Leonardo prosatore/Scritti sull'arte/I

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I. — Discussioni sulla preminenza della Pittura.

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Scritti sull'arte Scritti sull'arte - II
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I. — DISCUSSIONI SULLA

PREMINENZA DELLA PITTURA.

La Pittura è una Poesia muta, e la Poesia è una Pittura cieca.

Tratt. d. Pittura, Ludwig, 21.






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DISCUSSIONI SULLA PREMINENZA DELLA PITTURA




Chi sprezza la Pittura non ama la Filosofia, nè la Natura.

Se tu sprezzarai la Pittura, la quale è sola imitatrice di tutte l’opere evidenti di natura, per certo tu sprezzarai una sottile invenzione, la quale con filosofica e sottile speculazione considera tutte le qualità delle forme: mare, siti, piante, animali, erbe, fiori, le quali sono cinte d’ombra e lume; e veramente questa è scienzia e legittima figlia di natura, perchè la Pittura è partorita d’essa natura; ma per dir più corretto, diremo nipote di natura, perchè tutte le cose evidenti sono state partorite dalla natura, delle quali cose è nata la Pittura. Adunque rettamente la chiameremo nipote di essa natura e parente d’Iddio1. [p. 132 modifica]

Il pittore è signore d’ogni sorte di gente e di cose.

Se ’l pittore vol vedere bellezze che lo innamorino, egli n’è signore di generarle, e se voi vedere cose mostruose, che spaventino, o che sieno bufionesche e risibili, o veramente compassionevoli, ei n’è signore e dio. E se vol generare siti e deserti, boschi ombrosi o foschi ne’ tempi caldi, esso li figura, e così lochi caldi ne’ tempi freddi. Se voi valli, se vole delle alte cime de’ monti scoprire gran campagna, e se vole dopo quelle vedere l’orizzonte del mare, egli n’è signore, e se dalle basse valli vol vedere gli alti monti, o dagli alti monti le basse valli e spiaggie. E in effetto ciò ch’è nell’universo per essenzia, presenzia o immaginazione, esso lo ha prima nella mente, e poi nelle mani; e quelle sono di tanta eccellenzia, che in pari tempi generano una proporzionata armonia in un solo sguardo, qual fanno le cose.


La deità2 ch’à la scienzia del pittore, fa che la mente del pittore si trasmuta in una similitudine [p. 133 modifica] di mente divina, imperochè con libera potestà discorre alla generazione di diverse essenzie di varii animali, piante, frutti, paesi, campagne, ruine di monti, loghi paurosi e spaventevoli, che danno terrore alli loro risguardatori, e ancora lochi piacevoli, suavi e dilettevoli di fioriti prati con vari colori, piegati da suave onde, dalli suavi moti di venti, riguardando dietro al vento che da loro si fugie; fiumi discendenti co’ li empiti de’ gran diluvii dalli alti monti, che si cacciono inanti le deradicate piante miste co’ sassi, radici, terra e schiuma, cacciandosi inanzi ciò che si contrapone alla sua ruina; e il mare con le sue procelle contende e fa essa zuffa co’ li venti, che con quello conbatteno, levandosi in alto co’ le superbe onde, e cade, e di quelle minando sopra del vento che percote le sue base, e lui richiudendo e incarcerando sotto di sè, quello straccia e divide. Misciandolo con le sue turbide schiume, co’ quello sfoga l’arrabbiata sua ira; alcuna volta superato dai venti si fuggie dal mare3, scorrendo per l’alte ripe delli vicini promontori, dove superate le cime de’ monti, discende nelle opposite valli; e parte [resta] predata dal furore de’ venti; e parte se ne fuggie dalli venti ricadendo in pioggia sopra del mare; e parte ne discende ruinosamente delli alti promontorii, cacciandosi inanzi ciò che s’oppone alla sua ruina; e spesso si scontra nella sopravegnente onda, e con quella urtandosi, si lev’al cielo, empiendo l’aria di confusa e [p. 134 modifica] schiumosa nebbia, la quale, ripercossa dai venti nelle sponde de’ promontorii, genera oscuri nuvoli, li quali si fan preda del vento suo vincitore.

Differenza tra Pittura e Poesia.

Tal proporzione è dall’immaginazione all’effetto, qual’è dall’ombra al corpo ombroso, e la medesima proporzione è dalla Poesia alla Pittura, perchè la Poesia pon le sue cose nell’immaginazione del lettore, e la Pittura le dà realmente fori dell’occhio, dal quale occhio riceve le similitudini non altrimente che s’elle fussino naturali; e la Poesia le dà senza essa similitudine, e non passano all’impressiva4 per la via della virtù visiva come la Pittura.

La Pittura rappresenta al senso con più verità e certezza le opere di natura, che non fanno le parole o le lettere, ma le lettere rappresentano con più verità le parole, che non fa la Pittura; ma diremo essere più mirabile quella scienzia che rappresenta l’opere di natura, che quella che rappresenta l’opere dell’operatore, cioè l’opere degli uomini, che sono le parole, com’è la Poesia e simili, che passano per la umana lingua.

Se tu, poeta, figurerai la sanguinosa battaglia, mista con la oscura e tenebrosa aria, mediante il [p. 135 modifica] fumo delle spaventevoli e mortali machine, misto co’ la spessa polvere intorbidatrice dell’aria, e la paurosa fuga de li miseri spaventati dalla orribile morte, in questo caso il pittore ti supera, perchè la tua penna fia consumata, innanzi che tu descriva appieno quel che immediate il pittore ti rappresenta co’ la sua scienzia, e la tua lingua sarà impedita dalla sete, e il corpo dal sonno e dalla fame, prima che tu co’ parole dimostri quello che in un istante il pittore ti dimostra. Nella qual pittura non manca altro che l’anima delle cose finte, e in ciascun corpo è l'integrità di quella parte, che per un sol aspetto può dimostrarsi, il che lunga e tediosissima cosa sarebbe alla poesia, a ridire tutti li movimenti de li operatori di tal guerra, e le parti delle membra, e lor ornamenti, delle quali cose la pittura finita con gran brevità e verità ti pone innanzi; e a questa non manca se non il romore delle machine, e le grida de li spaventanti vincitore, e le grida e pianti de li spaventati, le quali cose ancora il poeta non può rappresentare al senso dell’audito. Diremo adunque che la Poesia essere scienzia che sommamente opera nelli orbi, e la Pittura fare il medesimo nelli sordi. Ma tanto resta più degna la Pittura, quanto ella serve a miglior senso.

Solo il vero uffizio del poeta è fingere parole di gente che insieme parlino, e sol queste rappresenta al senso dell’audito tanto come naturali, perchè in se sono naturali create dall’umana voce, e in tutte l’altre consequenzie è superato dal pittore. Ma molto più sanza comparazione son le varietà in che s’astende la Pittura che quelle in che s’astendono le [p. 136 modifica] parole, perchè infinite cose farà il pittore che le parole non le potrà nominare per non aver vocaboli appropriati a quelle. Or non vedi tu che, se ’l pittore voi fingere animali o diavoli nell’inferno, con quanta abbondanzia d’invenzione egli trascorre?5.


Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue abitazioni della città, e lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo, la quale, se ben consideri, sol col senso del vedere fruisci? e se il poeta vole in tal caso chiamarsi anco lui pittore, perchè non pigliavi tali siti descritti dal poeta e startene in casa senza sentire il superchio calore del sole? o non t’era questo più utile e men fatica, perchè si fa al fresco e sanza moto e pericolo di malattia? ma l’anima non potea fruire il benefizio de li occhi, finestre delle sue abitazioni, e non potea ricevere le spezie de li allegri siti, non potea vedere l’ombrose valli rigate dallo scherzare delli serpeggianti fiumi, non potea vedere li vari fiori, che con loro colori fanno armonia all’occhio, e così tutte le altre cose che ad esso occhio rappresentare si possono. Ma se il pittore, nelli freddi e rigidi tempi dell’inverno, ti pone innanti li medesimi paesi dipinti, ed altri ne’ quali tu abbi [p. 137 modifica] ricevuto li tuoi piaceri, appresso a qualche fonte, tu possi rivedere te, amante, con la tua amata nelli fioriti prati, sotto le dolci ombre delle verdeggianti piante, non riceverai tu altro piacere che a udire tale effetto descritto dal poeta?


La Pittura è una Poesia muta, e la Poesia è una Pittura cieca, e l’una e l’altra va imitando la natura quanto è possibile alle lor potenzie, e per l’una e per l’altra si può dimostrare molti morali costumi, come fece Apelle co’ la sua Calunnia6.

Ma della Pittura, perchè serve all’occhio, senso più nobile, ne risulta una proporzione armonica, cioè che — sì come molte varie voci insieme aggionte ad un medesimo tempo, ne risulta una proporzione armonica, la quale contenta tanto il senso dell’audito, che li auditori restano con stupente admirazione, quasi semivivi —7 ma molto più, fara’ le proporzionali bellezze d’un angelico viso, posto in pittura, dalla quale proporzionalità ne risulta un armonico concento, il quale serve all’occhio in uno medesimo tempo, che si faccia dalla musica all’orecchio, e se tale armonia delle bellezze sarà mostrata all’amante di quella, di che tale bellezze sono [p. 138 modifica] imitate, sanza dubbio esso resterà con istupenda admirazione e gaudio incomparabile e superiore a tutti l'altri sensi.

Ma della Poesia, la quale s’abbia a stendere alla figurazione d’una perfetta bellezza, co’ la figurazione particolare di ciascuna parte, della quale si compone in Pittura la predetta armonia, non ne risulta altra grazia, che si facessi a far sentir nella musica ciascuna voce per se sola in vari tempi, delle quali non si comporrebbe alcun concento, come se volessimo mostrare un volto a parte a parte, sempre ricoprendo quelle che prima si mostrarne, delle quali dimostrazioni l’oblivione non lascia comporre alcuna proporzionalità d’armonia, perchè l’occhio non le abbraccia co’ la sua virtù visiva a un medesimo tempo8.

Disputa del poeta e del pittore.

Dice il poeta che la sua scienzia è invenzione e misura, e questo è il semplice corpo di Poesia: invenzione di materia e misura nei versi; e che ei si veste poi di tutte le scienzie. Al quale risponde il pittore d’avere li medesimi obblighi nella scienzia di Pittura, cioè invenzione e misura; invenzione [p. 139 modifica] nella materia che lui debbe fingere, e misura nelle cose dipinte, acciocchè non sieno sproporzionate; ma che ei non si veste di altre scienzie, anzi che l’altre in gran parte si vestono della Pittura, come l’astrologia, che fa nulla senza la prospettiva, la quale è principal membro d’essa Pittura, cioè l’astrologia matematica, non dico della fallace giudiciale9 (perdonemi chi per mezzo delli sciocchi ne vive).

Dice il poeta che descrive una cosa, che ne rappresenta un’altra piena di belle sentenze. Il pittore dice aver in arbitrio di far il medesimo, e in questa parte anco egli è poeta; e se ’l poeta dice di far accendere li omini ad amare, ch’è cosa principale della specie di tutti l’animali, il pittore ha potenzia di fare il medesimo, tanto più che lui mette innanti all’amante la propria effigie della cosa amata, il quale spesso fa con quella baciandola e parlandole quello che non farebbe colle medesime bellezze posteli innanti dallo scrittore; e tanto più supera gl’ingegni de li omini, che l’induce ad amare e innamorarsi di pittura che non rappresenta alcuna donna viva, e già intervenne a me fare una pittura che rappresentava una cosa divina, la quale, comperata dall’amante di quella, volle levarne la rappresentazione di tal deità per poterla baciare sanza sospetto. Ma infine la coscienza vinse li [p. 140 modifica] sospiri e la libidine, e fu forza ch’ei se la levasse di casa. Or va tu, poeta, descrivi una bellezza sanza rappresentazioni di cosa viva, e desta li uomini con quella a tali desideri! Se tu dirai: io ti descriverò l’inferno o ’l paradiso e altre delizie o spaventi, il pittore ti supera, perchè ti metterà innanti cose che, tacendo, diranno tali delizie, o ti spaventeranno, e ti movono l’animo a fuggire.

Move più presto li sensi la Pittura che la Poesia. E se tu dirai che co’ le parole tu leverai un popolo in pianto o in riso; io ti dirò che non sei tu che muove, egli è l’oratore, e è una scienzia che non è Poesia.

Ma il pittore muoverà a riso, ma non a pianto, perchè il pianto è maggior accidente che è ’l riso.

Uno pittore fece una pittura che chi la vedeva subito sbadigliava, e tanto replicava tale accidente quanto si teneva l’occhi alla pittura, la quale ancora lei era finta a sbadigliare...

E se tu scriverai la figura d’alcuni dei, non sarà tale scrittura nella medesima venerazione che la iddea dipinta, perchè a tale pittura sarà fatto di continuo voti e diverse orazioni e a quella concorreranno varie generazioni di diverse province e per li mari orientali. E da tali si dimanderà soccorso a tal pittura e non alla scrittura. [p. 141 modifica] t La Musica si dee chiamare sorella e miuore della Pittura.

La Musica non è da esser chiamata altro che la sorella della Pittura, con ciò sia che essa è subietto dell’udito, secondo senso10 all’occhio, e compone armonia con la congionzione delle sue parti proporzionali operate nel medesimo tempo, costrette a nascere e morire in uno o più tempi armonici, li quali tempi circondano la proporzionalità de’ membri, di che tale armonia si compone, non altrimenti che si faccia la linea circonferenziale le membra, di che si genera la bellezza umana.

Ma la Pittura eccelle e signoreggia la Musica, perchè essa non more immediate dopo la sua creazione, come la sventurata Musica, anzi resta in essere e ti si dimostra in vita quel che in fatto è una sola superfizie11. O maravigliosa scienzia, tu riservi in vita le caduche bellezze de’ mortali, le quali hanno più permauenzia che le opere di natura, le quali al continuo sono variate dal tempo, che le conduce alla debita vecchiezza. E tale scienzia ha tale proporzione con la divina natura, quale hanno le sue opere con le opere di essa natura e per questo è adorata.


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Differenzia tra la Pittura e la Scoltura.

Tra la Pittura e la Scoltura non trovo altra differenzia, senonchè lo scultore conduce le opere con maggior fatica di corpo che il pittore, ed il pittore conduce le opere sue con maggior fatica di mente. Provasi così esser vero: con ciò sia che lo scultore nel fare la sua opera fa per forza di braccia e di percussione a consumare il marmo o altra pietra soperchia, ch’eccede la figura che dentro a quella si rinchiude12, con esercizio meccanicissimo, accompagnato spesse volte da gran sudore composto di polvere e convertito in fango, con la faccia impastata e tutto infarinato di polvere di marmo che pare un fornaio, e coperto di minute scaglie che pare gli sia fioccato addosso, e l’abitazione imbrattata e piena di scaglie e di polvere di pietre. Il che tutto al contrario avviene al pittore (parlando di pittori e scultori eccellenti), imperochè il pittore con grande agio siede dinanzi alla sua opera, ben vestito, e move il lievissimo pennello con li vaghi suoi [p. 143 modifica] colori, e ornato di vestimenti come a lui piace, ed è l’abitazione sua piena di vaghe pitture e pulita, ed accompagnato spesse volte di musiche, o lettori di varie e belle opere, le quali, sanza strepito di martelli o altro rumore misto, sono con gran piacere udite.


La Pittura è di maggior discorso mentale e di maggiore artificio e meraviglia che la Scoltura, perciochè necessità costringe la mente del pittore a trasmutarsi nella propria mente di natura, e che sia interprete infra essa natura e l’arte13, comentando con quella le cause delle sue dimostrazioni costrette dalla sua legge14, e in che modo le similitudini delli obietti15 circostanti all’occhio concorrino colli veri simulacri alla popilla dell’occhio, e infra gli obietti eguali in grandezza quale si dimostrerà più o meno oscuro o più o meno chiaro, e infra le cose di eguale bassezza quale si dimostrerà più o men bassa, e di quelle che sono poste in altezza eguale, quale si dimostrerà più o men alta, e delli obbietti eguali posti in varie distanzie perchè si dimostreranno men noti l’un che l’altro. E tale arte abbraccia e restringe in se tutte le cose visibili, il che far non può la povertà della Scoltura, cioè : li colori di tutte le cose e loro diminuzioni; questa [p. 144 modifica] figura le cose trasparenti, e lo scultore ti mostrerà le naturali sanza suo artefizio; il pittore ti mostrerà varie distanzie con variamento del colore dell’aria interposto fra li obietti e l’occhio, egli le nebbie, per le quali con difficoltade penetrano le spezie delli obietti, egli le pioggie, che mostrano dopo sè li nuvoli, con monti e valli, egli la polvere, che mostrano in se e dopo se li combattenti di essa motori, egli li fiumi più o men densi, questo ti mostrerà li pesci scherzanti infra la superfizie delle acque e il fondo suo, egli le pulite giare con vari colori posarsi sopra le lavate arene del fondo de’ fiumi, circondati dalle verdeggianti erbe, dentro alla superfizie dell’acqua, egli le stelle in diverse altezze sopra di noi e così altri innumerabili effetti, alli quali la Scoltura non aggionge.


Adoperandomi io non meno in Scultura, che in Pittura, e facendo l’una e l'altra ’n un medesimo grado, mi pare, con piccola imputazione, potere dare sentenzia quale sia di maggiore ingegnio e difficultà e perfezione ne l'una che l’altra. Prima, la Scoltura è sottoposta a certi lumi, cioè di sopra, e la Pittura porta per tutto con seco lume e ombra; e ’l lume e l’ombra è la importanzia adunque della Scultura. Lo scultore in questo caso è aiutato dalla natura del rilievo, che lo genera per sè, e ’l pittore per accidentale arte lo fa ne’ lochi dove ragionevolmente lo farebbe la natura. Lo scultore non si può diversificare nelle varie nature de’ colori delle cose; [p. 145 modifica] la Pittura non manca in parte alcuna. Le prospettive delli scultori16 non paiano niente vere; quelle del pittore paiano a centinara di miglia di là dall’opera. La prospettiva aerea è lontana dalla loro opera; non possano figurare i corpi trasparenti, non possano figurare i luminosi, non linee reflesse, non corpi lucidi come specchi e simil cose lustranti, non nebbie, non tempi oscuri e infinite cose che non si dicano per non tediare.

Ciò ch’ell’ha è che l’è più resistente al tempo, benchè ha simile resistenza la pittura fatta sopra rame grosso coperto di smalto bianco, e sopra quello dipinto con colori di smalto, e rimesso in foco, e fatto cocere. Questa per eternità avanza la scoltura. Potran dire17 che dove fanno uno errore non esser facile il racconciare. Questo è tristo argomento: a volere provare che una ismemorataggine irremediabile faccia l’opera più degna! Ma io dirò bene che lo ingegnio del maestro fia più difficile a racconciare, che fa simili errori18, che non è racconciare l’opera da quello guasta. Noi sappiamo bene che quello che sarà pratico e bono non farà simili errori, anzi con bone regole andrà levando tanto poco per volta, che ben conducerà sua opera. Ancora: lo scoltore, se fa di terra o cera, può levare e porre, e quand’è terminata, con facilità si gitta di bronzo, e questa è l’ultima operazione e la più premanente [p. 146 modifica] ch’abbi la Scultura, imperocchè quella ch’è sola di marmo è sottoposta alle ruine19 che non la ’n bronzo.

Adunque quella pittura fatta in rame che si po, con i metodi della Pittura, levare e porre, è pari al bronzo, che quando facevi prima l’opera di cera, ancor si poteva levare e porre20. Se questa scoltura di bronzo è eterna, questa di rame o di vetro è eternissima; se il bronzo rimane nero e brutto, questa è piena di vari e vaghi colori e d’infinite varietà. Della quala come di sopra è,21 se tu volessi dire solamente della pittura fatta in tavola, di questa son io contento dare la sentenza con la Scoltura, dicendo così : come la Pittura è più bella e di più fantasia e più copiosa, e la Scoltura più durabile, e altro non ha.

La Scoltura con poca fatica mostra quel che l’è ; la Pittura pare cosa miraculosa a fare parere palpabile le cose impalpabile, rilevate le cose piane, lontane le cose vicine! In effetto la Pittura è ornata d’infinite speculazione, che la Scultura non le adopera.


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II. — LA VITA DEL PITTORE.

Il pittore debbe essere solitario e considerare ciò ch’esso vede e parlare con seco, eleggendo le parti più eccellenti di qualunche cosa lui vede, facendo a similitudine dello specchio, il quale si trasmuta in tanti colori quanto sono quelli delle cose che se li pongono dinanzi. E facendo cosi, lui parrà essere seconda Natura.

Tratt. d. Pittura, Ludwig, 58.


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  1. Cfr. Dante:

    ... l’Arte vostra quella [la Natura], quanto puote,

    Segue, come il maestro fa il discente,
    Si che vostr’arte a Dio quasi è nipote.

    Inf. XI, 103·105.

  2. Potenza divina.
  3. I cavalloni marini sorpassano le rive.
  4. Comprensione.
  5. Si dimostri la verità... parziale dell’asserto del Vinci con l’illustrare gli affreschi di Luca Signorelli nel Duomo di Orvieto e commentare i canti dell’Inferno XXI, XXII.
  6. Ricordo la descrizione che, dietro la guida di Luciano, L. B. Alberti dette del quadro, rammentando anche che Sandro Botticelli dipinse l’antica allegoria seguendo passo passo la descrizione.
  7. Sottinteso: così
  8. Seguendo idee simili anclie il Lessing nel suo Laocoonte censura la descrizione ariostea delle bellezze d’Alcina, e l’omerica dello scudo d’Achille.
  9. L’astrologia matematica: che misura i moti degli astri; l’astrologia giadiciale: che dal corso delle stelle deriva giudizi sul destino degli uomini. Dalla prima, di cui sola fa conto, vede il Vinci sorgere l’astronomia.
  10. Rispetto all’occhio.
  11. E dona rilievo e vita a una tela o una tavola.
  12. Michelangelo esprime lo stesso concetto: a chi li priorità ?

         Non ha l’ottimo artista alcun concetto
    Ch’un marmo solo in sè non circoscriva
    Col suo soverchio, e solo a quello arriva
    La mano che obbedisce all’intelletto.

    (Rime, Milano, Silvestri, 1821, pag. 1).

  13. Sottintende: lo dimostra.
  14. Spiegando con essa mente le cause e leggi dei fenomeni naturali.
  15. Le immagini.
  16. Nei bassorilievi.
  17. Sottintende: gli scultori.
  18. Costruisci: l’ingegno del maestro che fa simili errori fia più difficile a racconciare che...
  19. Sottintende: più.
  20. La pittura sul rame che, prima d’esser posta a cuocere, si può ritoccare e correggere col levare e porre i colori, è pari per durata e pregio alla scultura in bronzo, che anch’essa — prima d’esser gittata — può essere sul modello in cera rimodellata e corretta.
  21. Della qual Pittura, come sopra ho detto, se tu volessi intendere....