La critica italiana e straniera sull'opera di Italo Svevo

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1930 L Indice:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu Critica letteraria Letteratura La critica italiana e straniera sull'opera di Italo Svevo Intestazione 30 maggio 2016 75% Da definire

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LA CRITICA ITALIANA


E STRANIERA


SULL’OPERA DI ITALO SVEVO


La Coscienza di Zeno è un libro sui generis di un autore che non somiglia molto ai nostri altri autori...

«... il romanzo si fa leggere fino all’ultima pagina non per l’espressione letteraria, bensì per tutto quello che contiene».

Piccolo della Sera, Trieste, 5-6-23.


La Coscienza di Zeno... «c’è un fondo compiutamente grottesco, in questo romanzo, e la qualità estetica che più lo caratterizza è un umorismo a freddo, prodotto da una mente scettica che sa ridere di se e degli altri...».

L’Era Nuova, Trieste, 5-6-23.


Zeno... «penetra sogghignando nel profondo di tanti mali per concludere con una sonora sghignazzata alle spalle della vita mortale».

La fiamma nera, Bologna, 1-7-23.


Zeno: «le pagine di questo romanzo, talvolta mirabili, spessissimo interessanti, suggeriscono una sensazione abbastanza viva d’una coscienza che si denuda».

Il Popolo di Trieste, 15-7-23.


Zeno: «studio acuto della vita interiore»... «merita di esser letto da tutti coloro che odiano la superficialità e la banalità delle storie troppe volte scritte»

Caffaro, Genova, 16-10-23.


Zeno: «un libro che esce dal comune; pagine d’un realismo sorprendente; pagine balzachiane».

Corriere d’America, New-York, 134-24.

A. U. Senigaglia

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Zeno: «L’autore di C. d. Z., è un tipo nuovo, interessantissimo, capace di mettere insieme un romanzo quale molti letterati di professione si augurerebbero di avere scritto»... «la storia di Zeno, attraverso la sua alterna vicenda di riso e di pianto, raggiunge il limite di un alto valore umano».

La Libertà, Trento, 10-8-24.


Zeno: «costeggia la storia come la intendeva Strindberg, e ricorda, per l’ampio respiro, Balzac».

Il Popolo di Trieste, 21-11-24.

Giulio Cesari


Zeno: «una delle più originali creazioni della nostra ultima letteratura».

Piccolo della Sera, Trieste, 21-11-24.

Ferdinando Pasini


LA “SCOPERTA DI SVEVO„

«L'autore che io tradurrò nessuno lo conosce. È un ignorato, un secondo Proust, che bisogna tradurre e rivelare senza indugio. Sarò io a rivelare questo italiano agli italiani. Tradotto apparirà, qual’è, un autore di genio».

La Sera, Trieste, 19-3-25.



Intervista di Dora Salvi con Beniamino Crémieux.


«Italo Svevo... una delle figure d’artista più concrete e significative del nostro tempo... Una vita... ricorda Balzac come nessun altro romanzo italiano... Senilità... è forse il capolavoro di Svevo: libro di veramente grande potenza. Qui Svevo non ricorda più nessun scrittore, ricorda se stesso. Zeno è il libro più vasto e significativo di Svevo: esso resta uno dei migliori libri nostri degli ultimi anni».

L’Esame, Milano, nov.-dic. 25.


Zeno: «Italo Svevo è il primo romanziere d’analisi che abbia prodotto l'Italia contemporanea»... «questo grande romanziere misconosciuto...».

L’Avenir, Parigi, gennaio 26.

Leone Treich


Una vita e Senilità «stupiscono per la loro nervosa modernità...». «Sembrano anticipare già molte esigenze e preoccupazioni dell’arte europea contemporanea ». Una vita fa pensare a Balzac. Con Senilità Svevo «tocca i suoi risultati maggiori e la [p. 539 modifica]sua più sicura originalità». La «Coscienza di Zeno» è il capolavoro di Svevo, ma il libro più perfetto è Senilità»... Svevo «non ha a temer troppo il giudizio del tempo».

Il Quindicinale, Milano, 30-1-26.


Zeno: «Non rassomiglia ad alcun altro romanzo italiano moderno»... «Non manca d’analogia con Proust... Svevo: «forse il solo romanziere d’analisi dell’Italia contemporanea». Una vita «il solo romanzo flaubertiano della letteratura italiana»... «i suoi tipi, a differenza di quelli di Verga e di Fucini, prendono nel modo più naturale, un valore universale».

Le Navire d’Argent, Parigi, 1-2-26.


«Questa Coscienza di Zeno è un prodotto certo notevole e, crediamo, spontaneo dall’analismo illimitato». «La fortuna che capita oggi, compenso non ingiusto, a questo disconosciuto romanziere triestino, si spiega come la reazione del gusto al troppo di eloquenza e di decorazione che c’è stato in molti romanzi italiani di questo venticinquennio».

Corriere della Sera, Milano 11-2-26.


«La mia scoperta di Italo Svevo risale a due anni; ma veramente furono Joyce e Larbaud i veri scopritori di questo grande romanziere italiano sconosciuto». Zeno «non assomiglia a nessuno dei romanzi pubblicati in Italia dal principio del secolo, ma nemmeno fuori d'Italia. I personaggi di Svevo «si inseriscono nella letteratura europea con la stessa naturalezza di quelli di Thomas Hardy e di Dostoievski».

La Fiera Letteraria, Milano, 28-2-26.


La Coscienza di Zeno: «è un libro ricchissimo, l’arte dello Svevo è originale; egli è riuscito ad ossigenare della più sana e italiana ironia tutto il suo lavoro».

resto del Carlino, Bologna, 11-2-26.


Svevo «la più recente gloria italiana».

Il Patto Nazionale, Roma, 21-4-26.

Anonimo

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Senilità... «libro degno del più schietto elogio». In Una vita c’è «chiarità e persuasione, aria balzacchiana, verghiana, non clima proustiano». Senilità si riallaccia alla grande tradizione del romanzo: Manzoni, Verga, Stendhal, Flaubert; vero «libro significativo e personale dello Svevo».

I libri del giorno, Milano, maggio 26.

G. Ravegnani


Italo Svevo «scrittore di prim’ordine», «profondamente umorista», «eccellente annotatore di momenti spirituali», «sorprendente segnalatore di azioni e reazioni psicologiche».

Marzocco, Firenze, 16-5-26.

Luigi Tonelli


I. Svevo «diventato un valore della letteratura internazionale».

L’Azione, 10-6-26.

Ferd. Pasini


Svevo, «con gli altri suoi eguali europei rappresenta legittimamente il secolo».

Il Mattino, Napoli, 24-12-26.

Alberto Consiglio


Zeno: «un’autentica opera d’arie e di pensiero».

Corriere del pomeriggio, Bologna, 31-12-26.

Bino Binazzi


Zeno: «dopo le prime pagine ho proseguita la lettura con un interesse quasi morboso»... «certo uno Zeno dorme in fondo ad ognuno di noi».

Il Lavoro d’Italia, Roma, 26-4-27


Senilità: «gli italiani si accorsero di avere uno scrittore di polso proprio in un momento di pauperismo letterario». Del romanzo: «ha tratti potenti nei quali tocca la grande arte». Nessuno dei romanzi «pubblicati dalla guerra in poi, può essere preferito a questo di I. S. che ci addolora senza conforto e ci fa pensare senza speranza».

Lavoro, Genova, 26-8-27.


Zeno: si osserva in tutto il libro una ausserordentlicher Feinheil (straordinaria finezza) di analisi. Si paragona I. Svevo a Franz Kalka.

Literarische Welt, Berlino, 2-9-27

Ernesto Schwenk

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Senilità: «è il romanzo realista nell’accettazione intera del vocabolo. E’ la vita sotto la lente d’un pessimista». Contiene «pagine da maestro». Nota la «imperturbata sicurezza con cui l’autore porta il suo pensiero all'altezza di ciò che ha da dire».

Piccolo della Sera, Trieste, 6-9-27.

Silvio Benco


Senilità: «s’innalza da terra nel fiato d’una sinfonia gloriosa». Italo Svevo è riuscito a illuminare il suo libro di frequenti, e vorrei dire, dantescamente, periodici bagliori di poesia».

L’Ambrosiano, Milano, 24 settembre 27.

Raffaello Franchi


«Le donne di Svevo sono squisite. Pochi in Italia hanno creato figure di donna che rivaleggino con l’Ada, l’Augusta di Una vita e con l’Angiolina di Senilità. L’arte del romanziere ci offre insieme l’incanto del suo mistero e il gusto d’una sorprendente rivelazione.

Solaria, Firenze, ottobre 27.


I. Svevo «fra i più interessanti romanzieri d’Europa, precursore, anche, dell’intimista Marcel Proust».

L’Italia che scrive, ottobre 27.


Senilità: «libro d’un caposcuola; un libro che dopo trent’anni è moderno, ha già per questo fatto la consacrazione di capolavoro...» «esso sarà contemporaneo di tutte le epoche».

Popolo di Trieste, Trieste, 16-10-27.

Giulio Cesari


Senilità: «il miglior romanzo di uno fra i più interessanti scrittori d’Europa».

I diritti della scuola, Roma, 16-10-27.


Zeno: «l’avvenimento letterario del 1927».

L’Europe nouvelle, Parigi, 22-10-27.


Senilità: «si legge con interesse intenso, con l’anima sospesa e i cuori in sussulto».

Rivista di cultura, Roma, novembre 27


I. Svevo: «che ha sofferto e pianto», che ha dovuto attendere 30 anni prima di essere noto anche nella sua patria... «questo usignolo del romanzo»...

L’Anfora, Livorno, novembre 1927. [p. 542 modifica]


La comparazione Proust-Svevo importunerà indubbiamente per lunghi anni; ma Svevo non aveva mai letto Proust. Di Zeno ammiro la narrazione, la ricchezza d’osservazione, lo sfolgorante commento. «Stendhal ne sarebbe incantato». «E’ più latino che Proust». «Leggendo Zeno si guadagnano due specie di piaceri: 1. conoscenza dell’uomo, 2. godimento della conoscenza dell’uomo

Les Craprouillot, Parigi, novembre 27.

Domenico Braga


I romanzi di Svevo sono minuziosi, penetranti e meticolosi nel procedimento dell’introspezione quasi quanto il ciclo di romanzi dell’incomparabile Proust».

Popolo d’Italia, Milano, 9-9-27.


Senilità: «questo romanzo della giovinezza tanto negletto allora, che riappare oggi per dare luce alla stella del suo autore.

Nouvelles litteraires, Parigi, 5-11-27.


Senilità: «un mirabile libro», «tanta umanità, tanta acuta esperienza del cuor sofferente, tanta viva realtà vi si addensa».

Lidel, Milano, 15-11-27.


Zeno: «una delle opere più originali che siano state date da lungo tempo al nostro pubblico». — Nega la parentela artistica o spirituale dello Svevo con Proust, ma il romanzo di Svevo «può essere accostato alle grandi opere di Dickens e di Tolstoi, che «prendono nel nostro spirito il valore di veri universi autonomi».

Revue de Paris, Parigi, 15-11-27.

Marcello Thiebaut


Zeno: «libro enorme, ricco e vivo, che permetterà a colui che lo pubblicò or fanno quattro anni, di prender da noi (in Francia) il posto ch’egli non ha ancora in Italia». L’arte di Svevo: «arte passiva, assente, d’una capacità accogliente di primo ordine. Il suo stile è senza mistero, e tuttavia tutto il dramma è nel mistero d’una coscienza».

Revue nouvelle, Parigi, dicembre 27.

Louis Emié


Zeno: «il racconto appare soffuso di una umiltà spirituale enormemente comunicativa»; «mai, credo, nella nostra lingua è apparsa opera di così profonda eppur tanto semplice [p. 543 modifica]psicologia». — I. Svevo «con gli altri eguali europei rappresenta legittimamente il secolo».

Il Mattino, Napoli, 25-12-27

Alberto Consiglio


Senilità: «uno dei libri più interessanti e geniali del nostro tempo».

Rivista d'Italia, Milano, 15-1-28.


Senilità: «Tocchi rapidi, precisi, danno risalto al contrasto delle passioni, seguito con un acume di analisi talvolta sbalorditivo».

Giornale della Libreria, Milano 21-1-28.


Zeno: «il più curioso, il più interessante proustiano tra gli scrittori internazionali non è nè un belga nè un francese: è un italiano: Italo Svevo».

Le Belge de Paris, Parigi, 22-1-28.


Un’originalità, essendo scrittore nato, il non avere scritto che tre libri»; altra originalità: «in una letteratura la cui marca sovrana, nei bei giorni è il lirismo, il cui segno, nelle ore mediocri, è la rettorica, essere un analista».

Nouvelle Revue Français, Parigi, 1-2-28.


«Il senso di verità, l’esattezza storica, la perfezione espressiva, formano la novità maggiore dell’arte di Svevo e la sua più eccelsa forza di scrittore. Il suo stile: «lo stile della vita».

Nuova Antologia, Roma, 1-2-28.


I. Svevo: «scrittore silenzioso», «precursore».

Revista de Occidente, Madrid, gennaio 28.

Juan Chabas


I. Svevo ha diritto di priorità su Proust. «Egli è molto meno prolisso del suo emulo». Zeno: «è una delle opere più passionanti che si possano leggere». — «Un così grande osservatore non può mancare di essere un grande scrittore». — Il successo: «non se ne vedono più di 5 o 6 per secolo di quell’importanza». — L’opera: «complessa e possente». Lo scrittore: «miracoloso analista». — Zeno: «Un tale libro marca una data nella psicologia e nella storia del romanzo... Concepito come un prelevamento [p. 544 modifica]metodico sulla vita reale, come una parte della biologia... Il romanzo ha mutato da Balzac a noi quanto la chimica dopo Raimondo Lulle»,

L’Opinion, 4-2-28.

André Therive


Svevo: «questo scrittore, degno di prendere posto fra i migliori analisti e i più fini umoristi della nostra epoca»

Les Annales, Parigi, 1-3-28.

Ben. Crémieux


Una vita: «in cui si sentono Balzac, Stendhal e Flaubert».

Comoedia, Parigi, 13-3-28.


«La futura generazione degli scrittori italiani, per giungere a costruzioni compatte, dovrà rivolgersi all’opera di Italo Svevo, se vorrà trovare un aiuto».

Fiera Letteraria, Milano, 25-3-28.

G. Comisso


Senilità: «L’opera più perfetta dello Svevo». Zeno: «lettura assai attraente, avvincente, pervasa da un umore inimitabile, di una leggerezza di movimento, in certi tratti più francamente comici, veramente goldoniana».

Gazzetta del popolo, Torino, 5-7-28.

Alberto Rossi


I libri di I. Svevo si annoverano fra i capilavori della letteratura europea moderna».

Revue hebdomadaires, Parigi, 27-10-28.

Marcel Brion