Memorie intorno la famiglia de’ Signori di Tono/Giunta di altre Memorie Tuniane

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Giunta di altre Memorie Tuniane

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Nota Indice
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GIUNTA


DI ALTRE


MEMORIE TUNIANE



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Ho tratte le seguenti Memorie dall’archivio del castello Thunn, dal manoscritto intorno alle tridentine istorie del dottore Ippoliti da Pergine, e da un altro simile del vescovo principe Francesco Felice degli Alberti di Enno, i quali tolsero le notizie da carte autentiche dell’archivio vescovile principesco di Trento.

Le do separate e in ordine cronologico, nella speranza che la varietà possa piacere ai Lettori. Ei vi leggeranno fatti i quali confermano l’esposto di sopra, o vi apportano schiarimenti; verranno a conoscere altri personaggi distinti che la Casa di Tono illustrarono e la Patria servirono; e saranno messi in cognizione di più cose, intorno alle quali eccitammo forse, ma non appagammo, la loro curiosità nella superior narrazione.

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1000.


Il dottor Ippoliti, dove parla di castelli trentini venendo a Belvesino, dice: Belvesino è castello che ora è detto castrum de Tono; imperocchè l’antico castrum de Tono era sopra la Rocchetta presso il (sul) dosso ove ora è la chiesa dedicata a Santa Margherita. Pongo all’anno 1000 l’esistenza del castello Tono, benché l’erezione si debba supporre anteriore, e probabile sia che i di Tono vi abbiano avuto soggiorno prima di quel tempo.

1218.


In Stenico, per comando del Signor Pellegrino, figlio di Giovanni Alberto, che fu figlio di Bozone di Stenico, furono manifestati dai Signori Corrado Bagocolo, Manfridino e Giovanni i feudi, gli allodj, le decime, gli affitti di varj Signori. Tra altro si dichiara che gli uomini del Signor Pellegrino di Caurasto sono posseduti (tenentur) dai Signori di Tono. Item quelli di S. Taccatino si posseggono dai predetti di Tono. Videto di Gajo e i figli di S. Taccatino pertengono ai Signori di Tono. Gli uomini del Signor Pellegrino di Tegnarono sono [p. 85 modifica]posseduti dai Signori Brunato e Manfredino di Tono. (Ip.)

1242.


Tristano di Firmiano, che diede la figlia sua Sofia in moglie ad Ulrico, figlio di Guarimberto di Tono, per assicurazione della dote diede un podere, maso, in Vadena. (Ip.)

1248.


Ottolino di Tono, essendo prigioniere in Salorno Baralio di Vanga, si costituì sicurtà per esso acciocchè fosse posto in libertà. (Ip.)

1312.


I figli di Guarimberto di Tono, abitante in Novesino, i quali, come si è detto sopra, erano al numero di sei, uniti a Concio e Pietro, figli del q.m Guglielmo d’Enno, e loro seguaci, avevano fatta ingiuria a due cittadini di Trento. Il vener. Fra Corrado, vicereggente del Vescovo, e Nicolò di lui fratello, capitano di Trento, fatti per volere del Vescovo mediatori, indussero le parti alla riconciliazione, annullando il processo, e dichiarandosi tutti buoni [p. 86 modifica]amici e fedeli alla Chiesa di Trento. Notaio fu Odorico Fante. (Ar.)

1317.


Simeone del q.m milite Guarimberto di Tono cambia col Signor Cristoforo di Celvo una serva con tutta la sua famiglia in Vigo contro altra simile in Vigo. (Ar.)

1318.


Vi è istrumento di pace tra Albertino e Compagno, figli del q.m Ser Altefreddo Floresio del q.m Ser Albertin, Altefreddo q.m Nigro, Avancio Merzario di Enno, per sè ed eredi e loro amici da una, e tra il Signor Simone q.m Signor Guarimberto di Tono da Nosino per sè, suoi fratelli e tutti li di lui amici ed ausiliari, sopra la prigionia sostenuta dall’Altefreddo, figlio dell’Albertin suddetto, e generalmente sopra le offese, le ingiurie e i maleficj fatti colli predetti di Enno. Rogito di Antonio q.m Ottolino da Enno. (Ar.)

1327.


Tura, figlio del q.m Pellegrino Rosso, giura [p. 87 modifica]fedeltà a Simeone milite q.m Guarimberto di Tono. Tra altri fu testimonio Concio del q.m Enrico Rospazio di Tono.

(Ar.)


1328.


Simone, figlio del q.m Belvesino di Tono, compra, a titolo feudale, una famiglia di servi dagli eredi del q.m Pietro della villa di Coredo, i quali fecero tale vendita per pagare la dote alla madre loro Agnese. Era loro tutore il nobiluomo Villelmo di Santippolito. Il documento fu rogato dal notajo Enrico di Tono, nella terra Segno, in casa degli eredi del fu Belvesino di Tono. Si nomina tra i presenti Sicherio Giudice, di castello Clesio.

(Ar.)


1333.


Omodeo q.m Bonvino da Portolo giura ubbidienza a Simone q.m Guarim. di castel Tono. Testim. Bertoldino q.m Gialemberto de Enno, e Concio di Federico di castel Tun. L’istrumento si rogò in Novesino nel cortile della casa di Bertoldo q.m Guarim. de castro Thoni.

(Ar.)


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1344.


Pietro q.m Simeone di Tono, ed altri della valle di Non, che compromisero col vescovo Nicolò e il di lui nemico Sicone di Caldonazzo in Ubertino da Carrara, erano stati prima condannati con sentenza da Guidone de Cardinali e da Odorico de Furmiano. Per che ed in che furono condannati? Non si dice: e nulla dicesi della sentenza del Carrarese. Opino che fosse sventura in cui il di Tono cadde con altri Nauni per le liti e guerre prodotte dall’incostanza di Margherita contessa del Tirolo, che molti guai cagionò a tutto il Trentino. Vedemmo questo Pietro di Tono, con Simone suo figlio, qualche tempo dopo in guerra contro altri Nobili nauni, e fin contro suoi parenti. Forse furono suscitate le medesime quistioni.

(Al.)


1358.


Nel castello Valerio, innanzi al Signor Piovano di Tirolo, vicario generale per Lodovico di Brandenburgo (usurpatore del trentino Principato), si nominarono gli arbitri per comporre controversia tra il Signor Urico del q.m Federico [p. 89 modifica]di castello Tono, e il Signor Guglielmo del q.m Riprando di castello Nanno.

(Ip.)


1363.


Urizio, figlio del q.m nobiluomo Federico di Castelthunn, compra da Zesco del q.m Wolchmaro di Burgstall e da Marina sua moglie, figlia di Teodorico di Coredo, la Decima della villa di Termone. Documento rogato nel castello Flavon. (Ar.) Questi Signori di Burgstall erano d’origine tedeschi, e dopochè giunsero a possedere feudi che prima erano de’ Conti di Flavono e d’una linea degli Sporo, si dissero Signori di Spaur e Pflaum, ed appellarono un’altra linea degli Sporo Altspaur, che significa Sporo antico. Questa linea dei veri antichi Sporo sussistette fino a’ miei dì, e si estinse in Giuseppe, morto in Mezzo tedesco, dove possedeva beni allodiali (i feudi suoi sono in Sporo maggiore), lasciando solo figliuole, una delle quali è ancora in vita.

1367.


Vincenzo, figlio del q.m Federico de castro Thoni, compra da Pietro di castel Arsio una Decima posta nelle pertinenze di Brezio, Traversara [p. 90 modifica] e Salobi, come feudo. L’atto si fece in castello Mano nella pieve di Banale.

(Ar.)


1374.


In castel Valerio Federico, detto Uricio, del q.m Federico di castel Tono, dettò il suo testamento alla presenza di Nicolò Piovano di Tassullo, Pietro del q.m Simeone di castello Tono, Riprando q.m Odorico di Arsio nel quale ordinò un anniversario perpetuo nella chiesa di Nanno per l’anima della q.m nobile Margherita sua consorte, e per l’anima del q.m nobile Guglielmo di castel Nanno, padre della detta Margherita, assegnando per ciò tre fondi.

(Ip.)


1417.


Addì 14 febbrajo Simone q.m Pietro di Tono e Sigismondo suo figlio confessano di aver ricevuto da Finamonte q.m Robinello di Caldesio la dote dovuta ad Orsola di lui figlia, moglie di Sigismondo suddetto. La dote consisteva in Ongheri ottocento, e Marche cento di Merano. Alessandro di Non fu il Notajo.

(Ar.)


Lo stesso giorno ed anno Finamonte di Ser Robinello di Caldesio confessa di aver ricevuto [p. 91 modifica]l’intera dote di sua moglie Giovanna, figlia di Simone q.m Pietro di Tono, ed Ori cento dal detto Simone, dovuti a Pretlio di Caldesio, fratello di Finamonte. La dote della Giovanna era di settecento Ducati di oro buono. Notajo idem.

(Ar.)


1424.


Il vescovo Alessandro investì Baldassare di Tono, anche in nome de’ nobiluomini Antonio e Sigismondo suoi fratelli, e di Giovanni, Ulrico, Alberto, Michele e Vigilio, figli del fu Erasmo di Tono, e in vece di Erasmo e Guglielmo, figli del q.m Vigilio di Tono, e di Tomeo di Filippino di Tono, de’ loro feudi, fra altri dei castelli Belvesino, Visione, Bragherio, Altaguarda, San Pietro, e del dosso di castell’Enno.

(Ar. ed Ip.)


1436.


In questo anno Odorico di castello Tono era Capitano e Vicario di castello Belforte, di Andel e Molveno. E Sigismondo di Tono ricusò la carica di consigliere in Innsbruck offertagli dall’arciduca Ferdinando.

(Ip.)


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1447.


Nel borgo di Merano, alla presenza di molti nobiluomini, Firmiano, Sporo, Caldesio, Clesio, ec., i nobili e generosi Antonio e Sigismondo fratelli, figli di Simeone di castello Tono, accordano la libertà a Biagio e Polonio, figli di Benedetto Zaccafava di Ardine, dichiarandoli ingenui, essendo eglino, come altre famiglie, da antichi tempi servi della Casa di Tono. E ciò a patto che essi Biagio e Polonio in persona, o per due uomini idonei, si portino in Roma a pregar ivi gli Apostoli Pietro e Paulo per le anime de’ genitori, fratelli e precessori dei detti di Tono, e siano pronti a comparire armati in favore dei Tono, e debbano avvertirli dei danni che fosser loro minacciati, non dovendo però seguirli in guerra nè contro il Vescovo Principe di Trento, nè contro l’Avvocato della trentina Chiesa il Conte di Tirolo. I manomessi potevano dopo comperare, vendere, donare, fare contratti, pattuire in qualunque modo, stare in giudizio, far testamento come ogni altro ingenuo cittadino romano, e uomo libero padre di famiglia.

(Ar.)


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1449.


Francesco di Giacopo di Castelbarco vende a Sigismondo di Simeone di Tono, capitano di castello Stenico, un affitto perpetuo di cinque Ducati in ragione di grossi sessanta di denari piccoli trentini, ossia in ragione di cinque lire di denari di buona moneta di Merano per ciascun Ducato, sopra una Decima in valle Lagarina sotto il castello Beseno in tutta la campagna di Calliano e Besenello, e ciò pel prezzo ricevuto di Ducati cento.

(Ip.)


1450.


Il vescovo Giorgio, essendo nel castello Stenico, investì il nobile Udalrico di Tono, qual seniore, in nome e vece di Michele, Vigilio e Federico fratelli suoi, figli del q.m Erasmo di Thono, e di Erasmo q.m Giovanni, non che di Erasmo q.m Vigilio, e Tomeo q.m Filippino, come pure del nobile Sigismondo di Thono, consigliere e capitano di castello Stenico e castello Mano, per sè, e in nome tutorio di Vittore figlio ed erede del q.m Antonio di Tono, fratello del detto Sigismondo, di tutti i feudi, ec.

(Ip.)


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1464.


Il chiarissimo e famoso dottor Calapino de Calapini, qual Massaro del Vescovo, rinovò investitura al Ser Tomeo q.m Ser Filippino di Tono, abitatore di Mezio di San Pietro, e al figlio suo Giovanni, come erede della q.m Signora Margherita a Campania, che fu moglie del detto Tomeo, di un casale ed alcune pezze di terra nella villa di Mezio suddetto, e di una casa con cortile ed orto nelle medesime pertinenze.

(Ip.)


1467.


Sigismondo di Tono, figlio di Simeone, legò, morendo, somme notabili alla fabbrica di San Bernardino di Trento, al convento di San Marco, alla fabbrica di San Vigilio, e a quella di Santa Maria Maggiore pure di Trento.

(Ar.)


1469.


Giovanni vescovo investì Michele di Tono, seniore di famiglia, per sè, ed in nome del fratello Federico, nonchè di Giacopo, Simeone e [p. 95 modifica]Baldassare fratelli, figli del q.m Sigismondo di Tono, e di Vittore, figlio q.m Antonio, fratello del detto Sigismondo, di tutti i feudi, ec.

(Ip.)


1470.


Essendo gravida la moglie di Giorgio dei Filippini, Michele di Tono donò al detto Giorgio e a’ suoi eredi la Cappella di San Vigilio della pieve di Tono, i frutti e i redditi che possedette per anni cinquanta Simeone dei Filippini, canonico di Trento e figlio di esso Giorgio. Questa donazione fu confermata da Erasmo di Tono e da Giovanni vescovo di Trento.

(Ip.)


1477.


Simeone di Tono fu Luogotenente vescovile nelle valli di Non e Sole. Una parte degli abitanti di esse valli, malcontenti de’ ministri del Vescovo (ai quali nulla avea giovato la lezione del 1407), sollevatisi, e scelto per capo Bonmartino Guaresco, assediavano il castello Coredo, nel quale era Nicolò Firmiano, ministro vescovile, col castellano Vigilio ed altri. Simeone, non valendo le minacce, anzi nocendo, perché a quelle fu risposto che si erigerebbe [p. 96 modifica]un patibolo presso alla sua abitazione, ed ei si vide costretto, minacciando i rubelli e lui e il suo Assessore maestro Negri da Brezio nella vita, a restituir loro i pegni levati per collette non pagate, procuratesi forze, fece uso di prudenza. Avendo i sollevati preparate innanzi al castello le forche per impiccarvi il Firmiano e i difensori assediati, il di Tono si presentò agli assedianti seguito da quattrocento armati, e parlò loro, per intimorirli, con impero; ma protestando essi di non voler riconoscere il Vescovo, e trovandoli disposti a sottomettersi al conte del Tirolo, che li favoriva e lusingava, propose di occupare il castello in nome del detto Conte. Questa proposizione fu accettata, la gente si disperse, il Firmiano fu salvato con i suoi, e il castello tornò poi al Vescovo sovrano ed agli antichi suoi feudatarj, i Signori, ora Conti, di Coredo.

(Alb.)


1478.


Giovanni vescovo investe il nobile Giacopo di Tono, qual Seniore della Casa, per sè, e in nome di Simeone e Baldassare suoi fratelli, e di Vittore del q.m Antonio, e di Erasmo del q.m Michele, nonchè di Leonardo, Giovanni ed Alberto, figli del q.m Federico di Tono loro [p. 97 modifica]nipote, di tutti i loro castelli e vassalli, delle decime e dell’ufficio di Coppiere. (Ip.) Questa dignità di Coppiere, o Pincerna, de’ Vescovi di Trento fu ne’ Signori di Thunn ereditaria.

1487.


Sigismondo conte di Tirolo diede ordine, qual avvocato della Chiesa di San Vigilio, a Vittore di Thunn, suo Capitano all’Adige e Burgravio del Tirolo, unitamente a Simone di Thunn, suo consigliere, di mettere Udalrico III, eletto Vescovo di Trento, in possesso del Principato.

(Alb.)


1492.


Il vescovo Udalrico investisce il nobile Simeone di Thono, per sè e pel fratello suo Giacopo, e per l’altro fratello Baldassare, e anche per Erasmo q.m Michele, e per Sebastiano del q.m Vittore, nonché per Giovanni ed Alberto, figli del q.m Federico, di tutti i loro castelli, feudi, ec.

(Ip.)


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1494.


In quest’anno fiorirono Simeone, figlio del q.m nobiluomo Signor Giorgio dei Filippini di Vigo, parroco di Tassullo, Giovanni suo fratello e Ser Nicola loro zio, capitano alla Rocchetta. Era pure in rinomanza Baldassare di Tono, figlio di Sigismondo.

(Ip.)


1497.


Udalrico vescovo dà investitura al nobile Antonio di Tono, in nome di Simeone suo zio vecchio, e di Baldassare fratello di Simeone, come pure d’Erasmo del q.m Michele, e di Giovanni ed Alberto del q.m Federico de Tono, di tutti i loro feudi, ec.

1499.


Lo stesso Vescovo concede investitura di un molino nella valle di Vigo al Signor Nicolò di Filippino di Thono e a’ suoi nipoti, figli di Giorgio suo fratello. E nello stesso anno investì il nobile Antonio de Thono della sesta parte della Decima nella pieve di Vigo, e d’una parte di quella in Fasce nella pieve di Sporo, che apparteneva [p. 99 modifica]a Giacopo Tomeo Filippino di Thono, morto senza figli maschi legittimi.

(Ip.)


1501.


Cinque fratelli de Fatis de Trilaco ottennero da Raimondo, cardinal Legato in Germania, lettera ad Udalrico vescovo in loro favore, come eredi del sunnominato Giacopo Tomeo di Tono, eorum Sororii, sopra il diritto di patronato della chiesa di San Vigilio in Tassullo.

(Ip.)


1506.


Erasmo di Tono era Capitano e Vicario generale del Vescovo e Principe di Trento nelle Giudicarie.

(Ip.)


1508.


Il vescovo Giorgio III investì Baldassare di Tono, qual seniore di famiglia, per sè e in nome di Antonio nipote, e di Geronimo q.m Michele, di tutti i loro feudi, del Pincernato, del castello Belvesino, del castello o dosso di Visione, del dosso o castello Enno, del castello o dosso di Tono, di tutto il castello Bragherio, [p. 100 modifica]del castello Altaguarda, del castello San Pietro nella pieve di Vigo, per la porzione ad essi appartenente.

(Ip.)


1516.


Bernardo Clesio vescovo investì Antonio di Tono per sè, e in nome di Cristoforo capitano in Trento, e di Bernardino fratelli, figli di Baldassare di Tono, e di Erasmo q.m Michele de Tono, di tutti i loro feudi.

(Ip.)

E anche il nobile Sigismondo di Tono, cittadino di Trento, come seniore, per sè, e in nome del vener. Battista canonico di Trento, Francesco, Geronimo, Giacopo suoi fratelli, figli del q.m Stefano di Tono, de’ fendi che il loro genitore acquistò per rifiuto di Nicolò della villa di Pelugo di Rendena, cioè d’una casa e corte in Civezzano con più pezzi di terreno.

(Ip.)


1517.


Cristoforo di Thono, capitano di Trento, Bernardino suo fratello, ed Antonio pur di Tono furono arbitri, con altri Nobili, nella quistione sopra il feudo di Mezzo lombardo tra il vescovo Bernardo e i Signori di Spaur.

(Alb.)


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In quest’anno il vescovo Bernardo raccomanda al vescovo di Feltre Martino di Tono suo affine, fatto prigione con un altro dai Veneti nel Friuli presso Porto Naone, pregandolo d’intercedere acciocchè sia libero almeno dal carcere, dando cauzione di non dipartirsi da Venezia. Il raccomanda pure a Leonardo Loredano Doge veneto; il quale, in grazia di Bernardo, lo avea messo in libertà. Ma poi saputo avendo che Giulio Manfroni suo conduttore tenevasi in istrettissima custodia, usandogli mali trattamenti, ad istanza de’ genitori del detto Manfroni incarcerò di nuovo il Tono, e fece intendere al nostro Vescovo che quando sarà libero il Manfroni esso libererà pure Martino. Tuttavia, a nuova istanza del Vescovo, sciolse dal carcere il Tono, a patto che non si allontani da Venezia. Anche Anna e Maria, Regine arciduchesse d’Austria, scrivono agli oratori del Pontefice, di Francia e di Spagna, impegnandosi ad interporsi per la liberazione di Martino di Tono, detenuto dai Veneti. Il Manfroni era stato arrestato dagli Austriaci.

(Ip.)


1521.


Sigismondo di Tono, consigliere, e Martino di Tono col Quetta, cancelliere aulico, e con più [p. 102 modifica]Nobili furono assistenti al solenne possesso che il vescovo principe Bernardo prese della città di Riva.

(Alb.)


1522.


Bernardo vescovo spedisce investitura al nobile Bernardino di Tono, seniore di famiglia, per sè, ed in nome di Cristoforo capitano di Trento suo fratello, di Martino capitano di Königsberg, di Gaspare capitano di Hunfels, di Luca, di Sigismondo consigliere della Cesarea Maestà, e del Ser principe Ferdinando, di Giacopo capitano in Beitelstein, di Giorgio, di Cipriano, di Massimiliano e di Felice, fratelli, figli del q.m Antonio di Tono, e di Erasmo q.m Michele di Tono, della porzione ad essi pertenente de’ castelli e delle decime.

(Ip.)


1533.


Da una lettera scritta al vescovo Bernardo, letta dal dottore Ippoliti, conchiude questi che moglie di Andrea Burgis (il quale abitò più anni in Egna, e forse in Enno) fu Caterina Angela sorella di Sigismondo di Tono. Noi abbiam prove che fu Dorotea. Ma forse il Burgis sposò due sorelle. Dorotea morì nel 1520, ed [p. 103 modifica]Andrea nel 1533, come porta la epistola della Caterina Angela, nella quale raccomanda i figli al principe Bernardo.

In quest’anno i Signori di Tono comperarono dai fratelli di Roccabruna la Decima di Civezzano.

(Ip.)


1524.


Bernardo Clesio fece arbitramento, in forza del quale i Tono Filippini, che sempre per lo innanzi furono e si dissero di Tono, come confermasi pure nell’atto medesimo, ov’è anche detto che ebbero nello stemma le stesse insegne, dovevano in avvenire valersi di uno stemma che fosse da quello dei di Tono in alcune cose differente, ed astenersi dal chiamarsi di Tono. Era il Clesio dei potenti di Tono parziale amico, e il dimostrò, come vedesi anche in questa occasione.

(Arch.)


1531.


Fuvvi però tra il vescovo Bernardo e Bernardino e fratelli di Tono lunga controversia. Per troncare la quale vennero alla seguente amichevole composizione: 1.° Che i di Tono non abbiano ad esercitare in futuro alcuna giurisdizione [p. 104 modifica]nelle ville di Bresimo e di Baselga, nè in altra loro casa delle dette ville o di altre, eccettuata la casa in Caldesio detta del Stabel, la quale sarà esente quanto al civile, ma non nel criminale, se dovesse imporsi pena di sangue. 2.° Quanto ai servi e alle famiglie contenute nelle investiture, se avranno commesso capitale delitto nel territorio del Vescovato, si puniscano dagli ufficiali del Vescovato, ove i di Tono non li domandino per essere puniti da loro: e nel resto soggiacciano interamente alla giurisdizione di Tono. 3.° Circa la custodia delle Feste, i di Tono riconosceranno in titolo dalla Chiesa trentina per investitura il diritto d’indicare alcune Feste, e di farvi la custodia.

(Ip.)


1532.


Giovanni de Ferrari da Vigo, servo dei di Tono, aveva presa la fuga per avere uccisa la propria moglie. Fu dopo per altre cause incarcerato d’ordine del Podestà di Trento, e, scopertosi il primo delitto, condannato a morte. Sigismondo di Tono, a fine di conservare i diritti dei Thunn, che nessuno eserciti giurisdizione sopra i loro servi, diede avviso al vescovo Bernardo ch’egli sgravò della pena il [p. 105 modifica]detto Giovanni, mandò due de Ferrari, cugini del detenuto, con fiorini cinquantadue per riscattarlo dal giudizio di Trento, e per gastigo inflisse a lui la multa di fiorini venticinque; obbligando il reo e i cugini suoi a fare per le dette somme miglioramenti nel podere che possedevano quai servi di peculio, e a pagare un canone fisso.

(Arch.)


1534.


A Sigismondo e Martino di Tono erano state fatte promesse, da Ferdinando re de’ Romani, di donar loro Signorie in premio de’ servigi prestati nella guerra e ne’ trattati coi Veneziani.

(Arch.)


1534.


Simone di Thunn, cherico, fu creato in questo anno Parroco di Malè. Nel 1544, essendo canonico, ebbe la parrocchia di Livo, e lo stesso anno anche quella di Vigo. Nel 1554 fu fatto Decano di Trento, e nel susseguente anno 1555, gli fu conceduta la parrocchia di Tajo. Vedemmo che tenne quella di Malè fino al 1566, e che era anche canonico di Salisburgo. Egli era Decano di Trento ancora nel 1577.

(Arch. e Ip.)


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1545.


Ercole cardinale di Mantova, a cagione de’ fedeli servigi dai Signori Filippini di Thunn prestati ai Marchesi di Mantova, raccomanda a Cristoforo vescovo di Trento il capitano Giorgio Filippino di Thunn, relativamente alla controversia ch’esso ha coi Signori di Thunn.

(Ippol.)


Sigismondo e Giorgio fratelli di Thunn avevano comperata da Giorgio di Trilaco la metà del Maso di Non; e in quest’anno fecero acquisto, per 1908 fiorini da cinque lire, dell’altra metà da Conto Paolo, fratello di Giorgio.

(Arch.)


1549.


I di Tono hanno il loro antico sepolcro in una cripta nella Chiesa di Vigo, sotto l’altare maggiore. Sulla parete della Chiesa, al corno del Vangelo, vicino all’altare, è un Deposito di belle forme in marmo bianco, sul quale, colla data di questo anno, si legge la seguente iscrizione: Antiquissimum hoc Sepulcrum vetustate consumptum, jamque, ut vides, in digniorem formam restitutum, Sigismundus a consiliis Rom. Regis, Vir clarissimus, majorum posterorumque suorum [p. 107 modifica]nobillimae familiae de Thono pie consulens restaurari curavit.

1554.


Cristoforo Madruzzo, Vescovo Principe di Trento, in considerazione che i Signori di Tono prestarono volontarj utilissimi servigi alla Chiesa di Trento, rinnova loro l’antico privilegio di costringere per proprj uffiziali i renitenti nel pagare decime ed affitti loro dovuti.

(Arch.)


1589.


Filippo de Thunn fece in giurisdizione trentina levar pegni a Pietro Friz di Tassullo. I luogotenenti del Vescovo lagnaronsi della perturbata giurisdizione; ma Filippo rispose essere sempre stato costume della di lui Casa il fare atti simili anche nelle altrui giurisdizioni

(Ippol.)


1603.


Il Vescovo di Bressanone Cristoforo rinnova la investitura del Pincernato ereditario al nobile cognato Ercole Barone di Thunn.

(Arch. di castello Thunn, dove si leggono più investiture spedite per ciò ai di Thunn)


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1604.


In quest’anno fioriva Giorgio Barone di Thunn. (Ippol.) Nel 1614 fioriva Cipriano Barone di Thunn, Signore di castel Fondo.

(Id.)


1629.


Ferdinando II eleva alla dignità di Conti Volfango Teodorico, Rodolfo, Cristoforo Riccardo, Giangiacopo e Massimiliano di Thunn, co’ loro eredi maschi e femmine. Questi eran tutti figliuoli di Ercole Barone di Thunn.

(Arch.)


1639.


I Baroni a Prato fanno ricorso al Vescovo acciocchè, qual padrone diretto, prenda la loro difesa contro Giorgio Sigismondo Conte di Thunn, il quale, come Signore del Comitato e della Giurisdizione di Königsberg, osò perturbare la loro Giurisdizione di Segonzano, arrestare custodi, e imporre tasse sul vino, ec.

(Ippol.)


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1642.


Giorgio Sigismondo scrive da castel Bragherio al Vescovo, aver fatto ciò che fece nella sua Giurisdizione di Königsberg, costretto dal dovere di difendere i suoi diritti; aggiungendo che nel resto riceverà, il Vescovo, risposta dall’arciduchessa Claudia da sè informata. (Ippol.) Claudia de Medici, qual vedova di Leopoldo conte del Tirolo, era in Innsbruck governatrice, governata dal suo Cancelliere aulico, e mostrossi molto infensa al Vescovo di Trento. Siccome trovo, presso l’Ippoliti, che giurisdicente di Königsberg era, nel 1651, Bartolomeo Zenobio, il quale ebbe da Innsbruck ordine di opporsi al Vescovo, suppongo che i Thunn abbian perduta quella Giurisdizione per avere preferito di ubbidire al Vescovo, di cui erano sudditi e vassalli.

1691.


Il Capitolo di Trento, sede vacante, riconosce il Privilegio ottenuto dal nobile Giambattista, denominato Filippini di Thunn, il quale fu dichiarato, co’ suoi successori, Cavaliere del S. R. I. da Leopoldo imperatore.

(Ippol.)


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1732.


In onore di Domenico Antonio Conte di Thunn, Vescovo Principe di Trento, si stampò quest'anno in Trento un volume di poesie, col titolo: Il doppio debito scarsamente pagato dagli Accademici Accesi a Sua Altezza, ec. Domenico Antonio, che, villeggiando nel castello vescovile di Nanno, visitava, dicesi, spesso la parrocchiale di Tassullo, donò a questa chiesa un ricco Ostensorio di bellissima forma e pregevol lavoro.

1756.


Francesco Felice Vescovo di Trento istituì suo Vicario generale, insignem Virum, Leopoldo Cavaliere di Thunn, Arciprete di Bono.

(Ippol.)




Queste Memorie, da sè raccolte, colle intenzioni da principio spiegate, pubblica Gioseffo dei Pinamonti da Rallo, figlio di Giambattista.