Leonardo prosatore/Scritti sull'arte/III/C

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C. — La bellezza, la grazia, la convenienza e la misura.

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C. — La bellezza, la grazia, la convenienza e la misura.
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CHE COSA DEVE CONOSCERE IL PITTORE.

C - LA BELLEZZA, LA GRAZIA, LA CONVENIENZA E LA MISURA.

Studia di fare le tue opere ch’abino a tirare a sé gli tuoi veditori, e quelli fermare con grande admirazione e dilettazione.

Tratt. d. Pittura, Ludwig, 404.





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LA BELLEZZA, LA GRAZIA, LA CONVENIENZA E LA MISURA




Delle elezione de’ corpi.

Le veglie della invernata deono essere da’ giovani usate nelli studi de le cose apparecchiate la state.

Cioè che tutti li nudi che hai fatti la state riducerli insieme, e fare elezione delle migliori membra e corpi di quegli, e metterli in pratica e bene a mente.


Di poi alla seguente state farai elezione di qualche uno che stia bene in su la vita e che non sia allevato in giubboni1 a ciò la persona non sia strana [p. 176 modifica] da la sua natura, e a quello farai fare atti leggiadri e galanti, e se questo non mostrassi bene i muscoli dentro ai termini delle membra, non monta niente, bastiti avere sol da questo le bone attitudine, e le membra ricoreggi con quelle che studiasti la invernata.

Della elezione de’ belli volti.

Farmi non picciola grazia quella di quel pittore il quale fa bone arie alle sue figure. La qual grazia chi non l’ha per natura, la pò pigliare per accidentale studio in questa forma: guarda a torre le parti bone di molti visi belli, le quali belle siano conferme2 più per pubblica fama che per tuo giudizio, perchè ti potresti ingannare, togliendo visi ch’avessino conformità col tuo; perchè spesso pare che simil conformità ci piaccino, e se tu fossi brutto, eleggeresti volti non belli e faresti brutti volti, come molti pittori, che spesso le figure somigliano il maestro. Sì che piglia le bellezze, come ti dico, e quelle metti a mente. [p. 177 modifica]

Della elezione dell'aria che dia grazia a’ volti.

Se arai una corte da potere a tua posta coprire con tendalina3, questo lume fia bono; overo quando voi ritrarre uno, ritrailo a cattivo tempo sul fare della sera, facendo stare il ritratto4 colla schiena accosto a uno de’ muri d’essa corte. Pon mente per le strade, sul fare della sera, i volti d’omini e donne quando è cattivo tempo: quanta grazia e dolcezza si vede in loro! Adunque tu, pittore, arai una corte accomodata e coi muri tinti in nero, con alquanto sporto di tetto sopra esso muro e sia larga braccia dieci e longa vinti e alta dieci, e quando è sole [fa di] coprire con tenda, oppur ritrarre un’ora sul far della sera, quando è nuvolo o nebbia, e questa è perfetta aria.

Della grazia delle membra.

Le membra col corpo debbono essere accomodate con grazia al proposito dell’effetto che tu voi che faccia la figura; e se voi far figura che dimostri in se leggiadria, debbi fare membra gentili e distese e sanza dimostrare troppi muscoli, e que’ pochi che al proposito farai dimostrare falli dolci, cioè di poca evidenza, coll’ombre non crude; e le membra, massimamente le braccia, disnodate, cioè che nessuno membro non istia in linia diritta col [p. 178 modifica] membro che si giugnie con seco, e se ’l fianco, polo dell’omo, si trova, per lo posare fatto, che ’l destro sia più alto del sinistro, farai la giuntura della superiore spalla piovere per linia perpendiculare sopra al più eminente oggetto del fianco5, e sia essa spalla destra più bassa che la sinistra, e la fontanella stia sempre superiore al mezzo della giuntura del piè di sopra che posa6. La gamba che non posa abbi il suo ginocchio più basso che l’altro e presso all’altra gamba7. L’attitudine della testa e braccia sono infinite, però non mi astenderò in darne alcuna regola, pure che le sieno facili e grate, con vari storcimenti e divincolamenti, colle giunture disnodate, acciò non paino pezzi di legnio8.

La bellezza è nemica dell’affettazione.

E tu, pittore, studia di fare le tue opere ch’abino a tirare a sè gli suoi veditori, e quelli fermare con grande admirazione e dilettazione, e non tirarli e puoi scacciarli, come fa l’aria a quel che nelli tempi notturni salta ignudo dal letto a contemplare la qualità d’essa aria nubilosa o serena, che immediate, scacciato dal freddo di quella, [p. 179 modifica] ritorna nel letto donde prima si tolse; ma fa le opere tue simili a quell’aria che ne’ tempi caldi tira gli uomini de li lor letti, e gli ritiene con dilettazione a possedere lo estivo fresco. E non voler essere prima pratico che dotto, e che l’avarizia vinca la gloria, che di tal arte meritamente s’acquista.

Non vedi tu che in fra le umane bellezze il viso bellissimo ferma li viandanti, e non gli loro ricchi ornamenti? e questo dico a te che con oro od altri ricchi fregi adorni le tue figure. Non vedi tu isplendenti bellezze della gioventù diminuire di loro eccellenza per li eccessivi e troppo culti ornamenti? non hai tu visto le montanare involte negl’inculti e poveri panni acquistare maggior bellezza che quelle che sono ornate?

Non usare le affettate conciature o capellature di teste, dov’appresso de li goffi cervelli un sol capello posto più d’un lato che da l’altro, colui che lo tiene se ne promette9 grand’infamia, credendo che li circostanti abbandonino ogni lor primo pensiero e solo di quel parlino e solo quello riprendino; e questi tali han sempre per lor consigliero lo specchio e il pettine, e il vento è loro capital nemico, sconciatore de li azzimati capegli.

Fa tu adonque alle tue teste li capegli scherzare insieme col finto vento intorno alli giovanili volti e con diverso revoltare graziosamente ornargli, e non far come quelli che gli ’npiastrano con colle e fanno parere e visi10 come se fussino invetriati; [p. 180 modifica] umane pazzie in aumentazione, delle quali non bastano li naviganti a condurre dalle orientali parti le gomme arabiche per riparare ch’el vento non varii l'equalità delle sue chiome, che di più vanno ancora investigando.

Delle convenienzie delle membra 11

. E ti ricordo ancora che tu abbi grand’avvertenzia nel dare le membra alle figure, che paino concordanti alla grandezza del corpo, ancor similmente all’età; cioè i giovani con pochi muscoli nelle membra e vene e di delicata superficie, e membra rotonde, di grato colore; alli uomini sieno nerbose e piene di muscoli; ai vecchi sieno con superfizie grinzose, ruide e venose, e nervi molt’evidenti.

Le diverse età.

Come i vecchi devono essere fatti con pigri e lenti movimenti e gambe piegate ne le ginocchia, quando stanno fermi, e piè pari e distanti l’uno dall’altro, schiene declinanti in basso, la testa innanzi e chinata, e le braccia non troppo distese. [p. 181 modifica]

Come le donne si deono figurare con atti vergogniosi, gambe insieme strette, braccia raccolte insieme, teste basse e piegate in traverso.

Come le vecchie si debon figurare ardite e pronti e con rabbiosi movimenti12 a uso di furie infernali; e movimenti13 deono apparire più pronti nelle braccia e teste che nelle gambe.

I putti piccioli con atti pronti e storti quando seggano, e nello stare ritto atti timidi e paurosi14.

Come i puttini hanno le gionture contrarie alli uomini nelle loro grossezze.


Li putti piccoli hanno tutte le gionture sottili, e li spacii posti fra l’una e l’altra sono grossi. E questo accade perchè la pelle sopra le gionture è sola senza altra polpa che di natura di nervo, che cingnie e lega insieme li ossi, e la carnosità uomorosa si trova fra l’una e l’altra giontura inclusa fra la pelle e l’osso. Ma perchè l’ossa sono più grosse nelle gionture che infra le gionture, la carne nel crescere dell’omo viene a lasciare quella superfluità che stava infra la pelle e l'osso, onde la pelle s’accosta più all’osso e viene a sotigliare le membra. E sopra [p. 182 modifica] le gionture, perchè non v’è se no la cartilaginosa e nervosa pelle, non pò disseccare e non disseccando non diminuisce.


Tra li omini e i puttini vi truovo gran differenza di lunghezza da l’una all’altra giuntura, imperochè l’omo dalla giuntura della spalla al gomito e dal gomito alla punta del dito grosso e dall’uno omero della spalla all’altra15 due teste per pezzo, el putto n’ha una, perchè la natura ci compone prima la grandezza della casa dello intelletto che quella delli spiriti vitali.

Misure dell’uomo.

Tanto apre l’omo nelle braccia, quanto è la sua altezza.

Dal nascimento de’ capegli al fine di socto del mento è il decimo dell’altezza dell’uomo16, dal disocto del mento alla sommità del capo è l’octavo dell’altezza dell’omo; dal di sopra del petto alla sommità del capo fia il sexto dell’omo, dal disopra del petto al nascimento [p. 183 modifica] de’ capegli fia la sectima parte di tutto l’omo; dalle tette al disopra del capo fia la quarta parte dell’omo; la maggiore larghezza delle spalle contiene in se la quarta parte dell’omo; dal gomito alla punta della mano fia la quinta parte dell’omo; da esso gomito al termine della spalla fia l’octava parte d’esso omo; tucta la mano fia la decima parte dell’omo... il pie fia la settima parte dell’omo, etc.



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  1. Rozzamente, a ciò non si trovi spsatato dai suoi soliti modi.
  2. Confermate belle.
  3. Tenda di lino?
  4. Ritrattato.
  5. Sul punto più sporgente.
  6. Che poggia a terra e sostiene il peso del corpo.
  7. Quante figure, specie nella scuola umbra, sono così atteggiate!
  8. L. B. Alberti [Tratt. d. Pitt. L. II, cap. XXIII] insegna che le attitudini non siano forzate, ma abbian grazia e dolcezza.
  9. Ne crede avere.
  10. I visi.
  11. Scrive L. B. Alberti: ... elle (le membra) sono bene proporzionate quando esse corrispondono e quanto alla grandezza e quanto all’officio, e quanto alla specie e quanto a’ colori, ed alle altre cose simili, se alcune più ce ne sono, alla bellezza ed alla maestà. Tratt. d. Pitt. e d. Statua cit., p. 65.
  12. E con pronti e rabbiosi movimenti.
  13. I movimenti.
  14. Sulle differenti rappresentazioni delle varie età cfr. L. B. Alberti, Tratt. di Pitt. L. III, cap. 3°.
  15. Sottintende: misura.
  16. Si misuri pigliando per misura una delle membra. Vitruvio prende per unità di misura il piede, l’Alberti ritiene cosa più degna prendere il capo. Del resto, ha trovato che tanto è la misura del piede quanto è dal mento a tutta la testa. Tratt. di Pitt. e della Statua, cit., p. 55-56.