Guida della montagna pistoiese/San Marcello (Indicazioni utili)

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San Marcello (Indicazioni utili)

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Pracchia Da San Marcello a Cavinana, a Maresca e al Teso

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SAN MARCELLOElevazione sopra il livello del mare — Dai terrazzini del campanile della chiesa maggiore, metri 645. [p. 62 modifica]

Indicazioni utili

Clima. — Salubre, e nella estate di una freschezza temperata.

Locanda della Posta (fuori del paese) di Giuseppe Gaggioli.

Locanda della Pace (entro il paese) dei fratelli Orsatti.

Albergo dell’Indipendenza (idem) di Giovanni Mollo.

Quartieri mobiliati presso i seguenti: — Giovanni Cini, 1. Pietro Cini, 1. Vedova Nucci, 1. Egidio Begliuomini, 1. Giuseppe Bacci, 1. Vannucci, 1. G. Nucci, 1. Dott. Agostino Piermei, 1. Gio. Batt. Orsatti, 1. Fratelli Orsatti, 1, con scuderia, stalla, ec. di fianco al R. Conservatorio, Luigi Begliuomini, un quartiere con giardino di fianco al R. Conservatorio. Pietro Benigni, due quartieri con giardino presso il Teatro.

Posta delle Lettere. — Nel palazzo pretorio con arrivo e spedizione giornaliera.

Uffizio telegrafico.

Servizio di vetture e proprietari delle medesime.Angelo Catani. — Servizio di posta delle [p. 63 modifica]lettere, tutti i giorni da San Marcello a Pracchia e viceversa, con legno a quattro ruote e durante la stagione estiva con

Omnibus a 10 posti e due cavalli.

Orario.

Partenza da San Marcello ore 8 ant.
     » ore 3 ½ pom.
Partenza da Pracchia ore 10 ant.
     » ore 6 pom.

Tariffa

Primi posti L. 2,50 — Secondi posti L. 2,00

Francesco Ricci. — Carrozze aperte e chiuse a uno e due cavalli; il mercoledì e il sabato per la via delle Piastre va a Pistoia e ritorna a S. Marcello.

Francesco Niccolini. — Un legno a 4 ruote per gite.

Da San Marcello per Pracchia

ad un cavallo, circa chilom. 13. L. 5,00
a due cavalli id. » 12,00

Per gite nei luoghi limitrofi, a un cavallo.

Da San Marcello alla Cartiera del Ponte alla Lima chilom. 3.

Idem per la Cartiera e Ponte a Sestaione chilom. 7 ½ L. 5,00
Idem per Cutigliano ch. 7 ½ » 5,00

Da Cutigliano a San Marcello e viceversa c’è un Postino per le lettere ogni mattina, con vettura a 4 ruote e a due cavalli, a 2 lire per posto, che riparte appena ricevuta la posta delle lettere.

Per Boscolungo, chilom. 18. L. 15,00

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Per Migliorini, presso Piteglio chilom. 7 L. 5,00
Per Piteglio via provinc. ch. 9. » 5,00
Per Piteglio via mulatt. ch. 8 »
Per Popiglio chilom. 6 » 4,00
Per Tana a Termini chil. 8 » 5,00
Per Bagni di Lucca chil. 24 » 15,00
Per Bardalone chilom. 6 » 3,00
Per Cavinana chilom. 2 ½ » 3,00
Per Maresca chilom. 9 ½ » 4,00

Escursioni per i monti con cavalcatura e guida:

a Lizzano, un’ora e mezzo L. 3,00
a Spignana           id. » 2,00
a Lancisa              id. » 2,00
a Lago Scaffaiolo, circa 5 ore » 6,00
al Teso                            id. » 4,00
a Lucchio, circa 2 ore » 4,00

Per le piccole gite nei dintorni per 5 o 6 ore:

al Cerreto, mezz’ora L. 2,00
a S. Vito, un’ora e mezzo » 2,50
Tra le Selve, via di Piteglio ombrata, passato il Ponte sul Limestre » 3,00

Gli uomini indicati per guida in queste brevi escursioni, e che conoscono bene le vie più agevoli, in San Marcello sono: Marcello Biondi, Raffaello Mucci, Francesco Colò, Giov. Battista Pagliai.

Sono stati fatti li studi per una strada carrozzabile per il paese di Lizzano, che avrà principio [p. 65 modifica] al di là della gran Cartiera dei signori Cini sulla Lima, dove comincia ora la via mulattiera. Oltre a recare utilità al commercio di legna e carbone, potrebbe agevolare la escavazione di una miniera di piombo argentifero, nei terreni limitrofi del signor Benedetto Lotti, che ha formato soggetto di una accurata relazione dello scienziato sig. Haupt, e del prof. Gaetano Benni. Sarebbe desiderabile che il sig. Lotti in questa esplorazione fosse coadiuvato da una Società, che potrebbe recare vantaggio a sè stessa e al paese.

Notisi che questa strada già cominciata, sarà aperta tutta nel 1878.

San Marcello (forse in antico praedium Marcelli possessione romana) ne’ tempi cristiani continuò la detta denominazione da San Marcello, titolare della Chiesa maggiore1. Siede in una valle spaziosa sul [p. 66 modifica]torrente Limestre, a mezza costa sopra un rialto che forma un poco di piano. Ha a ponente lontani i gioghi di Lucchio; a tramontana la Cresta del Cerreto vestita di cerri e castagni; a mezzodì i monti delle Lari di dove venne Ferruccio; a greco e levante il monte Crocicchio, e il monte dell’Oppio. [p. 67 modifica] Nel medio evo fu castello (vuolsi con mura) de’ Conti Guidi. Tenne la parte Ghibellina e Panciatica. Il suo antico Palazzo Pretorio, sede pur ora de’ giusdicenti (v’è l’ufizio del Pretore) fu già de’ Capitani della montagna. Nella facciata del Pretorio è notabile un’arme dei Medici benissimo sculta in pietra, [p. 68 modifica]e innalzatavi, quando i Medici furon rimessi in Firenze; la qnale ha la specialità di un giogo a piè dello stemma; impresa che aveva scelto Papa Leone X di questa famiglia, quando era cardinale, e portava il motto dulce et suave, alludendo alle qualità del giogo sacerdotale. [p. 69 modifica]

Chiesa prepositura: antica; volta a oriente, secondo l’antico costume. — Il Granduca Pietro Leopoldo I la fece all’interno ricostruire con un solo altare, secondo le riforme del Vescovo Ricci, nel [p. 70 modifica] 1788. Le pitture a fresco son del Gricci fiorentino. Il quadro del coro, l’Invenzione della Croce, è di Agostino Ciampelli.

Chiesa del R. Conservatorio di S. Caterina — Il quadro della B. Vergine del Soccorso è di Paolo Albertoni.

La Terra ha circa 1080 abitanti; il Comune che v’ha la sua sede, circa 5000. Ha una Scuola Comunale inferiore maschile, e una femminile. Un Convitto femminile nel detto Conservatorio. Una Cassa di Risparmi. Una Banda musicale. Un Teatro sul disegno dell’Ingegner Tommaso Cini, dove una sala di lettura con giornali è stata concessa per uso dei forestieri. V’è uno Spedale eretto nel 1848 per istituzione del benemerito Lorenzo Pacini. Dietro di esso è un tabernacolo con la B. V. pregiato buon fresco del pistoiese Pietro Ulivi. Presso la Loggia di Piazza, eretta pel mercato settimanale, son due iscrizioni dei celebri latinisti Lanzi e Nervini, che notano, l’una i beneficii arrecati alla montagna da Pietro Leopoldo I, in specie per la Via Modenese; l’altra, la destinazione di detta Loggia. Altre iscrizioni che riguardano il passaggio del Ferrucci di qui a Cavinana, son notate nella Gita da S. Marcello a Cavinana: nella quale sulla faccia de’ luoghi minutamente descrivesi la battaglia ch’ei vi sostenne.

Poco oltre lo Spedale, sulla piaggia che guarda mezzodì, si vede una casetta dove sta scritto

Ricovero delle Orfane.

[p. 71 modifica]È una recente istituzione; ed ecco come sorgeva. Il vasto e bel giardino contiguo alla Casa signorile del fu cav. Bartolomeo Cini, e ora dei figli, (laddove è il Banco d’amministrazione della gran Cartiera) sino dal 1870 si apre al pubblico, in alcuni giorni dell’estiva stagione, per una fiera di beneficenza a pro delle orfane della montagna.

Di questa caritativa istituzione fu promotrice la signora Elena Cini, ora baronessa French, coadiuvata quindi da altre signore del paese. Cortesi villeggianti, e alcuni della Terra e d’altrove, corrisposero tanto alla pia loro e gentile preghiera, che da quel tempo quest’Ospizio porge omai ricovero e vitto ad alcune bambine, alle quali si procura anche la istruzione nella pubblica scuola. È desiderabile che non vengano meno per esse certe annue sovvenzioni; e che siffatta generosa istituzione, ne’ suoi primordii sì umile e sì modesta, possa aver modo di estendere il benefizio a un maggior numero di queste infelici. È stata pure istituita una Biblioteca Circolante dalla egregia signora Margherita Cini, ora Farina, per la distribuzione di buoni libri di lettura alle classi povere.

A levante della Terra, presso la Locanda della Posta, è un viale arborato per pubblico passeggio detto già il Selvermino. Narrasi che qui sorgeva un castagno, il quale nel 1740 atterrarono i venti, e che aveva il fusto di una circonferenza di metri 9 1/3, vuoto nell’interno, e dove (si diceva) potevano ricovrarsi varie persone. È singolare il sapere (narra [p. 72 modifica]il Lastri nel suo Corso d’Agraria, Tom. V, pag. 215) che vi fu chi, avendo ridotto a stanza questa cavità, e provvistala d’una porta che si chiudeva con chiave, se ne servì per lungo tempo ad uso di bettola, e per parte di pigione pagava al padrone della pianta, che fu il capitano Domenico Cini, Lire 1,82 l’anno.

Questo viale è fiancheggiato da una cancellata di ferro, che offre ai passeggieri l’aspetto del vago giardino e parco, dove in mezzo risiede l’elegante Villa del Cav. Pietro Collarini.

San Marcello è rinomato anche all’estero per la Fabbrica della carta a macchina della Casa Cini. Giovanni e Cosimo Cini ne furono i benefici promotori, fabbricando le prime Cartiere a mano sul torrente Limestre nel 1809. Notevolissima è quella a macchina sulla Lima, a mezz’ora di cammino.

San Marcello diede i natali al Padre Evangelista Gerbi (1500), forbito scrittore del romanzo le Metamorfosi d’un virtuoso, e di varie opere ascetiche. Vuolsi che sotto il pontificato di Gregorio XIII s’incominciasse a suonare in Roma e quindi in tutta Italia la campana dei defunti alla prima ora di notte per consiglio del detto E. Gerbi; al pievano Jacopo Lori autore di due poemetti rusticali in ottave (1770); a Marcello Piermei poeta faceto; al Cini capitan Domenico, cronista (1772); al Proposto Bartolommeo Colti, letterato; a Pietro Cini rettore in Pistoia dell’Accademia Ecclesiastica; al P. Leandro, già G. Corrieri, scrittore d’Archeologia [p. 73 modifica] sacra (1830); a Agostino Piermei, prof. di gius canonico all’Università di Pisa (1820); a Giovanni Cini fino dai primi di questo secolo benemerito per la industria manifatturiera delle Cartiere; e quanto alla agricoltura, per la introduzione della coltivazione delle patate, supplemento utilissimo al non bastevol ricolto delle castagne; all’ingegnere architetto Tommaso, figlio, autore della linea per la via ferrata da Pistoia a Bologna (1582), al fratello Bartolomeo continuatore delle industrie paterne, e dotto economista (1877); al prof. Giuseppe Arcangeli, insigne letterato e poeta (1855).

Note

  1. Senza ripetere che le origini son sempre assai favolose, pure non è improbabile l’opinione che vuole la più parte dei nomi dei villaggi della montagna, originati, come San Marcello, da famiglie romane, o venutevi dopo vinta l’Etruria e i Galli Boi come colonie, o dopo la proscrizione Sillana e in appresso. Così il nome di Selva Porzia che è in questi monti, lo dicon derivato a cagion di quella famiglia dei Porcii che tanto illustrò la romana repubblica. Similmente dicon Vergiole dalla famiglia Vergilia, poi Vergiolesi; Momigno dalla Mominia; Arcigliano dall’Arcilia; Gavinana (sebbene fosse detta già e ancora la chiamino Cavinana) dai Gabini del Lazio; Popiglio dalla gente Popillia; Piteglio dalla Petilia; Mammiano da Memmio; Lizzano, col suo monte Folgorito (sacro a Giove folgoratore) dalla Selva Litana; Cutigliano forse da un romano Cutilio.
    Al sud di San Marcello è il monte detto delle Lari; niuno è che ignori i boschi ed i monti essere state residenze degli Dei Lari, cui dedicarono i pagani le cose più sacre e belle; monte fatto più famoso per la discesa che vi fece Ferruccio con le sue schiere. Il dotto prof. Arcangeli, in una sua lezione alla Crusca sulla parola Lari, provò l’errore in cui era caduto il Botta nella Storia d’America, e poi il Grassi nel suo Dizionario militare, interpretandola per sommità dei colli; ingannato il primo dall’averla trovata nel Varchi con l bassa. Il dir delle, invece Dei Lari, è error popolare. Ma se significasse la cima, mal sarebbe detto, come suolsi comunemente, il monte delle Lari. Il cap. Cini per questo monte, e il Repetti per la Terra di Lari nelle colline pisane, ne fanno derivare il nome dal culto agli Dei Lari.
    L’erudito P. Marcellino (del quale gli scritti più rari si trovano nella bella collezione delle opere di autori pistoiesi, fatta dal mio egregio concittadino ed amico Cav. Filippo Rossi-Cassigoli) vuole che Fanano, castello del Modenese sui confini di quest’appennino, derivi da Fanum Jani: il monte Fulgorino fra Lizzano e Lancisa ab Jove fulgoratore: così dicasi del monte Folgorito poco oltre di Pietrasanta. Così del Monsummano in Val di Nievole, o Montesummano che Plinio chiama Jovem inferum sive Plutonem cognomento Summanum. Così dicasi del monte Jovello presso Montemurlo; tutte sommità dove i pagani solevano eriger tempietti a Giove, perchè questi luoghi piuttosto facesse segno a’ suoi fulmini, e risparmiasse le sottoposte città.
    Secondo il cap. Cini la Dea Etrusca Feronia ebbe un tempio presso al castello di Lucchio, oltre Popiglio, forse da luco foresta: Lucus Feroniae; benchè il castello fosse veramente l’antica e celebre fortezza che difendeva i confini della repubblica di Lucca. E sono in vista di queste montagne altre d’un paese che i latini chiamarono Caferoniana, or Garfagnana; laddove a Castel nuovo si conservano le memorie di Lodovico Ariosto e di Fulvio Testi, che vi furono governatori per la famiglia d’Este. D’un altro tempio alla stessa Dea dicono esser le vestigia presso a Spignana, in mezzo a que’ monti selvosi; essendo che secondo Virgilio: «et viridi gaudet Feronia luco.» La favola di Feronia (la Dea delle paludi pontine, luoghi un tempo floridissimi), che provocò l’ira di Giunone, è stata richiamata alla mente degl’Italiani da tre stupendi Canti di Vincenzo Monti. E qui presso è oggetto di curiosità il fonte Dordolio fatto derivare da Doridis dolium, sacro a Doride, ninfa delle acque. A Cerere, seguono a immaginare essere stato dedicato un tempio nel territorio di Lizzano, in luogo detto il Cerletto. Anche il torrente Verdiana, che nasce in Mandromini, vollero che avesse origine da Diana, dea della verdura o dal dio Viridiano che veneravan gli Etruschi. Così il torrente Volata, che nasce e scorre da Lizzano, dicesi aver preso il nome dalla dea Vola venerata dagli antichi Toscani. A Vesta vuolsi che Catilina o altro Romano erigesse un’ara e sacrificasse nell’agro pistoiese: e dal fuoco a lei sacro, il luogo ov’ebbe culto si appellasse Igno, nome che serba ancora una valletta della montagna a circa quattro miglia da Pistoia. E infine si favoleggia che a una valle vicina fosse dato il nome di Saturnana per esservisi dai Romani celebrati i Saturnali.
    Queste sono le origini pagane dei luoghi di questi monti che ho potuto raccogliere. In Toscana, già Etrusca, poi municipio romano, sono innumerevoli. Ad altri però tali studi. Utilissimi sarebbero certamente, ove queste, la più parte romane origini e tradizioni mitologiche, avessero un fondamento più stabile di quello che non sieno le supposizioni ingegnose di un Farinati Uberti e di qualche altro appassionato encomiatore di questi monti; fantasie per le quali fu creduto che solo il poeta potesse trovare scusa del profittarne. Non potrebbe altro dirsi che, come intorno ad esse osservava in una sua lettera il celebre poeta G. Giusti (vedi il suo Epistolario), se i Romani s’eran preso ogni cosa e furono, come li chiamò Tacito, raptores mundi, non è meraviglia che i nomi loro, come le memorie della loro religione, sieno così disseminati anche in questi luoghi.
    Certo che io ricordo come pochi anni decorsi il celebre letterato e archeologo Prussiano Grimm, che ha raccolto le tradizioni popolari e religiose della Germania, degnossi a Pistoia di recarsi a me col suo fratello non meno illustre, e parlatomi con molta indulgenza della prima edizione del mio poemetto le Selve della Montagna pistoiese, e delle note appostevi, (fra le altre certe origini mitologiche) mi diceva che sarebbe stata opera molto proficua l’andar rintracciando le origini de’ nomi mitologici di questi monti non solo, ma di tutta Italia, e veder di notarne le tradizioni popolari, siccome egli aveva fatto per la Germania; perchè si sarebbe aperto un campo di nuove cognizioni mitologiche in relazione con la cristiana religione, che direttamente successe alla pagana.