Le nostre fanciulle/Parte Seconda/Le meticolose

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Le meticolose

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LE METICOLOSE

Stavo per scrivere «miopi» perchè veramente la meticolosità somiglia al difetto fisico che impedisce di veder lontano e restringe l’orizzonte a chi ne soffre.

Ma le piccole meticolose tanto lodate da certe mamme, che trovano in esse il desiderato aiuto a tener in ordine la casa, sono proprio dotate di una virtù, o non piuttosto dell’eccesso di una buona qualità come è quella dell’ordine?

Tutto ciò che passa la misura diventa, cogli anni, una manìa, Io sapete. In quanti vecchi romanzi inglesi (ricordo in questo punto uno della Gaskel) noi troviamo questo tipo di meticolosa che è uno di quelli che più si prestano alla comicità! Vecchie fanciulle che hanno sempre il cencio della polvere in mano, e non possono vedere un filo sul tappeto, e si [p. 154 modifica]buttano carponi sul pavimento per lucidare dove un’amica appena uscita lasciò il segno delle sue suola; chi di noi non ne conosce?

Con gli anni esse diventano così esagerate nella loro passione dell’ordine e della nettezza, che non trovano più tempo per null’altro. Il loro orizzonte, come disse una scrittrice americana, termina al tappetino del loro uscio.

La meticolosità è uno di quegli astringenti che tolgono ai caratteri ogni succo vitale e li inaridisce così da non renderli più capaci di nessun grande sentimento. Essa conduce dritto dritto alla pedanteria, all’avarizia, all’egoismo e all’intolleranza.

Badiamo, una donna ordinata è una fortuna per una casa perchè l’ordine è bellezza, ed è la prima e più sicura economia. Com’è dolce vivere in una casa ordinata! Bisogna educare all’ordine le fanciulle che non possiedono di natura questa virtù; poichè, lo sapete che si nasce ordinati o no. Nella stessa famiglia, allevate allo stesso modo, vissute sempre insieme, dormendo nella medesima camera, vestendosi con abiti eguali, voi vedrete due sorelle, una tutta precisione e l’altra trascurata. [p. 155 modifica]

Quest’ultima è generalmente la più vivace e geniale e, pur ammirando sua sorella, invidiandole la sua simpatica aria assestata, i suoi cassetti in ordine, i suoi stivaletti che sembrano sempre nuovi, non saprà imitarla. Se per forza di volontà ci riesce, non saprà però essere costantemente ordinata; sino alla fine della sua vita ci saranno giorni in cui non saprà esserlo, o cose che non saprà fare con regolarità.

Ma le appassionate dell’ordine arrischiano di diventar schiave della loro virtù. Quante donne io conosco, le quali non hanno tempo che di pulir vestiti e rifregare e rilucidare là dove la domestica ha già fregato e lucidato. Esse sono troppo affannate da pensare a quei corpi che sono negli abiti dei loro figlioli. Che poi essi abbiano un’anima che si va magari insudiciando, certe meticolose non hanno punto il tempo di curarsene.

Come volete che una donna la quale ogni giorno deve macchinalmente rifare tutto il minuzioso lavoro di ordine fatto il giorno prima, e preoccuparsi delle gambe delle seggiole e della polvere che può entrare nel fondo di un vaso, possa interessarsi a ciò che accade di là [p. 156 modifica]dal famoso stuoino, in quel mondo che esercita un’influenza sui figlioli e dove essi dovranno trovar simpatie e lavoro?

Per meticolose siffatte, non esiste più altra soddisfazione che di darsi tutte alla passione della pulizia e dell’ordine. Conosco una vecchia signorina, di larga condizione sociale, la quale possiede un quartierino ch’è un amore, messo con buon gusto e con ordine naturalmente incantevole. Il suo piccolo giardino ha aiuole che sembrano dipinte, e vialetti cosparsi di una ghiaia così fine e uguale che vi dà l’impressione che nessuno vi cammini.

Generalmente riceve davanti al suo tavolino da lavoro, ed ecco che discorrendo le sue mani aprono il cassettino ove tutta una sfumatura di rocchetti di seta vi seduce coi suoi bei colori, e vedete uno scomparto di piccole scatoline di celluloide su cui è scritto: osso, madreperla, gancini bianchi, gancini neri, aghi, spilli, e un piccolo battaglione di uncinetti messi in ordine di statura. Un cassetto che desta vera invidia e che vi suggerisce molti buoni proponimenti.

Ma mentre ella parla, le sue mani [p. 157 modifica]istintivamente si occupano di dare una simmetria, se è possibile più perfetta, agli scatolini, o di passare delicatamente la pezzuola sulle sete, o di voltare verso sinistra un indisciplinato uncinetto che, chi sa come, aveva voltato il suo beccuccio a destra. Tutto è così nuovo e lucido là dentro, che vi viene il dubbio che per paura di sciupare nulla sia adoperato.

Mentre state discorrendo di una cosa molto interessante, ecco un: «scusi!», ed ella si alza per raddrizzare una fotografia sulla parete, per passar la mano sul piano di uno stipo, per tirar nel centro di un tavolino un vaso che forse non lo era perfettamente. Fin qui, piccole manìe che fanno sorridere. Ma la vecchia signorina ha una sorella con cinque bambini che potrebbero essere il sorriso della sua vita solitaria. Se non che, pensate quale elemento di disordine è in una casa un bambino!

Un giorno la balia andò da lei, col primo bimbo maschio, l’orgoglio, il tesoro, l’aspettato! Evidentemente per poter curiosare un poco per la casa, la balia lo pose sul divano. Sapete bene, i bimbi! un momento dopo...

Basta dire che la povera signorina rimase [p. 158 modifica]tutta la sera in ginocchio, a passare uno scaldino sul divano per riuscire ad asciugarlo. Vi pare che si possa sopportare una simile sudiceria in una casa?

Un’altra volta, a un’altra bambinaia viene in mente di svenire sulla poltrona (era un’impertinente che si permetteva sempre di starsene in salotto). Il suo spillone di filigrana si impigliò nel velo della spalliera che era un ricamo su rete, regalato da poco alla zitellona, (poichè, come vi dissi, malgrado tutte le sue provviste di sete, uncinetti e aghi d’ogni misura, ella non trova mai il tempo di dedicarsi a un lavoro). Mentre le facevano odorare i sali, quella sciocchina si mise a scuotersi, ad agitar la testa in modo che lo spillone si ruppe, e pazienza lo spillone, ma anche una maglia della rete!

Da quel giorno quella bambinaia non mise più piede nella sua casa naturalmente, e non fu più designata nei discorsi con la sorella che con l’epiteto: «quella tua stupida!»

Un’altra volta la bimba, la bella bimba di due anni, fu invitata dalla zia a pranzo, ma quando tornò a casa sua: «Mamma — disse [p. 159 modifica]io dalla gia non ci vollo pu andare a poncio, pecchè ghida sempe».

«Ma che cosa hai fatto, Ninì?»

«Ho lovesciato il ciettino delle calte!»

Rovesciare un cestino di carta straccia!

Ma pensate che quelle carte vengono messe in ordine a pacchetti. Sul fondo i giornali ritagliati a foglietti larghi un palmo... che possono servire a qualche cosa, e vengono legati, non so se a cinquanta o cento per volta, con un cordoncino. Poi un piccolo sacchetto con lettere lacerate a pezzettini minuti, perchè la cuoca curiosa non possa prender conoscenza della sua corrispondenza che è, del resto, molto insignificante. E non potete credere come questi ritagli di lettere vengano buoni per accendere il carbone. Poi ci sono pacchetti di vecchie buste, da cui però sono state accuratamente ritagliati i francobolli per riscattare i piccoli negri.

Torno torno al famoso paniere, esternamente, corre un’altra tasca ove la signorina tiene i cordoncini: divisi secondo i colori e legati come matassine: rossi, greggi, azzurri, tricolori; una cosa ammirevole, non c’è che dire, ma [p. 160 modifica]che ogni tanto le porta via una buona ora di tempo, un’ora di vita...!

E dire che questa vita è così breve che non basta per compiere tutti i doveri che abbiamo verso gli altri e verso noi stessi! Quasi non ci lascia neppure il tempo di renderci conto di tutte le interessanti cose che ne circondano cosicchè, giunti al tramonto, siamo colpiti da verità che ancora non avevamo scorto, malgrado il nostro continuo guardarci intorno.

Le meticolose fanno gli uomini pigri ed egoisti. Lasciarsi spazzolare, che è per certuni una cosa tanto irritante, finisce col diventare per i mariti di queste donne, una voluttà; sentire un’unghia ostinata che ricerca invisibili nidi di polvere nel velluto del bavero; una mano che trattiene una gamba che si decideva al passo, per dare un’ultima spazzolatala all’orlo dei pantaloni; delle dita che scoccano un ul- timo colpetto sulla tesa del cappello, quando già la testa è fuori dell’uscio, pare sia una cosa molto piacevole.

Io ho osservato che molti di questi uomini, i quali hanno la soddisfazione di avere in casa una moglie perfetta (che non s’interessa cioè [p. 161 modifica]di nulla fuori della casa e non trova il tempo neppure di leggere il giornale perchè ha sempre da smacchiare e spolverare) sono quelli che appena giunti in strada s’arricciano i baffi, e fanno gli occhi dolci alle donnine che hanno l’aria invece di divertirsi molto a passeggiare.

Un marito che tornando a casa ritrova sempre sua moglie fra due imposte d’un guardaroba, si abitua a pensare che una brava donna di casa non può far di meglio; ma è questo che dobbiamo evitare. Dobbiamo mostrare quanto di più e di meglio si possa fare, e quanto questo meglio giovi alla famiglia, soprattutto all’educazione dei figlioli.

Io vidi dei risvegli tardivi di donne che si sono credute per molti anni perfette nella loro virtù di massaie meticolose. Il loro compagno si era, è vero, adagiato beatamente nel benessere della casa scrupolosamente ordinata, ma i figli crebbero senza idealità; divennero uomini e donne più che comuni, il cui animo non palpita per nessuna grande idea e non s’aperse a nessuna bellezza spirituale.

Altre madri s’accorgono che i figli diventano estranei a loro, quando la loro [p. 162 modifica]intelligenza o qualche atavica disposizione li porta in un mondo di idee e di lavoro largo, nobile ed alto. Esse si guardano allora intorno smarrite, comprendendo di essere discese senza accorgersi giù giù, in una piccola valle chiusa e solitaria ove manca aria e luce, invece di salire come è dovere di ogni umana creatura. E i loro figli sono lassù ed esse non sanno più raggiungerli.

Come vedete, vi sono virtù che somigliano a piccole volgari monete di rame, le quali finiscono a insudiciare le dita, a ingombrare i cassetti e a dare alla casa un’aria di miseria. Non è forse meglio scambiarle con poche monete d’oro o d’argento, terse e lucenti?

Le meticolose fanno, a parer mio, degli spiccioli di una virtù preziosa.