Un bel sogno/X

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IX XI

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Paolo Franzoni pittore, era un giovinotto smilzo e magro sui ventisei anni. L’elogio che di lui aveva fatto Ermanno, non era punto esagerato, e giovine ancora egli godeva di bella fama — Per vaghezza dell’arte aveva abbandonato Brescia, e recatosi a Milano ove aveva fatti i suoi studii, impiantò sulle prime un piccolo studio che andò a poco a poco ingrandendosi grazie alle frequenti commissioni, talchè Paolo dopo un anno fu costretto di lasciare la sua dimora al fondo di Porta Romana, per portarsi in luogo più centrale.

All’epoca in cui Ermanno gli scrisse la lettera che abbiamo vista, il nostro pittore occupava un modesto alloggio in via di Brera — In quanto a carattere egli era giovialissimo; la mestizia anche passeggiera non era per lui. Aveva dello spirito, e ne faceva buon uso nella società che ei frequentava.

Riesciva mirabilmente nei ritratti che sapeva condurre con rara maestria; guadagnava molto, ma spendeva tutto, e bene spesso ricorreva alle sovvenzioni di suo padre, agiato negoziante Bresciano.

Paolo aveva un cuore eccellente ed amava molto Ermanno a cui era legato in amicizia fin dall’infanzia, nè passava mese senza che essi si scambiassero almeno un paio di lettere — Il racconto degli amori dell’amico aveva alquanto eccitata la sua curiosità, [p. 87 modifica]per cui fu più sollecito a recarsi in casa Ramati ove venne accolto con tutta famigliarità e dimestichezza.

Ermanno frattanto aspettava, aspettava sempre. Da dodici giorni Laura era partita, da dodici giorni ella aveva letta la sua lettera senza nemmeno rispondergli parola. Tutta le mattine correva alla posta colla speranza nel cuore, e ne ritornava oppresso e desolato a mani vuote — Possibile che ella lo avesse assolutamente dimenticato? Possibile che tante promesse e tante lagrime non avessero serbata una traccia nel cuore di lei?

Talvolta temeva di averla offesa colla troppa sincera confessione de’ suoi dubbi; ma non era forse anche quella una prova d’amore? Egli sperava che Laura tenterebbe di disingannarlo rispondendo a’ suoi timori con assicurazioni d’affetto che gli avrebbero fatto un gran bene; ed invece, nulla, nulla affatto; non si degnava di scrivergli una parola.

Invano egli cercava una qualche scusa per giustificarla, ma pur troppo non ne rinveniva alcuna. Quel silenzio rivelava una barbara indifferenza, una crudele dimenticanza.

Un mattino finalmente si realizzarono i suoi desideri. Recandosi alla posta trovò due lettere al suo indirizzo; entrambe venivano da Milano, una la conobbe, era di Paolo; l’altra era quella tanto aspettata di Laura.

Prima ancora di leggerla, Ermanno ne voleva indovinare il contenuto. Si prova gran piacere nel prolungare una dolce emozione! egli bruciava dalla voglia di rompere il suggello di quella letterina; nondimeno volle prima leggere l’altra di Paolo: eccola: [p. 88 modifica]

«Mio caro Ermanno


«Se tutt’altri mi avesse scritta una lettera del genere della tua, ti giuro che non avrei saputo trattenere le risa; ma tu sei il mio primo e più caro amico, epperciò ti feci grazia.

«Che vuoi? le mie idee sull’amore sono tutt’affatto opposte alle tue, ed è forse per ciò che non so comprendere come mai si stia tanto male allorchè si è innamorati — Secondo i miei principi si ama per stare allegri, per avere una distrazione piacevole; l’amore per me è un mezzo, non uno scopo. Sarà un cattivo metodo il mio, ma è evidente che in vista delle malinconiche idee che t’inspira la tua passione, è preferibile d’assai la mia libertà.

«Per conto mio ti assicuro che tutte le donnine a cui faccio la corte potrebbero tradirmi in massa, senza che perciò si alteri la mia mente, e si scemi il mio appetito — Ma tu sei d’un’altra tempra; tu abbisogni di forti emozioni, di palpitazioni violente, e lascia o caro Ermanno che su questa tua debolezza io sparga una lagrima di compianto — Se la fede e la sensibilità conducono al mal partito di soffrire di giorno e non dormire le notti, io preferisco il mio scetticismo mercè cui non posso seriamente attaccarmi alle gonnelle di una donna.

«Dopo tutto il mio benessere a questo riguardo, non deve farmi dimenticare la tua disgrazia; ma non so capire come mai con tutte le tue belle previsioni sulle spiacevoli conseguenze di quest’amore, ti sii abbandonato in braccio ad una speranza che tu stesso riconosci infondata — Permettimi di dirti che hai commessa una vera imprudenza abbandonandoti alla speranza di un bene colla certezza d’illuderti. [p. 89 modifica]

«Ma già, quel che è fatto è fatto; tu sei innamorato sul serio, ed allorchè il male è incurabile tace il consiglio per lasciar passo al conforto — Io credo dunque colla più profonda convinzione alla realtà del tuo amore, credo perchè non si può scrivere una lettera del genere di quella che mi mandasti senza avere il cuore palpitante a grande velocità; farò di più, credo anche che pur troppo non ti caverai sì presto la spina che ti punge; e non so tacerti che sarebbe bene se tu dubitassi alquanto... ma io prevedo che tu già muori d’impazienza, e vengo allo scopo.

«Due giorni dopo ricevuta la tua lettera mi recai in casa Ramati ove fui ricevuto dal padre col quale avevo qualche conoscenza per ragioni di famiglia; venni tosto presentato a madama, ed a madamigella — La verità è il mio forte — Laura è bellissima, e la pittura animata che me ne facesti non esagera punto. Osservai inoltre che quella ragazza mi ricevette con un sorriso che voleva dirmi: Voi lo conoscete!

«Fui accolto benissimo, con tutta famigliarità, e ciò mi piacque assai. Madama Ramati è di una bontà senza pari; abbiamo chiacchierato insieme una buona ora parlando di Brescia, e di te; la cosa è naturale — V’ha di più, se l’età di madama non sommasse ad una cifra alquanto rassicurante, sarei tentato di credere che questa signora fosse innamorata di te. Mi parlò con tanto ardore della tua abilità al pianoforte e de’ tuoi bei modi, da soverchiare gli elogi di madamigella Laura che non si faceva scrupolo di arrossire ogni qual volta si pronunziava il tuo nome.

«Da un’ora tu eri il protagonista della conversazione, ed in fede mia fui tentato da credere che tu mi avessi colà mandato per assistere alla tua apologia — Finalmente madama mi parlò dei ritratti mostrando [p. 90 modifica]vivo desiderio che mi accingessi al più presto all’opera, ed io persuaso di farti piacere non mi feci aspettare d’avvantaggio.

«Da alcuni giorni lavoro dietro al ritratto della madre, in seguito farò la figlia ed il papà. Mi fu assegnata una bella camera per portarvi l’occorrente, e ti assicuro che il tempo delle sedute passa di volo; tanto più che ormai sono trattato come un’amico di famiglia.

«Madamigella Laura, lo ripeto è veramente bellissima, ma mio Dio! giacchè eri sulla strada potevi addirittura innamorarti di una ragazza che giuochi alla bambola — L’amore che tu intendi di dedicarle è peso troppo grave per tal fanciulla — Queste verginelle ingenue commettono colla massima indifferenza le più gravi iniquità amorose: guardatene bene amico mio; è un frutto prematuro quello che tu vuoi cogliere, e sà di agro — Io leggo in quegli occhi cilestri una grande instabilità di carattere: d’altronde rifletti che alla sua età tutto è passeggiero — Nella terra troppo vergine non nasce neanche l’ortica, e dal canto mio ti permetterei di nutrire per quella ragazza tutt’al più un’affezione paterna.

«Eppoi la distanza che ti separa da lei, se non è insormontabile, è quanto meno grave — In fede mia se non ti conoscessi per un’artista entusiasta e sognatore, supporrei facilmente che tu abbia tirato un buon colpo — Capperi centomila lire, ed un’eredità certa sono un bel boccone!

«Ma io lo so che tu sei troppo nobile perchè una simile idea ti passi per la mente; so altresì che io predicherò al deserto, e che le mie parole saranno sciupate come la goccia d’acqua che cade in una fornace ardente.

«Fa del tuo meglio; non ho altro a dirti — Se [p. 91 modifica]verrai a Milano, come non dubito, ricordati che ho una camera preparata per gli amici, e perdonami se abusando dalla nostra amicizia, mi permetto di darti certi consigli che ti auguro con tutto il cuore di poter mettere in pratica.

«Paolo»


Ermanno terminò quella lettera traendo un sospiro — Pur troppo l’amico divideva la stessa sua diffidenza riguardo a quell’amore insensato, e come per scacciare le tristi idee che lo assalivano, passò subito alla lettera di Laura — Ruppe il suggello, ed estraendo il foglio dalla busta, fu primo suo moto di guardare quante fossero le pagine scritte; indi lesse:


«Ermanno!

«Perdono al tuo dolore l’amarezza delle tue parole, ma non so tacerti che quella crudelissima lettera mi fece molto male — Io non so qual sia quella triste esperienza che t’insegna tante brutte cose ed oscura i tuoi pensieri, ma so che la tua lettera mi fece piangere amaramente, so che il mio povero cuore ebbe a soffrirne assai!

«Non ti rimprovero no le mie lagrime, tutto ciò che mi viene da te e per te mi sarà sempre caro; anche il dolore; ma che io non senta mai più dal tuo labbro così neri pronostici. Dubita finchè vuoi della tua fede forse troppo isterilita dalle peripezie della vita, ma per pietà non condannare alla mia nel suo primo nascere!

«Mio buon amico: io vorrei poterti infondere parte di quella speranza che ravviva l’anima mia, vorrei poter dissipare d’un tratto le nere nubi che ti [p. 92 modifica]offuscano la mente, ma sento che tutto sarebbe vano, e tale certezza raddoppia il mio dolore — Perdono alla crudeltà de’ tuoi detti, perchè scorgo in essi una vera prova d’amore, ed ho fiducia nel cielo che a forza di costanza gli amari tuoi dubbi verranno cancellati.

«Tu dici che il mondo e le sue attrattive distruggeranno nel mio seno financo la memoria di te, ed io ti giuro, o mio Ermanno, che dal giorno della mia partenza, sento che l’amore per te, si accrebbe immensamente.

«Il mondo! Ma lo curo io forse!... Da sedici giorni sono in Milano, e me ne accorgo solamente perchè tu non sei meco. Ingrato, credi tu dunque che io sia tanto leggiera? Non meritavi davvero che io piangessi nel lasciarti, giacchè tu hai sì poca fede in me! — O credi al mio amore, ovvero ti dirò: rendimi la mia pace, io era felice, contenta, ignorava cosa fossero le aspirazioni del cuore; ed ora sono malinconica, addolorata ed infelice! Rendimi quel sorriso che mi hai rapito; io lo cerco invano dacchè abbandonai la casa della cugina. —

«— Spesso la mammina mi rimprovera per esser io distratta, annoiata, e procura con mille modi di richiamarmi all’allegria: ma tutto indarno! Quei piaceri che una volta erano la mia vita, ora mi sono indifferenti affatto; più nulla vale a rallegrarmi lontana da te.

«Oh Ermanno se tu sapessi quanto ardentemente io desidero d’averti meco, non avresti al certo scritta una lettera tanto crudele! — Ovunque io ti vedo, ovunque parmi di udire il suono della tua voce; alla sera mi è di gran conforto il rinchiudermi nella mia camera, e là mi abbandono in balìa del mio pensiero che subito mi trasporta in Brescia al tuo fianco. Parmi vederti e parlarti, e sento risuonare dolcemente per [p. 93 modifica]l’aria le soavi armonie che tu solo sai trarre dal pianoforte. — Perchè scuotendomi dal dolce letargo mi trovo sola e cogli occhi lagrimosi?

«E dopo tutto, potrai tu ancora dubitare del mio amore! Te lo giuro Ermanno, il mio carattere ha subito in breve tempo una strana trasformazione; non sono più una fanciulla senza pensieri, la mia mente si è d’un tratto illuminata, e guardando addietro sul tempo trascorso mi accorgo di aver fatto un gran passo nella vita. — Tu mi porgesti mano per guidarmi sulla via della vera felicità che trova un’eco nel cuore, e m’insegnasti colla mestizia del tuo sorriso un mondo di delizie da me ignorate.

«Dimenticarti tu dici? Oh! mai, mai mio Ermanno; e questa mia promessa che emana dall’anima, abbila per cancellare ed abbattere i tristi pensieri. — Che importa a me delle ricchezze, del lusso, delle sale dorate? Io ti amo, e questa parola è la più eloquente protesta che io sappia trovare contro la tua incredulità. — Oh! tu non sai quanto più grande mi sembri d’ogni uomo anche da lontano. — Credimi Ermanno, la supremazia che tu prendesti in questo povero cuore, è troppo grande perchè io non possa dimenticarti per tutta la vita, e ti assicuri il giuramento che ti faccio al cospetto di Dio, di amarti sempre come l’essere a me più caro. —

«Credi tu che il mio cuore non sia capace di nutrire un lungo affetto?.... Finora che io sappia non ti diedi ancora il minimo dubbio sulla mia costanza, e tu non puoi nè devi anticipatamente condannarmi. — Chissà quello che avverrà di noi. Ma qualunque cosa sia per accadere, sento che tu sarai sempre l’oggetto de’ miei più cari pensieri. — Il cielo non può avermi male di questo affetto che mi avvicina maggiormente ad esso, Dio non potrebbe punirmene se [p. 94 modifica]non mi ha data la forza di resisterti..... Io pure tentai di non soccombere, ma fui rapidamente sconfitta; l’unico rimorso che mi aggrava la coscienza, si è quello di celare a mamma questo segreto, e t’assicuro che spesse volte allorchè la vedo mesta per la mia mestizia, mi viene una gran voglia di tutto confessarle. — Ella mi perdonerebbe, ne sono certa; mi ama tanto!

«Che hai tu fatto Ermanno di questa povera Laura? Io sono ben stranamente cambiata, giacchè mi rubasti col cuore quel po’ di senno che aveva. — Mentre ti scrivo, sento che ho mille e mille cose a dirti, ma tutte mi attraversano il pensiero senza che io possa afferrarne una.

«Eppure ieri stando in giardino sola per pensare a te, mi venivano in mente un mondo di concetti, e se allora ti avessi scritto, quante belle cose avrei saputo dirti! — Ed ora che sarebbe necessario un aiuto a queste mie povere idee, più nulla; mi succede precisamente come allorquando tu venivi a trovarmi in casa della cugina: prima di vederti avevo gran che da dire; la sola tua presenza mi turbava talmente da togliermi financo la parola.

«Io guardo invano questa penna che mi sta fra le dita come per spronarla a scrivere, ma tu sei entrato nella mia mente, e ne occupasti tutti i punti. — Ho io forse torto se tu distruggi tutti i miei pensieri, se la mia memoria non trova più una di tutte le belle idee che mi nascono nella meditazione? Ma giacchè tu sei causa di questa impotenza sopportane le conseguenze e perdona se non so trovare altra parola di quella che esprime il mio amore: ti amo!...

«Io non vivo che della tua memoria e della speranza di presto rivederti. Non so se torneremo presto a Brescia, ma tu dovresti venirci a trovare in Milano; ieri ancora ho pensato ad una tua visita, e mi parve [p. 95 modifica]d’indovinare che tu verrai. — Il tuo amico signor Paolo me lo fece sperare; deh! fa che sia presto.

«Molte volte parliamo di te colla mamma, e ti assicuro che anch’essa ti vedrebbe molto volontieri: stamane ancora facevamo il tuo elogio ad una signora di Milano amantissima della musica. Insomma per una cosa o per l’altra io trovo sempre mezzo di parlare di te.

«Vieni adunque. Io ti aspetto per dirti tutto ciò che la penna non sa scrivere; vieni per accertarti della fede della tua povera Laura, per dissipare quei tristi pensieri che ti assalgono nella tua solitudine; vieni ad accertarti che io ti amo sempre, e più di prima!

«La tua presenza sola potrebbe riconciliarmi alquanto con questa noiosa città. — Ho bisogno di vederti per svelarti tutte le dolcezze di cui ti sono debitrice, per farti noto il secreto dei miei pensieri. — Tu vedrai la mia camera ove passo le notti sognandomi a te vicina, il mio giardino di cui ogni fiore mi rammenta un sospiro a te diretto.

«Spesso trasportata dalla corrente del pensiero parmi di essere in quello della cugina Letizia, e figurandomi che tu debba venire da me, raccolgo un mazzo de’ miei fiorellini come per presentartelo alla tua venuta. — Li porto nella mia camera, e me li vedo appassire tra le mani senza che tu li ravvivi di un tuo sorriso.

«Serbi tu ancora quel mazzolino che ti diedi quella sera in casa della cugina? Lo spero, anzi ne sono certa. Benchè appassiti quei poveri fiori ti ricorderanno quei giorni felici in cui le nostre mani potevano stringersi, i nostri sguardi favellarsi. —

«Ho sempre sul seno la medaglietta di tua madre, ed ogni sera la bacio con trasporto pregando Dio di [p. 96 modifica] conservarti alla mia tenerezza, e di tenermi sempre viva nella tua memoria come tu lo sei nella mia.

«Da alcuni giorni il signor Paolo viene in nostra casa. — È un’amenissimo e garbato giovane, mi piace assai; e come non mi piacerebbe un tuo amico che mi parla spesso di te? Egli ti ama molto, e mi promise di scriverti per invitarti a venirci a trovare.

«Questo caro signor Paolo è diventato ormai di casa, ed è per me gran ventura. — Io sono certa che tu verrai presto a vedermi, e ricordati che io vivo di questo desiderio.

«Non t’incarico de’ miei saluti per la cugina Letizia, perchè non si deve sapere che io ti abbia scritto; neanche mamma lo sa, e davvero ne ho qualche rimorso. Ma se si tratta di far del bene a te, ho la forza di superare ogni scrupolo, purchè io riesca a persuaderti che il mio cuore è tuo, che la memoria di te non si cancellerà mai da quest’anima. — Addio mio Ermanno! Io prego ardentemente il cielo affinchè vengano dispersi i dubbi crudeli del tuo cuore, e spero che ti verrà finalmente concessa quella fede che forma l’unica gioia della tua.

Laura»