Un bel sogno/XI

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
XI

../X ../XII IncludiIntestazione 26 novembre 2018 75% Da definire

X XII

[p. 97 modifica]

XI

Non si poteva dire di più, la lettera di Laura era inspirata dalla fede più profonda, dal più fervido amore. La confusione che regnava in quelle idee palesava chiaramente lo stato di un’anima che aprivasi con tutta tenerezza agli slanci ineffabili di un primo affetto.

Non sarà necessario il dire che la lettera di Laura fece dimenticare affatto quella di Paolo, ed il giovane pittore non fu mai tanto felice nelle sue previsioni come quando scrisse: So altresì che io predico al vento e che le mie parole saranno sciupate. — Ma chi mai potrebbe far colpa di una tale dimenticanza al povero Ermanno dopo di quanto gli scrisse Laura? L’amico poteva aver tutte le incertezze su quell’amore, ma la rivelazione della giovinetta era troppo eloquente e spontanea, perchè finalmente Ermanno non si abbandonasse alla fede.

Un’incredulità più a lungo portata non si addice ad un cuore sensibile ed entusiasta. — L’ultimo lembo di barricata dietro cui Ermanno erasi trincerato venne distrutto; in tal caso trovandosi esposto e scoperto al fuoco nemico, era miglior consiglio ceder le armi e capitolare.

Così fece egli, si arrese rassegnato all’influenza troppo grande che esercitava su di lui la memoria di Laura; e recandosi a casa, piena la testa di mille idee, [p. 98 modifica]pensava seco stesso quando potrebbe fare una gita a Milano.

Decisamente egli aveva una faccia molto più allegra, giacchè sua madre nel vederlo entrare, mandò un’esclamazione di gioia, e gli corse incontro chiedendogli se si sentisse meglio. — Ermanno difatti era di molto sollevato, il ritardo di Laura nel rispondere gli aveva destato nell’animo crudeli sospetti che tosto si dileguarono alla lettura di quei cari accenti.

Occorre forse dirlo? Appena si trovò solo, rilesse varie volte quella lunga lettera; ed in ogni parola parevagli di trovarvi un nuovo senso confermandosi viemmeglio nella certezza di essere amato.

Noi cerchiamo invano per la mente qualchecosa da paragonare alla felicità di Ermanno, ma non è possibile di trovare idea che vaglia appena a darne sembianza. — Amato! questa parola che per sè stessa non esprime che un sentimento naturale, porta seco tanto prestigio, racchiude tante dolcezze e diciamolo pure tante illusioni, che l’anima di chi ne risente l’influenza si commove fino al delirio.

La lettera di Laura portò un lungo riflesso di felicità ad Ermanno, che per qualche giorno visse si può dire di essa; ma pur troppo anche la felicità diventa abituale, e dopo poco tempo, non bastavano più a consolarlo alcuni pensieri scritti sulla carta, e lentamente ritornò alle sue malinconie. — La madre non fu tarda ad accorgersi della ricaduta, ed aveva non pochi timori, tanto più che da qualche tempo la salute di Ermanno erasi sensibilmente alterata. Quegli slanci troppo arditi, quelle emozioni troppo profonde, danneggiavano quel corpo già per natura fragile e malaticcio.

Ormai per quella donna non era più un mistero l’amore del figlio; l’aveva veduto più volte con quella [p. 99 modifica]lettera in mano; dall’ultima visita di Alfredo che si era tradito con quelle parole, aveva studiato attentamente tutti gli atti di Ermanno; rimarcò la sua agitazione prima di ricevere la lettera, poi quel mutamento improvviso; e mille altre inezie che non sfuggono all’occhio di una madre.

Stanca infine di vederlo sempre di malumore, e colla speranza di usare un buon consiglio, ella gli disse un giorno:

— Figlio mio, tu lavori troppo, ed il caldo della stagione non è propizio alle lunghe occupazioni. — Dovresti divagarti alquanto, fare un viaggio. — Giacchè lavori tutto l’anno, è pur giusto che ti prenda qualche passatempo.

Ermanno per quel giorno nulla decise, ma all’indomani, quando la madre gli rifece la stessa proposta, le rispose che aveva stabilito di recarsi per qualche giorno a Milano.

— E quando partirai? chiese ella sorridendo.

— Oggi è martedì..... partirò sabato.

Subito dopo scrisse a Paolo avvisandolo della sua decisione e del giorno della partenza. — Nei pochi dì che gli rimanevano, Ermanno si mostrò tutt’altro che tranquillo; l’impazienza lo dominava, e parevagli che il tempo scorresse più lento del solito. Al venerdì divenne alquanto più calmo, ed egli ne trasse profitto accingendosi subito a comporre la Romanza promessa a Laura.

La notte tra il venerdì ed il sabato gli parve eterna, ed è proprio vero che il desiderio è sempre osteggiato dal tempo. — Sarebbe assai arduo il descrivere lo stato d’animo di Ermanno in quella notte così lunga passata quasi intieramente in una veglia agitata. Egli stesso era incapace di farsi un pensiero ordinato e chiaro nella mente; tutto gli appariva confuso e [p. 100 modifica]parevagli perfino che la memoria di Laura fosse estranea a quella confusione.

Finalmente apparve l’alba sospirata, e siccome il convoglio per Milano partiva di buon ora, Ermanno si alzò tosto. La madre gli aveva fin dalla sera precedente preparata la malla, per cui allo spuntar del sole il nostro giovinotto era pronto per la partenza. — Salutò la madre colla gioia nell’animo dicendole:

— Addio mamma..... a rivederci presto.

— Non prenderti troppa premura, rispose ella, divertiti fin che puoi. Nella giornata passerò ad avvisare i tuoi allievi della tua partenza. — Scrivimi una parola se ti fermerai più d’una settimana..... Abbi riguardo alla tua salute.....

— Non dubitare; addio.....

E baciandola in fronte Ermanno se ne andò alquanto commosso. Per via era agitato da molti pensieri, e camminava senza quasi avvedersene; parevagli di essere in mezzo ad un sogno, ma frattanto era giunto alla stazione, e la chiamata della campanella lo persuase della realtà. —

Non staremo certo a narrare l’emozione del viaggio. — Ognuno può facilmente immaginarsi, che per quanto veloce procedesse il convoglio non si appagavano punto le esigenze di Ermanno che era in preda all’impazienza. Affacciato alla finestra, respirava l’aria fresca del mattino e dappoichè le mura di Brescia erano scomparse, egli rivolse lo sguardo sulla direzione di Milano anelando di giungervi presto.

Giammai in vita sua egli fu tanto contento. Il cielo gli pareva più bello, l’aria più pura, la terra più ridente; il panorama dei bei paesaggi che sfilavano innanzi agli occhi suoi, aveva un’espressione giubilante, e sembravagli che tutta la natura sorridesse salutandolo con felici augurii. — Dopo un viaggio di qualche [p. 101 modifica]ora, apparve finalmente sul lontano orizzonte la guglia maggiore del Duomo dipinta colle più leggiadre sfumature.

A quella vista il cuore di Ermanno palpitò di gioja indicibile; man mano che si avanzava il panorama di Milano spiegavasi al di lui sguardo, ed infine un lungo fischio avvertì che la desiderata meta era toccata.

Da due anni egli non era più stato a Milano; il movimento sempre crescente di questa grandiosa città lo rese alquanto confuso, tra la gioja e la premura nel discendere, mal sapea quel che si facesse. — Certamente chi è abituato alla tranquillità della provincia, rimane non poco stordito davanti al fracasso e la confusione predominante in una stazione come quella di Milano all’arrivo di ogni convoglio.

Quell’irruzione straordinaria di vetture d’ogni genere le grida dei conduttori d’omnibus e cittadine, frammiste al fracasso dei carri ed al chiacchierio della folla portano uno sconcerto tale che dall’udito passa al cervello, e lo confonde stranamente. — Sortendo dal vestibolo esterno, Ermanno sentì stringersi per il braccio, e voltandosi vide Paolo.

— Ah! finalmente, disse costui, era tempo che tu venissi a farmi una visita; ed i due amici si strinsero affettuosamente la mano.

— Tua madre sta bene?

— Egregiamente.

— Quali novità porti da Brescia!

— Nessuna che io sappia; tuo padre l’ho visto jeri, e m’incarica de’ suoi saluti.

— E tu testardo che sei, perchè farti desiderar cotanto? da Brescia a Milano non vi ha gran tratto.

— Eh mio caro, rifletti che mi riesce assai difficile l’assentarmi, ho molte lezioni e capirai..... [p. 102 modifica]

— Dunque a quel che pare, fai buoni affari?

— Discreti.

— Spero peraltro che ti fermerai qualche giorno qui. — Ho una camera a tua disposizione; eppoi ci divertiremo sai, non dubitare. Davvero che sono ben contento di vederti! in così dire Paolo strinse nuovamente la mano dell’amico.

Salirono entrambi nell’omnibus per piazza del Duomo onde giungere più solleciti a casa; strada facendo la conversazione dei due amici si avviò com’è naturale sul punto più interessante. Paolo per il primo disse:

— Giovedì ricevendo la tua lettera fui molto contento, e siccome non bisogna essere egoisti, così partecipai la notizia a madamigella Laura.

— Davvero? chiese Ermanno scosso a quel nome.

— Certamente, rispose Paolo sorridendo, le mostrai la lettera, e la poverina nel leggerla divenne rossa come brace per la gioia.

— Ma.... interruppe Ermanno; e la madre?

— Eh! via, rispose Paolo con un segno espressivo, non sono già un ragazzo.... consegnai la lettera mentre eravamo soli — Ciò ti sorprenderà, ma io sono più che intimo in casa Ramati, e davvero ti sono grato per avermi tu procurata l’ottima relazione di questa famiglia.

— Vai spesso a trovarli?

— Quasi tutti i giorni; quel signor Ramati è una perla d’uomo, madama è gentilissima; in quanto poi a Laura, essa è tanto buona e bella che non mi sorprende punto se.... Paolo voleva dire di più, ma si accontentò di sorridere maliziosamente fissando Ermanno.

La carrozza si fermò, ed essi discesero incamminandosi verso casa; strada facendo Ermanno parlava poco; l’idea di essere a Milano nella stessa città dov’era [p. 103 modifica]lei, di respirare l’aria istessa; il pensiero che era possibile anche incontrarla per via, gli cagionavano grande emozione.

— Ecco la mia casa, sclamò Paolo additando al terzo piano di un bel palazzo. Andiamo prima a far colazione, e poi ti farai pulito giacchè per le dieci ho promesso di condurti in casa Ramati.

— Come? chiese Ermanno, dicesti che madama sa nulla del mio arrivo.

— Ma no, hai mal compreso, a madama non ho consegnata la lettera, perchè non era necessario, nondimeno stimai bene prevenirla — Ella pure se ne mostrò soddisfattissima; ma il più bello si è che Laura da giovedì, vale a dire dacchè sa del tuo arrivo, è fuor di sè dalla gioia, e quasi quasi m’avrebbe abbracciato quando glie ne diedi novella.

— Ti piace adunque quella giovinetta?

— Che vuoi? ho per lei una debolezza quasi paterna; mercè poi la tua influenza, io ho molto acquistato nella di lei amicizia. Più volte fu sul punto di farmi delle confidenze; ma sempre se ne trattenne; sai bene, l’affare è delicato.... Però spero un giorno o l’altro di godere la piena confidenza di questa ragazza come ora godo la tua. — Anzi sono certo che tu avrai già fatto dei calcoli su ciò....

Ermanno fece aria di sorpresa, e Paolo soggiunse:

— Non sorprendertene per carità! tanto più che questa parte di medium non mi è sgradita. Io credo che ingenuamente a quest’ora dubiti di doverti valere di un’amico in quest’affare, ma non tarderai molto ad essere del mio parere.

Così ragionando giunsero in casa di Paolo, ed Ermanno fu sorpreso dall’eleganza di quel grazioso alloggio.

— Non ti faccia meraviglia, gli disse subito l’amico, [p. 104 modifica]se ti sembro un po’ troppo ambizioso; è necessità per me che ricevo tanta gente di avere un’appartamento discreto; ciò contribuisce a far sembrare meno caro agli avventori il prezzo dei lavori.

Passarono nello studio ov’erano schierati vari ritratti.

— Hai dunque molto a fare? chiese Ermanno.

— Moltissimo, non so più ove voltarmi; e siccome penso anche a divertirmi alquanto, così la sollecitudine nel lavoro, non è il mio forte.

— E quando farai il ritratto di Laura?

— Ci sono già appresso; terminai quello della madre, ed ho subito cominciato l’altro. Le farò un ritratto monstre, come se lo merita quella bella testolina. Ne farò due, uno per te... glie l’ho già detto.

— Ciò non era necessario.

— Perchè no? mio caro, sapeva di farle piacere. Sta certo che me ne intendo io... mi fece un certo visino di ringraziamento quando glie lo dissi! Spero d’altronde che ciò non ti farà ingelosire. Intanto prima di tutto facciamo colazione, e poi non dobbiamo dimenticare che in questo momento il cuore della povera giovinetta palpiterà per incertezza, e non è bene lasciarla in un’ansia così crudele. — Animo dunque, sbrighiamoci, giacchè vedo che l’aria di Milano ti stordisce.

— Abita lontano di qui il signor Ramati?

— Dieci minuti di cammino.

Poco dopo i due amici discendevano nella via. Paolo era allegro, e cantarellava con aria molto soddisfatta; Ermanno invece era molto preoccupato; dopo di aver tanto desiderato quel momento, si sentiva agitato ed inquieto, come se si trovasse in grande imbarazzo. — L’idea che fra brevi minuti egli la vedrebbe, che il suo desiderio più ardente stava per essere appagato; [p. 105 modifica]il timore di non trovare in quella prima visita quelle dolcezze che si era ripromesse, lo turbavano assai, e camminava macchinalmente seguendo l’amico che lasciavalo a suo bell’agio meditare.

— Eccoci, sclamò Paolo fermandosi davanti al portone di un palazzo.

Tale parola scosse Ermanno che durante la strada percorsa, non aveva saputo trovare un accento che gli servisse d’introduzione.

— Coraggio, dissegli Paolo che aveva rimarcato quel turbamento; non valeva la pena di venire fino a Milano per tremare come tu fai. Pensa che ella ti aspetta, che ti vedrà con gioia, e tu potrai stringere quella graziosa manina. — Ah! briccone fortunato! Davvero che ti invidio.

Intanto erano giunti al secondo piano, e Paolo tirò audacemente la corda del campanello. Mancò poco che ad Ermanno si piegassero le ginocchia per l’emozione, ed allorquando fu aperta la porta, venne preso da sì forte palpito, che gli tolse quasi il respiro.

Un servo introdusse i giovinotti in anticamera, indi andò ad annunziarli ai padroni. — Madama Ramati giunse per la prima, e corse tosto a stringere la mano di Ermanno sclamando:

— Era tempo, bel signorino che ella ci restituisse la visita.... Come va la salute? Che buone nuove ci porta da Brescia... Stanno tutti bene?

— Sì signora, rispose Ermanno quasi interdetto.

— Oh! come sarà contenta la mia Laura per la sua venuta! Ciò servirà a distrarla alquanto. Si figuri che dalla nostra partenza da Brescia, quella biricchina non si conosce più.

— Amor di patria! sclamò Paolo sorridendo.

— Perchè mai signor Paolo? Io credo che fra Brescia e Milano, non siavi da esitare nella scelta. — [p. 106 modifica]Se mia nipote Letizia fosse qui, Laura ritornerebbe allegra.

— A proposito, mio cognato, sta bene? chiese ella volgendosi ad Ermanno.

— Credo di sì, dico credo, perchè da varii giorni non vidi più nessuno de’ suoi parenti.

— Ma questa Laurina, che fa? domandò Paolo.

— Non tarderà molto, rispose madama Ramati guardando verso la porta.... Eccola!

Difatti Laura apparve sulla soglia raggiante di gioja; appena s’incontrò in Ermanno, arrossì fin nel bianco degli occhi, e con uno slancio alquanto imprudente corse a stringere quella mano che egli le aveva stesa. — Tutto ciò senza pronunziar parola, e d’altronde noi non sapremmo trovare espressione più eloquente di quella stretta di mano fra due esseri divisi per tanto tempo che nella gioja dell’incontro non trovano miglior accento di un rapido sguardo in cui si compendiano tutti gli affanni del passato.

Paolo frattanto aveva destramente attirata a sè l’attenzione di madama, epperciò quel silenzio traditore di Ermanno e Laura passò inosservato.

Era degna di rimarco la metamorfosi operatasi in Laura. Pochi giorni erano scorsi appena dacchè ella aveva abbandonato Brescia, eppure in sì breve tempo la giovinetta aveva subita una trasformazione ben strana. — Quel senso delicato, fino e soave che si chiama amore, aveva impresse delle traccie visibili in tutta la di lei persona: non era più la ragazza ingenua di pochi giorni prima che Ermanno si vedeva innanzi, ma la donna nel suo più voluttuoso concetto, nel suo pieno sviluppo.

Quell’eterno sorriso di soddisfazione che le brillava nello sguardo, aveva lasciato il passo ad una espressione di languore vago ed indefinibile, che rivelava [p. 107 modifica]la lotta di una novità d’idee. — La fronte disegnavasi con un’altro contorno, l’atteggiamento del labbro esprimeva tutt’altro che l’allegrezza; il volto insomma e tutta la persona di Laura avevano subita tal modificazione che accennava ad un repentino cambiamento di carattere.

Ne ciò è certo una novità, questo fatto si ripete tutti i giorni, e sembra quasi che l’amore sia necessario più di ogni altra cosa allo sviluppo della donna. — Le ragazze dovrebbero serbare eterna gratitudine a colui che fu l’oggetto delle loro prime cure affettuose, giacchè ad esso sono dovute quelle correzioni radicali del loro carattere; ed è solo per esse che il cuore incomincia quel dolce lavorio che tanto raffina e nobilita le secrete tendenze dell’anima. — Il primo amore è il punto fondamentale dell’educazione della donna; tanto più puro e casto sarà l’affetto, altrettanto nobili e delicati saranno i primi germi del sentire che si manifestano a quell’impulso.

Il primo amore è per la donna una scuola di perfezionamento fisico e morale, la base della sua educazione, il punto che le traccia la via dell’avvenire.

Ad Ermanno non sfuggirono tutte queste osservazioni, e rimase dolcemente sorpreso di quel mutamento improvviso sulle cui cause egli lusingavasi di non essere affatto estraneo. — Con vera gioia ei trovò nel di lei sguardo l’espressione di una soave malinconia che rivelava l’influenza di seri pensieri.

Quella trasformazione quasi miracolosa, mitigò alquanto le incertezze del povero Ermanno, che si era più volte accusato segretamente di aver consacrato il suo affetto ad una giovinetta che difficilmente poteva comprenderlo; ma ora non era più così; il mesto pallore di quel volto, la modestia di quello sguardo, le graziose movenze di quella figura, davano la più [p. 108 modifica]ampia testimonianza della vittoria riportata dall’amore sulle puerilità della giovinezza. — Laura non era più la fanciulla amata, ma la donna che amava.

Le prime parole tradivano la confusione delle loro anime, e scorgevasi palesemente che la piena della gioia non aveva trovato uno sfogo sufficiente in quella semplice stretta di mano. — A poco a poco però Laura prendendo lena e coraggio divenne più loquace ed espansiva; fece mille e mille pressanti domande ad Ermanno su tutto quanto egli aveva fatto durante la loro separazione, e parlando calorosamente non si accorgeva di stringergli spesso le mani, e di dimostrare forse troppo la sua allegrezza.

Madama Ramati non si sorprese punto della eccessiva espansività di Laura; anzi ne era molto contenta in cuor suo, pensando essere quella la prima volta dopo tanti giorni che sua figlia dimostrasse di essere lieta.

— Bisogna dirlo, sclamò essa volgendosi a Paolo, questo simpatico Ermanno, si fa da tutti amare, e la mia Laura è tutta gioia quando può vederlo. —

In quelle parole si racchiudeva un’ingenuità veramente materna, giacchè chiunque altro si sarebbe d’un tratto avveduto che l’intimità di Laura ed Ermanno era tutt’altro che il frutto di una semplice amicizia. — A giustificazione però della madre, si può addurre l’aver ella sempre considerata la figlia come una ragazza lontanissima ancora dal prendere sul serio una relazione qualunque ella fosse. Il rapido cambiamento di Laura non sfuggì certo alla sua penetrazione, ma ne attribuì una causa più fisica che morale.

Tutto ciò è necessario dichiarare affinchè niuno possa supporre che la madre a quell’epoca avesse qualche sospetto del vero; d’altra parte madama Ramati poteva esser ancora una bella donna, per cui ci [p. 109 modifica]sarà permesso dire che una madre in tal condizione non pecca certo per eccesso di prudenza, ne può adontarsi per certe preoccupazioni innocenti che potrebbero ancora esercitare su lei qualche debole riflesso.

Madama Ramati si compiaceva dunque colla massima confidenza delle ingenue manifestazioni di Laura, e la lasciò liberamente favellare con Ermanno, certa che ciò le faceva gran piacere.

I nostri giovani innamorati dopo brevi minuti erano padroni del campo, nè si curavano di coloro che stavano presenti, e parlando di cose da nulla trovavano modo di inebbriarsi a vicenda dimenticando di essere alla presenza di altre persone.

Oh quanti sguardi, quanti sorrisi, quante promesse d’amore vennero scambiati fra di loro!

Laura era raggiante di contentezza; parlava in fretta movendosi in mille guise, agitando le mani sorridendo, e sospirando in un punto; il colorito del di lei volto erasi animato di una tinta rosea eccitata dalla piena dell’emozione. Sedeva sul divano accanto ad Ermanno, ma non conservava la stessa posa più di un secondo. Le sue mani erravano dappertutto, ora a scomporre le pieghe delle vesti, ora ad aggiustarsi i biondi capelli intrecciati con tutta grazia, ora tormentando una fila di perle che le cingevano il collo; e più spesso stringendo le mani del giovane con tutta effusione.

Non eravi moto o gesto che non tradisse l’amore della giovinetta, ed Ermanno stava estatico a guardarla, anzi ad ammirarla, perchè in tutto quel disordine egli scopriva la reale esistenza dell’affetto. Quell’inquietudine, quella febbre d’agitazione provavano chiaramente il dilatarsi d’un cuore che si sente vicino all’oggetto desiderato per tanto tempo. —

Frattanto entrò il signor Ramati; eccellente persona di una bontà senz’esempio, pacifico e tranquillo [p. 110 modifica]quanto un patriarca. Ei conosceva già Ermanno, e mostrò vero piacere nel rivederlo. — Chiese nuove del fratello e di tutta la famiglia e volle ad ogni costo che i due amici si fermassero a pranzo.

— Ma signor Ramati, disse Paolo, voi pranzate alle due, e prima di quell’ora ci avanza un po’ di tempo. Io ho qualche cosa da fare, esco ma ritornerò tosto, lascio qui il mio Ermanno in ostaggio, e sono certo che non potrei trovargli miglior compagnia in tutta Milano.

Fu dunque convenuto che Ermanno resterebbe da Ramati fin dopo il pranzo, e Paolo se ne andò, non senza prima di aver promesso formalmente a madama di ritornare. — Papà Ramati si ritirò pure poco dopo lasciando la moglie e la figlia a far compagnia al novello ospite. — La conversazione fra Ermanno e le signore durò animatissima per un’ora.

— Mi perdoni signor Ermanno, sclamò infine madama Ramati, vado a dare ordini per il pranzo affinchè quel maldicente di pittore non trovi da farne commenti.

— Se tu Laura ne avessi voglia, potresti dare una rivista alla Romanza che egli ti ha portata, sarà questo un ottimo impiego per passare il tempo.

— Se madamigella lo desidera.....

— Certamente, interruppe Laura, mi farà un vero piacere; con lei imparerò più presto.

— Fra breve verrò anch’io ad assistere alla prova, e ad applaudire il maestro, disse madama Ramati sorridendo, e si ritirò. —