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Autore in evidenza
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Publio Terenzio Afro (latino: Publius Terentius Afer; Cartagine, 185 a.C. circa – 159 a.C.) è stato un commediografo latino.

Autore di sei commedie, tutte pervenuteci integralmente, proseguì l'opera del suo predecessore Plauto rifacendosi ai modelli della Commedia Nuova greca.

Favorì la contaminatio nei suoi testi, apportando notevoli modifiche alle trame di riferimento. Deve principalemmente la sua fortuna alle doti naturali per le recitazione, poiché condusse una vita travagliata dalla condizione di schiavo, poi affrancato, e breve, morendo miseramente all'età di soli 26 anni, probabilmente, in una tragedia del mare.



Invito alla lettura
Invito alla lettura
Pilade e Oreste
Oreste è una tragedia scritta da Vittorio Alfieri, appartenente con Agamennone al ciclo di Tebe.

Le parole di Elettra, presagio dell'imminente delitto...

otte! funesta, atroce, orribil notte,
    presente ognora al mio pensiero! ogni anno,
    oggi ha due lustri, ritornar ti veggio
    vestita d'atre tenebre di sangue;
    eppur quel sangue, ch'espiar ti debbe,
    finor non scorre. - Oh rimembranza! Oh vista!
    Agamennón, misero padre! in queste
    soglie svenato io ti vedea; svenato;
    e per qual mano! - O notte, almen mi scorgi
    non vista, al sacro avello. Ah! pur ch'Egisto,
    pria che raggiorni, a disturbar non venga
    il mio pianto, che al cenere paterno
    misera reco in annual tributo! [...]


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Dietro le quinte
Dietro le quinte
Jerash South Theatre Stage.jpg
L'Edificio scenico (gr. σχηνή), in origine semplice schermo tra pubblico e attori che dovevano rapidamente cambiarsi per la scena successiva, si trasformò in una facciata larga e alta con tre grandi aperture dette thyròmata. Convenzionalmente, rappresentavano tre porte: la centrale, o porta regia, era l'ingresso di un palazzo, di norma appartente al protagonista; la porta di destra era riservata al secondo attore o agli interni di un palazzo, mentre quella di sinistra, al terzo attore, o a luoghi diversi, come templi, prigioni ecc. Costruita in legno, la skenè fu sempre più elaborata ed edificata in pietra, rafforzando l'idea del palazzo del signore. Il suo piano superiore, episcenio (gr. ἐπισχήνιον, episkenion) poteva simulare un terrazzo, un'altura da cui osservare e ospitava le diverse macchine, usate per creare elaborati effetti scenici. Le tre porte potevano contenere i pìnakes, grandi pannelli di legno dipinti che posti su i periaktoi, prismi triangolari girevoli, garantivano il rapido cambio di fondale. Davanti la scena c'era il proscenio (gr. προσχήνιον, proskenion) che passò da pochi centimetri a diversi metri di altezza, sostenuto da colonne tra le quali potevano esseri fissati drappi o pannelli colorati.


Teatro del giorno
Teatro del giorno


Tindari


—IV secolo a.C.

Costruito in forme greche alla fine del IV secolo a.C., il taetro ha subito una trasformazione in anfiteatro nel periodo romano, con adattamenti, soprattutto strutturali, per i tipici giochi circensi. Ha conosciuto un lungo periodo di abbandono; oggi insieme a Taormina è sede del Festival del Teatro dei due mari.



Rilettura del mese
Rilettura del mese

Le rane di Aristofane
(trad. di B.e P. Rositini,1545)

Le rane.djvu


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