I precursori di Lombroso/L'uomo delinquente di C.Lombroso

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I precursori nel Mondo Antico e nel Medio Evo
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Capitolo I.


L’“Uomo delinquente„ di C. Lombroso




1.Classificazione. - Eziologia. — 2. Anatomia patologica. - Antropologia. - Esame fisico del delinquente nato. — 3. Biologia e Psicologia. — 4. Identità del delinquente nato col pazzo morale e coll’epilettico.


1. – L’esposizione che ci siamo proposti di fare della dottrina Lombrosiana, al fine di rintracciare quanto di essa venne già dagli antichi intuito, non può che essere sommaria e limitata ai risultati più importanti e alle concezioni, che, ad onta delle modificazioni subìte per opera dello stesso autore, perchè la sua mente progressiva veniva, assimilando il prodotto dell’immenso lavoro di osservazione ed analisi cui egli stesso aveva preveduto, rimangono caratteristiche e fondamentali della sua Opera. E in questo dovremo tener, calcolo del duplice aspetto psico-antropologico o giuridico-sociale, perchè egli non si è [p. 6 modifica]limitato al solo lavoro scientifico di medico e psichiatra, ma tentò d’applicare, in un sistema filosofico e giuridico, quanto le osservazioni di fatto e il suo intatto geniale gli avevano rivelato di vero.

Perciò, senza tenere un ordine cronologico nell’esposizione dei lavori del nostro Maestro, prenderemo in esame soltanto il suo lavoro capitale: L’Uomo delinquente, nella ultima ediz. del 1897, che rappresenta la più elaborata, completa e sicura espressione di quanto la sua mente innovatrice abbia creato.

Il delitto è un fenomeno naturale; non solo nelle società umane, ma negli animali, nelle piante, nel mondo fisico si trovano gli equivalenti del delitto e della pena.

Nei selvaggi, rappresentanti nell’attualità le razze primitive ancestrali, il delitto non è l’eccezione, è la regola; nella lingua stessa dei popoli antichissimi si trova la dimostrazione come non vi sia differenza ben chiara fra delitto ed azione.

Tutte le azioni considerate delittuose dalla coscienza e dai codici moderni si trovano nelle società selvaggie ed antiche, e si compiono senza che per esse abbiano carattere criminoso.

La mancanza di pudore, la prostituzione consacrata dalla religione e dagli usi, la poliandria, l’incesto, gli stupri, i ratti, la poligamia, l’aborto, l’infanticidio, nel campo dei reati sessuali; la violenza era lo stato di norma; l’Omicidio, considerato attualmente come il massimo dei reati, [p. 7 modifica]presso alcuni popoli era rito religioso e sacrifizio imposto dalla religione per propiziarsi gli dei, o per acquistare gloria e rinomanza, o giustificato dalla difesa e dalla vendetta. Il cannibalismo, che è il più alto grado a cui possa giungere la ferocia umana, non produceva presso i popoli che l’ebbero in uso alcuna ripugnanza: fame, religione, vendetta, pregiudizio, ghiottoneria giustificavano il turpe costume. Non essendovi nei primi aggregati sociali proprietà individuale ben definita, il furto non esisteva come reato, ed anche più tardi quella del ladro non era reputata professione infamante. A Sparta era lecito il furto; solo si puniva se compiuto con poca destrezza.

Ciò che è considerato delitto presso i selvaggi e i popoli primitivi, sono le infrazioni all’usanza. Se nell’uso passavano azioni che noi riteniamo altamente criminose, non vi poteva essere campo a qualificare delinquente chi le commettesse. Non essendovi idea di delitto non vi poteva nemmeno essere quella della pena. L’unica pena è la vendetta individuale come ragione difensiva, embrione però di quella difesa sociale, i cui diritti proclama la nuova scuola. L’umanità dovette passare un lungo periodo di evoluzione morale prima di acquistare i sentimenti etici che ora la reggono.

E perchè lo sviluppo evolutivo della specie si rispecchia e riproduce in tutte le sue fasi nell’individuo, così nel fanciullo troviamo come abituale mancanza del senso morale, e quei germi [p. 8 modifica]di una criminalità, che più tardi, per lo sviluppo completo e per l’educazione dell’ambiente, nei normali tendono a scomparire. Da questi fatti Lombroso ha intuito che il delinquente fosse il rappresentante nella attualità delle razze primitive inferiori; ed intraprese le ricerche sull’uomo delinquente col concetto che esso, per atavismo, degenerazione ed arresto di sviluppo riproducesse i caratteri psichici ed anatomici dell’uomo barbaro e selvaggio.

Ma prima di passare all’enumerazione dei caratteri psico-antropologici dei delinquenti, credo utile esporre la classificazione rispondente alla varietà dei fatti naturali, ed adottata dalla Nuova Scuola.



Chiunque si fermi a considerare anche superficialmente i delitti che ogni giorno si commettono e dei quali venga a cognizione nelle cronache giudiziarie, comprenderà di leggeri come sia impossibile poter risalire ad uno stesso gruppo di cause, e quante differenze presentino i vari fattori a determinare due uomini, per es., ad uno stesso delitto.

Di qui la necessità di una divisione razionale e l’abbandono del vecchio tipo unico ed astratto del delinquente. Il che se non era, come vedremo, sfuggito agli antichi, non venne però mai afferrato, così da farne una sistematica ed ordinata trattazione.

[p. 9 modifica]Sotto li punto di vista psicologico, come dal punto di vista fisicologico, i criminali devono essere distinti in due tipi caratteristici: delinquente nato e delinquente per passione. Il primo identificato col pazzo morale o col delinquente epilettico, dà come varietà antropologica il delinquente alienato, il secondo il delinquente d’occasione. Il delinquente d’abitudine è un tratto d’unione fra il primo ed il secondo tipo.

Il delinquente nato, di cui l’omicida e il ladro sono le figure più comuni, è caratterizzato dall’assenza congenita del senso morale e dall’imprevidenza.

Dal primo carattere derivano l’insensibilità psico-fisica per le sofferenze e i danni delle vittime, di sè e dei complici, il cinismo, l’apatia nello svolgersi dei processi e nel carcere. Da qui la nessuna ripugnanza a concepire e ad eseguire il delitto o l’assenza di rimorso dopo il fatto.

Dall’imprevidenza originano gli atti imprudenti prima e dopo il delitto e la nessuna paura delle pene minacciate dalla legge.

Il delinquente poi passione presenta relativamente al senso morale un quadro affatto opposto al delinquente nato. Presenta esso pure imprevidenza e disprezzo delle leggi, ma la genesi di questo sentimento è diversa. L’imprevidenza del delinquente nato proviene dall’assenza ereditaria di senso morale; nel delinquente per impeto di passione invece, è per un offuscamento momentaneo transitorio del senso morale, che dopo [p. 10 modifica]l’atto si risveglia potente nella confessione spontanea e col rimorso sincero.

Il delinquente d’occasione è caratterizzato da una debolezza del senso morale, il quale, in forza della costituzione individuale e per le circostanze favorevoli dell’ambiente sociale, non si perde ed offusca completamente; mentre il delinquente d’abitudine, dapprima un delinquente d’occasione, in seguito a circostanze, ambienti meno favorevoli, finisce in una completa insensibilità morale come l’ha il delinquente nato costituzionalmente. La precocità e la recidiva servono pure a distinguere le varietà criminali. Il criminale istintivo è quasi sempre precoce, quello d’abitudine è sovente precoce e diventa recidivo cronico.

Quello d’occasione e il delinquente per passione non sono mai precoci, il primo raramente recidivo, l’ultimo mai.

Il delinquente alienato è antropologicamente identico al delinquente nato, come nei casi di follia morale o d’imbecillità morale ed epilessia, oppure si differenzia non soltanto per il disordine intellettuale, ma anche per molti sintomi psicologici.

Nella deliberazione del delitto vi sono due tipi di criminali alienati: quelli che lo eseguiscono dopo una lenta invasione dell’idea delittuosa, spesso colla coscienza d’essere pazzi e dopo tentativi di resistenza all’idea ossessiva, e quelli che vi sono trascinati da un’impulsione subitanea ed impreveduta.

Vi sono alienati che agiscono senza alcuna [p. 11 modifica]motivazione, e ve ne sono che lo fanno per motivi antisociali, come l’odio, la vendetta, ecc.

Vero è che fra questi grandi tipi di delinquenti non vi possono essere separazioni ben nette ed assolute, e vi sono per conseguenza dei tipi intermediari.



La delinquenza è il prodotto di cause esterne e di cause interne dell’organismo; le une e le altre possono agire ora come cause predisponenti, ora come determinanti il delitto.

Nelle cause esterne noi abbiamo le condizioni sociali, le influenze climatiche, dietetiche; nell’ordine delle cause sociali il proletariato occupa il primo posto, vengono in seguito l’assenza di educazione morale e sociale, i difetti di legislazione. Delle cause climatiche, la più importante è l’alta temperatura, e nelle dietetiche le bevande alcooliche.

Le cause interne sono innate ed acquisite. Queste ultime dipendono nella maggior parte dall’alcoolismo cronico, dalle lesioni del capo e da tutte le malattie che affliggono l’asse cerebrospinale. Sono rilevabili da lesioni biologiche permanenti. La patogenesi dei vizi congeniti è direttamente collegata alla eredità morbosa per alcoolismo, per alienazione, per epilessia, stati nevropatici in generale dei genitori. Questi difetti d’organizzazione ereditaria si manifestano nell’ordine psichico con dei caratteri di arresto di sviluppo e disordini nella intelligenza e [p. 12 modifica]nell’affettività, nell’ordine fisico con quel complesso di anomalie regressive, ataviche o morbose che si riassumono sotto il titolo di “caratteri degenerativi„. La preponderanza delle cause esterne determina una delinquenza meno grave ed una correggibilità possibile, mentre quella delle cause interne dà luogo in generale ad una criminabilità più grave e non suscettibile di cura.

Ma il delinquente tipico, quello che a preferenza troveremo descritto nelle opere dei Precursori, è il delinquente nato, che per l’accumulo dei caratteri degenerativi viene a impressionare anche il profano, che scorge nella sua fisonomia qualche cosa di feroce, di inumano, di teratologico, e fa pensare che veramente esso sia un uomo d’altri tempi, un anacronismo in mezzo alla società attuale.

Allo studio di questo tipo Lombroso si rivolse con maggior cura ed attenzione, e potè in esso meglio dimostrare come nella conformazione esterna e nei caratteri fisici vi fosse un mezzo per riconoscere la costituzione psichica e le manifestazioni morali ed affettive. Questo solo ci limiteremo di riassumere dalla grande opera di Lombroso.

2. — Il complesso delle note degenerative che si rilevano all’esame antropologico dei delinquenti, e specialmente quelle del cranio e della faccia, contribuiscono a rendere la fisonomia criminale caratteristica per l’espressione che ne risulta di tendenze e di attitudini morali [p. 13 modifica]corrispondenti; così la Fisionomica, che pure ha costituito nel cinquecento una vera scuola, mancante però di basi scientifiche e di criteri sicuri, può dirsi che solamente coll’ingente contributo d’esame fatto dal Lombroso, sia entrata nel dominio della scienza. Inoltre, come vedremo nei fisionomisti, i dati scheletrici e l’anatomia patologica non soccorrevano gli osservatori di un tempo, i quali si basavano piuttosto su di un senso artistico intuitivo, nella valutazione delle loro impressioni, che su dati di fatto.

Esporrò i più importanti risultati dell’esame di ben 689 crani di delinquenti che servirono agli studi di Lombroso.

La capacità cranica è inferiore nei criminali, specie nei ladri, in confronto dei sani e dei pazzi.

Circonferenza: nelle quote minime i criminali sono pressapoco pari al normale; la di sotto dei 21 anni la circonferenza è per lo più inferiore alla media dei normali della stessa età, i crani piccoli sono più frequenti fra i criminali che fra i soldati, ma meno frequenti che nei pazzi.

Indice cefalico: Nei delinquenti si trova esagerata l’influenza regionale. P. es. brachicefalia in Piemonte, doligocefalia in Sicilia e Sardegna. In alcuni assassini si raggiunsero indici di 88, 90, 91. Questo fatto era stato intravveduto e usufruito dai frenologi, che avevan concluso che nel lobo temporale stesse l’organo della crudeltà.

Faccia: Nell’altezza si ha una media superiore all’uomo normale, la larghezza bizigomatica si è trovata maggiore nei delinquenti e specialmente [p. 14 modifica]nei grassatori e stupratori. La faccia è in generale più grande e specialmente per la superiorità nel peso, nella larghezza della mandibola e nella lunghezza delle sue branche, mentre il cranio è invece più piccolo che nei normali. Il che, ricordando come nella serie della scala evolutiva, dagli animali inferiori ai superiori e dagli antropoidi alle razze umane, sia un’espressione di maggior sviluppo psichico e di superiorità intellettuale, la prevalenza del cranio sulla faccia, ha un vero significato di ritorno atavico e di permanenza degli istinti feroci.

Anomalie: Le principali sono: le arcate sopracciliari, i seni frontali sporgenti, la fronte sfuggente, anomalie dentarie, la plagiocefalia, l’assimetria, le deformazioni craniche, l’assimetria ed obliquità facciali, la fronte piccola, la fossetta occipitale media, gli occhi obliqui, le ossa soprannumerarie del naso, le orecchie ad ansa, il tubercolo del Darwin, il prognatismo labiale ed inferiore.

In quanto al cervello il materiale di studio è più limitato, e se non si può finora affermare che esista nel cervello dei delinquenti un tipo speciale come nei normali, però in quello i ponti anastomotici fra una scissura e l’altra sono in genere meno frequenti che nei normali, e sono frequenti lo anomalie che hanno un significato o di arresto di sviluppo; importante la frequenza con la quale nei delinquenti e principalmente negli omicidi il girus cunei rimane del tutto superficiale; anomalia atavica che nei normali finora non fu [p. 15 modifica]mai constatata, sicchè si può sinteticamente concludere che nell’encefalo e nel cranio dei delinquenti si presentano con frequenza maggiori che nei normali i caratteri degenerativi ed abnormi.

L’esame sui vivi abbraccia un campo più esteso ed un materiale d’osservazione colossale. I risultati esposti dal Lombroso sono il frutto di più di 6000 osservazioni.

Si confermò l’importanza della statura, del peso, della forma delle mani, dei solchi palmari, il rapporto fra statura e apertura delle braccia, del mancinismo anatomico, dei capelli e della barba, segni che gli antichi già ebbero in grande considerazione per la loro significazione di indizio del temperamento morale.

Prevalenza nei criminali della capigliatura folta e nera, negli stupratori soltanto prevale il color biondo, raro invece il pelo rosso in opposizione alle credenze generali, barba scarsa o mancante, rara la canizie, rarissima la calvizie. Le rughe frequenti e di profondità maggiore che nei normali e precoci.

Un riassunto particolareggiato di questi dati ci può interessare, perchè vedremo come nei Fisionomisti italiani del cinquecento le rughe si sieno elevate a sistema colla Metoposopia e coll’Astrologia giudiziaria.

Rughe frontali: In alcuni criminali ancora giovani sono tanto profonde da dare alla fronte, nello stato di completo riposo mimico, un aspetto di permanente attenzione, ed in molti le rughe appaiono esiti di sfregio per ferite da taglio.

[p. 16 modifica]Rughe verticali: quelle che sarebbero proprio dei forti pensatori e nello stato di dolore e di ira si trovano in criminali giovanissimi ad espressione della grande loro precocità.

Zampa d’oca, rughe che partono dall’angolo esterno dell’occhio a raggi più o meno numerosi, sono fra le più frequenti e più precoci nei criminali.

Ruga nasolabiale prolungata, dà il carattere di senilità alla fisonomia, carattere che è frequente e precoce nei criminali.

Ruga nasolabiale. Raggiunge la massima frequenza nei delinquenti.

Ruga zigomatica, talora doppia o tripla, e si osserva nella parte centrale della guancia, in corrispondenza della regione zigomatica diretta dall‘alto al basso con una breve concavità verso l’apertura boccale, è quella più caratteristica del delinquente.

La causa più importante di queste rughe è certo l’anatomica, ed è congenita; ma si deve tener conto anche del fattore funzionale, della mimica abituale del delinquente.

Si cercò pure sul vivo di controllare i dati portati dall’esame anatomico del cranio e, basandosi sulla capacità cranica probabile, si ebbe la conferma di una minore capacità cranica nei ladri, in confronto agli omicida. Per la circonferenza cranica si trovarono cifre più alte nei normali che non nei delinquenti, mentre la statura, il peso del corpo sono superiori.


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Le anomalie rilevabili facilmente all’ispezione di un criminale, e che in questi sono molto frequenti, si possono ridurre allo sviluppo esagerato della mandibola, barba scarsa, seni frontali, sguardo bieco, capelli folti, orecchie ad ansa, zigomi sporgenti, strabismo, fronte sfuggente, prognatismo, asimetria facciale, fisonomia femminile nei maschi e viceversa, occhi stralunati, naso deforme, fronte bassa o stretta, labbra sottili. Si deve dare molta importanza al trovarsi nei criminali molte anomalie riunite insieme, poichè anomalie fisionomiche si possono trovare in tutti gli uomini; ma l’accumularsi di molti caratteri degenerativi in uno stesso individuo è una eccezione per i normali, la regola invece per la criminalità grave, fuorchè nei delinquenti di genio e nei truffatori.

La riunione di questi gruppi di caratteri determina per ogni specie di delitto un particolare tipo.

Così è che i ladri hanno mobilissima la mimica facciale, l’occhio piccolo, errante, mobile, obliquo spesso, folto e ravvicinato il sopracciglio, naso torto e camuso, scarsa barba, fronte quasi sempre piccola e sfuggente.

Comune cogli stupratori il padiglione dell’orecchio inserito ad ansa. Negli stupratori quasi sempre l’occhio scintillante, fisonomia delicata, fuori che nella [p. 18 modifica]mandibola, labbra e palpebre tumide, eleganza femminile nei capelli che sono intrecciati nei cinedi.

Gli omicidi hanno sguardo freddo, immobile, l’occhio sanguigno, naso sovente aquilino, adunco, sempre voluminoso, robuste mandibole, larghi zigomi, crespi e abbondanti i neri capelli, frequente e scarsa barba, denti canini sviluppatissimi, labbra sottili, nistagmo e tic unilaterali del volto, che dànno espressione di sogghigno e minaccia.

I truffatori e falsari hanno cute pallida, occhi piccoli, fissi a terra, naso torto, spesso lungo, peso elevato.

E i dettati dell’antropologia criminale sono tutt’altro che in contrasto coll’opinione pubblica. Se il volgo e le classi colte dirigenti, abborrenti per tradizione da ogni nuova dottrina, hanno per tanto tempo disprezzato di prendere in considerazione i risultati delle lunghe e faticose ricerche di Lombroso, si trovarono però in aperta contraddizione. Negavano valore ad una teorica suffragata da un’imponente documentazione, senza pensare che essa riassumeva quanto tutti istintivamente riconoscevano vero, ed applicavano nei rapporti della vita sociale quotidiana, tanto che gli stessi principi e le stesse conclusioni si riscontrano consacrati nella coscienza popolare, e manifestati nei proverbi, nei canti, nelle opere antiche, e istintivamente questa facoltà di riconoscere dai segni esteriori l’animo di una persona, trasmesso per eredità, senza che intervenga nessuna esperienza personale, come si sperimentò in certe donne e fanciulli. Il genio degli artisti [p. 19 modifica]poi ci ha dato una luminosa prova del tipo criminale fissando nelle opere i caratteri degenerativi a significazione espressiva della criminalità nell’uomo.

Ma con una particolarità dapprima trascurata Lombroso ebbe il mezzo di dimostrare eloquentemente come il tipo criminale sia in gran parte un ritorno all’epoca selvaggia e dell’uomo primitivo, e fu colla grande frequenza del tatuaggio rinvenuta nel mondo criminale.

Il tatuaggio è certo una delle usanze più diffuse e in onore presso l’uomo primitivo; costituiva per lui ornamento, vestiario, distintivo gerarchico. Attualmente è andato scomparendo e permane solo, come eccezione normale, nei contadini, operai, marinai e soldati. Nei criminali si riscontra invece con una frequenza straordinaria e nei minorenni nel 40%. È inoltre molteplice, complicato, diffuso sulle parti più delicate del corpo, ove l’evitano anche i selvaggi, a documento della grande insensibilità dei criminali.

Insensibilità che venne poi confermata da ulteriori ricerche e dimostrata nella varie espressioni generali: tattile, dolorifica, specifica.

3. – Ma quì entriamo nell’altro vasto campo coltivato dagli studi Lombrosiani, quello della biologia e psicologia del delinquente.

Questa è la parte veramente moderna e più feconda di utili applicazioni. Si potran trovare presso gli antichi accenni alle facoltà [p. 20 modifica]intellettuali ed alle passioni dei delinquenti, ma hanno scarso valore, per non essere suffragati dalla statistica e dall’esperimento.

Certo però che quanto l’intuito o il senso artistico dell’osservatore può aver raccolto, se convalidato dalla osservazione scientifica, e coincidente in uno stesso risultato, ci servirà a miglior dimostrazione della verità e dell’efficacia del metodo sperimentale.

Il mancinismo sensoriale e motorio dei criminali ricorda l’ambidestrismo dei selvaggi, dei bambini, degli idioti. L’innervazione vasomotrice subisce pure anomalie; tarda in moltissimi casi a quelle eccitazioni che nel normale producono più facilmente reazione vasale, col rossore o coll’impallidimento nel dolore, nella vergogna, nel rimorso, emozioni affettive, si può far vivacissima se stimolata dalla vanità, dall’odio, dalla vendetta. La minore sensibilità e la disattenzione, per tutto ciò che non ecciti specificamente i loro istinti criminali, dànno ai delinquenti il vantaggio della longevità, di un maggior peso del corpo e corrispondentemente una insensibilità morale che li rende muti, impietriti davanti alle sofferenze, ai dolori degli altri. E la maggior frequenza del suicidio, in essi, è pure il prodotto di questa insensibilità e della mancanza dell’istinto di conservazione, e di una certa impazienza dopo la condanna, per cui trovano men dura la morte che veder insoddisfatte le loro passioni.

L’antagonismo fra suicidio ed omicidio invero parrebbe contraddire a quanto si è detto, ma se [p. 21 modifica]si pensi che grazie al suicidio aumentato nei rei di sangue, scemeranno gli omicidi, e che spesso l’omicida si trova nel dilemma di uccidere o di uccidersi, si comprenderà questo rapporto. Le passioni più comuni sono nel mondo della delinquenza la vanità, la vendetta, l’odio, il vino, il giuoco, la donna, che fanno del criminale un essere vendicativo, crudele, instabile, violento, sensuale. In loro non vi ha possibilità di previdenza. Manca quella visione esatta delle conseguenze del delitto che può trattenere dall’azione. Essi veggono solo il presente, sentono il solo impulso della passione impetuosa e violenta, e s’avvicinano ai pazzi e al selvaggio, di cui anzi non sono che una sovrapposizione e un impasto. Il delinquente nato commette un crimine senza comprenderne l’anormalità dell’azione; privo come è della conoscenza di ciò che sia giusto o no, non ha amore, amicizia, sentimento di patria, di pietà. I delinquenti stimano il furto e l’assassinio non solo azioni lecite, ma come loro buon diritto e meritevoli di encomio. Il rubare non è che togliere ai ricchi quello che hanno di troppo, un ingegnarsi; l’uccidere il farsi giustizia, poichè quella sociale o divina viene troppo tarda od è dubbia, e in questa assenza di criteri veramente di discernimento, si comprende come si abbia ad identificare il folle morale col delinquente.

Questa mancanza congenita di senso morale che li rende incoreggibili anche usciti dal carcere, è dimostrata dalla enorme cifra di recidivi.

Nulla o ben poco possono le leggi e i sistemi [p. 22 modifica]carcerari a diminuire la recidività del delitto che è legata alla costituzione psichica del delinquente. Provvedete a che non possa più nuocere, non sperate già di riformare ciò che vi è di organico ed istintivo.

Nè la religione può essere freno ai delitti; la maggior parte dei criminali non è atea, ma non potrebbe aver presa in loro una religione elevata. Essi se ne sono fatta una speciale, superstiziosa, ispirata ad un falso concetto della divinità che è per loro una specie di benevolo tutore dei crimini.

È noto come celebri briganti credessero propiziarsi i santi con pratiche religiose nel compimento del delitto. Ma non tanto però s’allontanavano in questo dai sentimenti della generalità del volgo, se essi non comprendendo in astratto il bene ed il male, imperniano questo solo in ciò che giovi o nuoccia a loro stessi.

Quantunque le lesioni più profonde nei delinquenti siano nell’ordine sentimentale, anche l’intelligenza presenta molte anomalie.

Lombroso crede che vi sia una media inferiore al normale della potenza intellettuale, ma ottenuta da due gradi diversi di eccesso o di difetto mentale. I più non hanno energia sufficiente ad un lavoro continuato ed assiduo. Gli zingari, per quanto industriosi, non amano lavorare se non quanto basti per non morire di fame; la poltroneria è uno dei caratteri delle prostitute, rappresentanti della donna delinquente. E comunissima in loro la leggerezza di mente ed una mobilità [p. 23 modifica]di spirito tale da non poter fissar l’attenzione, e che li rende di una credulità singolare.

Anche ai falsari e ai truffatori, cui occorre una abilità straordinaria ed un’intelligenza non comune, e una finezza d’accorgimento per condurre a termine i loro piani, spesso manca d’un tratto ogni potere di riflessione e cadono in atti che li danneggiano e illuminano la giustizia nei loro delitti.

Lo scherzo, l’umorismo che si rivela nel gergo, nei soprannomi, nei calembourgs che essi usano abbondantemente e che sono fenomeni di disgregazione associativa, se sono prova del loro cinismo, lo sono pure anche di una inferiorità intellettuale. Bugie, inesattezze, contraddizioni li fanno parere, quali sono, arrestati nello sviluppo cerebrale.

L’imprevidenza li equipara a dei veri imbecilli; anche grandi delinquenti, abilissimi nel preparare delitti, finiscono col tradirsi scioccamente.

Qualche carattere elevato e geniale non è escluso che possano avere; sono lampi fugaci, è un contrasto fra i due eccessi di cui l’uomo medio normale non è capace. Abbracciano le idee nuove, criticando con acume i difetti dei governi e delle istituzioni, e se raramente davvero geniali, lo sono col crear nuove forme di delitti, ad evadere con una astuzia meravigliosa dalle case di pena, a inventare nuovi mezzi di offesa. L’istruzione superiore dà in genere scarsissimo contributo alla delinquenza, però in alcuni delitti tiene il predominio. Nei letterati ed artisti meno frenati [p. 24 modifica]dalle deduzioni logiche e dai criteri del vero, vi è maggior delinquenza che negli scienziati.

Si studiarono pure altre tendenze ataviche ed anormali nei geroglifici, nella scrittura, nei gesti, nelle manifestazioni letterarie, artistiche, industriali dei delinquenti.

Avremmo così per sommi capi riassunto quanto di più caratteristico concorre alla formazione del tipo psico-antropologico del delinquente nato. Di quel delinquente nato che ha suscitato tante ripugnanze e tanti timori, perchè si ritenne che la Nuova Scuola penale si fosse messa sulla via di consacrare irresponsabile ed impunibile il delinquente, mettendo così in libertà i birbanti, e abolendo la libertà umana. Preconcetto che ha creato una leggenda infondata, poichè la Nuova Scuola tende anzi a rendere più continuata la sequestrazione, che ora in omaggio a dei computi da tavola pitagorica si interrompe, col criterio del solo esame del delitto come astrazione giuridica, senza tener calcolo della temibilità del delinquente e dell’interesse della efficace difesa sociale.

4. — Ma noi dobbiamo completare lo schizzo dell’opera Lombrosiana col parlare dell’identità, proclamata dal fondatore dell’Antropologia criminale, del delinquente nato col pazzo morale e coll’epilettico.

Lombroso intravvide questa identità progressivamente; in principio de’ suoi studi mise in evidenza anzi più le differenze che le analogie [p. 25 modifica]fra le due categorie di delinquenti nati e di pazzi morali; ma la successiva distinzione del delinquente d’occasione e per passione, i casi numerosi in cui si trovava impossibile scoprire le linee differenziali fra pazzia e reato, lo studio dei nuovi caratteri forniti dai più recenti autori sulla pazzia morale, e quelli che si andavano scoprendo nel delinquente nato, come l’anestesia, l’analgesia, le anomalie nei riflessi, il mancinismo coll’atipia del cranio e del cervello, mutarono poi le sue convinzioni. La statistica dimostra la rarità dei pazzi morali nei manicomi e la loro grande frequenza nelle prigioni.

La riunione dei vari caratteri degenerativi, indizi di un perturbamento e di un arresto di nutrizione o di sviluppo, l’analgesia, la mancanza in entrambe le categorie del senso morale, l’aver in comune l’odio, l’invidia, la vendetta, il bisogna di nuocere, il superarsi a gara nella crudeltà, nella vanità, nell’astuzia, nella pigrizia, ecc., diedero campo a tracciare le linee comuni alle due forme, di cui quella della pazzia morale si differenzia soltanto per essere un’esagerazione dell’altra. Per questa fusione si mise fine ad un lungo e complesso dissidio che si agitò per lungo tempo fra moralisti, giuristi e psichiatri, che volta a volta si rifiutavano di considerar criminale o pazzo morale un individuo che aveva invoce i caratteri di entrambi.


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Ma Lombroso si spinse con un geniale acume sintetico ad un’altra identificazione; avendo trovato fra pazzo morale ed epilettico un parallelismo completo nel cranio, nella fisonomia; una proporzione uguale nelle anomalie degenerative, nell’ottusità sensoria, nel mancinismo, ecc.; ma sopratutto nello studio psicologico: per l’egoismo, l’irritabilità morbosa, l’odio senza causa, l’assenza completa e l’anestesia del senso morale, pella religiosità paurosa, selvaggia, quasi feticcia, pell’intelligenza che varia nelle espressioni di uno stesso individuo dall’imbecillità più completa fino ai lampi del genio; ed avendo gli studi accurati numerosi degli ultimi tempi identificata una forma di epilessia larvata con esclusione della convulsione classica, sostituita dalle vertigini, dal delirio, dalle impulsioni, dalle equivalenze psichiche di furore, di crudeltà; da tutto un insieme di cause genetiche comuni ai delinquenti, ai pazzi morali, agli epilettici, venne ad unificare sotto la grande classe degli epilettoidi i tre gruppi di reo epilettico, pazzo morale e delinquente nato.

Di un’altra categoria s’occupò la scuola Lombrosiana ed è quella dei pazzi delinquenti, cioè di quei pazzi che commettono qualcuno di quegli atti che, se commessi dai sani, si chiamano delitti. E si badi che, contrariamente alle idee [p. 27 modifica]della generalità del pubblico, Lombroso non ha mai voluto identificare pazzia colla delinquenza.

Vi sono atti antisociali, delitti atrocissimi commessi da una disgraziata falange di persone affette da forme comuni di infermità mentale più o meno facilmente diagnosticabili come idioti, paranoici, maniaci, melanconici, paralitici, ecc. Inoltre rientrano nella categoria dei pazzi delinquenti quelli che Lombroso distinse col nome di mattoidi. Sebbene un legame potente riunisca la pazzia al delitto e talora si confonda, tuttavia il delinquente pazzo si differenzia dalle altre categorie, direi in modo saliente, e Lombroso ci dà un’ampia descrizione dei caratteri specifici che distinguono dalle altre categorie di delinquenti il pazzo. Per questo, cui anche i classici e i codici attuali ammettono l’irresponsabilità, la Nuova Scuola vorrebbe, togliendolo al pericolo di nuovamente offendere, la segregazione indeterminata nel Manicomio criminale.

Così è che nei riguardi dell’applicazione dei provvedimenti atti a salvaguardare la società dai danni che le cagiona la delinquenza, l’Antropologia Criminale riesce ben più severa ed efficace nella repressione del delitto, ed ammette ineluttabile e sovrano il principio di diritto: che la Società debba provvedere energicamente alla propria sicurezza.

E Lombroso ha consacrato il 3° volume dell’Uomo delinquente, oltre che all’eziologia del delitto, alla profilassi ed alla terapia di esso; e togliendo l’antica odiosità alla pena e [p. 28 modifica]proclamando invece la necessità della difesa che parta dalla temibilità del delinquente, sviluppò tutto un vasto progetto di provvedimenti sociali che tendono a questi due grandi scopi: Mettere il delinquente nella impossibilità materiale di offendere, previo lo studio clinico di esso, che ne determini la categoria psico-antropologica, e quindi il pronostico di temibilità; e prevenire il delitto, occupandosi a modificare le cause che lo producono coi sostitutivi penali.

Nell’esame delle opere che intraprendiamo troveremo adombrati molti degli elementi, che condussero a queste conclusioni la Nuova Scuola, e che sembrano, pur troppo, ancor oggi agli avversari così moderne, originali e rivoluzionarie.