La via del male/VIII

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Capitolo VIII

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VII IX
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VIII.

Maria pianse di rabbia e d’umiliazione, ma poi il sonno profondo della giovinezza la vinse e le raddolcì il cuore.

Svegliandosi, la mattina all’alba, ella ricordò subito la scena della sera avanti, e le parve di aver sognato.

Ma sì, aveva anche sognato: era scesa nella vigna, dove Pietro guardava l’uva. Faceva caldo, ma una vegetazione primaverile copriva le chine, e l’erba e la vitalba fiorita invadevano la vigna, nascondendo le viti cariche di grappoli già neri. Ella aveva sgridato Pietro:

« Che fai dunque? Perchè non strappi via tutta quest’erbaccia? Vedi, bisogna curvarsi e cercar l’uva come si cerca un oggetto smarrito...».

Si curvava infatti, quando due forti braccia l’avvinsero, la sollevarono, la strinsero. Era Pietro. Come aveva fatto la sera prima, egli avvicinò il viso di lei al suo, tenendole la testa ferma con la mano, e la baciò sulle labbra...

Uno, due, infiniti baci. Ella avrebbe voluto gridare, ma non poteva: d’altronde nessuno l’avrebbe [p. 106 modifica]sentita, nella solitudine della valle deserta. Egli la baciava e taceva, e teneva gli occhi chiusi: ella aveva paura, ma a poco a poco le ginocchia le si piegavano, l’ardore delle labbra di Pietro si comunicava al suo sangue: le pareva di dover morire...

Svegliandosi e ricordando che Pietro l’aveva veramente baciata, ella confuse l’impressione della realtà con quella del sogno; un senso di dolcezza mai provato le invase il cuore. Ma subito dopo sopraggiunse la reazione.

Pietro Menu, il suo servo, l’aveva baciata! Ella era stata baciata da un servo! Vergogna suprema! Non esistono imprecazioni e insulti che ella fra sè e sè non prodigò quella mattina al servo sfacciato e vile. Come gli sarebbe ricomparsa davanti? Oramai egli poteva guardarla con occhi da padrone e mancarle ogni momento di rispetto. Via, via, cacciamolo via, come un cane appestato... Egli però potrebbe vendicarsi; potrebbe spargere calunnie sul conto dei suoi padroni, far loro dei dispetti e dei danni, tagliare gli alberi nella vigna, ammazzare i buoi, incendiare le messi. Un uomo offeso è più temibile della tempesta e del fuoco. Eppoi, non si sa mai, gli uomini sono tanto imprudenti e focosi! Che farebbe zio Nicola sapendo.... Dio ne liberi, potrebbe provocare uno scandalo, forse un fatto di sangue...

Meglio tacere, essere prudenti, evitare i guai, con la dolcezza si ottiene ciò che non si ottiene con la violenza. [p. 107 modifica]

Eppoi... Le parole di Pietro le ritornavano in mente: «Vedi, non voglio farti del male. Se volessi... ».

Infatti avrebbe potuto; invece s’era contentato appena di baciarla una volta sola. Sì, laggiù nella vigna, — poichè era innamorato di lei fin da quel tempo, almeno così egli affermava, — quante volte non avrebbe potuto farle del male? Quante volte non s’erano trovati soli, nella valle deserta, nei recessi dell’orto, dove nessuno sguardo umano poteva arrivare?

Egli l’aveva sempre rispettata... Ora bisognava evitare le occasioni: intanto ella avrebbe trovato un mezzo per farlo congedare senza scandalo.

Maria si alzò, apri la finestra e stette lungamente a guardare nel cortile silenzioso. Nuvole scure salivano sull’orizzonte e coprivano il cielo freddo e chiaro; un gallo cantava. Malafede abbaiava nel cortile.

Maria si sentì triste e contrariata, dimenticando alquando la sua sgradevole avventura per ricordarsi che doveva fare il bucato! Con quel tempaccio lì! Venisse una buona volta il bel tempo: il cortile ritornerebbe pulito e gaio come una sala, la campanula rifiorirebbe. E Pietro non starebbe più in paese; ritornerebbe in campagna, passerebbe il tempo a mietere e raccogliere il grano: ella, certo, non andrebbe più a trovarlo!

Ella sospirò, ricadendo nel ricordo della scena accaduta la sera prima, e quasi per sfogare il suo dispetto si mise a rifare il letto e a rimetter in [p. 108 modifica]ordine la sua camera, pestando i piedi nervosamente.

— Hai i diavoli in corpo, stamattina? — gridò zio Nicola dalla camera attigua.

Allora ella uscì nella scaletta e scese nel cortile. Il finestrino della porta di cucina era aperto, ma non si udiva alcun rumore. Che Pietro fosse uscito? L'idea che il giovine, per non subire lo sfratto minacciato da lei, se ne fosse già andato, le sollevò il cuore. Ma entrando in cucina, trovò Pietro addormentato in una posa insolita, seduto per terra e col capo appoggiato ad una sediolina. Egli doveva aver passato una notte insonne e tormentosa; non aveva neppure spiegato la stuoia, e al barlume livido che penetrava dal finestrino il suo viso appariva pallido come il viso di un malato.

— Egli non ha dormito, — pensò Maria; e suo malgrado, provò pietà di lui.

Le parole di Pietro le tornavano in mente. «Non sono un uomo come gli altri?... Perchè son povero?...

— Ecco, egli mi ha baciato qui, proprio qui, ella pensava. — Egli mi ha baciato perchè volevo fuggire... Che farà ora, svegliandosi e vedendomi?... S’egli balzasse su e m’afferrasse e mi baciasse ancora, come nel sogno?

Dispetto, umiliazione, pietà, desiderio di vendicarsi, desiderio di non provocare il servo, ed anche una certa soddisfazione d’amor proprio, le agitavano il cuore: guardava con disprezzo il viso pallido del dormente; ma, senza volerlo, i suoi [p. 109 modifica]occhi si fermavano sulle labbra di lui, e sentiva ancora sulla bocca il gusto dei baci ch’egli le aveva dato in sogno.

Intanto accudiva silenziosamente alle faccende solitre; non voleva svegliare il giovine, ma non sapeva se per vergogna di farsi rivedere da lui, o per non interromperne il sonno...

Ma Pietro dovetto sentire la presenza di lei, perchè, mentr’ella frugava fra la cenere cercando una brage, egli si svegliò di soprassalto e la guardò spaurito.

— Perchè hai lasciato spegnere il fuoco? — disse Maria, senza guardarlo.

Egli si sollevò, s’inginocchiò e si curvò per riaccendere il fuoco.

— Poco fa ardeva ancora... non so come s’è spento; ora lo riaccendo, aspetta, non inquietarti, — balbettò, ancora assonnato, ma timido e quasi pauroso di lei.

— Poco fa ardeva ancora... Egli dunque non ha mai dormito fino a poco fa, — pensò Maria, ritta presso il focolare.

Egli battè l’acciarino sulla pietra focaia e riaccese il fuoco, poi balzò in piedi e si scosse tutto.

— Maria, — disse, — ti prego di scusarmi se... sono stato pazzo. Non dir niente a tuo padre. Me ne andrò appena troverò una scusa. Tu sei tanto buona e mi perdonerai: io non solleverò più gli occhi per guardarti...

Ella gli volse le spalle, e per il momento Pietro non disse altro. [p. 110 modifica]Ma egli non mantenne le sue promesse, e tanto meno pensò ad andarsene. Per qualche settimana non osò veramente sollevare gli occhi davanti a Maria e non le rivolgeva la parola se non interrogato. Lavorava nella vigna, e spesso non ritornava in paese neppure alla sera.

Una domenica, però, agli ultimi di carnevale, egli si trovò solo con Maria nel cortile caldo e allegro di sole.

Entrambi si disponevano ad uscire, Maria vestita a festa per andare alla predica, egli bellissimo in un costume nuovo fiammante.

— Dove vai? — ella domandò, allacciandosi il corsetto che di solito le donne nuoresi, quando stanno a casa, tengono slacciato.

— Io vado a veder le maschere.

— Faresti meglio ad ascoltar la predica.

Pietro la guardò; i suoi occhi ardevano e la fissarono a lungo, insistenti e avidi. Ella ne arrossì.

— Se tu vuoi, vengo... Non mi importa niente del carnevale, Maria. Dove non sei tu io non vivo...

— Comincia a finirla, Pietro...

Egli la guardava sempre con occhi fascinatori.

Maria s’allontanò rapidamente da lui e uscì, e Pietro ebbe l’impressione ch’ella fuggisse.

Altri giorni passarono; la primavera, la grande complice degli amanti, sopraggiungeva tiepida, [p. 111 modifica]eccitante. Dopo quella domenica di carnevale Pietro continuò a rivolgere qualche frase ardente alla sua giovine padrona, ogni volta che si trovavano soli; ed ella non si sdegnava più, non fuggiva più. Pareva si fosse abituata a considerar Pietro come un suo fervido ammiratore, e non avesse più timore di lui.

Del resto, ella non aveva altri adoratori o almeno adoratori coi quali potesse avere un contatto immediato e pericoloso. Era nota a tutti i ricchi paesani scapoli di Nuoro la superbia della bellissima Maria Noina; tutti dicevano:

— Ella protende per marito un borghese, un avvocato, non un uomo vestito di pelli.

I giovanotti poveri non osavano sollevar gli occhi fino a lei, e per i borghesi, per gli avvocati, ella non era abbastanza ricca.

Solo un proprietario di buona famiglia, Francesco Rosana, paesano ricco e intelligente, ma assai brutto, guardava con insistenza la bella figliuola di Nicola Noina. Ella lo sapeva, ma per più d’un anno aveva atteso invano una dichiarazione amorosa da parte di Francesco, ed ora non l’aspettava più. D’altronde il giovine proprietario non le piaceva affatto; le piaceva di più un giovinotto alto e svelto, ricco pastore, che però doveva sposare una fanciulla orfana, meno bella, ma più ricca di lei.

Un giorno il giovine fidanzato venne a cercare zio Nicola, e guardandolo bene, Maria provò una strana impressione; le parve che egli si [p. 112 modifica]rassomigliasse a Pietro. Non seppe perchè, ella sospirò, e per tutto il giorno provò una vaga tristezza.

Qualche volta anche in lei, non impulsiva nè di carattere ardente, l’istinto della giovinezza, la voluttà della primavera, la natura stessa, avevano una contrastata vittoria.

Sogni d’amore turbavano allora le sue notti, e in quei sogni era sempre la figura di Pietro, e raramente quella del paesano fidanzato, che la stringevano e la coprivano di inesprimibili carezze.

Quasi sempre sfondo a questi sogni era la vigna silenziosa e verde, lontana dal mondo pieno di pregiudizi, come un’oasi dove l’amore soltanto regnava, l’amore che domanda la bellezza e la forza, la dolcezza e il piacere, e non la ricchezza e le altre vane doti dell’uomo.

Una sera ella attendeva che zio Nicola rientrasse dalle solite scorribande per le osterie del vicinato, quando udì picchiare al portone. Uscì e domandò chi era.

— Io. — rispose la voce di Pietro.

Maria credeva che egli tornasse la sera del sabato, e nell’udire improvvisamente la sua voce si turbò.

Aprì subito ed egli entrò.

La notte era oscura, ma tiepida e stellata; non giungeva al cortile silenzioso alcun rumore, alcuna luce.

— Perchè sei tornato? — domandò Maria con voce cauta, quasi indovinando già la risposta. [p. 113 modifica]

— Son tre giorni che non ti vedo... — egli disse, immobile accanto a lei. — Son venuto per vederti soltanto. Se vuoi, me ne vado via subito.

Ella non seppe che cosa rispondere, ma instintivamente si avviò versa la scaletta. Egli la seguì, ma timido e rispettoso.

— No, fammi vedere almeno il tuo viso. Maria; vieni un momento in cucina, poi me andrò...

Ella non rispose; Pietro allora, vinto un’altra volta dalla sua passione, la prese per la vita e la trascinò, un po’ riluttante, ma silenziosa, fin verso la cucina, la cui porta era socchiusa.

— Non c’è nessuno? — mormorò.

— No, — ella rispose nello stesso tono.

Entrarono, e alla luce del lume egli la guardò come un pazzo, così vicina a sè, palpitante e quasi smarrita, ma non osò baciarla: anzi la lasciò e disse:

— Ora sono contento; se vuoi, vado via.

— No, è meglio che tu resti; possono averti veduto. Aprirai tu, quando il babbo ritorna... Buona notte.

Ella uscì e appena fu nella sua camera cominciò a tremare, senza rendersi ragione del suo turbamento.

Passò una notte agitata, sognò, si svegliò che era buio ancora e non potè riaddormentarsi. Ma una gioia fino allora ignota le gonfiava il cuore al pensiero che fra pochi istanti avrebbe riveduto Pietro.

Ella non sapeva bene il perchè di questa gioia, nè si domandava che cosa sarebbe accaduto, ma [p. 114 modifica]il pensiero di corrispondere alla passione del servo era ben lontano da lei. Solo... lasciarsi amare, ebbene, sì, che male c’era? Pietro era così buono e rispettoso: la presenza di lui non solo non le dava più timore, ma le procurava un acuto piacere.

Bastava mostrarglisi gentile per renderlo mansueto e tremante come un agnello; e perchè non dargli questa felicità, che procurava anche a lei tanto piacere?

All’alba si vestì, si pettinò accuratamente e scese: il cuore le batteva d’ansia e di un desiderio che ella non voleva confessare a sè stessa.

Pietro era già in piedi, pronto a partire, ma pareva l’aspettasse.

— Vado, — disse; — oggi è davvero una bella giornata. Perchè non vieni più, laggiù, Maria?

— Che vengo a farci, ora? — ella rispose, con finta durezza. — Verrò quando sarà tempo di venire.

— Allora verrai?

— Sicuro, verrò: perchè non dovrei venire?

Intanto accudiva alle solite faccende.

— Bene, buon giorno, — diss’egli, avviandosi.

Ella non rispose, ma quasi senza accorgersene si volse.

Egli le si avvicinò, acceso di desiderio.

— Maria, toccami almeno la mano.

— Ma va; tu diventi pazzo davvero! Lasciami una buona volta tranquilla!

— Non adirarti. Maria! No, io non voglio turbarti; ebbene, non stringermi neppure la mano, [p. 115 modifica]se vuoi. Ma la mia mano non è sporca, no, Maria! Solo è la mano di un povero, e tu perciò...

— Taci, taci, vattene, — ella pregò, indicando la porta e allontanandosi da lui.

— Guardami almeno! Perchè chini gli occhi?... Almeno uno sguardo. Maria! Perchè, perchè son povero? — egli insistè, avvicinandosele. — Sì, per questo. Ma te lo dissi, Maria: chissà che anch’io non faccia fortuna?... D’altronde... che cosa ti domando io? Niente; ma non trattarmi male, ma dammi almeno uno sguardo. Solleva la testa...

Maria pareva affascinata. Sì, ecco, era questa la gioia che ella agognava; sentirsi adorata umilmente e supplicata d’un solo sguardo.

Pietro le prese una mano, gliela strinse forte: un brivido li investì entrambi, al solo contatto delle loro mani.

— Addio; verrai nella vigna?

— Chissà!

Egli parti, ma l’aspettò invano, e il sabato sera rientrò nella casa dei padroni con l’ansia e la febbre di un affamato che cerca di rubare un pane. I padroni però vegliavano e si ritirarono tutti assieme.

Egli attese l’alba attraverso un sonno pieno di inquietudine e di sussulti. No, non poteva più lottare; non poteva più vivere così. O Maria si abbandonava al suo amore, od egli... che avrebbe fatto egli?... Non sapeva; ma era deciso a tutto.

Ella scese più tardi del solito.

Pareva tranquilla, impassibile, e appena entrata si curvò sul focolare e mise la caffettiera sul fuoco. [p. 116 modifica]

— Perchè non sei venuta? Ti ho aspettato, ti ho aspettato sempre. Il tempo era bello... Hai avuto paura di venire?

— Non ho avuto tempo, — ella rispose con voce fredda.

Ma d'improvviso si animò, lo guardò, parve prendersi il perfido gusto di provocarlo, di fargli capire che non aveva paura di lui.

— Verrò quest’altra settimana. Ci devono essere dei finocchi e verrò a coglierli. La vigna è presto lavorata, non è vero? Ora stai a potare?

— Sì, sto a potare. No, tu non verrai, me ne accorgo...

— Ma cosa vuoi che venga a fare?

— Così, per vederti, per... vederci... Perchè anche tu mi vuoi bene, lo so, sì, ora mi vuoi bene; dimmelo...

Ella scosse la testa un po’ con sdegno, un po’ con tristezza.

— Anche se io ti volessi bene...

— Ebbene, cosa?

— Niente.

Egli s’alzò: ella s’avvicinò alla porta e guardò fuori; il sole batteva già sul muro del cortile; zia Luisa poteva scendere da un momento all’altro.

Cautamente Pietro si avvicinò a Maria e l’abbracciò.

— Se tu mi volessi bene... ebbene, ebbene?... — insistè. — Che t’importa degli altri?... Ma tu... tu mi vuoi bene?

— Lasciami, Pietro, lasciami... Possono vederci... [p. 117 modifica]

— Si, ti lascio, subito; ma dimmi prima che mi vuoi bene.

— Lasciami andare, Pietro...

Ella diceva così, ma non si dibatteva più. Non sembrava più Maria Noina, e Pietro credeva di sognare.

— Sì, ti lascio..., te lo prometto; ma prima dimmi...

— Sì, ti voglio bene.

Ma egli non mantenne la promessa.