Gli sposi promessi/Tomo II/Capitolo VIII

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Tomo II
Capitolo VIII

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Cap. VIII.




Il mattino vegnente, senza 1 por tempo in mezzo, Don Rodrigo a cavallo, 2 in abito da caccia, 3 col fedel Griso che camminava a fianco del palafreno e con una quadriglia di bravi, si 4 mosse verso il castello del Conte, 5 come altre volte Giunone verso la caverna di Eolo; se non che la Dea pagava in Ninfe l’opera buona del re dei venti, e D. Rodrigo sapeva bene che 6 avrebbe dovuto recarla a Doppie. La 7 via era di cinque miglia all’incirca; e Don Rodrigo la faceva lentamente, 8 e per dare agio alla scorta pedestre di seguirlo, e perché 9 il cammino, quasi tutto montuoso 10 e disuguale e sassoso anche dov’era piano, 11 obbligava il ronzino ad andare di passo, e a cercare il luogo dove posare la zampa con sicurezza. 12 I villani che si abbattevano su quella via, al vedere spuntare il convoglio, si ritiravano dall’un canto verso il muro, 13 per dare a Don Rodrigo il comodo d’un libero passaggio; e quando erano giunti al medesimo punto della strada, 14 si ristringevano ancor più [p. 285 modifica]al muro, con aria quasi di chiedere scusa a Don Rodrigo d’essersi trovati 15 sul suo cammino. Don Rodrigo, 16 che già cominciava a godere 17 nella sua mente un’anticipazione della potenza che gli avrebbe data l’alleanza che andava a contrarre, gli guarda 18 con un vólto fosco e sprezzante, come se dicesse: — vi siete rallegrati troppo presto a mie spese: lo so; ma vedrete chi sono — . Giunto dinanzi al convento che si trovava su la sua strada, Don Rodrigo rallentò ancor più il passo, e si rivolse tutto a sinistra, guardando fieramente 19 se mai il Padre Cristoforo girasse 20 fuori del nido; ma non v’era nessuno: la porta della chiesa era aperta, e si sentivano i frati cantare l’uficio in coro. In mezzo alla sua ira Don Rodrigo si risovvenne delle promesse del Conte Attilio, 21 e dei disegni che questi gli aveva comunicati sul modo di liberarlo da quel frate: pensò che in quel momento forse la trappola era già tesa; e, passando 22 dalla collera alla compiacenza, fece un sogghigno accompagnato da un «ah! ah!» 23 il cui senso non fu chiaramente compreso che dal fidato Griso; 24 il quale per mostrare la sua sagacità, e per far vedere ai compagni ch’egli era molto internato nei segreti del padrone, si volse a questo pur sogghignando, e facendo col vólto un cenno che voleva dire: — a quest'óra il frate sarà servito. —

Pochi passi dopo il convento giunse la brigata ad uno di quei tanti torrenti che si gettano nel lago, 25 dai monti che lo ricingono. 26 Questo 27 si chiamava e si chiama tuttavia il Bione, nome che non si troverà in alcun dizionario geografico: 28 e a dir vero colui che lo porta non merita per nessun verso di esser memorato. Scappa fuori 29 da un monte 30 che è quasi poggiato nel lago, 31 e per un brevissimo e [p. 286 modifica]larghissimo letto manda per lo più 32 qualche filo d’acqua, e dopo le grandi piogge, e allo scioglimento delle nevi, mena un largo fiume d’acqua che in un momento si perde, e un flagello di ciottoloni, che rimangono. In quel momento non vi scorrevano che due o tre rigagnoli sparsi in un deserto di sassi: noi avremmo voluto che la nostra storia registrasse a questo passaggio qualche incontro, qualche avvenimento inaspettato, per poterne illustrare quel torrente, e togliere il suo nome dalla oscurità, 33 ma la storia non ne registra; e noi 34 solleciti della verità più che d’ogni altra cosa non possiamo dire altro se non che il cavallo di D. Rodrigo attraversò il letto in retta linea, 35 tenuto pel freno dal Griso; 36 il quale dovette 37 porre i piedi nel guazzo, scontando così com’era giusto un poco l’onore di star più vicino al signore mentre gli altri bravi 38 passarono un pò’ più in giù sur un ponticello stretto a piedi asciutti.

Varcato il Bione, andarono per un miglio circa sulla via pubblica che conduce al luogo dove allora era il confine dello stato veneto; e quindi presero un viottolo ripido a sinistra, 39 che 40 conduceva al castello del Conte. 41 Appiedi della 42 ultima salita che dava al castello, v’era una rozza e picciola taverna; e sulla porta della taverna un 43 impiccatello di forse dodici anni, il quale al veder gente armata 44 entrò tosto 45 a darne avviso; ed ecco uscirne tre scheranacci 46 nerboruti ed arcigni, i quali, deposte 47 sul tavolo le carte sudicie, e ravvolte come tegole, con le quali stavano giuocando; stettero a guardare con sospetto chi veniva. Don Rodrigo aveva già tirata la briglia del suo ronzino per rivolgerlo sulla salita, quando uno dei tre, facendogli cenno di ristare gli chiese molto famigliarmente: «dove si va signor mio, con 48 questa bella compagnia?» In altro luogo ed in altra occasione Don Rodrigo, che aveva la superiorità del numero, e che non era avvezzo a sentirsi cosi interrogare da paltonieri, avrebbe risposto chi sa come ; ma egli sapeva di essere negli stati del Conte, e s’avvedeva che parlava [p. 287 modifica]con 49 dipendenti da quello, onde 50 fingendo di non trovar nulla di strano in quel modo, rispose umanamente: «Vado ad inchinare il signor Conte.»

«E chi è Vossignoria?» replicò l’altro con tuono più amichevole ma non meno risoluto.

«Sono il signor Don Rodrigo ...»

«Bene; ma sappia che su per quell’erta non camminano altri armati che quelli del signor Conte; e s’ella vuole 51 riverirlo, potrà 52 venir solo a fare una passeggiata con me.»

Don Rodrigo intese che bisognava anche scendere da cavallo, e 53 ricordandosi di quel proverbio: si Romae fueris romano vivito more, non si fece pregare, e disse: «avrò molto piacere di far questi pochi passi a piede; e voi intanto,» disse rivolto alla sua scorta, «starete qui aspettandomi a refiziarvi, e a godere della compagnia di questa brava gente.» Mentre quivi si parlamentava, scendevano per l’erta a varie distanze uomini del Conte, che dall’altura avevan veduti armati a fermarsi; ma colui che s’era offerto di accompagnare D. Rodrigo, accennò loro che erano amici, e quegli ritornarono. 54 D. Rodrigo, sceso e date le briglie in mano al Griso, cominciò a salire 55 con la sua guida; la quale, non volendo forse avere offeso un uomo che poteva esser più amico del Conte che non si sapesse, fece una qualche scusa a D. Rodrigo di averlo, fatto scendere. «Se il Signor Conte,» disse colui, «fosse stato avvertito della sua visita, avrebbe dato ordine perch’ella fosse 56 accolta con le debite cerimonie; 57 perché ella deve sapere quanto 58 il mio padrone sia cortese coi gentiluomini che sanno il vivere del mondo; ma 59 Vossignoria non è aspettata, 60 e noi abbiamo dovuto fare il nostro dovere, che è di non lasciar passare a cavallo che 61 gli amici vecchi del signor Conte.»

«Certo, certo,» rispose D. Rodrigo: «io sono buon servitore del signor Conte, e non pretendo che egli abbia a far complimenti con me.» [p. 288 modifica] — Questi è un signore davvero, — pensava tra sé continuando la sua salita Don Rodrigo. — Vedete un po', come sa 62 farsi rispettare, ed esser padrone in casa sua. S’io volessi fare 63 una legge simile, non so se vi potrei riuscire; ma è poi anche vero che fa 64 una vita da romito. A voler godere un po’ il mondo, non bisogna star tanto 65 in sulle sue, né metter tanta carne a[l] fuoco. — Cosi D. Rodrigo si racconsolava della sua inferiorità; e nel resto del cammino andava rimasticando i discorsi, ch’egli aveva preparati pel Conte. Giunti 66 al castello, la guida 67 v’entrò con D. Rodrigo, e lo fece aspettare in una sala, 68 dove stavano sempre servi armati, pronti agli ordini del Conte. Dopo pochi momenti, la guida tornò, invitando D. Rodrigo ad entrare dal padrone; e di sala in sala, sempre incontrando scherani, lo condusse a quella dove stava il Conte del Sagrato.

69 Don Rodrigo s’inchinò profondamente con quell’aria equivoca, che può egualmente parere bassezza o affettazione, e il Conte, 70 che in mezzo a tanti affari non aveva potuto conservare le abitudini cerimoniose di quel tempo, gli corrispose con una leggiera e rapida inclinazione 71 del capo; e gli fece segno di sedersi sur una seggiola, la quale era posta 72 in luogo che dall’altra stanza si potesse scorgere ogni moto di colui che vi era seduto. Dopo molte cerimonie, alle quali il Conte badò poco, Don Rodrigo sedette; 73 e il Conte pure a qualche distanza.

Era il Conte del Sagrato un uomo di cinquantanni, alto, 74 gagliardo, calvo, 75 con una faccia 76 adusta e rugosa. 77 Si sforzava fino ad un certo segno d’esser garbato, ma da quegli sforzi stessi traspariva una rusticità feroce e indisciplinata.

«Dovrei scusarmi,» cominciò Don Rodrigo, «di venir cosi 78 a dare infado a Vossignoria Illustrissima.»

«Lasci queste cerimoniacce spagnuole, e mi dica in che posso servirla.» [p. 289 modifica] «Non so se il Signor Conte si ricordi della mia persona; ma io ho presente di 79essere stato qualche volta fortunato ...»

«Mi ricordo benissimo e la prego di venire al fatto.»

«A dir vero,» riprese D. Rodrigo, «io mi trovo impegnato in un affare d’onore, in un puntiglio, e sapendo quanto valga un parere di un uomo tanto esperimentato quanto illustre, come è il Signor Conte, 80 mi sono fatto animo a venire a chiederle consiglio, e per dir tutto anche a domandare il suo amparo

81 «Al diavolo anche l'amparo, » rispose con impazienza il Conte. 82 «Tenga queste parolacce, per adoprarle in Milano con quegli spadaccini imbalsamati di zibetto, e 83 con quei parrucconi impostori che non sapendo esser padroni in casa loro, si protestano servitore 84 d’uno spagnuolo infingardo.» 85 E qui, avvedendosi che Don Rodrigo faceva un vólto serio tra l’offeso e lo spaventato, si raddolcì e continuò: «intendiamoci fra noi da buoni patriotti, senza spagnolerie. Mi dica schiettamente in che posso servirla.»

Don Rodrigo si fece da capo, e raccontò a suo modo tutta la storia, e fini col dire che il suo onore era impegnato 86 a fare stare quel villanzone e quel frate, e ch’egli voleva aver nelle mani Lucia; che se il signor Conte avesse voluto assumere questo impegno, egli non dubitava più dell’evento. 87 «Non intendo però, » continuò titubando, «che oltre il disturbo, il signor Conte debba assoggettarsi a spese per favorirmi... è troppo giusto... e la prego di specificare ...»

88 «Patti chiari,» rispose senza titubare il Conte, 89 e prosegui 90 mormorando fra le labbra 91 a guisa di chi leva un conto a memoria: 92 «Venti miglia... un borgo... presso a [p. 290 modifica]Milano... un monastero 93... la Signora che spalleggia... due cappuccini di mezzo... e signor mio 94 questa donna vale dugento doppie. »

95 A queste parole succedette un istante di silenzio; 96 rimanendosi l’uno e l’altro a parlare fra sé. Il Conte diceva nella sua mente: — l’avresti avuta per centocinquanta se non parlavi d’ infado e d'amparo — ; e Don Rodrigo infanto faceva egli pure mentalmente i suoi conti su le dugento doppie. — Diavolo! questo 97 capriccio mi vuol costare! 98 Che Ebreo! Vediamo... le ho: ma ho promesso al mercante... via lo farò tacere. Eh! ma con costui non si scherza: se prometto, bisognerà pagare. E pagherò:... frate indiavolato, te le farò tornare in gola... Lucia la voglio... Si è parlato troppo... non son chi sono.....— 99 Fatta cosi la risoluzione, si rivolse al Conte e disse: «Dugento doppie, signor Conte: l’accordo è fatto.»

«Cinque e cinque, dieci,» rispose il conte. E questa, se mai per caso la nostra storia capitasse alle mani di un lettore 100 ignaro 101 del linguaggio milanese, 102 è una formola comune, che 103 accennando il numero delle dita di due mani, 104 congiunte, 105 significava l’impalmarsi per conchiudere un accordo. E nell’atto di proferire la formola, il Conte stese la mano, e Don Rodrigo la strinse. 106

«Le darò,» disse Don Rodrigo, «uno dei miei uomini, che conosce benissimo la persona, e 107 starà agli ordini di Vossignoria... »

«Non 108 fa bisogno,» rispose il Conte del Sagrato: «mi basta il nome;» e qui cavò una vacchetta, sulla quale sa il cielo che memorie erano registrate, e fattosi dire un’altra volta il nome e il cognome della nostra poveretta, lo scrisse, e notò pure il monastero.

«Ma non vorrei che nascessero abbagli.»

«So quel che posso promettere» rispose il Conte, il [p. 291 modifica]quale coglieva 109 ogni destro di dare una idea 110 inaspettata del suo potere e della 111 certezza dei suoi mezzi.

112 «Certo,» replicò D. Rodrigo, « pel Signor Conte nori v’è cosa impossibile.»

113 «Ad un mio avviso, ella mandi persone fidate con le dugento doppie, e la persona sarà consegnata.»

«Cosi farò; e mi raccomando... vede bene... non vorrei che... il Signor Conte darà ordini precisi, e impiegherà persone di giudizio.»

«Al corpo di mille diavoli! 114 Ella non sa 115 dunque come io son servito: tutti i miei uomini sono ben persuasi che colui, il quale in una simile circostanza pigliasse la niù picciola libertà, sarebbe punito con le mie mani.»

«Non ne dubito,» rispose D. Rodrigo.

«Segreto, e fedeltà ai patti!» disse il Conte.

«Son uomo d’onore,» rispose D. Rodrigo, e si accomiatò. Usci del castello, scese 116 alla taverna, trovò la sua scorta, pagò largamente lo scotto, e si avviò verso casa. 117 Non aveva egli ancora oltrepassata la soglia del castello del Conte che questi aveva già dato principio all’impresa, prendendo la penna, 118 e scrivendo una lettera a quell'Egidio di Monza, che il lettore conosce, 119 per invitarlo a venire al Castello per un negozio di somma premura. È duopo i 120 sapere che il Conte era 121 uno di quei vecchi amici del padre di Egidio, 122 coi quali questi aveva mantenuta 123 corrispondenza; anzi era di tutti il più intrinseco e il più riverito. Il giovane Egidio, appena rimasto solo, aveva implorata l’assistenza del Conte per adempire la vendetta del padre, e il Conte, 124 che nel giovanetto aveva già intravedute disposizioni non ordinarie, e che aveva pensato di farne uno [p. 292 modifica]degli agenti che teneva in varie parti del paese, 125 lo aveva in quella occasione 126soccorso di denari e d’uomini, e sempre 127 in seguito gli si era mostrato pronto ad ajutarlo 128 dove fosse stato di mestieri. 129

Si formò quindi fra 130 loro l’intelligenza di darsi mano a vicenda in ogni occorrenza, 131 nel che Egidio faceva le sue parti con molto zelo, e con una certa sommessione, 132 verso il Conte, per la sua 133 età, per la sua fama, e per gli obblighi che Egidio gli aveva e perché 134 in ogni frangente 135 contava d’avere in lui un difensore invincibile. 136 Per ciò il Conte, 137 quando Don Rodrigo gli parlò di Monza, corse, tosto col pensiero ad Egidio, e conoscendo per esperienza la devozione e risolutezza di lui, sapendo che la sua casa era contigua al monastero, fece 138 ragione che la impresa 139 era come compiuta; e promise a D. Rodrigo con quella asseveranza che abbiamo veduta, e che 140 gli diede una maraviglia non affatto 141 sgombra di diffidenza.

142 Il messo parti; e il giorno susseguente 143 Egidio si mosse di buon mattino, e verso il mezzogiorno sali in trionfo fino al castello del Conte con due cavalieri, e con quattro pedoni che l’accompagnavano: 144 distinzione riserbata a quegli che erano non solo amici, ma alleati e 145 la genie dei quali 146 era impiegata al bisogno, ad eseguire i disegni del Conte. In fatti gli uomini di Egidio e quelli del Conte s’erano trovati insieme in più d’una impresa, ed erano per lo più antiche conoscenze, 147 e avvezzi in ogni caso a far conto 148 su uno scambievole ajuto. Quindi a misura che Egidio, avvicinandosi al castello, incontrava di quei bravi che vi [p. 293 modifica]soggiornavano, questi dopo d’aver umilmente inchinato l’amico del padrone, facevano festa pur camminando al suo corteggio; ed era una ripetuta stretta di mani, e 149 un dare e rendere di saluti, a cui si appiccavano i più bisbetici e scomunicati nomi del mondo. «Benvenuto il Tanabusó!» «Bentrovato il 150 Montanaruolo!» «Oh addio Strozzato !» «Buon giorno Biondino bello!» 151 «Bravo 152 Nibbione; mi 153 consolo di vederti bene in gamba!» 154 «Eh! 155 Spettinato, grazie al cielo, in gamba, sano e salvo agli statuti di Milano, fin che viene la mia ora!» «Bravo un’altra volta! Ehi! e quel tale 156 che ti faceva 157 l’amore dietro tutte le siepi?»
«Mandato a dormire senza cena, » rispose il Nibbione, stendendo il braccio 158 sinistro e appoggiando orizzontalmente la mano 159 destra alla guancia. «Bene,» rispose lo 160 Spettinato: «cosi va fatto: meglio 161 pagare che riscuotere.» «Cosi m’ha insegnato mio padre,» replicò il Nibbione. Con questi bei ragionamenti giunse la nostra brigata alla vista del castello: quivi si trovò il Conte, che, avendo veduto salire l'amico, gli si faceva incóntro. Quando Egidio lo scorse, balzò da cavallo, gittò la briglia a uno de’ suoi uomini, e corse a lui: si abbracciarono, entrarono insieme nel castello: 162 gli scherani dell’uno e dell’altro seguitarono riverentemente in silenzio, ed entrati pure in frotta, andarono tutti insieme a gozzovigliare secondo gli ordini dati dal Conte.

163 Quando i due amici furono soli 164 nella stanza appartata, ove il Conte trattava gli affari più reconditi, 165 scoperse ad Egidio il motivo della chiamata in questo modo.

«Mio caro Egidio, e posso dir figlio. 166 Ho un affare a Monza, pel quale m'è duopo 167 un amico fidato, e un uomo destro e valente; e ho posto gli occhi sopra di te.»

«Vorrei vedere,» rispose Egidio, «chi sarebbe in Monza colui che ardisse vantarsi di esservi più amico di me.» [p. 294 modifica]« La mentita gliela darei io,» replicò il Conte. 168

« Ora mettetemi alla prova. »

« Ho bisogno di avere in mano una persona, » disse il Conte.

«Viva, o morta?» domandò Egidio.

«Viva, viva,» rispose il Conte: «è un affare allegro.»

«Bene,» 169 disse Egidio, «purché non sia il Castellano né alcuno di sua famiglia, né il Feudatario, né il podestà, 170 né un ufiziale spagnuolo...» 171

«Ih ! ih I » disse il Conte, «che vorresti tu eh’ io facessi di questa gente? Quando io gli avessi tutti in questo castello, farei aprire tutte le porte per lasciarli andare. Non 172 sono buoni da nulla né vivi né morti.»

«Che so io?» 173 riprese Egidio: «Bene, purché non sia ancora, né l’arciprete, né tampoco un prete, né un frate, né una monaca, perché non vorrei aver che fare col Cardinale, che sarebbe uomo da mettere a soqquadro tutta Roma e tutta Madrid, finché non ne avesse veduta l’acqua chiara: purché non sia nessuno di questi, vi prometto, umanamente parlando, che siete servito.»

174 «Ebbene,» disse il Conte 175 « quello ch’io vorrei che tu prendessi non è nessuno di questi uccellacci che hai nominati : è il più picciolo reatino che tu possa immaginare. Solamente, è 176 rimpiattato in una certa fratta che ci vorrà destrezza assai a cavamelo. »

«Vediamo,» rispose confidentemente Egidio.

II Conte cavò la sua vacchetta, e dopo aver rivolto qualche carta, lesse: — Lucia Mondella — ; e continuò: «è una contadina di questi contorni, che si trova in Monza nel monastero contiguo alla tua casa, sotto la protezione della Signora: protezione molto fredda però: è raccomandata al guardiano dei cappuccini.» [p. 295 modifica]«Ne ho inteso parlare;» rispose Egidio, il quale ne sapeva sul conto di Lucia molto più del Conte, ma non voleva mostrarsene più inteso, perché i suoi rapporti con la Signora erano un segreto, al quale non ammetteva nemmeno di amici più intrinseci.

«Prendi tu l’impegno?» domandò il Conte.

«Senza dubbio,» rispose Egidio.

«E la Signora?» 177

«La Signora, come vi hanno detto benissimo, non si piglia molto a cuore questa donna; cosi almeno ho inteso dire da quelli di casa mia, che bazzicano con l’ortolano o con qualche altro mascalzone del monastero. E poi faremo la cosa in modo che né la Signora né altri possa sospettare donde il colpo venga.»


178 «Sai tu ch’ella si allontani dal monastero qualche volta? Hai mezzo per farla uscire?»

«M’impegno di trovarlo. E non vi 179 posso 180 promettere né pel tal giorno, né per la tale settimana; ma piglierò il tempo, e sarete servito; e non andrà molto.»

«Bravo! e hai tu bisogno d’uomini in ajuto?»

«Ho bisogno certo d’uomini, non tanto per compire l’opera, come' per distornare i sospetti. 181 Quando io vi darò avviso, voi mi manderete dei vostri uomini forestieri, dei più destri e determinati; costoro si lasceranno vedere qualche tempo prima; si parlerà in paese di 182 loro: quando la donna sarà scomparsa...»

«Va bene, si dirà che è stata rapita da forastieri sconosciuti, da Bergamaschi.»

«Rapita, o fuggita con essi: quel che si vorrà: o anche l’uno e l’altro, perché ho veduto in più d’un caso che 183 il raccontare una storia in diverse maniere serve molto a 184 confondere le teste, e a tener lontani i sospetti dalla 185 verità del fatto.»

«Tu parli come un vecchio, e 186 sai operare da giovane,» rispose il Conte. « Io ti manderò gli uomini che mi [p. 296 modifica] richiederai: 187 e non avranno altro ordine che di ubbidire ai tuoi.» 188

Cosi fu conchiuso l’orribile accordo: Egidio annunziò al Conte che l’indomani ripartirebbe di buon mattino, e che appena giunto a casa, avviserebbe ai mezzi di 189condurre a buon fine l’impresa.

190 La sicurezza però di Egidio 191 diede al Conte una maraviglia 192 non molto dissimile da quella che Don Rodrigo aveva presa della sua. Si aspettava bene il Conte che Egidio avrebbe abbracciata l’impresa, e trovato il modo di compierla, ma ch’ella dovesse parergli cosi agevole, non lo avrebbe immaginato. 193 Si preparava anzi a fargli animo, e a suggerirgli i mezzi per vincere 194 a gli ostacoli che Egidio gli avrebbe opposti, e fra questi il primo gli pareva che dovesse essere la Signora; ma il lettore 195 sa che questo, 196 che al Conte sembrava ostacolo, dovette tosto affacciarsi alla mente di Egidio come un mezzo 197 validissimo. Ed è questo uno 198 dei molti vantaggi dei lettori di storie: il sapere 199 certe cose, 200 ignorate dai personaggi più importanti di esse; il veder chiaro dove i più accorti ed oculati 201 personaggi camminano all’oscuro: vantaggio che dovrebbe 202 ispirare ad ogni lettore bennato molta riconoscenza a coloro che glielo procurano, che alla fin fine sono gli scrittori di quelle storie.

Nel resto di quel giorno il Conte trattenne in festa l’amico, in quella festa 203 però che poteva essere in quel luogo e fra quei due. All’indomani, dopo 204 molti affettuosi congedi, Egidio parti, promettendo che ben presto manderebbe al Conte buone novelle dell’affare; discese al lago; entrò nel battello 205 del Conte; traghettato all’altra riva dell’Adda coi suoi, 206 si ripose a cavallo, e prese la via di Monza.

207 In quel tempo di provocazioni, di vendette, di agguati, [p. 297 modifica]di tradimenti, l’uomo che si allontanava quattro passi da casa sua, camminava sempre con sospetto a guisa d’un esploratore in vicinanza del nemico; 208 e più d’ogni altro i facinorosi e soverchiatori di mestiere, 209 quelli che avevano in ogni parte conti accesi di offese o di minacce, com’era Egidio. Benché mandasse 210 alcuni passi innanzi a battergli la via uno de’ suoi cavalieri, 211 il quale spiava se vi fossero insidie, o se giungessero nemici, pure andava egli 212 stesso guardandosi a destra e a sinistra, cercando di penetrare 213 con lo sguardo ogni siepe, alzandosi di tempo in tempo su le 214 staffe per 215 veder dietro i muri dei campi, piegandosi per 216 vedere dietro ogni cappelletta, volgendosi di tempo in tempo a vedere dietro le spalle, e affisando da lontano chiunque veniva, perché poteva essere un nemico, o il sicario nascosto di un nemico. Alla metà circa della via, 217 incontrò egli una caravana di carretti e di pedoni, e li riconobbe da lontano 218 per quelli che erano veramente, cioè pescivendoli, che tornavano da Milano dopo avere smaltita la loro 219 merce, e che camminavano di conserva per assicurarsi dai masnadieri. 220 Esaminando però attentamente ogni persona della caravana, a misura'che gli passava dinanzi, gli parve di riconoscere una donna, che si stava accosciata sur un carretto, coperta il capo 221 d’un fazzoletto rannodato sotto il mento; la quale,veggendo venire armati, guatava con 222 una curiosità mezzo spaventata. Egidio la mirò più fisamente, 223 s’avvide che s’era apposto, che era dessa, e si rallegrò pensando che a Monza troverebbe un impiccio di meno nell’esecuzione del suo mandato.

Era 224 la nostra povera Agnese, che, avendo in vano aspettato le lettere o almeno imbasciate promesse dal Padre Cristoforo, impaziente di 225 venire in chiaro del come andassero [p. 298 modifica]le cose, qual partito si dovesse finalmente pigliare; tornava al paese, per saperne qualche cosa, per 226 dare nello stesso tempo una occhiata alla casa ed alle masserizie. 227 Lucia, alla quale 228 i pericoli passati, la fuga, il trovarsi come smarrita lungi dalla sua casa fra gente nuova, il timore continuo di 229 peggio avevan restituita quasi tutta la timidezzà della infanzia, aveva più volte afferrata la gonna della madre per non lasciarla partire, aveva pianto, e pregato; ma, finalmente stanca essa pure della incertezza, e più ansiosa di saper qualche cosa 230 di quello non ne confessasse, rassicurata dal trovarsi in un asilo cosi guardato e cosi santo, 231 s’acquetò, e lasciò che la madre ne andasse; e Agnese se n’era venuta, 232 senza cruccio della figlia, che le pareva d’aver lasciata, 233 come si dice, su l’altare.

Noi torneremo 234 indietro con la buona donna verso le nostre montagne, lasciando andare lo sciagurato Egidio al suo viaggio.

Quando Agnese si trovò al punto, dove la strada che conduceva 235 al suo tugurio si divideva da quella che dovevan fare i pescivendoli per giungere a casa loro, cioè quando ebbe passato il ponte dell’Adda, scese di carretto, e preso il suo fardello 236 cominciò a piedi le due miglia che le restavano di viaggio, camminando non senza sospetto. 237 Si confortava però, pensando che Don Rodrigo non l’avrebbe voluta far rapire, e che non sarebbe nemmeno stato tanto scellerato da farle far male alcuno, senza suo profitto. Giunta 238 vicino a casa, v’andò quanto più celatamente potè per viottoli, e infatti non fu scorta da veruno; 239 picchiò, le fu aperto da quella sua cognata che stava a guardare la casa, trovò le cose in ordine; 240 chiese novelle del Padre Cristoforo alla cognata, che non potè rispondergli se non che da quel primo giorno non lo aveva più veduto comparire; e, dopo d’avere esitato qualche momento, si fece animo, e prese la via del convento. Tutta ansiosa si fece alla porta, e tirò il [p. 299 modifica]campanello, al suono del quale 241 ecco venire un occhio ad una picciola grata della porta, e spiare chi 242 sia arrivato, si alza un saliscendo, si apre mezza la porta, e 243 al luogo dell’apertura un lungo, vecchio, e magro frate portinajo con la barba bianca sul petto che dice:

«Chi cercate buona donna?»

«Il Padre Cristoforo.»

«Non c’è.»

244 «Starà molto a tornare ?»

«Mah!»

«Dov’è andato ?»

«A Palermo.»

«A ... ?»

« A Palermo, » ripetè 245 posatamente il frate portinaio.

«Dov’è questo luogo?» domandò di nuovo Agnese.

«Eh! hee!» rispose 246 il portinajo, stendendo il braccio e la mano destra, e trinciando l’aria verticalmente per significare una lunga distanza.

«Oh diavolo!» sciamò Agnese. 247

«Ohibò, buona donna,» 248 disse pacatamente il frate: «che c’entra colui? non chiamatelo qui fra di noi, che poniamo ogni cura per tenerlo lontano.»

«Ha ragione, Padre; ma io sto fresca.»

«Bisogna aver pazienza, » rispose il frate ritirandosi, per 249 richiudere la porta.

«Ma,» disse Agnese in fretta, ritenendolo, «che cosa è andato a fare in 250 quel paese?»

«A predicare,» rispose il 251 cappuccino.

252 «Ma perché è andato via cosi all’improvviso senza dirmi niente?»

253«Gli è venuta l’obbidienza dal padre provinciale.»

«E perché l’hanno mandato lui che aveva da far qui, e non un altro?» [p. 300 modifica] «Se i superiori dovessero render ragione 254 degli ordini che danno, non vi sarebbe obbedienza.»

«Va benissimo; ma questa è la mia ruina.»

«Ci vuol pazienza, buona donna. Pensate al contento che proveranno quei di Palermo a sentirlo predicare: perché, vedete, il padre Cristoforo è cima di predicatori ; 255 è un santo padre in pulpito. »

«Oh il bel sollievo per me!»

«Vedete se v’è qualche altro nostro padre, che possa tenervi luogo di lui, rendervi qualche servizio; nominatelo, e lo andrò a chiamare.»

«Oh Santa Maria !» rispose Agnese con quella riconoscenza mista di stizza, che 256 fa nascere una offerta dove si trovi più di buona volontà che di 257 convenienza: «chi ho da far chiamare, se non conosco nessuno: quegli sapeva tutti i fatti miei, mi dava tutti i pareri, aveva amore per noi poveretti. »

«Dunque abbiate pazienza,» rispose 258 di nuovo il frate, disponendosi ancora a partire.

«... Ma, ma ... » domandò ancora Agnese «quando sarà di ritorno? 259... cosi a un dipresso?»

«Mah ! » rispose il frate. «Quando avrà terminato il quaresimale, cioè a Pasqua, 260 aspetterà un’altra obbedienza per sapere se deve restar là dove è andato, o tornar qui, o portarsi ad un altro 261 luogo, dove comanderanno i superiori: perché, vedete, noi abbiamo conventi in tutte le quattro parti del mondo.»

«Oh la bella storia !» sciamò Agnese.

«Questo è quello che vi posso dire, » rispose 262 il frate chiudendo questa volta la porta sul vólto ad Agnese; la quale, dopo esser rimasta ivi 263 un qualche tempo come smemorata, riprese tristamente la via della sua casa, 264 pensando come 265 potrebbe riparare una tanta perdita e arzigogolando i motivi di una si subitanea disparizione, senza poter 266 mai venire ad una congettura 267 un po’ soddisfacente. [p. 301 modifica]

Non cosi il lettore, il quale, quando voglia continuare la sua lettura, faccia qui tosto la spiegazione di tutto il mistero. Il Conte Attilio, tornato a Milano, s’era tosto portato ad inchinare il conte suo Zio del consiglio segreto. Era questi un vecchio ambizioso, geloso 268 della parte di potere che gli era venuto fatto di affermare, e geloso non meno dell'onoore della sua famiglia e di tutto il parentado, 269 al modo che s’intendeva l’onore a quei tempi. Egli era, per due sorelle, zio dei due cugini, e quindi chiese tosto ad Attilio novelle dell’altro nipote D. Rodrigo.

«Che fa quello sventato? Ma non serve ch’io ne chiegga a te, che sei uno sventato come lui, e 270 devi sempre trovarlo irreprensibile.»

«Mi ha imposto di baciare umilmente la mano all’Eccellenza del signor zio, alla quale è sempre devotissimo.»

«Si si... mantiene bravi tuttavia?»

«Oh Signor zio, bravi... non si può veramente chiamarli bravi: tiene un corteggio di servitori conveniente alla sua nascita, e 271 al decoro della parentela.»

«Si si... ma Sua Eccellenza il signor Governatore non vuole i corteggi a questo modo, e si lascia 272 qualche volta intendere che toccherebbe ai Ministri, e ai loro parenti dare l’esempio.»

«Ma vede bene, signor zio, il mondo diventa peggiore di giorno in giorno...» «Oli questo si; ma non tocca a te il dirlo...»

«Ad ogni modo, il mondo è pieno di gente che non 273 porta rispetto né alla nascita né al nome, se 274 uno non lo fa rispettare.»

«Anche questo è vero ; ma, quando si ha uno Zio nel consiglio segreto e all’orecchio di S. E., non si deve temere di soperchiatori.»

«Certo, che con l'amparo del signor zio noi potremo aver soddisfazione di qualunque offesa; ma intanto 275 gl’impegni nascerebbero, e il Signor Zio, che 276 ha tanta bontà di cuore, avrebbe disturbi ad ogni momento per causa nostra. Cosi i temerarj si contengono col solo timore.» [p. 302 modifica] «Temerarj, temerarj : io so molto bene che Don Rodrigo non è molestato da nessuno, se non cerca egli di molestare altrui.»

«Eh ! signor Zio, ella sa quanti si trovano che 277 presumono di essere superiori ad ogni autorità, e si fanno arditi contra chicchessia. C’è per esempio un frate, nel convento di Pescarenico, eh ! signor Zio, non si può immaginare che superbia abbia costui.»

«Che c’entra questo frate con Rodrigo?»

«Ci vuole entrare per forza, signor zio. Costui 278 è pieno di premura, probabilmente spirituale, per una foresotta di quei contorni, e la guarda con sospetto... guai se alcuno le si avvicina. Che cosa va a mettersi in capo questo frate? Che Rodrigo gli voglia rapire l’affetto di questa sua colomba. E tutto questo, perché forse Rodrigo l’avrà guardata qualche volta passando : ma, come le dico, la carità di questo frate è molto permalosa. Ora non può credere le cose che ha dette costui di Rodrigo, 279 i visacci che gli ha fatti, il tuono di minaccia con cui lo guarda, come se fosse un ragazzo plebeo».

«E questo frate sa che Don Rodrigo è mio nipote?»

«E come lo sa! Si figuri, che non faccio per censurare mio cugino, ma è 280 il suo debole : lo dice ad ogni occasione; 281 quando si ha un onore di questa sorte, non si vorrebbe tenerlo celato.» 282

«E non vi è nessuno 283 che faccia ricordare a questo frate che Don Rodrigo è mio nipote ?»

«Eh pensi ! tutte le persone di giudizio glielo fanno ricordare.»

«E che dice egli ?»

«Dice... dice che il cordone di San Francesco non ha paura nemmeno degli scettri della terra.»

«Come si chiama questo frate?»

«Fra Cristoforo da Cremona. Fa il Santo, ma è conosciuto per un uomo torbido ; ha sempre voluto cozzare con la gente bennata ; in gioventù ha avuti incontri con cavalieri; ha un bell’omicidio su la coscienza, e si è fatto frate per salvare la pelle: un cervello caldo.» [p. 303 modifica]

284 Il Conte Zio prese la penna, e anche il nome di Fra Cristoforo fu registrato sur una terribile vacchetta, con due righe di commento.

«Sicuramente,» borbottava poi il Conte, riponendo la sua vacchetta: 285 «il cordone di San Francesco! Lo so anch’io, ma t’insegnerò io, frate, che per adoperarlo a proposito, non fa bisogno d’averlo 286ravvolto intorno alla pancia.»

«Per uscirne con poco impegno, e con tutto il decoro della parentela,» disse il Conte Attilio, «il mio sottomesso parere sarebbe che 287 V. E. con la sua consumata politica, trovasse il modo di 288 fargli cambiare aria e di sopire il negozio senza entrare in esami, in discorsi, in relazioni ; perché io conosco questo frate, e 289 son certo che al caso non ci metterebbe né sale, né aceto a dare una smentita a un cavaliere: è uomo, Sig. Zio, da dare uno schiaffo con forza e da 290 riceverne uno con umiltà: 291 questi cervelli, alla lunga, possono impacciare chi che sia, e mettere in impegni...»

«Chi domanda pareri a Vossignoria? ... » interruppe il Conte Zio, 292 rannuvolando la fronte. Il nipote293 che lo conosceva perché, avendo spesso bisogno di lui, lo aveva esaminato con l’occhio acuto dell’adulatore, aveva benissimo preveduto che quel personaggio si sarebbe offeso della intenzione di consigliarlo; ma sapeva nello stesso tempo che il consiglio 294 gli sarebbe rimasto nella memoria, che sarebbe stato seguito, perché era conforme alle idee del personaggio; e quanto all’offesa sapeva per esperienza che 295 una umile parola di adulazione bastava a farla dimenticare.

«Ah ! ah !» 296 sciamò egli, come ridendo della sua dappocaggine. « E vero, è vero : 297 sono pure uno sventato; ma : i paperi vogliono menare a ber l’oche.» Il Conte Zio fu contentissimo della riparazione, e disse: «Bene, bene : i pareri tu gli hai da sentire ; e 298 l’ordine che io ti dò ora è di non far parola con alcuno di 299questo impegno.» Il nipote promise l’obbedienza, e si congedò certo e lieto della riuscita. [p. 304 modifica]

Il Conte Zio rimasto solo, pensò tosto al modo di 300 sciogliere il nodo prima che si inviluppasse a segno che fosse mestieri di tagliarlo. Il grande scopo di questo signore era di ottenere un po’ di potere il più che fosse possibile; e uno dei mezzi più validi, per ottenerne, era di far credere che ne avesse molto. Egli conosceva per lunga esperienza 301 l’efficacia di questo mezzo, e 302 in certi momenti, in cui il prurito di far mostra della sua profondità nella politica 303 superava nel suo animo la circospezione che gli consigliava a nasconderla (il qual prurito, quasi invincibile per parentesi, 304 è cagione a molti furbi di scoprirsi da sé, e di rovinare essi i loro affari ; che è un peccato) in quei momenti, dico, egli era solito di 305 far intendere la sua 306 teoria con un frase di Virgilio, che gli era rimasta in mente dalla scuola, e che egli interpretava a suo modo : — possunt quia posse videntur. — Chi aveva intese queste parole dalla sua bocca, poteva essere certo di 307 essere ai primi passi della confidenza del consigliere segreto. 308 Questa 309 dottrina poi, come accade, 310 era in lui divenuta abito, e passione. In questo frangente si trattava di 311 non permettere che un cappuccino affrontasse e facesse stare un parente del signor consigliere, 312 d’impedirlo, senza tirarsi addosso i cappuccini, e di far credere 313 a chi era informato della inimicizia, e ai cappuccini stessi, che il frate era stato vinto, e aveva dovuto ritirarsi. — Giovinastri senza giudizio, — pensava egli fra sé, — la darò io ad intendere a quel Rodrigo. — Ma intanto bisognava andare al riparo, e, tutto pesato, il Conte Zio fece pregare con quei rispetti e con quei pretesti di cerimonia, che si usavano, il Padre Provinciale di passare alla sua casa. Il Padre Provinciale non si fece aspettare. Due potenze, 314 due dignità, due vecchiezze, due esperienze consumate, si trovavano a fronte. Il Padre provinciale, che non sapeva che cosa il Consigliere segreto volesse fare di [p. 305 modifica]lui nè in nome di chi, per quali interessi avesse a parlargli, stava in guardia ; e il Consigliere 315 si proponeva di farlo fare a modo suo, e di farlo partire, contento di aver servito un cosi potente signore.

Dopo le prime accoglienze, che furono al solito sviscerate, e dignitosamente umili, poichè il 316 Cappuccino ebbe espressa magnificamente la sua stima pei Consiglieri, e il Consigliere pei Cappuccini, il Conte entrò in materia, cercando pure al solito di tasteggiare il suo interlocutore, e 317 di procedere per vie d’interrogazioni, che obbligassero ad una risposta, e di 318 eludere nello stesso tempo le interrogaìzioni dell’altro, e il tutto con l’apparenza della più schietta cordialità.

319 «Mi sono presa questa sicurtà d’incomodare, Vostra Paternità reverendissima,» diss’egli, «per un affare che deve conchiudersi a comune soddisfazione. E senza più, le dirò sinceramente di che si tratta, senza raggiri, col cuore in mano, come uso con tutti e specialmente con le persone che venero particolarmente. 320 Ecco il fatto. Nel loro convento di Pescarenico presso Lecco, v’è un certo padre Cristoforo da Cremona ? »

«Vostra Ecccellenza è bene informata,» rispose il Provinciale.

«Mi dica un po’ schiettamente in amicizia, Padre Molto Reverendo, che informazioni tiene di questo soggetto?» riprese il Consigliere segreto, aspettando 321 la risposta. Ma il Padre Provinciale non 322 era uso di rispondere 323 alla prima chiamata, e molto meno in un caso simile. S’accorse egli che il 324 Conte voleva 325 cavare da lui tutte le notizie possibili prima di fargli conoscere il suo disegno, e propose di condurre, per quanto potesse, il discorso nel modo opposto.

— Perchè, — pensava il Padre, — chi sa per qual cagione questo signore vuol 326 essere informato del Padre Cristoforo. Potrebbe forse avergli posto addosso gli occhi, per servirsene in qualche maneggio, e allora non mi converrebbe screditarlo; [p. 306 modifica]potrebbe volergliene, per qualche puntiglio, e allora non mi converrebbe pigliar le parti di fra Cristoforo prima di saper bene 327 di che si tratta, e fino a che punto lo potrò sostenere. In ogni caso prima di farmi cantare, dovrà cantare egli più chiaro. — Fatte rapidamente queste riflessioni, il Padre rispose :

«Se V. E. vuol compiacersi di dirmi più chiaramente 328 perché le preme il Padre Cristoforo, spero di poterle dare tutte le 329 cognizioni che posso averne io medesimo.»

— Sempre politico il Padre Provinciale, — disse in suo cuore, il Conte. — Eh già gli sanno cavare dal mazzo. — E tosto rispose ad alta voce :

«Ecco il fatto, Padre molto reverendo: 330 questo padre Cristoforo non le ha dato più volte da 331 pensare, per cavarlo da impegni in cui s’era posto per poca prudenza, e per voglia di accattar briga? Dica liberamente, non è un cervello un po’ caldo?

— Ho inteso, — disse fra sé il Padre, — è un impegno : Benedetto Cristoforo! ma bisognerà sostenerlo. — E 332 rivolgendosi al Conte rispose, 333 indirettamente al solito:

«Liberamente, com’Ella desidera le dirò, che 334 il mastro Padre Cristoforo, 335 l’ho sempre conosciuto per un buon religioso, esemplare, zelante, e nei suoi doveri di cappuccino irreprensibile.»

336— ! Ah I Ah I — disse ancora fra sé il Conte,— bisogna dunque tirarti con gli argani ! — E con le labbra disse al Padre: «Ella sa pure che siamo amici, e fra noi non si deve parlare politicamente. Io sono informato molto bene che questo religioso 337 è un po’ inquieto, 338 ama di comprarsi le quistioni, e di cozzare 339 con le persone di qualità. Cose che non vanno bene; non vanno bene, Padre molto reverendo: Ella conosce il mondo, e m’insegnerà che queste cose non vanno bene.»

— E tutta mia colpa, — 340 disse sempre in soliloquio il Padre: — doveva pensare che quel benedetto Cristoforo con quel suo fuoco mi avrebbe trascinato in qualche [p. 307 modifica] impiccio: lo sapeva che era uomo da far girare di pulpito in pulpito, e da non lasciar mai quieto per tre mesi in un convento vicino a case di signori. Ma vediamo in che stato è la cosa, e come si può rimediare. — E, per pigliar tempo, rispose al Conte. 341

«Se Vostra Eccellenza è informata di qualche traviamento di questo padre, Le sarò grato di farmene partecipe, acciò ch’io possa mettervi rimedio.»

342 «Pensieri degni della sua prudenza, padre molto reverendo: principiis obsta. Ecco il fatto senza andirivieni. Questo 343 religioso ha preso a cozzare con mio nipote, e la cosa potrebbe 344 farsi più seria. Senza parlare di me, che ho troppa venerazione per Vostra paternità e per tutta la compagnia, per fare 345 nulla senza sua intelligenza in questo proposito; mio 346 nipote ha molte aderenze. 347 Quand’anche io non me ne volessi impacciare, i parenti di padre e di madre... sono persone e, sono famiglie... »

«Cospicue, » 348 disse il padre.

«E accreditate,» continuò il Conte: «e mio nipote ha il sangue caldo: 349 io le parlo da buon amico. Mio nipote è giovane, e questo religioso, da quel che sento » e qui 350 cavò la vacchetta, 351l’aperse, 352 vi diede un’occhiata per lasciar supporre al padre che vi erano notate di gran cose, e continuò con un’aria misteriosa: «questo religioso ha ancora tutte le inclinazioni della gioventù. I giovani non hanno giudizio: 353 tocca a noi che abbiamo i nostri anni... pur troppo eh ?... »

«Eh ! pur troppo,» disse il padre.

Chi 354 fosse stato presente a quel dialogo avrebbe potuto scorgere in quel momento una mutazione curiosa nel [p. 308 modifica] vólto dei due personaggi, 355 che per la prima volta 356 prendeva l’espressione d’un sentimento sincero: qui non aveva luogo la politica, e il cuore parlava.

«Ella è cosi, padre,» continuò il Conte.

«Tocca dunque a noi il rappezzare gli sdruciti che i giovani fanno.»

357 «Fra me e lei (cosi disse il signor Conte) fra me e lei 358 si potrà sopir l’affare.»

Queste parole furono molto gradite al Provinciale. È vero, ognuno lo sa, che a quei tempi i membri di una congregazione religiosa erano affatto indipendenti da ogni podestà secolare, e non avevano quindi nulla a temere da essa. 359 E quando questa si trovava in collisione con alcuno di loro, e voleva 360 prescrivere qualche cosa, la più forte, la sola minaccia che usasse e che potesse usare, si era che avrebbe richiesto al papa che i renitenti, quelli che avessero contrafatto 361 agli ordini, fossero mandati fuori dello stato, 362 come diffidenti di S. M.; il che 363 si può vedere nelle grida contra 364 gli omicidi, banditi, i bravi, dove questa minaccia è fatta ai regolari, che gli ricevevano, e, ponendoli cosi in luogo d’asilo, gli 365 involavano dalle mani della forza secolare. 366

In un’epoca posteriore 367 fu pensato al modo di render più forte questa minaccia e di estendere 368 la pena; e questo sforzo merita d’esser ricordato, e come un attestato insigne della impotenza della forza civile a raggiungere gli ecclesiastici, e come un esempio notabile di stolta e feroce iniquità. L’onore di questo trovato appartiene al Sig.r D. Luigi de Revavides, Marchese di Fromista e Cacacena Cpta di Piveto 369 [p. 309 modifica]Estese egli questa minaccia d’esser trattati come diffidenti di S. M. 370 anche ai parenti più prossimi di quegli ecclesiastici, che avessero raccettati nei luoghi sacri ed immuni certi banditi.

23 Agosto 1651; ed altre.

Ma i modi di nuocere non erano quegli soli che le grida preferivano, e la inimicizia di un uomo, e di una famiglia potente 371 era semenzajo di pericoli, d’incertezze, e di disturbi. Il Provinciale si trovò dunque d’accordo col Conte nel desiderio di sopir l’affare: non si trattava più che del modo di farlo, 372 con la convenienza delle due parti. E siccome la cosa non aveva fatto grande scandalo, 373 e si trattava più d’antivenire che di riparare, cosi la cosa non era difficile. Dopo che i due furboni ebbero ancora molto interrogato, poco risposto, mercanteggiato, 374 giuocato di scherma, il Padre Provinciale disse al Conte: che per considerazione della persona di Lui, per amor della pace, egli trasmuterebbe il Padre Cristoforo di quel convento in un altro lontano, con la condizione che nessuno si vantasse di questo come d’una vittoria; e il Conte lo promise: l’affare fu conchiuso, e i due contraenti si separarono contenti l’uno dell’altro, e ognun d’essi di se medesimo.

Gran cura ponevano 375 quei vecchj pensatori in un negozio, di gran parole spandevano, ci pensavano assai, 376 andavano per le lunghe, v’impiegavano il tempo conveniente; ma bisogna anche confessare che facevano poi cose grandi. In fatti questo abboccamento produsse l’effetto di fare 377 trottare il nostro povero Padre Cristoforo da Pescarenico a Palermo; che è un bel passeggio.

378Fu dunque spedita al Guardiano l’obbedienza da intimarsi al Padre Cristoforo, e con l’obbedienza l’ordine di farlo partire, 379 la direzione della strada da farsi per non toccare Milano, e l’avviso di dargli un compagno 380 nella missione, che nello stesso tempo osservasse tutte le sue azioni.

Mentre il nostro povero Frate pensava ai mezzi di soccorrere i suoi protetti, il guardiano lo chiamò a sè, e con [p. 310 modifica]molta consolazione gl’intimò l’obbedienza, gli comandò di prendere il suo bordone, gli presentò il compagno che era già avvertito, e gli disse «vade in pace.» Cristoforo non pensò nemmeno a domandare un rispitto, che 381 era certo di non ottenere: pensò alla povera Lucia, 382 e si accorava ; ma tosto si accusò di aver mancato di fiducia in Dio, e di essersi creduto necessario a qualche cosa; 383 alzò gli occhi e il cuore al cielo, si abbandonò alla provvidenza; salutò umilmente il guardiano, prese 384 la sua sporta, si cinse le reni con una correggia di pelle, come usavano i cappuccini viaggiatori, 385 disse una parola cortese al padre compagno, usci del convento, e si pose su la via che gli era stata prescritta.

Note

  1. metter
  2. nel solito
  3. accompagnato dal
  4. avviò
  5. [con la risoluzione d’implorare sommessamente il suo ajuto per] determinato a fare molti'inchini, molte preghiere, e promesse, a un di presso come molti anni prima Giunone s'era avviata alla caverna (lacuna)
  6. si
  7. [via era] distanza
  8. [tra] per
  9. la
  10. [non avrebbe | obbligava quasi] e la strada
  11. forzava
  12. [I poveri contadini che lo vedevano venire si ritiravano rasente il muro, con aria quasi di scusarsi | de | d’essere] (lacuna) I villani che si abbattevano (lacuna)
  13. e quando il convoglio era più presso si appoggiavano
  14. si fermav
  15. su la sua
  16. che
  17. una anticipazione
  18. Sic.
  19. e con una
  20. intorno al
  21. e [pensò che in quel momento forse il] pensò a
  22. dall | d
  23. che non fu inteso da altri
  24. Oltrepassato il convento, giunse la brigata ad un torrente chiamato il Bione [torrente che mena più sassi che | , che non si trova certo in nessun dizionario geografico, che da una montagna per un brevissimo cammino | giunge al lago | viene a cadere nell’Adda quando] che non si trova in nessun dizionario geografico, e che certamente non merita [di esservi | che] di esser noverato, perché (lacuna)
  25. e poscia nell'Adda
  26. Questo [che si chiamava ancor] si chiama il Bione, nome oscuro
  27. torrente
  28. e [infatti non] che infatti
  29. dal
  30. vicino
  31. ma
  32. un picciolo filo
  33. ma la storia non
  34. [fedel | p] curiosi
  35. e i bravi
  36. e gli altri bravi
  37. [cosi guazzare l’acqua] cosi
  38. trovarono a poc
  39. [p | addrizzandosi al C] al
  40. di promontorio in promontorio
  41. Giunti appiedi della salita che dava al castello
  42. salit
  43. ragazzo
  44. corse tosto
  45. ad avv
  46. atant
  47. un
  48. tanta brigata?
  49. [d] su
  50. umanamente
  51. [parlargli] inchinarlo
  52. venire solo con me
  53. risoluto di stare alla legge
  54. Di qui a con me lungo segno accanto in penna, e a margine, del Manzoni stesso : «N. B. bravo riconosca D. Rodrigo, e lo lasci andare a cavallo per distinzione, ma senza compagni.
  55. con la sua guida; la quale non vol
  56. ricev
  57. ma
  58. come
  59. Ella
  60. e noi ab
  61. gl
  62. coman
  63. qu
  64. più
  65. al rigore
  66. all
  67. lo introdusse
  68. che si sarebbe potuta chiamare la sala delle guardie (lacuna)
  69. Don Rodrigo si presentò con un inchino
  70. [gli corrispose | che aveva tutti i vizj meno] che da tanto tempo menava una vita che pare
  71. di testa
  72. dina
  73. protesta
  74. aitante, robusto
  75. adusto
  76. rugosa
  77. , vestito all’antica perché [era sempre] nemico dall’infanzia degli spagnuoli, del loro dominio, e d’ogni lor cosa, abbominava i mantelli corti, le goliglie e i cappelli piumati. Si sforzava fino
  78. ad infadare
  79. aver più volte a
  80. vengo
  81. Lasci da [un cant] banda queste spagnolate, disse il Conte con impazienza, e intendiamoci fra noi da buoni compatrioti. Tenga queste parolacce per quando [ella] ella abbia a parlare con quegli spadaccini imbalsamati nel zibetto, e con quei parrucconi impostori che non sapendo esser padroni in casa loro, sono contenti (lacuna)
  82. Sono di quelle parolacce che [adopr] si usano in Milano d
  83. per
  84. Sic.
  85. Intendiamoci da noi da buoni patriotti, senza spagnolerie
  86. ed
  87.  ; che pregava il signor Conte (lacuna) È troppo giusto poi, continuò, che adoprandosi le spese necessarie
  88. Bene, bene
  89. e cont
  90. quasi
  91. come
  92. Monza
  93. presso a Milano
  94. ma
  95. Proferite queste parole ta
  96. [Il Conte proseguiva] parlando l’uno e l’altro fra sé. Il Conte
  97. pu
  98. Vediamo
  99. Signor Conte
  100. non indotto
  101. [della] del
  102. questa
  103. [significa l’impalmarsi per accordo | per u | accenna il numero delle dita di due mani per significare] (lacuna) che significa l’impalmarsi per un accordo
  104. strette
  105. E cosi dicendo
  106. aggiungendo il resto della forinola : e la cavalla è nostra | mia | lo non sono un (lacuna)
  107. potrà
  108. importa
  109. sempre il d
  110. [estesa del] dei suoi mezzi | della
  111. sicurezza delle sue imprese
  112. Eh
  113. Quando scese
  114. non sa Ella che [non] sarà rispettata come se fosse
  115. bene
  116. Appena
  117. [Quivi egli cominciò al fedel Griso incerto com’era della riuscita, e non senza paura di (lacuna) Per tutta la strada andava egli ripensando al largo promettere del Conte (lacuna) Quivi egli si chiuse tosto col fedel Griso per comunicargli il trattato, perché quantunque (lacuna) Appena egli aveva | e | era egli uscito] Non era egli ancora uscito [d] dalla stanza del Conte, che questi aveva già dato principio all'impresa,
  118. e stendendo un dispaccio
  119. invitandolo
  120. Sic.
  121. stato [degli a] uno dei più stretti amici del padre di costui, e che
  122. che questi aveva
  123. buo
  124. l'aveva ajutato
  125. non a
  126. ajutato
  127. poi
  128. in
  129. di modo che il giovanetto Egidio (lacuna)
  130. essi
  131. e questo uficio era prestato mai sempre da Egidio
  132. per l'autorità
  133. autorità
  134. sperav
  135. sperava
  136. Il Conte
  137. sicuro conoscendo la forza e la attività dello stromento
  138. sti
  139. non
  140. lo fece m
  141. [p] libera d Variante scevra
  142. Il messo parti, ed Egidio al [vedere] ricevere quei riveriti caratteri [sen] sarebbe salito a cavallo se (lacuna)
  143. Egidio fu al castello del Conte (lacuna) Questa volta erano stati dati ordini [perché] per ricevere un amico domestico, ed Egidio [passò in trionfo] sali in trionfo
  144. [distinzione singolare e quasi unica] (lacuna) distinzione che ivi s’accordava agli (lacuna)
  145. che
  146. serviva [nelle i] ad un
  147. cosi che all'incontrarsi nelle vicinanze del castel o si fecero festa scambievolmente, da poi che (lacuna)
  148. [scambiev] su uno ajuto scambi (lacuna)
  149. una
  150. Variante Tempesta
  151. Eh
  152. Nibbiotto
  153. Variante rallegro
  154. Eh! come puoi vedere grazie al cielo
  155. [Schioppettino] Acciarino caro,
  156. A margine, in penna Brusco e cancellato Gettanoia e Tiralloscuro
  157. all'
  158. destro
  159. sinistra
  160. Schioppettino
  161. dare che ricevere
  162. seguiti da lung
  163. Quando
  164. [in | nella] in una stanza
  165. aperse egli
  166. [m’è avventa (sic) una occasione, nella quale io potrò sapere] è venuta una occasione in cui tu potrai darmi prova della tua fede, e della tua abilità. Mi trovo in un impegno nel quale mi è duopo (sic) un amico fidato e un uomo destro e valente ;
  167. Sic.
  168. e [pe] in prova
  169. rispose
  170. né l’arciprete ; né
  171. né l’arciprete, né tampoco un prete, né un frate né una monaca, perché non vorrei aver che fare col Cardinale che sarebbe uomo da mettere a soqquadro Roma e Madrid per [venire all] vederne l’acqua chiara; purché non sia nessuno di questi [sarete sicuro] vi prometto, umanamente parlando, che siete servito. — Ih ! tu sei andato ben alto, disse il Conte, ora vedi mo’ di chi si tratta: d’una (lacuna)
  172. [son] mi servirebbero a
  173. [rispos] continuò
  174. Ora vedi di che si tra (lacuna)
  175. non [vogli] è nessuno
  176. in
  177. Tu sai (lacuna) — La Signora non [la] la protegge freddamente, come tu nei | stato bene informato. E poi spero di poter fare in (lacuna)
  178. Hai tu
  179. dico
  180. dire a
  181. Mandatemi dei forastieri
  182. quest
  183. a non
  184. far ciarlare la gente, a confondere le teste
  185. stori
  186. operi
  187. e saranno in regola da doman
  188. Domani (lacuna) Il Conte chiese
  189. compiere
  190. [Il Conte al dialogo] (lacuna) Il Conte pero nel resto [del tempo] della giornata che Egidio passò al Castello non lasciò di dargli molti avvertimenti (lacuna) La sicurezza però di Egidio, e la sua
  191. , e la facilità ch’egli trovava in questa impresa,
  192. dello stesso genere [che] che
  193. [E questa] (parola illeggibile) [Pensava egli di dover fare] Pensava egli che avrebbe dovuto fare animo ad Egidio, e | Pens (lacuna)
  194. gli ost
  195. sa che la
  196. invece di
  197. [potè] (lacuna) potente e
  198. Nel resto della giornata il Conte trattenne in
  199. molte cose
  200. che ai personaggi più im
  201. rimarranno attori
  202. animare
  203. il m
  204. mol p
  205. con cui
  206. risali[a] a ca
  207. [Egidio] I facinorosi di que (lacuna)
  208. guardandosi a destra e a sinistra, volgendosi a vedere dietro le spalle di tempo in tempo, e [adocchiando] affisando da lontano chiunque veniva, perché poteva essere un nemico, o [un] il sicario d’un nemico [A] e a queste triste precauzioni, dovevano più d’ogni altro assoggettarsi i facinorosi e soverchiatori di mestiere, com’era Egidio
  209. com’era Egidio
  210. innanzi
  211. [pure] il quale
  212. infatti
  213. cercando di penetrare [ogni siepe,] collo sguardo ogni siepe, di
  214. staff
  215. veder dietro
  216. adocchiar
  217. [scorse | scorse] intese egli un romore di molte ruote e prend
  218. per quello che erano veramente
  219. pesca e
  220. Guardando però attentamente ogni (lacuna)
  221. del
  222. quell'a
  223. s'accorse
  224. questa
  225. sapere
  226. rived
  227. senza alcun cruccio di Lucia ch’ella credeva di lasciare in sicuro come su l’altare. Lucia [s’era] aveva più volte afferrata la gonnella della madre (lacuna)
  228. i nuovi peri
  229. qualche
  230. che non lo di
  231. la lasciò
  232. credendo di aver riposta Lucia
  233. su l'altare
  234. con la buo
  235. alla sua casa
  236. [si av] s’incamminò a fare
  237. Per
  238. a casa
  239. entrò
  240. e dopo d’aver esitato alquanto si risolvette
  241. [eccoti un frate portinajo che messo l'occhio [alla] ad una piccola grata per vedere chi fosse, [aperse] alza il saliscendo, apre mezza la porta] eccoti venire un occhio
  242. arrivi
  243. [l'apertura si trova occupata da un] il luogo dell’apertura si trova occu
  244. Dov è andato
  245. se
  246. ancora
  247. Non nominate colui, buona donna [rispose] disse con gravità pacata il frate, non chiamatelo qui fra di noi, che [facciamo di tutto] poniamo ogni cura per
  248. rispose
  249. chiu
  250. quest
  251. portin
  252. Ma se mi aveva promesso di [farmi] dirmi
  253. Ha ricevuta
  254. [non vi sarebbe] degli ordini che
  255. (Sic), è uno dei
  256. eccita
  257. opport
  258. per l’ultima volta il frate chiudendo la porta sul vólto
  259. a un dipresso
  260. ricever
  261. luogo com
  262. per l'ultima volta
  263. [come] un moment
  264. arzigogolando
  265. vi
  266. [venire a capo di nulla] mai fare un
  267. tanto
  268. del suo
  269. del
  270. non saprai darmene informa
  271. all'onore
  272. Sic. capire
  273. portano
  274. se non s
  275. si sarebbero
  276. [da tanti] già si trova avere tanti distu
  277. pretendono
  278. era
  279. le cose che
  280. da compatirsi
  281. quando
  282. [Ed è] che dice costui (lacuna)
  283. gli
  284. [Il Conte zio cavò la sua vacchetta e] Il Conte zio prese la penna, e anche il nome del povero Fra Cristoforo [si tro] fu | Ma che dice costui quando egli
  285. sicuramente
  286. legato
  287. frate
  288. , farlo sfrattare
  289. son certo che non
  290. riceverlo
  291. con
  292. con fronte ran
  293. aveva
  294. aveva
  295. [una adulazione] un compili
  296. [diss] fece
  297. diss'egli
  298. quello che
  299. questi [impegni] pettegolezzi
  300. [troncare questo] tagliare
  301. la forza
  302. di tempo in tempo, quando
  303. era più forte in lui
  304. [fa spesse volte | conduce spe | muove sove | rovina gli affari di molti move | fa] è spesse volte cagione
  305. mani Variante spiegare
  306. dottrina
  307. occupare il primo posto nella
  308. Tutta
  309. politica
  310. dopo essere [stata nella niente | di quel personaggio, | nella sua] stata in lui
  311. schivare un impegno
  312. e nello stesso tempo di non
  313. al suo
  314. due vecchiezze
  315. aveva studiato il modo di
  316. Consigliere
  317. e di condurre il discorso in modo di (sic) dargli molte interrogazioni
  318. evitare
  319. Il
  320. Nel loro
  321. [Ma se il Conte sapeva inten] Ma il Consigliere segreto non era il solo che sapesse | E stette
  322. le dava così in fretta come il Consigliere
  323. con tanta
  324. Consigliere
  325. essere informato d
  326. sapere
  327. fino a ch
  328. [in] in che cosa il Padre Cristoforo
  329. informazioni
  330. [Non | le | ha ella mai avuto motivo di | Non le e mai stato riferito che | Scommetterei che] Faccia conto eh io non sappia
  331. fare
  332. parlando
  333. schivando al
  334. Schiettamen
  335. è
  336. So la pru
  337. non
  338. [ed] va | co
  339. coi gentiluom
  340. disse
  341. con aria di meraviglia e di | che mi conta mai Vostra Eccellenza (lacuna)
  342. Così
  343. padre
  344. anda
  345. qualche cosa
  346. cugin
  347. ; ed ha il sangue caldo.
  348. rispos
  349. è giovane
  350. cavò
  351. le di
  352. le di
  353. tocca a noi che abbiamo i nostri anni... eh !... purtroppo [Eh 1 pur troppo [rispose] disse il padre [con un sospiro sincero] rispondendo con una espressione sincera di scontento (lacuna) purtroppo ... | Pur tro] Eh! purtroppo! disse il padre -e queste parole furono pronunziate da ambedue con una espressione sincera [del le] di sentimento: perchè qui non v’era luogo a politica, e la natura parlava - Tocca a noi [dis] continuò il Conte a rappezzare gli strappi che i giovani fanno
  354. In quel momento
  355. perchè
  356. esprimeva
  357. Fra [lei e me] me e lei, l’affare sarà tosto sopito
  358. l’affare sarà tosto sopito
  359. Ma la maggior minaccia
  360. farsi
  361. Sic
  362. come si vede dalle gride contra i facinorosi, | Questo appare chiaramente ancora
  363. come
  364. i facinoro
  365. [toglievano dalle | rendevano cosi] involavano dalle
  366. [Ma pure le effrazioni erano di quegli allora che] In un’epoca posteriore a quella di cui descriviamo alcuni | in cui
  367. si fece
  368. con
  369. [Un segno | più | più evidente della impotenza a raggiungere gli ecclesiastici e della stolta feerocia di | si può vedere in una] Un attestato insigne [ancor più evidente] della impotenza della forza civile a raggiungere gli ecclesiastici [e della non curan] e della stolta e feroce iniquità con cui quella forza era adoperata |si può vedere] si trova in una grida del Marchese di Cacacena [dove] il quale
  370. [è este] viene estesa
  371. era piena
  372. conciliando
  373. era cosa molto
  374. fatte finte e — A margine, in penna, dello stesso Manzoni: « Porre in dialogo.»
  375. quegli
  376. muovevano
  377. andare
  378. Gli venne d
  379. di manda
  380. di cui
  381. preved
  382. ma tosto si accusò
  383. salutò
  384. il suo breviario
  385. si rallegrò cortesemente