Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/384

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
378 nota

di el è la nota tironiana della cop., che sará stata originariamente e, per e’, inteso male1); II 5334 «bescio santoccio» (sanctio, che può risalire a sanctocio attraverso un sanccio originato dalla caduta di una sill. intermedia ovvero un compendio di sancto male amalgamato con la terminazione -cio e però male interpretato2); son da ricordare anche due casi di non per non n’3, II 4823 «che non n’abbia» e ioio 55 10 «non n’aveva dette», che la vulg. stampò al solito no n’

da trasposizione di parole: I 37 «stato acceso» (acceso stato), 429 «mossa da focoso disio, alcuna malinconia» (alcuna mal. mossa da foc. disio), 56 «per me in parte» (in parte per me), 92 «pietose siate» (siete pietose, ma il congiunt. è piú opportuno), 918 «da cosí fatto inizio non sarebbe» (non sar. da cosí f. inizio), 1023 «predette del corpo» (del corpo predette), 1026 «appresso questo» (da questo appresso, con erronea intrusione di quel da)4;

da sovrabbondanza: I 520 «e conoscere» (cosí B1, ma L e la vulg. in quanto potranno conoscere, dove potranno è oziosa ripetizione essendo stata usata questa parola subito prima, e quell’in quanto non ha punto sapor boccaccesco), I 1017 «usciva sangue» (da B1, il sangue in L e vulg.), II 734 «mai mi potè muovere l’animo mio» (non in D né in G, ma la vulg. lo conservò5), II 8027 «come per smemorato», II 25635 «Niccoluccio e degli altri» (degli rimase nella vulg.);

da anticipazione di elementi grafici seguenti: II 6326 «si vi gioveranno; e sí» (si manca in G ma lo conservò la vulg.), II 8411 «né notte che in altra parte che» (che non è in D né in G), II 2608 «non polendol » (nol, con anticipazione della particella pronom., D e G hanno non);

da duplicazione di elementi grafici: 1) in immediata vicinanza: II 598 tututti» (il Bocc. adoperò tututti in poesia6 per allungare d’una sill. il verso, ma qui non ce n’è bisogno, ed infatti G non lo accolse), II 2638 «Castello a mare di di Stabia» (la vulg. Castello da mare di Distabia! ma D reca la forma corretta7); 2) a qualche distanza: II 6929 «che egli non sia.... o che egli m’abbia», II 7832 «tanti calci le diede, tanto che» (è nella vulg., ma il Fanfani lo trovò di piú8), II 27014 «potergli que-

  1. La vulg. accolse e’, G omise la parola.
  2. Nessun dubbio che santoccio, usato cinque volte nel sèguito della nov., valga lo stesso che santolo, ossia «colui al quale è stato tenuto un figliuolo al battesimo» (Fanf., II, p. 138, n. 5); quanto a quel suppositizio I, lo si credè una storpiatura burlevole, ma non si seppe trovare di che voce e con che valore (ivi, n. 2).
  3. Cfr. p. 364.
  4. La lezione di B1. da me accolta, mi sembra per varie ragioni migliore di quella, passata nella vulg., di L.
  5. E il Fanf. lo trovò utile (II, p. 160, n. 1).
  6. Cfr. I 26431, II 23317.
  7. Cfr. Hecker, Der Deo Gr.-Dr. cit., p. 226.
  8. Cfr. II, p. 166, n. 6.