Per lo spiritismo/XXIV

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XXIV. E scrive perfino senza le mani del medio, e fa cose che il medio e noi tutti, anche con scienza e coscienza, non possiamo fare e nemmeno comprendere

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XXIV. E scrive perfino senza le mani del medio, e fa cose che il medio e noi tutti, anche con scienza e coscienza, non possiamo fare e nemmeno comprendere
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Ma veniamo alle operazioni magiche, le quali fanno riscontro alle cognizioni magiche, (di cui ho già parlato), e che sarebbero le prove materiali dell’esistenza dello spirito.

Chiamo operazioni magiche quei fenomeni medianici che sono fenomeni fisici i quali sembrano contrarj alle forze ed eccezioni alle leggi naturali a noi note, e che perciò dobbiamo supporre prodotti da forze e governati da leggi finora occulte. Prima di ragionarvi sù, sarà bene che li passiamo brevemente in rassegna, li confrontiamo fra loro e li classifichiamo. Io credo che si possano distinguere in quattro specie o gradi:

1º Un principio di magia c’è già nella scrittura automatica. Essa rassomiglia già ad un’operazione magica, in quanto ha del misterioso anche fisicamente, perchè suppone un moto intelligente eppure involontario. Ma, sebbene sia ammessa da molti, per la relativa frequenza di medii scriventi, e sebbene la sua realtà non si fondi soltanto sulla sincerità del medio, e diventi probabile quando il medio scrive con rapidità fulminea e cambia scrittura per ogni spirito che si presenta, o scrive da destra a sinistra, o scrive discorrendo, o scrive con ambe le mani, e diventi certa quando il medio è un bambino di due anni, tuttavia essa non può acquistare importanza che pel contenuto intellettuale della comunicazione. La sua importanza fisica è quasi nulla, perchè lo scrivere è una cosa che anch’io posso fare, se voglio.

2º Più misteriosa è la scrittura di una planchette o di un cestino o di un violino o di altro utensile qualunque, purchè armato di una matita, sul quale il medio non fa che appoggiare una mano; e la comunicazione data coi picchj alfabetici di un tavolino, sul quale il medio appoggia le mani senza tirare nè spingere. Che negli esperimenti medianici un tavolino si muova mentre nessuno crede di moverlo, nessuno lo nega; ma che nessuno lo muova realmente, pochi lo credono, appunto perchè qui il fenomeno fisico sarebbe più strano, consistendo nel produrre movimento col solo contatto. Tuttavia, sebbene la realtà del fatto sia stata ben constatata, la sua efficacia dimostrativa non è ancora grande; infatti, muovere un tavolo è ancora una cosa di cui so che posso farla, se voglio.., e se mi permettono di adoperare le mani.

3º Più misteriosa è la pneumatografia, o scrittura diretta, cioè senza mani del medio, per esempio ottenuta con un pezzetto di gesso chiuso fra due lavagne, sulle quali il medio appoggia una mano, quindi senza toccare il gesso, quale si ottiene dai medj come Slade ed Eglinton. Simile è la comunicazione mediante picchj nei mobili, nelle pareti, nei vetri delle finestre. Qui metteremo anche il trasporto di utensili e di mobili da una parte all’altra di una stanza; e sopratutto il trasporto, rarissimo, a grandi distanze. Vi aggiungeremo il produrre rumori che imitano perfettamente il batter delle mani fra loro e il pestar dei piedi per terra, mentre il medio è tenuto fermo.

Qui l’aspetto fisico del fenomeno può già dirsi maraviglioso, perchè questo consisterebbe nell’agire meccanicamente a distanza del medio, e, si noti bene, nello stesso modo in cui lo farebbe un organismo umano. Queste sono cose ch’io saprei ancora fare, ma solo se volessi, e se mi permettessero di adoperare le mani... e anche le gambe.

Appunto perchè questi fenomeni sono maravigliosi, non voglio che il lettore creda ch’io parlo solo per aver sentito dire. Non ho avuto prove di scrittura diretta. Ma batter le mani per aria, e stropicciare e pestar dei piedi come potrei farlo io, l’ho udito mentre il medio lo tenevo io. Quanto ai trasporti di oggetti, i trasporti da grandi distanze sono i soli cui non ho assistito, e pei quali devo rimandare all’Aksákow, II, 551-564. Ma trasporti di oggetti (nell’oscurità) da una parte all’altra della stanza ne ho verificati fin che ne ho voluto; John King (lo spirito chiamato dall’Eusapia Palladino), ci ha portato sul tavolo un piatto di farina, una sedia, un grosso catino pieno d’acqua, un mandolino, più volte il candeliere; ha portato intorno un tamburello picchiandovi su, e porgendocelo, anche un pò ruvidamente, senza lasciarlo andare, perchè ci picchiassimo su noi, mentre egli lo teneva; ha portato al soffitto e agitato rapidamente un ventaglio. Nella penombra, essendo soli mio fratello, io, ed il medio, di cui tenevamo le mani, in una stanza mia nella quale il medio non era mai stato - in queste condizioni mio fratello, che era contro luce (più esattamente contro la poca luce che veniva da una finestra), potè vedere il mio ombrello traversar la stanza, ed io me lo sono sentito deporre sulla testa. In altra seduta, a Milano, con amici sicuri che tenevano il medio, in una camera nostra e colla luce, e dietro nostra domanda, vedemmo una sedia staccarsi dalla parete, avvicinarsi al medio, e più tardi tornarsene ad appoggiarsi alla parete. Del resto oramai tutti sanno in Italia che il Lombroso, e con lui quattro insigni alienisti, videro coi lumi accesi, un grosso mobile che stava a due metri circa di distanza, muoversi lentamente verso di loro, come fosse spinto da qualcheduno1. E coll’Eusapia Palladino cento altri prima di loro hanno veduto molto di più, i quali non l’hanno detto o non furono creduti. E mille altri hanno veduto di più con altri medii in America e in Inghilterra. Ma per saperlo bisogna che il lettore legga i libri spiritici. Che se non si fida neppure della loro testimonianza (del che non avrei diretto di fargli colpa, perchè non mi fidavo neppur io), faccia come me, vada a Napoli, sperimenti sette od otto volte colla Palladino, da solo a sola, o coll’aiuto di un fratello, o con quello di due o tre persone di cui possa fidarsi, e si convincerà. E se anche dopo aver veduto non vorrà credere ed attribuirà tutto ad impostura del medio ed allucinazione degli altri, non mi farà stupire, perchè non sarebbe certamente il primo; ma non vada avanti a leggermi. Del resto credo che un lettore simile non mi avrebbe seguito fin qui.

4º I fatti poi, che possiamo raccogliere in una quarta classe, sono di molte specie. Ma non citeremo che i più importanti e più ben constatati, cioè: 1°, la levitazione, cioè il trasporto del corpo del medio stesso, il sollevarsi del medio per aria, anche fino al soffitto; 2°, i fenomeni meccanici specialmente osservati dallo Zöllner, come i nodi fatti in una cordicella senza che i capi s’incontrino, e gli anelli di legno fatti passare attorno a cilindri di un diametro maggiore del loro; 3°, i fenomeni chimici specialmente osservati dal Crookes, come l’invulnerabilità contro il fuoco e la produzione, non solo di lucciole o fiammelle, ma di globi solidi luminosi; 4º, finalmente i così detti apporti; intendo per apporto non l’arrivo di un oggetto da gran distanza senza veicolo visibile, ma la comparsa in un ambiente chiuso di un oggetto materiale che prima non c’era, sia poi portato dall’esterno o fabbricato con sostanze invisibili, sia permanente e conservabile o evanescente; per esempio l’arrivo di fiori in una camera chiusa, dove non ce ne sono. E con questi va naturalmente il fenomeno parallelo e contrario della scomparsa di oggetti da un luogo chiuso, per esempio la scomparsa di un tavolino in presenza di Zöllner.

E prima di procedere a definire i fatti di questa classe, avverto che, per quanto relativamente rari, sono indubitabili. Quelli che racconta Zöllner, attestano di averli veduti anche Weber, Fechner e Scheibner, quattro nomi che basterebbero a dar fama ad un Università. Quelli che racconta Crookes, sono confermati da Varley, Cox e Huggins. Quanto alla levitazione, è cosa antica; Home sollevato fino al soffitto l’avran visto a Londra più di cento persone. Conosco anche un medio di Milano che fu sollevato per aria; è persona onesta quanto me e il mio lettore; posso farne privatamente il nome; e il suo racconto mi aveva tutto l’accento della verità, anche in questo dettaglio, che non gli era parso di alzarsi per aria, ma che la terra gli sfuggisse di sotto; e questa è precisamente la sensazione di quelli che salgono in pallone. Gli apporti o la formazione di fiori od altri oggetti corporei sono fra i più raccontati; vedete l’Aksàkow, I, 115-142.

Ed aggiungo che anche alcuni fatti di questa classe li ho potuti constatar io; due specialmente: Nell’oscurità una mano fluidica provò ripetutamente a mettermi un anello in dito, fin che potè entrarvi il dito mignolo; poi lo pose in dito ad un magistrato che stava davanti a me; poi lo lasciò cadere due volte sul tavolo, in modo che dal suono si riconoscesse. Non voglio spender qui un altro capitolo per dimostrare, coi dettagli del fatto, che non poteva esser impostura. Dico che per circa cinque minuti quell’anello fu per noi reale e solidissimo metallo; ma presto disparve, smentendo, almeno apparentemente, la legge della conservazione della materia: ex nihilo nihil fieri, in nihilum nil posse reverti. Il lettore creda pure che sia stata un’allucinazione di più sensi e di più persone2. Ma non fu allucinazione questa: ero solo col medio in stanza mia, col lume acceso; presi un quinterno di carta e lo tenni sempre sotto i miei occhi e sotto la mia mano sinistra; il medio mi pose nella mano, destra la mia matita, ma capovolta, colla gomma in giù e la punta in su; poi, prendendomi la mano, e tracciando con quella una croce, disse: «John, se quello spirito era bono, te mi fai qui una croce?» Apersi il quinterno e constatai che, precisamente secondo la traccia del medio, e precisamente secondo lo spessore e il colore della mia matita, era tracciata una croce in mezzo al quaderno, attraverso a cinque fogli. E quella non fu allucinazione, perchè quel foglio colla croce l’ho ancora, qui, nel cassetto del mio scrittoio3.

Ora, nei fatti di questa quarta classe è misterioso tutto. Misteriosa la levitazione; perchè un organismo si sollevi dal suolo e stia per aria (come talvolta ci accade in sogno), bisogna, per quanto ne so io, che abbia le ali o un pallone; o che diventi più leggero dell’aria, come l’idrogeno con cui si gonfiano i palloni; o che l’aria diventi più pesante di lui, sicchè egli galleggi o nuoti; se no bisogna che sia sollevato da qualcuno. Pure questo fenomeno, inesplicabile per me, potrebbe non esserlo per la fisica. Dove non si capisce più niente, è, per esempio, qui: Per far comparire un fiore in una camera dove non ce ne sono, bisogna far una di queste due cose: o fabbricarlo lì per lì con materia invisibile, (operazione che chiamano, con nome poco adatto, materializzazione), o portarlo dal di fuori. Ma, se la camera è chiusa, per portarlo dal di fuori senza aprir la porta o le finestre, bisogna farlo passare attraverso al legno, o al vetro, o ai mattoni; e perciò bisogna che succeda una di queste tre cose: o che passi attraverso ai vetri senza disfarsi e e senza rompersi, cioè che i suoi atomi passino per gli spazi interatomici dei vetri, senza perdere la loro posizione e la loro coesione, e senza distruggere quella degli atomi dei vetri; oppure che sia decomposto in materia imponderabile (operazione che chiamano, poco felicemente, dematerializzazione), prima di passar le pareti, e ricomposto dopo; oppure, per apparire e scomparire senza passar per le pareti, bisognerebbe che passasse in una quarta dimensione dello spazio e poi tornasse ad uscirne. Per esseri che vivessero in uno spazio di due sole dimensioni, (come le figure fotografiche sembrano muoversi, mantenendosi sempre su un piano, nell’elettrotachiscopio), noi potremmo far scomparire un fiore, che fosse dipinto dentro un circolo, e poi farlo ricomparire fuori di quel circolo, perchè potremmo alzarlo per aria e farlo, scomparire in una terza dimensione, nell’altezza o profondità (che quegli esseri fotografici non potrebbero neppure immaginarsi). Così, se esistesse uno spazio di quattro dimensioni, si potrebbe fare per noi questo e parecchi altri miracoli, come la geometria dimostra, perchè la stanza, che ci sembra chiusa, in realtà sarebbe aperta; il lettore ne troverà la dimostrazione nelle dissertazioni scientifiche dello Zöllner, che era, come tutti sanno, matematico ed astronomo insigne.

C’è dunque una classe di fenomeni dei quali so bene che io non potrei produrli nemmeno se volessi, nemmeno se mi permettessero di adoperare le braccia e le gambe, nemmeno se mi dessero tutti gli strumenti e i capitali possibili; e so che se mettessero ai miei ordini tutti i matematici, fisici e naturalisti, neppur essi ci riuscirebbero; lo so, perchè i più fra essi sostengono appunto che questi fatti non sono reali, perchè non sono possibili; salvo a sostenere, quando sono costretti ad ammetterne la realtà, che sono possibili per il medio.

Ora che abbiamo definiti e classificati i fatti, parliamo della loro causa, cioè delle loro condizioni. Prima di queste condizioni è che ci sia un medio. Ma il medio non basta. Infatti:

1º Queste operazioni magiche non dovrebbero esser giudicate impossibili neppure dai profani, perchè nessuno conosce i limiti delle possibilità della natura. E noi, che abbiamo sperimentato, non dobbiamo dire che sono impossibili, perche abbiamo veduto che sono reali. Ma il fatto è che pel senso comune, pel senso della maggioranza e volgare e scientifica, sono impossibili. Il fatto è che pel senso comune, pel senso della maggioranza e volgare e scientifica, sono impossibili. Il fatto è che per Lombroso, che oggi le crede perfino spiegabili col solo soccorso della neuropatologia, ieri erano impossibili. Il fatto è che in tutto il medio evo si son credute possibili, ma soltanto per il diavolo; e i medii si bruciavano col nome di streghe. Il fatto è che cento Tyndall e cento Edison non sono capaci di farle. Ciò basterebbe, mi pare, quando i pregiudizi non si opponessero, perchè, se l’Eusapia stessa assicurasse che le fa lei, le dicessimo: «Tu sei pazza; dì a Lombroso che ti curi».

2º Tuttavia questa ragione non è perentoria. Si potrebbe rispondere: sono cose che nessuno può fare, salvo i medii, che le fanno. Ma, io replico che, per fare queste cose, bisogna sapere come si fa. E invece l’arte di fare queste cose, cioè la magia, è una scienza occulta; ma tanto occulta, che nessuno la conosce. Egli è vero che il Sâr Péladan ha scritto ultimamente un libro intitolato: Comment on devient mage, e che il Lermina ha scritto una Magie pratique, la quale fa riscontro alla Magie dévoilée del Du Potet; e che il Papus sta pubblicando un trattato metodico di magia in tre grossi volumi. Ma io crederò che ci sia dentro qualche cosa, quando vedrò che Péladan e Papus siano diventati maghi; come credo all'Elettrotecnica del mio collega Volta, perchè vedo la luce elettrica in Piazza del Duomo. Fin là crederò che ci sia dentro soltanto del magnetismo e dello spiritismo. Ma mettiamo che questa scienza occulta ci sia. Vorremo noi credere che questa scienza, che non si trova nemmeno in Cornelio Agrippa, Van Helmont, Cardano e Paracelso, la possieda l’Eusapia, la quale non sa nemmeno leggere e scrivere? Insomma, queste operazioni, non impossibili per sè, sono però impossibili pel medio, perchè richiedono una scienza che non c’è, e che in ogni caso il medio non ha.

4° Ma l’Eusapia non dice che è lei che le fa. Anzi, non solo non sa come si fanno, ma non sente di farle; anzi sente di non farle. Non solo non ne ha la scienza, ma nemmeno la coscienza. E, che è più, i fenomeni non dipendono nemmeno dalla sua volontà; perchè, sebbene talvolta accada ciò che essa desidera e domanda, spesso anche non accade, e spesso accadono cose cui essa non aveva pensato; e spesso ancora cose contrarie alla sua volontà; per es. non le piace che John l’addormenti per parlare colla sua bocca, perchè qualche volta, mentre era addormentata, l’hanno punta, e possono frugarla; eppure l’ho vista due volte in quello stato. E una volta a Milano l’agente occulto prese la corda, colla quale poco prima gli astanti, sebbene pochissimi e amici, si erano legati per maggior sicurezza, e legò l’Eusapia pel collo al braccio del vicino, stringendo forte e obbligandola a chiedere aiuto e mercé. E una volta a Napoli4, essendosi l’Eusapia permesso un’osservazione poco rispettosa verso John, questi le lasciò andare uno schiaffo, pel quale essa gridò, e di cui si udì il rumore e poi si vide la traccia.

Mi pare che ciò dovrebbe bastare, non solo al senso comune, ma anche al buon senso (che in fin dei conti è suo figlio, sebbene, appunto per ciò, in progresso sul padre), come prova che non tutti i fattori dell’operazione magica sono nel medio. Un apporto è una cosa maravigliosa; ma se il medio, senza averne la scienza, nè la coscienza, nè la volontà, lo producesse da solo, sarebbe una seconda e maggiore meraviglia.

4° Ma poi c’è questo: che la volontà sola del medio non ottiene alcuna di queste cose. Anche l’Eusapia, se vuole una sedia, bisogna che se la pigli. Il medio dice di non ottener queste cose che chiamando in aiuto una spirito. Ed anche noi, credenti o no, non possiamo ottenerle che seguendo l’esempio del medio, e parlando alla spirito come se ci fosse. Prima condizione dell’operazione magica è la presenza di un medio: ma un’altra condizione costante, di cui bisogna tener conto nell’interpretazione dei fatti, è l’invocazione di uno spirito.

5° Poi c’è quest’altro: questi fatti, che non dipendono dalla volontà del medio, dipendono però manifestamente da una volontà intelligente. Intelligente, perchè spesso fa ciò che domandiamo, il che prova che ha capito la domanda; così in una stessa sera ci ha portato, a richiesta, una sedia, un ventaglio, ed un catino pieno d’acqua. Intelligente, perchè fa delle cose che sono evidentemente mezzi per raggiungere certi fini; così una sera avevamo domandato a John che ci portasse una sedia sul tavolo; ma alla luce non potè che trascinarla dalla parete fino al tavolo; coi soliti picchj domandò l’oscurità; ma per avere l’oscurità completa si dovette andare in un’altra stanza; questa era piccola, sicchè tutte le sedie furono occupate; ecco che uno degli astanti, mio collega ed amico, il quale si era legato insieme ad altri tre ed al medio, si sente spingere per le spalle sul tavolo; non capisce, e si rimette a sedere; poi si tenta di levargli di sotto la sedia; ma egli non capisce, e ripiglia e tien ferma la sedia colle gambe; allora lo pigliano sotto le ascelle, lo fanno alzare, e, appena egli è in piedi, la sedia è sul tavolo. Si noti bene che dietro a lui non c’era posto per un uomo, che il suo vicino di destra era legato con lui, e il suo vicino di sinistra lo tenevo io per mano. Questa era dunque una volontà che aveva un fine, e che pure non era la nostra5.

E con queste volontà intelligenti, che non sono noi, si trova modo di comunicare; e si domanda loro chi sono; e rispondono di essere anime di defunti. Quella che Eusapia evoca, dice che era un personaggio storico, di cui non vuol fare il nome; si fa chiamare col pseudonimo di John King. Interrogato perchè fa queste cose, risponde che è una missione scelta da lui, per espiazione, quella di adoperarsi a persuaderci che c’è un’altra vita. E tutte queste intelligenze dicono di appartenere ad un altro mondo. E interrogate come fanno, hanno risposto generalmente che esse non possono agire direttamente sul nostro mondo corporeo; ma che lo spirito, sia il loro che quelle dei viventi, è rivestito di una specie di corpo fluidico (che gli spiritisti chiamano perispirito), di una materia incorporea, la quale serve d’intermediario fra lo spirito e il corpo; che confondendo il loro perispirito con quello di certi viventi che noi chiamiamo medii, e coi quali i loro fluidi possono combinarsi, possono adoperare l’energia dei viventi, che esse non hanno, in un modo che i viventi non sanno. Saranno fole; ma queste fole sono circostanze che fanno sempre parte del fatto; sono costantemente concomitanti dell’operazione magica.

6° Poi c’è quest’altro: che fenomeni analoghi a questi fenomeni medianici sono soltanto quelli attribuiti ai santi, alle streghe, ai fakiri; per esempio la levitazione, che a tutti questi si attribuisce. Ma questi non possono servire a spiegare per analogia i fenomeni medianici, perchè precisemente sono anch’essi medianici. Voglio dire che santi, streghe, fakiri, e simili, senza essere medii spiritici della scuola di Allan Kardec, i quali attribuiscono tutto alle anime dei defunti, sono però medii in quanto non hanno mai detto nè dicono di produr questi fenomeni con arte alcuna o colla sola volontà loro, ma coll’assistenza di spiriti, siano poi di defunti o di non nati, di uomini o di esseri sovrumani. I santi attribuivano i loro miracoli all’assistenza degli angeli ed alla grazia divina, le streghe ai demoni a cui avevano venduto l’anima; si dice che i fakiri li attribuiscano a spiriti elementali, a larve, lemuri, e folletti; ma il fakiro, che aveva fatto vedere a Jacolliot, console di Francia nelle Indie, a seminare una pianta (di cui Jacolliot stesso aveva scelto il seme), e a farla crescere in una mezz’ora, pregato di comunicare il suo segreto, rispondeva: «noi recitiamo i mantras, e i pitris fanno il miracolo, se vogliono»; ora i mantras sono versetti, e i pitris sono i padri, i mani dei Latini, i δαίμονες. Se S. Paolo vinse, facendolo cadere, Simon Mago, che si era appunto alzato per aria, si è che Simon Mago non era aiutato che dallo spirito di un fanciullo, mentre S. Paolo era assistito da Dio. S’intende bene che non garantisco la leggenda. Voglio dire che non vi sono fatti umani noti, nè normali nè anormali, coi quali si possano spiegare le operazioni magiche dei medii, perchè tutte le volte che se ne produssero di analoghi erano attribuiti all’influenza di esseri soprannaturali, e per ciò stesso divenivano medianici. E rammento ancora che l’opinione della maggioranza degli uomini è d’accordo coi medii; perchè, se il senso comune dice questi fatti impossibili, si è che li giudica soprannaturali; e li giudica sopranaturali appunto perchè li crede sovrumani. E se gli spiritisti li dicono sovrumani, ma non soprannaturali, si è che per loro nella natura ci sono anche gli spiriti. Egli è vero che ora fanno eccezione quelli che, costretti dall’evidenza ad ammetter che sono reali, e quindi che non sono sopranaturali, non vogliono più ammettere che siano sovrumani.

Ora, mi pare che fra questi tre partiti il più ragionevole sia quello degli spiritisti. Infatti:

1º È vero che finora questi fatti sono inesplicabili per la ragione; ma ciò non toglie che per l’esperienza siano fatti;

2° È vero che un fatto fisico inesplicabile prova soltanto una causa occulta; ma quando non riesce se non si domanda, debbo dire che la causa è un essere intelligente;

3º È vero che il medio è un essere intelligente; e che la sua dichiarazione che non li fa lui, e l’asserzione di un altro essere che dichiara di farli, possono essere false. Ma quando quest’altro mi dice: per provarvi che non sono il medio, io farò ciò che può fare un uomo, come scrivere o suonar il mandolino, ma a due metri di distanza dal medio, - e lo fa, - mi sembra che egli mi dia un prova convincente;

4º Quando poi aggiunge: per provarvi ch’io non sono un uomo come voi, farò una cosa che, nonchè il medio, ma voi tutti insieme non potrete, nonchè fare, neppure comprendere (come far passare un fiore attraverso al tavolo davanti al Crookes, o tracciare una croce attraverso a cinque fogli di carta, tenendo la matita colla punta in su), - e lo fa, - non so perchè non ammetterei che è un essere intelligente diverso da noi;

5º È vero che con tutto ciò, se non mi aggiunge una prova d’identità (che studieremo nel capitolo seguente), io non posso verificare se sia John King o se sia il diavolo; ma in ogni caso, siccome non lo vedo, credo di poter credere che è uno spirito.

Insomma, io credo che l’ostinarmi adesso a negare che vi siano degli spiriti, sarebbe un errore simile a quello che commettevo negando la possibilità dei fatti; e che, dopo tutto, la soluzione più naturale sia proprio di ammettere l’esistenza di ciò che a torto chiamano sopranaturale.

Poi quest’ipotesi, già probabile per sè, diventa quasi necessaria, perchè per ora non si può farne una migliore, e nemmeno eguale. Infatti di qui non si esce: la volontà che manifestamente contribuisce alle operazioni magiche, è o non è dentro di noi. Ma nè noi nè il medio, le comandiamo, o sentiamo di farle, o sapremmo farle. Se non siamo noi che le facciamo, nè il medio, chi mai sarà?

Si risponde che sarà la volontà incosciente del medio.

Ma non basta asserirlo. Bisogna dimostrarlo.

Spero non vorrete dimostrarlo con questa sola ragione che «deve esser lui, perchè spiriti non ce ne possono essere». Perchè sarei desolato di aver fatto tanta fatica inutile nei capitoli terzo e quindicesimo.

Più scusabile sarebbe l’asserzione che è lui. Dico scusabile, perchè questo sospetto è prodotto naturalmente in tutti dalla necessità del medio. L’esperienza ci mostra che il medio è necessario; inoltre vediamo che questi fenomeni diventano più difficili e meno intensi man mano: che ci allontaniamo dal medio; che il medio si stanca in proporzione dell’intensità dei fenomeni; che anche le intelligenze occulte dicono di aver bisogno dei medii, e di non poterli produrre tutti cogli stessi medii. Sembra che alcuni di essi succedano senza medio nelle case in cui ci si sente; si odono colpi nei muri, si lanciano oggetti contro le pareti, ecc.; ma allora c’è, fra chi assiste a questi fenomeni, qualcuno che è medio senza saperlo, e che, come ho detto in altro capitolo, si può facilmente scoprire. Tutto questo spiega (sebbene non giustifichi) perchè il Cox (che pure fu testimone dei fenomeni ottenuti dal Crookes), l’Hartmann e altri attribuiscano ad una forza psichica del medio anche le operazioni magiche. Ma tutte le ragioni che ho detto testè provano che il medio è una condizione, non che sia la causa; che è necessario, non che sia sufficiente; che lo spirito non può far nulla senza di lui, non che egli possa far qualche cosa senza lo spirito; che egli ha l’energia fisica, non che sia lui che l’adopera; insomma che vi partecipa, vi contribuisce, non che li fa. Egli è vero che lo spirito agisce per mezzo del medio; ma non vuol dire che il medio abbia i mezzi per far da sè; possono essere come il cieco e lo zoppo; il cieco cammina per mezzo dello zoppo, eppure lo zoppo non può camminar solo.

Sarebbe già molto che provaste che può essere l’incosciente del medio. Ma badate che per questo non basta il dire che l’incosciente c’è. Non dovete addurre, o sottintendere, come molti fanno, l’Hartmann fra gli altri, questa cattiva ragione: «Ciò che uno spirito può fare, il medio può farlo (tanto più se ha uno spirito anche lui)». Cosa può fare un uomo lo sappiamo; cosa può fare uno spirito disincarnato, non lo sappiamo. Se non sapete se esistano gli spiriti, tanto meno sapete cosa potrebbero fare. Anzi, se è lecito supporre qualche cosa, è piuttosto questo: che, se gli spiriti ci sono, probabilmente non potranno fare tutto quello che facciamo noi, ma molto probabilmente potranno fare delle cose che non possiamo far noi. È egli lecito dire ciò che un chimico fa, anche un ciabattino potrà farlo? Eppure la ragione dell’Hartmann non val più di questa. Questa ragione l’aveva già espressa, in termini più accettabili, il Pomponazzi nel De Incantationibus, a proposito delle guarigioni mediante incantesimi, (che ora diremmo medianità sanatoria): «Io non vedo perchè un uomo non può fare tutto quello che fa un demone». A me pare di vederne una, ed è che un uomo non è un demone.

Anzi: dello spirito, se c’è, non possiamo dire che non possa fare delle operazioni magiche; mentre dell’incosciente del medio possiamo dirlo. Non è vero che un apporto sia inesplicabile tanto nell’ipotesi di uno spirito, quanto nell’ipotesi dell’incosciente; perché nello spirito possiamo supporre delle facoltà, che nell’incosciente sappiamo che non ci sono. Come possa produrre questi fenomeni lo spirito, non possiamo spiegarlo completamente, appunto perchè non siamo spiriti, ma possiamo spiegarlo un poco; mentre coll’incosciente non si spiega nulla.

Di uno spirito io posso supporre che, appunto perchè non incontra alcuna resistenza nello spazio, perchè passa attraverso alla materia come attraverso il vuoto, non possa agire direttamente sulla materia, e perciò abbia bisogno di una forza fisica che attinge all’organismo del medio col cui spirito si confonde; ma che viceversa conosca lo spazio meglio di noi e perciò possa trasportar un corpo in una quarta dimensione; e conosca la costituzione della materia che i nostri chimici più illustri confessano di non conoscere ancora (sebbene la conoscano meglio di Empedocle e di Anassagora), e perciò, come essi decompongono dei corpi che per Empedocle ed Anassagora erano semplici, e cominciano perfino a comporre delle sostanze organiche come l’alcool, così uno spirito sia capace di sintesi e di analisi (materializzazioni e smaterializzazioni) che i nostri chimici non possono ancora fare; e così possa spingere la chimica organica sino a farmi un fiore. Queste ed altre simili ipotesi posso farle per uno spirito; ma non posso farle per un medio che so molto più ignorante di me.

E se non posso farle per il medio, tanto meno posso farle per l’incosciente del medio, che dev’essere molto più ignorante di lui. All’incosciente, ossia ad un’intelligenza di cui il medio non ha coscienza, e che per giunta non ha coscienza di sè (altrimenti nel medio vi sarebbero due coscienze), io potrò attribuire alcune delle cose più facili che ho imparato a fare coscientemente, come rimuovere una sedia, parlare in sogno, scrivere una frase; ma non posso supporre che sia capace di fare dei fiori freschi; che faccia delle cose che richiedono, a farle apposta, una scienza, che tutte le nostre università riunite non posseggono, la cognizione di una matematica, fisica, chimica e biologia trascendentale.

So bene che l’Hartmann, di cui ho letto ed ammirato anch’io la Filosofia dell’Incosciente, sostiene invece che l’incosciente è sapientissimo. Ora io non voglio entrare nella metafisica; ammetterò che, se per far delle rose bisogna essere sapienti, anche un rosaio, sebbene incosciente, sarà sapientissimo. Ma non per questo ammetterò che può far delle rose anche l’incosciente del medio, o che il rosaio può farle bene come gli spiriti. Infatti il rosaio, appunto perchè, sapiente o no, è un vero incosciente, differisce dall’intelligenza occulta per due piccoli caratteri: il primo è che non fa rose quando ne domandate, ma soltanto quando vuol lui; il secondo è che fa soltanto delle rose, e sarebbe inutile che vi metteste in ginocchio e lo pregaste, cantando in coro, di farvi un tulipano.

Invece l’intelligenza occulta promette spesso ciò che si domanda, spesso lo tenta, qualche volta vi riesce; e se non vi riesce tenta perfino qualche volta di dirvi il perchè, come potete sincerarvene leggendo certe risposte date a Crookes e a Zöllner. Non si può agir a volontà che con un’intelligenza cosciente.

So bene ancora che da Cartesio in poi si dice che noi moviamo bene le braccia quando vogliamo e senza saper come. Ma non si può arguirne che l’incosciente può far miracoli anche a volontà senza saper come. La frase di Cartesio è vera fino a un certo punto; è vero che non so come faccio a muover il braccio destro piuttosto che il sinistro, ma solo in questo senso che non posso spiegare come faccio; ma non vuol dire che io non lo sento. Io non posso insegnarlo a un altro; ma non lo ignoro come il bambino in cuna che comincia ad imparar a muovere il braccio destro piuttosto che il sinistro. Un essere assolutamente incosciente può muover le braccia, ma non può muoverle come vuole.

Insomma noi sappiamo che una macchina, un rosaio, o uno dei nostri intestini, che non ha volontà, può far dei miracoli, anche incomprensibili per noi, senza sentirlo lui. Ma per fare una cosa a volontà, come muover un braccio, bisogna almeno sentirlo. E per fare a volontà una cosa che gli altri non sanno fare, come un libro, o un paio di scarpe, od un bastimento, bisogna sapere come si fa. Ora le operazioni magiche dipendono da una volontà; mi par dunque contrario a tutta la nostra esperienza il dire: se sono cose che nessuno di noi sa capire come si facciano, potrà farle uno che non sa e non sente nulla. E mi par più conforme all’esperienza, e per ciò più naturale, il dire: deve farle qualcuno che sa delle cose che noi non sappiamo.

Ma questa mia pregiudiziale può parer dettata da un pregiudizio, da opposizione sistematica. Sia per non fatta. Quindi, tornando indietro, ripeto che per spiegare i fenomeni fisici dello spiritismo, e spiegare in modo da far capire, non basta dire che l’incosciente c’è, e perciò attribuirli a lui, ossia fare un’ipotesi gratuita; bisogna provare che può produrli, e per ciò che ne produce di analoghi a tutte le quattro classi che abbiamo distinte.

Per la prima classe, abbiamo già detto che un gesto può essere involontario, ma non può esserlo la scrittura automatica di una comunicazione di più pagine; che perciò bisognerebbe attribuirla ad una volontà incosciente. Ma della difficoltà di quest’ipotesi ho già ragionato nel capitolo decimonono; perciò non vi tornerò su, tanto più che con questa sola ipotesi non si spiegano i fatti delle altre classi.

Della spiegazione dei fenomeni della seconda classe non parlo che per non lasciar una lacuna. Si sa che il Faraday, il Chevreul, più recentemente il Carpenter, hanno creduto di spiegar i fenomeni fisici dello spiritismo come illusioni muscolari degli spiritisti; il tavolino gira perchè gli astanti, apponendovi le mani col desiderio e la speranza che giri, lo fanno girare senza accorgersene; è l'attenzione aspettante che genera dei moti incoscienti. Per questi, senza che il lettore sia obbligato a leggere i due volumi del conte Agenore di Gasparin sulle Tables tournantes, e poi le due dissertazioni del Thury sul medesimo argomento, si potrà fargli osservare in breve:

1° che nella sua propria esperienza non gli sarà mai accaduto di osservare dei moti incoscienti così forti, bensì tutt’al più gli sarà capitato di far girare fra le dita un lapis o una sigaretta senza accorgersene;

2° che questi moti incoscienti restano per loro natura ipotetici, perchè alla nostra asserzione che noi sentiamo di non farli si può risponder solo dicendo che forse è vero solo che non sentiamo di farli;

3° si può verificare che tenendo le mani sul tavolo, non si può, anche volendo, col solo stropicciar delle dita, metterlo in moto. E quando è mosso non si può farlo girare. - Ma, dicono, gira perchè noi gli si tien dietro. - Ma allora, dico io, è segno che egli va avanti;

4º Il Crookes ha inventato strumenti i quali permettevano al medio Home il contatto cogli oggetti da moversi, ma impedivano ogni pressione od altra azione muscolare cosciente o incosciente. Se ne troverà la descrizione e il disegno nel suo libro. E il movimento si produceva egualmente6;

5º i moti incoscienti prodotti da attenzione aspettante spiegheranno forse ancora come il tavolo picchj per dir sì o no; ma non come un tavolo detti coi picchj dei periodi interi, o, per esempio, la sestina manzoniana che ho citato in altro capitolo; per questo i moti dovrebbero esser diretti da una volontà intelligente, sia poi quella di un medio impostore, sia quella d’un suo emisfero cerebrale che compone versi dormendo;

6° i moti incoscienti spiegheranno il tavolo che gira e che picchia, ma non come, tenendo le mani sul tavolo, egli si alzi. Per questo bisognerebbe che il tavolo fosse di gomma elastica.

7° Dato e non concesso, che i moti incoscienti spieghino tutti i movimenti della seconda classe, cioè che quelli che sembrano moti per solo contatto siano invece moti per pressione o trazione incosciente, restano a spiegare i fenomeni della terza classe, cioè l'azione meccanica a distanza del medio, e, si noti bene, eguale a quella che eserciterebbe un organismo umano; resta a spiegare non solo la passeggiata di una sedia, ma il suono di un istrumento o la scrittura diretta.

Per questa terza classe bisogna ricorrere all’ipotesi della forza psichica. Ma siccome credo che l’appagarsi di un nome nuovo sia da scolastico e non da positivista, domando cosa s’intende per forza psichica. Non pretendo, badate, di sapere cosa sia la forza psichica; ma cosa intendete per forza psichica. Niuno mi sa dire cosa sia in sè stessa la forza di gravitazione (o di attrazione, che fa lo stesso); ma non deve parlarne chi non sa dirmi che per forza di gravitazione intende quella forza per la quale i corpi, abbandonati a se stessi, cadono l’un verso l’altro (o si attraggono l’un l’altro) in ragione diretta della massa e in ragione inversa del quadrato delle distanze.

Il Crookes, che ho citato nell’undecimo capitolo, e il Cox ch’egli ha seguito, intendono per forza psichica soltanto ciò che gli, spiritisti chiamano medianità, lasciando poi in dubbio se, od anche negando che la medianità possa venir afferrata e adoperata da un’intelligenza esterna. Comincio a capir qualche cosa, quando mi dicono che forza psichica è la forza del pensiero, che il pensiero può produrre movimento o trasformarsi in movimento. Ma non sono ancora obbligato a capir bene. Che il pensiero avesse una forza o fosse una forza, chi non lo sapeva? Il Fouillée non ha scritto un libro sulle Idee-forze? chi non sa che fu il pensiero ad innalzare il Duomo di Milano, a scavar la Galleria del Gottardo e tagliar l’istmo di Suez? chi non sa che il pensiero di un marinaio può diriger le membra di quel marinaio, e quindi le membra del Duilio? A questa definizione manca qualche cosa.

Si tratta di una forza speciale. Il fatto è che una volontà, della quale l’Eusapia non ha coscienza, fa, ad alcuni metri di distanza dall’Eusapia, ciò che un vivente potrebbe fare colle sue mani. Ma, poichè spiriti non ce ne sono, deve ad ogni modo esser l’Eusapia che fa tutto. Per fortuna l’incosciente c’è, l’étere c’è; la volontà si mette nell’incosciente dell’Eusapia; e invece delle sue mani si adopera l’étere. Mi par dunque di capire che per forza psichica intendano la forza che avrebbe il pensiero incosciente (di certi cervelli eccezionali) di fare a distanza per mezzo dell’étere ciò che solitamente si fa con coscienza e colle mani.

Perchè poi il pensiero (che è movimento molecolare del cervello), invece di trasformarsi, per la via dei nervi, in movimento muscolare, si trasformi in vibrazioni eteree, si deve cercare, secondo Hartmann, Wittig, Jankowski, Lombroso, nelle condizioni patologiche del medio, che è nevropatico, in accesso epilettico, o per lo meno in istato di sonnambulismo. E se poi queste vibrazioni eteree producono precisamente quel movimento che farebbero le mani, egli è, dice il Lombroso, che, come la forza si trasmette, può anche trasformarsi. Insomma la forza psichica potrebbe esserci, perchè nel cervello e nell’etere ci sono le condizioni sufficienti alla sua esistenza.

Ma, se possa esserci, resterà a vedersi. Tanto il cervello come l’etere sono cose che si conoscono poco, L’importante per noi è che la forza psichica ci sia; perchè possiamo attribuire i fenomeni fisici dello spiritismo alla forza psichica, bisogna provare che il pensiero di un vivente produce di fatto (in circostanze eccezionali quanto si vogliano) degli effetti analoghi ai fenomeni medianici, senza la collaborazione di Estella, Katie King, John King, Abila e Owassoo.

Ebbene, che il pensiero di un vivente possa produrre fenomeni analoghi a quelli che abbiamo posti nella terza classe, non so se si possa provare con esempj sufficienti, ma non oserei negarlo. Quali siano i limiti precisi dell’azione del pensiero in genere, e della volontà in ispecie, è difficile a dire. Pare che possa, in certe condizioni, salire per questi gradi:

1º Tutti sanno che nell’uomo la volontà può governar il corso del pensiero, invece di lasciarlo proceder secondo la sola legge dell’associazione delle immagini; noi possiamo studiare. Ossia, fisiologicamente, l’azione inibitoria di qualche centro cerebrale può chiudere la via a certi movimenti, sicchè non siano possibili che certi altri.

2° Tutti sanno che il pensiero, il quale è o produce movimento molecolare del cervello, trasmettendosi pel tramite dei nervi ai muscoli striati, muove le nostre membra. Il passo dal pensiero alla parola ed all’azione è trasformazione di movimento. Perciò tanti, in cui è debole l’azione inibitoria del cervello, non sanno pensare senza parlare e gestire. La forza motrice dell’idea si aumenta e moltiplica allorché l’idea è accompagnata da immagine viva, da credenza, e sopratutto da emozione di desiderio o di paura. L’idea che sarebbe facilissimo cadere da un precipizio, ci fa cadere; vedi i fenomeni di vertigine, bene studiati dal Renouvier e da altri.

3° Ora tutte le forze possono trasformarsi una nell’altra; quindi il pensiero, che produce movimento o si trasforma in movimento, può trasformarsi in un’altra energia fisica, per es. in calore. E poichè i fenomeni vitali sono tutti fenomeni fisico-chimici, il pensiero agisce anche sulla vita vegetativa; per es. l’idea di un buon cibo fa venir l’acquolina in bocca aprendo le glandole salivari; vedi i riflessi psichici studiati dal Bonatelli e dal Richet. E ciò giunge a tal segno, che l’immaginazione produce in noi molte malattie, come il colera, e perfino l’idrofobia; la paura del fuoco può guarirci da una paralisi, la paura d’un’operazione chirurgica guarirci dall’idropisia; un’ordinata e ricca e interessante collezione di questi fatti costituisce il libro del dott. Hack Tuke7.

4° Il pensiero non estende la sua azione solo al di là del sistema muscolare, negli organi della vita vegetativa; ma al di là del nostro organismo. La forma più elementare di questa sua azione è la suggestione mentale; il movimento molecolare del nostro cervello si propaga, trasformato in vibrazioni eteree, le quali, incontrando altri cervelli, riproducono il movimento molecolare e quindi il pensiero primitivo. Egli è così che talvolta ci rubano le nostre idee, e il nostro vicino esprime il nostro concetto prima di noi, E quando il pensiero è accompagnato da passione (e perciò forse cresce l’ampiezza delle vibrazioni), produce in altri cervelli il sentimento desiderato; egli è per questo che

Amore a nullo amato amar perdona.

5° Poi estende la sua azione anche al di là del cervello degli altri. E prima sul loro sistema muscolare; gli esperimenti del Donato, per esempio, hanno ben mostrato l’azione impulsiva o inibitoria che può esercitare il nostro pensiero sul moto degli arti altrui. E poi agisce sul sistema della vita vegetativa, anche qui generando e guarendo malattie. Come l’immagine di Cristo produce le stimmate di Louise Lateau, e come nel paziente del farmacista Focachon basta un francobollo applicato con fede per produrre l’effetto di un vescicante, così in primo luogo le voglie e le paure della madre agiscono sul feto; che è ancora in lei, e quasi parte di lei. Poi la forza magica del pensiero si estende a organismi esterni, ma per contatto, come succedeva nelle guarigioni prodotte colla sola imposizione delle mani da Cristo e dai santi, questa servirebbe già a spiegare la medianità sanatoria dello zuavo Jacob e di tanti perseguitati per stregoneria o per esercizio illegale della medicina; è una specie della vis medicatrix naturœ; la benedizione coll’imposizione delle mani è forse una superstizione della credenza in queste cure. Poi viene l’azione curatrice col soffio. Poi, a maggior distanza, l’influenza del mal occhio. Poi vengono i sortilegi delle streghe per uccidere da lontano; se qualche volta hanno sortito il loro effetto, questo non proveniva certo dalle immagini di cera trafitte collo spillo, ma dalle imprecazioni, o piuttosto dall’odio che le produceva. Imago fortis desiderii è la sola forza che potrebbe aver prodotto una simile telenergia.

6° Fin qui, per quanto siamo andati allargando l’azione del pensiero, si tratta sempre di azione del pensiero sull’organismo nostro od altrui. E, per spiegare i fenomeni fisici dello spiritismo colla forza psichica, bisognerebbe almeno che potesse agire anche sui corpi inorganici, sul legno dei tavoli e delle sedie. Ma ci sarebbero prove anche di questa. La bacchetta magica (baguette divinatoire, Wünschelruthe) si moveva nelle mani di certi individui in modo da indicare dove fosse ciò che essi cercavano, come il pendolo esploratore che si teneva in mano indicava colle sue oscillazioni il numero che si voleva sapere. C’è un caso di questo genere che sembra autentico, ed è quello del contadino Jacques Aymar, che nel 1692 avrebbe rintracciato colla sua bacchetta gli assassini di un oste di Lione. Il fatto era attestato, fra altri, dal decano della facoltà medica di Lione e dal processo verbale del procuratore del Re. I particolari del fatto, che non posso narrar qui, sono tali che non si potrebbero spiegare coi soli moti incoscienti supposti dallo Chevreul; siccome l’Aymar non poteva sapere dove fosse il colpevole, bisognerebbe supporre che questi moti fossero diretti dalla chiaroveggenza del suo incosciente. Ma gli esperimenti fatti più tardi dallo Zeidier (autore del Pantomysterium, Halle, 1700), che aveva questo dono, sembravano provare che il moto della bacchetta non derivava da moti della sua mano. Certo è che i fenomeni parvero sinceri al celebre mineralogista milanese Carlo Amoretti, che vi scrisse su un libro (Della rabdomanzia, Milano, 1808) e volle spiegarli con una elettrometria animale. Certo è che questi fenomeni rabdomantici furono pure constatati da altri. Ora il Bruno Schindler, l’autore di un libro apprezzato dagli occultisti (La vita magica dello spirito, in tedesco, Breslau, 1857), ammette nello spirito una specie di polarità (che oggi diremmo sdoppiamento), come in un Giano con due fronti, una diurna e l’altra notturna (cioè, diremo noi, una cosciente e l’altra incosciente); e ad una forza psichica di quest’ultima attribuisce i fenomeni rabdomantici e la maggior parte di quelli che ora chiamiamo medianici. E per maggiori informazioni su tal proposito si consulti il Kiesewetter (Zur Geschichte der Bewegungsphänomene, sotto il pseudonimo di Haussen, nello Sphinx, II, 2, 115, ss.).

7º Ma anche questi esempj spiegherebbero soltanto come l’incosciente chiaroveggente del medio possa far muovere il tavolino col solo contatto della mano del medio, senza moti incoscienti di questa mano; cioè soltanto i fenomeni fisici della seconda classe. Ma per aver diritto di credere piuttosto alla forza psichica di un emisfero cerebrale dell’Eusapia che a John King, il quale a distanza dall’Eusapia non solo muove i tavoli, ma fa tutto ciò che essa saprebbe fare colle mani e coi piedi, ci vogliono esempj di una forza psichica un pò più forte di quella che fa tremare una bacchetta od oscillare un anello appeso ad un filo. Ebbene, ce ne sono anche di questi; ma, naturalmente, bisogna andarli a cercare fra i casi di telepatia, o piuttosto di telenergia. Tutti hanno sentito parlare di morenti che hanno preso congedo da persone lontane mediante colpi nelle pareti o nei mobili, o spegnendo il lume. Avrò letto almeno tre volte il caso di persone che, col solo desiderio ardente di far ritorno tra persone care, fanno suonare il campanello. Esempj simili di azione fisica a distanza si incontrano nelle storie dei sonnambuli, specialmente della famosa Hauffe, la cosidetta veggente di Prevorst, fatta conoscere dal dottor Kerner. Ci sono perfino esempj di azione motrice a distanza esercitata volontariamente e sperimentalmente; ce ne dà l’Aksákow (p. 595, ss.). Ci sono anche degli esempj di azione fisica più complicata; ma i più sono accompagnati dall’apparizione del fantasma o materializzazione, di cui non vorrei parlare che nel prossimo capitolo. Pure devo citarne almeno uno, che farebbe al caso nostro, perchè sarebbe un caso di pneumatografia o scrittura diretta (cioè senza mani) per opera di un dormente; è il caso raccontato dal Dale Owen (ambasciatore americano a Napoli e autore dei Footfalls on the Boundary of another World, 1860), e che riassumo: Lo scozzese Robert Bruce, di circa 30 anni, nel 1828 era capitano in seconda di un bastimento mercantile, che viaggiava fra Liwerpool e St. John in Nuova Brunswick. Il secondo nella sua cabina, attigua a quella del capitano, stava, verso mezzodì, calcolando la distanza; non contento del risultato, gridò verso il capitano, che egli credeva nella sua cabina: Quale sarebbe la distanza secondo il vostro calcolo? Non udendo risposta, entrò nella cabina del capitano; invece di questo c’era un’altra persona che stava scrivendo; persona che il Bruce non aveva mai veduto, sebbene fossero in mare da sei mesi. Il Bruce corse sul ponte a dirlo al capitano. Ambedue discesero; non c’era più nessuno, ma sulla lavagna del capitano stava scritto: Volgete a nord-ovest. Si confrontarono le scritture di tutti quelli che erano sul bastimento; nessuna rassomigliava. Si perquisì tutto il bastimento; nessuno era nascosto. Il capitano volse a nord-ovest. Dopo alcune ore trovarono un bastimento naufragato, cogli alberi spezzati, l’equipaggio sfinito. Quando questo fu portato a bordo del bastimento di Bruce, questi riconobbe tra gli altri, al volto ed alle spalle colui che avea veduto nella cabina del capitano.

Il capitano gli fece scrivere dall’altra parte della lavagna: Volgete a nord-ovest. Era la stessa scrittura. Il capitano del bastimento naufragato narrò che verso mezzodì quell’uomo era caduto in sonno profondo, e si era svegliato mezz’ora dopo, col presentimento che una nave sarebbe venuta in loro soccorso. E quell’uomo diceva: «È strano, ma tutto ciò che vedo su questo bastimento, non mi riesce nuovo».

Io non dico che il lettore deve credere a queste cose; ciò non importa al mio proposito; dico che deve crederci se non vuol attribuire la scrittura diretta degli esperimenti medianici ad uno spirito dell’altro mondo, ma all’incosciente del medio. So anch’io che un uomo senza preparazione scientifica, e fornito solo di senso comune, non ammetterebbe neppure l’esistenza della forza psichica, e direbbe a Lombroso: Prenda pure un esercito, sia di robusti granatieri, sia di donne soggette al grande isterismo, a sua scelta (purchè fra loro non ci sia un medio che invochi uno spirito); e se, concentrando la loro volontà per un giorno, riusciranno ad arrestare per un minuto la sabbia della clessidra come pretendeva di aver fatto lo Zeidler, o a far deviare di un grado l’ago magnetico, o a trasportare un filibus, a muovere un bruscolo, io crederò che la volontà incosciente di alcuni centri cerebrali dell’Eusapia possa far camminare alla luce un mobile che, Ella dice, «pareva un grosso pachiderma». Io non voglio far causa comune col senso comune, che per natura è sempre soggetto alla neofobia, così bene stigmatizzata dallo stesso Lombroso; io ammetto che, sebbene non si possa dimostrare sperimentalmente, esiste una forza psichica, cioè un’energia fisica a distanza del pensiero, la quale può servire a spiegare una parte dei fenomeni fisici della medianità; ammetto che in certi casi, rari fin che si vuole, il pensiero di un innamorato o di un morente può suonar un campanello, aprir una porta, ed anche scriver una lettera: e che quindi, come si è cercato di spiegare le prove intellettuali dello spiritismo attribuendo all’incosciente del medio quella che chiamano chiaroveggenza, e che io chiamerei telescopia, dei sonnambuli e dei morenti, così attribuendogli anche la telenergia dei morenti e dei sonnambuli, si può tentar di spiegare le prove fisiche, per evitar l’ipotesi poco naturale della comunicazione coi defunti. Ma, concesso questo, faccio osservare quanto segue:

Come i moti involontari non ispiegano che il fenomeno fisico della scrittura automatica, come i moti incoscienti non ispiegherebbero che le comunicazioni tiptologiche, cioè i picchj del tavolino ottenuti apparentemente col solo contatto, così la forza psichica non potrebbe spiegare che i fenomeni fisici della terza classe, per esempio la scrittura diretta. Ma i fenomeni della quarta classe non suppongono soltanto la possibilità di fare a distanza tutto ciò che si può fare da vicino colle mani e coi piedi; suppongono un’intelligenza che possa fare ciò che il medio e tutti gli uomini insieme non possono fare nè colle mani, na coi piedi, nè con alcuna macchina od istromento, e nemmeno capire come si possano fare. L’apporto di un fiore in una camera chiusa è un fenomeno che non può succedere, se non supponendo che il fiore passi attraverso i vetri senza perdere la sua coesione; o che sia decomposto prima in materia invisibile e ricomposto dopo; o che i fiori e i vetri non siano che allucinazioni fabbricate dai giardinieri e dai vetrai; o che la stanza non sia chiusa che pel nostro intelletto limitato, e che il fiore passi in una quarta dimensione dello spazio. Ora fenomeni simili noi non possiamo, nonchè produrli a volontà, nemmeno comprenderli. Quindi, per non attribuirli ad intelligenze fuori di noi, bisogna attribuirli ad una volontà umana, non solo ignorante, ma incosciente. Ma per aver ragione di farlo bisognerebbe provare che la volontà, anche ignorante ed incosciente, può far di queste cose, che una volontà illuminata dalla scienza non può nemmeno comprendere. E per provare che può farle, bisogna mostrare che ne fa naturalmente di analoghe: che produce fenomeni della medesima specie, per quanto piccoli. Ma non ci sono analogie le quali permettano di supporre che la forza psichica potesse trattare il fiore del Crookes o il carbone della mia matita come se non fossero materiali o non fossero nello spazio. Ci faranno forse esempi di fatti simili, ma nelle storie dei miracoli e della magia; sono sempre fatti accaduti in presenza di santi, streghe e fakiri, ed attribuiti a Dio, o al diavolo, o agli spiriti; sempre fenomeni considerati come soprannaturali, che hanno bisogno di essere spiegati come i medianici, ma non possono servire a spiegare i medianici. Che la volontà può agire fisicamente a distanza senza saper come, si potrà sostenere colla tradizione; ma la magia volontaria dell’incosciente è per lo meno tanto ipotetica quanto quella degli spiriti.

I partigiani della forza psichica non avrebbero dunque che questo scampo: di sostenere che, sebbene la magia dell’incosciente sia ipotetica quanto quella dei defunti, è però da preferirsi perchè spiega meglio i fatti, è più chiara, più intelligibile. Ma ciò mi sembra contrario al vero.

Certamente la spiegazione data dalle intelligenze occulte potrebbe non esser vera. Esse dicono di esser anime di defunti; di volerci avvertire che c’è una vita futura in cui subiremo le conseguenze di questa; e quanto ai mezzi, dicono di adoperare i fluidi del medio; che perciò hanno bisogno di confondere il loro corpo fluidico (o perispirito) con quello del medio, e che non possono farlo con tutti. La teoria del perispirito può non essere una rivelazione degli spiriti, ma un’eco della tradizione filosofica; infatti il perispirito c’era già, sotto altro nome, nel mediatore plastico proposto da Cudworth per risolvere il problema cartesiano della comunicazione delle due sostanze, materia e spirito; e questo era già nel corpo astrale o sidereo di Paracelso e degli occultisti del Rinascimento; e questo nel principio individuale (nephesch, se non erro) della Cabbala; e nel corpo spirituale di San Paolo; e questi nel corpo spirituale, sottile, immateriale, immagine dell’uomo, di cui parlano ripetutamente i filosofi alessandrini: e questi, checchè dica lo Zeller contro il Susemihl, possono averne trovato un accenno in Platone, che nel Fedone parla espressamente di un somatoide, che accompagna l’anima, nell’altra vita; ma più probabilmente l’avranno ricevuto dall’Egitto, poichè il Libro dei Morti annovera fra le parti dell’uomo un Ka, che Le Page Renouf e Maspero traducono le double de l’homme; o dall’Oriente, e specialmente dall’India, che in tutti i suoi sei grandi sistemi filosofici riproduce la teoria del corpo sottile (suskshma çarira), del corpo che serba il segno dell’individualità (linga-çarira). Egli è vero che ciò proverebbe che la teoria degli spiritisti non dovrebbe dirsi del tutto stupida, se a tanti filosofi è parsa così naturale. E non so se si possa pretendere che gli spiriti, per dir cose vere, debbano sempre dir cose nuove. Ma, insomma, questa spiegazione potrebbe esser falsa; e certo è molto vaga e insufficiente.

Ma la teoria della forza psichica del l’incosciente, sopratutto nella forma che le ha dato il Lombroso, non è guari più soddisfacente. Essa, sebbene si scosti meno dello spiritismo dal senso comune e dalla scienza, se ne scosta pur tanto da perderli quasi di vista, perchè ammette una buona parte dell’occultismo che corre da Plotino a Pico della Mirandola; non la magia infernale o la magia dei, filtri e degli amuleti, ma la magia della volontà, il de virtute irnaginativa di Paracelso e il de viribus imaginationis del Ficino. Colla differenza che, mentre gli occultisti attribuivano la volontà allo spirito, ora l’attribuiscono al cervello e specialmente ai centri motori. Anche questa teoria può esser vera; ma non mi spiega i fenomi spiritici. Infatti abbiamo detto che nei fenomeni medianici si presentano tre problemi: fisico, fisiologico e psicologico. Ora mi pare che l’ipotesi della forza psichica non ispieghi i fenomeni fisici e fisiologici meglio della spiritica; e che coi fatti psicologici, che quella spiegherebbe, sia addirittura in contraddizione. Infatti:

1º Come agisce fisicamente la forza psichica, cioè l’energia che indubbiamente proviene dall’organismo del medio? Io capisco dall’Ochorowicz che un pensiero, moto molecolare del cervello, si propaghi all’intorno trasformandosi in vibrazioni eteree, e quindi, incontrando un cervello, si trasformi nel moto molecolare iniziale, e quindi susciti nel secondo cervello il pensiero del primo. L’Ochorowicz me lo spiega bene coll’esempio del telefono. Ma per i fenomeni medianici non basta ch’io ammetta, come vuole il Lombroso, che il pensiero può trasformarsi in energia motoria; bisogna ch’io ammetta più precisamente che le vibrazioni eteree derivanti dal desiderio di aver sul tavolo un catino pieno d’acqua, incontrando quel catino si trasformino in un movimento di traslazione del catino stesso, anzi, in un movimento tale, ch’egli vada precisamente dove lo aspettano. E per i fenomeni della quarta classe, per esempio l’apporto di un fiore o la materializzazione di un anello, bisognerebbe venire fin qui: il pensiero è una forza, e la materia non è che spazio riempito dalla forza, ed ogni forza può trasformarsi in un’altra; quindi il pensiero può trasformarsi in quella forza speciale che produce la resistenza nello spazio, ossia trasformarsi direttamente, di per sè, in materia solida, in un corpo organico. Un anello e un fiore sono etere condensato; e il desiderio, mettendo in moto l’etere, può condensarlo. Ora nessuno può dire che ciò sia impossibile. Potrebbe forse dire che non capisce; ma non si capisce nemmeno la gravitazione. Ma chiunque avrebbe ragione di far osservare che queste ipotesi e postulati, se non contrarj alla fisica, sarebbero però affatto ignoti alla fisica, sarebbero grandi novità, e perciò poco naturali. E poi potrebbe osservare che questa è un’ipotesi metafisica; e dì una metafisica, se non spiritualista, idealista; la realtà diventa trascendentale; non importa più niente che il pensiero sia una proprietà della materia, se il pensiero può creare la materia; ammesso questo, è rimosso il principale ostacolo allo spiritismo. E finalmente potrebbe osservare che quest’ipotesi delle vibrazioni eteree, se serve ad una spiegazione fisica, può servire benissimo anche all’ipotesi spiritica; perchè gli spiriti, sebbene invisibili, non sono per questo immateriali; e se l’etere può pensare e scrivere, gli spiriti non hanno più bisogno di un cervello.

2° Fisiologicamente: da che dipende la medianità? dato pure che i fenomeni spiritici si pieghino colla chiaroveggenza e la forza psichica del medio, da che dipendono la chiaroveggenza e la forza psichica? Se sono argomenti contro lo spiritismo, non sono forse argomenti in favore dello spiritualismo? Il fatto che in certi casi ci si vede senza gli occhi, ed anzi ci si vede meglio (allo scuro, traverso la materia e a gran distanza), e il fatto che in certi casi si può agire fisicamente senza le mani, ed anzi far senza mani delle cose che nessuno sa come si possano fare colle mani o con altro strumento, provano che gli occhi non sono necessari per vedere nè le membra per agire. Egli è vero che queste facoltà anormali dipendono da condizioni anormali e patologiche del sistema nervoso; e che in questi casi si può supporre col Lombroso che i centri ottici si sostituiscono agli occhi e i centri motori alle mani. Ma non c’è altra ragione per farlo che questa: che i centri ottici e motori ci sono ancora. Anzi, appunto perchè queste facoltà si manifestano in condizioni patologiche del sistema nervoso, e specialmente in sonnambulismo e in punto di morte, si direbbe che tanto più la visione a distanza e l’azione a distanza sono facili quanto più il sistema nervoso è debole; e che lo spirito varcherà liberamente lo spazio quando non sarà più legato ai centri ottici e motori. Dunque la stessa fisiologia sarebbe più favorevole allo spiritualismo che al materialismo.

L’ipotesi di Lombroso non mi spiega la medianità meglio che la teoria spiritica. Io capisco che «un colpo al parietale sinistro dell’Eusapia, profondo così che vi si infossa un dito», possa produrre l’interruzione delle funzioni di alcuni centri cerebrali, mentre si esalta l’attività di altri centri, specialmente dei centri motori; ma non capisco perché questi centri esaltati comunichino il loro movimento all’etere invece che agli arti. Aggiungi l’obbiezione fatta al Lombroso dall’Ermacora; che l’energia motrice non è nei centri motori, ma nei muscoli; che i muscoli sono la macchina, e il cervello non è che il macchinista. Io direi che i nervi motori non sono cavalli, ma redini e fruste. Aggiungi che secondo la fisiologia più recente ogni centro innerva e dirige soltanto dati muscoli; per esempio il terzo medio della circonvoluzione frontale ascendente sinistra, anteriomente parallela alla scissura di Rolando, metterebbe in moto soltanto il braccio destro; ecco che secondo il Lombroso potrebbe muovere, anzi dirigere, non solo la gamba sinistra, ma anche un armadio lontano due metri, e magari andar a prendere un fiore. Dove se ne vanno le localizzazioni? Cosa diventa la topografia della psiche? Cosa ne dice il Tamburini, che teneva una mano dell’Eusapia, mentre il Lombroso teneva l’altra?

3º Psicologicamente poi l’ipotesi della forza psichica non spiega i fatti, anzi li contraddice, e fino all’assurdo; è fuori della coscienza, ed anzi contro la coscienza. Si tratta di un fenomeno fisico inimitabile e perfino inesplicabile, del quale il medio dice di non saper nulla, e di non ottenerlo che pregando un’intelligenza occulta, la quale dichiara, magari colla scrittura diretta, di essere lo spirito di un defunto, e di far ciò che noi non possiamo nè fare nè capire per darci una prova della sua esistenza. Ora l’Hartmann e i suoi sentenziano che il miracolo, per esempio il passaggio di un solido attraverso a un solido o in una quarta dimensione dello spazio, non è fatto da chi dice di farlo, ma da chi dichiara di non saperne nulla. E dicono al medio: tu lo fai senza saperlo; e alla spirito: tu non esisti; o sei un centro cerebrale del medio, che si crede uno spirito. E perché mai l’incosciente del medio si crede uno spirito? Effetto della superstizione di una tradizione. E perchè il medio non ottiene il miracolo che rivolgendosi a questo spirito? Effetto della sua immaginazione; è l’invocazione di questo essere immaginario che lo mette nello stato epilettico necessario all’esaltazione dei centri motori. Si tratta di cose che manifestamente dipendono da una volontà, e che a farle apposta richiedono la cognizione di una geometria, fisica e chimica trascendentale, sicchè non può farle nemmeno un sapiente; ed essi le attribuiscono ad un ignorante, anzi ad un incosciente, anzi (poichè si crede un morto mentre è un pezzo di un vivo), a un pazzo. Non si accorgono di ragionare incoscientemente così: questi sono miracoli; ma noi non possiamo farne; e spiriti non ce ne sono; dunque li farà il medio senza saperlo.


Note

  1. Nota alla 2.a ed. — Nelle sedute che si tennero ultimamente a Milano in casa Finzi colla Eusapia Palladino, — 1° allo scuro John King portava sul tavolo o portava via un tamburello, un campanello, un tasto elettrico, un bicchier d’acqua, un catino pieno di creta, e perfino una sedia del peso di dieci chilogrammi; vuotava le tasche dell’abito che avevo deposto su una sedia, e ci portava il contenuto; prendeva gli occhiali dell’uno e li portava ad un altro; con una cordicella, facendo un nodo complicato, legava il medio col suo vicino di destra che gli teneva le mani; prendeva un orologio sul tavolo, lo portava per aria, lo montava, lo apriva, ne levava il vetro rotto, lo portava all’orecchio degli astanti; ed agiva anche a maggiore distanza, portandoci due volte dei fiori dalla finestra aperta; — 2o nella penombra, picchiava forte alzando ed abbassando il giogo di una bilancia a bascule, alla distanza di più di un metro dal medio; — 3° alla luce di una candela, che avevamo sul tavolo, mentre Lombroso e il prof. S. tenevano il medio, una sedia di 10 chilogrammi, a 30 o 40 centimetri di distanza dal medio, veniva ripetutamente ad urtare il tavolo, si alzava su due piedi, e pareva proprio che facesse degli sforzi per salire sul tavolo.
  2. Cfr. la materializzazione di un altro anello in Aksàkow, p. 141
  3. Nota alla 2a ed. — Di altri due fatti di questa classe fui spettatore nelle sedute che si tennero ultimamente colla Palladino, in Milano, in casa del dott. G. Finzi:
    1° La levitatione del medio. Le mani del medio erano tenute, all’oscuro, da due persone, di cui una era il prof. Richet. Il medio andava lagnandosi di sentirsi una mano sotto un’ascella, poi di sentirsi prendere per la vita; poi, parlando col tono che assume quando è in trance, e parla in nome di John, disse: ora mi porto il medio sul tavolo. E in due o tre secondi il medio fu deposto, colla sua sedia, sul tavolo. Certamente non esiste un truc per saltare leggermente su un tavolo colla sedia su cui si è seduti, mentre le mani sono sorvegliate da due persone. E nessuno di noi avrebbe voluto o saputo fare questo tour de force, di staccarsi dalla catena senza che se ne accorgessero i suoi due vicini, e andar a metter sulla tavola il medio seduto senza che se ne accorgessero i vicini del medio. E poiché qualcuno si è permesso dei dubbi sulla sincerità del cav. Chiaia (senza aver assolutamente altro indizio che questo, che il cav. Chiaia, si adopera da anni, con abnegazione e costanza esemplare, in favore dello spiritismo), prevengo che il Chiaia era all’altra estremità del tavolo, ed io lo tenevo per mano, ed egli discorreva con me. E lo stesso fenomeno si ripetè nella seconda seduta dopo quella, mentre il dott. Carlo du Prel teneva il posto del Richet, senza che il Chiaia fosse presente, con questo di più, che quando il medio fu sul tavolo, sì alzò in piedi (o fu alzato) e disse in trance: «Ora alzo il medio»; il medio non fu alzato che per circa un palmo e per un istante; ma, siccome ero vicino in piedi e lo toccavo (senza tenerlo) colle mani affinchè non cadesse, ho potuto osservare che quella piccola levitazione non fu un salto del medio, perché il corpo non si piegò e i piedi non picchiarono; nè alcuno poteva sollevare il medio senza che ci accorgessimo noi che gli stavamo dattorno; nè poteva essersi appeso ad un lampadario che non c’era. Con questo fenomeno si può mettere l’esperimento in cui si ottenne che il medio, posto a sedere su una, sedia, su una bilancia a bascule, pesasse più o meno del suo peso normale. Questa prova è meno importante della precedente in quanto il peso del medio non aumentava o diminuiva che di otto o dieci chili; ma è più importante in quanto si ripetè in molte sedute; e poi perchè si otteneva alla luce; e poi perchè non fu un fenomeno spontaneo, ma il risultato di un esperimento; era la prima volta che si otteneva colla Palladino, e si ottenne dietro domanda nostra, senza averla prevenuta; sicchè, per negare la sincerità del fatto, bisognerebbe supporre che la Palladino fosse un genio tale da inventare lì per lì un truc per adoperare alla luce una bilancia a bascule, in modo da ingannare il prof. Schiaparelli, assistito da due professori di fisica, e da simulare intanto le contratture isteriche in modo da ingannare fisiologi e psichiatri, come Lombroso e Richet.
    2o La sera del 21 Settembre, ebbe luogo un fenomeno che, ammessa la sua autenticità, si dovrebbe porre nella classe speciale dei fenomeni osservati dallo Zöllner, che non erano soltanto fuori della fisica ordinaria, ma forse anche fuori della nostra geometria. Siccome faceva caldo, io aveva deposta la mia giacchetta su una sedia, in un angolo della sala; mentre nell’oscurità facevamo catena attorno al tavolo, furono portati sul tavolo degli oggetti, nei quali, grazie ad un foglio di carta fosforescente che ci stava davanti, riconobbi il portasigari, il portafoglio e il taccuino che erano prima nella tasca interna della mia giacchetta; poi questi oggetti furono coperti con una cosa che non potemmo riconoscere; quindi il medio cominciò a lamentarsi, come se gli stessero facendo qualche cosa ch’egli non comprendeva, ma che lo tormentava; la mia impressione era che lo stringessero al collo come per strozzarlo. Domandata e fatta la luce, trovai sul tavolo i miei oggetti che erano stati ricoperti con fazzoletto preso in altra tasca della mia giacchetta. Io presi il tutto per rimetterlo a suo posto, ma non c’era verso che ritrovassi la mia giacchetta; tornando verso il medio, che era trasognato e di cattivo umore, mi accorsi che egli aveva addosso la mia giacchetta, colle maniche infilate. Naturalmente tutti domandarono se le sue mani erano state sempre tenute dai suoi due vicini. Uno di questi rispose: Se mi aveste interrogato senza ch’io avessi saputo che ha indosso la giacchetta, avrei certamente risposto di si. L’altro rispose: Siccome si sono succedute molte cose, che attiravano la nostra attenzione, così io non vorrei giurare di non essermi lasciato sfuggire la mano del medio per un momento; devo considerare questa cosa come possibile, sebbene non come probabile.
  4. Me lo scrisse Vincenzo Cavalli, testimonio prudente ed esperto di questi fatti. Vedi i dettagli nel Vessillo spiritico del Settembre 1892, P. 3.
  5. Nota alla 2a ed. — La sera del 28 Settembre scorso, a Milano, in casa Finzi, John portò al prof. Richet due rose; ma questo non era come il mettere il medio sul tavolo colla sua sedia; era un atto che, specialmente allo scuro, rassomigliava troppo a un giuoco di prestigio; e il Richet non era uomo da ingannar facilmente; ed era informato che nel Corriere della Sera, un uomo, che non passa per leggiero, aveva denunciato l’Eusapia come una ciurmatrice. Quindi John prese, per allontanare ogni sospetto, parecchie precauzioni, delle quali non comprendemmo lo scopo che alla fine: 1° parlando per mezzo del medio in trance, domandò al Richet che facesse un esame rigoroso del medio; e il Richet, che era medico, fece al medio, come poi raccontò anche il giornale il Secolo, una perquisizione completa e minuziosa (dunque l’Eusapia non aveva rose indosso); 2° quando fummo in catena allo scuro, il medio fece tenere dal Richet, ambe le mani (dunque il Richet non poteva sospettare che l’Eusapia gli desse delle rose colla mano che egli non teneva); 3.° siccome gli avversarj dell’Eusapia, sospettano di complicità il cav. Chiaia, appunto perchè è uno degli uomini più benemeriti dello spiritismo, così il medio (suggestionato) pregò il cav. Chiaia di uscire dalla stanza, e poi il tavolo mandò il dottor Ermacora ad accompagnarlo (dunque il solo che il Richet avrebbe potuto sospettar a torto come compare, era, non solo assente, ma sorvegliato); 4° il Richet finalmente non ricevette le rose da alcuna mano, bensì, per usar la sua espressione, si sentì quasi crescer le rose nella mano. — Ora come si fa a non dire che John, chiunque egli sia, è un essere intelligente?
  6. Nota alla 2o ed. — Esperimenti e congegni simili ha immaginato anche il prof. Hare (Esperimental Invertigations, ecc.), che professori di fisica misero alla prova nelle sedute tenute ultimamente colla Palladino in Milano, in casa Finzi. Nella loro relazione li descriveranno meglio ch’io non saprei far qui.
  7. Illustrations of the Influence of the Mind upon the Body; tradotto in francese e in tedesco.