La cieca di Sorrento/Parte terza/VII

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VII. Confidenze

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VII.


confidenze.


La luce cominciava a mala pena a filtrarsi nella connessura delle imposte, come lo sguardo d’un timido amante, allorchè Gaetano si gittò dal letto, dopo la notte che abbiam descritta, in cui questi avea pregato unitamente a Beatrice. Com’è da supporsi, il sonno non aveva abbassate neanche per un istante le laminette del suo cervello febbrile.

Nel levarsi da su il letto, il primo movimento che ei fece fu di toccarsi la fronte, che sentivasi scottante e madida di sudore; una striscia livida segnava un solco al di sotto dei suoi occhi, e le sue guance erano pallide come quelle d’un uomo che levasi di lunga malattia — Egli si [p. 153 modifica]sentia soffocare; e però, tuffato il volto nell’acqua per attingervi alcun refrigerio, mosse pian piano dalla sua camera, traversò parecchie stanze e corridori, e si trovo sull’alto della gradinata di marmo che metteva nella villetta.

A quell’ora l’aria era fina e balsamica; la vegetazione era in parte coverta ancora dal le ombre della notte, le quali però prendeano il colore dello sfumo. Dalle aiuole di fiori sorgea un soavissimo incenso di mille profumi, che s’innalzava e si spandea come la invisibil nube sulla quale la dea d’amore levossi rugiadosa dalla spuma del mare. Queto e sereno era l’aere mattutino; qualche fogliolina di acacia staccavasi dal ramo paterno; qualche uccelletto ebbro d’amore e stridulo si ritraeva dal fianco della sua compagna; qualche pioppo agitava le sue fronde nervose, eternamente in moto, come i campanelli d’un istrione.

Gaetano rimase pochi minuti sul pianerottolo della gradinata.

Lungi dall’esser tocco dall’incantevol destarsi d’un bel giorno di autunno in quella regina del golfo di Napoli, nella ridentissima Sorrento, l’anima di Gaetano stravagava nella immagine di Beatrice, di cui eragli rimasta una specie di allucinazione, come quando si fissa il sole per pochi secondi, che resta nella pupilla una confusione di luce è di colori, la quale si comunica a tutti gli oggetti su cui si porta poscia lo sguardo. E parimente Gaetano vedea la cara immagine di Beatrice da per ogniddove gli occhi di lui si voltavano... Quella fanciulla infelice, [p. 154 modifica]priva dell’organo più bello della donna, non era però che più seducente agli occhi di Gaetano, dappoichè quella fisonomia supremamente loquace e malinconica aveva una singolare espressione di abbandono e di rassegnazione, che renderla obbietto di rispetto e di amore a’ più schivi.

Gaetano discese dalla villetta, e, dopo aver fatto alcuni giri, si trovò presso la Flora farnesiana di Beatrice.

Tutto rivelava le solitarie occupazioni della cieca, ed il sito del suo consueto passeggio, imperocchè le orme di un piccol piede segnavano sul terreno una linea dritta in doppia direzione...

Il giovine Calabro si sedè sovra un poggiuolo di marmo e si abbandonò a vagheggiare col pensiero l’immagine di Beatrice.

Due ore all’incirca scorsero.

Gaetano fu desto dalla sua distrazione da un passo leggiero che udì in un contiguo viale; egli voltò sbadatamente il capo verso quella parte...

Cielo! era Beatrice!... e sola!... questa volta non avea neanche la sua Geltrude con lei!

Gaetano si sentì balzare il Cuore con un movimento terribile; una nube gli discese sulle pupille.

O Dio! Dio! esclamò, e nulla più disse... In questa esclamazione era una tacita abnegazione de’ suoi principi di scetticismo, e la confessione della debolezza di un’anima soggiogata da violenta passione.

Beatrice attraversò lentamente il viale, e, dopo aver fatto un’aggirata, stava per passare innanzi a lui... ma di botto si ferma, volge il capo verso Gaetano. [p. 155 modifica]

— Quì ci è alcuno!... un uomo! ella dice a sè medesima e quasi spaventata.

Gaetano non ha forza di parlare e trepida a doppio... Egli sa che il suo accento può rivelare il suo volto alla cieca; imperocchè questi esseri sventurati hanno il singolar privilegio di giudicare delle altrui sembianze dal tuono della voce. Gli è vero che il giorno innanzi egli avea parlato alla presenza di lei, e già la fanciulla avea potuto formarsi un’idea della sua persona; ma allora non era ancora innamorato.... Ora ei tremava di aprir la bocca.

— Oliviero Blackman, rispose Gaetano il quale non vedendo modo di sfuggire alla interrogazione, si studiò di porre in queste due parole la maggior dolcezza che potè.

La fanciulla sorrise.

— Ah! l’Uomo nero! ella soggiunse.

È da notarsi che Blackman vuol dire appunto in inglese uomo nero. Dicendo ciò, Beatrice avea fatto benanche un’allusione al carattere misantropico ed inurbano del giovin medico.

Gaetano si sentì scendere sul cuore una lama di ferro.

Beatrice si sedè dirimpetto a lui.

— Vi sembrerà strano, ma è pur così, ripigliò la cieca, che tutti quelli che voi altri chiaroveggenti chiamate colori il solo di cui ho una perfettissima idea è il nero, vale a dire la privazione di tutti i colori.... Iddio ha posto questo colore sulle mie pupille... nero... nero... e sempre nero io veggo... io sono la donna nera, come voi siete l’uomo nero. [p. 156 modifica]

Un mesto sorriso si disegnò sulle labbra della disgraziata fanciulla.

— Ed io strapperò questo maledetto colore dalle vostre pupille, Beatrice, ve lo giuro... lo giuro pel la luce degli occhi miei.

— Oh! io sono tanto felice nella mia tomba! sclamò la giovinetta... Il mondo per me è un ricordo lontanissimo e confuso come sogno. L’immagine di mia madre è la compagna indivisibile della solitudine mia. Nella scura notte che mi circonda e mi avviluppa nelle sue densissime tenebre, l’anima mia è chiaroveggente come voi, Signore. Nulla desidero fuorchè ricongiungermi un dì alla madre mia.

— Divina fanciulla! disse Gaetano in un trasporto di amore; pria di ricongiungerti alla madre tua, l’universo si aprirà di bel nuovo agli occhi tuoi... Ma dimmi, non devi esser tu tra poco tempo la sposa del cavaliere Amedeo?

La sua voce, ciò dicendo, era rauca e sepolcrale.

— Mio padre così vuole, e a me spetta obbedire... Posso io avere una volontà? Essere infelice e passivo, non debbo forse ciecamente sottopormi al saggio volere di mio padre?

Ella sorrise nel pronunziar la parola ciecamente. Nello sguardo di Gaetano brillò una luce vivissima di gioia.

— Ma già vostro padre ha fatto bene nel consentire a questo matrimonio; ei non ha voluto avversare l’amor vostro pel cavaliere... [p. 157 modifica]

— L’amor mio! ella interruppe ... Ma io non l’amo, signore.

— Come! gli è vero ciò che dite, Beatrice, voi non lo amate?

— Ma no! Oh, signore... immensa è la distanza che mi separa dall’uomo che vuolsi fare mio marito...

— E qual distanza?...

— L’universo, o signore... l’universo che ei può abbracciare con la sua vista, e che io... Oh se io amassi un uomo! No, Dio non mi metterà a questa orrenda prova; sarei troppo infelice!... Oh... io sarei gelosa dell’aria... Sarei gelosa del cielo che ei potrebbe guardare ad ogni momento, del mare, degli alberi, de’ colli, dei fiori... Sarei gelosa di tutte le donne... Oh Dio! Dio mio! Se mi danni alla sciagura di amare un uomo, deh... fa che quest’uomo sia cieco come me!

— Sì, Beatrice, esclamò Gaetano nel delirio della passione, ed io ti renderò la vista, o sarò cieco come te!

— Che cosa dite, o signore?

— Nulla... nulla, ripigliò quegli che si avvide di essersi lasciato tra portare dall’ardore de’ propri sentimenti... Ho detto che non dispero della vostra guarigione.

— Voi, signore, non disperate della mia guarigione!... Ma voi non direte ciò a mio padre, n’è vero? Sarebbe troppo crudelmente ingannarlo... Egli aspetta questa mattina, il sapete, una vostra decisiva risposta sulla probabilità di guarigione che presenta la mia cecità ... Voi [p. 158 modifica]non l’illuderete, non è vero, signore? Non gli direte certamente quello che avete detto a me.

— E perchè, Beatrice?

— Perchè io ne dispero... profondamente ne dispero.

— Ciò che dirò a vostro padre, Beatrice, tra un’ora il saprete... oh! voi non potrete giammai immaginarvi quello che io dirò... Ma per adesso... parilam di voi. Beatrice, parliamo del vostro matrimonio...

— Del mio matrimonio!... Oh signore, questo è appunto un subbietto al quale mai non vorrei pensare, perocchè non so qual ribrezzo ei mi mette nelle ossa... Quando penso che i miei figli esser potrebbero ciechi al pari di me!... E poi, io creatura così debole, così imperfetta, gittata tanto al di fuori delle ordinarie condizioni della vita, mi troverei in balia di un uomo...

— Che voi amerete, se pur di presente non amate, interruppe Gaetano pallido e commosso.

— Ch’io non amerò giammai, o Signore, ch’io non potrò amare.

— Ma donde nasce in voi un tal convincimento?

— Donde nasce? Ebbene, io vi dirò donde nasce, ma mi affido al vostro onore, perchè di quanto vi dirò non tenghiate motto con mio padre.

— Ve lo giuro, Beatrice... parlate in tutta confidenza..

— Una sera, riprese la cieca, io mi trovai sola col mio fidanzato in questo medesimo [p. 159 modifica]luogo... Era una sera limpida e azzurra... vedete che anch’io adopro il linguaggio di voi altri chiaroveggenti. Amedeo sedea sul medesimo poggiuolo dove ora voi siete seduto, e mi parlava del suo amore... e prese la mia mano tra le sue. Un’altra fanciulla l’avrebbe, tosto ritirata, ma io nol feci, anzi gli strinsi le sue con ambo le mie mani.

Un colpo di coltello vibrato al cuore non avrebbe dato a Gaetano lo stesso spasimo, che gli davano queste parole; ma ei contenne un grido di dolore che stava per romper dal suo petto, e attentamente ascoltò.

— E sapete voi, signore, continuò la cieca, perchè gli strinsi le mani?... Perchè dalla forma della mano e dalla voce noi giudichiamo del cuore d’una persona, siccome voi altri giudicate dalla fisonomia... E quelle mani... si trovarono in perfetta armonia con quella voce per rivelarmi nel cav. Amedeo un uomo di non nobili sentimenti.

— Dite piuttosto un codardo, Beatrice; il giudizio che di lui riportaste fu troppo indulgente.

— Che! lo conoscete forse?

— Sì, Beatrice, il conosco da molto tempo.

— Voi dunque siete stato altra volta in Napoli?

— Sì, vi ho dimorato moltissimi anni.

— E come conosceste il cav. Amedeo? Ed ei si ricorda di voi?

— No, ei non mi riconosce, ma in un baleno posso richiamargli a mente un’avventura che [p. 160 modifica]il porrà subito in istato di ricordarsi della mie persona... Mi gode l’animo di sapere i vostri sentimenti verso lui, Beatrice; voi non potete immaginarvi quanto solenne è questo momento per tutti e due.

Il volto della cieca diventò più bianco.

— Non v’intendo, signore...

— Tra un’ora m’intenderete...

Geltrude venne ad interrompere questo dialogo; Gaetano salutò l’amica di Beatrice, ed ascese sull’appartamento.

Erano appena le otto.

Egli entrò di botto nelle stanze del marchese... Questi, alzatosi un’ora prima del consueto, era seduto alla sua scrivania; nel vedere entrare il medico inglese, pensò subitamente che questi fosse apportatore di grata risposta, e però gli andò incontro con le braccia aperte.

— Mi recate la vita o la morte? gli chiese.

— Questa è la dimanda che farò a voi, sig. marchese.

— Spiegatevi, dottore; mia figlia...

— Vostra figlia non sarà più cieca. Impegno la mia parola d’onore che tra un mese o due Beatrice riacquisterà la vista.

— Ah! esclamò il padre... e gittava le braccia addosso a Gaetano, il quale indietreggiando disse:

— Adagio, sig. marchese, non vi affrettate a mostrarmi la vostra riconoscenza; imperocchè io vi domando un compenso enorme.

— Quanto posseggo è vostro; parlate. [p. 161 modifica]

— Ebbene, il compenso ch’io vi chieggo per l’opera mia è... Beatrice... è vostra figlia...

Il marchese fece un atto di orrore.

— Dio!... Voi, signore!!... sposo di mia figlia!

— A questa sola condizione le darò la vista.. Rispondete, sig. marchese ... ora vi chieggo quel che pocanzi voi chiedevate a me, la vita o la morte.

— Sicchè voi, signore, l’amate?

— L’amo... sì... l’amo con la più divorante passione.

— Oh Dio! Dio mio! Che mai sento!! Figlia mia! Disgraziata mia figlia!

Gaetano sentì torcersi il cuore; quelle parole del marchese erano un’aperta rivelazione della sua deformità...

— Vi comprendo, signor marchese, disse con accento terribile, vi comprendo... io vi desto ripugnanza ed orrore... Altrettanto dovrò destarne a Beatrice; ma ascoltatemi, ascoltatemi attentamente... Io vivea tranquillo innanzi di veder la figliuola vostra... Questo mio cuore, che ora mi tien le veci di ardente tenaglia, io l’avea renduto un organo di semplici funzioni materiali, io l’avea renduto un muscolo cavo... L’odio degli uomini era il mio cibo morale... Ma in questo momento una crisi orribile ha trasformato l’essere mio, e voi ne siete la cagione, signor marchese, benchè involontaria. Sì, signore, io vivea tranquillo... e forse felice per un essere della trista mia specie... Io mi considerava scemo di quel senso [p. 162 modifica]divino che gli uomini addimandano amore, io era felice come vostra figlia nella sua cecità. Oh! non sarebbe il maggior delitto quello di rendere la vista ad un cieco per istrappargliela un momento dopo che quegli fissato ha i suoi occhi nell’immensità del cielo? Signor marchese... vi lascio un giorno di tempo per darmi risposta... Considerate che, ricusandomi, per genero, vostra figlia rimarrà nelle tenebre che la circondano... questo eterno rimorso roderà il vostro cuore... al quale si aggiungerà quello di aver dato la morte ad un uomo, che non vi aveva fatto alcun male... Se voi mi ricusate, anche io sarò cieco, l’ho promesso a vostra figlia, ma sarò cieco... perchè morto...

Gaetano uscì... Il marchese abbandonò il capo tra le due palme delle mani.