Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee - Vol. 1/Libro I. Capo II

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro I. Capo II. Descrizione del Lago Maggiore

../Libro I. Capo I ../Libro I. Capo III IncludiIntestazione 27 giugno 2018 75% Da definire

Libro I. Capo I Libro I. Capo III

[p. 9 modifica]

CAPO II.


Descrizione del Lago Maggiore.


Il Lago Maggiore è presentemente così chiamato, non già perchè sia il maggiore d’Italia, ma sì in comparazione de’ molti altri minori che gli fanno corona, e vi portano per mezzo dei loro emissari il tributo delle proprie acque. Si estende da Nord al Sud tra i 45.° 37.' o 46.° 3.' di latitudine boreale, e tra i 26.° 4.' e 26.° 28.' di longitudine orientale, calcolata dal meridiano di Parigi. E’ collocato tra il Regno, come pochi anni or sono chiamavasi, Lombardo-Veneto, gli Stati Sardi e la Svizzera, che ne possiede tuttora la parte più piccola, cioè un quarto circa della sua superficie, la quale si calcola di 30,000 ettari, o 215 mila chilometri quadrati. [p. 10 modifica]Incomincia al Nord-Est presso i villaggi di Tenero e di Magadino e si prolunga verso Sud-Est per l’estensione di 66 chilometri, pari a circa 315 miglia geografiche sino a Sesto-calende, formando in tutta questa lunghezza parecchie sinuosità e diversi piccoli golfi. La sua larghezza maggiore in linea orizzontale è tra Laveno e Feriolo di 12 chilometri, pari a circa 7 miglia geografiche, la media è di circa due, la minore tra Angera ed Arona di circa un chilometro o poco più. La sua profondità è molto varia. La massima è di circa 800 metri tra Luino ed Intra e sotto Laveno e S. Caterina del Sasso, di metri 375 tra Barbé o Bedero, di 270 tra Cannobio e Macagno, di 268 tra Brisaggo e Dirinella e di soli 63 tra Locarno o Magadino, ed altrove anche meno. Il suo fondo tra l’Isola Bella e Laveno è seminato di di rocce e piccoli monticelli. Secondo M. de Saussure la temperatura delle sue acque è di 5.° 1.' Réaumur alla profondità di 335 piedi 1. La sua elevatezza poi sul livello del mare è di 195 metri.

È circondato tutto all’intorno da alte montagne o in qualche parte da colli e costituisce il naturale bacino delle acque, che scorrono da quella vasta catena, che incominciando al Sempione, al Gries, al S. Gottardo, al Luckmanier, al Muschelhorn, al S. Bernardino e al Loerisberg fino alle rocce poste tra i Laghi di Lugano e di Como. Tra i monti che sono distinti da un nome particolare lungo le sponde del Lago ricorderò la Mensa al Nord-Ovest di Arona, S. Quirico, al settentrione di Angera, il Sasso del ferro, o Ferro di Cavallo, detto anche Scereda che sovrasta Laveno, quello di Fraggia a settentrione di Luino, il Monte Cenere sopra Magadino, la cima della Ceresa sopra Oggebbio, il Pizzo Marona, sopra Intra e il Limidario (o Monte Cridone, secondo altri) e lo Zeda o Monte della Zeda, sopra Cannobio. Il primo di questi due è così chiamato perché serve di limite da quella parte tra il regno d'Italia e la Svizzera. Tutti e due questi monti sono oltre 2400 piedi sopra il livello del mare. [p. 11 modifica]Molti poi sono i fiumi che hanno la loro sorgente tra i monti suddetti, o mettono foce nel nostro Lago. I principali sono il Ticino e il Toce. Il primo ha le sue origini in tre luoghi diversi, cioè in Val Bedreto, a poca distanza da quelle del Rodano, di là dell'Ospizio sul Gottardo presso a quelle della Reuss, in Val Blenio non lungi dalle sorgenti del Reno. Le scaturigini che si osservano presso il Gottardo sono le più rinomate: ivi da parecchi laghetti propinqui all'Ospizio e dominati da parecchie giogaie, ha cominciamento propriamente il Ticino e lunghesso tutta la Val Levantina s'ingorssa, ricevendo a manca e a diritta ruscelli e torrenti in buon numero. Dopo un tratto alpestre di circa 30 miglia tra Giornico e Bodio comincia ad esser atto al trasporto dei legnami legati in zattera. Entrato nel lago Maggiore n'esce a Sesto Calende per gettarsi nel Po sotto Pavia. Questo è il solo emissario del nostro Lago. Tra i torrenti principali, ch'esso riceve, si annoverano il Ticinello, il Brenno o Ticino di Blenio, la Piumegna, il Fiume, ch'esce dalla Val Ambra e la Moesa.

Il Toce poi, o la Tosa, come anche è detto, nasce ai confini della Svizzera sopra la Valle Formazza da due principali sorgenti, la prima delle quali è quella in Val Togia o Val Toce, da cui prende il nome. Ivi sono alcuni piccoli laghi: uno di questi, il più grande, della circonferenza di circa due miglia, è chiamato Kasltelsee o Lago di Castello, dal monte di questo nome. Altro più piccolo di circa un miglio di circonferenza è detto Fischsee, o Lago del Pesce. Questi laghetti sono perennemente alimentati dai piccoli ghiacciai sovrastanti. L'altra sorgente è dal vasto ghiacciaio del Gries, dal quale esce un torrente (in tedesco Bach) che scendendo precipitoso nella sottoposta valle si unisce al Toce presso un luogo detto il Riale. Così ingrossato il Toce scende in altra valle, percorsa la quale, per la lunghezza di circa un chilometro si precipita con impeto dall'altezza di metri 114 in linea verticale, pari a circa 150 del piani inclinato, formando così una delle più imponenti e belle cascate d'Europa conosciuta sotto il nome di caduta della Frua, a due ore poco più di cammino sopra Formazza. Percorsa poi la sottoposta valle Antigorio esce in quella dell'Ossola ricevendo [p. 12 modifica]quivi tutti gli altri fiumi o torrenti che dalle valli limitrofe mettono in questa. Tali sono la Diveria, che ha le sue sorgenti alle radici del Sempione nella Valle di Vedro, l’Isorno, la Bogna, la Melezza, l’Ovesca, l’Anza e la Strona, che danno in parte il nome alle valli donde escono, oltre ad altri più piccoli. Arricchito di tante acque e fatto già navigabile per lo spazio di circa 25 chilometri, si scarica nel Lago Maggiore al di qua di Monte Orfano e sotto il Lago di Mergozzo.

Entrano inoltre nel nostro Lago direttamente il Verzasca ed il Maggia tra Locarno ed Ascona, e il Cannobio o Connobino, i quali escono dalle valli dello stesso nome, il S. Giovanni ed il S. Bernardino, l'uno al nord, e l'altro al sud di Intra, i quali escono il primo dalla Valle d'Intragna, il secondo dalla Valle Intrasca. Questi due fiumi furono così chiamati dal nome dei Santi, ai quali erano dedicate due chiese poste sulle loro sponde e che ora più non esistono. È notevole che il S. Bernardino per essersi aperta la via tagliando a molta profondità lo schisto e i filoni di pirite, di trappo e di quarzo che lo attraversano. Tra i minori fiumi o torrenti, ch'entrano nel nostro Lago, ricorderò in secondo luogo il Fiume, l’Erno, il Tiasca ed il Vevera, che sboccano presso Baveno, Lesa, Meina ed Arona: il Giona ch'esce dalla Valle Vedasca e separa Macagno Superiore dall'Inferiore, e il Boesio, che si getta nel golfo di Laveno dopo avere percorsa la Val Cuvia2.

Molti sono similmente i laghi che fanno corona al maggiore, e che per mezzo dei propri emissari si gettano in esso, come abbiamo accennato. I principali sono il Lago d'Orta, il Lago di Lugano e il Lago di Varese.

Il Lago d'Orta si estende in lunghezza per nove miglia non avendone nella sua maggiore larghezza che poco più di uno. Secondo le operazioni barometriche eseguite nel 1851 dell'ingegnere Cav. Negretti, le acque di questo lago [p. 13 modifica]superano in altezza il livello del mare di metri 282, e di circa 80 quello del Lago Maggiore3. Emissario di questo lago è la Negoglia ricordata di sopra, la quale mezzo miglia circa sotto Omegna si unisce alla Strona e con essa si getta nel Toce presso Gravelona.

Assai più grande di questo è il Lago di Lugano, alto metri 272 sul livello del mare e 77 su quello del Lago Maggiore. La sua lunghezza da Porlezza ad Agno è di miglia 18: la sua massima larghezza tra Lugano e Caprino è di due, ma il più delle volte è di un solo miglio o poc’oltre. La sua superficie poi è di circa quarantasette miglia4. Il suo emissario è la Tresa, il quale esce propriamente da un braccio di quello di Lugano detto il laghetto, e mette nel maggiore tra Luino e Germignaga più presso questa seconda5.«Il Lago di Lugano poi, scrive il Bertolotti6 ha risvolte così capricciose, ramificazioni sì lunghe, seni sì inaspettati, che la fantasia non trova immagini, che possano rappresentarne la struttura e la forma con qualche apparenza di vero.»

Inferiore a questi due per ampiezza ed amenità è il Lago di Varese, talora, e più propriamente, chiamato anche Lago di Gavirate dal nome di una grossa borgata che giace alla sponda superiore del medesimo, mentre dista da Varese 6 chilometri o poco più. Ha una superficie di circa 16 mila metri quadrati, e si estende in lunghezza per metri 8800 da nord a sud, in larghezza media per metri 1818, e nella maggiore per metri 4500, con una profondità massima di metri 26. Suo emissario è il Bardello, così chiamato dal villaggio presso cui [p. 14 modifica]si forma, il quale dopo avere bagnato Besozzo, Bogno e Brebbia si getta nel Lago Maggiore7.

Oltre a questi più altri piccoli laghi circondano il nostro, che meritano un breve cenno. Tre di essi sono al di qua del Lago di Varese, cioè quello di Biandronno, che comunica con questo mercè una lista di terra, e quelli di Monate e di Comabbio. La superficie di quest'ultimo è di quattro chilometri. Tutti e tre hanno il loro nome dalle terre che stanno loro dappresso. L'emissario del Lago di Monate è l’Acquanera che si getta nel Lago Maggiore sopra Ispra. Un altro lago in comunicazione col nostro, ma un tempo ad esso congiunto, come a suo luogo diremo, è quello di Mergozzo sopra Feriolo di circa un chilometro di larghezza e due di lunghezza. Anche questo è chiamato dal borgo che si specchia nelle sue onde. Il diritto di pesca di esso Lago spetta al comune.

Poco discosto da quello di Lugano è il piccolo lago, dalal valle entro la quale è rinchiuso, detto di Gana, che per un emissario va ad unirsi a quello alquanto più grande di Ghirla. Questo secondo per mezzo di una profonda cascata getta le sue acque nella Morgarabbia, la quale sbocca nella Tresa poco prima che questa entri nel Lago Maggiore8. Un piccolo lago è pure a mano diritta dalla via, che da Lugano mette ad Agno, il quale comunica per un ruscello col Laghetto summentovato e per esso si scarica nella Tresa: dal paesello che gli sta sopra [p. 15 modifica]è chiamato Lago di Muzzano. Finalmente altro lago esiste in mezzo alle montagne che prospettano Cannobio sull’altra sponda, a 200 metri circa di altezza sul Maggiore, fra Tronzano e Musignano lungo circa due chilometri e largo mezzo, chiamato dal Morigia (Stor. di Milano pag. 163) Lago d'Egra o Agra, da altri Delio, o meglio dalla figura della lettera che rappresenta, De. Il suo emissario va a gettarsi nel Giona sunnominato.

Il Lago Maggiore riunisce tutto ciò che la natura può offrire di più imponente e di più grazioso. Le Alpi, che si sviluppano maestosamente dall’una parte e le scene ridenti, che si scorgono dall’altra formano uno dei quadri più sublimi, reso ancora più vago dal contrasto dei diversi oggetti, che vi si ammirano. Le rive d’ogni parte adorne di popolose borgate, seminate di eleganti villeggiature e di graziosi giardini, vi producono vini squisiti e frutta delicate. La prospettiva si presenta magnifica su tutti i punti e varia all’infinito9. Le acque del Lago dal suo incominciamento a Magadino sino a Pino, bagnano le falde della regione chiamata la Riviera di Gambarogno. Presso Cannobio la montagna s’inoltra sì fattamente nel lago da formare coll’altro monte detto il Pino all’opposta sponda un promontorio, che sembra voglia chiudere il Lago; di qua l'appellazione di Lago di Locarno data alcuna fiata a questa parte superiore di esso. Dopo Cannobio e Luino il Lago si allarga, e il suo bacino diviene di forma ovale di due o tre leghe di larghezza. Nel bacino più grande e precisamente tra Pallanza, Stresa e Baveno sono situate le tre Isole maggiori, chiamate Isola Madre, Isola Superiore e [p. 16 modifica]Isola Inferiore: quest’ultima oggidì più comunemente Isola Bella. La prima e l'ultima di queste, unitamente ad una terza più piccola, presso Pallanza, a circa 40 metri di distanza dal continente, chiamata l’Isolino di S. Giovanni, sono dette anche Isole Borromee, perché sono proprietà di questa nobilissima famiglia. La medesima possiede anche i così detti Castelli di Canero, che sono due scogli a poca distanza dal paese, dal quale trassero il nome, e sui quali si eressero due castelli un tempo famosi, oggidì abbandonati e in rovina.

Altre due isole inoltre esistono nel nostro Lago alquanto più grandi di quella di S. Giovanni, quasi rimpetto al Ronco di Ascona e tra questa e Brissago. Erano anticamente chiamate Isole de’ Conigli dalla copia grande di questi animali ivi annidati. Sono state descritte dal Merula (lib. II cap. 15), come narra Macagno. Ora l’una di esse è chiamata Isola di S. Pancrazio ed è la maggiore, e l’altra Isola di S. Apollinare. Queste isole furono altra volta abitate dai Frati Umiliati che vi officiavano le Chiese, dalle quali ebbero il loro nome particolare, e vi coltivarono il terreno assai fertile, ma soggetto alle inondazioni. Soppressi questi, le Isole rimasero abbandonate e le chiese e case ivi resistenti vennero sempre più deperendo, oggidì sono pressochè diroccate. Esse appartengono di presente alla parrocchia di Brissago, e danno il nome ad uno dei circoli del Locarnese, del quale Ascona è il capoluogo. Finalmente presso Angera vi ha un’altra Isoletta di circa 350 metri di circonferenza, e non ha altro ornamento fuorchè una marmorea lapide a forma di tempietto tra bei filari di pioppi fattivi erigere dal Co. Crivelli.

I venti principali che dominano su questo Lago sono quattro, comunemente chiamati Inverna, altramente libeccio, Mergozzo, Maggiore e Bergamasco. Quest’ultimo però non ispira che di rado, e non è noto con tal nome che in alcune parti soltanto. L’Inverna o Inferna, così detto perché spira dalla parte inferiore10, muove da mezzodì, e da Arona s’inoltra [p. 17 modifica]e si rinforza così sul Lago, che diventa anche burrascoso ed arrivando a Pallanza si divide in due rami, uno de’ quali tende verso la Svizzera e l’altro s’interna verso Feriolo e Fondo Toce. Gli altri due venti scendono da settentrione e si biforcano l’uno a ponente e si chiama Mergozzo dal luogo di questo nome, d’onde proviene11 o l'altro a levante e si chiama Maggiore o Locarnone, perché spira da Locarno. Tutti e due si chiamano semplicemente anche vento.

Il Lago Maggiore nutre nelle sue acque una grande quantità di pesci di varia specie. La trota, che per isquisitezza porta il vanto su tutti, e l’anguilla vi provengono ad una grossezza straordinaria. Fui assicurato, che si trovarono delle anguille del peso di quattro e cinque e persino di nove libbre, e delle trote di venticinque e persino di trenta e più libbre. L’agone poi del genere delle sardelle (volgarmente, quando è piccolo, chiamato cobianco o antesino) e il pesce persico, ch’è assai stimato, sono quelli che più vi abbondano, principalmente l'agone12 [p. 18 modifica]quali sono il lischione (anas penelope), l'anitra selvatica o germano reale (anas boscas), la gallinella (rallus aquaticus) e la garganella (anas querquedula). Finalmente crescono nel nostro lago non poche piante, che possono essere argomento di studio a coloro che si occupano della botanica lacustre13. [p. 19 modifica]Alla pescagione poi, oltre alla fiocina e l'amo, si usano di certo reti di varia dimensione e distinte da nomi speciali, che non sarà discaro di veder qui registrati. Tali sono il tramaglio, detto anche tremaggio, ch'è una rete a triplice maglia, e il riarone di un solo telo a semplice maglia; di semplice maglia è pure il bighezzo, munito però all'estremo capo di una manica o scarsella a ritroso: poco diverso dal bighezzo è la scorticaria, volgarmente detta bottéra, che si trae a riva da due capi; il bertovello o beltrevelli è una specie di gabbia ovale a due o tre cerchi, i quali aprono facile l'accesso, ma ne impediscono l'uscita. Le anguille poi e le trote si pigliano colla ligna o lignola, detta anche tirlindana, la quale consta di una funicella, alla quale sono attaccati con altrettante cordicelle gli ami, da'quali pendono vermicelli o pesciolini, e che si rimangono nell'acqua per lungo tempo. Traendosi poi questa dall'acqua alla barca, perchè le trote od altri pesci maggiori non giungano a rompere le cordicelle, si usa di una specie di sacco detto guada o paiolo.

È però da avvertire che la pesca non è libera che nella parte superiore del Lago, che spetta alla Svizzera e nei dintorni di Angera in forza di antichi privilegi. Altrove il diritto di pesca appartiene a famiglie ora private. Così la parte inferiore del Lago lungo la riva lombarda al disotto di Angera spetta ai Visconti di Aragona, e presso Luino similmente sulla sponda lombarda alla famiglia Crivelli di Luino. Nel resto poi del Lago il diritto di pesca è della famiglia Borromeo, che tuttora lo esercita.

Oltre a questi, molti altri vantaggi offre il nostro Lago agli abitanti delle due sponde per la facilità, colla quale si possono per esso trasportare altrove i prodotti indigeni, che somministrano loro i colli e le montagne circostanti, quali sarebbero specialmente i legnami da costruzione e da fuoco, il carbone, la torba e la calce, che se ne traggono in copia. In generale [p. 20 modifica]poi il commercio fu grandemente agevolato in questo secolo, e dalle strade che danno accesso al lago, e che vi girano intorno, o dalla navigazione con battelli a vapore, che vi fu introdotta sino dall’anno 1826, come altrove dirò, e che presentemente è posta in comunicazione con due rami di strada ferrata, che da Milano che da Novara mettono capo ad Arona. Questo secondo fu inaugurato il 17 giugno del 1855, il primo poi l‘8 settembre del 1868.

Tra le vie principali, che danno accesso al nostro Lago la più rinomata è quella del Sempione, fatta aprire da Napoleone il Grande, onde anche dal suo nome si appella. Scende dal villaggio del Gabio, sopra Gondo, dove si congiunge colla Svizzera, sino a Domo, e da questa per la valle dell’Ossola lungo la Toce giunge a Feriolo, dal quale sempre lunghesso il Lago procede sino ad Arona e di là o Milano. Fu iniziata nel 1801, e compiuta nel 180714. A questa via ultimamente altra si aggiunse, la quale staccandosi da essa a Gravellona cinge il lago superiormente percorrendo nel suo corso lo città e grosse borgate di Mergozzo, Suna, Pallanza, Intra, Cannobio, Brissago, Ascona e Locarno sino a Bellinzona, dove incontra la via che porta al S. Gottardo, che le da il nome. Questa era già stata aperta sino dal 1832. Non andranno poi di molti anni, che incontrerà anche la via ferrata glà in costruzione, la quale agevolerà viemeglio il commercio di questa amena contrada colla Germania. Finalmente la via del S. Bernardino, che mette nel cantone de’ Grigioni, fu compiuta nel 1824, a spese dello stesso Cantone, sussidiato pure dallo stato Sardo. A queste si aggiunsero poi la via, che da Luino conduce a Lugano, e quella che da Laveno mette a Varese.

Da tutti questi vantaggi però non va disgiunto talvolta qualche danno gravissimo; perocchè il Lago in forza delle acque sovrabbondanti, che vi scorrono dalla valli o dei monti circostanti, va soggetto a notevoli alterazioni Specialmente nella [p. 21 modifica]primavera avanzata e nei tempi di pioggie dirette in autunno. Nelle escrescenze ordinarie cagionate dallo sgelar delle nevi, l’altezza del Lago è portata rapidamente ad uno o due metri e qualche volta anche a tre sulla massima magrezza, quali furono quelle del 1812, 1817, 1823, 1824 e 1855. Ma i danni di questo furono assai leggeri in confronto di quelli che vi recarono in ispecie le pioggie autunnali in congiunzione col discioglimento delle nevi.

Alcune di queste alluvioni o piene, dette volgarmente dagli abitanti del Lago anche buzze, furono registrate dagli scrittori. La più memorabile di quante ci furono tramandate è quella descritta da Sir Raul presso il Muratori (Annali T. 7, pag. 24), dell‘anno 1177 (secondo altri dell’anno 1178), nella quale il Lago si elevò all’altezza niente meno che di metri 10,80 sopra il livello ordinario (secondo altri di metri 9,62), sicchè le case di Lesa, a cagione d‘esempio, ne furono interamente coperte. Memorabili pure sono le piene, che avvennero nel secolo XVI, le più terribili delle quali, secondo le memorie che ci furono lasciate scritte, sono state quelle del 1566, 1570, 1571 e 1588, accadute quasi tutte di autunno e per lo più in settembre. Altre consimili nella medesima stagione furono quelle degl’anni 1601 e 1640 del secolo XVII, e quella del 1704 (o 1705 secondo altri) del secolo XVIII, accaduta il 4 novembre, e nella quale il Lago si elevò a metri 6,5015 Le piene notevoli ch‘ebbero luogo nel presente secolo sono le seguenti:

nell’anno 1820 il 14 settembre il Lago si elevò a metri||
4,55.
          - - 1834 - 28 novembre ||
 4,65.
          - - 1839 - 8 ottobre ||
 4,30.
          - - 1840 - 4 novembre ||
 5,00.
          - - 1868 - 4 ottobre ||
 7,60.
[p. 22 modifica]Quest’ultima incominciò il 27 settembre o durò sino al quattro ottobre, e produsse gravissimi danni in quasi tutti i paesi del Lago Maggiore, specialmente in Intra e in Arona. A Stresa le acque giunsero sino al tabernacolo dell’altare maggiore della chiesa parrocchiale, e buon numero di abitanti, essendo state le loro case invase delle acque, dovettero per tre giorni riparare sul colle vicino.

Nè devo omettersi qui il doloroso caso della terra di Feriolo occorsole la sera del 15 marzo dell’anno 1867. Le descriverò colle parole stesse della Gazzetta officiale, che ne diede la relazione sotto il giorno 21 marzo: « verso le ore 5 pomeridiane del venerdì 15 marzo fu avvertito nel Lago un movimento subacqueo, che occasionò subito un rialzo del pelo dell'acqua di centimetri 60 di contro a Feriolo, e dicesi che egual fenomeno sia stato rimarcato a Laveno, Pallanza e Sesto Calende. Alle ore sei si avvallò improvvisamente e la spiaggia fiancheggiata dalla strada nazionale, restandone ingoiato il molo e le caso sì repentinamente, che nessuna e delle persone esistenti nelle case si pote sottrarre e a mala pena scamparono quelle che lavoravano all'aperto. Le case rovinate sommano a sette, a sei le stalle e i fienili scomparsi, le persone morte a 14, e laddove stavano la strada nazionale, le abitazioni, le stalle e i fienili scomparsi vi ha un'altezza d'acqua da 11 a 50 metri di profondità. » Oltre alle persone, che altri avevano fatto ascendere al numero di 17 (vedi la stessa Gazzetta sotto il giorno 19 del detto mese), vi fu anche una perdita non piccola di bestiame16. [p. 23 modifica]Merita finalmente di essere ricordato, come in questi ultimi tempi nell’Osservalorio di Pallanza siasi collocato un quadro dell'ingegnere provinciale Sig. Bucelli, nel quale giornalmente e colla massima precisione viene segnalo sotto scala il vario alzarsi o abbassarsi delle acque del Lago.

  1. Vedi la sua opera Voyages dans les Alpes, Neuchatel 1796 T. 3
  2. Tutti questi fiumi e torrenti abbondano, persino nelle più alte montagne, di trote eccellenti e più saporite di quelle dei Laghi. Nell'Anza poi e nel Toce se ne prendono talora di venti libbre e qualche rara volta anche di trenta.
  3. Vedi il can. Angelo Fara nel suo Trattenimento storico: La Riviera di S. Giulio, Orta e Gozzano, Novara, 1861, lo. 8° pag. 11
  4. Secondo il Franscini, I. c. vol. I. p. 113
  5. Un ponte sulla Tresa, poco distante dal luogo d'onde esce, divide due paeselli chiamati egualmente Ponte Tresa, l'uno de’ quali spetta alla Svizzera e l'altro alla Lombardia: e segnano così il limite dei due stati.
  6. Vedi il suo Viaggio ai tre laghi di Como, Lugano, Maggiore, ec., Como, 1825
  7. Narra il Brambilla nel suo Varese e suo circondario, Varese 1874, Vol. 2, p. 28, che più volte si è tentato fin dall'anno 1497 di rendere questo fiumicello navigabile per aprire un'utile comunicazione col Lago Maggiore e per asciugare la Palude Brabbia dell'estensione di oltre novemila pertiche milanesi tra Biandronno e . Soggiunge poi che questo disegno si spera di vedere effettuato tra non molto per opera di un consorzio costituitosi a tale scopo.
  8. In tempi assai remoti v'era in quei dintorni un terzo Lago, il quale fu distrutto dal Morgarabbia coll'aprirsi che fece un passaggio sotterraneo alle caverne formate dagli strati di roccia calcare. Perciò al luogo detto di Ponte nativo (Pont Niv) il fiume scompare e cammina sotterra per circa 3000 metri, indi si rende visibile formando un bell'orrido e poi di nuovo scompare per altri 150 metri. Così il Brambilla l. c. p 118
  9. Una descrizione pittoresca di questo Lago e de’ suoi dintorni, tra le molte, che qui si potrebbero ricordare, può vedersi nell’opera, che ha per titolo: Voyage pictoresque aux lacs Majeur et de Lugano, Zurich, 1823 in foglio. Le vedute che spettano al nostro Lago sono quelle di Locarno, di Luino, di Laveno, d’Intra, dell’Isolino, delle Isole Borromee, di Baveno, di Stresa, e del Colosso di S. Carlo Borromeo. - È degno altresì di memoria l’Album Storico-artistico del Lago Maggiore di 22 fotografie inalterabili con carta corografica e con relativi cenni per cura di Pasquale Bossi, pittore fotografo di Novara, pubblicato in Milano l’anno 1870 in 1°.
  10. Opinano alcuni che così si chiami, perchè sia vento freddo a preferenza degli altri, la qual cosa non è mentre con questo nome è detto egualmente sia freddo o caldo, sia leggero o gagliardo, a condizione che spiri dal mezzogiorno o dalla parte inferiore.
  11. Trovo scritto che dalle fauci Mergozziane esce talvolta feroce un vento turbinoso, che gli abitanti del nostro Lago chiamano il Rummo che fu poeticamente descritto dal Ceva nel carme Puer Iesus al libro VI e nelle Salve p. 13, appo il Cotta nel suo Commentario alla Corografia del Macagno, p. 31. Però avendo io interrogati più volte e parecchi su questo nome, risposero, che con tale vocabolo non un turbine o un vento speciale suole indicarsi, ma sì in generale ogni turbine o procella, o temporale assai minaccioso, onde il detto volgare suona di rummo, dietro la consuetudine di suonare le campane all'apparire di una procella.
  12. Ecco il catalogo delle specie de’ pesci più conosciuti del nostro Lago col nome scientifico loro corrispondente preso dalla Fauna descritta nell'opera che ha per titolo: Notizie naturali e civili sulla Lombardia, Milano, 1844, Vol. I dalla pag. 392 e segg.
    la trota ||
     salmo fario, e salmo trutta.
    la tinca ||
    l'anguilla ||
    il témolo ||
    il trotto o triotto ||
    il carpano o carpina ||
    l'agone ||
    il persico ||
    il bottrisio o bottatrice ||
    il pico o pigo ||
    il luccio ||
    il barbo o barbio o balbio ||
    il bertone ||
    la bóttola o ghiozzo ||
    il cavedano o cavezzale ||
    l'arborella o alborella ||
    lo scazzone (volgarmente beútt||
    la lampreda ||
     petromizon o ammocoetes branchialis.
    il vairone ||
    la cheppia ||
    scordola o piotta (volg. pesce del diavolo) ||
    striccio o striglione ||

    Anche il prossimo laghetto di Mergozzo abbonda di pesci a un dispresso delle stesse qualità; gli agoni però sono più piccoli, ma più saporosi.

  13. Le più notevoli sono le seguenti:
    arundo phragmites.
    scirpus lacustris.
    littorella lacustris.
    nymphaea alba.
    myriophyllum verticillatum.
    — — —               spicatum.
    potomageton natans
    — — —             fluitans.
    potamogeton lucens
    — — —             perfoliatus.
    — — —             crispus.
    naias maior.
    — —   minor.
    vallisneria spiralis.
    chara Hexilis.
    nitella hyalina.
    Typha latifolia.
    Trapa natans (castagna d'acqua o lagana).
    Isoetes echinospora.
  14. Vedi la Descrizione della strada del Sempione da Arona sino al Gabio o Gabbio (Algaby) del Co. Giovanni Paradisi presso il Bertolotti Viaggio da Milano a Ginevra pel Sempione, Milano, 1822 pag. 105-123.
  15. Credo che questa sia quella di cui parla diffusamente il Vagliano (l.c. pag 400-408). Racconta ivi che la pioggia continuò « più di 50 giorni dal 4 ottobre al 20 novembre, in cui scriviamo » ma si dimenticò d’indicare l’anno.
  16. Tracce di somiglianti acquemoti si hanno nelle antiche cronache. Racconta il Franscini (Opera cit. Vol. I, p. 140), che uno dei più gagliardi fu quello del 1505, che fu sentito nel nostro e in quello di Lugano ma soprattutto in quello di Como. Le acque superarono allora di vari piedi le rive per una durata considerevole, e molti paesi restarono all'asciutto. - Nel Manuale dell'Ebel già citato all'articolo sul Lago Maggiore si parla anche di un vulcano estinto, le cui tracce sono state scoperte presso Grantola in Val Cuvia che fu soggetto di gravi contestazioni fra i dotti Florian de Bellevue, il Prof. Pini, il Dolomieu sulle quali si appoggiano i sostenitori di esse