma soltanto per non346 farsi un tale nemico.

Confermato nel suo perverso proposto347 di attingere la innocente Lucia, e348 convinto che le sue mani non erano abbastanza lunghe, si risolvette Don Rodrigo di andare349 in cerca di chi volesse prestargli le sue;350 e, fatta questa risoluzione, non v’era da titubare sulla scelta del personaggio, perché il Conte era appunto per lui quel che il diavolo fece.

Note

  1. Sic.
  2. al padrone
  3. chiunque altro si abbatta in
  4. così tornavano in quella notte
  5. torneremo pur noi
  6. legge
  7. [per] se mai sentisse [il romore] un romore
  8. e gli pareva mill’anni
  9. assai [spaven] terrore
  10. Se la cosa si fosse
  11. poteva essere il caso d’un bando da pubblicarsi dal governatore, promettendo
  12. promettendo
  13. [aveva] vedeva
  14. impu
  15. Parola illeggibile.
  16. il
  17. benedetto
  18. Il pericolo vero
  19. questa
  20. del rom
  21. tutt
  22. Non viene
  23. Eh
  24. è un uomo di giudizio
  25. ma l’affare è
  26. Introdotti i bravi (lacuna)
  27. il suo
  28. spaccamondi
  29. con un
  30. onoratamente
  31. [sulla] senza
  32. terminò Don
  33. qualche altro negli altri
  34. sappia
  35. ripo
  36. dormi, onesto
  37. esser stanco
  38. coglier
  39. un'altra volta
  40. Va pure nel tuo letto povero Griso
  41. un giorno q
  42. [fastidio] travaglio. Ma
  43. Al mattino
  44. spedì attorno gli uomini agenti e più opportuni a raccoglier
  45. soddisfare alla voglia che aveva il suo padrone
  46. informarne il padrone
  47. vedere se vi fossero
  48. [l’attaccam] l’attaccamento per Don Rodrigo
  49. passeggiare
  50. sincero
  51. e lo rendeva
  52. Sic. Spedi ad un
  53. alla cas
  54. misteri della
  55. [Ma quelli | la maggior parte] (lacuna) Ma nel villaggio presso cui [aveva] abitava Lucia (lacuna)
  56. [testimon | trov] stati testimoni [del] di tutto quel tra
  57. il poco
  58. i discorsi divennero ancor
  59. e i discorsi più animati
  60. la vera
  61. almeno o tutta o in parte, non avevano voluto di
  62. Menico
  63. [seguì] pose
  64. aveva la sua
  65. gli
  66. sua
  67. quella po
  68. gli
  69. inutile [lo studio] | le cure della prudenza
  70. Talvolta
  71. [rigettava] rimproverava
  72. sopra tuttaltro che sulla
  73. chi sapeva
  74. Sic.
  75. insegnare l'importanza del silenzio in certi casi
  76. aveva servito le
  77. aveva n
  78. seppe
  79. che fece
  80. [le] nessuno ignorava
  81. Quando poi si vide comparire il mattino il Padre Cristoforo con le chiavi della casetta d’Agnese, e dare le disposizioni per la custodia di quella (lacuna), e a margine, in penna, dello stesso Manzoni «N. B., per togliere molti impicci che nascono dal lasciare la casa abbandonata si dia un padre a Lucia, o qualche altro parente che abiti insieme».
  82. erano stati tragittati sull [altra riva | e che] riva destra d
  83. quivi
  84. tanto più
  85. dove l'uccello
  86. Finalmente tornò quegli che aveva condotto il barroccio
  87. [entrambi in abito di | come per] e s’aggirarono
  88. [most | scoprire] vedere
  89. attraverso
  90. di quelli che incontrava
  91. sospetto, una conoscenza, e d’una gioja che
  92. né udiva
  93. [don Rodrigo pregò il cugino di | e che le espose in presenza di | e che] Don Rodrigo lo condusse con sé e col (lacuna)
  94. vi avrei
  95. Sic.
  96. vedete
  97. avete avuto paura
  98. [modo] sapervi
  99. : ora si vedrà
  100. buon
  101. bazzecole
  102. però
  103. Griso, riprese D. Rodrigo (lacuna)
  104. Griso, abbi cura di vedere il bargello, e di dirgli che questa volta venga più presto del solito a ricever la mancia consueta ; e che sono in umore di generosità, [e gl] e avrà un regalo di più. E nello stesso tempo [bisogna | trovare | procurare di spargere], siccome si parlerà della forza di costoro, bisognerà spargere qualche voce (lacuna)
  105. bisognerà [spargere qualche voce | trovare un mezzo di di] trovare un motivo e se
  106. dargli il mezzo di
  107. potrebb
  108. operajo di seta
  109. ora
  110. Perché
  111. Pei lavoratori di seta che vanno fuori dello Stato [vi sono] v’è la prigione
  112. qua
  113. a
  114. sorrideva
  115. adatte
  116. dottor
  117. sono
  118. Purché la cosa non si sappia a Milano!
  119. e non so fin dove bisognerà
  120. ottenere
  121. non
  122. farlo ammazza
  123. Io par
  124. sbattuto
  125. presentiva
  126. Sic; ma spiegabile con la cancellatura una indegnazione [di sprezzo] nauseabonda
  127. per ozio e per d’
  128. e di lascivia
  129. Variante sozza
  130. ingen
  131. riandava
  132. immaginava
  133. servivano
  134. [In questo stato di turpe] Questo
  135. dete
  136. far del
  137. Ma quando [la | il dis] i discorsi del Padre Cristoforo facendogli
  138. quando pensava che essi [cercavano | andavano in un asilo ben] erano in quel momento in cerca d’un asilo per essere tranquillamente riuniti,
  139. porsi in una impresa che presentava
  140. cominc
  141. per porsi poi forse
  142. piena di pericoli e
  143. oppri
  144. confessando quasi con questa espressione querula,
  145. delle leggi da contenerle). Ben è vero quelli e
  146. dalle gride
  147. vedere
  148. che
  149. [contra] per
  150. infrante
  151. Don Rodrigo mentre
  152. passeggiava
  153. disse
  154. vedere
  155. si sarebbe condotto
  156. ritardo
  157. Sic.
  158. Sic.
  159. ch’egli non avrebbe
  160. raccoma
  161. della
  162. non avrei
  163. sa
  164. e
  165. venivano
  166. a col dottor Duplica parlò egli alquanto più chiaro a quattr'occhi (lacuna)
  167. continuò il discorso, benché
  168. [sembr] in apparenza
  169. da un ragionamento di vino
  170. che le
  171. che era stato addottrinato da Don Rodrigo,
  172. capire
  173. a
  174. è un
  175. è anche
  176. caverebbero il san
  177. uscita
  178. rispetta
  179. non sarebbe male
  180. sappia
  181. e se il sign
  182. benissimo
  183. [assumendo] prendendo [con] quell'aria pensosa
  184. particolari [a riflettere] a riflettere
  185. se gli uomini non sono pa
  186. rifl
  187. si può f
  188. Il risultato di questa conversazione fu di disporre il signor podestà (lacuna)
  189. che sulla fuga di Fermo
  190. [dop] dopo
  191. alcune
  192. , e rilasciò l'ordine di catturarlo quando egli ricomparisse
  193. sua
  194. cercare se quei due ordini erano
  195. [Teneva] mandava egli continuamente qualche esploratore in Pescarenico, dove i poveretti s’erano imbarcati, [e dove] persuaso che di là qualche lume doveva uscire. Infatti colui
  196. Sic.
  197. Lucia e
  198. [La faccenda pareva | A questa relazione parti | Udita la relazione] (lacuna) Udita questa (lacuna)
  199. [e Fermo era] le donne
  200. v’era ancora di mezzo un cappuccino; ma
  201. prendessero
  202. buoni
  203. crederebbe di aver fatto
  204. in quel te
  205. non godevano
  206. una
  207. svergognò la timidezza del Griso, e fece
  208. guar
  209. soste
  210. due compagni
  211. vederti
  212. [senza] tranquillamente pei fatti tuoi
  213. Conosco un bravo del signor Egidio... conosco
  214. è bravo
  215. preghiere
  216. rise
  217. non si credev
  218. la Signor
  219. non aveva nessun
  220. girava poco per Monza
  221. che
  222. era
  223. dov
  224. a ri
  225. per condurre la
  226. capo
  227. [mettersi nelle | implora | domandar l’ajuto del Conte] ricor
  228. II periodo seguente è a margine, senza che sia cancellato l’altro, invece del quale è stato fatto. Ed esso suona: Le ricerche che abbiamo fatte per trovare il vero nome di costui [se] giacché [questo] quello che abbiamo trascritto era un soprannome, sono state infruttuose.
  229. [di aver fatto cosa molto ardita | e un t] un tratto singolare di coraggio indicare un soprannome quest’uomo. Due
  230. in temerità
  231. che ne fanno menzione
  232. descrivono succintamente le azioni di questo Conte
  233. descrivono succintamente
  234. [consumati] freddi
  235. o sul confine stesso con gli
  236. o sul confine stesso, in quella parte in (lacuna) giacché per luoghi montuosi, principalmente in quei tempi non si conosce (lacuna)
  237. faceva
  238. [costituendosi] costituendosi a forza arbitro [negli] dei negozj altrui
  239. raccettando
  240. [quando] che
  241. sanguinosa
  242. Variante mandati d’uccisione
  243. d’omicidio
  244. banditi capitalmente
  245. baldanza
  246. dalla
  247. tanto
  248. all
  249. attraversò
  250. e si fermò alla porta per [cond] lasciare ai gabellini una imbasciata di villanie da riportarsi in suo nome al governatore.
  251. essergli
  252. da uno che si pretendeva suo creditore, ma al quale da un
  253. nell’ajuto onni
  254. era
  255. Signor Conte
  256. [usargli] mutargli
  257. [sapere] partecipare alla soggezione comune
  258. del Conte
  259. vivendo pei fatti suoi, e non avendo
  260. piacque
  261. calzanti
  262. faccia
  263. [ma] e cominciò
  264. dall
  265. di aver
  266. La risposta
  267. [agl] all
  268. con una troppa (sic)di bravi
  269. Sic.
  270. i primi che
  271. che
  272. videro con
  273. e spaventati senza ben sapere quale cagione di timore potessero
  274. ave
  275. con le
  276. Ciò che segue non è del tutto cancellato, ma doveva essere, perche il periodo del testo, scritto a margine, è evidente sostituzione: [per ripigliarle all’uscita. E fa stupore] lasciandole in guardia alla pubblica fede per ripigliarle all’uscita. E fa stupore che questo [trattato] costume non sia citato con tanti altri, [in test | prova della semplicità e de] in lode di quella antica semplicità.
  277. bravi
  278. inasp
  279. [usci] si affacciavano
  280. [acqua da un vaso] un filo d’
  281. sbiecato e
  282. [da una p] soltanto
  283. una picciola parte dell
  284. Venne fina
  285. e gli altri
  286. A margine, del Manzoni stesso : «Accennare perché non potè fuggire in chiesa: la folla.»
  287. più
  288. che generalmente
  289. porsi
  290. troppo di qua e di là, [tanto ch’egli si trovò | errava | scorazza] (lacuna) tanto che il Conte lo prese di mira nel picciolo spazio dov'egli era solo, e lo stese in terra. Nessuno si fermò, e il Conte ritornò senza scomporsi per la sua via col suo seguito (lacuna)
  291. cercando
  292. [cercando] volgendosi
  293. Nessuno si fer
  294. Se per l’avvenire il (lacuna)
  295. fu tale che
  296. [la memoria] cominciarono a
  297. [non se l | lo] non se l’aveva a male
  298. Variante poteva
  299. e parendogli forse
  300. avesse
  301. letto
  302. far menzione
  303. cosa
  304. ai
  305. ; cangiando stazione ora all’uno ora all’altro
  306. or l’uno or l’altro quan
  307. quando fosse stato più atto ai servizj che avevano [avevano quando il] se il fatto
  308. per sostituirlo facesse duopo (sic)
  309. un pretesto
  310. per
  311. [per | di coloro] egli per
  312. più
  313. [facilitava d’assai le oper] serviva assai a facilitare le operazioni del Conte
  314. a scusa della loro inerzia
  315. non
  316. ogni
  317. la
  318. I tiranni della città
  319. e [di una gran] dello stato che non avessero qualche volta ricorso a lui
  320. [avessero] si fossero qualche [volta] volta
  321. ricorso
  322. alcuni
  323. Sic
  324. [tenevano] avevano tenuta comunicazione
  325. quando
  326. come
  327. non giu
  328. [possibilità degl | verisimigl] prob
  329. da quello soltanto che
  330. è in perfetta armonia
  331. tutte le istituzioni
  332. e di puntualità
  333. esporsi a pericoli
  334. do
  335. pacatamene
  336. mostrava
  337. scioglieva
  338. atterrire
  339. più [volent] amore per la scelleragine (sic)
  340. Sic
  341. nel
  342. qua
  343. non t
  344. Sopra costui si posò il pensiero di Don Rodrigo (lacuna). Di qui a non ch’egli segno a margine, in penna, e queste parole del Manzoni stesso:« N. B. Si supponga una [famigliari] conoscenza più stretta, visite periodiche di D. Rodrigo, etc. per evitare gl’impacci d’una visita per una domanda di tal natura. Questo avviso servirà [per fa] per tutta la narrazione seguente. »
  345. molti segn
  346. essergli in disgrazia
  347. di [non abbandonare] ricon
  348. non avendo le mani
  349. più umilmente che mai ad implorare [il Conte] chi
  350. e si dispose ad affrontare il terribile ospizio del Conte, come