Poesie edite ed inedite/Memoria sulla vita e sugli scritti di Lorenzo Mascheroni

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Defendente Sacchi

Memoria sulla vita e sugli scritti di Lorenzo Mascheroni ../Al Dottore Pietro Carpanelli ../L'invito. Versi sciolti di Dafni Orobiano a Lesbia Cidonia IncludiIntestazione 30 luglio 2017 75% Da definire

Memoria sulla vita e sugli scritti di Lorenzo Mascheroni
Al Dottore Pietro Carpanelli L'invito. Versi sciolti di Dafni Orobiano a Lesbia Cidonia
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MEMORIA

SULLA VITA E SUGLI SCRITTI

DI

LORENZO MASCHERONI



Un antico filosofo teneva nella scuola il gruppo delle Grazie onde sentissero i discepoli, siccome niuna più severa disciplina vuole esser disgiunta da ciò che è bello e leggiadro. E certo andarono errati coloro che avvisarono non potere il sorriso delle Grazie rallegrare la quieta cella del severo seguace di [p. 4 modifica]Matesi, poichè intendeva appunto quell’antico fosse il matematico cui più si convenisse sagrificare a quelle Dee, onde seguendo talora i moti del cuore, mescere d’alcun dolce le amarezze della vita.

Fra coloro che meglio seguirono questo consiglio, è debito ricordare degli italiani quel divino Galileo e Lorenzo Mascheroni, al primo de’ quali eran compagne le Muse allorchè interrogava i cieli e ne traeva responsi che teneano meravigliato l’universo, e spargevano al secondo de’ più eletti fiori l’alpestre cammino della taciturna algebra e della geometria. E siccome veneriamo l’uno quale splendore, e lume di quest’Italia nostra, così rammentiamo d’animo volonteroso l’altro, perchè fu già d’onore a questo patrio [p. 5 modifica]nostro Ateneo, e v’ha tutto dì fra noi, chi con dolce entusiasmo ne ricorda d’essergli stato amico.

E perchè altri non creda che l’Autore dell’invito a Lesbia si provasse una sol volta di toccare la cetra e trarne soave armonìa, ne cadde in pensiero di raccogliere le poesie di lui le quali comechè stampate, è malagevole il rinvenire, onde porgere facile adito a ravvisare quanto copiosa pur fosse la vena poetica del Mascheroni. Ne faremo pur seguitare altre inedite che a gran ventura ne vennero alle mani, o per dir meglio che ne furono donate pochi di innanzi la sua morte dal Professore Savioli, alle cui lezioni di filosofia, ricordiam di buon animo d’aver per due anni assistito: [p. 6 modifica]e in cui, oltre a dovizia di utili dottrine che sparse in molti libri elementari, lo splendor della toga non andò disgiunto da onestà vera di animo. Fu Savioli amico al Mascheroni, e a noi lasciò questi versi ch’ebbe scritti di proprio pugno dall’Autore.

Perchè a cui verrà alle mani questo libro non sia ignoto quale si fosse chi il dettava, non crediamo opera gittata tracciare qui alcuni brevissimi cenni su quel grande.

Nacque Lorenzo Mascheroni nel 1750. in Castagnetta Villaggio nel Contado di Bergamo, e all’intero soddisfacimento degli studj percorsi, venne da venti anni eletto ad insegnare le belle lettere nel Seminario, quindi nelle pubbliche scuole della sua patria. Volgeano ancora que’ [p. 7 modifica]tempi in cui tutte le città d’Italia ridondavano di poetiche Accademie, alle quali un Sonetto tenea luogo dei sublimi pensamenti che si porgevano un secolo prima a quella del Cimento. Bergamo avea pure la propria ed a questa veniva il Mascheroni recitando alcune squisite poesie che tutto dì sono per tradizione rammentate siccome bellissime. In questo mezzo scrisse pure il sermone sulla falsa eloquenza del Pulpito, nel quale vestendo d’aticismo il vero, svelando i difetti de’ sacri oratori, divisa i più savj precetti intorno a questo genere d’eloquenza col difficile mezzo d’istruire dilettando.

Recato da questi a più severi studj, e dalle filosofiche movendo alle matematiche discipline, [p. 8 modifica]gli accadde in queste di rinvenire un pascolo vie più gradito al suo genio che poteva ad un tempo essere commosso dalle pili delicate sensazioni, e rapito fra’ più ardui pensamenti. Quindi lesse nel patrio liceo filosofia e matematica, e sentendosi tale da poter allargare i confini di questa, si mise sì addentro ne’ suoi più segreti misteri, che in breve potè coll’opera del tutto nuova sull’equilibrio degli archi, accennare altrui quale ei si fosse.

Soleansi a que’ tempi chiamare alla pubblica istruzione quegli ingegni che co’ proprj ed utili frutti avessero benemeritato dalla patria; epperò essendo allora vacante in Pavia la Cattedra di Matematica elementare, ne venne richiesto il Mascheroni. Sebbene ei per modestia dubitasse [p. 9 modifica]cimentarsi nel difficile aringo, vi fu pur tratto dal desìo d’essere fra quei sommi, che allora coll’altezza del loro genio empievano Europa tutta del proprio nome, e rifletteano tanta copia di luce su questo Ateneo che presso i lontani tutt’ora ne sente. Qui ei si diede con ogni studio all’educazione della gioventù, qui meditò e compose nuove opere siccome i problemi, prezioso libretto in cui si fa tesoro dei fiori più scelti delle matematiche; e la geometria del compasso, col qual lavoro, emulo del gran Galileo, potè mirabilmente con quel semplice strumento risolvere ogni più arduo problema: qui in fine la stima si conciliava de’ suoi colleghi, l’amore de’ suoi discepoli, e la rinomanza presso tutte le nazioni. [p. 10 modifica]

Non è però a credersi che Mascheroni assorto fra le cure più severe abbandonasse i cari studj della prima giovinezza, e quell’amena poesia che dolcemente ricrea l’animo, e n’è fida compagna e nell’ozio dei campi e nel tumulto delle burrascose società.

Fu Mascheroni associato all’Accademia degli Affidati: ivi lesse quelle poesie che or per la prima volta si pubblicano, e v’ha tutt’ora chi si ricorda d’avere ivi da lui udita la lettura di un grazioso bernesco sui Mascheroni, in cui spargeva gentili celie sul proprio nome, e dei tenerissimi versi sulla tomba di Gessner. Si rammemorano pure altre poesie che forse giacciono obbliate nelle mani di alcuno, e giova sperare che mosso dal nostro [p. 11 modifica]esempio vorrà renderle di pubblica ragione: è sempre un furto che si commette verso la patria il nascondere parte di que’ lavori che valgono ad accrescere la gloria nazionale.

Ma il suono più gentile che mandasse la cetra del Mascheroni fu a non dubitarne l’invito a Lesbia Cidonia. Non accade parlare a lungo de’ suoi pregi: solo varrà il dire che scorgendo in questo poemetto un verso elegante e grave, tanta diligenza oraziana nella scelta degli epiteti, tanta bellezza e novità d’idee, tanto nitore e vivacità nelle immagini, e venustà di stile; quegli cui punge amore per la patria amena letteratura sente una segreta dispiacenza, perchè l’autore non siasi tutto consacrato alla poesia, chè certo [p. 12 modifica]avrebbe colti i più begli allori sull’italiano parnaso. Eppur e questo sì squisito poemetto non che la descrizione de’ Musei d Pavia: ma l’aridezza dell’argomento era nulla, ove, come disse il Monti, le grazie parlano profonda filosofia.

In un uomo siccome Mascheroni, di quale fecondità di osservazioni non poteva essere sorgente un viaggio in Italia? Visitò con devozione gli antichi monumenti della gloria italiana, e mentre era ispirato da sacro entusiasmo alla vista di quelle sublimi ruvine e di tanto bello che a dovizia sparsero le arti per la patria nostra, volgeva il sagace pensiero alla contemplazione de’ grandi fenomeni della natura. Ne fa testimonianza il [p. 13 modifica]grande naturalista Mangili1 che ancor giovinetto gli fu a compagno con quanta gelosia ei facesse tesoro di tutto ciò, che o le arti o la natura gli offrissero oggetto di preziose osservazioni. Deh perchè Mascheroni non dettava quanto gli movea l’animo in questa peregrinazione! perchè non volle fare parte a’ suoi simili degli alti suoi pensamenti? Ei solo poteva dare l’opera che ancora ne malica, un viaggio in Italia fatto da un Italiano, ei che del pari poteva essere ispirato dal bello della Venere, rapito alla divinità dal Giudizio Universale, e mosso a squarciare il velo dei fenomeni naturali alla vista sublime [p. 14 modifica]del Vesuvio. Perchè la sua Musa, mentre commosso additava a Mangili i luoghi percorsi da Plinio, il Capo Miseno, e sopra Posilippo la tua tomba o divino Marone ove tributammo noi pure una lagrima di venerazione, perchè? come più tardi fece una gentile alunna delle grazie Italiane, la Musa di Mascheroni non iscioglieva su quella tomba un canto? Ei sarebbe stato pur bello perchè mosso da un cuore che sentiva altamente i pregi di quel Poeta, ed avrebbe ridestata in ogni petto la dolce carità della patria.

Mentre Mascheroni seguiva a conciliarsi l’amore e la stima di tutti, prestandosi nell’Ateneo alle più ardue cure che richiegga l’educazione della più eletta gioventù, venne per la sua prudenza [p. 15 modifica]chiamato alla pubblica amministrazione. Così quell’uomo grande in ogni cosa, potè pur mostrarsi valente magistrato, e membro della commissione d'istruzione pubblica, si adoperò pel vantaggio delle lettere: straniero allo spirito di parte, come sordo alla voce mentita di chi si insinua nei segreti pensieri onde nuocere altrui, giusto non apprezzò che il merito, e amica stese la mano a chi s’avviava sul sentiero della virtù.

In questo mezzo venne chiamato a Parigi per l’importante bisogna dei pesi e delle misure, onde far parte di un consesso che componeasi de’ più grandi uomini d’Europa. Innanzi a quegli seppe egli coll'alacrità del suo genio mostrarsi maestro di coloro che sanno. Allora fu che morì il Matematico Borda, ed ei ne pianse la perdita con quella [p. 16 modifica]Elegia in cui tutte risplendono le grazie de’ bei modi latini, e venne con favore accolta dagli invidi stranieri.

Ma la mestizia che dettava quei versi parve annunziasse al Mascheroni una vicina sciagura: e venne: si travolsero le pubbliche cose, fu nullo il mandato della sua missione, e gli mancarono i mezzi con che sostenersi in lontane contrade. L’uom grande fu stretto mendicare un misero pane fra gli stranieri insegnando le matematiche in un Collegio privato: ivi fra i disagi e un generoso disdegno quell’anima incontaminata

Dopo molto affannarsi entro il suo velo,
     E anelar stanca su l’uscita, al fine
     L’ali aperse, e raggiando alzossi al cielo2.

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È destino che spesso agli uomini grandi siano soltanto dopo morte tributati gli onori che loro si negarono in vita. Furono commossi gli scienziati della Francia alla subita morte di Mascheroni: l’Istituto, i discepoli; gl’italiani che allora stavano a Parigi accompagnarono atteggiati di pianto e di dolore l’onorata spoglia all’asilo di pace. Pace gli pregarono su quella sacra terra i confratelli pace gli stranieri e gli amici, ma di là innalzossi un gemito altissimo che rimproverò alla Francia, e fia che gliel rimbrotti sempre, l’abbietta oscurità in cui lasciò languire il Matematico Sommo finchè non emendi l’altò errore col dare a quelle ceneri l’onore del Panteon. Su quella sacra terra che copriva per sempre la spoglia [p. 18 modifica]del grande, s’innalzò il compianto della Patria per mezzo de’ suoi più illustri figli; là senza che livore agitasse niun petto, le belle doti si rammentarono dell’amico, del precettore; e là mosse quel primo sospiro che fu seme onde nascesse lauro immortale con cui il Dante ingentilito intrecciò bella corona alla memoria di Mascheroni, e con un canto che spira la più bella armonìa di Virgilio e di Dante ricordò a quell’anima immortale

Le virtù che diverse e pellegrine
La vestir mentre visse.

E veramente ove sen richiegga chiunque ebbe la ventura di conoscere il Mascheroni, ricorda con soave palpito, come alle sublimi virtù dell’intelletto quelle associasse del cuore, e in nobile [p. 19 modifica]accordo unisse al santo amore del suol natìo

L’amor di tutti, a cui dolce è il ricordo
     Non del suo dritto, ma del suo dovere,
     E l’altrui bene oprando al proprio è sordo.
Umiltà, che fa suo l’altrui volere,
     Amistà, che precorre al prego e dona,
     E il dono asconde con un bel tacere.

Mascheroni fu caro a tutti i buoni visse come pensò scrisse non per sete di gloria; ma per desìo d’esser utile: era oltre ogni credere umile, e sentiva sì bassamente di se che diffidava sempre delle proprie opinioni: il timore di osar troppo fu la cagione ch’ei poco scrivesse e defraudasse la repubblica delle lettere di quanto potea raggiungere di nuovo l’alto suo genio. Ei raccolse tutte le più belle inclinazioni dell’animo, fu [p. 20 modifica]straniero al livore e a tutte quelle tristi passioni che offuscano la gloria del saggio. Preziose doti che rare volte si accordano collo splendore delle lettere, e che ove pure sia dato rinvenirle in un cuore, meritano la nostra devozione e voglionsi ricordare altrui onde meglio si apprenda ad apprezzare la virtù.


Defendente Sacchi.


Note

  1. Vedi il di lui Elogio di Mascheroni.
  2. Ved. Monti Mascheroniana. Mascheroni morì il 14. Luglio 1800.