Un bel sogno/XII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
XII

../XI ../XIII IncludiIntestazione 26 novembre 2018 75% Da definire

XI XIII

[p. 111 modifica]

XII

Il pianoforte era in una sala attigua alla stanza da letto di Laura. — Due parole prima in elogio, all’appartamento del signor Ramati.

L’alloggio occupava tutto il secondo piano del palazzo, e l’interno delle sale era addobbato con una straordinaria eleganza. Mobili, specchi, tappeti erano profusi colla massima prodigalità; vi era un ampio salone arredato in tutto punto all’orientale, tappezzeria di velluto cremisi, cortinaggi di seta guerniti ai lembi da festoni dorati. Fiori, porcellane, bijou, e tutto quanto l’arte dell’addobbatore può immaginare di bello e di elegante non mancava in ogni angolo di quelle sale. —

Ermanno rimase colpito alla vista di tanto lusso, e mentre attraversava quelle sale attirato per mano da Laura, parevagli di essere rimpicciolito al cospetto di quelle ricchezze, e provò un vero senso di dolore ricordandosi che egli abitava una meschina casuccia priva di ogni ornamento, povera di qualunque arredo.

La stanza di Laura era una piccola sala ove tutto era ridotto a graziose proporzioni; sedie piccole e leggiere come piume, tavolini gentili di legno prezioso intarsiato di finissimo lavorio. — Il letto era a foggia di conchiglia, lavorato con rara maestria, anch’esso piccolo e gentile; al di sopra eravi un’angioletto fisso alla volta che lasciava cadere dalle [p. 112 modifica]sue manine ricche pieghe di seta che scendevano bizzarramente formando i cortinaggi di quel nido degno di accogliere nel suo grembo la madre degli amori. —

Un ricco tappeto damascato a vari colori copriva il pavimento rendendo il passo sdrucciolevole come se si camminasse sopra un tappeto di muschio — Le finestre di quella stupenda cameretta erano due prospettanti in un’ampio giardino. Era nelle ore del meriggio, regnava il più alto silenzio, e la luce opprimente del caldissimo sole veniva temprata dalle chiuse persiane; solo qualche barlume di raggio passando per le fenditure, andava a frangersi sopra i cortinaggi di seta color cilestre scuro, lanciando un magnifico effetto di luce per tutta la camera —

Si fu in quel paradiso che Ermanno venne introdotto da Laura che lo teneva sempre per mano sclamando:

— Ecco questa è la mia stanza da letto.

Ermanno non rispose; l’aspetto di quella voluttuosa eleganza invece di destare la sua ammirazione, fece nascere in lui una sensazione penosa — Checchè se ne dica, il lusso impone anche a coloro che sdegnano di ammirarlo; attraversando quelle sale una più dell’altra ricca; abbagliato dal continuo luccicare delle dorature; stordito dal profumo dei fiori e delle essenze, il povero Ermanno pareva infatuato, e nell’animo suo, senza volerlo, riconobbe la gran distanza che correva fra lui e la ragazza che tenevalo per mano — Ad ogni passo svaniva quel fumo d’orgoglio artistico che disconosce ogni disuguaglianza sociale, e quando pervenne nella camera di Laura, egli era al massimo grado di prostrazione, ed ebbe quasi ad arrossirne vedendosi trattato con tanta famigliarità da quella fortunata giovinetta a cui natura era stata prodiga di tutti i sorrisi. — [p. 113 modifica]

Laura non si accorse della di lui confusione, nè avrebbe potuto comprendere perchè vi fosse da far le meraviglie alla vista di quella sontuosità che era per lei divenuta indifferente — Diciamolo pure a suo elogio, ella non ebbe il minimo intendimento di eccitare l’ammirazione del giovane col prestigio di tanto sfarzo. Troppo felice del momento, non seppe neanche comprendere il doloroso silenzio di Ermanno —

In un gabinetto attiguo eravi il pianoforte; Laura andò ad aprirlo ed invitando Ermanno gli disse:

— È tanto tempo che desidero di sentire il bel notturno Al chiaro di luna. Vorre....bbe ella compiacermi?

La giovinetta non aveva saputo superare il momento, ed evitò di parlare ad Ermanno con un accento che lo avrebbe tutto consolato. Ei sedette al piano ed ella gli fu subito accanto appoggiata leggermente sulle di lui spalle.

Ci vengano ora a negare la forza irresistibile dell’arte; ai primi accordi Ermanno sentì modificarsi il suo dolore, e la triste impressione che lo dominava; continuò per pochi istanti a modular frasi melodiche, e quegli accenti dettati dalla fantasia erano come lo sfogo di un dolore che sensibilmente si dilata e svanisce.

L’arte è la natura, l’anima dell’artista; ed appena Ermanno abbandonò la mano al dominio della mente, narrò in concetti musicali la lotta che opprimeva l’anima sua. Quello sfogo tanto necessario, rialzò il suo spirito, man mano egli ripigliava la sua individualità, e riuscì a sperdere completamente le penose impressioni che lo agitavano. Quando ebbe terminato si volse a Laura calmo e sorridente.

Laura non comprese il senso di quelle note, ma ne fu commossa, il suo spirito, erasi totalmente [p. 114 modifica]abbandonato alle capricciose modulazioni armoniche. La musica era cessata, l’ultimo accordo, moriva oscillando mestamente, ed ella ancora non tornava in sè.

— Oh la bella musica! sclamò, è una qualche fantasia questa?... come si chiama?

— Sì Laura, mormorò sommessamente Ermanno prendendole le mani, è una fantasia senza nome che si potrebbe intitolare Il Ritorno della speranza; non è un volo della mente, ma un gemito del cuore che chiede: Ti ricordi sempre di me?...

La giovinetta si fece rossa in viso, abbassò modesta lo sguardo abbandonandosi languidamente sulle sue braccia, e mormorò con voce tremante e confusa:

— Oh Ermanno!... può ella... puoi tu dubitarne?...

Quel rimprovero racchiudeva in sè tanta ingenuità, tanto amore, che il giovane provò rimorso d’averlo provocato, e facendola sedere a lui di fianco soggiunse mirandola dolcemente negli occhi:

— Perdona Laura se la mia prima parola fu l’espressione d’un dubbio, ma io aveva tanto bisogno di sentire che la memoria di me non è puranco cancellata dal tuo cuore, che tu pensi qualche volta al povero ed oscuro artista che vive solo di te...

— Oh! sempre, Ermanno, sempre e per sempre! Come mai potrei dimenticarti se io ti vedo dappertutto, come, come obliarti se tu mi fai felice?...

— Sei tu sempre la stessa, ferma ne’ tuoi sentimenti? Ripetilo, ciò mi sarà di gran conforto nell’avvenire — Dacchè tu lasciasti Brescia o Laura, io ho perduta la mia pace e tutto me stesso. Non so dirti la desolazione che produsse in me la tua lontananza, e dopo pochi giorni d’inutile resistenza, eccomi qui a chiederti se ti ricordi ancora del tuo Ermanno.... Non esagero credilo dicendoti che tu prendesti il primo posto nel mio avvenire; non esagero dicendoti che mia madre [p. 115 modifica]potrebbe essere crudelmente gelosa dell’affetto che ti porto; ma prima dimmi che in tutto questo lungo intervallo di separazione tu hai continuato ad amarmi!...

— Più di prima... Ma come fartelo credere mio Dio, se tanto radicato è il dubbio nell’anima tua?... Ho molti rimproveri da farti; cattivo, scrivermi una lettera così brutta che mi fece piangere per due giorni — Come mai ti vennero in testa tante brutte idee, mentre a me succedeva tutto al contrario!...

— Ebbene, dimentica quella lettera per ricordarti solamente che ti amo!

— Non basta no dimenticare, signorino mio, rispose Laura stringendogli la mano, bisogna sconfessare, bisogna ricredersi di tutti quei neri pensieri... Animo dunque, non trovi una parola a tua giustificazione? Ben sapeva che tutto era frutto del dolore, pure mi fecero molto male le tue espressioni... Ma ora non parliamo di ciò; prima di tutto, quanto tempo ti fermi in Milano?

— Qualche giorno...

— Ma quanti?...

— Una settimana...

— Che coraggio! Una sola settimana!... oh! io sono certa che non partirai sì presto...

— È necessario Laura; per conto mio figurati se vorrei lasciarti, se ti lascierei mai... ma mia madre povera donna rimane sola, e ben vedi...

— Oh! sì, hai ragione... ti ama dunque assai!

— Immensamente...

— E tu?

— Puoi immaginartelo; è tutto ciò che mi resta della mia famiglia... non ho altri al mondo che pensi a me...

— Taci là, interruppe Laura chiudendogli la bocca, ora non si può più dire così... Ed io, io Ermanno non penso forse sempre a te... non ti amo io forse? [p. 116 modifica]

— Cara fanciulla!

— Dimmi dunque, hai ricevuta la mia lettera?

— Sì, e con che piacere; ma perchè tardar tanto a rispondere?

— Oh! diss’ella sorridendo, se tu sapessi quanta carta ho sciupata per quella lettera! Ne incominciai più di venti, e nessuna mi piaceva; non ero padrona delle mie idee... aveva tante cose a dirti, ed infine ho scarabocchiate varie pagine senza dir nulla — La tua lettera poi la so quasi tutta a memoria... Oh! Ermanno come scrivi bene, come la parola esprime giustamente tutti i tuoi pensieri — Io leggo e rileggo spesse volte quelle frasi scorrevoli, e parmi sempre di scoprirvi qualche nuovo concetto... leggendo le tue parole mi sembra di sentirti a suonare...

... Non saprei dirti quanto ansiosamente io attendessi d’arrivare a casa in quella sera della mia partenza da Brescia; e tutto per aprire quella lettera che mi faceva morire dalla curiosità — Non dimenticherò mai più l’emozione che mi cagionarono quelle pagine; piansi amaramente, e se tu fossi stato al mio fianco, avresti potuto convincerti di esser ingiusto... Ma ora perchè mai ritorno a quel tempo? ora che sei qui vicino a me, ora che ti stringo la mano... che sono tanto felice!...

Ermanno stava contemplandola religiosamente; non parlava, non rispondeva; ma collo sguardo pieno di dolcezza e compiacenza seguiva tutti i moti della giovinetta — Ogni parola di quel bel labbro gli sollevava un peso dall’anima, ogni accento lo scuoteva in tutte le fibre — L’attenzione di Ermanno era come quella di una madre che ascolta sorridendo tutto ciò che le dice la sua creatura; e che dopo terminato quel puerile chiaccherio, non trova miglior risposta di un sorriso e di un bacio. [p. 117 modifica]

La voce soave di Laura, le sue ingenue espressioni d’affetto, sgorgavano spontanee dal cuore, ed egli l’ascoltava rapito come si ascolta una musica divina che empie l’animo di misteriose dolcezze.

— Laura! se tu sapessi quanto bene mi fanno le tue parole, ne diverresti orgogliosa! — Grazie a te fanciulla, angelo mio che rialzi il mio spirito e lo sollevi alla pura atmosfera dell’amor tuo. Accetto giubilando questo slancio dell’anima tua, non come una promessa, ma come il sorriso di una dolce speranza! —

— Debbo dirti poi, aggiunse Laura, che mia madre è divenuta entusiasta di te; forse istintivamente ella riconosce l’influenza che tu eserciti sopra di me. Quando il signor Paolo le recò la nuova del tuo arrivo venne subito a riferirmela... ma io già lo sapeva perchè Paolo mi mostrò la tua lettera — È molto amabile quel giovinotto, e varie volte fui tentata di svelargli il nostro secreto...

— Non era necessario, rispose Ermanno, giacchè io gli aveva tutto confidato.

— Perchè? chiese Laura alquanto sorpresa.

— Tu mi perdonerai; io aveva troppo dolori, troppe pene per non sentire il bisogno di un sollievo. Paolo è l’unico mio vero amico, ci conosciamo fin dall’infanzia; ebbimo comuni gioie ed amarezze — Ei non ha secreti per me, ed io dovrei averne per lui?... È tanto dolce il confidare ad un’amico i nostri dolori, le nostre gioie, le nostre speranze! Non dubitare della sua fedeltà Laura, perchè gli faresti un grave torto...

— Oh! no, rispose Laura rassicurata, non temo di nulla... infine poi non abbiamo commesso un delitto, ed anzi ho quasi piacere che egli sappia tutto. Nella tua assenza, potrò poi parlargli di te liberamente... Doveva accorgermene, perchè quel furbaccione, mi aveva sempre un’aria... tu hai in lui un’altro ammiratore. [p. 118 modifica]

— Che mi ama assai!

— Ma non come ti amo io — ... Ah! per carità, ora che mi ricordo; e la Romanza?... A momenti mamma sarà qui — Presto dunque signor Maestro, fuori la musica e proviamo; sì dicendo gli strinse la mano, mormorando: Siamo due smemorati!...

Ermanno tutto lieto, trasse di tasca un piccolo rotolo di musica, lo stese sul leggio ed incominciò con Laura la prova di quella sfortunata Romanza. Non erano ancora a metà quando sopraggiunse madama Ramati a levar la seduta dicendo non essere la stagione troppo favorevole al lungo studiare. —

Così ebbe fine quella gradevole lezione di canto! —